▼ Il tweet del giorno
Berlusconi: "Presidente della Convenzione? Solo una battuta". Come quando prometteva un milione di posti di lavoro ed il rimborso dell'IMU.
— Il Triste Mietitore (@TristeMietitore) 08 maggio 2013
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mercoledì 8 maggio 2013
Dal @pdnetwork a una nuova #Sinistra?
Parlando con conoscenti vari in queste settimane sono rimasto con una sensazione di dubbio. La gente ha rinunciato a sperare in una sinistra possibile?
Dopo l'entusiasmo del momento primarie nelle immediate ore successive all'ultima tornata elettorale è seguito il disastro, quello a cui tutti abbiamo assistito. La strategia di Bersani, avanti tutta con il paraocchi senza badare minimamente a quel che la base gridava. L'inefficacia di un dialogo con il movimento 5 stelle (forse impossibile, ma comunque studiato strategicamente male). L'impasse per il Quirinale, con la clamorosa sfiducia a Romano Prodi, padre del PD. Il picche di SEL. Le conseguenti e ovvie, ma tardive, dimissioni di Bersani e della sua segreteria. La riapertura di vecchie e nuove faide interne alle rovine del partito.
Tutto questo nel giro di due mesi. I due mesi più duri per quella che poteva e doveva essere la nuova sinistra, riformatrice, aperta e proiettata in avanti di cui tanto nei mesi passati ci avevano parlato.
Nulla di fatto. O meglio, tutto da rifare. Con l'avvicinarsi di assemblea e apertura dei lavori di un congresso (che ancora non si capisce bene come sarà strutturato), con l'incertezza di una spada che pende minacciosa sullo strumento delle primarie, con l'intricata matassa delle correnti, vecchie e nuove che si dimenano nel grembo del corpo ferito del PD non è impossibile immaginare, anzi, certificare, una mancanza di fiducia, una rassegnazione da parte della base, dei militanti, dei circoli (occupati in molte parti del paese) che si sono sentiti abbandonati.
Come scrivevo in apertura, parlando con alcuni conoscenti del futuro del PD, e della sinistra in generale, ho riscontrato nelle loro parole una perdita di priorità nelle questioni della rifondazione (perché di questo si tratterà) del partito. Al contrario invece, l'apertura al tentativo Letta, pur se in alleanza con l'acerrimo nemico, ha ricevuto consensi, seppur rassegnati, ma di fatto come ha detto uno dei miei interlocutori, ad un certo momento bisogna pur fare di necessità virtù.
Chi vi scrive è tra quelli (e penso siano molti) che credono che arrivati a questo punto quello del governo appena nato fosse l'unico cammino percorribile per cercare di preparare, si spera per davvero, la strada a quella che sarà la terza Repubblica, una terza Repubblica che ad oggi stenta a decollare proprio per la mancanza di nuove fondamenta (riforme in primis) su cui sorgere. Ma non di meno invoca la rinascita di una sinistra e di un Partito Democratico veramente moderno, libero da personalismi, vecchie logiche, e svincolato dalla violenta e cieca battaglia interna tra le correnti che portano solo malanno.
Non vacillo sulla speranza, non mi rassegno all'impossibilità di una nuova sinistra. Ma sento tutt'attorno venir meno quel senso di sostegno, di appartenenza dell'elettorato che è poi il cemento con cui consolidare il tutto. Mi aspetto dunque che tra le priorità dei prossimi lavori venga messo in primo piano l'ascolto e il dialogo con chi nel PD ci ha creduto, lo ha sostenuto, noi. La base.
Le prossime settimane, i prossimi mesi ci diranno se la lezione sarà stata finalmente imparata e le voci ascoltate. Se così non fosse dubito che in futuro molti si affanneranno nel tentativo di cementare le crepe.
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
From the PD to a new Left wing?
I wrote it in an article a few weeks ago: the PD, sooner or later, had to come to terms with its confused, indefinite, sometimes irritating identity. And it happened. But in the worst of ways: during the votation for the President of the Republic. And to kill the party wasn't just the Renzi area, but also the Bersani area.
But something happened that was even worse than the eternal clash between ex demochristians and ex communists: in an extremely difficult socio-economical-democratical momento for the country, the PD has divided itself into various currents - all fighting each other - which, closed in the dark rooms of the palace, have "burnt" Marini and betrayed Prodi - the founder of the PD, its most authoritative exponent - just to avoid letting the opposite side win. All of this, regardless of the problems of the country, regardless of the desires of the voters - who invoked the election of Stefano Rodotà - and even regardless of the loyal ally, that SEL who has been prepared a trap in the attempt to make it appear as the traitor of Prodi, in the attempt to cover up the mistakes.
And it won't be enough to change Bersani with Renzi, or change Finocchiaro with Richetti: what makes the PD inadequate and ready to explode at any time is - I repeat - its confused nature, that slows down its political action, its proposing to the public opinion of programs that can be clearly identified in a conservative or progressist wing.
In the meanwhile SEL has - obviously - shut down the relationships with this PD, more interested in surviving than making itself useful to solve Italy's problems. And Vendola, after saying no to Napolitano and voting Rodotà, has announced a future Rome assembly for the 8th of May, in which to start building a path for a "large, popular, governamental left wing". "Not a new rainbow left", Vendola has made it clear.
I don't know what exactly will be discussed in that meeting, but I am certain of one thing: we need a left without a "center" in front of it, and that doesn't have testimony minorities that are deadly for every political ambition. A secular, modern left wing, antiliberist and ecologist, that can put human rights at the top of its political programs. We need a left that can survive its leaders because the left wing is something much bigger and more noble than the biographies of 2 - 3 political leaders and their parties: the left is the brave voice of despair that is channeled in a fascinating human, and thus political experience. The left is, and must be, property of the people.
The left wing, as I wrote a few weeks ago, has the triple responsibility the right wing has: beyond leading the present, it must immagine and build the future. And it must realize that its defeat is the one of the weakest parts of the population. It must understand that it is a crime to leave them at the hand of the conservative perversions of the right. Because where the left is missing, equality, respect of human rights and respect for the planet we live on lack as well.
We need courage. We need to analyze our consciences. We need to look at ourselves in the mirror: but not only our political leaders: we, simple activists must do the same. And start by asking for honesty, competence and courage. Courage to defend the left wing identity, of course, but also not being afraid of indicating horizons that go beyond the national borders, because the future of our civilization is more and more decided outside of Italy. And I don't only indicate a probable adesion to the European Socialist Party on behalf of SEL or the next political party we'll have, but also an important move in European politics, through political actions that see the environment, jobs and human rights as protagonists in the game. Because Europe was born and was prospered that way, and it's dying because it has forgotten those values.
Left wing, go out in the light of the sun. Don't be afraid of your noble identity or of your people. Your loving assemblies are passional hugs to life and democracy. The future is yours.
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
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domenica 21 aprile 2013
#Comizidamore: dalle ceneri del @pdnetwork, una nuova Sinistra italiana ed europea #napolitanobis
Lo scrivevo in un articolo di qualche settimana fa: il PD, prima o poi, doveva fare i conti con la propria identità confusa, indefinita, a tratti irritante. E ciò è avvenuto. Ma nel modo peggiore: durante le votazioni per il Presidente della Repubblica. E ad "uccidere" il partito non è stata solo l'area renziana, ma anche quella bersaniana.
Ma è accaduto un qualcosa di molto peggiore dell'eterno scontro tra ex democristiani ed ex comunisti: in un momento socio-economico-democratico difficilissimo per il Paese, il PD si è diviso in varie correnti - tutte in lotta tra loro - che, chiuse nelle buie stanze del palazzo, hanno "bruciato" Marini e tradito Prodi - il fondatore del PD, il suo più autorevole esponente - pur di non darla vinta alla corrente avversaria. Tutto questo, In barba ai problemi del Paese, in barba al volere dei propri militanti ed elettori - che a gran voce invocavano l'elezione di Stefano Rodotà - in barba anche al leato alleato, quella Sel a cui è stata tesa una trappola indegna, nel meschino tentativo di farla apparire come "traditrice" di Prodi, coprendo così le proprie magagne.
E, badate, non servirà cambiare Bersani con Renzi, o cambiare la Finocchiaro con Richetti: ciò che rende il PD inadeguato e pronto ad esplodere in qualsiasi momento è - ripeto - la sua natura confusa, che frena la sua azione politica, il suo proporre all'opinione pubblica programmi che si identifichino chiaramente in uno schieramento conservatore o progressista.
Intanto, Sel ha - ovviamente - rotto i rapporti con questo PD, più interessato a sopravvivere che a rendersi utile per risolvere i guai dell'Italia. E Vendola, dopo aver detto di no a Napolitano e aver votato Rodotà, ha annunciato una prossima assemblea romana (per l'8 maggio) in cui iniziare a costruire il percorso per una "sinistra larga, popolare, di governo". "Non una nuova sinistra arcobaleno", ha precisato Vendola.
Non so bene di cosa si discuterà in quell'assemblea, ma sono certo di una cosa: serve una sinistra senza "centro" davanti né che si trascini appresso minoritarismi di testimonianza mortali per ogni ambizione politica e di governo. Una sinistra laica e moderna, antiliberista ed ecologista, che metta i diritti umani in cima ai suoi programmi politici. Serve una sinistra che sopravviva ai suoi dirigenti perché la sinistra è un qualcosa di molto più grande e nobile delle biografie di 2-3 leader politici e dei relativi partiti: la sinistra è la voce coraggiosa della disperazione che si incanala in una affascinante esperienza umana e quindi politica. La sinistra è, e deve essere, di proprietà del popolo.
La sinistra, come scrivevo qualche settimana fa, ha una tripla responsabilità in più rispetto alla destra: oltre a governare il presente, deve immaginare e costruire il futuro. E deve rendersi conto che la sua sconfitta è quella degli strati più deboli ed emarginati della popolazione. Deve capire che è quantomeno delittuoso lasciare costoro in balìa delle perversioni conservatrici della destra. Perché ovunque manchi sinistra, manca l'eguaglianza, il rispetto dei diritti umani e il rispetto verso il pianeta che ci ospita.
Serve coraggio. Servono esami di coscienza. Serve guardarsi in faccia. Ma questo non debbono farlo solo i nostri dirigenti politici: abbiamo il dovere di farlo anche noi semplici militanti. A partire dal chiedere onestà, competenza e coraggio. Coraggio nel difendere l'identità di sinistra, certo, ma anche nel non avere paura di indicare orizzonti che valichino i confini nazionali, perché il futuro della nostra civiltà si decide sempre di più fuori dall'Italia. E con questo non indico solo una probabile adesione al Partito Socialista Europeo da parte di Sel o del prossimo soggetto politico che verrà, ma anche una incisiva sterzata delle politiche europee, attraverso azioni politiche che vedano l'ambiente, il lavoro e i diritti umani farla da padrone. Perché l'Europa è nata e prosperata così, e sta morendo proprio perché ha sotterrato questi valori.
Sinistra, esci fuori, alla luce del sole. Non avere paura né della tua nobile identità né del tuo popolo. I tuoi comizi d'amore sono abbracci passionali alla vita e alla democrazia. Il futuro t'appartiene.
Fabio Nacchio | @NorthernStar88
From the ashes of the PD, a new Italian and European left wing
I wrote it in an article a few weeks ago: the PD, sooner or later, had to come to terms with its confused, indefinite, sometimes irritating identity. And it happened. But in the worst of ways: during the votation for the President of the Republic. And to kill the party wasn't just the Renzi area, but also the Bersani area.
But something happened that was even worse than the eternal clash between ex demochristians and ex communists: in an extremely difficult socio-economical-democratical momento for the country, the PD has divided itself into various currents - all fighting each other - which, closed in the dark rooms of the palace, have "burnt" Marini and betrayed Prodi - the founder of the PD, its most authoritative exponent - just to avoid letting the opposite side win. All of this, regardless of the problems of the country, regardless of the desires of the voters - who invoked the election of Stefano Rodotà - and even regardless of the loyal ally, that SEL who has been prepared a trap in the attempt to make it appear as the traitor of Prodi, in the attempt to cover up the mistakes.
And it won't be enough to change Bersani with Renzi, or change Finocchiaro with Richetti: what makes the PD inadequate and ready to explode at any time is - I repeat - its confused nature, that slows down its political action, its proposing to the public opinion of programs that can be clearly identified in a conservative or progressist wing.
In the meanwhile SEL has - obviously - shut down the relationships with this PD, more interested in surviving than making itself useful to solve Italy's problems. And Vendola, after saying no to Napolitano and voting Rodotà, has announced a future Rome assembly for the 8th of May, in which to start building a path for a "large, popular, governamental left wing". "Not a new rainbow left", Vendola has made it clear.
I don't know what exactly will be discussed in that meeting, but I am certain of one thing: we need a left without a "center" in front of it, and that doesn't have testimony minorities that are deadly for every political ambition. A secular, modern left wing, antiliberist and ecologist, that can put human rights at the top of its political programs. We need a left that can survive its leaders because the left wing is something much bigger and more noble than the biographies of 2 - 3 political leaders and their parties: the left is the brave voice of despair that is channeled in a fascinating human, and thus political experience. The left is, and must be, property of the people.
The left wing, as I wrote a few weeks ago, has the triple responsibility the right wing has: beyond leading the present, it must immagine and build the future. And it must realize that its defeat is the one of the weakest parts of the population. It must understand that it is a crime to leave them at the hand of the conservative perversions of the right. Because where the left is missing, equality, respect of human rights and respect for the planet we live on lack as well.
We need courage. We need to analyze our consciences. We need to look at ourselves in the mirror: but not only our political leaders: we, simple activists must do the same. And start by asking for honesty, competence and courage. Courage to defend the left wing identity, of course, but also not being afraid of indicating horizons that go beyond the national borders, because the future of our civilization is more and more decided outside of Italy. And I don't only indicate a probable adesion to the European Socialist Party on behalf of SEL or the next political party we'll have, but also an important move in European politics, through political actions that see the environment, jobs and human rights as protagonists in the game. Because Europe was born and was prospered that way, and it's dying because it has forgotten those values.
Left wing, go out in the light of the sun. Don't be afraid of your noble identity or of your people. Your loving assemblies are passional hugs to life and democracy. The future is yours.
Fabio Nacchio | @NorthernStar88
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giovedì 11 aprile 2013
Il @pdnetwork, @sinistraelib e il sogno di una sinistra europea
In questi giorni si è molto parlato della probabile, prossima, "fusione" tra Sel e il Pd.
Perché, non nascondiamocelo: questo è un Paese messo come è messo perché negli ultimi vent'anni è mancata la sinistra. La sinistra che c'è stata e che c'è, si è sempre divisa tra quella (finta) riformista e quella elitaria, confusa e irrilevante, la cosiddetta «sinistra estrema». La nascita di SEL ha rotto quello schema e in questi ultimi 2 anni e mezzo abbiamo assistito ad un cambiamento reale: in città come Milano, Cagliari, Rieti, Genova e in regioni come la Puglia, Sel è stata in grado di ribaltare il grande PD e di eleggere a capo di queste città e di quella grande regione del Sud un proprio amministratore.
Ma, alla prova del voto, la sinistra è stata falcidiata: il PD, dato dai sondaggi oltre il 32%, si è ritrovato al 25%, la sinistra fuori dal centrosinistra è definitivamente scomparsa e Sel si è scoperta piccolina: col 3% dei voti (e il relativo spazio mediatico, quasi nullo) non si va molto avanti e non si riesce, pur con tutta la buona volontà, a raccogliere il necessario consenso utile ai grandi cambiamenti di cui necessita questo Paese. Stesso discorso vale per il PD: con una natura così incerta e destabilizzante, con una dirigenza così spaccata e spesso inaffidabile, non si fa il bene della sinistra e quindi quello del Paese.
Inutile dire che è arrivato il momento delle scelte, è arrivato il momento del coraggio. Ma non è detto che questo cambiamento arrivi domani: questi processi richiedono calma, pazienza, riflessioni approfondite che evitino pasticci difficili da correggere, poi. Pasticci che ammazzerebbero definitivamente quel barlume di speranza che ancora resiste nei confronti dell'identità di sinistra. Ecco perché serve ragionare su chi siamo, su cosa vogliamo fare e su dove vogliamo andare. Perché il punto, guardate, non è SEL o il PD. Non è Vendola o Bersani, ma un qualcosa di molto più grande: la sinistra e quindi il destino di milioni di persone che chiedono a gran voce di essere rappresentate degnamente. Quando la sinistra fallisce, non c'è solo la sconfitta di un partito e della sua relativa classe dirigente: avviene la sconfitta della classe operaia, dei poveri, degli emarginati. Dobbiamo renderci conto di avere una responsabilità addosso doppia, se non tripla, rispetto alla destra: noi oltre a governare il presente, dobbiamo immaginare e costruire il futuro. Ecco a cosa servono i progressisti, la sinistra.
Nel frattempo, sognare non costa nulla. Chissà se, finalmente, potremo avere nel nostro Paese un vero partito di sinistra, senza «centro» davanti né «estrema» dietro, che faccia della giustizia sociale, della parità dei diritti, dell'ambientalismo e della laicità i suoi tratti fondanti. Un partito che abbia anche una indispensabile collocazione europea, che non potrebbe non essere quella del PSE. Un partito che si candidi alla guida del Paese senza fare inutili giri di parole sulle alleanze né abbia paura di mettere sulla bilancia dell'azione politica la propria gloriosa identità. Una identità che, alla fine, è il megafono di chi è così emarginato da non avere voce e speranza.
Sinistra, ridiventa straccio e che il più povero ti sventoli.
Fabio Nacchio | @NorthernStar88
SEL, the PD and the dream of an European left wing
These days there's been a lot of talk about the probable future fusion of SEL and PD.
The first want to reopen the game definitely, creating that political box that can mix the leftwing identity and the indispensable governmental vocation, which allows the political activity to be more than a mere act of testimony; the latter, at least the part that is more on the left, feel more and more the need to get rid of that Renzi connected left, which is growing more and more uncomfortable at an ideologic and strategic level.
Because, let's not hide it: this country is how it is because during the last few years the left wing has been absent. The left wing that was there and that is here now, has always been divided between the fake reformist and the elitary, confused and irrilevant one, the so called "extreme left wing". The birth of SEL has broken this pattern and during these last two years and a half we've seen a real change: in cities like Milan, Cagliari, Rieti, Genua and in regions like Puglia, SEL has been capable to overthrow the great PD and elect as heads of these cities and that great region of the South one of its own administrators.
But, at the votes, the left wing has been cut down: the PD, which the polls gave at over 32%, found itself with 25%, the left outside the centerleft has disappeared entirely and SEL found out it's truly small: with 3% of votes (and the relative media space, almost nothing), you don't go very far and you can't manage, in spite of all the good will, to collect the consensus that is useful to the great changes this country needs. Same thing for PD: with such an uncertain and destabilizing nature, with a direction that is so shattered and often unreliable, you don't do the good of the left wing, nor the good of the country.
Useless to say that we're at the moment of choices, and the moment of courage is here. But it doesn't mean this change will come tomorrow: these processes require calm, patience, in depth reflexions that will avoid difficult to correct errors later. Problems that would definitely kill the last spark of hope that still remains towards the identity of the left. That's why we need to think about who we are, what we want to do and where we want to go.
Fabio Nacchio | @NorthernStar88
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lunedì 17 dicembre 2012
Verso un paese civicamente alfabetizzato
Con tutta probabilità non sarà l'ultima puntata dell'ondata di partecipazione che ha piacevolmente travolto il centrosinistra, l'appassionante frenesia democratica - infatti- potrebbe compiersi anche negli ultimissimi giorni dell'anno con le primarie dei parlamentari.
Intanto in Lombardia si è concluso il primo tempo di una partita che idealmente si gioca all'ombra del Pirellone, ma che fattualmente avrà ripercussioni oltre i confini regionali.
“Siamo forti perché abbiamo a cuore i problemi di tutti, non solamente le esigenze di alcuni. Siamo forti perché siamo liberi, e non siamo legati né a mondi particolari né a centri di interesse. Non abbiamo nessuna ragione di pensare che questa volta, le nostre ragioni, non vinceranno come meritano di vincere.”
Umberto Ambrosoli uscendo vincitore dalle primarie di coalizione, è il candidato del centrosinistra per la presidenza di Regione Lombardia e con queste parole, sabato notte si è incamminato sul percorso che tra meno di due mesi potrebbe portarlo a sedere sullo scranno più alto di Palazzo Lombardia.
“Tutto cambi affinché non si ripetano più gli errori del passato”, il nuovo postulato impone inverte il principio del gattopardismo, quella maledizione tutta italiana che politicamente non riusciamo a lasciarci alle spalle. Ma nelle parole di Ambrosoli c’è un’altra politica. Una politica che i cittadini lombardi, dopo 17 anni di formigonismo faticano a ricordare, la stessa politica che con le diversità del caso, ha portato Giuliano Pisapia a diventare Sindaco di Milano nel 2011.
L’ascolto dei territori, il rispetto per i cittadini e per le istituzioni. La legalità come metodo e l’impegno verso il bene comune nel merito. La Lombardia ha davanti a sé l’occasione del riscatto, un riscatto che per adesso ha il volto di Umberto Ambrosoli ma che da domani dovrà necessariamente assumere le sembianze dei cittadini che vorranno impegnarsi per cambiare questo pezzo di Italia.
Rigenerazione. Morale, metodologica. Perché la politica torni ad assumersi la responsabilità civico-pedagogica dell’oggi investendo prepotentemente sul domani. Il vento può cambiare, l'abbiamo visto, ma lo scoramento è il peggior nemico della spinta verso la discontinuità.
Quel che è certo è che la Lombardia non è inespugnabile; sarà una campagna elettorale dura, impegnativa ma non per la presunta forza degli avversari, sarà una campagna impegnativa perché i cittadini Lombardi dovranno dimostrare al resto del paese che la politica non si declina solo in scandali, inchieste e poltrone.
Politica è lavorare, insieme, per assicurare alla collettività un presente giusto e un futuro migliore; la buona politica attecchisce solo se la società decide di parlare al plurale e se i cittadini accettano di impegnarsi per rigenerare le istituzioni. Dice bene Ambrosoli: "ciascuno di noi deve assumersi la responsabilità dell'esserci", solo così diventeremo un paese civicamente alfabetizzato.
Erica Sirgiovanni | @erica_sir
Towards a civically alphabetized country
With all probability it won't be the last episode of the participation wave that has pleasantly flooded the center-left wing, the passionate democratic frenzy - in fact - it might happen even in the very last days of the year with the Parliament primaries.
In the meanwhile in Lombardy the first half of a game that ideally is played in the shadow of the Pirellone has just finished, but it will have factual consequences beyond the Region's boundaries.
"We're strong because we care about everyone's problems, not only the needs of some. We're strong because we're free, and we're not tied to particular worlds or centers of interest. We have no reason to think that this time our reasons won't win, as they deserve to."
Umberto Ambrosoli uscendo vincitore dalle primarie di coalizione, è il candidato del centrosinistra per la presidenza di Regione Lombardia e con queste parole, sabato notte si è incamminato sul percorso che tra meno di due mesi potrebbe portarlo a sedere sullo scranno più alto di Palazzo Lombardia.
“Tutto cambi affinché non si ripetano più gli errori del passato”, il nuovo postulato impone inverte il principio del gattopardismo, quella maledizione tutta italiana che politicamente non riusciamo a lasciarci alle spalle. Ma nelle parole di Ambrosoli c’è un’altra politica. Una politica che i cittadini lombardi, dopo 17 anni di formigonismo faticano a ricordare, la stessa politica che con le diversità del caso, ha portato Giuliano Pisapia a diventare Sindaco di Milano nel 2011.
L’ascolto dei territori, il rispetto per i cittadini e per le istituzioni. La legalità come metodo e l’impegno verso il bene comune nel merito. La Lombardia ha davanti a se l’occasione del riscatto, un riscatto che per adesso ha il volto di Umberto Ambrosoli ma che da domani dovrà necessariamente assumere le sembianze dei cittadini che vorranno impegnarsi per cambiare questo pezzo di Italia.
Rigenerazione. Morale, metodologica. Perché la politica torni ad assumersi la responsabilità civico-pedagogica dell’oggi investendo prepotentemente sul domani. Il vento può cambiare, l'abbiamo visto ma lo scoramento è il peggior nemico della spinta verso la discontinuità.
Quel che è certo è che la Lombardia non è inespugnabile; sarà una campagna elettorale dura, impegnativa ma non per la presunta forza degli avversari, sarà una campagna impegnativa perché i cittadini Lombardi dovranno dimostrare al resto del paese che la politica non si declina solo in scandali, inchieste e poltrone.
Politica è lavorare, insieme, per assicurare alla collettività un presente giusto e un futuro migliore; la buona politica attecchisce solo se la società decide di parlare al plurale e se i cittadini accettano di impegnarsi per rigenerare le istituzioni. Dice bene Ambrosoli: "ciascuno di noi deve assumersi la responsabilità dell'esserci", solo così diventeremo un paese civicamente alfabetizzato.
Erica Sirgiovanni | @erica_sir
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sabato 1 dicembre 2012
Le risposte (e non) di @matteorenzi, @nichivendola e @pbersani alle domande dei lettori, tra #primarie ed #elezioni2013
In queste ultime settimane abbiamo portato avanti un'attività che, per certi versi, può essere descritta come un tentativo di partecipazione alla vita pubblica in modo completamente nuovo.
Abbiamo raccolto e pubblicato domande dei nostri lettori per Matteo Renzi, Nichi Vendola e Pierluigi Bersani. Contrariamente a tutte le aspettative, la partecipazione è stata ingente, portando alla raccolta, nel primo caso, quello di Matteo Renzi, di ben 50 domande diverse.
Matteo Renzi, le 50 domande dei lettori e la sua non risposta
Come descritto dettagliatamente nel post "La (non) risposta di Matteo Renzi alle 50 domande dei lettori", purtroppo le domande sono rimaste senza risposta. Sapevamo che 50 domande erano molte, e rispondere punto per punto in piena campagna elettorale sarebbe stato molto difficile, ma quando lo staff ha risposto dicendo che ci stavano già lavorando, e addirittura Matteo Renzi stesso ha promesso pubblicamente che ci avrebbero fatti avere entro l'indomani tutte le risposte, siamo rimasti molto piacevolmente colpiti.
@intervistato Ho visto le domande. Tutte le risposte sono già sul programma oppure nella sezione "Verità su Matteo" del matteorenzi.it
— Matteo Renzi (@matteorenzi) Novembre 23, 2012
Uno stupore destinato a durare poco, in quanto le promesse non sono state mantenute e l'impegno non è stato rispettato, lasciandoci solo con il suggerimento di andare a vedere il sito, in quanto avremmo trovato lì le risposte. Dopo 15 giorni di attesa e promesse, ci si aspettava - a ragione - qualcosa di più, anche perché in realtà nel programma la stragrande maggioranza delle domande da noi raccolte non trova risposta, e anche se la trova, è in via del tutto marginale.
Per quanto riguarda Matteo Renzi, siamo tutt'ora in attesa di un riscontro puntuale, come da suo impegno, rispetto alle 50 domande.
Nichi Vendola, le 40 domande dei lettori e le sue risposte
Il 21 Novembre abbiamo pubblicato le domande raccolte per il Governatore della Puglia Nichi Vendola, il cui staff ci ha subito chiesto una trascrizione per facilitarlo nelle risposte. Quindi, dopo soli due giorni, ci sono state inviate le risposte che trovate di seguito. 40 risposte per 40 domande raccolte sui social media dai lettori, una prova di grande sensibilità nei confronti dei temi legati alle nuove tecnologie e alle nuove possibilità di partecipazione attiva alla vita pubblica.
Pierluigi Bersani, le 40 domande dei lettori e le sue risposte
Il 28 Novembre abbiamo pubblicato le domande raccolte sui social media per l'attuale segretario del PD, Pierluigi Bersani. Le risposte, anche in questo caso, sono arrivate nel giro di due giorni, e anche in questo caso puntuali rispetto alle 40 domande fatte. Potete leggerle qui:
Naturalmente l'obiettivo non è fare domande in vista delle primarie del centrosinistra, bensì per le elezioni politiche. Questa opportunità per fare domande ai politici in modo completamente nuovo, utilizzando degli strumenti di "uso quotidiano", ai quali la politica italiana si sta proprio in questo periodo avvicinando, è stata accolta con entusiasmo da coloro che hanno partecipato.
Non c'è dubbio sul fatto che si possa migliorare, ma una riflessione è necessaria: è evidente il desiderio di qualcosa di innovativo e diverso, per quel che concerne la partecipazione democratica alla vita pubblica, e questo desiderio dovrebbe poter trovare una soluzione in format e opportunità nuove, che possano realmente permettere di partecipare grazie ai nuovi strumenti che i cittadini hanno a disposizione.
Cittadini che vivono la rete e la utilizzano tutti i giorni, e il cui voto ha un peso.
Maria Petrescu | @sednonsatiata
The answers (or not) of Matteo Renzi, Nichi Vendola and Pierluigi Bersani to the readers' questions
During these last few weeks we carried on an activity that, in some ways, can be described as an attempt to participate to public life in a completely new way.
We collected and published our readers' questions for Matteo Renzi, Nichi Vendola and Pierluigi Bersani. Against all the odds, the participation has been huge, leading to gather 50 questions for Matteo Renzi, who was the first.
Matteo Renzi
As we described in detail in the post "The non answer of Matteo Renzi to our readers' questions", the questions have remained without an answer. We knew that 50 questions are a lot, and answering during the campaign would have been difficult, but when the staff answered saying that they were already working on it, and Matteo Renzi himself promised publicly that they would give us everything in one day, we were very pleasantly surprised.
The surprise wouldn't last for long, since the promises haven't been kept, they simply suggested to go see the website. After 15 days of promises and waiting, we expected - with reason - something more, because the program doesn't really answer the questions, and in the cases it does, it's only marginal.
So, to sum it up, when it comes to Matteo Renzi, we're still waiting for an answer, as he promised, to the 50 questions.
Nichi Vendola
On November the 21st we published the questions collected for the Apulia Governor Nichi Vendola, whose staff asked us for the transcript in order to make it easier for him to answer. So after two days, they sent us the answers you can find above. 40 answers for 40 questions from social networks, a proof of great sensibility toward the topics related to new technologies and new possibilities of participation to public life.
Pierluigi Bersani
On November the 28th we published the questions for the current secretary of PD, Pierluigi Bersani. The answers arrived in about two days, you can read them above.
Of course, the goal aren't the primaries of center-left wing, but the political elections. This opportunity to ask questions to politicians in a completely new way, using daily use tools, which Italian politics is just starting to use now, has been greeted with enthusiasm by those who participated.
There's no doubt on the fact that we can get better at it, but we do need to think about a few things: it is obvious that there's a desire to do something new and different regarding democratic participation to public life, and this desire should find solution in some kind of format or new opportunity, that can allow a real participation to public life thanks to the new tools citizens have.
Citizens who live the web and use it every day, and whose vote has an importance.
Maria Petrescu | @sednonsatiata
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Le risposte di @pbersani alle 40 domande dei lettori
L'attuale segretario del PD, Pierluigi Bersani, dopo due giorni dalla loro pubblicazione, ha risposto alle 40 domande dei nostri lettori. Tutte le domande sono state raccolte sui social media, e in particolare Facebook e Twitter: potete trovare tutte le sue risposte qui di seguito.
[Qui le 40 domande dei lettori]
Dopo aver pubblicato le domande rivolte a Matteo Renzi e Nichi Vendola, abbiamo naturalmente fatto lo stesso anche per Pierluigi Bersani, utilizzando l'hashtag #intervistatu #Bersani su Twitter e un post di raccolta su Facebook.
Il 28 Novembre è andato online il post con le 40 domande raccolte dagli utenti, e lo stesso giorno abbiamo inviato le domande allo staff, che ieri sera ci ha inviato le 40 risposte puntuali di Bersani.
I temi sono molteplici, dalla motivazione per cui alle primarie sono stati chiesti due euro per votare, considerati i finanziamenti al partito, fino a una vera legge sul conflitto d'interessi, la situazione grave in cui versa la sanità italiana, l'ILVA e la 194, giusto per citare solo alcuni dei temi che sono stati affrontati.
Senza dubbio la celere risposta del segretario è un segnale di apertura promettente verso nuove, potenziali forme di partecipazione alla vita pubblica.
In particolare, riguardo alla questione dei 2 euro richiesti per votare alle primarie del centrosinistra, Bersani sostiene:
"Le primarie rappresentano un esempio di democrazia, di partecipazione dal basso e di cittadinanza attiva. I due euro simbolici si legano a questo principio di democrazia partecipata. I cittadini, infatti, contribuiscono in questo modo all'attività del partito. Questo è un importante principio democratico."
Prosegue con sanità e scuola pubblica:
"Ho sostenuto in più occasioni che sanità e scuola devono restare pubbliche, come garanzie di diritti fondamentali dei cittadini. C'è molto lavoro da fare per riordinare e contrastare gli sprechi e le inefficienze che ci sono. Ma a fronte di un serio impegno che ci dobbiamo assumere, in questa direzione, c'è un servizio pubblico che non va più toccato. E questi sono punti fondamentali sui quali non ci sono mediazioni."
Ma non mancano le riflessioni sul rapporto con l'UE:
"Abbiamo già iniziato a dimostrare le nostre intenzioni a riguardo incontrando Hollande e Schulz: non basta dire "più Europa", bisogna lavorare quotidianamente a fianco degli altri leader progressisti europei. Inoltre, iniziando la propria campagna al CERN di Ginevra, non solo ha evidenziato la sua attenzione per la ricerca e l'istruzione, ma ha fatto capire che non basta conoscere l'Italia per affrontare le sfide future. Bisogna fare passi avanti verso gli Stati Uniti d'Europa."
Infine risponde con alcuni esempi pratici di cambiamenti nel mondo del lavoro da attuare nel caso dovesse andare al governo:
"Le misure saranno tante: dagli incentivi alle imprese per assumere giovani lavoratori, agli investimenti nell'istruzione oltre ad aumentare il numero di posti di lavoro (misura più importante) e apportare degli sgravi fiscali per i lavoratori. Non esiste un'unica via per la questione del lavoro, che per noi è il centro della campagna e della futura azione di governo. Rivedere e ridiscutere insieme ai partner europei il patto di stabilita’ e riequilibrare il peso dato a crescita ed occupazione nel DNA delle istituzioni europee è sicuramente un tassello essenziale."
Ringrazio il segretario Bersani, e penso di farlo a nome di tutti i lettori che hanno inviato domande e hanno seguito questo nostro percorso, per il suo tempo. Il dialogo democratico è vitale per una sana vita pubblica, e tenere vivo il dibattito sarà possibile attraverso qualsiasi strumento, o ancora meglio: a prescindere dallo strumento.
Maria Petrescu | @sednonsatiata
Pierluigi Bersani's answers to the readers' 40 questions
The current secretary of PD Pierluigi Bersani, after two days of their publication, answered the 40 questions from our readers. All questions have been collected on social media, in particular Facebook and Twitter: you can find all the answers above.
But let's proceed with order.
After publishing the questions for Matteo Renzi and Nichi Vendola, it was only natural to do the same for Pierluigi Bersani, using the hashtags #intervistatu #Bersani on Twitter and a collecting post on Facebook.
On November the 28th the post with the 40 questions went online, and the same day we sent the transcript to the staff, who sent it back with the answers yesterday night.
The topics are numerous, from the reason why primary elections had to be paid for by voters, to a law on conflict of interests, the situation of Italian healthcare, ILVA and article 194, just to name a few. Without a doubt, the rapid answer of the secretary is a sign of a new type of opening to debate and participation to public life.
Maria Petrescu | @sednonsatiata
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lunedì 26 novembre 2012
Le #primarie del #csxiamo: @pbersani e @matteorenzi al ballottaggio
E venne il giorno. E venne un uomo, per la verità 5, compresa una donna. Il cast delle primarie del centro-sinistra è variegato e alla fine il film è andato in onda, richiamando nelle sale 4 milioni di persone. Un successo, calcolando il prezzo "popolare del biglietto", solo 2 euro.
Già dalla mattina su Twitter era un fiorire di hashtag, ma alla fine ha vinto ancora la Premiata Ditta Europa di Menichini, che dopo #csxfactor, il re della notte del confronto, lancia #csxiamo, che scalerà la classifica dei TT.
Però stavolta bisogna scendere in strada, la rete va bene, ma qui ci si arma di documenti, pre-registrazione e si va. Colazione al bar è tappa obbligata, anche per capire gli umori della gente, fra parole, risate e battutine un po' cattive fra quelli che sono i tre protagonisti maggiori: Bersani, Renzi e Vendola. Non me ne vogliano la Sig.ra Puppato e Tabacci, che si è dimostrato un vero signore nel giocare con le sue caricature marxiste stile Pravda. Si vota, si fa la fila, cercando di spiegare anche a chi non ha compreso del tutto le informazioni che quello non è il suo seggio, ma i volontari sono tranquilli, anche verso chi alza un po' la voce. C'è un'atmosfera tranquilla, quasi d'altri tempi, come se per un giorno, un solo giorno, questo paese si sia riappropriato di certi suoi riti. Sono impressioni, non dati.
I dati sono le tre settimane che i volontari hanno avuto per organizzare sezioni e gazebo, non è poi molto tempo, mi racconta Franco, pensionato, con cui fumo una sigaretta per strada, la prima da quando è entrato alle 6 e mezza della mattina, mentre quelli che hanno montato i gazebo alle 4 adesso stanno dormendo a casa. Poca fila, ma nel pomeriggio sarà un delirio ovunque. Tre settimane in cui i candidati sono andati dappertutto a fare campagna elettorale, ma soprattutto a richiamare l'attenzione sul votare, perché è quello che sta chiedendo il paese: partecipazione. Non è facile rispondere a questa richiesta, la macchina deve funzionare, senza sbavature, anche se perfetta non è stata, però ha tutti gli occhi addosso, primi fra tutti quelli del PDL, che ancora non ha deciso se le primarie le farà o no, dipende tutto da Berlusconi. Si, proprio lui. Però anche Giorgia Meloni, che le primarie le vuole fare, se ne va alla sezione del PD di Via dei Giubbonari, a due passi da Campo de' Fiori a Roma e chiede come vadano le cose, ascoltando volontari e funzionari, un endorsement all'avversario, un bel segno, vuol dire che le cose le stai facendo bene e che diventi una sorta di modello. Certo c'è anche L'uomo che ha votato due volte, non si esce dalla metafora del cinema!
Ci sono anche schermaglie, sia in strada sia sul web, soprattutto su twitter, dove i rottamatori renziani, i segretariani di Bersani e i radicali di Vendola, si punzecchiano, si scambiano battute acide su chi interpreti bene il cambiamento. E' una sfida per un primato importante, perchè il cambiamento lo vogliono tutti, ma c'è chi sembra voler annullare la proprio storia e tradizione, mentre chi vorrebbe sempre ricordare con orgoglio il proprio passato. E' un falso mito quello del nuovo, anche se l'appeal di un candidato giovane come Renzi è forte, vista sia l'età media della classe politica italiana, sia il procurato disastro sotto gli occhi di tutti.
Vero che Renzi è stata una scossa, utile e necessaria al centro-sinistra, perchè l'ha spinto a misurarsi su temi nuovi e sul ricambio, come sono state preziose le sollecitazioni di Vendola sui diritti civili e sull'ascolto delle voci che soffrono più il disagio. Però il segretario è quello che s'è preso il partito nel momento peggiore della sua storia e c'ha messo la faccia, una vita difficile, visto che spesso ha fatto la paperella al tiro a segno per quante volte è stato colpito. Allora qui serve una cosa sola: la sintesi. Perché se in una coalizione o in un partito ci sono più posizioni allora bisogna fare il punto, la mediazione, che non è la marmellata, ma di più: prendere il meglio e costruire un progetto intorno. Un duro lavoro che va fatto, perchè richiesto da 4 milioni di persone - ma sono molte di più - che non sono zombie, come dice il Grillo Parlante in un post dove cita a sproposito il filosofo Michel Foucalt, ma sono il paese.
I numeri parlano chiaro, almeno fino ad ora, è l'una e trenta, circa: Bersani 44,4%, Renzi 36,3%, Vendola 15,2%, Puppato 3%, Tabacci 1,2%
e siamo a metà dello scrutinio. Renzi fa bene, molto bene, vincendo in Toscana e in alcuni zone dell'Emilia Romagna, ma è secondo. Però se vai a vedere è un paese a macchia di leopardo, segno che i flussi elettorali e le "appartenenze" stanno cambiando e su questo bisognerà ragionare parecchio. Ci sono alcune discrepanze nei numeri, perché il comitato di Renzi ha dei dati che parlano di un distacco di solo 4 punti percentuali e non di 8, come segna lo scrutinio ufficiale, il che vorrebbe dire una diversa disposizione delle forze in campo. C'erano stati nel pomeriggio dei twit e dei post che parlavano di sondaggi diversi, di risultati a sorpresa, come Pierluigi Battista. Il risultato però non cambia: ballottaggio.
Sarà una settimana dura, pesante, una settimana in cui si ricomincia da zero. Non s'illudano i contendenti, qui i voti non si stoccano, anzi sono molto liquidi, e non si illudano neanche gli altri pensando di poter chiedere qualcosa in cambio, perchè per ora non c'è nulla sul piatto. Non si illudano ancora Renzi e Bersani, perchè qui non ci sono "loro" e "noi", anzi c'è un unico grande noi, non omologato, eterogenero, variopinto, ricco di differenze, di stimoli, che non ha bisogno di una contrapposizione inutile e sterile, ma di una nuova piattaforma che sappia trasformare tutto questo in un programma di rinnovamento e cambiamento senza se e senza ma verso la palude in cui il paese è stato trascinato. Sarebbe bello continuare a giocare in trasparenza, nel fair play, magari con una certa vis polemica, fatta di argomenti e proposte, di domande e riposte, di confronto e discussione. Sarebbe bello. Sarebbe politica.
Simone Corami | @psymonic
The primaries: Bersani and Renzi go to ballot
The day came. And a man, actually 5, a woman included. The cast of the primaries of the center left is varied and in the end the movie was aired, calling to the votes about 4 milion people- A success, considered the popular price of the ticket, just 2 euro.
Already from the morning on Twitter it was a profusion of hashtags, but in the end Menichini managed to emerge with his #csxsiamo, after the extremely successful #csxfactor during the debate.
But this time we must go out, the web is fine, but here you get armed with doccuments, pre-registration and go. Breakfast at the bat is a must, also to understand the people mood, among words, laughs and evil jokes among those who are the three main protagonists. Bersani, Renzi and Vendola. Please, Mrs. Puppato and Mr. Tabacci, don't get me wrong. By the way Tabacci proved to be a sir in playing with his marxist caricatures in Pravda style. You vote, you stay in line, trying to explain to those who didn't understand everything that it isn't the right place to vote, but volunteers are calm, even with those who raise their voices. There's a quiet atmosphere, almost of other times, as if for one day, just one day, the country regained its rituals. These are just impressions, not facts.
The facts are the three weeks that volunteers had to organize sections and stands, not a lot of time, Franco tells me: he's retired, and he smokes a cigarette with me, the first since he came in at 6:30 in the morning, while the ones who put up the stands at 4 now are sleeping at home. Just a bit of line, but during the afternoon it's going to be crazy. Three weeks during which candidates have gone everywhere with their campaign, but especially to recall the attention of the audience on voting, because that's what the country's asking for: participation.
It's not easy to answer this requesst, the maching must function, withoutu errors, even though it hasn't been perfect, but it has all eyes on it now, first of all those of the PDL, that still hasn't decided whether to do the primaries or not, it all depends on Berlusconi. Yes, him. But also Giorgia Meloni, who wants these primaries, went to the PD section in Via dei Giubbonari, two steps away from Campo de' Fiori in Rome and asks how things are going, listening to volunteers and functionaries, an endorsement to the rival, a good sign, it means that things are going well and you become some sort of model Well, there are also those who voted twice, you can't escape the cinema metaphor.
There are also fights, on the streets and on the web, especially on Twitter, where Renzi supporters, Bersani's and Vendola's pick at eachother, exchange jokes on who interprets the change better than the others. It's a challenge for an important primate, because change is something everyone wants, but there is also who seems to be willing to cancel history and tradition, along with those who want to remember the past with pride. It's a false myth the new one, even though the appeal of a young candidate such as Renzi is strong, given the average age of the Italian political class, and the disaster that lies under the eyes of everyone.
Simone Corami | @psymonic
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martedì 13 novembre 2012
Da #ilconfrontoskytg24 a #csxfactor: un'analisi politica del #dibattito
Il dibattito che si è svolto ieri sera ha visto i candidati alle primarie confrontarsi con domande e risposte "all'americana": tempi precisi, un moderatore molto attento e podio, tutti in piedi uno a fianco all'altro, a rispondere su vari temi.
IMU, fisco ed evasione fiscale
Posizioni bene o male comuni sulla necessità della lotta all'evasione attraverso l'incrocio delle banche dati e gli strumenti di indagine informatica (Tabacci, in particolare, ma anche Bersani e Puppato); Renzi ha posto l'accento sulla necessità di non alzare le tasse per chi già le paga, Vendola a differenza degli altri ha ribadito la sua convinzione di togliere l'IMU perché è una "patrimoniale che colpisce i poveri", proponendo una maggiore pressione fiscale per chi guadagni cifre dal milione in su. Su questo punto, Renzi ha esercitato il diritto di replica, sostenendo che siano troppo pochi i contribuenti sopra quella soglia, per usarlo come argomento in campagna elettorale. Prime schermaglie quindi tra i due candidati apparentemente più "lontani" nelle idee, Renzi e Vendola, in un dibattito che in generale ha visto più fair play che scontri di vedute.
Italia e il suo ruolo europeo
Renzi ha espresso la necessità di creare dei veri Stati Uniti d'Europa, blindando il patto di stabilità, mentre anche qui Vendola si dice più propenso a una ridiscussione di un patto che stritola la crescita in nome del rigore. Il ruolo di "mediatore" viene naturale a Bersani, che invita a non litigare, ma piuttosto a convincere la Germania e gli altri paesi che "siamo tuti sullo stesso treno". Decisamente europeista Tabacci, che stigmatizza anche le proposte populiste ma irrealizzabili di un Grillo o di una Lega che fanno sognare l'elettorato in merito al ritorno di una lira svalutata che favorisca le esportazioni.
Lavoro, giovani e occupazione
Vendola porta avanti il suo lavoro di governatore in Puglia, elevandola a modello da seguire per ridare fiducia ai giovani che vedono l'italia sprofondare in un fango evocato anche in un altro paio di occasioni; Renzi auspica un paese nel quale si lavori "perché si conosce qualcosa, non qualcuno", con grandi applausi della platea per la frase decisamente riuscita. La Puppato, un po' in ombra per quasi tutto il dibattito, sostiene la necessità di investire in sviluppo e innovazione; Bersani parla di liberalizzazioni e semplificazioni, da sempre suo cavallo di battaglia, Tabacci si tiene sulla linea della diminuzione del costo del lavoro per le imprese, affinché si incentivino le assunzioni.
FIAT, Marchionne e la riforma del lavoro della Fornero
E' stato il momento di maggiore allineamento della serata: tutti unanimi nel bacchettare Marchionne (con Renzi che si dice deluso, perché aveva creduto a Fabbrica Italia, e Vendola che si becca uno scroscio di applausi quando dice "io invece non le ho mai creduto"): la FIAT deve dare un piano industriale chiaro e rispettarlo, per onorare quanto ha ricevuto negli anni dai governi Italiani.
La riforma del lavoro della Fornero va rifatta, rivista, ridisegnata, con sfumature che vanno dalla lieve condanna (Vendola), fino alla blanda giustificazione inerente l'emergenza e il momento duro affrontato dai "tecnici" (Tabacci).
Tema caldo: diritti delle coppie e adozioni
Per la Puppato è assurdo che se ne discuta, visto che dovrebbe essere sufficiente il terzo articolo della Costituzione, a garantire uguaglianza di trattamento (quindi matrimonio e adozione compresi) a tutte le coppie, etero e omosessuali, senza alcuna discriminazione. Renzi si dice favorevole alle coppie di fatto, impegnandosi a realizzare nei primi 100 giorni la "civil partnership" dando comunque ad intendere che per il matrimonio civile gay vero e proprio si debba modificare la costituzione. Vendola favorevole a matrimoni gay e adozioni. Per Bersani il paese deve maturare sull'argomento e deve guardare al modello tedesco, mentre per il più cattolico dei cinque, Tabacci, il politico deve garantire l'uguaglianza dei diritti di tutti, lasciando intendere un sì alle coppie di fatto, anche gay, ma un no alle adozioni da parte delle stesse.
Casta e Costi della politica
Parte Renzi, dicendo che i provvedimenti anti-casta non sono decisivi tanto da un punto di vista economico, ma per ridare fiducia nella politica alla gente. Propone di abolire completamente il finanziamento pubblico ai partiti, chiosando sulla necessità di un tetto allo stipendio dei Manager (e citando Olivetti, in merito). Vendola si dice favorevole al finanziamento pubblico, per evitare che solo i ricchi possano pagarsi il costo di una campagna elettorale. Tutti d'accordo, invece, sul fatto che il provvedimento che accorpa le province sia stato un pasticcio da risolvere: vanno abolite tutte. Bersani auspica una stretta sulle partecipazioni statali in società private. La Puppato invece invoca bilanci trasparenti e certificati per tutti i partiti. Tabacci fa il carico di applausi quando dice che chi si impegna in politica, debba abbandonare qualsiasi impiego privato, affinché si servano le istituzioni in maniera disinteressata. In chiusura, Renzi aggiunge che una colpa del centrosinistra è non aver mai fatto una legge sul conflitto di interessi.
Question Time
Alcuni sostenitori dei candidati fanno domande ad altri candidati. A Vendola viene chiesto chi voterebbe tra i suoi avversari. Domanda con poco senso, sulla quale Vendola non vuole giustamente dare una risposta, e dopo un giro di parole, ammette di non poterla e volerla dare.
Alla Puppato viene chiesto cosa farebbe in caso di sconfitta, se tornerebbe alla politica locale. Anche qui, la Puppato parte considerando provocatoria la domanda, e si arrabatta senza rispondere chiaramente. Una confusa sostenitrice vendoliana si emoziona e fa una domanda sul nucleare a Renzi, che si dice contrario. In questo momento si crea anche uno dei più grossi tormentoni twitteriani della serata, quando la ragazza, volendo citare Oscar Giannino, lo storpia in Giannetto.
In generale il Question Time appare come l'occasione peggio gestita della serata: domande poco coerenti, dimenticabili e per nulla incisive. Un momento che non ha aggiunto nulla al dibattito, utile solo a "spezzare il ritmo".
Domanda sulla Coalizione, post elezioni, in caso di vittoria
Le maggiori sorprese vengono da Renzi, considerato più vicino al centro che alla sinistra. Il Sindaco di Firenze, laddove gli altri si sono posti più o meno inclini al "dialogare con chi ci sta" (strategia pienamente bersaniana), ha detto chiaramente: "Con Vendola sì, con Casini no", probabilmente stupendo anche lo stesso Vendola. Tabacci, ovviamente, si propone di essere l'uomo giusto per tenere coesa una coalizione allargata, ma senza fare l'errore prodiano della "gioiosa macchina da guerra".
Tutti d'accordo sulla parità di genere, e quindi armonia tra presenze maschili e femminili. Renzi propone inoltre un governo di soli dieci ministri, contestato dagli altri partecipanti (soprattutto Tabacci e Puppato), che considerano questa una "sparata" irrealizzabile.
Così come tutti d'accordo sul fatto che, comunque, la coalizione sia quella che la gente aveva davanti in quel momento.
E' il momento dell'appello finale al voto.
Laura Puppato vuole far conoscere all'Italia un'idea di paese diversa, con più equità sociale.
Renzi dice: "Ho 37 anni, e ho il desiderio di portare il futuro all'interno della discussione politica".
Bersani: serve un governo serio, forte, autorevole. Tutti insieme si uscirà dalle difficoltà con moralità e lavoro.
Tabacci: va costruita una coalizione che discuta al suo interno ma che faccia il bene del Paese.
Vendola evoca ancora il Paese che sprofonda nel fango, proponendosi di portare i giovani a vedere un futuro più limpido.
Francesco Lanza | @bedrosian
From #ilconfrontoskytg24 to #csxfactor: a political analysis of the debate
Yesterday night's debate has seen the primary candidates deal with an American style questions and answers session: precise timing, a careful moderator and a podium, all standing next to each other, answering on various topics.
IMU, revenue authorities and tax evasion
More or less common positions on the need to fight evasion thanks to the coordination of databases and tools of informatic inquiry (Tabacci in particular, but also Bersani and Puppato); Renzi has pointed out the need not to raise the taxes for those who already pay them, while Vendola, unlike the others, has renewed his conviction that the IMU should be eliminated because it is a patrimonial tax that strikes the poor, and proposed more fiscal pressure for those who make more than one milion a year. On this point Renzi has asked for the right to reply, asserting that too few contributors earn that kind of money to use this argument during the elections campaign. First issues between the two candidates apparently further apart as for ideas, Renzi and Vendola, in a debate tht in general has seen more fair play than disputes.
Italy and the European role
Renzi has expressed the need to create the real United States of Europe, confirming the stability pact, while Vendola is more inclined to a redefinition of a pact that slows down growth in the name of austerity. The role of negotiator falls on Bersani, who invites them to not fight, but convince Germany and the other countries that we are all on the same boat. Definitely European Tabacci, who stigmatized the populist and impossible proposals of Grillo and Lega, who make their voters dream about the return of a devalued Lira that will favor exportations.
Work, young people and occupation
Vendola brings forward his work as the governor of Puglia, elevating it as a model to follow to give trust to young people who see Italy go down in a mud that has been also quoted elsewhere; Renzi hopes to build a country where people work because they know "something, not someone", with a round of applause from the audience for the well-done phrase. Puppato, a bit shadowed by the debate, sustains the need to invest in development and innovation; Bersani talks about liberalizations and simplifications, always his strength, Tabacci holds the line of the decrease of labor cost for enterprises in order to encourage hiring.
FIAT, Marchionne and the Fornero labor reform
It has been the moment of most allignment throughout the evening: all of them unanimous in blaming Marchionne (with Renzi who calls himself disappointed because he believed in Fabbrica Italia, and Vendola who gets another round of applause when he says that he never believed him): FIAT must give a clear industrial plan and respect it, in order to honor what it has received from the Italian governments during all these years. The Fornero labor reform must be redone, reseen, redefined, with opinions that go from bland judgement (Vendola), to the bland justification because of the emergency and the difficult moment faced by technicians (Tabacci).
Hot topic: couple rights and adoptions
For Puppato it is absurd that we even talk about it, since it should be enough to quote the third article of the Italian Constitution to guarantee equity of treatment (including marriage and adoption) to all couples, hetero and homosexual, without discrimination. Renzi says he is favorable to unmarried couples, promising to do in the first 100 days the "civil partnership", making people understand that proper civil gay marriage is impossible until the Constitution is changed.
Vendola favorable to gay marriage and adoptions. For Bersani the country must be more mature on the matter and look at the German model, while the most catholic of the five, Tabacci, stated that the politician must guarantee equal rights to all, hinting at a Yes for unmarried couples, even gay, but no to adoptions.
Francesco Lanza | @bedrosian
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mercoledì 3 ottobre 2012
L'eleganza immobile del Gattopardo
Periodo molto mobile, quello che stiamo vivendo, pieno di avvenimenti, annunci di novità. Ma siamo in Italia. Si sta davvero muovendo qualcosa?
Negli ultimi tempi non abbiamo tregua, noi cittadini/elettori/lettori.Siamo stati spettatori di scoperte sensazionali, tipo che in giunta regionale, nel Lazio, c'era gente che si abbuffava di ostriche. Ovviamente, tutti sorpresi: la Polverini, Casini, Alfano. Napolitano.
Polverini che si dimette, centinaia di dita che indicano le dimissioni della governatrice e Formigoni che guarda tutte queste dita, forse alla ricerca di qualche anello da baciare, come si conviene in Lombardia.
Storace, che essendo della destra, ma di quella destra che per non rischiare twitta con la mano sinistra legata dietro la schiena (e forse anche con un solo mezzo encefalo), romanamente sentenzia subito, con fiero piglio e imperialissimo sdegno:
Volitivo proclama al quale noi prontamente rispondiamo: si vede che le ostriche erano scadute, se la Regione Lazio si è sciolta e cacatasotto.
Comunque per la prima volta in tempi recenti vediamo delle dimissioni, parola di un antico dialetto assiro-babilonese di cui si erano perse le tracce, negli ultimi venti/venticinque anni. Si narra di consiglieri regionali, non solo laziali, chiedere ai propri capigruppo: "Ma queste dimissioni, posso metterle a nota spese?".
Insomma, grande sdegno, proclami di pulizia ad alti livelli, Santanchè che urla in tivù contro Fiorito/Batman (il cui avvocato Taormina sta cercando di comporre un dossier creativo - come suo solito - contro Joker), Napolitano che come al solito a frittata fatta dice: "I partiti facciano qualcosa".
Da segnalare Alfano, che è partito in tromba:
e poi ancora:
Nel centrodestra tutti si sono chiesti cosa sia successo, ma la spiegazione dicono sia semplice: Berlusconi si è addormentato con il telecomando in mano e il dito è scappato sul tastino che ha tolto la pausa, e così Alfano si è riattivato.
Hanno già mandato Verdini a riprogrammare Angelino, prima che inizi a comportarsi come il computer di 2001 Odissea nello Spazio.
Ma veniamo al centrosinistra.
Grandi movimenti anche su questo fronte.
Renzi scorrazza in camper per mezza Italia e pare entusiasmare tutti (soprattutto nel centrodestra), circondato da professionisti della comunicazione molto migliori di quelli dei propri avversari (ergo, ha già vinto, rassegnamoci).
Bersani e tutti nel PD che continuano a gettare fumogeni perché non si capisca esattamente cosa stia succedendo.
Sono le primarie del PD?
Sono quelle di coalizione?
Sono quelle di coalizione?
Quale, coalizione?
Vendola partecipa, non partecipa? Ma può partecipare?
Vendola partecipa, non partecipa? Ma può partecipare?
Pure Scalfarotto (sì, Scalfarotto) sostiene Renzi, che faceva il lupetto scout e ha una società (di famiglia) che si chiama come l'avvoltoio del Libro della Giungla (CHIL), avvoltoio molto importante nella tradizione lupettara e il cui motto è "Siamo dello stesso sangue, tu e io".
Rutelli si fa coraggio e ci butta dentro pure Tabacci, in queste primarie del centro-centro-centro-(sinistra).
Grande novità, questo Renzi.
D'altra parte, in una intervista del 2010 a Il Foglio, Renzi virgolettava:
Rutelli si fa coraggio e ci butta dentro pure Tabacci, in queste primarie del centro-centro-centro-(sinistra).
Grande novità, questo Renzi.
D'altra parte, in una intervista del 2010 a Il Foglio, Renzi virgolettava:
"Per questo mi piace da matti il Papa quando dice che serve una nuova generazione di cattolici impegnati in politica. Chiunque faccia il mio mestiere lo sa: si tratterebbe di una rivoluzione."Capito che idee contro-contro-contro-contro-contro-contro-reazionarie?
Politici CATTOLICI in Italia.
Mi chiedo come mai non ci abbia ancora pensato nessuno.
Amen la Revolucion, per siempre, quindi, perché di anelli da baciare ce ne sono tanti, non solo in Lombardia, evidentemente.
Oh, la rivolzione, sì. C'è anche quella dell'anti-politica. Che si sta schiantando contro il fatto che l'anti-politica non esiste. Non può esistere. Che nel momento in cui vieni eletto, la devi fare, la politica. E devi pure prendere delle decisioni. E anche accettare il fatto che ci sia gente che ti dà addosso.
L'anti-politica non mette nessuno al riparo, rassegnatevi. Meglio che impariate in fretta a farla, la politica, amici del M5S, perché non esiste una rivoluzione gentile.
Non esiste in paesi molto più gentili del nostro, figuriamoci qui.
E chiudiamo con le grandi novità anche nel mondo dell'informazione.
Questa è la settimana del lancio dell'Huffington Post in Italia. La cosa peggiore è che ora, anche se scrivo huffingtonpostpuntocom, mi compare la versione italiana, e per andare su quella inglese devo scegliere la lingua dalla tendina.
Primo grande scoop: un'intervista a Berlusconi. Una bella intervista la cui domanda più scomoda è
Lei che cosa avrebbe fatto di diverso se fosse stato al governo?Domanda alla quale Berlusconi ha dato una risposta che principia con
Anzitutto non avrei aumentato la pressione fiscale. [...]Davvero inaspettato.
Mi servirà un bidone di Coramina, per tenere a bada tutte queste emozioni.
Insomma, se ai tempi del Gattopardo era necessario "cambiare tutto, affinché non cambi nulla", ora è tutto più dinamico, più veloce, più rapido: bisogna muovere tutto, perché nulla si muova.
Francesco Lanza | @bedrosian
The immobile elegance of the Leopard
Very mobile times, the ones we're living, full of events, announcements of news. But we're in Italy. Is something really stirring?
During these last few weeks we hadn't had any peace, we citizens/voters/readers. We've been spectators of sensational discoveries, such as the fact that in the regional council of Lazio there were people who filled themselves with oysters. Obviously, they were all surprised: Polverini, Casini, Alfano, Napolitano.
Polverini resigns, hundreds of fingers that point at the governess' resignment and Formigoni who watches all these fingers, maybe in search of some ring to kiss, as is customary in Lombardy.
Storace, who being on the right wing, but of that right that, in order not to risk, tweets with the left hand tied behind their back (and maybe with only half a brain), in the Rome fashion sentences right away, with pride and imperial indignation:
Volitional proclaim to which we readily respond: it's obvious that the oysters were off, if the Region of Lazio has melted and shit itself.
However for the first time in recent times we see some resignments, word of an antique assiro-babilonian dialect of which we had lost trace in the last 20, 25 years. There are stories of regional counselors, not only in Lazio, who asked: "These resignment letters, can I get them paid for?"
So great indignation, cleaning proclaims at high levels, Santanché who shouts in television against Fiorito/Batman (whose lawyer Taormina is trying to compose a creative dossier - as usual - against the Joker), Napolitano that as usual after everything has been done says: "The parties must do something about this."
In the center-right wing everyone asked themselves what happened, but the explanation appears to be simple: Berlusconi fell asleep with the remote control in his hand and the finger slipeed on the button that interrupted the break, so Alfano reactivated himself.
They've already sent Verdini to reprogram Angelino, before he starts behaving like the computer from 2001 A Space Odyssey.
But let's see the center-left wing.
Great movements on this front as well.
Renzi goes around in camper in half of Italy and seems to excite everyone (especially in the center - right wing), surrounded by professionals of communication that are much better than those of the opponents (which means he's already won, let's face it). Bersani and everyone in the PD who continue to throw tear gas so nobody will understand exactly what's going on.
Are these the primaries of PD?
Are they of the coalition?
Which, coalition?
Is Vendola participating or not? Can he even participate?
Even Scalfarotto (yes, Scalfarotto) supports Renzi, he who used to be a scout and has a company (family run) which has the same name of the crow in the Jungle Book, a crow who is very important in the lupetto tradition and for whom the motto is "We're the same blood, you and me".
Rutelli gets some courage and puts in Tabacci as well, in these primaries of the center-center-center- (left).
Big news, this Renzi guy.
On the other side, in a interview for Il Foglio in 2010, Renzi said:
"This is why I love it when the Pope says we need a new generation of Catholics in politics. Anyone who does this job knows it: it would be a revolution."
See what counter-counter-counter-counter-counter-counter-counter reactionary ideas?
Catholic politicians in Italy.
I wonder why nobody had thought about it before.
Amen to Revolucion, para siempre, because there are many rings to kiss, not only in Lombardy apparently.
Oh, the revolution, yes. There's also the anti-politics one. Which is clashing against the fact that anti-politics doesn't exist. It cannot exist. That in the moment in which you are elected, you must do it, the politics. And you must also make some decisions. And also accept the fact that there are people who don't agree with you.
Anti politics doesn't protect anyone, deal with it. It's better that you learn fast how to do it, the politics, friends of the M5S, because there is no such thing as a gentle revolution.
There is no such thing in countries that are more gentle than ours, go figure.
And let's close with the great news in the world of information.
This is the week of the launch of the Huffington Post in Italy. The worst thing is that now, even if I write huffingtonpostdotcom, the Italian version comes up, and to go to the English version I need to choose the language from the menu.
First great scoop: an interview with Berlusconi. A nice interview in which the meanest question is:
What would you have done differently, had you been in the Government?
Question to which Berlusconi answers starting with:
First of all I wouldn't have raised the fiscal pressure. [...]
Really unexpected.
I'll need a barrel of Coramine, to keep all these emotions at stake.
So, if during the times of the Leopard it was necessary to "change everything so that nothing changes", now everything is more dynamic, faster, more rapid: we need to move everything so that nothing moves.
Francesco Lanza | @bedrosian
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martedì 11 settembre 2012
Un #Rutelli segnavento su ogni tetto
L'API di Rutelli annuncia la probabile candidatura di Tabacci alle primarie del centrosinistra. Ennesimo salto del fosso per Rutelli? Questa volta sembra più un voler tenere il piede in due scarpe.
Il PD, ovviamente, tace e probabilmente acconsente.
La notizia che proprio nessuno si aspettava, è che Rutelli si mettesse sottovento.Mandato esplorativo a Tabacci per "verificare le condizioni di una candidatura alla primarie" del centrosinistra.
L'altra notizia che proprio nessuno si aspettava, è che il centrosinistra, e in particolare il PD, non dicesse neanche una parola contraria. Qualcosa del tipo: "Ehi Rutelli, ma tu non ti eri scisso dal centrosinistra?".
Insomma, due eventi decisamente poco sorprendenti, che non per questo fanno meno senso.
Ma abbandona quindi il Terzo Polo?
Giammai, se è vero che Rutelli ha espresso soddisfazione e la necessità di "rafforzare l'area centrale" del centrosinistra: "Api non rinnega il Terzo polo, ma ne rafforza il progetto. Non dobbiamo abbandonare lo spazio conquistato con quel progetto, ma dobbiamo rafforzarlo."
D'altra parte il partito rutelliano API ha una struttura decisamente malleabile, almeno a giudicare dalla provenienza dei vari politici presenti. Quasi tutti con una storia piena di saltelli da un partito all'altro.
Un partito per tutte le stagioni, bello aerodinamico.
Ci sono ex Democristiani, tanti ex Democristiani, non solo come eletti nella DC, ma anche gente dell'associazionismo cattolico: Mauro Betta (PPI --> La Margherita), Cristina de Luca (PPI --> La Margherita --> PD), Lorenzo Dellai (PPI --> La Margherita), Pino Pisicchio (Rinnovamento Italiano --> UDEUR --> Rinnovamento Puglia --> IdV), Claudio Molinari (Civica Margherita --> PD).
Ci sono ex Repubblicani, come Pier Giorgio Gawronski. E poi ex Socialisti, come Linda Lanzillotta (La Margherita --> PD), Enrico Boselli (SDI --> PS)
E ancora ex Socialdemocratici, ex Liberali, ex Verdi.
Mancano all'appello solo i due Leocorni, dicono.
Un partito così, quindi, riesce agevolmente a stare nel Terzo Polo casiniano e a valutare l'inserimento di un candidato premier nelle primarie del centrosinistra.
In attesa che il popolo del centrosinistra, quindi, cominci a farsi domande fondamentali sulla vita, tra le quali:
- Chi siamo?
- Da dove veniamo?
- Dove vogliamo andare?
- Esistiamo davvero?
- Ma che, davvero Rutelli?
attendiamo la pubblicazione, sul sito API, del loro listino per l'organizzazione di feste per bambini, per la fornitura di servizi di catering professionale, spurgo di pozzi neri, disinfestazione, infestazione, organizzazione di pellegrinaggi a Lourdes e/o viaggi a Cuba, demolizioni controllate e trasporto politici da una parte all'altra.
A ogni nuovo cliente, un Rutelli segnavento da mettere in cima al tetto.
Francesco Lanza | @bedrosian
A Rutelli vane for every roof
Rutelli's API announces the probable candidation of Tabacci to the primaries of the left wing. Another jump into the abyss for Rutelli? This time he seems to be willing to keep his feet in two shoes. The Democratic Party, obviously, is silent and probably approves.
The news that nobody expected at this point, is that Rutelli put himself downwind.
Explorative mandate to Tabacci to "verify the conditions of a candidature too primaries" of the left wing.
The other news that nobody expected is that the center left, and particularly the PD, didn't say anything in contrary. Something like: "Hey Rutelli, hadn't you cut yourself out of the center left?"
So, two events that were definitely not surprising, that don't make more sense because of it.
So he's abandoning the Third Pole?
Never, if it is true that Rutelli has expressed satisfaction and the need to "reinforce the central area" of the center-left wing: "Api doesn't renegate the Third Pole, it reinforces its project. We don't have to abandon the space conquered with that project, but reinforce it."
On the other hand the Rutellian party API has a definitely malleable structure, at least by judging the provenience of the politicians present. Almost all of the with a story filled of jumps from one party to the other.
A party for all seasons, nice and aerodynamic.
There are ex Demochristians, many ex Demochristians, not only as elected in DC, but also people from the Catholic associationism: Mauro Betta (PPI --> La Margherita), Cristina de Luca (PPI --> La Margherita --> PD), Lorenzo Dellai (PPI --> La Margherita), Pino Pisicchio (Rinnovamento Italiano --> UDEUR --> Rinnovamento Puglia --> IdV), Claudio Molinari (Civica Margherita --> PD).
There are ex Republicans, such as Pier Giorgio Gawronski. And then ex Socialists, as Linda Lanzillotta (La Margherita --> PD), Enrico Boselli (SDI --> PS)-
And then again ex Socialdemocrats, ex Liberals, ex Greens.
The only ones missing are the two unicorns.
A party like this easily manages to stay in the Casini Third Pole and evaluate the insertion of a premier candidate in the primaries of central-left.
So we wait that the people of central left start to ask some fundamental questions about life, among which:
- Who are we?
- Where do we come from?
- Where do we want to go?
- Do we really exist?
- Really, Rutelli?
and we wait for the API website to publish their list for the organization of children parties, professional catering, black wells purging, disinfestation, infestation, organization of pilgrimages to Lourdes and or trips to Cuba, controlled demolitions and transportation of politicians.
For each new client, a Rutelli vane to put on your roof.
Francesco Lanza | @bedrosian
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