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giovedì 23 maggio 2013

Dal Salone del Libro #SalTo2013, una vecchia storia comunista...e calabrese



Il Salone di Torino 2013 si è chiuso. Record di visitatori e di acquisti. Una buona cosa, soprattutto perché permetterà al capoluogo piemontese di conservare la fiera e di non vederla trasferita nella nuova fiera di Rho vicino Milano. Non sarebbe più la stessa cosa. 

Ci sono due cose che si dovrebbero migliorare: l'organizzazione, che in certi parti non è impeccabile, anzi; poi si dovrebbero sfrondare alcuni elementi di paraletteratura. Insomma, capisco Masterchef, ma quante dimostrazioni di cucina ci debbono essere in un Salone del Libro? Però si fanno anche degli incontri interessanti. Recentemente mi ha capitato nella mani un libro, si chiama Blocco 52 di Lou Palanca. Si tratta di scrittura collettiva, con un nome fittizio che viene da un omaggio a Luther Blisset, e a Massimo Palanca, grande centravanti del Catanzaro anni '70, l'uomo che segnava da calcio d'angolo. Ma non è un libro che parla di calcio.

Se ne sono accorti i Wu Ming, che li hanno intervistati nel loro blog, in maniera approfondita, soprattutto sulla narrazione ma anche sulle caratteristiche "calabresi" del libro. Perché diciamolo la Calabria non va di moda, nonostante fosse la Regione Ospite d'Onore al Salone del libro di quest'anno, ma in fondo per la maggior parte degli italiani ha prodotto solamente ndrangheta e anduja, mentre c'è tanto altro, come un meraviglioso termine, ciotia, che ho usato oggi per un post sul mio blog. Poi che questa organizzazione criminale sia radicata e ramificata non nel resto di Italia, ma del mondo, che quello sia un salame piccante tipico solo di una piccola parte della regione, non conta. Perché? Perché non va di moda e perché i calabresi, che hanno un meraviglioso senso di appartenenza, non sanno gestire la propria immagine. Io ho scelto di parlare di questo libro perché mi è piaciuta e perché racconta una storia dimenticata, la storia di un ex funzionario del Pci, ucciso la sera del 1 Aprile 1965, mentre rientrava a casa sua, a Catanzaro, colpito da cinque pallattole alla schiena e due alla testa.

Luigi Silipo (nella foto) è un comunista, figlio di un gioiellerie, che arriva ai piani alti di Botteghe Oscure, quando il Pci era il "grande Pci", il partito e non una formazione di centrosinistra. E' un uomo serio, colto, con una forte dialettica, ma che a un certo punto viene spostato d'incarico, forse per le sue simpatie ingraiane, o forse perché non è convinto del nuovo corso che sta per intraprendere. Così diventa il segretario del movimento dei braccianti, sempre con forza e anche lì comincia ad essere scomodo, spesso non solo per i latifondisti ma per il suo partito. Una storia che mescola trame che passano per Roma, Catanzaro e Praga, che intrecciano politica, famiglie, speranze e illusioni. Una storia vera, che nonostante i grandi funerali, parteciparono i vertici del partito, compreso l'attuale Presidente Napolitano. Ma in poco tempo tutto fu dimenticato, abbandonato, il nome di Silipo quasi impossibile da fare ad alta voce. Ci sono già le avvisaglie di un Partito che abbraccerà i ceti dei professionisti, cercando di non perdere la base operaia, ma lasciando gli agrari al loro destino, c'è la Calabria che si prepara ad esplodere, i moti di Reggio Calabria saranno 5 anni dopo, ci sono gli scontri ancora con i missini e la divisione coi socialisti. Ci sono anche le donne, quelle del sud, diverse da come ce le hanno sempre presentate. Ci sono uomini e donne, con le loro storie, i loro errori e le occasioni perdute. Tutti i protagonisti si ritrovano nel presente. Almeno solo per ricordare quello che è successo.Una strana storia. Una storia del passato, ma neanche tanto. Resta il fatto che c'è un Sud del nostro paese che è una terra straniera, nascosta, o meglio che è stata nascosta e di cui qualcuno non vuole che si parli ancora oggi.

Simone Corami | @psymonic

giovedì 25 aprile 2013

#Napolitano vs. #Rodotà o @pdnetwork vs. @mov5stelle: duello o flashmob?



Napolitano è Presidente della Repubblica per la seconda volta, mai successo nella storia repubblicana, ma nella costituzione non c'è nessun divieto. 

Si azzerino tutte le questioni e i rumori su golpe o golpettini, ma nel nostro paese il fantasma e l'archetipo del colpo di stato c'è sempre stato, dal Piano Solo a quello Borghese, passando per i sotterranei della storia del paese.
L'ha ribadito lo stesso Stefano Rodotà che ha ammesso che tutto si è svolto in piena legittimità. Sappiamo tutti cosa è successo, il caos, la frantumazione del PD e poi la rielezione. Napolitano nel suo discorso ha sferzato i partiti, che l'hanno applaudito, forse non l'hanno ascoltato fino in fondo, comunque ora è nuovamente nel pieno dei suoi poteri.

Ora la candidatura di Rodotà era già iniziata a circolare da mesi, anche su twitter, poi ci sono state le quirinarie del cinquestelle e dopo l'abbandono di Gabanelli e Strada, il giurista cosentino è diventato il candidato di bandiera del movimento/partito di Casaleggio/Grillo. Da lì è diventato, vox populi, il candidato di tutti gli italiani, degli italiani tutti, per cielo terra e mare. Poi stamattina arrivano i risultati delle famose Quirinarie, dove Rodotà ha ricevuto ben 4.677 voti. Prima cosa perché se alle elezioni politiche di Febbraio i cinquestelle hanno preso circa 8.700.000 voti, possono votare solo in 48.000? Perchè devono essere iscritti entro dicembre 2012? Perchè temono infiltrazioni! A parte la paranoia del ragionamento, poi i problemi ci sono stati lo stesso e non i temibili hacker venuti dallo spazio profondo.

Certo poi ci vuole molto coraggio a dire che Rodotà con queste cifre è il candidato di tutti gli italiani, uscire da Montecitorio coi cartelli stampati a casa, gridare alla morte della repubblica, al golpe, alla marcia su Roma. Ci vuole coraggio! O no? O ci vuole preparazione per mettere a segno una sorta di flashmob lungo qualche giorno, che porti alla massima confusione del tuo avversario giurato, che non ha bisogno, per guadagnare consensi, visto che ci sono le elezioni regionali in Friuli e altre in due mesi? Possibile che solo in pochi ci siamo chiesti se questa non fosse una recita? Davvero volevano Rodotà presidente? Parliamo di una persona stimata e degna che però non ha mai risparmiato critica a Grillo, m5s e democrazia elettronica.

E Rodotà? Caduto nel tranello? Non so. Certo non è proprio un personaggio che possa essere in sintonia con i dettami del mondo grillino (professore universitario, uomo delle istituzioni, qualcuno mormora anche raccomandazioni alla figlia giornalista al Corsera, ma sono solo squallidi pettegolezzi). Certo aveva dei motivi di rivincita personale verso Napolitano. 1992, Napolitano viene eletto alla presidenza della Camera dei deputati, carica promessa al presidente del PdS, proprio il professor Rodotà all'epoca, che poi lasciò il partito. Lo so che suona strano, ma anche la risposta piccata che ha dato sulla mancata comunicazione con Bersani, suona di rivincita, di ferita aperta, di vanità colpita. Certo poi è venuta la responsabilità e la coscienza, però il comportamento, diciamo, da statista, non è senza macchia e senza paura. Davvero Rodotà non ha pensato che poteva essere una manovra? Un inciucio di tipo diverso? A me il dubbio resta.

L'errore del Pd non è non aver votato Rodotà, cosa che poteva fare, ma poi sarebbe finito nell'inciucio con Grillo, ma quello di aver sbagliato la candidatura di Marini, per poi ripiegare su Prodi e non so su chi altro se Napolitano non avesse accettato. Una non-strategia che rispecchia quanto manchi una prospettiva politica nazionale e che ora necessiti di un congresso vero, che non sarà facile, ma i nodi devono essere risolti, anche a costo di tagliarli come fece Gordio. Comunque gli "inciuci", termine orribile, posso essere molti di più di quanti immaginiamo. Fa pensare.

Simone Corami | @psymonic


Napolitano - Rodotà or PD - M5S: duel or flashmob?

Napolitano is President for the second time, it has never happened in the history of the Republic, but there's nothing against it in the Constitution.

So let's please silence all the rumors and gossipping about a golpe, even though our country has always been prone to these kinds of things, from Piano Solo to Borghese, not to mention all the underground plots in the history of the Republic.

The same Stefano Rodotà has reminded this, and has admitted that everything was done in full legitimacy. We all know what happened, the chaos, the breaking of the PD and then the re-election. Napolitano in his speech has beaten down the parties, who clapped their hands, maybe because they didn't fully understand what he said, but however now he has his full powers once again.

Now Rodotà's candidacy had already started to be around for months, even on Twitter, then the quirinaries of the M5S and the refusal of Gabanelli and  Strada, the jurist from Cosenza has become the flag candidate of the movement/party of Casaleggio/Grillo. From there it has become, vox populi, the candidate of all Italians, of Italians all, on earth and on sea. Then the results of the famous Quirinaries, where Rodotà has received 4.677 votes. First of all, if at the February political elections the 5 stars have received 8.700.000 votes, how is it that only 48.000 people can vote? Why do they have to be part of M5S since before December 2012? Because they're afraid of infiltrations! Apart from the paranoia of the reasoning, the poblems have appeared anyway, and not the terrible hackers came from outerspace. Of course, you have to have some guts to say that Rodotà is the candidate of all Italians with these numbers, go out of Montecitorio with the signs printed at home, shout at the death of the Republic, the golpe, the march on Rome.

You need courage! Or not? Or maybe you need preparation to strike a sort of flashmob that lasts a few days, that brings the maximum of confusion of your sworn enemy, since there are the regional elections in Friuli and others in just a couple of months? Is it possible that only a few of us have asked ourselves whether all of this was just a play? Do they really wanted Rodotà as president? We're talking about an esteemed and worthy person, who however has never saved his critiques to Grillo, M5S and electronical democracy.

And Rodotà? Has he fallen for it? I don't know. Of course, he's not the kind of person who can be in synthony with the dictates of the Grillo world (University professor, man of the institutions, someone also rumors about recommendations for the daughter, journalist for Corriere della Sera, but these are just filthy rumors). Of course he had personal reasons towards Napolitano. 1992, Napolitano is elected at the Presidency of the Chamber, a role which was promised to the President of PdS, at that time Professor Rodotà, who afterwards left the party. I know it sounds strange, but even the answer he gave on the missed communication with Bersani, sounds like an open wound, a stricken vanity. Of course, then comes responsibility and conscience, but the behavior - let's say - isn't without stain and without fear. Did Rodotà really not think that it could be a manneuver? I still have the doubt.

The mistake of the PD wasn't not voting Rodotà, which they could have done, but then it would have ended in the compromise with Grillo, but getting Marini's candidacy wrong, and then go to Prodi and who knows who else if Napolitano had said no. A non-strategy that perfectly illustrates how a national political perspective is lacking and that now it needs a true congress, which won't be easy, but the knots must be resolved, even if it means to cut them as Gordio did. However the "compromises", a horrible term, can be many more than we can imagine. It makes you wonder.

Simone Corami | @psymonic

giovedì 18 aprile 2013

La Badante del @PDnetwork: e se fosse #Rodotà?



Dopo la fumata nera su Marini presidente, ma già dopo la movimentata serata di ieri, che ha sancito la frantumazione non solo del Partito Democratico, ma delle sue correnti interne, è chiaro che l'attuale segretario Pierluigi Bersani deve dimettersi. 

Lo deve fare se davvero tiene al partito, ai suoi tesserati, elettori, simpatizzanti e affini. Nessuno ha ancora chiari i motivi di questo suicidio politico, perché tale è, ma è sicuro che ora per il PD si apre una fase confusa che culminerà col congresso in autunno. Sta di fatto che se addirittura Scilipoti è arrivato a dichiarare che voterà per Rodotà allora vuol dire che qualcosa è andato in corto circuito nella segreteria democratica.

Che cosa è successo?
Franco Marini è un candidato di fumo per nascondere quello vero della quarta votazione? Che strategia è? Far spaccare un partito per ottenere cosa? L'accordo con Berlusconi? La volontà espressa dagli elettori, soprattutto da ieri, è contro questo accordo, come contro Marini. Perchè non puntare su Rodotà, o almeno su Prodi. No. Come un lemure impazzito che viaggia verso uno strapiombo Bersani ha tirato dritto. Solo che Sel, Renzi, Civati, Serracchiani, Orfini e molti altri, hanno puntato i piedi e tutto si è fermato. Ora il PD è un empasse da superare. Come?

Il Presidente
Fare in fretta, al più presto e poi resettare tutti. Lasciamo perdere i tatticismi, le strategie, perché la direzione del PD sembra contare i peggiori giocatori di Risiko della storia. Quindi puntare su un nome accettabile, Rodotà sembrerebbe l'optimus, ma potrebbe essere anche Zagrebelsky o qualcuno di quel livello.

La Badante
L'uscita di scena di Bersani, che non è augurio, ma una condizione necessaria e NON sufficiente, per salvare un partito, che comunque è quello che ha preso (e anche disperso) più voti alle ultime elezioni. Quindi serve qualcuno che faccia da Ponte a questo ragazzino precocemente invecchiato. Non sono convinto che Renzi possa oggi prendere in carico il partito, si giocherà tutto al congresso, è così il tandem Civati-Serracchiani. Neanche a parlarne dei giovani turchi, Orfini e Fassina hanno definitivamente litigato, con quest'ultimo sepolto dopo la battuta della cognata che lavora alle poste e non conosce Rodotà. Fassina faccia un favore a se stesso e cerchi di non far ridere. Comunque io un'idea per la Badante c'è l'ho.

La Soluzione
Mettiamo che Prodi diventa Presidente, che succeda se fino al congresso il partito lo tiene Rodotà? Certo, ha 80 anni, ma deve dare una nuova serenità fino all'autunno, che vedrà in campo anche Barca e la corrente della sinistra del partito. Certo, non lo votano come presidente ti pare che lo prendono come segretario? Vero, ma sarebbe una segreteria di alto profilo, con l'appoggio anche di molti militanti che si stanno esprimendo nelle piazze e sui social network. Sarebbe anche possibile quel famoso dialogo coi cinquestelle? Perchè no, visto che il giurista calabrese è il loro candidato presidente. Io lancio questa idea, poi vediamo cosa succede. Sperando che qualcosa succeda.

Simone Corami | @psymonic 


The caretaker of the PD: what if it were Rodotà?

After the black smoke on Marini president, but already after yesterday night, which has not only decreed the breaking of the Democratic Party, but also of the currents within, it is clear that the current secretary Pierluigi Bersani must resign.

He must if he really cares about the party, its members, voters, sympathizers and such. No one still knows the motives behind this political suicide, because that's what's going on, but surely now for the PD there will be a confused phased that will peak with the autumn congress. If even Scilipoti declared he'll vote for Rodotà, then something went wrong in the democratic secretary.

What happened?

Franco Marini is a smoke candidate to hide the real one at the fourth vote? What kind of strategy is that? Dividing the party for what? An agreement with Berlusconi? The will the voters expressed, especially since yesterday, is against this agreement, as it is against Marini. Why not point on Rodotà, or even Prodi? No. Just like a crazy lemure racing towards a cliff, Bersani has gone straight agead. Only that Sel, Renzi, Civati, Serracchiani, Orfini and many others have hit the breaks and everything stopped. Now the PD is an empasse to be overcome. But how?

The President

Do it quick, as quick as possible and the reset. Forget tactics, strategies, because the PD direction seems to count the worst Risiko players in history. So point on an acceptable name, Rodotà would be great, but it could also be Zagrebelsky or someone at that level.

The caretaker

Bersani's exit, which isn't a good thing, but a necessary and not sufficient condition to save the party, which is however the one that got (and lost) the most votes during the last elections. So we need someone that can make a bridge to this early aged little boy. I'm not convinced that Renzi can take the party in his hands today, everything will be played out during the congress, and so will the Civati - Serracchiani duo. I won't even speak about the young Turks, Orfini and Fassina have definitely fought, with the latter submerged by his joke about his sister-in-law who works at the post and doesn't know who Rodotà is. Fassina should do himself a favor and try not to make us laugh. However I do have an idea for the caretaker.

The Solution

Let's say Prodi becomes President, what happens if until the congress Rodotà holds the party? Yes, he's 80, but he needs to give a new serenity until the autumn, which will see on the field Barca and the left wing of the party. Of course, they don't vote him as a president, do  you think they'll take him as a secretary? True, but it would be a high profile secretary, with the help of many sustainers who are expressing themselves in the streets and on social networks. Would that famous dialogue with the 5 star movement be possible as well? Why not, since the Calabrian jurist is their president candidate. I launch this idea, then we'll see what happens. Hoping that something will happen.

Simone Corami | @psymonic  

giovedì 28 marzo 2013

Chi sono i padri dei Padri Puttanieri?



Gentile sig. Grillo,
la seguo con attenzione e sempre con lo stesso atteggiamento ho letto il suo ultimo post sul blog, quello dove parla dei padri puttanieri che verranno spazzati via dai figli di NN.
 


Comprendo la sua intenzione e le vorrei rispondere con l'esempio di mio padre, un uomo normale che lavora ancora nonostante abbia passato da un po' i 70 anni. Mi piacerebbe farlo, ma sarebbe del tutto fuori tema, anzi Off Topic, visto che oramai parliamo tutti il linguaggio della rete.C'è una cosa però che non mi quadra: il suo orizzonte temporale. Perché parlare solo degli ultimi vent'anni? Lei è davvero convinto che tutto questo venga dalla metà degli anni '90, con la famosa Tangentopoli?

Proviamo ad andare indietro. Perché io, che sono del '74 mi ricordo di lei. Me la ricordo negli show del sabato sera con Pippo Baudo, mi faceva ridere, me la ricordo anche a Sanremo, che lei arrivò a condurre addirittura per un anno, quando Tomba vinceva le Olimpiadi di Calgary. Se lo ricorda lei? Se la ricorda quelle strutture produttive, erano le stesse con cui fece anche Te la do io l'America e Te lo do io il Brasile. Lei era davvero bravo e un paese rideva con lei. Poi arrivò la serata sui socialisti. No, non è andata proprio così. Perché quella serata, passata alla storia con la frase "i socialisti rubano" è del 1986, mentre quel Sanremo è del 1988. Quindi è tornato, e anche allora parlava dei politici e dei giornalisti. Perché quegli anni lei li dimentica sempre? Sempre a parlare di Bersani, D'Alema, Berlusconi e Monti. E prima? Quando faceva la pubblicità della Yomo per intenderci cosa succedeva in questo paese?

Il mio non è un invito alla responsabilità, non l'ha votata prima e non ho cambiato idea, anche perché, mi chiedo,come mai non ci sia lei in Senato con una paletta col su scritto "Vale 54 voti", visto che il movimento, ora partito, è suo con tanto di copyright registrato. Faccia quello che vuole coi suoi parlamentari, solo che se streaming deve essere, allora lo sia per tutto. Solo che si ricordi anche di quei padri, di quelli della "locomotiva Italia", del benessere, del campionato più bello del mondo. Se li ricorda. Perché magari c'è anche lei fra quelli, visto che ha continuato a lavorarci con e in quel sistema. Anche quando lavorava con Tele+, prima del passaggio a Murdoch, era sempre loro che venivano dallo stesso ambiente. Poi sono arrivati i teatri, dopo essere tornato in Rai, anche solo per una serata da 15 milioni di telespettatori. Poi se ne è andato, ha girato l'Italia nei teatri e poi ha scoperto il web. Anzi ha incontrato Casaleggio e i suoi Associati.

Ma torniamo a questi "padri puttanieri", di chi sono figli? Da dove vengono? Da dove arriva questo nostro modo di vita o quello che abbiamo creduto tale? Siamo davvero sicuri che tutto si sia corroso in pochi anni o piuttosto non sia il frutto osceno di un modo di pensare che è esploso perché abbiamo dimenticato cos'era il lavoro e abbiamo solamente atteso? Sicuri che il pesce puzzi solo dalla testa o che piuttosto la corruzione non sia un malcostume diffuso anche nella società civile? Davvero abbiamo avuto uno stato sociale? O piuttosto un clientelismo fondato sul debito che riusciva a placare tutti distribuendo regalie e non diritti. Il nostro sistema industriale, se mai è davvero esistito in una forma stabile, era o di stato o aiutato dallo stato e la crisi nasce dal sistema stesso degli appalti truccati, metodologia che non nasce vent'anni or sono. Quindi da dove vengono questi padri puttanieri? Forse delle analisi più approfondite potrebbero essere utili, anche al suo movimento o ai suoi deputati, ma credo a tutti quanti. Per ora posso solo pensare a mio padre e a quanto mi ha insegnato sull'etica e sul lavoro.

Saluti, 

Simone Corami | @psymonic


Who are the fathers of the pimping fathers?

Dear Mr. Grillo,
I always follow you with great attention and so I have read your latest blogpost, the one where you talk about the pimping father who will be wiped away by the sons of NN.

I understand your intention and I would like to answer with the example of my father, a normal man who still works although he's well beyond 70 years of age. I'd like to do it, but it would completely be off topic. There's one thing that doesn't quite work for me, though: your temporal horizon. Why do you only talk about the last 20 years? Are you truly convinced that all of this comes from the mid 90s, with the famous Tangentopoli?

Let's try to go back. Because I, who was born in '74, remember you. I remember you in the Saturday night shows with Pippo Baudo, you made me laugh, I also remember you at Sanremo, which you actually presented for one year, when Tomba won the Calgary Olimpic Games. Do you remember? Do you remember those productive structures, they were the same with which you did "Te la do io l'America" and "Te lo do io il Brasile". You were really good and the country laughed with you. Then the night about socialists came. No, it didn't go that way. Because that night, which has been remember with the phrase "socialists steal" is from 1986, while the Sanremo you presented is from 1988. So you did come back, and still talked about politicians and journalists. Why do you always forget those years? Always talking about Bersani, D'Alema, Berlusconi and Monti. And before? When you did the Yomo commercials, to be clear, what was happening in this country?

Mine isn't an invitation to responsibility, I haven't voted for you and I haven't changed my mind, also because I wonder why you aren't sitting in the Senate with a sign saying "worth 54 votes", since the movement, now a party, is yours with a registered copyright. Do what you will with your members of Parliament, but if streaming it must be, then let it be streaming for everything. But remember those fathers as well, the ones of the "Italian engine", of the wellbeing, of the most beautiful championship in the world. You remember the. Because you are among them, since you've continued to work with and in that system. When you worked with Tele+, before the passage to Murdoch, it was still them who came from the same environment. Then the theatres came, after coming back to Rai, even only for a 15 milion viewers night. Then you left again, you wandered around Italy in theatres and then you discovered the web. Or actually you met Casaleggio and his associates.

But let's come back to these pimping fathers, whose sons are they? Where do they come from? Where does this lifestyle come from? Are we sure that everything went down the tubes in a few years, or is it rather the obscene fruit of a way of thinking which exploded because we forgot what work was, and we just waited? Are we sure the fish starts stinking from the head, or is corruption actually something that is quite diffused in the civic society as well? Have we really had a social state? Or rather a clientelism founded on debt that managed to make everyone happy by distributing gifts, not rights. Our industrial system, if it ever existed in a stable form, was either of the state or helped by the state and the crisis is born from the system of fake contracts, something that didn't just appear twenty years ago. So where do these pimping fathers come from? Maybe a few more in depth analyses might be useful,  for your movement and its members of Parliament, but also for everyone else, I believe. For now I can only think about my father and what he taught me about ethics and work.

Regards,

Simone Corami | @psymonic

venerdì 15 marzo 2013

#Storytelling: il "Villain" all'interno di un'azienda



Che lo storytelling abbia un'importanza centrale anche per le attività di business e di brand management è un dato acquisito. Eppure si continuano a vedere prodotti e campagne che sembrano non aver compreso le regole base per questa attività, come ad esempio la scomparsa del "cattivo", detto meglio dell'antagonista. Ma a che serve un cattivo dentro un'azienda? 

Una delle prime regole che viene insegnata a chi vuole scrivere, soprattutto per il cinema, è che una sceneggiatura ha in sè conflitto e cambiamento, non esiste una senza l'altra e soprattutto non esiste la storia. Proprio l'audiovisivo è il sistema più usato per lo studio e la comprensione dello storytelling aziendale, non solo perchè racchiude i principi cardine della narrativa, ma ha anche un'articolata organizzazione della produzione, necessaria per produrre strategie e tattiche nel marketing e nelle campagne. Senza conflitto non esiste storia. Facile, no? Per niente, visti anche gli esempi di come viene usato lo storytelling, che sembra legata alla vecchia dizione e articolazione della pubblicità. Inoltre quando ti occupi di formazione o di consulenza per le aziende, spesso l'obiezione è quella di non voler legare il proprio nome ad un'immagine negativa. Basta riflettere però: tu azienda nella storia sei l'eroe e non il villain, per dirla all'inglese.

Lo storytelling è molto di più e avere un buon villain porta con sè molti vantaggi anche nei processi interni dell'azienda e non solo nelle campagne:

- Chiarezza e definizione del posizionamento del brand e del business,
- Capire quali sono le strategie di marketing più adeguate verso clienti altrui,
- Call-up verso i dipendenti coinvolgendoli nella definizione del villain.

La creazione di una narrazione non è solo legata all'esposizione del prodotto/servizio verso il mercato, ma dovrebbe diventare un tool per favorire il design stesso del business e del brand. Non a caso per sapere chi si è o chi si vuole essere spesso si lavora in "opposizione". Questo si accorda con una grande regola nel "mondo degli affari", quello di conoscere il proprio mercato o scenario di riferimento. Proprio lì stanno i "cattivi", che possono essere una società rivale, come la Coca-Cola con la Pepsi, un settore o lifestyle, come Apple fece con gli utenti dei Pc, oppure un processo, come fanno i gestori dei cloud service in confronto a chi tiene i backup in azienda. In questi la co-creazione insieme ai propri collaboratori e dipendenti può velocizzare il processo di identificazione del villain e renderlo più efficace.

Restiamo ancora nei processi interni di un'azienda e soprattutto sull'identità. Spesso le risorse umane si spendono in attività di team building allo scopo di rendere più coesi i loro gruppi di lavoro. Non sono le "uscite organizzate" o la pagina web di default sui browser a fare un gruppo unito e va sottolineato che un gruppo di lavoro unito è un'arma potente per un brand. L'identità del brand è fondamentale e deve essere accompagnata anche da un processo di ascolto verso tutti i collaboratori. Spesso questo viene dimenticato e il risultato è un lavoro fatto male. Un team coeso è un team dove si lavora bene come ambiente e retribuzioni, conditio sine qua non, ma è anche un organismo che ha chiaro dove va e come ci arriverà. La conoscenza dei punti deboli è il primo passo per porvi rimedio e i dipendenti sono i custodi di un sapere che spesso la dirigenza dimentica. L'identità verrà trasmessa dal vostro team e se manca consapevolezza si fa presto a passare da "eroe" a "villain", basta pensare alle pagine I Hate Ryanair e Paypal Sucks.

Una definizione chiara del proprio storytelling aziendale passa prima di tutto nella mission e nella vision, costruiti all'interno del brand, meglio se creati insieme dalle varie componenti dell'azienda per poi essere comunicati verso gli utenti. Non è un processo facile anzi è complesso, ma la costruzione del proprio villain deve essere efficace per capire che tipo di eroe sarà il nostro brand.

Simone Corami | @psymonic


Storytelling: the villain inside the company

The fact that storytelling has a major importance for the activities of business and brand management is now quite obvious. And yet we keep seeing products and campaigns that don't seem to have fully understood the basic rules for this activity, for example the disappearence of the "bad guy", or the antagonist. But what do we need a bad guy inside a company for?

One of the first rules they teach to those who want to write, especially for cinema, is that a story has in it conflict and change, one cannot exist without the other and most of all, without them there is no story.  And the audiovisual is the most used system for the study and the understanding of corporate storytelling, not only because it encloses the main principles of narrative, but also has an articulate organization of production, necessary to produce strategies and tactis in marketing and campaigns. Without a conflict there is no story. Easy, right? Not at all, seeing the examples of storytelling, lately, that still seems so tied to the old articulation of advertising. Furthermore, when you deal with formation or consultancies for companies, often the objection is that they don't want to tie their name with a negative image. But think about it: you, company, are the hero of the story, not the villain.

Storytelling is so much more and having a good villain also brings many advantages in the internal processes of the company, not only in campaigns.

- Clarity and definition of the positioning of the brand and of business
- Understand which marketing strategies are more adequate towards competitors' clients
- Call-up for employees, involving them in the definition of the villain.


The creation of a narration isn't only tied to the exposition of the product/service towards the market, but should become a tool that favors the design itself of the business and of the brand. It isn't a coincidence, that in order to discover who we are or who we want to be, we work by "opposites". This is also coherent with a great rule in the business world, which is to know the market or reference scenario. There is where the "bad guys" are, and they can be a rival company, such as Coca Cola for Pepsi, a sector or a lifestyle, as Apple did for the PC users, or a process, just as the managers of cloud services do towards those who do physical backups onsite. In these cases co-creation together with collaborators and employees can speed up the process of identification of the villain and make it more effective.

Let's remain another bit in the internal processes of a company and especially on the identity. Often human resources spend themselves in activities of team building with the aim of making the work groups more united. But it's not the organized trips or the default webpage on their browsers that helps to unite a group, and we must point out that a united work group is actually a very powerful weapon for a brand. The brand identity is crucial and must also be accompanied by a process of listening towards all collaborators. Often this is forgotten, and the result is a job done poorly. A united team is a team where environment and pay are just, a sine qua non condition, but is also an organism that has a clear idea of where it's going and how it's going to get there. The knowledge of the weaknesses is the first step towards solving them, and the employees are the keepers of knowledge that managers often forget. The identity will be transmitted by your team, and if awareness is lacking, it's going to be a short trip from "hero" to "villain", just think about the pages I Hate Ryanair and Paypal Sucks.

A clear definition of the company storytelling starts first of all from mission and vision, built inside the brand, better yet if created together by the various components of the company, and then communicated to users. It's not a easy process, it's actually quite complex, but the definition of the villain must be effective in order to understand what kind of hero our brand will be.

Simone Corami | @psymonic 

giovedì 28 febbraio 2013

#Elezioni2013: il #M5S è virale?



Visto il risultato elettorale del Movimento5Stelle mi è venuto in mente una riflessione: perché solo in Italia è venuto fuori una proposta elettorale così forte dalla grande ondata di protesta degli Indignados in Europa e negli Usa? Perchè solo da noi tutta questa energia ha trovato sbocco in un'organizzazione che si è candidata alla guida del paese? Un tema complesso, ma cerchiamo almeno di intraprendere un percorso di riflessione. 

Il collettivo Wu Ming ha pubblicato proprio ieri sul sito di Internazionale un post molto interessante - Il Movimento 5 stelle ha difeso il sistema - in cui si sostiene che proprio M5S sia un elemento conservativo dell'attuale status quo. "L’M5s amministra la mancanza di movimenti radicali in Italia. C’è uno spazio vuoto che l’M5S occupa… per mantenerlo vuoto. (...) Non abbiamo avuto una piazza Tahrir, non abbiamo avuto una Puerta de Sol, non abbiamo avuto una piazza Syntagma. Non abbiamo combattuto come si è combattuto – e in certi casi tuttora si combatte – altrove. Perché? (...) Quando #Occupy ha proposto la separazione tra 1 e 99 per cento della società, si riferiva alla distribuzione della ricchezza, andando dritta al punto della disuguaglianza: l’1 per cento sono i multimilionari. Se lo avesse conosciuto, #Occupy ci avrebbe messo anche Grillo. In Italia, Grillo fa parte dell’1 per cento". Proprio oggi è scomparso Stephane Hessel, che col suo libro, Indignatevi, è stato sicuramente di forte ispirazione.

Da noi c'è stata Piazza San Giovanni per i 5stelle che non è simbolo di una lotta radicale ma la festa auto-celebrativa del passaggio di movimento politico a proposta elettorale / partito. Non si può considerare una vera battaglia rivendicativa, né un raduno puramente movimentista, come erano stati in precedenza i Vday, era campagna elettorale. Anche lo stesso Beppe Grillo a fine 2012 aveva rivendicato come: "Se non ci fossimo noi, ci sarebbe un'Alba Dorata anche in Italia". Si può negare? In Italia l'ascesa di movimenti estrema destra non ha avuto i numeri più rilevanti che ci sono stati in altri paesi, come il partito di Le Pen in Francia e proprio Alba Dorata in Grecia.

Bisogna chiedersi perché in Spagna dopo Puerta del Sol, la maggioranza ha votato ancora i partiti tradizionali con Rajoy in testa. Siamo di fronte ad un grande fraintendimento in Italia. Il Movimento5Stelle non rappresenta tutta la "popolazione degli indignados", ne esprime una parte importante e significativa, ma quella sicuramente più legata alla politica tradizionale e meno ai temi dell'autogestione sociale. Sarebbe interessante sapere quanti tra i suoi elettori siano a conoscenza dei temi di #occupy e di we are 99%. C'è anche chi la pensa diversamente, come Franco Bifo Berardi, filosofo e leader del '77 bolognese, che, in un intervista, vede l'entrata dei cinquestelle come la possibilità di realizzare delle politiche diverse e di frenare le politiche d'austerity dell'Unione Europea, punto di forza di tutti i movimenti indignados del continente. Ammettendo che questo fosse possibile resta una singolarità quella dei famosi grillini nel contesto internazionale.

Tornando a parlare del nostro paese non bisogna dimenticare quello che è successo a Genova nel 2001, che ha di fatto congelato tutto il movimento no-global italiani, relegandolo alla memoria reale di pochi e facendo passare la ricostruzione di un mosaico debole, mentre era l'opposto, e lasciandola solamente alle cronache giudiziarie e agli anniversari. Però il vero specifico italiano ha visto due uomini unirsi per cercare di orientare una parte di questa forza. Il primo, Beppe Grillo, è un volto della tv, prima come comico di grande successo e testimonial, poi come fustigatore dei costumi nei suoi spettacoli teatrali. L'insieme di queste cose gli ha garantito una forte notorietà intergenerazionale.

Nonostante l'ostracismo dalla tv che ha avuto Grillo, in tv alla fine c'è tornato e in maniera forte, e ha scoperto la rete. L'altro è il capo di un agenzia di comunicazione che ha lavorato molto bene con gli strumenti del marketing politico, costruendo un mix fra rete e presenza sul territorio, puntando sui famosi argomenti di pancia, chiamati anti-politica, che hanno garantito una grossa presa su molte persone, sicuramente frustrate dalla situazione economica e dal comportamento degli altri politici italiani. In altri paesi, dove i comportamenti politici sono diversi, i movimenti hanno chiuso totalmente questa possibilità e stanno continuando sulla loro strada. Ora però per l'M5S si apre un'opzione importante, che potrebbe spingere altri paesi ad emularli: il potere in Parlamento. Meglio il "poter fare".

E' uscito un post di Grillo sul suo blog in cui il portavoce dice che m5s non voterà la fiducia ad un governo della coalizione PD-Sel. A leggere i commenti si vede che qualcosa non sta andando come pensava:esplode il dissenso, finora un fantasma sempre rientrato nei ranghi. Pare, leggendo i commenti, che in realtà gli elettori si lamentino che, ora che i loro rappresentanti sono in Parlamento, possono fare quelle riforme per cui hanno lavorato e votato. Inoltre loro non sono stati consultati via web in questa decisione, cosa che sembrava essere prassi consolidata per il movimento. Forse a questo punto potrebbe accadere quello che i Wu Ming auspicavano nel loro post: il cortocircuito. Praticamente i deputati e senatori dell'M5S dovrebbero rispettare i loro elettori, che chiedono un accordo o aprire una consultazione via web, e non ascoltare il loro portavoce. In teoria e in prassi sarebbe la soluzione più congeniale e giusta, però non sappiamo quali siano i reali rapporti di forza all'interno di questo soggetto politico. Certo però se uno vale uno...stiamo a vedere.

Simone Corami | @psymonic


Is the 5 Star Movement viral?

Given the elections result of the 5 Star Movement I've been doing some thinking: why is it that only in Italy there has been an elections proposal so strong from the great wave of protests of Indignados in Europe and the USA? Why is it that only here this energy has found its exit in an organization that candidated to guide the country? A complex topic, but let's try at least to start a thinking path.

The Wu Ming collective has published the other day on the website of Internazionale a very interesting post - the 5 Star Movement has actually protected the system - in which they sustain that M5S itself is a conservative element of the current status quo. "The M5S administrates the lack of radical movements in Italy. There's an empty space which the M5S occupies... in order to maintain it empty. (...) We didn't have Tahrir Square, we didn't have a Puerta del Sol, we didn't have a Syntagma Square. We didn't fight the way others fought - and in some cases still do - elsewhere. Why? (...) When Occupy proposed the separation between 1 and 99% of the society, they referred to the distribution of wealth, going straight to the main point of the inequality: that 1% is made of multimillionaires. If they had known him, Occupy would have also put Grillo in the count. In Italy, Grillo is part of the 1%." Today Stephane Hessel died, a man who has been extremely inspirational thanks to his book "Time for outrage!".

We've had Piazza San Giovanni for the M5S, which isn't a symbol of radical fight but the autocelebrative party of the evolution of a political movement to elections proposal/political party. It can't be considered as a true revendication battle, nor a purely movement gathering, as the Vdays had been before, it was elections campaign. Even Beppe Grillo himself at the end of 2012 claimed that "If it weren't for us, we'd have a Golden Dawn in Italy as well". Can it be denied? In Italy the growth of extreme right movements didn't have the most relevant numbers of other countries, such as Le Pen's party in France and Golden Dawn in Greece.

domenica 6 gennaio 2013

#MontiLive Show: @SenatoreMonti niente faccine, please



Grandi giorni per il Tecnico Mario Monti, che ora è il Candidato Mario Monti, visto che è salito in politica, come lui stesso ha detto, ma è salito anche in rete e anche nella competizione elettorale. Da bravo candidato ha subito messo su un bell'account twitter, @senatoremonti, ha fatto un movimento, anzi una lista, unica al Senato, in condominio alla Camera con Casini e Fini.


Scelta Civica è il nome, presentato ieri, insieme al simbolo che ricorda un po' la vecchia IdV di Di Pietro e che è realizzata dall'Agenzia di comunicazione Proforma, la stessa di Nichi Vendola. Avete letto bene, lo stesso che Monti voleva in un certo qual modo silenziare. Strano ricorso, si vede che in fondo qualcosa del leader di SeL gli piace.

La novità è stata sicuramente l'account Twitter, che ha subito fatto un bel numero di followers. Monti ha anche fatto un'altra cosa, una cosa alla Obama che nessun politico europeo ha mai fatto: rispondere alle domande fatte via Twitter. Politica e social media, nuovo trend italiano. Nasce così il #MontiLive, hashtag per raccogliere le domande da fare all'ex (di fatto) premier.

Bello, davvero tutto bello, come il paese dei balocchi o le bancherelle di Piazza Navona a Roma prima dell Befana. Mancavano le renne, però il presepe c'era con i tanti genitori, con lo sguardo torvo, che attendevano il bambinello Scelta Civica, venuto tra di noi per salvare il paese, tanto più che c'è anche il placet-endorsement-benedizione del Vaticano, almeno ufficialmente, visto che oramai Oltre-Tevere sono capace di improvvisi giri di valzer.

La rivoluzione non c'è stata, c'è stata la recita, la messa in scena, soprattutto quando abbiamo visto un freddo tecnico ultra-settantenne usare gli emoticon, le faccine invadenti che apparivano nei tweet delle risposte del senatore. Stiamo scherzando?

Non credo che Monti, come nonno, non giochi coi suoi nipoti, gli farà pure i versi strani col l'orso gilberto e la capretta buffa, ma qui è diverso, qui senatore, lei stava rispondendo alla rete, a delle domande precise, dall'economia al nuovo stato di famiglia. E' evidente che c'era un'altra mano, magari due, quelle che erano sulla tastiera, insieme a qualche spin doctor e social media manager collegato con 9gag, 4chan, Reddit e chissà quale altra community.

Monti schiavo delle banche o dei social media manager? Chi lo sa, spero non dei social media manager delle banche, perché non sono proprio il massimo della bravura.

Si dice che abbia risposto solamente a influencer e media. Non è proprio così, anche se 3 delle 16 risposte, solo 16, tre erano del tg1online, vabbè ma era normale, anche perché l'operazione era quella, avere la copertura più ampia sui media, da quelli nazionale ai siti localissimi, tipo la Boutique della Provola e lo Studio Visage delle motocarrozzette.

Scopo raggiunto, soprattutto per ribattere all'occupazione del Berluskaiser, che non conosce riposo, neanche senno, visto che si fa riprendere con l'amazzone Biancofiore e con un carlino fra le mani, (cose che fanno rimpiangere Capezzone!)ma la tastiera per Silvio è ancora un tabù. Una rincorsa forzata che non è nello stile del senatore, nè del tecnico, nè di chiunque altro sappia discernere fra la Bibbia e l'Almacco di Paperinik.

Chi perde naturalmente è la rete, pare che in tempo di saldi anche gli utenti dei social vengono venduti a buon mercato, come fossero rimanenza, per poi ricordarsi che a fine febbraio saranno elettori, miracoli della cittadinanza!

Comunque un risultato è stato raggiunto: far arrabbiare Beppe Grillo, cosa non difficile, visto che il comico maximo s'incazza a morte pure se c'è una zanzara nel raggio d'un chilometro e subito pensa al complotto.

"@beppe_grillo I partiti hanno imposto in passato i loro compari, servi, mignotte e lo faranno ancora a febbraio. Al cittadino sarà impedito di scegliere"
Una dichiarazione importante e pregnante, come quella di un avventore al bar mentre sfoglia la Gazzetta, per il capo politico del m5s, un movimento che sembra scrivere i propri programmi sotto dittatura, pardon dettatura. Tanto basta una sequela di parolacce per ribattere a qualsiasi cosa, ma si sa questa è l'Italia, di certo non la rete.

Simone Corami | @psymonic


MontiLive Show: senator Monti, please no emoticons

Great days for the technician Mario Monti, who now is the Candidate Mario Monti, since he has entered politics, as he said, but he has also entered the web and the elections competition. As a good candidate he immediately opened a Twitter account, @senatoremonti, has made a movement, a list, alone at the Senate, together with Casini and Fini at the House.

Civic Choice is the name, presented the other day, together with the symbol that remembers vaguely the old IdV of Di Pietro, realized by the communication agency Proforma, the same one of Nichi Vendola. You've read well, the same one that Monti wanted to silence in a certain way. A strange recourse, it's obvious that he likes something of the SeL leader.

The news has certainly been the Twitter account, which has immediately made a great number of followers. Monti has also done another thing, an Obama thing that no other European politician has ever done. Answering questions on Twitter. Politics and social media, new Italian trend. So the #MontiLive was born, a hashtag to collect questions for the ex premier.

Nice, very nice, like the fairyland or the market in Piazza Navona in Rome right before the 6th of January. The only thing missing were the raindeers, but many parents were waiting for the Civi Choice baby, come to us to save the country, since there's also the placet-endorsement-blessing of the Vatican, at least officially, since now they are capable of sudden walzer dances.

The revolution didn't happen, but there was a play, a show, especially when we've seen the cold over 60 year old technician using emoticons, the invasive faces that appeared in the answer tweets of the senator. Are we kidding? I don't believe that Monti, as a grandfather, doesn't play with his grandkids, he probably even makes strange noises like Gilberto the bear or the queer goat, but here it's different, here, Senator, you were answering to the Web, to precise questions, from the economy to the new situation of the family.

It's obvious that there was another hand, probably two, the ones on the keyboard, together with the ones of some spin doctor and social media manager connected with 9gag, 4chan, Reddit and who knows what other community. Monti slave of the banks or of social media managers? Who knows, I hope not of the social media managers of banks, because they're not really the best.

Simone Corami | @psymonic

lunedì 31 dicembre 2012

Buon 2013 a tutti



Ci siamo, anche quest’anno è passato. Il 2012 è stato intenso, fatto di lavoro, scogli (spesso superati) ma anche soddisfazioni. Il 2013 è alle porte e con lui un altro anno dell’avventura Intervistato.com che negli ultimi mesi ha sperimentato, è cresciuto, sia come numeri che come famiglia. 

Lungo il percorso si sono aggiunte altre valorose persone che con il loro contributo hanno reso possibili questi risultati. Un grazie particolare va a loro, che ci hanno dedicato tempo e che hanno creduto in noi. La strada è ancora lunga e irta di ostacoli, ma siamo cocciuti. Ci siamo presi questo periodo tra una festa e l’altra per tirare il fiato, riflettere, riordinare le idee e capire quali percorsi seguire nei prossimi mesi.  Il prossimo anno sarà quello più ostico, quello in cui per forza di cose si deve mettere in gioco tutto, il punto di non ritorno. Nel bene o nel male. 

Noi ci saremo. E la speranza è che ci siate anche voi che seguite stoicamente il nostro lavoro. Ma non staremo qui a parlavi di novità, futuri progetti o quant’altro. Non è il momento, e comunque lo scoprirete volta per volta. E’ invece il momento, per il team di Intervistato, di fare gli auguri per uno straordinario 2013 a tutti voi che ci seguite, nella buona e nella cattiva sorte, a volte sostenendoci altre criticandoci, ma comunque rendendo possibile questo progetto.

E visto che voi siete parte integrante di tutto questo cogliamo l’occasione per chiedervi chi vorreste vedere intervistato nella prossima stagione. Se volete potete farlo, utilizzando questo form. Noi dal canto nostro proveremo, come abbiamo sempre fatto in questi anni, a raccontare le realtà più interessanti e le persone che ci stanno dietro. Perché questo è quello che ci piace e che sappiamo fare meglio. Dare voce alle persone, conversare, connetterle.

Ci si rivede nel 2013.

Nel frattempo, ecco i migliori post d'opinione e le migliori interviste del 2012, per ripercorrere insieme questo anno fatto di tanti contenuti di spessore.

Post d'opinione
1) Il falso mito dell'italiano sfaticato e del tedesco super efficiente
2) #iPhone 5: così #Apple paga lo scotto dell’innovazione open source
3) Armi di distrazione di massa

Interviste scritte
1) Nichi Vendola
2) Laura Olin
3) Pierluigi Bersani

Interviste lunghe
1) Brian Solis
2) Diego Bianchi
3) Fabrizio Goria

StartupID
1) Paolo Franceschetti di SOLWA
2) Antonio Tomarchio di Beintoo
3) Stefano Passatordi di Searcheeze

Interviste brevi - 10minuticon
1) Francesco Lanza
2) Antonio Lupetti
3) Alessio Giannone Pinuccio

Auguri di Buon Anno a tutti, con il cuore!

Il team di @intervistato



Happy 2013 to everyone from Intervistato.com!


Here we are, this year has gone as well. 2012 was intense, made of hard work, lots of obstacles (often successfully overcome), but also many satisfactions. 2013 is at the doors and with it another year of the Intervistato.com adventure that in the last few months has experimented and grown, both in numbers and in the group.

Along the way many valuable people have joined us and have made these results possible with their contribution. A great thanks goes to them, who have dedicated their time and have believed in us. The way is still long and full of dangers, but we're stubborn. We've taken these days between holidays to take a big breath, think, reorder ideas and figure out what to do in the next few months. This year will be the most difficult, the one in which we'll have to give it all, the point of no return. For the good or the bad.

We'll be there. And the hope is that you will also be there, following our work. But we won't talk about the news, future projects and so on. This is not the right time, and you'll discover them little by little anyway. It is the time, for the team at Intervistato, to send you the warmest greetings for an extraordinary 2013, to everyone of you, in the good and the bad, those who sustain us by praise or by constructive criticism, but making this project possible nonetheless.

And since you are an integrating part of all of this, we're going to take advantage of this opportunity to ask who you'd like us to interview during the next season. If you want, you can propose someone by using this form. We'll try, as always, to talk about the most interesting realities and the people behind them. Because this is what we like and that we do best. Giving a voice to people, talk, connect.

See you in 2013!

In the meanwhile, here are the best posts and interviews of 2012, to explore together a year made of many substancial contents:

Posts
1) The false myth of Italian inefficiency and German perfection
2) iPhone 5: this is how Apple pays the toll of open source innovation 
3) Weapons of mass distraction

Written interviews

Long interviews

StartupID

Short interviews

Happy New Year to everyone!

The Intervistato.com team

venerdì 7 dicembre 2012

Le 60 domande dei lettori a @beppe_grillo, tra #parlamentarie ed #elezioni2013



Anche il Movimento 5 Stelle ha avuto le sue primarie, le parlamentarie, per selezionare quali saranno i candidati per le prossime elezioni politiche del 2013, sul giorno specifico siamo in pieno rebus.


1400 persone, attivisti, per 95.000 voti raccolti online, lontani dagli oltre 3 milioni del csx, ma comunque tutti degni d'attenzione e non solo per i sondaggi, ma perché l'm5s potrebbe essere portatore di temi "provenienti dal basso". Così, anche stavolta, sta diventando un nostro format, abbiamo raccolto le domande dalla rete da rivolgere a Beppe Grillo, portavoce del movimento, e agli attivisti che vorranno rispondere. Si chiede del grado di democrazia interna al movimento, tema più volte focalizzato anche dai media, ma anche sulle modalità su cui gli attivisti affronteranno i temi dell'agenda del paese: dal reddito garantito alla politica economica, dall'Ilva agli inceneritori.

Si chiede a Grillo e al movimento di entrare nel merito delle cose e di raccontare quali saranno i provvedimenti che intendono realizzare per rendere l'Italia un paese contemporaneo sotto ogni aspetto. C'è anche la rete e i temi della democrazia elettronica, tanti cari da sempre a Grillo, sin dai primi passi mossi nel campo della politica, sin dall'organizzazione dei meet-up. In pratica le domande servono per sapere quale sarà il design di uno stato 5 stelle.

Ci è sembrato giusto dare attenzione al m5s perché rappresenta una grande novità e un elemento di rottura con al passato dello scenario politico italiano, cresciuto nel tempo, non così breve in fondo visto che oramai sono circa 10 anni, e che ha degli elementi di analogia con la prima Lega Nord di bossiana memoria, naturalmente con tutti i distinguo del caso.

Vorremmo capire qual è la reale distanza fra movimento popolare e movimento populista, cosa succederà quando alcuni attivisti entreranno nella macchina parlamentare della politica, quella sorta di tritacarne che sembra annientare ogni aspirazione al cambiamento. Quindi basta battute e pregiudizi, anche se nessuno dei membri di Intervistato.com ne ha mai avuto, ma mai come ora siamo qui, in ascolto, come lo siamo stati per le risposte dei tre protagonisti delle primarie del centrosinistra Bersani, Vendola e le non risposte di Renzi.

Simone Corami | @psymonic


60 questions for Beppe Grillo

The M5S has had its primaries, the parliamentaries, to select those who will be the candidates for the next political elections in 2013, but the specific day is still a riddle.
1400 people, activists, for 95.000 votes collected online, far from the more than 3 milion of the CSX, but however worthy of attention and not only because of polls, but because M5S might be a carrier of topics from "below". So this time we've collected the questions for Beppe Grillo, spokesperson of the movement, and the activists who want to answer. The questions are about the internal democracy of the movement, which has been several times treated by mainstream media as well, but also the ways activists will face the topics related to the country agenda: from guaranteed income to economical politics, from ILVA to waste disposal.

Someone asks Grillo and the movement to be more specific and tell what the actions will be to make Italy a contemporary country under every aspect. There's also the web and the electronic democracy, which are dear to Grillo, from the first steps he moved in the field of politics, from the first meetups. So practically the questions are aimed to better understand how a 5 star country would be designed and function.

We thought it was right to give attention to the M5S because it represents a great deal of novelty and rupture with the past of the Italian political scenario, grown in time, but not so young since it's almost 10 years old, and that it does have some elements of similarity with the first Lega, with all the distinctions of the case, of course.

We'd like to understand what the distance is between a popular movement and a populist movement, what will happen when the activists will enter the parliamentary machine, that sort cold bureaucratic machine that seems to kill any willingness to change. So enough jokes and prejudices, we here at Intervistato.com we've never had any, but never as before we are here, waiting.

Simone Corami | @psymonic

lunedì 26 novembre 2012

Le #primarie del #csxiamo: @pbersani e @matteorenzi al ballottaggio



E venne il giorno. E venne un uomo, per la verità 5, compresa una donna. Il cast delle primarie del centro-sinistra è variegato e alla fine il film è andato in onda, richiamando nelle sale 4 milioni di persone. Un successo, calcolando il prezzo "popolare del biglietto", solo 2 euro. 


Già dalla mattina su Twitter era un fiorire di hashtag, ma alla fine ha vinto ancora la Premiata Ditta Europa di Menichini, che dopo #csxfactor, il re della notte del confronto, lancia #csxiamo, che scalerà la classifica dei TT.

Però stavolta bisogna scendere in strada, la rete va bene, ma qui ci si arma di documenti, pre-registrazione e si va. Colazione al bar è tappa obbligata, anche per capire gli umori della gente, fra parole, risate e battutine un po' cattive fra quelli che sono i tre protagonisti maggiori: Bersani, Renzi e Vendola. Non me ne vogliano la Sig.ra Puppato e Tabacci, che si è dimostrato un vero signore nel giocare con le sue caricature marxiste stile Pravda. Si vota, si fa la fila, cercando di spiegare anche a chi non ha compreso del tutto le informazioni che quello non è il suo seggio, ma i volontari sono tranquilli, anche verso chi alza un po' la voce. C'è un'atmosfera tranquilla, quasi d'altri tempi, come se per un giorno, un solo giorno, questo paese si sia riappropriato di certi suoi riti. Sono impressioni, non dati.

I dati sono le tre settimane che i volontari hanno avuto per organizzare sezioni e gazebo, non è poi molto tempo, mi racconta Franco, pensionato, con cui fumo una sigaretta per strada, la prima da quando è entrato alle 6 e mezza della mattina, mentre quelli che hanno montato i gazebo alle 4 adesso stanno dormendo a casa. Poca fila, ma nel pomeriggio sarà un delirio ovunque. Tre settimane in cui i candidati sono andati dappertutto a fare campagna elettorale, ma soprattutto a richiamare l'attenzione sul votare, perché è quello che sta chiedendo il paese: partecipazione. Non è facile rispondere a questa richiesta, la macchina deve funzionare, senza sbavature, anche se perfetta non è stata, però ha tutti gli occhi addosso, primi fra tutti quelli del PDL, che ancora non ha deciso se le primarie le farà o no, dipende tutto da Berlusconi. Si, proprio lui. Però anche Giorgia Meloni, che le primarie le vuole fare, se ne va alla sezione del PD di Via dei Giubbonari, a due passi da Campo de' Fiori a Roma e chiede come vadano le cose, ascoltando volontari e funzionari, un endorsement all'avversario, un bel segno, vuol dire che le cose le stai facendo bene e che diventi una sorta di modello. Certo c'è anche L'uomo che ha votato due volte, non si esce dalla metafora del cinema!

Ci sono anche schermaglie, sia in strada sia sul web, soprattutto su twitter, dove i rottamatori renziani, i segretariani di Bersani e i radicali di Vendola, si punzecchiano, si scambiano battute acide su chi interpreti bene il cambiamento. E' una sfida per un primato importante, perchè il cambiamento lo vogliono tutti, ma c'è chi sembra voler annullare la proprio storia e tradizione, mentre chi vorrebbe sempre ricordare con orgoglio il proprio passato. E' un falso mito quello del nuovo, anche se l'appeal di un candidato giovane come Renzi è forte, vista sia l'età media della classe politica italiana, sia il procurato disastro sotto gli occhi di tutti.

Vero che Renzi è stata una scossa, utile e necessaria al centro-sinistra, perchè l'ha spinto a misurarsi su temi nuovi e sul ricambio, come sono state preziose le sollecitazioni di Vendola sui diritti civili e sull'ascolto delle voci che soffrono più il disagio. Però il segretario è quello che s'è preso il partito nel momento peggiore della sua storia e c'ha messo la faccia, una vita difficile, visto che spesso ha fatto la paperella al tiro a segno per quante volte è stato colpito. Allora qui serve una cosa sola: la sintesi. Perché se in una coalizione o in un partito ci sono più posizioni allora bisogna fare il punto, la mediazione, che non è la marmellata, ma di più: prendere il meglio e costruire un progetto intorno. Un duro lavoro che va fatto, perchè richiesto da 4 milioni di persone - ma sono molte di più - che non sono zombie, come dice il Grillo Parlante in un post dove cita a sproposito il filosofo Michel Foucalt, ma sono il paese.

I numeri parlano chiaro, almeno fino ad ora, è l'una e trenta, circa: Bersani 44,4%, Renzi 36,3%, Vendola 15,2%, Puppato 3%, Tabacci 1,2%

e siamo a metà dello scrutinio. Renzi fa bene, molto bene, vincendo in Toscana e in alcuni zone dell'Emilia Romagna, ma è secondo. Però se vai a vedere è un paese a macchia di leopardo, segno che i flussi elettorali e le "appartenenze" stanno cambiando e su questo bisognerà ragionare parecchio. Ci sono alcune discrepanze nei numeri, perché il comitato di Renzi ha dei dati che parlano di un distacco di solo 4 punti percentuali e non di 8, come segna lo scrutinio ufficiale, il che vorrebbe dire una diversa disposizione delle forze in campo. C'erano stati nel pomeriggio dei twit e dei post che parlavano di sondaggi diversi, di risultati a sorpresa, come Pierluigi Battista. Il risultato però non cambia: ballottaggio.

Sarà una settimana dura, pesante, una settimana in cui si ricomincia da zero. Non s'illudano i contendenti, qui i voti non si stoccano, anzi sono molto liquidi, e non si illudano neanche gli altri pensando di poter chiedere qualcosa in cambio, perchè per ora non c'è nulla sul piatto. Non si illudano ancora Renzi e Bersani, perchè qui non ci sono "loro" e "noi", anzi c'è un unico grande noi, non omologato, eterogenero, variopinto, ricco di differenze, di stimoli, che non ha bisogno di una contrapposizione inutile e sterile, ma di una nuova piattaforma che sappia trasformare tutto questo in un programma di rinnovamento e cambiamento senza se e senza ma verso la palude in cui il paese è stato trascinato. Sarebbe bello continuare a giocare in trasparenza, nel fair play, magari con una certa vis polemica, fatta di argomenti e proposte, di domande e riposte, di confronto e discussione. Sarebbe bello. Sarebbe politica.

Simone Corami | @psymonic


The primaries: Bersani and Renzi go to ballot


The day came. And a man, actually 5, a woman included. The cast of the primaries of the center left is varied and in the end the movie was aired, calling to the votes about 4 milion people- A success, considered the popular price of the ticket, just 2 euro.

Already from the morning on Twitter it was a profusion of hashtags, but in the end Menichini managed to emerge with his #csxsiamo, after the extremely successful #csxfactor during the debate.

But this time we must go out, the web is fine, but here you get armed with doccuments, pre-registration and go. Breakfast at the bat is a must, also to understand the people mood, among words, laughs and evil jokes among those who are the three main protagonists. Bersani, Renzi and Vendola. Please, Mrs. Puppato and Mr. Tabacci, don't get me wrong. By the way Tabacci proved to be a sir in playing with his marxist caricatures in Pravda style. You vote, you stay in line, trying to explain to those who didn't understand everything that it isn't the right place to vote, but volunteers are calm, even with those who raise their voices. There's a quiet atmosphere, almost of other times, as if for one day, just one day, the country regained its rituals. These are just impressions, not facts.

The facts are the three weeks that volunteers had to organize sections and stands, not a lot of time, Franco tells me: he's retired, and he smokes a cigarette with me, the first since he came in at 6:30 in the morning, while the ones who put up the stands at 4 now are sleeping at home. Just a bit of line, but during the afternoon it's going to be crazy. Three weeks during which candidates have gone everywhere with their campaign, but especially to recall the attention of the audience on voting, because that's what the country's asking for: participation.

It's not easy to answer this requesst, the maching must function, withoutu errors, even though it hasn't been perfect, but it has all eyes on it now, first of all those of the PDL, that still hasn't decided whether to do the primaries or not, it all depends on Berlusconi. Yes, him.  But also Giorgia Meloni, who wants these primaries, went to the PD section in Via dei Giubbonari, two steps away from Campo de' Fiori in Rome and asks how things are going, listening to volunteers and functionaries, an endorsement to the rival, a good sign, it means that things are going well and you become some sort of model Well, there are also those who voted twice, you can't escape the cinema metaphor.

There are also fights, on the streets and on the web, especially on Twitter, where Renzi supporters, Bersani's and Vendola's pick at eachother, exchange jokes on who interprets the change better than the others. It's a challenge for an important primate, because change is something everyone wants, but there is also who seems to be willing to cancel history and tradition, along with those who want to remember the past with pride.  It's a false myth the new one, even though the appeal of a young candidate such as Renzi is strong, given the average age of the Italian political class, and the disaster that lies under the eyes of everyone.

Simone Corami | @psymonic

mercoledì 21 novembre 2012

40 domande a @NichiVendola, tra #primarie ed #elezioni2013. Risponderà #oppureno?



Manca poco alla celebrazione del rito delle primarie del Pd: domenica, chi vorrà, potrà recarsi nelle sezioni e nei gazebo per scegliere il suo candidato premier ideale di questa alleanza API, SEL e PD.


In corsa c’è anche il governatore della regione Puglia Nichi Vendola per il quale abbiamo raccolto una serie di domande fatte dai lettori di Intervistato.com attraverso i nostri canali sui social network. Dopo Renzi arrivano le altre domande, stavolta tocca a Vendola e non ci fermeremo qui.

Nichi Vendola si è proposto come l’alternativa, come l’Oppure, non solo verso gli altri candidati, ma al modo in cui viene governata l’Italia. Vendola non ha mai nascosto la sua opposizione al governo dei tecnici, anzi, l’ha diffuso ovunque. Ha fatto una campagna per le primarie basata essenzialmente sulla sua persona (più degli altri), fisica, morale e intellettuale, non solo facendo del suo nome e del suo viso l’icona principale della campagna, diventando protagonista della campagna sui diritti civili arrivando alla dichiarazione “Mi voglio sposare”.

Vendola è un uomo di sinistra, un poeta, un omosessuale e un cattolico. Ha sempre rivendicato ogni componente della sua identità e questo va considerato un punto d’onore in uno scenario politico che del trasformismo ha fatto bandiera.

Ha anche esperienze importanti di governo territoriale con risultanti sopra la media. Poi c’è l’eloquio, importante, a volte addirittura troppo importante, più di lui. Questo, però, è un paese strano, a cui servono non solo slogan di lancio e punti forti di programma, ma anche una forte dose di mediazione, necessaria per rimettere insieme un paese che da puzzle si è trasformato in una scatola di Lego scompaginati.

Qui abbiamo raccolto una serie di domande su temi molto diversi, dai diritti alla politica industriale, dalla politica estera alla scuola, ma anche al taglio delle spese per la casta e delle spesa pubblica, che significa anche riduzione di personale. Quello che chiediamo a Vendola è di entrare con le mani dentro gli ingranaggi del motore Italia, perché se è ridotta come una vecchia Fiat allora c’è molto da lavorare.

Si governa senza se e senza ma per i diritti e con i propri principi, ma è necessario anche tessere alleanze, ma non parliamo di partiti, piuttosto di componenti di questo paese, operai e imprenditori, autonomi e dipendenti, cattolici e laici.

Insomma Nichi, come facciamo?

[UPDATE: Qui le risposte di Nichi Vendola alle domande dei lettori]

Simone Corami | @psymonic
Maria Petrescu | @sednonsatiata


40 questions for Nichi Vendola

Not much left before the celebration of the primary ritual of the PD: on Sunday, those who want to vote can go in the dedicated sections to choose the ideal premier candidate for this API, SEL, PD allegiance.

Governor of Puglia Nichi Vendola is also a candidate, and we gathered a few questions from our readers via our social channels. After Renzi, here are the other questions, this time they're for Vendola, and we're not stopping here.

Nichi Vendola has proposed himself as the alternative, as the "OR", not only towards the other candidates, but to the way Italy is run. Vendola has never hidden his opposition to the technician government, on the contrary, he left everyone know. He's done a campaign for the primaries based essencially on his person (more than others), physical, moral and intellectual, not only making his name and face the main icon of the campaign, but also by becoming a protagonist of the civil rights campaign with the statement "I want to get married".

Vendola is a left-wing man, a poet, a homosexual and a Catholic. He has always claimed every component of his identity and this must be considered as a point of honor in a political scenario that has transformism as a banner. He also has important experiences of territorial government with results that are above average. And then there's the speech, important, sometimes too important, more than him.

This, however, is a strange country, which doesn't need just launch slogans and strong program points, but also a strong dose of mediation, necessary to put together a country that has turned from a puzzle to a messed up Lego box.

Here are a series of questions on various topics, from rights to industrial politics, from foreign affairs to school, but also the cut of expenses of the caste and of public waste, which also means a reduction of personnel. What we're asking Vendola is to put his hands in the Italy engine, because if it's messed up like an old FIAT then there's a lot of work to do. Who rules the country must do so without "ifs" and without "but", for rights and principles, but it is necessary to create allegiances, and we're not talking about parties: we're talking about components of this country, workers and entrepreneurs, autonomous and employees, catholics and laicists.

So Nichi, what are we going to do?

Simone Corami | @psymonic
Maria Petrescu | @sednonsatiata

lunedì 19 novembre 2012

La terra non vota



"In queste condizioni, i funesti eventi che a intervalli regolari devastano l’Italia, seminando morti e rovine non appena piove tre giorni di fila smentiscono ogni pretesa fatalità e appaiono come l’effetto logico della vergognosa incuria dei vari governi che si sono succeduti. Ai boom edilizi, autostradali, industriali attuati al di fuori di qualunque indirizzo di programmazione e ispirati da interessi settoriali, l’Italia ha risposto sfasciandosi." Antonio Cederna, 1975

37 anni dopo le parole di Antonio Cederna, fondatore di Italia Nostra, sono ancora attuali. Fortemente attuali, sono la cronaca di un paese che vive nel pieno del dissesto idrogeologico, che da emergenza è diventato realtà di ogni giorno.

Dal 1956 ad oggi la superficie impermeabilizzata dal cemento e dall’asfalto in Italia è aumentata del 500%. L'unico risultato è un aumento della copertura informativa. Cosa è stato fatto in questi oltre 50 anni di governi? Convegni e studi. Intanto si tagliavano le risorse, si depotenziava il già piccolo Servizio Geologico Nazionale, si costruiva, tanto e anche male, si disboscava dimenticando che sono gli alberi che trattengono l'acqua, si distruggevano gli argini dei fiumi, le coste e tutte le difese del territorio. Il risultato lo conosciamo. La conta dei danni e dei morti.

Però dare la colpa alla politica è troppo facile, soprattutto quando la situazione di un territorio distrutto è così diffusa. Ben 1.121 tra i comuni intervistati (l’85%)in un'indagine di Legambiente rilevano la presenza sul proprio territorio di abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in zone a rischio frana; accanto a questi, sono rilevanti le percentuali dei comuni che dicono di avere in zone a rischio fabbricati industriali (56%), interi quartieri (31%), strutture pubbliche sensibili come scuole e ospedali (20%) e strutture ricettive turistiche o commerciali (26%).

A fronte di una situazione di forte pericolo, che si stima riguardi oltre 5 milioni di persone, sono ancora poche le amministrazioni (29% di quelle interpellate) che affermano di essere intervenute in maniera positiva nella mitigazione del rischio idrogeologico. Inoltre fino agli anni 80, come ricorda Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, l'Italia era dotata di una buona legge, poi si sono sbrigati a cambiare tutto e si passava da condono a sanatoria e da sanatoria a nuovo condono. L'ultimo è del 2003 e quest'anno sono già state presentate tre proposte di legge in merito, ma pare che non avranno i voti sufficienti (speriamo). Gli ecomostri, ma anche le seconde case, quella sulla riva del mare, oppure sulle scogliere, ovunque.

In fondo erano tanti quelli contenti quanto si diceva "l'edilizia dà lavoro", oppure alle inaugurazione di nuovi quartieri con tanto di sindaci che tagliano il nastro, sacerdoti che benedicono, cittadini che applaudono e bambini che ridono. Non si pensa a quanto possa essere pericoloso andare in vacanze in strutture turistiche costruite solo con cemento armato con troppo sabbia, oppure ci prende la rabbia e vogliamo vedere in galera i responsabili. Giusto, ma tutto questo al territorio non serve.

La terra non vota quindi è senza importanza. La velocità degli uomini non è quella dell'ambiente. Però l'ambiente, il territorio, non si vendica, ma reagisce. Quando la pioggia arriva, nella maggior parte dei casi non così eccezionale come si dice, non penetra più nel terreno, rimbalza e scivola. Diventa fango, non morale come viene ripetuto da oltre vent'anni, ma vero, reale, che travolge ogni cosa che trova sulla sua via.

Però il fango è democratico, non fa distinzioni, ci sta travolgendo tutti.

Simone Corami | @psymonic


The Earth doesn't vote

"In these conditions, the bad events that at regular intervals devastate Italy, bringing death and ruin when it rains for three days in a row prove any pretext of fatality wrong and appear as the logical effect of the shameful neglect of the various governments that have come, one after the other. To the building boom, the highways and the industries done out of any kind of programmation and inspired by sectorial interests, Italy has answered by falling apart." Antonio Cederna, 1975

37 years after these words by Antonio Cederna, founder of Italia Nostra, are still quite valid. Strongly valid, they're the daily news of a country living in full hydrogeological disruption, which has turned from emergency to everyday reality.

From 1956 to today the surface covered by cement and asphalt in Italy has increased by 500%. The only result is an increase of informative coverage. What has been done during these 50 years of governments? Conventions and studies. In the meanwhile resources were cut, the already small National Geological Service was being cut down, and we built a lot and bad, we cut trees forgetting that it's the trees that hold water, we destroyed the river banks, the shores and all the defenses of the territory. The result is clear for anyone to see. The count of deaths and damages.

But blaming politics is too easy, especially when the situation of a destroyed territory is so diffused. About 1.121 among the interviewed towns (about 85%) in a Legambiente survey stated that they did indeed have the presence on the territory of homes in forbidden areas, next to river banks and areas at risk for slips. Not only, we also have the percentages of towns that have industrial spaces (56%), entire neighborhoods (31%), sensitive public structures such as schools and hospitals (20%) and touristic or commercial venues (26%) in risk areas.

In front of a situation of strong danger, that we can estimate regards more than 5 milion people, there are only a few administrations (about 29% of the surveyed ones) that state they have intervened in a positive manner in the mitigation of hydrogeological risk. Until the 80s, as Gian Vito Graziano, President of the National Council of Geologists states, Italy had a strong, good law. But then they changed everything, and we went from sanatory to sanatory.The last was done in 2003 and this year already three law proposals have been presented, but it seems that (hopefully) they don't reach the necessary number of votes. Ecomonsters, but also second homes built on the beach or on cliffs, are everywhere.

In the end many were happy with the motto "building makes jobs", or at the inauguration of new neighborhoods with mayors cutting ribbons, priests blessing, citizens clapping and kids laughing. They don't think at how dangerous it may be to go on vacation in structures build with sand, or we get angry and want to see all those responsible in jail. Right, but this doesn't help the territory.

The territory doesn't vote, so it doesn't matter. The speed of people isn't the speed of the environment. But the environment and the territory don't take revenge, they react. When the rains come, in the majority of cases not as exceptional as they say, it doesn't go in the earth anymore, it runs on the surface. It becomes mud, not moral as the one we talked about for the past 20 years, but real, that destroys everything it finds in its way.

But mud is democratical, it doesn't make distinctions, and it's sweeping us all away.

Simone Corami | @psymonic

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