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venerdì 17 maggio 2013

Intervistato.com | Andrea Sarubbi @andreasarubbi



Qualche giorno fa abbiamo intervistato Andrea Sarubbi, giornalista ed ex deputato per il Partito Democratico.


Innanzitutto abbiamo chiesto se vedremo mai i politici italiani fare degli endorsement tra loro sui social media anzichéessere sempre tutti contro tutti: secondo Andrea ci sono già dei momenti di convergenza, occasioni in cui si arriva a un ragionamento condiviso, ma soprattutto ci sono endorsement ai politici a sé vicini. Spesso accadono degli scontri nella brevità dei 140 caratteri, che forzano a prendere posizioni più dure e più secche, dando l'idea di un battibecco quando in realtà non è così.

Naturalmente abbiamo chiesto come è nata "opencamera", l'iniziativa ideata da Andrea durante la precedente legislatura: secondo lui quando uno è giornalista, è giornalista sempre, e quindi ha sentito fortemente il bisogno di condividere ciò che stava accadendo all'interno del Parlamento. All'inizio utilizzava hashtag a seconda dell'argomento trattato, ma poi ha capito che sarebbe stato necessario unificare il tutto in un unico "contenitore", che sarebbe poi diventato "Opencamera". Solo più tardi ha scoperto che "Opencamera" è il nome di un'iniziativa lanciata anni fa dai Radicali, che riguardava la trasparenza dei dati della Camera: dalla stessa volontà di trasparenza, senza saperlo, si è scelto un nome comune.

Sono cambiate molte cose dal suo lancio: si sono avvicinate alla politica persone che non avrebbero mai avuto la possibilità di sapere cosa succede in Parlamento, e che non seguono regolarmente i canali che permettono di seguire le sedute, e di scoprire che la politica può essere condivisibile e anche - perché no - interessante.

Dall'altra parte i parlamentari cominciano a sentire la responsabilità per il proprio operato, e a rendersi pienamente conto che stanno facendo qualcosa di molto importante per il Paese: l'iniziativa dunque è condivisa, non ha un'appartenenza politica, ma responsabilizza tutti, diventando a tutti gli effetti una buona pratica che incuriosisce gli elettori e riesce a raggiungere un maggior numero di persone rispetto a prima.

Abbiamo chiesto ad Andrea che cosa manca in Italia per avere una reale democrazia partecipativa: in primo luogo, a suo avviso, mancano dei partiti politici riconosciuti. Attualmente i partiti fanno quello che vogliono perché la Costituzione non ha previsto vincoli di alcun genere. In secondo luogo manca la possibilità di fare tutto questo anche online, oltre che fisicamente: se infatti si allarga la partecipazione, oltre ai militanti voteranno anche i simpatizzanti, e si avrà la possibilità di avere il polso di quello che è il reale volere della platea.

Secondo Andrea la politica italiana usa i social ancora come un megafono: tutti in campagna elettorale aprono un account Twitter, che poi chiudono con la stessa facilità nel momento in cui le elezioni si concludono. Li usano come ufficio stampa, e non hanno capito che il principio fondamentale dei social è la bidirezionalità tra chi parla e chi risponde, e li usano come mezzi di propaganda quando così non dovrebbe essere. Unica eccezione è quella di Beppe Grillo, che invece adotta un atteggiamento simile, ma ha un seguito davvero molto importante, nonostante in realtà la linea sia dettata dall'alto e i commenti dei lettori non abbiano alcuna influenza nel variarla.

Abbiamo parlato del futuro del Partito Democratico, di Matteo Renzi, immigrazione, diritti civili, e molto altro: vi invito quindi a visionare l'intervista integrale, ricchissima di altre informazioni che non hanno trovato luogo in questa mia breve sintesi.

Maria Petrescu | @sednonsatiata


Intervistato.com | Andrea Sarubbi

A few days ago we interviewed Andrea Sarubbi, journalist and ex MP for the Democratic Party.

First of all we asked whether we will ever see Italian politicians make endorsements among each other instead of always being against each other: according to Andrea there are already such moments of convergence, occasions in which they do get to a shared reasoning, but most of all there are endorsements to politicians whose views their share. There are obviously often some diversions in 140 characters, mostly because they do force you to take a strong position, giving the idea of a fight when most times it's not the case.

Of course we asked how "opencamera" was born, the initiative Andrea launched during the previous Parliament: according to him, when someone is a journalist, then he is always a journalist, so he strongly felt the need to share what was going on inside the Parliament. At the beginning he used hashtags related to the topic he was writing about, but the he understood that it was necessary to unify it all under the same hashtag, which was then opencamera. Only later did he discover that Opencamera was the name of an initiative the Radicals had launched years prior, which regarded the transparency of the data of the Chamber. So from the same desire for transparency, he unknowingly chose the same name.

Many things have changed since the launch: people who would never have the possibility to know what happened inside the Parliament became interested in politics, and discovered that it's something they can relate to and find quite interesting.

On the other side, the MP start to feel the responsibility for their own doings, and realizing that what they are doing is very important for the entire country: the initiative is thus shared across political views, and makes everyone responsible, becoming a good practice that makes voters curious and manages to reach a much higher number of people.

We asked Andrea what is missing in Italy in order to have a true participative democracy: first of all, in his opinion, there are no recognized political parties. Currently parties can do whatever they want, because the Constitution does not have any kind of limitations. Secondly there should be the possibility to do it all online, not only in person: in fact, when you widen the participation, sympathizers will vote along with activists, and so you have the possibility to know what the public wants more specifically.

Andrea believes that Italian politics uses social media as a megaphone: everyone opens a Twitter account during an elections campaign, and the close it as easily as they opened it when the elections are done. They use it as a press office, and they don't understand that the fundamental principle of social media is the bidirectionality between those speaking and those who answer, and they use them as means of propaganda when it shouldn't be like that. The only exception to the rule is Beppe Grillo, who adopts a similar behavior, but has a very wide following, in spite of the fact that the line is dictated from above and the comments of readers don't have any influence in changing it.

We talked about the future of the Democratic Party, about Matteo Renzi, immigration, civil rights, and much, much more: I invite you to view the full interview, much richer in details than my brief synthesis.

Maria Petrescu | @sednonsatiata

mercoledì 3 aprile 2013

#M5S e l'Italia che verrà



Dopo le foto postate su Facebook, gli apriscatole e la gara a chi aveva la cravatta più strana, il Movimento 5 Stelle ha capito sulla sua pelle che un conto è la rete, la piazza e gli elenchi dei “faremo”, un conto è stare in Parlamento (dove ci si dovrebbe “parlare”, come suggerisce la parola stessa) e dover prender parte allo svolgimento delle pratiche istituzionali.

Niente di nuovo sotto il sole. Era largamente prevedibile che un gruppo di persone totalmente inesperte non solo di regolamenti parlamentari, ma anche di banali pratiche democratiche (perché mettere mi piace a un post su Facebook, non è democrazia), avrebbe trovato grosse difficoltà a gestire un consenso che impone loro di essere non solo osservatori/censori esterni (come si auguravano) ma veri e propri aghi della bilancia. Era largamente prevedibile anche la reprimenda di Grillo, che dal suo blog ha lanciato invettive e scomuniche ai “dissidenti” che han votato Piero Grasso alla presidenza di Palazzo Madama, contravvenendo agli ordini di scuderia. Il suo successo e il suo consenso si basa proprio sull’essere contro a quel “palazzo” che ora occupano anche loro.

La cosa non prevedibile è stata la contestazione 2.0 di cui Grillo è stato vittima. Migliaia di commenti contrari alla linea dell’astensione a tutti i costi, proteste, insulti e via discorrendo. Commenti tutti cancellati dopo poche ore, nella migliore tradizione stalinista. Ma al di là dei metodi fintodemocratici di Grillo e Casaleggio, che non si scoprono di certo oggi, quello su cui c’è da riflettere continua ad essere il rapporto tra la società e la politica “ufficiale” o “dei partiti”.

La legislatura che è appena cominciata non durerà molto, nonostante questo credo che il Movimento 5 Stelle si troverà spessissimo di fronte alla necessità di fare delle scelte. Il primo banco di prova sarà l’insediamento del governo, ma anche sui singoli provvedimenti ne vedremo delle belle. I parlamentari grillini, una volta riposti gli apriscatole nei cassetti delle loro cucine, dovranno decidere se essere parte attiva del cambiamento della politica, realizzando la richiesta di svolta che i milioni di italiani che li han votati gli chiedono, o se continuare nel loro sentirsi altri e diversi, isolandosi e sparando addosso a tutto e a tutti per restare fedeli alle linea originale del Movimento e ai sentimenti di alcune migliaia di militanti.

La differenza, prima ancora di essere politica, è numerica. Nel senso del numero di voti che il 5 Stelle potrebbe guadagnare o perdere. Numeri che significano consenso. Consenso che significa dare delle risposte alle richieste della società. Il punto è questo.

Che la politica degli ultimi vent’anni abbia fallito l’han capito anche i sassi, e l’avevano capito anche prima di Grillo. Dubito però che la risposta a questo fallimento sia un “vaffanculo” diffuso e ripetuto tipo un mantra. Pensare poi che siano i partiti il vero problema del funzionamento democratico del nostro Paese non solo è sbagliato, ma è un’affermazione talmente falsa da farmi pensare che sia strumentale.

Il problema della democrazia italiana invece è proprio il contrario, cioè che i partiti che hanno occupato la scena fino ad oggi o non erano partiti (Pdl, Italia dei Valori, Udc, ecc, ecc) o si sono trasformati in centri di potere (cosa che è accaduto al Pd, almeno a livello locale). I partiti non sono più stati in grado di rappresentare i bisogni reali della società, di mediare tra i diversi interessi locali (spesso in contrasto tra di loro) in un ottica di Bene Comune, di proporre soluzioni, di creare classe dirigente. E non basta entrare nella “stanza dei bottoni” per cambiare le cose. I bottoni bisogna anche avere il coraggio di premerli, possibilmente dopo aver capito quali sono quelli giusti.

Non so dire quanto durerà questa nuova fase politica. Mi vien da dire non molto, visto che il mondo viaggia ad una velocità tale per cui tutto viene creato, consumato e distrutto nel giro di pochissimo. Non credo però quanto a quelli che teorizzano la fine del Movimento 5 Stelle nel giro di un paio di esperienze parlamentari. Non è questo il problema. Il nodo politico è capire se i militanti, i sostenitori e magari anche alcuni elettori, avranno la forza di ribellarsi al loro padre-padrone, rivendicando le loro idee e la loro voglia di fare politica in maniera indipendente e, soprattutto, efficace.

Il primo vero banco di prova saranno le amministrative di quest’estate. Andranno al voto molte città capoluogo di provincia, dove il sistema elettorale a doppio turno avvantaggia notevolmente il Movimento 5 Stelle. Se la politica non sarà capace di rinnovarsi profondamente e velocemente, c’è la possibilità concreta di ritrovarsi con tanti “casi Parma” in giro per l’Italia. Ora, se gli amministratori eletti sapranno interpretare le esigenze delle loro città, indipendentemente dai diktat o dalle sparate ideologiche di Grillo, o dai mantra anti casta e anti sistema che sono l’anima nel Movimento, probabilmente il Movimento 5 Stelle diventerà una presenza stabile nel quadro politico italiano. Una presenza più matura e consapevole di quello che è oggi, con cui un dialogo potrebbe essere proficuo.

Se questo non dovesse accadere invece, non so quanto reggerà questo mix di persone e storie diverse il cui unico collante, per ora, è l’indignazione militante. Ma cosa ancora più grave, non so quanto reggerà il nostro Paese, schiacciato tra l’immobilismo del centrosinistra e l’irresponsabilità delle altre due forze maggiori.

Jacopo Suppo | @jacoposuppo


M5S and the upcoming Italy

About a month away from the vote, the elections campaign has given us two revivals I personally didn't miss. The first, the most obvious, is the Berlusconi 16:9. According to the calculations of La Stampa a few days ago, from the Christmas vacations until last week, Berlusconi has been on air for 63 hours, a little more than Monti and a lot more than Bersani.

Yet another descent on the field that this time has the declared goal of "making the country impossible to rule", as Berlusconi himself has states. A sense of responsibility directly proportional to his height.

The second return, this time in the field of center-left, is of the "useful vote". It seems that there have been contacts between PD and Ingroia in order to find an agreement in Lombardia, Veneto, Campania and Sicily regarding the lists at the Senate.

The picture seems pretty simple to me. PD and SEL are the only ones that in these elections are running to win. The others run either to represent a part (center right), or to give voice to all the insatisfactions of Italy (Grillo), or to try to be determinant in the composition of the future Parliament majority (Monti). It's still unclear why Ingroia is running. His initial idea, to give Parliament representance to movements, to associations and to a whole series of civic sobjects that are often at the sides of official politics, had a logic, a political dignity but most of all I thought it would be a winner at an elections level.

Too bad that in a matter of weeks the inspirators of this elections cartel have been set aside by the various Di Pietro, Ferrero, Diliberto and company, transforming Civil Revolution in a group of weirdos that would make you miss the disappeared "Sinistra Arcobaleno". The only goal remained to the ex judge of Palermo is to break the balls to Bersani and Vendola, hoping that in Campania and Sicily they will get enough votes so there will be no majority at the Senate. The same tactic used by Berlusconi who has recovered the Northern League in order to get some votes in Lombardia and Veneto.

Now, there's no agreement or appeal for a useful vote that will work here. It would be a mistake to panic and throw away all the work done so far by only showing the tactic or the numbers that never truly work out.

Here we can only make the voters understand that, with all the defects and also some contradictions, only PD and SEL can guarantee a serious and stable government. Today, only the Italia Bene Comune coalition can guarantee more equity and attention towards who pays taxes and more severity towards who doesn't, or directs capitals abroad, more civil rights for who hasn't got any, more social justice and equality in the labor market. And then green politics, broadband, technological innovation, more generational rechange, more law enforcement, and so on. No useful vote. A responsible vote.

Who wants to be a part of this idea of Italy can choose PD or SEL, hoping in a good result that will allow the coalition to govern without being blackmailed, aware of the fact that it will be no piece of cake. Whoever chooses otherwise is probably content with the current situation.

Jacopo Suppo | @jacoposuppo

giovedì 21 marzo 2013

Da Pontida e dalla Bossi-Fini a Laura #Boldrini



Non sono mai stato tenero nei confronti di Sinistra Ecologia Libertà, pur avendone fatto parte per due anni.

Non ho mai risparmiato critiche o contestazioni verso il gruppo dirigente, non sempre aperto all'ascolto dei militanti e in alcuni casi miope e sordo alle domande di cambiamento (emblematiche le amministrative di Napoli). Tuttavia, va dato merito a Nichi Vendola, nonostante i limiti delle primarie per i parlamentari di Sel (il listino bloccato riservato ad alcuni dirigenti andava evitato), di aver portato in Parlamento una figura splendida e cristallina come Laura Boldrini. Una donna che, a costo di apparire retorico, ha speso gran parte della sua vita a difendere gli ultimi, i migranti e i rifugiati.

Su Il Messaggero di qualche giorno fa, vi è un aneddoto sulla nascita della sua candidatura come deputata. La Boldrini si trovava in Grecia, questa volta a soccorrere un uomo di colore malmenato, massacrato di botte da simpatizzanti di Alba Dorata, formazione politica neonazista. E' qui che riceve una telefonata da parte di Nichi Vendola, desideroso di offrirle un un posto nelle liste di Sel. Il governatore pugliese, tuttavia, non riesce quasi a proferire parola (il che è tutto dire) perché lei, terribilmente presa da quella vicenda, lo sommerge al telefono per dieci minuti, raccontandogli minuziosamente l'accaduto e le sue sensazioni. Solo poi un: «Ah, scusa Nichi, volevi dirmi qualcosa?».

Nella sua nomina e nel suo discorso vi è stata una rottura totale con il passato: una rottura nei modi di fare e d'intendere la politica, nello stile e nel linguaggio. Non più uomini di partito, non più la vecchia nomenclatura, non più le Finocchiaro o i Franceschini (i nomi più caldeggiati fino a due giorni fa; la presenza del M5S ha sicuramente influito sul cambio di rotta), non più personaggi estraniati dal mondo che mai hanno conosciuto il dolore sociale, ma una rappresentante del mondo associazionistico e del volontariato, lontana da tutto ciò che potrebbe essere definito come «casta», continuamente impegnata in missioni umanitarie in Paesi come Afghanistan, Pakistan, Iraq, Iran, Sudan, Caucaso, Angola e Ruanda, che le hanno permesso di vivere in prima persona la povertà, la sofferenza, le difficoltà di ognuno.

Non più i bunga-bunga, non più gli insulti contro la Magistratura, non più le offese di stampo razzista contro i migranti. No, non più. Non più i «Non vorrei mai fra cinque anni e un mese trovarmi un presidente abbronzato», «In un paese civile non si può fare votare dei bingo-bongo che fino a qualche anno fa stavano ancora sugli alberi», «Tornino giù nel deserto a parlare con i cammelli o nella giungla con le scimmie» di Calderoli, i «Pensate se ai nostri nonni avessero raccontato che noi ci lasciamo togliere i canti natalizi da una banda di cornuti islamici di merda», «Noi ai clandestini bastardi gli diamo il mille per mille di calci in culo con la legge Bossi-Fini» di Borghezio, non più i diti medi di Bossi, ma la parola «diritti» (la più pronunciata, ben sette volte, eccetto i termini comuni del nostro vocabolario), la bellezza del linguaggio, la sensibilità, l'ascolto, la persona nella sua essenza e nella sua sofferenza al centro dell'agire politico.

«Farò in modo che questa istituzione sia anche il luogo di cittadinanza di chi ha più bisogno. […] Dovremo impegnarci tutti a restituire piena dignità a ogni diritto. Dovremo ingaggiare una battaglia vera contro la povertà, e non contro i poveri. […] Dovremo farci carico dell’umiliazione delle donne che subiscono violenza travestita da amore. […] Dovremo stare accanto a chi è caduto senza trovare la forza o l’aiuto per rialzarsi, ai tanti detenuti che oggi vivono in una condizione disumana e degradante. […] Dovremo imparare a capire il mondo con lo sguardo aperto di chi arriva da lontano, con l’intensità e lo stupore di un bambino, con la ricchezza interiore e inesplorata di un disabile. […] La politica deve tornare ad essere una speranza, un servizio, una passione».

Dopo anni di rutti provenienti da Pontida, ne avevamo davvero bisogno.

Pasquale Videtta | @pasqualevidetta


From Pontida to Laura Boldrini

I've never been kind with SEL, even though I've been a part of it for two years.

I've never saved critics or contestations towards the direction group, not always open to listening the activists and in some cases deaf and blind to the requests of change (an example of which are the administrative elections in Naples). However, we must give credit to Nichi Vendola, in spite of the limitations of the primaries for SEL's MPs (the blocked list reserved to a few directors should have been avoided), of bringing to Parliament a brilliant and transparent figure such as Laura Boldrini. A woman who, even if I might seem rhetorical, has spent a great deal of her life defending the refugees, the last ones.

On Il Messaggero, there's an anecdote on the birth of her candidacy as a member of Parliament. Boldrini was in Greece, this time helping out a black man who had been massacred by Golden Dawn members, a neonazi political formation. It was there that she got the phone call from Nichi Vendola, who wanted to offer her a place in SEL's lists. The Puglia governor, however, almost couldn't say a word because she was so shocked by that story, that she kept him on the phone for ten minutes, accurately telling him about what had happened and her sensations. And then: "Oh, sorry Nichi, did you want to tell me something?".

In her nomination and her speech there was a total break with the past: a fracture in the ways of doing and intending politics, in style and language. No party people anymore, no old names, no more Finocchiaro or Franceschini (the names that were circulating until a couple of days ago: the presence of M5S has surely had an influence on the change of trajectory), no more people outside the world who have never known social pain, but a representative of the world of associations and not for profit organizations, away from what might be defined as a caste, continuously working in humanitary missions in countries like Afghanistan, Pakistan, Iraq, Iran, Sudan, Caucasian area, Angola and Rwanda, which have allowed her to live first hand poverty, suffering, and everyone's difficulties.

No more bunga bunga, no more insults against the Law, no more racist slurs against immigrants. No, not anymore. No more "I wouldn't want to see a tanned president in 5 years and a month", "In a civil country you can't let some bingo-bongos who just got down the trees actually vote", "Let them go back to the desert to talk with cammels, or in the jungle with the monkeys", all words by Calderoli, the "Just think if we told our grandparents that we them take Christmas carols away because of a band of damned islamic people", "We're going to kick the illegal immigrants butts one thousand times with the Bossi-Fini law" by Borghezio, no more middle fingers by Bossi, but the word "rights" (the most pronounces, seven times, except for the common terms of our vocabulary), the beauty of language, the sensibility, listening, the person in her essence and the suffering at the center of the political action.

Pasquale Videtta | @pasqualevidetta

martedì 19 marzo 2013

La #BuonaItalia (forse @Bill_Emmott aveva ragione)



Il giorno dopo le elezioni mi dissi molto delusa riguardo il risultato del voto. Credevo che davanti a me si prospettasse uno scenario politico non in grado di difendere i diritti che questo paese da tanto richiedeva e di cui aveva estremamente bisogno.

Eppure pochi giorni fa, con l’elezione di due persone di altissimo profilo morale e civico quali Laura Boldrini e Piero Grasso, si è acceso in me un qualcosa: e se Bill Emmott avesse ragione? Se il momento di porre la parola “the End” non fosse ancora arrivato e la “buona Italia” avesse ancora la possibilità di riscattarsi?

Durante il weekend, riflettendo sull’accaduto, mi sono venute in mente tante storie.

C’è la storia di Massimo, imprenditore vicentino impegnato nel settore tessile, costretto suo malgrado a licenziare 10 dei suoi dipendenti per non far fallire la sua piccola azienda attanagliata dalla crisi. Sul luogo di lavoro Massimo considerava tutti come fratelli, avendo lavorato al loro fianco per ben 12 anni. Oggi, solo il sorriso della figlia Marianna, 7 anni, riesce a togliergli dalla testa la disperazione comparsa sul viso dei suoi dipendenti quando diede loro la notizia del licenziamento.

Penso a Karim, nato a Roma nel 1995 e figlio dell’Italia multietnica di nuova generazione, essendo nato da una coppia di egiziani residenti in Italia da tantissimi anni. Dopo essersi diplomato al liceo Righi, Marco ha fatto richiesta per avere la cittadinanza italiana. Il mese scorso ha compiuto 18 anni, ma ancora il suo paese non lo considera a tutti gli effetti un cittadino italiano. E’ un grande fan di Luigi Mastrangelo, vorrebbe giocare nella nazionale di pallavolo e regalare al suo paese una medaglia, ma il non possedere la cittadinanza italiana rimane un ostacolo per la realizzazione del suo sogno.

Il mio pensiero va poi a Silvia, una ragazza di 25 anni laureata in Fisica con 110 e lode che si è vista costretta a lasciare la Sardegna, una delle regioni col più alto tasso di disoccupazione del paese. Oggi lavora in Svizzera e mentre spera di poter mettere le proprie conoscenze a disposizione della propria isola, osserva sognante la bandiera dei quattro mori appesa sopra la scrivania della sua camera a Ginevra.

Mi viene in mente Giovanni, operaio 62enne di Modena. Giovanni ha due figlie, entrambe vanno all’università, una di loro vorrebbe partire all’estero per frequentare un Master alla LSE. Oggi Giovanni non sa come spiegare che non riuscirà più a pagar loro le rate per i loro studi poiché il Governo, dopo 36 anni di contributi pagati e 4 di mobilità, ha deciso di etichettarlo come esodato, non dandogli il diritto di ricevere una pensione dopo aver svolto per una vita il suo lavoro.

Penso a Claudia, studentessa in Ingegneria nell’Università di Palermo. I successi nello studio mai potranno riempire quel vuoto creatosi tre anni fa, quando una serie di colpi d’ arma da fuoco raggiunsero “per errore” suo padre, causandone la morte alla sola età di 53 anni. Da allora, è entrata a far parte dell’associazione Libera e si impegna per dare, nel suo piccolo, un futuro alla sua regione.

Annamaria, invece, è un’ insegnante di italiano, storia e geografia in una scuola media lombarda. Ha tre classi, per un totale di 76 alunni. Ogni giorno si reca a lavoro felice di fare quello che ha sempre sognato fin da piccola: formare le generazioni del futuro. Neppure l’ingratitudine di alcuni esponenti politici nei confronti del suo lavoro riesce a toglierle l’orgoglio di esser parte di quella fondamentale istituzione italiana che è la scuola pubblica.

Infine, c’è la storia di Amina, cittadina eritrea. Amina ha una figlia di 2 anni, Amal, un nome arabo che ha il significato di “speranza”. Amina ha scelto questo nome mossa proprio dalla speranza di dare a sua figlia la possibilità di vivere in un paese libero dalle guerre civili, dai soprusi e dalla violenza. Ha speso quei pochi soldi che aveva per arrivare in Libia e imbarcarsi per l’Italia, ma a largo delle coste di Lampedusa la nave è stata intercettata dalle autorità italiane, le quali hanno riaccompagnato Amina, Amal e altre 200 persone verso Tripoli contro la loro volontà e senza dar loro la possibilità di presentare una richiesta d’asilo così come richiede il diritto internazionale.

Perché vi ho raccontato tutte queste storie?  Ebbene, perché sabato pomeriggio, in quelle due aule del Parlamento, la mia storia e quella di queste persone si sono intrecciate.
Tutti quanti abbiamo ascoltato i discorsi dei nuovi Presidenti della Camera e del Senato e abbiamo visto in loro la “buona Italia”, quella che con orgoglio rivendica la difesa dei diritti delle persone che, per un attimo o per una vita, hanno lasciato in Italia una storia da raccontare.
In tutti quanti noi riprendeva vigore quel sogno di un’Italia migliore, un’Italia emozionante da raccontare ai propri figli e ai propri nipoti, un’Italia di cui vantarsi all’estero, perché simbolo di onestà, impegno civile e aiuto verso chi più ne ha bisogno.

Tutti noi, guardando i visi commossi di Laura Boldrini e Pietro Grasso mentre enunciavano quelle fortissime parole in difesa dei diritti, ci siamo sentiti rassicurati, protetti.
Tutti noi, in attesa di vedere quelle parole prender forma all’interno dell’ordinamento italiano, ci auguriamo che esse, durante quegli attimi intensi, abbiano raggiunto il più ampio numero di parlamentari possibili, affinché essi possano svolgere il lavoro che i cittadini hanno loro affidato: darci l’emozione di credere veramente che un futuro migliore, in Italia, sia possibile.

Veronica Orrù | @verocrok


The Good Italy (maybe Bill Emmott was right)

The day after the elections I declared myself very disappointed by the result of the vote. I believed that in front of me would unfold a political scenario unable to defend the rights this country had been asking for such a long time, and that are desperately needed.

And still the other day, with the election of two people of great moral and civic profile such as Laura Boldrini and Piero Grasso, something lit inside of me: what if Bill Emmott was right? What if the time to say "the End" isn't here yet and "good Italy" still has the possibility to save itself?

During the weekend, thinking about what happened, many stories came to my mind. There's the story of Massimo, an entrepreneur from Vicenza who works in the textile field, forced to fire 10 of his employees in order to not let his small company fail in the midst of the crisis. At work Massimo considered everyone as his brothers, since he had worked alongside them for 12 years. Today, only the smile of his daughter Marianna, 7 years old, manages to take out of his mind the despair on his employees' faces when he told them he had to fire them.

I think of Karim, born in Rome in 1995 and son of a multiethnic, new generation Italy, born to a couple of Egyptians who have been residing in Italy for many years. After the diploma at the Liceo Righi, Marco has requested the Italian citizenship. Last month he turned 18, but his country still doesn't consider him an Italian citizen at all effects. He's a great fan of Luigi Mastrangelo, he'd like to play in the national volley team and give his country a medal, but not having the Italian citizenship remains an obstacle for the realization of his dream.

My thoughts go to Silvia, a 25 year old girl with a diploma in Physics, 110 cum laude, who has been forced to leave Sardinia, one of the regions with the highest unemployment rate in the country. Today she works in Switzerland and whilke she hopes to put her knowledge to good work in her island, she looks dreaming at the four mores flag over the desk in her Geneve room.

Giovanni comes to my mind, a 62 year old worker from Modena. Giovanni has two daughters, both go to the university, one of them would like to go abroad to get a Master at LSE. Today Giovanni doesn't know how to explain that he won't be able to pay their fees because the Government, after 36 years of paid contributions and 4 in mobility, has decided to label him as "esodato", not giving him the right to receive a pension after working his entire life.

I think of Claudia, student of Engineering at the University of Palermo. The successes in her studies will never be able to fill the void created three years ago, when a few bullets reached her father by mistake, causing his death at only 53. Since then, she entered the association Libera, and works to give a future to her region.

Annamaria is an Italian, History and Geography teacher in a middle school of Lombardy. She has three classes, for a total of 74 pupils. Every day she goes to work happy of doing what she's always dreamed of, since she was a little girl: forming tomorrow's generations. Not even the ingratitude of some political exponents toward her work manages to take away the pride of being part of that fundamental institution that is the public school.

Finally there's the story of Amina, who has a 2 year old daughter, Amal, an Arabic name that means "hope". Amina has chosen this name with the hope to give her daughter the possibility to live in a country free from civil war, violence and abuse. She spent the little money she had to get to Lybia and embark for Italy, but near Lampedusa the boat was intercepted by the Italian authorities, who have accompanied Amina, Amal and other 200 people towards Tripoli, against their will, and without giving them the possibility to present asilum request, as guaranteed by international right.

Why have I told you all these stories? Well, because on Saturday afternoon, in those two Parliament rooms, my story and that of these people have intersected.

Veronica Orrù | @verocrok

La Sinistra torna in #Parlamento (ma nessuno ne parla)



Mentre i grandi media s'affannano a rincorrere apriscatole e altre perversioni fanatiche grilline; ad osservare le facce tristi dei montiani, la Santanché che arriva in bicicletta a Montecitorio e il baciamano di Casini alla Finocchiaro, è passato sotto silenzio il ritorno della sinistra in Parlamento.

Ebbene sì, con i 45 parlamentari di Sinistra Ecologia Libertà, tante istanze - dai diritti lgbtq alla tutela dell'ambiente, passando per il reddito minimo garantito - ora possono trovare voce nel luogo per eccellenza della nostra democrazia: il Parlamento.

Queste sono le prime 8 proposte di legge depositate oggi da Sinistra Ecologia Libertà nel suo primo giorno di vita parlamentare:

- Legge per riconoscimento della cittadinanza ai bimbi stranieri nati in Italia.
- Legge contro le dimissioni in bianco.
- Legge per la ripubblicizzazione del sistema idrico integrato.
- Legge sull'agricoltura sociale.
- Legge per i matrimoni gay.
- Legge per la tutela del paessaggio e la bellezza del territorio.
- Legge anticorruzione per la modifica art.416 ter codice penale.
- Legge che istituisca anche in Italia il reddito minimo garantito. *

* Il reddito minimo garantito si differenzia dal reddito di cittadinanza (proposto dal M5S) perché il reddito di cittadinanza prevede il pagamento di un reddito prestabilito (1000 euro, secondo le promesse di Grillo) a tutti i cittadini, aldilà se abbiano un impiego o meno. Come capirete, sarebbe molto costoso e quindi improponibile sotto ogni punto di vista (secondo alcuni economisti ci costerebbe 20 punti di PIL!). Il reddito minimo garantito, invece, è uno strumento sociale presente in tutti i Paesi UE (tranne Italia, Grecia e Polonia) che permette, a chi non ha un'occupazione, di avere una soglia minima di reddito (secondo la proposta di SEL, che riprende quella di TILT, la soglia minima sarebbe di 600 euro). SEL ha raccolto le firme per questa proposta di legge, eppure - sui media - è passata l'idea che a fare una proposta del genere fosse stato solo Grillo (che invece parla d'altro e non di reddito minimo garantito). Una evidente stortura del nostro sistema d'informazione, sempre pronto a salire sul carro del vincitore più che interessato a scovare e rendere visibile verità e meriti non sempre visibili ad occhio nudo.

Quelle 8 proposte sopra sono un sogno? No, ma qualcosa che gli si avvicina: la sinistra. Una sinistra degna di tale nome che, tentando di coniugare identità e necessaria esperienza di governo, si è guadagnata l'accesso alle Aule parlamentari. Eppure di tutto questo, sui grandi media, non se ne sente parlare. Interi servizi dei telegiornali o dei talk-show politici interamente dedicati ai "fantastici" grillini, paladini del bene, e neanche un servizio per rendere onore a personaggi come Laura Boldrini, Giorgio Airaudo, Giulio Marcon e tanti/e altri/e eletti di Sel, l'unica formazione di sinistra presente in Parlamento. Sia chiaro, comprendo che il fenomeno grillino sia l'argomento del momento, ma credo che alla fine - una informazione all'altezza - debba concentrarsi di più su proposte e contenuti, più che su polemiche e voyeurismi deprecabili.

In ogni caso, faccio notare che mentre c'è chi si occupa di rimborsi elettorali (i costi della politica vanno comunque ridotti e regolamentati; ma corruzione, evasione e criminalità organizzata sono le vere metastasi del Paese) e dei bicchieri da etichettare col proprio nome, c'è qualcuno - come i parlamentari di SEL - che si concentrano sulla carne viva dei problemi che attanagliano questo Paese. Perché la politica (e quindi il Paese) non può che sopravvivere così. E per fortuna c'è chi, ogni giorno, ci dimostra che no, non sono "tutti uguali". Forse se l'informazione fosse meno infatuata dai fenomeni di turno e più equilibrata, se ne accorgerebbero un po' tutti...

Fabio Nacchio | @NorthernStar88


The Left is back in the Parliament (but nobody talks about it)

As the media hassle trying to find can openers and other Grillo fanatic perversions; seeing the sad faces of the Monti followers, Santanché arriving with a bike at Montecitorio and Casini's hand kissing to Finocchiaro, the return of the Left in the Parliament has gone silent. Well yes, with the 45 parliamentaries of SEL, many instances - from the LGBTQ rights to preservation of the environment, passing throught the minimum guaranteed income - now can find a voice in the place for excellence of our democracy: the Parliament.

These are the first 8 law proposals deposited a few days ago by SEL in its first day of parliamentary life:

- Law for the recognition of citizenship to foreign children born in Italy.
- Law against blank resignations.
- Law for social agriculture.
- Law for gay marriage.
- Law for the preservation of the landscape and the beauty of the territory
- Law against corruption for the change of the art. 416 of the penal code.
- Law that institutes in Italy the minimum guaranteed income*.

*The minimum guaranteed income is different from the citizenship income (proposed by M5S) because the latter means the payment of a pre-established income (1000 euro, according to Grillo's promises) to all citizens, regardless of whether they have a job or not. As you can imagine, it would be extremely expensive and impossible under all points of view, as some economists estimate it would cost us about 20 points of GDP!). The guaranteed minimum income, on the contrary, is a social tool present in all EU countries (except for Italy, Greece and Poland), which allows to those who don't have a job to have a minimum income (according to SEL, who gets inspiration from that of TILT, the minimum amount would be 600 euro). SEL  has gathered the signatures for this law proposal, and yet - on the media - journalists have passed the idea that only Grillo made such a proposal (who actually is talking about something else, not the minimum guaranteed income). An evident distortion of our information system, always ready to get on the winner's side, more than being interested in finding and making truth and merits that are not always visible with the naked eye, evident for all to see.

Are those 8 proposals above a dream? No, but something that goes near: the Left. A left that is worthy of the name, and that - trying to put together identity and necessary government experience - has earned the access to the parliamentary rooms. And yet of all of this, on the big media, you don't hear a word. Whole services of TGs or political talk shows entirely dedicated to the fantastic Grillo followers, bearers of good, and not even one service to honor people like Laura Boldrini, Giorgio Airaudo, Giulio Marcon and many other elected in SEL, the only left wing formation present in the Parliament. Let it be clear, I understand that the Grillo phenomenon is the topic of the moment, but I think that in the end - an information that is worthy of the name - must concentrate on more proposals and contents, more than despicable voyeurisms and discussions.

Anyhow, I'd like to point out that while there is someone who deals with elections refunds (the costs of politics must be reduced and regulated; but corruption, tax evasion and organized crime are the true plagues of our country) and of the plastic cups to label with their names, there is someone - like SEL parliamentaries - who concentrate on the living flesh of the problems that anguish the country. Because politics - and thus the country - can only survive this way. And fortunately there is someone who, every day, proves that no, they aren't all the same. Perhaps if information was less infatuated by the daily phenomenons and more balanced, more people would actually notice...

Fabio Nacchio | @NorthernStar88

lunedì 11 marzo 2013

Il vero problema della Legge sul #conflittointeressi



Il mondo della scienza, da anni, si interroga, litiga, enuncia, cerca di dimostrare e smontare un sogno: la Teoria che finalmente unifichi la relatività generale e la meccanica quantistica. La mia scommessa è che sarà più facile dimostrare una Teoria del Tutto, che scrivere una legge efficace sul conflitto di interessi.

Non voglio essere troppo tecnico, quindi cercherò di spiegare, con un po' di indeterminazione e qualche esempio banalizzante, questo parallelo tra scienza e politica. Chi crede nel Creazionismo, vive su un comodo cuscino dove riesce a spiegarsi praticamente tutto: dalla creazione dell'Universo all'esistenza di certi parlamentari (sono anch'essi creature del Signore, in fondo), mentre chi ha fiducia nella Scienza vive in un conflitto costante di teorie, che aspirano a diventare leggi e che eccelse menti, fin dagli albori della filosofia e della matematica, hanno cercato di concordare tra di loro. Finché non si è arrivato a uno stallo, dato proprio dal fatto che negli ultimi due secoli si è arrivati a poter ragionare e osservare con estrema efficacia sia l'infinitamente grande che l'infinitamente piccolo. Per dirla in breve, ci sono due grossi campi di studio: la Meccanica Quantistica e la Relatività generale. La prima investiga l'infinitamente piccolo e ha capito che elettroni, protoni, neutrini, onde e svariati cervelli umani funzionano in un certo modo; la seconda, si occupa di ciò che è grande, grandissimo, e ha dimostrato che galassie, mondi, sistemi solari, pianeti, stelle e appalti edilizi in Lombardia funzionano secondo altri criteri. Il problema è che le due discipline fanno a cazzotti tra di loro, e quindi si cerca quel qualcosa che sia in grado di accordare il funzionamento del grande con quello del piccolo. E ci sono già ottimi candidati. Ma questa è  - forse - un'altra storia.

Quale è il problema di una Legge sul conflitto di interessi, e perché una premessa così?
In Italia abbiamo bisogno di una qualche legge fisica che ci costringa a concordare il nostro infinitamente piccolo orto, con l'infinitamente grande esigenza di legalità e di garanzie democratiche. E magari qualche pillola per la memoria.

Facciamo un piccolo balzo indietro nel tempo. Tangentopoli. Qualcuno se la ricorda? Bene, ora abbassate le mani e ditemi: chi si ricorda le fiaccolate di solidarietà di fronte al Palazzo di Giustizia a Milano, quando la politica cercava di  stoppare le inchieste del pool? E, un'ultima domanda, qualcuno si ricorda quando è finita l'inchiesta di Tangentopoli?

L'inizio è ben chiaro, ma la fine è sfumata nella memoria. Tant'è che la domanda è stata fatta molte volte anche a Gherardo Colombo. Se si analizza quello che successe durante Mani Pulite, possiamo riassumere la cosa così: è cominciata partendo dai "pesci grossi", è arrivata poi col tempo ai "pesci piccoli". L'infinitamente grande, l'infinitamente piccolo.

Dopo un mese dall'inizio di Tangentopoli, stavamo già tirando monetine a Craxi e facendo fiaccolate, chiedendo legalità. Quando, col tempo, l'inchiesta è arrivata a colpire il piccolo costruttore del piccolo comune, che aveva pagato una tangente di 500 mila lire al piccolo assessore comunale, le fiaccolate di solidarietà sono finite. Anche nella politica di strada, quindi, ciò che funziona per l'immensamente grande, non funziona per l'immensamente piccolo.

Dal punto di vista di un piccolo libero pensatore come me, che non ha tessere di partito, non è sufficiente sentire "Faremo la legge sul conflitto di interessi", e non è scetticismo nei confronti del centrosinistra o mancanza di fiducia a prescindere per Grillo o timore per le luride ingerenze Berlusconiane. No, il mio scetticismo è più antropologico, più radicato nella memoria: chiunque lo faccia, sarà in grado di scrivere una legge contro il conflitto di interessi che valga e sia efficace dal molto grande al molto piccolo?

Quanti elettori hanno l'onestà intellettuale di ammettere che una legge siffatta dovrebbe idealmente colpire non solo la possibilità di accesso alla politica di Berlusconi, ma anche il proprio parente, magari piccolo costruttore che diventa assessore comunale e si scrive un piano regolatore ad hoc?
Ma anche qualsiasi più piccolo favoritismo e clientelarismo celato dietro la scusa dell'amicizia, una scusa che, un poco, sa di cultura mafiosa.

Io ho il timore, circostanziato da quello che in Italia è già successo, che sia un'utopia, che ogni proposta presenterà sempre falle dovute all'importanza di preservare il proprio infinitamente piccolo orto di elettori, ciascuno di essi con il proprio piccolissimo orto di interessi sui quali è auto-indulgente.

Come sempre, spero con tutto il cuore, un giorno, di essere smentito.

Francesco Lanza | @bedrosian


The true problem of the law against the conflict of interests

The world of science, for years, has been interrogating, fighting, enunciating, trying to prove and fulfill a dream: the Theory that finally can unify general relativity and quantum mechanics. My bet is that it will be even easier to prove a Theory of Everything, than write an effective law against the conflict of interests.

I don't want to be too technical, so I'll try to explain, with a bit of indetermination and a few simple examples, this parallel between science and politics. Those who believe in Creationism live on a comfortable pillow where they can explain basically everything: from the creation of the Universe, down to the existence of certain members of Parliament (they are, too, creatures of the Lord), while those who confide in Science live in a constant conflict of theories, which aspire to become laws and that brilliant minds, since the beginnings of philosophy and maths, have tried to agree upon. Until we arrived to a dead end, caused by the fact that during the last two centuries we managed to be able to reason and observe both the infinitely big and the infinitely small. To make a long story short, there are two big areas of studies: Quantum Mechanics and General Relativity. The first investigates the infinitely small and has understood that electrons, protons, neutrinos, waves and several human brains function in a certain way; the second deals with what is big, very big, and has proven that galaxies, worlds, solar systems, planets, stars and building contracts in Lombardy function according to other criteria. The problem is that the two disciplines don't agree, so scientists are trying to find something that is able to armonize the functioning of the very big and the very small. And there already are very good candidates. But that is - perhaps - another story.

What's the problem of a Law on conflict of interests, and why this introduction?

In Italy we need some physical law that constrains us to armonize the very small interests with the infinitely large need for legality and democratic warranties. And maybe some memory pills.

Let's go back in time a little. Tangentopoli. Does anyone remember that one? Well, now tell me: who remembers the solidarity marches in front of the Palace of Justice in Milan, when politics was trying to stop the inquiries of the pool? And one last question, does anyone remember when Tangentopoli actually ended?

The beginning is quite clear, but the ending is a bit faded in memory. So much that the question was made many times to Gherardo Colombo as well. If we analyze what happened during Clean Hands, we can synthetize it like this: it started with the "big catches", and then in time it got to the "small catches". The infinitely big, the infinitely small.

After one month from the beginning of Tangentopoli, we were already throwing coins at Craxi and doing marches, asking for legality. When, in time, the inquiry arrived to hit the small builder of the small town, who had paid a bribe of 500.000 liras to the small town responsible, the solidarity marches ended. So even for street politics, what works for the infinitely big doesn't work for the infinitely small.

From the point of view of a small free thinker such as I am, who doesn't have any affiliation to parties, it's not enough to hear "we'll do a law on the conflict of interests", and it's not about being skeptical towards the left wing or having a lack of trust for Grillo, or being afraid of the dirty Berlusconian interferences. No, my skepticism is rather anthropological, more sunken in the memory: regardless of who will make it, will they be able to write a law against the conflict of interests that is valid and is effective from the very big to the very small?

How many voters have the intellectual honesty to admit that such a law should equally hit not only the possibility of access to politics of Berlusconi, but also their own relatives, maybe a small constructor who becomes comunal responsible and writes himself a regulatory plan?

But also all the small favoritisms and clientelism hidden behind the excuse of friendship, an excuse that smells, at least a bit, of the mafia culture.

I am afraid that, considering what has already happened in Italy, this is impossible to do, that every proposal will always have some holes due to the importance of preserving the infinitely small interests of voters, on which they are extremely auto-indulgent.

As always, I hope that one day I will be proven wrong.

Francesco Lanza | @bedrosian

giovedì 28 febbraio 2013

#Elezioni2013: il #M5S è virale?



Visto il risultato elettorale del Movimento5Stelle mi è venuto in mente una riflessione: perché solo in Italia è venuto fuori una proposta elettorale così forte dalla grande ondata di protesta degli Indignados in Europa e negli Usa? Perchè solo da noi tutta questa energia ha trovato sbocco in un'organizzazione che si è candidata alla guida del paese? Un tema complesso, ma cerchiamo almeno di intraprendere un percorso di riflessione. 

Il collettivo Wu Ming ha pubblicato proprio ieri sul sito di Internazionale un post molto interessante - Il Movimento 5 stelle ha difeso il sistema - in cui si sostiene che proprio M5S sia un elemento conservativo dell'attuale status quo. "L’M5s amministra la mancanza di movimenti radicali in Italia. C’è uno spazio vuoto che l’M5S occupa… per mantenerlo vuoto. (...) Non abbiamo avuto una piazza Tahrir, non abbiamo avuto una Puerta de Sol, non abbiamo avuto una piazza Syntagma. Non abbiamo combattuto come si è combattuto – e in certi casi tuttora si combatte – altrove. Perché? (...) Quando #Occupy ha proposto la separazione tra 1 e 99 per cento della società, si riferiva alla distribuzione della ricchezza, andando dritta al punto della disuguaglianza: l’1 per cento sono i multimilionari. Se lo avesse conosciuto, #Occupy ci avrebbe messo anche Grillo. In Italia, Grillo fa parte dell’1 per cento". Proprio oggi è scomparso Stephane Hessel, che col suo libro, Indignatevi, è stato sicuramente di forte ispirazione.

Da noi c'è stata Piazza San Giovanni per i 5stelle che non è simbolo di una lotta radicale ma la festa auto-celebrativa del passaggio di movimento politico a proposta elettorale / partito. Non si può considerare una vera battaglia rivendicativa, né un raduno puramente movimentista, come erano stati in precedenza i Vday, era campagna elettorale. Anche lo stesso Beppe Grillo a fine 2012 aveva rivendicato come: "Se non ci fossimo noi, ci sarebbe un'Alba Dorata anche in Italia". Si può negare? In Italia l'ascesa di movimenti estrema destra non ha avuto i numeri più rilevanti che ci sono stati in altri paesi, come il partito di Le Pen in Francia e proprio Alba Dorata in Grecia.

Bisogna chiedersi perché in Spagna dopo Puerta del Sol, la maggioranza ha votato ancora i partiti tradizionali con Rajoy in testa. Siamo di fronte ad un grande fraintendimento in Italia. Il Movimento5Stelle non rappresenta tutta la "popolazione degli indignados", ne esprime una parte importante e significativa, ma quella sicuramente più legata alla politica tradizionale e meno ai temi dell'autogestione sociale. Sarebbe interessante sapere quanti tra i suoi elettori siano a conoscenza dei temi di #occupy e di we are 99%. C'è anche chi la pensa diversamente, come Franco Bifo Berardi, filosofo e leader del '77 bolognese, che, in un intervista, vede l'entrata dei cinquestelle come la possibilità di realizzare delle politiche diverse e di frenare le politiche d'austerity dell'Unione Europea, punto di forza di tutti i movimenti indignados del continente. Ammettendo che questo fosse possibile resta una singolarità quella dei famosi grillini nel contesto internazionale.

Tornando a parlare del nostro paese non bisogna dimenticare quello che è successo a Genova nel 2001, che ha di fatto congelato tutto il movimento no-global italiani, relegandolo alla memoria reale di pochi e facendo passare la ricostruzione di un mosaico debole, mentre era l'opposto, e lasciandola solamente alle cronache giudiziarie e agli anniversari. Però il vero specifico italiano ha visto due uomini unirsi per cercare di orientare una parte di questa forza. Il primo, Beppe Grillo, è un volto della tv, prima come comico di grande successo e testimonial, poi come fustigatore dei costumi nei suoi spettacoli teatrali. L'insieme di queste cose gli ha garantito una forte notorietà intergenerazionale.

Nonostante l'ostracismo dalla tv che ha avuto Grillo, in tv alla fine c'è tornato e in maniera forte, e ha scoperto la rete. L'altro è il capo di un agenzia di comunicazione che ha lavorato molto bene con gli strumenti del marketing politico, costruendo un mix fra rete e presenza sul territorio, puntando sui famosi argomenti di pancia, chiamati anti-politica, che hanno garantito una grossa presa su molte persone, sicuramente frustrate dalla situazione economica e dal comportamento degli altri politici italiani. In altri paesi, dove i comportamenti politici sono diversi, i movimenti hanno chiuso totalmente questa possibilità e stanno continuando sulla loro strada. Ora però per l'M5S si apre un'opzione importante, che potrebbe spingere altri paesi ad emularli: il potere in Parlamento. Meglio il "poter fare".

E' uscito un post di Grillo sul suo blog in cui il portavoce dice che m5s non voterà la fiducia ad un governo della coalizione PD-Sel. A leggere i commenti si vede che qualcosa non sta andando come pensava:esplode il dissenso, finora un fantasma sempre rientrato nei ranghi. Pare, leggendo i commenti, che in realtà gli elettori si lamentino che, ora che i loro rappresentanti sono in Parlamento, possono fare quelle riforme per cui hanno lavorato e votato. Inoltre loro non sono stati consultati via web in questa decisione, cosa che sembrava essere prassi consolidata per il movimento. Forse a questo punto potrebbe accadere quello che i Wu Ming auspicavano nel loro post: il cortocircuito. Praticamente i deputati e senatori dell'M5S dovrebbero rispettare i loro elettori, che chiedono un accordo o aprire una consultazione via web, e non ascoltare il loro portavoce. In teoria e in prassi sarebbe la soluzione più congeniale e giusta, però non sappiamo quali siano i reali rapporti di forza all'interno di questo soggetto politico. Certo però se uno vale uno...stiamo a vedere.

Simone Corami | @psymonic


Is the 5 Star Movement viral?

Given the elections result of the 5 Star Movement I've been doing some thinking: why is it that only in Italy there has been an elections proposal so strong from the great wave of protests of Indignados in Europe and the USA? Why is it that only here this energy has found its exit in an organization that candidated to guide the country? A complex topic, but let's try at least to start a thinking path.

The Wu Ming collective has published the other day on the website of Internazionale a very interesting post - the 5 Star Movement has actually protected the system - in which they sustain that M5S itself is a conservative element of the current status quo. "The M5S administrates the lack of radical movements in Italy. There's an empty space which the M5S occupies... in order to maintain it empty. (...) We didn't have Tahrir Square, we didn't have a Puerta del Sol, we didn't have a Syntagma Square. We didn't fight the way others fought - and in some cases still do - elsewhere. Why? (...) When Occupy proposed the separation between 1 and 99% of the society, they referred to the distribution of wealth, going straight to the main point of the inequality: that 1% is made of multimillionaires. If they had known him, Occupy would have also put Grillo in the count. In Italy, Grillo is part of the 1%." Today Stephane Hessel died, a man who has been extremely inspirational thanks to his book "Time for outrage!".

We've had Piazza San Giovanni for the M5S, which isn't a symbol of radical fight but the autocelebrative party of the evolution of a political movement to elections proposal/political party. It can't be considered as a true revendication battle, nor a purely movement gathering, as the Vdays had been before, it was elections campaign. Even Beppe Grillo himself at the end of 2012 claimed that "If it weren't for us, we'd have a Golden Dawn in Italy as well". Can it be denied? In Italy the growth of extreme right movements didn't have the most relevant numbers of other countries, such as Le Pen's party in France and Golden Dawn in Greece.

giovedì 21 febbraio 2013

Se 5 stelle vi sembran poche



In questi giorni mi son capitati sotto gli occhi un paio di articoli che mi hanno sinceramente preoccupato. Sia Affari Italiani, sia Giornalettismo hanno pubblicato dei rumors raccolti in ambienti vicini al Partito Democratico che fanno un’analisi dei possibili movimenti elettorali verso il Movimento 5 Stelle, da questa settimana fino al voto.

Pare che da via del Nazzareno siano convinti che tutti i voti che Grillo poteva prendere al Pd li abbia già presi. Se il 5 Stelle dovesse crescere ancora lo farà esclusivamente a scapito del Pdl e della Lega Nord, intaccando il loro consenso e rendendo così più agevole la vittoria del centrosinistra non solo alla Camera, ma anche al Senato.

Rileggendo gli articoli ho notato che non erano firmati e che erano pieni di virgolettati ma non c’era neanche un nome e cognome a cui potessero essere riferiti. Insomma, potevano benissimo essere pezzi costruiti su chiacchiere da bar raccolte qua e là. Invece ho potuto verificare di persona che amici e conoscenti, molto più addentro al Pd di quanto non lo sia io, la pensano allo stesso modo; si sta facendo largo l’idea che, con un po’ più fatica del dovuto e meno vantaggio di quello che ci si poteva attendere, tutto sommato le elezioni siano già vinte e che Grillo, anche se prenderà un sacco di voti, sarà un problema più di Berlusconi che non di Bersani.

Ora, io mi auguro che queste voci trovino conferma lunedì 25, ma a sentir l’aria che tira qualche dubbio mi viene. Al di là delle piazze stracolme (o quasi) ad ogni comizio di Grillo, o della presenza massiccia del Movimento sui social media, è evidente che le proposte di Grillo stanno facendo presa. Il referendum sull’Euro, l’abolizione del finanziamento pubblico ai giornali, la privatizzazione di due canali della Rai, il taglio dei costi della politica e la rinuncia ai rimborsi elettorali sono temi entrati nel dibattito politico. Per non parlare poi degli investimenti sulla banda larga o sulla green economy. Gran parte dei temi sollevati da Grillo sono presenti anche nel programma del centrosinistra, e non da oggi; alcune cose sono delle proposte su cui fare delle riflessioni, tante altre sono semplicemente sparate populiste irrealizzabili (come spiega bene Stefano Feltri su Il Fatto Quotidiano).

Se fossi in Pierluigi Bersani lascerei da parte la calcolatrice ed eviterei di mettermi a fare il toto ministri, come se tutto fosse già decisivo. Qualche giorno fa Francesco Costa su Il Sole 24 Ore illustrava molto bene come in Italia i voti in movimento da uno schieramento all’altro siano molto pochi. Esistono molti indecisi, che però non sono tali nel senso che non sanno per chi votare, ma non sanno se andare a votare per chi vorrebbero. In quest’ottica, il fatto che a una settimana dal voto ci sia ancora oltre il 30% dell’elettorato potenziale che si dice indeciso può rappresentare un’insidia per il centrosinistra perché temo che molti di quegli elettori non sanno bene se non fidarsi di nessuno o di chi promette di far saltare il banco.

C’è anche un precedente che dovrebbe far pensare. Nel 2008 tutti i sondaggisti quotavano la Lega Nord intorno al 4%. Quando si scrutinarono le schede però i voti raddoppiarono e il partito di Bossi chiuse al 8,3%. Quelli che però oggi possono sembrare “tatticismi”, domani diventeranno nodi politici da sciogliere. Come si relazionerà il futuro governo con il secondo movimento politico del paese? Avrà il coraggio, e i numeri, per fare da subito delle scelte significative e popolari come la riduzione dei costi della politica, o una modifica seria della legge elettorale e del conflitto di interessi? Metterà in agenda una riforma del mercato del lavoro, o trovare le tutele necessarie per i tanti lavoratori esodati? Riuscirà a vincere le  resistenze delle tante forze politiche contrarie all’istituzione di diritti civili che in altri paesi occidentali sono all’ordine del giorno da anni?

Se lo farà, non solo accrescerà il consenso nel Paese ma metterà i parlamentari grillini di fronte a una scelta. Se essere fedeli ai loro elettori e ai loro programmi oppure a chi li ha candidati. Scelta che potrebbe rivelarsi molto scomoda e che metterebbe a nudo il populismo a 5 Stelle.

Jacopo Suppo | @jacoposuppo


If 5 stars aren't enough

About a month away from the vote, the elections campaign has given us two revivals I personally didn't miss. The first, the most obvious, is the Berlusconi 16:9. According to the calculations of La Stampa a few days ago, from the Christmas vacations until last week, Berlusconi has been on air for 63 hours, a little more than Monti and a lot more than Bersani.

Yet another descent on the field that this time has the declared goal of "making the country impossible to rule", as Berlusconi himself has states. A sense of responsibility directly proportional to his height.

The second return, this time in the field of center-left, is of the "useful vote". It seems that there have been contacts between PD and Ingroia in order to find an agreement in Lombardia, Veneto, Campania and Sicily regarding the lists at the Senate.

The picture seems pretty simple to me. PD and SEL are the only ones that in these elections are running to win. The others run either to represent a part (center right), or to give voice to all the insatisfactions of Italy (Grillo), or to try to be determinant in the composition of the future Parliament majority (Monti). It's still unclear why Ingroia is running. His initial idea, to give Parliament representance to movements, to associations and to a whole series of civic sobjects that are often at the sides of official politics, had a logic, a political dignity but most of all I thought it would be a winner at an elections level.

Too bad that in a matter of weeks the inspirators of this elections cartel have been set aside by the various Di Pietro, Ferrero, Diliberto and company, transforming Civil Revolution in a group of weirdos that would make you miss the disappeared "Sinistra Arcobaleno". The only goal remained to the ex judge of Palermo is to break the balls to Bersani and Vendola, hoping that in Campania and Sicily they will get enough votes so there will be no majority at the Senate. The same tactic used by Berlusconi who has recovered the Northern League in order to get some votes in Lombardia and Veneto.

Now, there's no agreement or appeal for a useful vote that will work here. It would be a mistake to panic and throw away all the work done so far by only showing the tactic or the numbers that never truly work out.

Here we can only make the voters understand that, with all the defects and also some contradictions, only PD and SEL can guarantee a serious and stable government. Today, only the Italia Bene Comune coalition can guarantee more equity and attention towards who pays taxes and more severity towards who doesn't, or directs capitals abroad, more civil rights for who hasn't got any, more social justice and equality in the labor market. And then green politics, broadband, technological innovation, more generational rechange, more law enforcement, and so on. No useful vote. A responsible vote.

Who wants to be a part of this idea of Italy can choose PD or SEL, hoping in a good result that will allow the coalition to govern without being blackmailed, aware of the fact that it will be no piece of cake. Whoever chooses otherwise is probably content with the current situation.

Jacopo Suppo | @jacoposuppo

venerdì 15 febbraio 2013

10minuticon Giuditta Pini @piccolapini



Abbiamo intervistato Giuditta Pini, esponente dei Giovani Democratici e candidata al Parlamento per il PD.


Innanzitutto abbiamo chiesto a Giuditta come sia nato il suo percorso politico, e da dove è nata la sua voglia di fare politica: si è trattato di una strada intrapresa fin da piccolissima, poi proseguita alle superiori, con la carica di rappresentante della consulta degli studenti, e poi in modo più strutturato nei Giovani Democratici, quando ha iniziato a fare militanza attiva dentro al Partito Democratico.

Il motivo per cui ha deciso di candidarsi alle parlamentarie è stato che c'era un forte desiderio di garantire anche a Modena la possibilità di parlare di certi temi, come i diritti civili, la riforma del lavoro, il precariato: per questa ragione è stato fatto un appello, firmato da più di 200 persone, per chiederle di candidarsi.

All'epoca delle dichiarazioni omofobe di Giovanardi avevamo intervistato Giuditta a proposito di diritti civili: abbiamo quindi chiesto quali altre istanze ha intenzione di portare in Parlamento. A suo avviso si parla molto di Europa, ma in realtà in Italia non abbiamo gli stessi diritti che hanno gli altri cittadini europei: dobbiamo pensare al diritto all'istruzione, e a quei 50.000 ragazzi che hanno deciso di non immatricolarsi all'università quest'anno, il diritto al lavoro, e a quei 5 milioni di lavoratori senza alcun diritto di maternità, malattia, etc. Dobbiamo pensare al diritto alla salute, e alle migliaia di coppie costrette ad andare all'estero per avere un figlio, al diritto alla felicità, e a quelle coppie che non possono sposarsi nonostante lo desiderino, oppure il diritto di scegliere del proprio fine vita: chi dice che questi diritti non siano importanti sta omettendo un pezzo fondamentale della società, e non si tratta di qualcosa di secondario.

Per quanto riguarda il terremoto in Emilia Romagna, i Giovani Democratici sono stati subito molto attivi sul territorio, specialmente nel comune di Camposanto, dove la Protezione Civile non è arrivata subito. Per quasi due mesi i giovani dei GD hanno gestito una palestra con 180 sfollati, aiutati dai Giovani Mussulmani e altre piccole associazioni in zona. Si è riusciti, nonostante le circostanze tragiche, a costruire un senso di comunità, in cui tutti mettevano a disposizione le proprie conoscenze e capacità.

Attualmente gran parte dei lavori sono ripartiti, anche se nei centri storici ancora si sta valutando, insieme all Sovrintendenza dei Beni Artistici, quale sia il modo migliore per ricostruire. Si è dovuto fare tutto da zero, anche se poi fortunatamente si è riusciti a fare arrivare il 100% del rimborso per la ricostruzione, nonostante Monti, la Lega e il PDL avessero votato contro. Le procedure ci sono, i soldi anche, bisogna iniziare. L'idea è di fare urgentemente anche una legge quadro per la catastrofi naturali, perché non è accettabile che qualsiasi frana, alluvione o terremoto sia un'emergenza in Italia, anche perché accadono ogni 6 mesi circa.

Matteo Renzi ha introdotto il mantra della rottamazione nel PD, e nello scenario politico italiano, un tema che non era mai stato toccato nel dibattito nazionale. Secondo Giuditta i modi e i temi non erano adatti alla situazione, anche perché il semplice "essere giovane" non è un merito, ma una fase transitoria della propria vita. Renzi ha sicuramente il merito di essersi fatto portavoce di una voglia di cambiamento, di rinnovamento dei visi e delle idee, nonché delle proposte: ma cita Bersani, secondo il quale "le foglie nuove nascono dai rami vecchi". Questa ventata d'aria fresca si è concretizzata nelle primarie parlamentari, che hanno visto un rinnovamento quasi totale dei candidati, la maggior parte dei quali sono giovani o molto giovani.

Abbiamo chiesto a Giuditta se sia renziana o bersaniana: quando c'erano le primarie era bersaniana, ma ora è del PD. Fortunatamente dopo il 3 Dicembre non si sono create correnti all'interno del partito, e si è tornati ad essere tutti insieme. Le vecchie correnti non stavano più in piedi, ma finalmente è nato il PD, un partito coeso: ci saranno sempre delle visioni differenti riguardo a certe tematiche, ma l'importante è che la meta sia la stessa.

Abbiamo parlato anche di rapporto col territorio, l'influenza che la sua provenienza dai GD avrà sulla sua carriera politica e molto altro: per cui vi invito a visionare l'intervista integrale, molto più ricca di questa mia breve sintesi!

Maria Petrescu | @sednonsatiata


10minuteswith Giuditta Pini

We interviewed Giuditta Pini, candidate at the Parlaiment for the Democratic Party, and member of the Young Democrats.

First of all we asked Giuditta how she started her political activity: shows the candidates to elections that have a Twitter account: from the application interface it is possible to send tweets to any candidate and see some aspects of their political position, such as the party they belong to.

We asked what the current situation regarding open data and civic hacking is in Italy: it is surely a very stimulating situation, because there haven't been any important results at a national level, which leaves space to doing much better. At the same time no datasets that are truly useful have been released, and often they're not even updated.

The data is released by the administrations in a easily readable format: the task of the civi hacker is to take the data and feed it to the machines, or write programs that use that data. Unfortunately both datasets and civic hackers are lacking, even though inside Spaghetti Open Data and Open Coesione there are many people who are doing their best to make a difference.

The ideal situation as for the transparency of the PA and the availability of open data would be to have regularly updated data, based on the frequency with which the data is collected: of course this requires a lot of work, and a place where you can easily find them and - why not - more colleagues to work with in order to get useful information out of them.

Alessio believes there is a tendency to say that data has a sense: data doesn't have any sense by itself, you need to read it and give an interpretation. Civic hackers are people who do a great fantasy work in order to understand how to use raw data, to make apps or get insights. There are already quite a few good examples, such as the app that gives an alert whenever you enter high risk neighborhoods, or the app that allows citizens to report problems with streets or urban decor.

In Italy there is also another problem, which is the randomness of data: they are released under several formats or subformats, which makes it difficult to normalize it. It becomes a huge task for the civic hacker, which is why it would be a great idea to introduce some laws regarding open data: for example, the PA should have to release a minimum number of datasets in a given format, and keep them updated, so that apps can be built upon them. Currently none of this has any legislation.

Open data represent an important tool of democracy and direct control, as Alberto Cottica has stated: getting in touch with political representatives, having in depth insights on the efficiency of the PA, the safety of the neighborhood, and even the efficiency of ambulances.

Of course, I invite you to view the full interview, much richer than my brief synthesis.

Maria Petrescu | @sednonsatiata

mercoledì 9 gennaio 2013

Michele #Misseri e le candidature al #Parlamento



L’importante è che se ne parli. Già, proprio vero, soprattutto in un paese come l’Italia, dove gli elettori hanno elargito consensi là dove le promesse, le candidature e gli approcci erano più estremi, aggressivi, ammiccanti. Negli ultimi vent’anni, l’adagio è stato questo, anche perché la politica si è fatta appendice dell’avanspettacolo, svuotata di contenuto e riempita di forme di retorica più irritanti che altro. 

Luca Sofri su Twitter, proprio ieri, scriveva:
Per capire se sono idee peculiari o slogan vuoti e rituali, pensate al loro opposto: se è implausibile sono slogan vuoti e rituali.

Se fate questo esercizio, scoprirete che in effetti il risultato è per certi versi drammatico.

Assuefatti da questa struttura, in molti non si saranno stupiti, ieri, nel veder uscire sui giornali la notizia di una candidatura improbabile, quella di “zio” Michele Misseri, uno degli indagati per l’omicidio di Sarah Scazzi.

Un comunicato uscito a nome della Lista civica dei Pensionati italiani, e che sottolineava come uno dei personaggi più discussi degli ultimi anni sarebbe stato candidato nella circoscrizione XXI Puglia, accettando di buon grado la proposta.

Il comunicato continuava:

La candidatura è possibile perché il regolamento del Ministero degli Interni impone, al fine della ammissione nelle liste, che tutti i candidati presentino un certificato di iscrizione nelle liste del Comune di appartenenze, un certificato di godimento dei diritti politici ed un certificato penale. Ebbene dal certificato penale del signor Michele Misseri rilasciato qualche giorno fa risulta ‘nulla’. Il noto procedimento penale che ha in corso risulta sui carichi pendenti della Procura ma tale documento non è richiesto per la candidatura e non rileva per la stessa”.

La notizia viene successivamente smentita dall’avvocato dell’uomo e dalla stessa Lista Civica, che prende le distanze dal comunicato (il quale, per inciso, non è stato pubblicato neanche sul sito Internet ufficiale). La domanda, quindi, resta: chi ha inviato il comunicato? E perché?

C’è chi parla di un tentativo di farsi pubblicità da uno dei partiti della coalizione di centrodestra (la Lista dei Pensionati appoggerà il PDL ndr): visto il motto “l’importante è che se ne parli”, non ci sarebbe niente da stupirsi, la Lista Civica è piccola e sicuramente non ha la cassa di risonanza dei partiti maggiori.

Eppure, la stesura del comunicato e i contenuti dello stesso prestano il fianco a una lettura più strutturata, magari involontaria ma senza dubbio interessante: quella che la notizia sia stata artificiosamente costruita per “formare” gli elettori.

Intendiamoci: i più non ci avranno fatto caso, probabilmente l’intento non era così nobile e il tutto si è ridotto a un semplice scherzo. Però, fantasticando che anche questo paese stia diventando maturo partendo dal basso e quindi dagli elettori stessi, immaginando che ci sia la voglia e la volontà di capire i principi kafkiani che si sono insinuati nella gestione della cosa pubblica, ecco:  che la presunta candidatura di Misseri non fosse la vera notizia del comunicato?

Osservate: dopo l’incipit, il testo spiega non tanto i motivi per cui “Zio Michele” avrebbe accettato di correre alle elezioni (cosa plausibile da aspettarsi, visto che non si trova  il legame fra la persona e la funzione) ma come e perché, nonostante il procedimento in atto, un personaggio come Misseri sia candidabile.

Uno dei problemi del Parlamento in questi anni è stato senza dubbio la presenza di personaggi “particolari”, con processi e condanne a carico, talvolta molto gravi. Per questo il governo tecnico di Mario Monti ha provato, coadiuvato dalla sua “strana maggioranza”, a promulgare un disegno di legge che prevedesse l’ineleggibilità per soggetti con pendenze di fronte alla legge. Condannati in via definitiva, ma non indagati.

Per questo è curioso ritrovare in un comunicato bufala la notizia che personaggi come Michele Misseri potrebbero candidarsi a norma di legge, senza che lo Stato stesso ponga un limite. Per certi versi, l’effetto di una secchiata d’acqua per chi si lascia ingannare dall’informazione che utilizza quello che potremmo chiamare il “Teorema della Moschea”. Lo conoscete? Funziona così: un giornale cittadino parla di una moschea da farsi nel centro della città, e il titolo di apertura è “Moschea: un cittadino su tre è contrario”. Il primo impatto che si ha è con la parola “contrario”, l’approccio è quindi da subito negativo; la domanda che però deve seguire è “Ok, ma gli altri due cosa pensano?”. Secondo criteri statistici, bilanciando i dati, il primo sarà a favore e il secondo sarà indifferente: quindi, secondo il titolo, la maggioranza non è a favore ma sicuramente non è contraria.

La notizia falsa della candidatura di Misseri è stato per certi versi un modo per dire ai cittadini che ancora c’è molto da fare per proteggere il Parlamento da figure discutibili che, magari sfruttando clientele e voti sicuri, potrebbero lo stesso arrivare nella “stanza dei bottoni”: e che questa trasformazione può accadere solo se è il corpo elettorale ad indignarsi per simili idee. Una piccola rivoluzione in questa Italia, un Paese che non potrà cambiare se non partendo dalla pressione che l’elettorato opererà sui suoi rappresentanti: quest’energia “migliorativa” non può che nascere dalla consapevolezza che ogni elettore deve avere, di fronte al potere.

Magari non era quello l’obiettivo della bufala, ok: ma sarebbe bello credere che, dopo tanti anni, l’adagio “l’importante è che se ne parli” stia finalmente per andare in pensione, per lasciare il posto a un più salubre “l’importante è fare le cose per bene”.

Francesco Gavatorta | @fRa_gAv


Michele Misseri and the fake candidacy

The important thing is that people talk about it. Indeed, it is true, especially in a country like Italy, where voters have given consensus where promises, candidacies and approaches were most extreme, aggressive, challenging. During the last twenty years, this has been the song, also because politics has become the appendix of showbiz, emptied of content and filled with rethorics that was mostly irritating and nothing more.

Luca Sofri wrote yesterday on Twitter:
In order to understand whether they're peculiar ideas or empty, ritual slogans, just think about their opposite: if they don't make any sense, then they're empty, ritual slogans.

If you do this exercise, you'll discover that the result is somewhat drammatic.

Used to this structure, many of you probably weren't even surprised when you read on the newspapers about an improbable candidacy, that of "uncle" Michele Misseri, one of the suspects investigated for the murder of Sarah Scazzi.

A press release published in name of the List of Italian Retired, underlined how one of the most discussed characters of the last few years would be candidated in the XXI district in Puglia, and accepted the proposal.

The press release continued:

"The candidacy is possible because the rules of the Ministry imposes, in order to be admitted in the lists, that all candidates present a certificate of subscription in the lists of the City they live in, a certificate of political rights and a criminal record. Well, in Mr. Michele Misseri's criminal record, which was released a few days ago, it said 'nothing'. The notorious investigation that is in course is among the pending charges but that document isn't requested for the candidacy and isn't relevant in order to achieve it."

The news was subsequently proven false by the man's lawyer and by the List itself, which took distance from the press release (which, to be fair, wasn't even published on the official Internet website). So the question remains: who sent the press release? And why?

Some talk about an attempt to get some publicity from one of the parties of the center-right coalition (The Retired List will sustain the PdL): since the motto is "the important thing is that they talk about it", there's no reason to be amazed, the List is small and surely it doesn't have the same resonance of the bigger parties.

And yet, the way the prss release was written and its contents would suggest something more structured, perhaps involuntary but still quite interesting: that the news was artificially "built" in order to "educate" voters.

Let's get it straight: the majority probably didn't notice, maybe the intention wasn't so noble and it was all a simple joke. But, if we fantasize that this country is actually growing more mature from the bottom and from voters themselves, immagining that there's the willingness to understand the Kafkian principles that have entered the management of the public administration, here: what if Misseri's candidacy wasn't actually the main point of the press release?

Observe: after the beginning, the text doesn't explain the reasons why Uncle Michele accepted to run for the elections (which is plausible, since you can't find the link between the person and the role), but how and why, in spite of the investigations in course, someone like Misseri could be a candidate.

One of the problems of Parliament this years has been without a doubt the presence of "particular" people, with trials and sentences on their shoulders, sometimes very serious. This is why the technical government of Mario Monti has tried, helped by its "strange majority", to pass a law that would make people who have been condemned ineligible. Condemned, not investigated.

This is why it is curious to find in a fake press release the news that someone like Michele Misseri could be candidated according to the law, without the State posing a true limitation. In some ways, the feeling of a bucket of cold water for those who let themselves fooled by the information that uses what we could call the Theorem of the Mosque. Do you know it? It goes like this: a city newspaper writes about a mosque that should be built in the center of the city, and the title is "Mosque: one citizen out of three is against it". The first impact that you have with the word "against", is that the approach is negative; the question you should be asking, however, is "Ok, but what do the other two think?". According to statistical criteria, balancing the data, the first will be in favor and the second will be indifferent: so, according to the title, the majority isn't in favor but it is certainly not against.

The fake news of Misseri's candidacy was somehow a way to tell citizens that there's still much to do to protect the Parliament from inadequate figures that, by exploiting clientele and sure votes, could arrive in the button room anyway: and that this transformation can only happen if the voters get angry for things like these. One small revolution in this Italy, a country that won't be able to change if not starting from the pressure that the voters will operate on its representatives: this energy can only sprout from the awareness that each voter must have in front of power.

Maybe that wasn't the goal of the hoax, ok: but it would be nice to beleive that, after all these years, the old motto "the important thing is that people talk about it", is ready to go in order to leave place to a healthier "the important thing is to do things right".

Francesco Gavatorta | @fRa_gAv

sabato 27 ottobre 2012

L'#Opinionedeifatti: Verba volant, scripta cadunt



Riflessioni ad alto tasso di THC: io me li immagino quelli che stanno lavorando al Ddl Diffamazione.
Dannati blogger! Li dobbiamo fermare! Quelli sono tanti, scrivono in continuazione, imbrattano ogni angolo del web con le loro riflessioni reazionarie, le loro ricerche, i loro articoli che in pochi secondi ci sputtanano su tutta la rete. 

Bisogna impedirglielo, bisogna intimorirli, bisogna fargli passare la voglia. Come facciamo? Multiamoli! Minacciamo multe per decine di migliaia di euro, anzi, facciamo 100.000 euro di multa tondi tondi, un bel numero altisonante che li terrorizzi come un 11 settembre. Ma quelli poi non hanno i soldi, son tutti poveracci precari che a stento raggiungono la fine del mese.

E se non pagano? Se non pagano li mandiamo in galera! Ma sono tantissimi! Le carceri scoppiano già, dove li mettiamo? Giusto! Allora gli diamo gli arresti domiciliari. Ma non abbiamo i soldi per pagare le guardie, chi ci sta lì a fare picchetto? Bella domanda. Usiamo un qualche sistema elettronico. Non abbiamo una tecnologia del genere, i ricercatori sono tutti scappati all'estero e non abbiamo i soldi per comprare la tecnologia dagli Stati Uniti o dal Giappone.

E comunque, una volta che restano a casa, possono passare ancora più tempo attaccati al PC per scrivere sui loro blog, non avremmo risolto niente. Cristo! E allora togliamogli l'accesso a internet! Inutile, l'etere è pieno di segnali wireless, potrebbero collegarsi a internet usando la connessione di qualcun altro! Ok, allora togliamogli i PC! Figurati, quelli hanno l'iPhone. Ma non erano dei poveracci? Sì, ma i soldi per l'iPhone li trovano. Allora togliamogli anche l'iPhone.

E se questi non vivono da soli? Se stanno ancora a casa coi genitori? Se condividono l'appartamento con altre persone? Non possiamo prendere tutti i PC e tutti gli iPhone che hanno dentro una casa. Sì che possiamo, siamo il Parlamento, facciamo le leggi come cazzo ci pare, no? E no! Perché poi ci andrebbero di mezzo anche gli innocenti, e come lo spieghiamo alla comunità internazionale? Che ci importa della comunità internazionale? Forse che la Cina si mette a dare spiegazioni a qualcuno per quello che fa? No, non gliele dà, ma la Cina è la Cina, quelli fanno 10% di PIL ogni anno, noi no.

Poi i Mercati si sfiduciano, crollano le vendite di PC e iPhone e siamo al punto di partenza. Reintroduciamo la pena di morte! Sì, vabé, come no. Signori, è tardi, che ne dite se andiamo a fare un aperitivo? Aperitivo! Aperitivo! Aperitivo! Ok, tutti d'accordo, ai blogger ci pensiamo un'altra volta.

Lo spettro della censura sui blog aleggia da quando i blog esistono, eppure siamo ancora qui a scrivere, forse perché qualcuno, alla fine, si è sempre reso conto che impedire ad un blogger di fare il blogger è fattibile, ma impedirlo a tutti è del tutto impossibile. Quello che infastidisce è che in un Paese come l'Italia, nel 2012, si continui a vedere un problema non in chi il problema lo causa, ma in chi lo denuncia, perché le parole continuano a ledere l'onore più di quanto non lo faccia compiere un reato. Allora la soluzione quale diventa? Trasformare la parola in un reato.

Come riuscirci? Aspetto di scoprirlo.
Intanto siamo tutti liberi di avere la nostra opinione e di tenercela per noi.

Grazie, Onorevoli.

Gaspare Bitetto | @waxenit


Verba volant, scripta cadunt

I try to imagine those who work at the DDL Defamation.

Damned bloggers! We need to stop them! They're many, they write constantly write, they fill every corner of the web with their reactionary articles, their researches, their posts that in a few seconds make us look stupid on the entire web.

We need to keep them from writing, we need to frighten them, eliminate that desire in them. How do we do it? Let's fine them! Let's threaten fines for tens of thousands of euro, let's make it 100.000 euro, nice and round, a nice big number that terrorizes them like 9/11. But they don't have the money, they're all poor workers who barely make it to the end of the month.

What if they don't pay? If they don't pay we'll send them to jail! But they're so many! Prisons already spill out, where are we going to put them? Right! Well, in that case let's give them house arrest! But we don't have enough money to pay the guards, who's going to control them? Good question. Let's use some electronic system. We don't have the technology, the researchers have all gone abroad and we don't have the money to buy the technology from the USA or Japan.

And anyway, once they're at home, they can spend even more time at the computer to write on their blogs, and we wouldn't have solved anything. Damn! Then let's take Internet away from them! It's useless, the air is full of wireless signals, they could connect to the Internet by using someone else's connection. Ok, then let's take their computers away from them! Yeah, right, they all have iPhones. But weren't they poor? Yes, but they manage to find the money for the iPhone. Then let's take the iPhone away from them as well.

What if they don't live alone? What if they still live with their parents? What if they share the apartment with other people? We can't take away all the computers and iPhones inside a home. Yes we can, we're the Parliament, we write the law as we like it, right? Well, no! Because the innocent would also be damaged, and then how do we explain it to the international community? What do we care about the international community? Perhaps China gives explanations to someone about what happens inside the country? No, they don't, but China is China, those actually manage to make a 10% growth on their GIP every year, we don't.

Then the markets panic, the computer and iPhones sales collapse and we're at the starting point all over again. Let's reintroduce the death penalty! Yeah, right, whatever. Gentlement, it's late, why don't we go have some drinks? Drinks! Drinks! Drinks! Ok, we're all set, we'll think about bloggers some other time.

The ghost of blog censorship has existed since the blogs were born, and yet we're all still here writing, perhaps because someone in the end has always realised that keeping a blogger from being a blogger is doable, but doing it to each and every one is absolutely impossible. What is very annoying is that in a country like Italy, in 2012, they still continue to see a problem not in those who cause a problem, but in those who talk about it, because words continue to damage honor more than any crime. Then what is the solution? Transforming words into crime.

How to do it? I'm still waiting to find out.
In the meanwhile we're all free to have our opinions and keep them for ourselves.

Thank you, Honorables.

Gaspare Bitetto | @waxenit

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