▼ Il tweet del giorno
Berlusconi: "Presidente della Convenzione? Solo una battuta". Come quando prometteva un milione di posti di lavoro ed il rimborso dell'IMU.
— Il Triste Mietitore (@TristeMietitore) 08 maggio 2013
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martedì 30 aprile 2013
Il panorama dei #socialmedia
Nei social media, i ricchi diventano più ricchi
Uno dei problemi più comuni che incontriamo quando studiamo la storia del mondo è la distribuzione ineguale del denaro. Questo ha causato problemi gravi fin da quando il concetto di denaro è stato inventato. E' un ciclo senza fine da cui gli esseri umani non sono ancora stati in grado di uscire. E funziona in questo modo:
I ricchi hanno un sacco di soldi. I poveri cominciano ad essere arrabbiati e decidono che vogliono protestare. Quello con cui si scontrano, ovviamente, è il fatto che i ricchi, con i loro soldi, possono evitare praticamente tutto quello che vien loro gettato. Questo rende i poveri ancora più arrabbiati finché, inevitabilmente, la situazione non si fa brutta.
Si potrebbe pensare che con tutte le meraviglie della tecnologia moderna, potremmo finalmente avere la possibilità di prevedere questo triste ciclo, eppure ancora ci perseguita. Ora, persino nel reame dei social media, la distribuzione equa della "ricchezza", comunque la si possa definire in termini online, sta diventano sempre meno equa. Considearate le seguenti categorie di influenza online, se volete, e ditemi se questo corrisponde anche alla vostra esperienza.
Blogging
Per poter costruire il vostro blog, avete bisogno di promuovere i vostri post e sperare che ciò che state scrivendo avrò risonanza. Lavorate duro a tutti vostri post, sperimentate, e la maggior parte delle volte non vedete un compenso molto alto per tutto quel duro lavoro. Vi trovate in una situazione da Catch-22. Le persone tendono a non leggere post di siti che non conoscono, ma non possono scoprire il vostro sito se nessuno ne parla. Questo ovviamente non è un problema per il blogger che ha molti subscriber o una grande community. Può scrivere di quasi qualsiasi cosa ed è statisticamente certo di ottenere più reazioni rispetto ai tuoi post.
Quando mi sono iscritta a Twitter per la prima volta, il grande obiettivo era arrivare a 100 follower. Pensavo che sarebbe stato molto divertente, e siccome iniziavo da 0, sarebbe stato anche un buon benchmark. All'inizio, tutto andava bene. Quando si è nuovi su Twitter, si viene seguiti da un sacco di spam bots. Ma ricordo di essere rimasta bloccata a 67 follower per un periodo di tempo che sembrò lungo mesi. A volte arrivavo a 70, ma poi tornavo indietro a 65. Ogni volta che ottenevo un nuovo follower, facevo festa. Beh, non è vero, ma comunque ero molto felice. La cosa interessante di Twitter, tuttavia, è che più follower hai, e più le persone vogliono seguirti. Le persone che hanno già molti follower riescono a far crescere la loro community o network molto più rapidamente delle persone che vogliono (o hanno bisogno) di arrivare nello stesso punto.
Facebook pages
La stessa formula è vera per le Facebook fanpage. Dicono che i post che vengono commentati o condivisi hanno più probabilità di finire nei newsfeed delle persone. Tuttavia, non si possono avere molti commenti o condivisioni se non si hanno molti fan, e non si possono avere molti fan se nessuno vede i nostri contenuti.
Sembra tutto molto ingiusto, e non sono sicura di cosa potrebbe essere fatto in proposito. Ho solo voluto evidenziare che questo trend in effetti esiste. Se siete nuovi nel ondo online e state pensando che forse è una cosa che vi stavate immaginando, vi posso assicurare che è vera! Quindi pensiamoci. Come possiamo cambiarla?
Marjorie Clayman | @margieclayman
Social media today
In Social Media, the Rich Get Richer
One of the most common problems you encounter as you study world history is the unequal distribution of money. This has thrust cultures into distress probably since the concept of money was first developed. It’s an endless cycle that humans have not yet been able to escape. It goes like this:
The rich get a lot of money. The poor start to get upset about this and decide they want to protest. What they encounter, of course, is the fact that the rich, with their money, can stave off pretty much anything that gets thrown at them. This makes the poor even more angry until, inevitably, the situation becomes ugly.
You might think that with all of the wonders of modern technology we would finally have the ability to forego this sad cycle, but it haunts us still. Now, even in the realm of social media, the even distribution of “wealth,” however you define that in online terms, is becoming increasingly uneven. Consider the following categories of online “influence,” if you will, and tell me if this has been your experience.
Blogging
In order to build your blog, you need to promote your posts and hope that what you are writing will resonate. You work really hard on all of your posts, you do a lot of experimentation, and most of the time you don’t see much reward for all of that hard work. You find yourself in a catch-22. People don’t tend to read blog posts from sites they don’t know, but they can’t learn about your site if nobody is talking about it. This is of course not a problem for the blogger who has a lot of subscribers or a big blog community. They can post almost anything and it’s certain, statistically, to get more reactions than your posts.
When I first signed up on Twitter, my big goal was to get up to 100 followers. I thought that would be great fun and since I was starting from 0, it would also be a pretty good benchmark. At first, things went ok. When you’re new to Twitter you get followed by a lot of “follow-back” spam bots. But I remember very clearly being stuck at just about 67 followers for what had to be months. Sometimes I’d get up to 70, then I’d sink back down to 65. Every time I got a new follower I threw a parade for myself. Well, that’s not really true, but it made me happy. The interesting thing about Twitter, though, is that the more followers you have, the more people want to follow you. The people who already have a lot of followers grow their community or network much faster than people who really want (or need) to get there.
Facebook pages
The same formula is true for Facebook pages. They say that posts that get shares or comments are more likely to show up in peoples’ newsfeed. However, you can’t get a lot of shares or comments if you don’t have a lot of fans, and you can’t get more fans if nobody sees your content.
It all seems highly unfair, and I am not really sure what could be done about it. I just wanted to point out that this trend does in fact exist. If you are new to the online world and are thinking maybe you’re just imagining things, I can assure you – you are not! So, let’s think about it. How can we change this?
Marjorie Clayman | @margieclayman
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lunedì 25 febbraio 2013
Di #elezioni2013, pizzerie ed emotività quotidiane
Son tornato ieri per votare e ho votato, poi come tanti oggi mi son messo a sentire gli instant poll e compagnia varia. Il risultato è quello che è: non si sa ancora chi ha vinto. Solo le 8 di sera del 25 febbraio, tenevo le mani sul computer per lavorare, poi il tablet per i dati dal Viminale, twitter. Ad un certo punto sento una leggera claustrofobia che mi assale. Mollo tutto ed esco.
E' sera, umida, ha piovuto anche oggi, ho da fare qualche giro per prendere un po' di cose. Un periodo un po' complicato per me e per tanti altri milioni di persone in Italia. Poi ci sono le elezioni, la peggior campagna elettorale che mi ricordi e infatti alla fine credo ci sarà una colossale marmellata che non serve a niente, ma forse a qualcuno, pochi. Prende un paio di prolunghe USB con l'attacco piccolo, poi altre cosette, poi passo dal tabaccaio dove un anziano gioca al videopoker, respira, a fatica, ma continua a seguire le luci. Non vince. Il tabaccaio me l'ha spiegato che qui non vince nessuno, però giocano. Lotto, Gratta e Vinci, Superenalotto, la roba in circolazione in questo settore è tantissima. C'è una che vince. Non sa neanche lui come va, però alla fine della settimana lei è sopra coi soldi. Che sia lei il premier che cerchiamo?
Farmacia, per fortuna le medicine sono arrivate, ultimamente mi servono, problemucci da tenere sotto controllo. Intanto la fila si compone di signore che comprano cosmetici scontati, altrimenti non si vende, qualche anziano con la ricetta. I preservativi, gli aminoacidi per fare i muscoli, restano, all'ennesimo ribasso. Un bambino corre fra gli scaffali, cade qualcosa e una signora molto anziana strilla. Perchè? Non capirò mai perché ci siano persone che strillano e basta, non sanno neanche cosa è successo ma strillano. Forse è una pensionata, forse anche lei aspetta il rimborso dell'Imu, forse c'avrà creduto, oppure anche lei gioca una parte della sua pensione. Oppure è solamente stanca. Come tutti noi. Ognuno con i suoi motivi, che aumentano.
Ultima fermata pizzeria. Prendo una birra e mi metto a guardare la tv accesa mentre altri ordinano e consumano, io aspetto che si scaldi il mio pezzo fiori di zucca e alici. Intanto c'è un ex berlusconiano che brinda alla vittoria di Grillo, performance incredibile m5s, anche se non ho capito cosa vogliano fare. Però qui mi parte l'autocritica, da vecchia sinistra, questioni di appartenenza. Mi stanno antipatici, però alla fine realmente io ne realmente incontrati pochi nella vita reali. Li vedo in tv oppure su Twitter, discussioni sterili, poi non mi piace il loro dirigismo e leaderismo, però toccherà vedere come si muoveranno. Certo se tutti perdessimo un po' di spocchia ci si potrebbe incontrare.
Mi piacerebbe capire. Qualche amico attivo, magari gli chiedo qualcosa. Anche se le distanze sono enormi, per me se uno vale uno significa che tutti possiamo dire la nostra su un'argomento, purchè in italiano comprensibile, senza urlare. Un cagnetto mi si avvicina, scodinzola, gli allungo un pezzo di pizza. Mangiucchia e scodinzola. Mi chino e ci gioco un po'. Questa me la segno sul calendario, perchè io coi cani non ci sono mai andato tanto d'accordo, una storia vecchia, ma tutto cambia. Meno i risultati incomprensibili che vedo mentre finisco questo post. Comunque.
Simone Corami | @psymonic
Elections, pizza and daily emotivity
I came back yesterday to vote and I voted, then as many others today I listened to the instant polls and all. The result is what it is: we still don't know who won. It's 8 o'clock in the evening, on February the 25th, I had my hands on the computer to work, then the tablet for the data coming from the Viminale, Twitter. At one point I feel a slight claustrophoby. I leave everything and go out.
It's evening, damp, it rained today, I must go pick up a few things. Complicated times for me and milions of others in Italy. Then there are the elections, the worst elections campaign I remember and at the end I think there's going to be a colossal jam that isn't useful to anyone, or maybe just to a few. I pick up a USB cable, a few other things, then I go to the tobacco store where an old man is playing videopoker, breaths heavily, but continues to follow the lights. He doesn't win. The seller told me that no one wins here, but they play. Ltto, Superenalotto, there's a lot of stuff in this section. There's a woman who wins. He doesn't know how, but at the end of the week she's up with the money. Could she be the premier we're looking for?
Pharmacy, fortunately meds have arrived, I've been needing them lately, a few problems to keep under control. The line is made up of ladies who buy discounted cosmetic products, otherwise they don't sell, a few old people with a prescription. Preservatives, aminoacids for muscles, are still on the shelves, untouched. A child runs among the shelves, something falls and a very old woman shrieks. Why? I'll never understand why some people just shriek, they don't know what happened but they shriek. Maybe it's a retired woman, maybe she's waiting for the IMU payment, maybe she believed it, or maybe she is also playing one part of her retirement money. Or maybe she's just tired. Like all of us. Everyone with their own reasons, which become bigger and more numerous.
Last stop, pizzeria. I buy a beer and watch the TV while other order and eat, I wait for my piece of zucchini flowers and anchovies to heat up. There's an ex Berlusconi voter who toasts to Grillo's victory, an incredible performance, that of M5S, even if I don't understand what they want to do. But here the autocriticism starts, old left-wing style, a matter of belonging. I don't like them, but in the end I've only met a few in real life. I see them on TV or on Twitter, sterile discussions, and I don't like their leaderism, but we'll have to see how they'll move. Of course, if we all lost a bit of arrogance, maybe we could meet halfway.
I'd like to understand. Some friend who is active in the movement, maybe I'll ask something. Even if the distances are enormous, for me if one equals one, it means we can all say what we think about a given topic, if we don't shout, and in a comprehensible Italian. A dog comes near, waves his tail, I give him a piece of pizza. He eats and waves his tail. I bend over and play a little. I'll have to write this one on the calendar, because I've never agreed much with dogs, an old story, but everything changes. A part from the incomprehensible results I see as I finish this post. Anyway.
Simone Corami | @psymonic
venerdì 1 febbraio 2013
10minuticon Gianluca Sgueo @gianlucasgueo
Gianluca Sgueo, coordinatore rapporti con il cittadino, sito web e flussi informativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ci ha concesso una breve intervista qualche giorno fa.
In primo luogo abbiamo chiesto a Gianluca quali siano le novità più rilevanti in questa campagna di comunicazione per le elezioni 2013. Innanzitutto c'è un cambio radicale nella cifra del linguaggio: siamo stati abituati a vedere un rpesidente molto posato nel modo di esporre le idee, molto "tecnico". Ora invece, nel pieno della campagna elettorale, il linguaggio è quello della politica. Sebbene possa essere spiazzante per alcuni, in realtà è il linguaggio richiesto dalla campagna stessa: è necessario essere diretti e contestare nel merito le osservazioni degli avversari.
Un'altra grande novità è l'utilizzo dei social media, oramai divenuti di uso comune tra i politici. Abbiamo chiesto dunque quali siano gli obiettivi e quali gli interlocutori a cui si vogliono rivolgere: Gianluca sostiene che l'interlocutore è differente a seconda del social. Su Twitter il pubblico è tendezialmente giovane ma non giovanissimo, molto preparato e critico, e qui lo scopo è diffondere informazioni parallelamente a canali più tradizionali e costruire un dialogo più snello.
Su Facebook i protagonisti sono i più giovani, quindi l'obiettivo è quello di creare un dialogo più informale rispetto a quello che si realizza su Twitter. Infine su YouTube vengono caricati i video: l'audience è eterogenea, e lo strumento sfrutta una tipologia molto popolare di contenuto.
Per quanto concerne l'evento MontiLive, si è trattato di un'iniziativa molto seguita e anche molto criticata. L'opinione si è divisa tra favorevoli e critici, per una moltitudine di ragioni. Innanzitutto bisogna tener conto del fatto che si tratta di una persona di oltre 70 anni, che non ha mai utilizzato quegli strumenti. Rispondeva personalmente, sebbene avesse assistenza, ma lo faceva in autonomia: per questo motivo anche quelle che sono parse delle ingenuità in realtà sarebbero addirittura comprensibili ed un'espressione di poca pratica nell'utilizzo dello strumento.
Si potrebbe senza dubbio migliorare, rendendolo un appuntamento non sporadico ma frequente, e sicuramente si possono dare delle risposte più puntuali. Una delle critiche è stata la scarsità di risposte rispetto al numero di domande arrivate: in questo senso, tuttavia, Gianluca afferma che i temi trattati sono stati praticamente tutti affrontati nelle risposte date, anche se non sono state date risposte puntuali ad ogni singola domanda.
Un'altra critica piuttosto importante riguarda il fatto che probabilmente Twitter non era lo strumento più adatto per dare le risposte, in quanto per argomentare in maniera sensata il proprio pensiero 140 caratteri sono decisamente insufficienti. Secondo Gianluca in effetti sarebbe preferibile argomentare, come già avviene su SceltaCivica, dove chiunque ha la possibilità di presentare delle proposte ed iniziare un dibattito vero e proprio. Tuttavia, non esclude che possa prevalere la spontaneità, nel caso questo esperimento venga ripetuto su Twitter.
Abbiamo chiesto a Gianluca se a suo avviso l'utilizzo virtuoso o meno dei social media possa effettivamente avere delle conseguenze alle urne: la risposta è stata "no": i social media non sono lo specchio della società italiana, e non crede che investire completamente sui social possa determinare l'esito delle elezioni, ma che si tratti solo di uno strumento di supporto.
Maria Petrescu | @sednonsatiata
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giovedì 3 gennaio 2013
#Socialmedia e #terremoto
La sequenza sismica verificatasi in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto a partire dal Maggio 2012, culminata con le due tragiche scosse del 20 e 29 maggio, ha provocato la morte di 27 persone, 350 feriti e 16'000 senzatetto. Sono stati finora valutati danni per 13,2 miliardi di Euro.
Non è purtroppo raro che il nostro Paese venga colpito da una scossa con conseguenze catastrofiche; basta ricordare il terremoto dell’Irpinia nel 1980, dell’Umbria nel 1997 e dell’Aquila nel 2009.
E’ tuttavia la prima volta che le nuove tecnologie della comunicazione online vengono utilizzate come veicolo di narrazione collettiva della tragedia e come strumento auto-organizzazione delle popolazioni colpite. Nel periodo di più intensa attività sismica la narrazione collettiva della tragedia si è configurata come un intreccio tra i contenuti user-generated dagli utenti sui social media e i mezzi di comunicazione tradizionali (TV, radio e carta stampata) che hanno in molti casi rilanciato le informazioni originariamente condivise online dai comuni cittadini.
La visibilità online acquisita dalla tragedia del sisma è stata così preponderante che i termini “Terremoto” e “INGV” risultano essere le parole chiave più ricercate nel 2012 su Google. (fonte: Google Zeitgeist 2012).
Tutto ciò è stato reso possibile dalle peculiarità dei processi comunicativi del web 2.0, che privilegiano la condivisione in tempo reale di contenuti spontanei grazie alle connessioni ad internet in mobilità consentite oggi da smartphone e tablet. Le stesse difficoltà di collegamento alle reti cellulari, che avvengono normalmente in questi casi e che avrebbero potuto limitare l’attività spontanea degli utenti, sono state attenuate da una ulteriore iniziativa collettiva promossa dai cittadini e diffusa su Twitter: l’apertura delle reti wi-fi domestiche, tipicamente collegate alla rete telefonica fissa e protette da password, più affidabili e stabili rispetto alle reti di telecomunicazione mobili.
Twitter, Facebook, Instagram, YouTube e i blog sono stati i social media che hanno consentito alle persone colpite di narrare la tragedia del terremoto e creare network di collaborazione tra singoli individui, istituzioni ed aziende presenti non solo nei luoghi maggiormente colpiti dal sisma, ma distribuite su tutto il territorio nazionale.
Si fa riferimento, in particolare:
• Alle segnalazioni in tempo reale dei danni provocati dal terremoto e all’uso del web come piattaforma di supporto “dal basso” per l’organizzazione delle iniziative spontanee di soccorso e di solidarietà;
• All’uso dei social media come strumenti diretti di testimonianza del sisma e di approfondimento di specifici episodi legati alla tragedia;
• All’organizzazione di una rete di vendita per le forme di parmigiano danneggiate dalle scosse;
• Ai progetti di innovazione per lo sviluppo di applicazioni e servizi web di utilità sociale.
Un ruolo di primo piano è stato svolto da Twitter ed Instagram, due piattaforme del web 2.0 che hanno consentito agli utenti della Rete di generare un flusso ininterrotto di informazioni tuttora attivo. Vediamo brevemente cosa sono e come funzionano.
2 – Dalle segnalazioni della prima scossa ai campi autogestiti
Nella notte della prima forte scossa del 20 maggio Twitter è stato per quasi 40 minuti il primo e unico canale di informazione in tempo reale sul terremoto. “Enorme scossa di terremoto ORA modena #sanfelice.pare che le case siano OK, interni case distrutti, gente in strada” fu uno dei primi messaggi di allarme lanciati in rete circa 10 minuti dopo la scossa da Gianluca Diegoli, un blogger che si trovava in uno dei comuni colpiti.
La geolocalizzazione degli utenti di Twitter ha consentito di evidenziare con grande precisione la provenienza geografica delle segnalazioni che, nella notte del 20 maggio, citavano la parola Terremoto o aggregavano le discussioni online sotto l’hashtag #terremoto e #terremotoemilia. Ne è emersa una fotografia dove centinaia di utenti, nei minuti immediatamente successivi al terremoto, hanno contribuito alla costruzione di un flusso di informazioni condivise attraverso il quale è stato possibile ricostruire la cronaca e le emozioni delle persone svegliate nel cuore della notte.
Fonte: http://vincos.it/2012/05/20/la-bomba-e-il-terromoto-in-italia-mappe-geografiche-ed-emotive/
Twitter è stato utilizzato come canale di informazione e come strumento di auto-organizzazione delle popolazioni colpite dal terremoto. E’ stata inoltre la piattaforma più utilizzata per condividere online le foto scattate con Instagram. In particolare, sono state più di 7'000 le foto aggregate negli hashtag #terremoto e #terremotoemilia. Esse costituiscono non solo la testimonianza diretta dei danni alle abitazioni civili, ai capannoni aziendali e agli edifici storici, ma evidenziano anche le scene di vita quotidiana delle popolazioni colpite e l’impegno dei tanti volontari che, sin dal primo giorno, si sono impegnati a fornire il loro aiuto alle popolazioni colpite.
L’assistenza alle popolazioni colpite è stata effettuata sotto il coordinamento del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, ma anche indipendentemente da questo grazie alla solidarietà e al servizio prestato da associazioni e da privati. Decine di tendopoli si sono formate anche in modo spontaneo, attraverso forme embrionali di organizzazione nate per garantire l’assistenza reciproca, come nel caso dei campi autogestiti. L’organizzazione dei campi autogestiti è stata supportata dall’utilizzo dei social network e di applicazioni web che si sono dimostrate molto utili nel consentire la comunicazione e lo scambio delle informazioni su bisogni e operazioni in corso. In particolare, già poche ore dopo la prima forte scossa, il meccanismo di coordinamento dei campi autogestiti era già in azione ed è stato supportato dal sito web Terremotoemilia.com, dal profilo Twitter @terremotoemilia e dalla omonima pagina Facebook, utilizzati per aggregare le segnalazioni utili al censimento dei campi autogestiti.
3 – La mobilitazione degli esperti del Web in soccorso dei terremotati
Il sisma in Pianura Padana ha evidenziato la necessità di sviluppare applicazioni web e tecnologie che possano supportare le richieste di aiuto e i soccorsi alle popolazioni colpite da calamità naturali. Anche in questo caso internet si è dimostrato come un potente strumento di solidarietà grazie all’opera di associazioni no profit come Wikitalia, che ha lanciato il progetto Protezione Civica. Si tratta di una piattaforma di soccorso in caso di calamità che, nelle settimane del sisma, ha avuto l’obiettivo di catalizzare le energie di centinaia di volontari raccogliendo le loro segnalazioni e geolocalizzarle su una mappa online. A Wikitalia si sono aggiunte altre associazioni come Informatici senza frontiere (una onlus la cui missione sociale è quella di far leva sull'informatica per portare un aiuto concreto a chi vive situazioni di emarginazione e difficoltà), e Indigeni Digitali, un’associazione che si prefigge di diffondere i valori della cultura digitale nel nostro Paese.
Internet si è dimostrata, ancora una volta, un potente strumento di coesione sociale ed è stato il veicolo attraverso il quale l’Università di Bologna ha promosso la realizzazione di un hackathon il 16 e 17 giugno 2012.
L’hackathon è un evento in cui programmatori ed esperti di informatica si riuniscono per una sessione tematica di programmazione, che ha generalmente l’obiettivo di produrre una o più applicazioni web che possano soddisfare gli obiettivi della sessione di lavoro.
In particolare, nell’hackathon di Bologna sono stati messi a disposizione dei partecipanti, riuniti in team di lavoro, 48 ore per sviluppare applicazioni e soluzioni web finalizzate ad aiutare le popolazioni dell’Emilia colpite dal terremoto, che potessero essere riutilizzabili per casi simili.
La sessione dei lavori, che è stata trasmessa su Twitter attraverso l’hashtag #hackathonterremoto, ha dato alla luce numerose applicazioni utilizzabili principalmente come strumenti di supporto alla segnalazione dei danni del terremoto, all’organizzazione delle attività di soccorso e agli interventi di ricostruzione post-sisma.
4 – La creazione di una rete commerciale per la vendita delle forme di Parmigiano danneggiate dal terremoto
Il sisma ha provocato ingenti danni ai magazzini di stoccaggio del parmigiano reggiano, rovesciando e spezzando più di 300 mila forme da 40 chili ciascuna, per un danno equivalente a circa il 10% della produzione annua.
I social media si sono dimostrati gli strumenti più efficaci per promuovere la rete di vendita organizzata dal Comitato gruppo caseifici terremotati del Parmigiano Reggiano. Il Consorzio Parmigiano Reggiano non si era mai occupato prima della commercializzazione e della vendita del parmigiano, tuttavia nel periodo straordinario del sisma ha cercato di favorire al massimo la vendita dei caseifici dove fosse possibile l’acquisto diretto delle forme.
A tale scopo, nei giorni immediatamente successivi alle prime due forti scosse, sulla pagina Facebook del Parmigiano Reggiano è stata creata la nota “Terremoto: aggiornamenti sulla situazione”, al cui interno sono state condivisi aggiornamenti e informazioni sui caseifici dove era possibile l’acquisto diretto del parmigiano.
L’iniziativa promossa dal consorzio ha generato un veloce passaparola tra i blogger attivi in Rete, che hanno rilanciato l’iniziativa creando specifici post sui loro blog, su Facebook e Twitter.
5 – La testimonianza della tragedia attraverso i contenuti multimediali
Le modalità di fruizione della Rete privilegiano la dinamicità dei contenuti multimediali perché attirano maggiormente l’attenzione e stimolano in modo naturale il passaparola tra gli utenti. La costante diffusione di fotocamere digitali e di smartphone di ultima generazione sta avvicinando ampie fasce di persone al mondo della fotografia e delle riprese video.
La tragedia del terremoto è stata ampiamente testimoniata da numerose iniziative che hanno spinto le persone a creare e condividere contenuti multimediali e user-generated attraverso tre principali modalità di partecipazione:
• Iniziative individuali e non organizzate, come nel caso dell’uso di Instagram di parte di singoli cittadini, dove le fotografie del terremoto sono state aggregate sotto gli hashtag #terremoto e #terremotoemilia;
• Iniziative più strutturate e promosse sui social network che hanno coinvolto fotografi dilettanti e professionisti, come nel caso di Shoot4change organizzato dalla rete Protezione Civica;
• Video amatoriali pubblicati online su Youreporter.it, che testimoniano in presa diretta quello che hanno visto le popolazioni colpite direttamente dal sisma.
Alessandro Prunesti | @prunesti
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venerdì 30 novembre 2012
Il Seppuku di #Twitter
Insomma le primarie sono finite, quelle del centro-sinistra almeno, perché qui si annuncia un intasamento che potrebbe portarci non ad una campagna elettorale permanente, ma ad un'elezione permanente!
Sapete tutti come sono andate a finire, Bersani ha vinto nella realtà, nelle urne, mentre Renzi ha vinto su Twitter e nel coro dei social media. La grande vittima è proprio twitter, costretto al seppuku, al suicidio rituale giapponese. C'erano anche i kaishakunin, i fedeli compagni che gli hanno tagliato la testa, in maniera generosa, per risparmiargli il dolore della lama che taglia gli intestini e la morte per dissanguamento. I fedeli compagni sono stati la tv generalista e la stampa, specialmente quella online, che davvero ha delle responsabilità profonde in questa messa in scena. Perché di questo si tratta.
I social media non hanno spostato un voto, anzi, li hanno spostati al contrario, vista la grande offensiva socialmediatica renziana nella settimana del ballottaggio, ci sono stati flussi di ritorno a favore del segretario e Ilvo Diamanti, sulle pagine di Repubblica, ha spiegato che, anche se tutte le 100.000 richieste di iscrizioni fossero stato accolte e avessero tutte, dico tutte al 100%, votato per l'obamino fiorentino, il risultato non sarebbe cambiato. Già nei mesi precedenti si è vista la scarsa efficacia che il sistema social media ha dimostrato nell'aiuto alla vendita, figuriamoci dopo questo tonfo nelle primarie riguardo il marketing politico. Io, come ho scritto in un post su Orson, sostengo che c'è bisogno di tornare all'azione, consigliando i rapimenti simil-alieni, come ha fatto Samorì e il duo Baccini-Galati.
Si dice che l'Italia non è pronta, che in fondo non c'è massa critica ed altre amenità. Bella scoperta! Quanti sono gli iscritti a Twitter, molti di meno rispetto a Facebook, che poi viene usato in maniere molto differenti, ma credo oscillino fra uno e due milioni, lasciando scoperti grossi settori per età, professione, abitudini di consumo e molti altri segmenti di micro-data e non di big-data. Voi credete davvero che ora che i blogger vanno al Motor Show sposteranno un acquisto di una sola auto? Oppure la gente continuerà a comprare Quattroruote o a vedere le macchine dei propri amici? Ho lavorato in un'agenzia di analisi e marketing del settore Automotive, quello che contava era la stampa e le trasmissioni tv di settore, neanche quelle satellitari, perchè chi paga vuole vedere contenuti premium come film, serie tv e sport. Quindi? Quindi i social hanno un effetto di rinforzo, di informazione e di interesse - qui sta davvero il concetto di engagement.Tralascio la delicata questione della primavera araba e dell'epilogo triste che sta affrontando, però me li ricordo i: "E' la forza della rete", "La rete porta democrazia", "La rete è la pace". Io me li ricordo bene.
Torniamo alle primarie, o meglio allo spazio che certa stampa, come Huffington Post, Pubblico e altri hanno dato a Twitter, perchè questo sta succedendo. Twitter è diventato un'ottima riserva di battute, per riempire il vuoto delle pagine bianche e degli spazi audiovisivi. Twitter è entrato nello scadenzario dei media tradizionali, come le conferenze stampa, le processioni e i saldi. Se guardate bene poi tutte le aspiranti twitstar vogliono quello, visibilità, ma visibilità sui media tradizionali, vogliono che il loro nome sia sul Corsera, o su Il Fatto Quotidiano, per non parlare di Repubblica o durante una diretta de La7. Nessuno ragiona totalmente alla visibilità sul web. L'unico scopo diventa farsi notare per poter bullarsi con gli amici oppure strappare un contratto da collaboratore per qualche centinaia di euro al mese se va bene, o 5 euro a pezzo, sempre se va bene. Questa era la grande rivoluzione? Quanti Social Media Anything Manager ci sono che lavorano per poco o che non percepiscono nulla?
Tutta la tossicità di Twitter ha avvelenato l'uccellino, tanto che oramai non gli restava che crepare sotto il peso della realtà dei voti di carta e delle matite copiatevi. Il prossimo banco di prova saranno le primarie del M5S, e anche la social tv, però di quello parlerò più avanti, visto che agli italiani non stanno dicendo che nel 2015 dovranno buttare i loro televisori, ma ne parleremo e in maniera molto approfondita. La sbornia è finita, adesso è il momento di essere cattivi, molto cattivi.
PS. va ricordato che Matteo Renzi è l'unico che non ha risposto alle domande di Intervistato. La prossima volta magari ci penserà meglio.
Simone Corami | @psymonic
The Seppuku of Twitter
So the primaries are over, the ones of the left wing at least, because here there's a mess that could bring us not to a permanent elections campaign, but to a permanent election!
You all know how it ended, Bersani has won in the realities, at the voting stations, while Renzi won on Twitter and on social media. The great victim is Twitter itself, forced to seppuku, the Japanese ritual suicide. There were also the kaishakunin, the faithful companions who cut its head in a generous fashion, to spare the pain of the blade cutting the intestines and the death by bleeding out. The faithful companions have been the TV and the print, especially the online one, who seriously has some deep responsibilities in this farce. Because that's what it is.
Social media didn't change a vote, or they changed them in the opposite direction, given the great Renzi socialmedia offensive during the week of the ballott, there have been flows of return in favor of the secretary of PD and Ilvo Diamanti, on the pages of Repubblica, has explained that even if all the 100.000 requests for sign-up had been approved, and if they had all, and I mean all, voted for Renzi, the result wouldn't have changed. Already during the past months we've seen the scarce efficiency that the social media system has in helping sales, go figure after this political marketing fail. As I wrote on a post on Orson, I say that we need to go back to action, counseling simil-alien abductions, as Samorì did and the duo Baccini-Galati.
They say Italy isn't ready, that in the end there is no critical mass and other amenities. Nice discovery! How many Twitter users are there? Many less than Facebook, and they are used in very different ways, but I believe we're talking about one or two milion people, leaving ample segments uncovered by age, profession, consume habits and many other segments of micro-data and not big-data. Do you really think that bloggers at the Motor Show will influence purchases? Or that people will continue buying Quattroruote or seeing their friends' cars? I've worked in an agency of analysis and marketing in the Automotive field and what mattered was the print and sector TV shows, not even satellite, because who pays wants to see premium content such as movies, tv series and sports. So now what? Social media have a reinforcement effect, information and interest - here is where the whole concept of engagement stands. I'll leave aside the delicate matter of the Arab Spring and the sad epilogue that it is living, and I remember the "It's the force of the web", "The web brings democracy", "The web is peace". I remember them very well.
Torniamo alle primarie, o meglio allo spazio che certa stampa, come Huffington Post, Pubblico e altri hanno dato a Twitter, perchè questo sta succedendo. Twitter è diventato un'ottima riserva di battute, idee e altro, per riempire il vuoto delle pagine bianche e degli spazi audiovisivi. Twitter è entrato nello scadenzario dei media tradizionali, come le conferenze stampa, le processioni e i saldi. Se guardate bene poi tutte le aspiranti twitstar vogliono quello, visibilità, ma visibilità sui media tradizionali, vogliono che il loro nome sia Corsera, o su Il Fatto Quotidiano, per non parlare di Repubblica o durante una diretta de La7. Nessuno ragione totalmente alla visibilità sul web. L'unico scopo diventa farsi notare per poter bullarsi con gli amici oppure strappare un contratto da collaboratore per qualche centinaia di euro al mese se va bene, o 5 euro a pezzo, sempre se va bene. Questa era la grande rivoluzione? Quanti Social Media Anything Manager ci sono che lavorano per poco o che non percepiscono nulla?
Tutta la tossicità di Twitter ha avvelenato l'uccellino tanto che oramai non gli restava che crepare sotto il peso della realtà dei voti di carta. Il prossimo banco di prova saranno le primarie del M5S, ma ci sarà anche la social tv, però di quello parlerò più avanti, visto che agli italiani non stanno dicendo che nel 2015 dovranno buttare i loro televisori, ma ne parleremo e in maniera molto approfondita. La sbornia è finita, adesso è il momento di essere cattivi, molto cattivi.
PS. va ricordato che Matteo Renzi è l'unico che non ha risposto alle domande di Intervistato. La prossima volta magari ci penserà meglio.
Simone Corami | @psymonic
lunedì 26 novembre 2012
Le #primarie del #csxiamo: @pbersani e @matteorenzi al ballottaggio
E venne il giorno. E venne un uomo, per la verità 5, compresa una donna. Il cast delle primarie del centro-sinistra è variegato e alla fine il film è andato in onda, richiamando nelle sale 4 milioni di persone. Un successo, calcolando il prezzo "popolare del biglietto", solo 2 euro.
Già dalla mattina su Twitter era un fiorire di hashtag, ma alla fine ha vinto ancora la Premiata Ditta Europa di Menichini, che dopo #csxfactor, il re della notte del confronto, lancia #csxiamo, che scalerà la classifica dei TT.
Però stavolta bisogna scendere in strada, la rete va bene, ma qui ci si arma di documenti, pre-registrazione e si va. Colazione al bar è tappa obbligata, anche per capire gli umori della gente, fra parole, risate e battutine un po' cattive fra quelli che sono i tre protagonisti maggiori: Bersani, Renzi e Vendola. Non me ne vogliano la Sig.ra Puppato e Tabacci, che si è dimostrato un vero signore nel giocare con le sue caricature marxiste stile Pravda. Si vota, si fa la fila, cercando di spiegare anche a chi non ha compreso del tutto le informazioni che quello non è il suo seggio, ma i volontari sono tranquilli, anche verso chi alza un po' la voce. C'è un'atmosfera tranquilla, quasi d'altri tempi, come se per un giorno, un solo giorno, questo paese si sia riappropriato di certi suoi riti. Sono impressioni, non dati.
I dati sono le tre settimane che i volontari hanno avuto per organizzare sezioni e gazebo, non è poi molto tempo, mi racconta Franco, pensionato, con cui fumo una sigaretta per strada, la prima da quando è entrato alle 6 e mezza della mattina, mentre quelli che hanno montato i gazebo alle 4 adesso stanno dormendo a casa. Poca fila, ma nel pomeriggio sarà un delirio ovunque. Tre settimane in cui i candidati sono andati dappertutto a fare campagna elettorale, ma soprattutto a richiamare l'attenzione sul votare, perché è quello che sta chiedendo il paese: partecipazione. Non è facile rispondere a questa richiesta, la macchina deve funzionare, senza sbavature, anche se perfetta non è stata, però ha tutti gli occhi addosso, primi fra tutti quelli del PDL, che ancora non ha deciso se le primarie le farà o no, dipende tutto da Berlusconi. Si, proprio lui. Però anche Giorgia Meloni, che le primarie le vuole fare, se ne va alla sezione del PD di Via dei Giubbonari, a due passi da Campo de' Fiori a Roma e chiede come vadano le cose, ascoltando volontari e funzionari, un endorsement all'avversario, un bel segno, vuol dire che le cose le stai facendo bene e che diventi una sorta di modello. Certo c'è anche L'uomo che ha votato due volte, non si esce dalla metafora del cinema!
Ci sono anche schermaglie, sia in strada sia sul web, soprattutto su twitter, dove i rottamatori renziani, i segretariani di Bersani e i radicali di Vendola, si punzecchiano, si scambiano battute acide su chi interpreti bene il cambiamento. E' una sfida per un primato importante, perchè il cambiamento lo vogliono tutti, ma c'è chi sembra voler annullare la proprio storia e tradizione, mentre chi vorrebbe sempre ricordare con orgoglio il proprio passato. E' un falso mito quello del nuovo, anche se l'appeal di un candidato giovane come Renzi è forte, vista sia l'età media della classe politica italiana, sia il procurato disastro sotto gli occhi di tutti.
Vero che Renzi è stata una scossa, utile e necessaria al centro-sinistra, perchè l'ha spinto a misurarsi su temi nuovi e sul ricambio, come sono state preziose le sollecitazioni di Vendola sui diritti civili e sull'ascolto delle voci che soffrono più il disagio. Però il segretario è quello che s'è preso il partito nel momento peggiore della sua storia e c'ha messo la faccia, una vita difficile, visto che spesso ha fatto la paperella al tiro a segno per quante volte è stato colpito. Allora qui serve una cosa sola: la sintesi. Perché se in una coalizione o in un partito ci sono più posizioni allora bisogna fare il punto, la mediazione, che non è la marmellata, ma di più: prendere il meglio e costruire un progetto intorno. Un duro lavoro che va fatto, perchè richiesto da 4 milioni di persone - ma sono molte di più - che non sono zombie, come dice il Grillo Parlante in un post dove cita a sproposito il filosofo Michel Foucalt, ma sono il paese.
I numeri parlano chiaro, almeno fino ad ora, è l'una e trenta, circa: Bersani 44,4%, Renzi 36,3%, Vendola 15,2%, Puppato 3%, Tabacci 1,2%
e siamo a metà dello scrutinio. Renzi fa bene, molto bene, vincendo in Toscana e in alcuni zone dell'Emilia Romagna, ma è secondo. Però se vai a vedere è un paese a macchia di leopardo, segno che i flussi elettorali e le "appartenenze" stanno cambiando e su questo bisognerà ragionare parecchio. Ci sono alcune discrepanze nei numeri, perché il comitato di Renzi ha dei dati che parlano di un distacco di solo 4 punti percentuali e non di 8, come segna lo scrutinio ufficiale, il che vorrebbe dire una diversa disposizione delle forze in campo. C'erano stati nel pomeriggio dei twit e dei post che parlavano di sondaggi diversi, di risultati a sorpresa, come Pierluigi Battista. Il risultato però non cambia: ballottaggio.
Sarà una settimana dura, pesante, una settimana in cui si ricomincia da zero. Non s'illudano i contendenti, qui i voti non si stoccano, anzi sono molto liquidi, e non si illudano neanche gli altri pensando di poter chiedere qualcosa in cambio, perchè per ora non c'è nulla sul piatto. Non si illudano ancora Renzi e Bersani, perchè qui non ci sono "loro" e "noi", anzi c'è un unico grande noi, non omologato, eterogenero, variopinto, ricco di differenze, di stimoli, che non ha bisogno di una contrapposizione inutile e sterile, ma di una nuova piattaforma che sappia trasformare tutto questo in un programma di rinnovamento e cambiamento senza se e senza ma verso la palude in cui il paese è stato trascinato. Sarebbe bello continuare a giocare in trasparenza, nel fair play, magari con una certa vis polemica, fatta di argomenti e proposte, di domande e riposte, di confronto e discussione. Sarebbe bello. Sarebbe politica.
Simone Corami | @psymonic
The primaries: Bersani and Renzi go to ballot
The day came. And a man, actually 5, a woman included. The cast of the primaries of the center left is varied and in the end the movie was aired, calling to the votes about 4 milion people- A success, considered the popular price of the ticket, just 2 euro.
Already from the morning on Twitter it was a profusion of hashtags, but in the end Menichini managed to emerge with his #csxsiamo, after the extremely successful #csxfactor during the debate.
But this time we must go out, the web is fine, but here you get armed with doccuments, pre-registration and go. Breakfast at the bat is a must, also to understand the people mood, among words, laughs and evil jokes among those who are the three main protagonists. Bersani, Renzi and Vendola. Please, Mrs. Puppato and Mr. Tabacci, don't get me wrong. By the way Tabacci proved to be a sir in playing with his marxist caricatures in Pravda style. You vote, you stay in line, trying to explain to those who didn't understand everything that it isn't the right place to vote, but volunteers are calm, even with those who raise their voices. There's a quiet atmosphere, almost of other times, as if for one day, just one day, the country regained its rituals. These are just impressions, not facts.
The facts are the three weeks that volunteers had to organize sections and stands, not a lot of time, Franco tells me: he's retired, and he smokes a cigarette with me, the first since he came in at 6:30 in the morning, while the ones who put up the stands at 4 now are sleeping at home. Just a bit of line, but during the afternoon it's going to be crazy. Three weeks during which candidates have gone everywhere with their campaign, but especially to recall the attention of the audience on voting, because that's what the country's asking for: participation.
It's not easy to answer this requesst, the maching must function, withoutu errors, even though it hasn't been perfect, but it has all eyes on it now, first of all those of the PDL, that still hasn't decided whether to do the primaries or not, it all depends on Berlusconi. Yes, him. But also Giorgia Meloni, who wants these primaries, went to the PD section in Via dei Giubbonari, two steps away from Campo de' Fiori in Rome and asks how things are going, listening to volunteers and functionaries, an endorsement to the rival, a good sign, it means that things are going well and you become some sort of model Well, there are also those who voted twice, you can't escape the cinema metaphor.
There are also fights, on the streets and on the web, especially on Twitter, where Renzi supporters, Bersani's and Vendola's pick at eachother, exchange jokes on who interprets the change better than the others. It's a challenge for an important primate, because change is something everyone wants, but there is also who seems to be willing to cancel history and tradition, along with those who want to remember the past with pride. It's a false myth the new one, even though the appeal of a young candidate such as Renzi is strong, given the average age of the Italian political class, and the disaster that lies under the eyes of everyone.
Simone Corami | @psymonic
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venerdì 23 novembre 2012
#Gaza e #Israele: la narrazione mediatica nel web 2.0 e la #twitterwar
Negli ultimi giorni, successivamente all’inizio dell’offensiva israeliana Pillar of Cloud, abbiamo assistito ad un dibattito sul ruolo dei social media in quella che è stata rinominata la “Twitter War”.
Per compiere un’analisi più accurata, sarebbe utile procedere per tappe storiche, individuando i cambiamenti avvenuti nel mondo dell’informazione rispetto al conflitto in questione.Fin dalla nascita di Israele, i palestinesi ebbero pochissima rilevanza nei media, i quali focalizzarono i loro articoli sul conflitto tra i maggiori paesi arabi e l’appena nata democrazia israeliana. L’immagine di un conflitto tra uno stato ebraico e gli stati arabi, infatti, si sposava perfettamente con le logiche narrative dei media internazionali e al contempo condannava i palestinesi ad essere un popolo senza nome e senza identità.
Fu persistente il tentativo, da parte israeliana, di vietare l'utilizzo del termine “Stato palestinese”. A ciò, furono funzionali le dichiarazioni di Golda Meir al Sunday Times nel 1969: “There were no such thing as Palestinians.[…] They didn't exist.”
Arrivò perciò il momento di creare la condizione necessaria per cui fosse possibile ottenere uno spazio all’interno delle narrazioni mediatiche internazionali: la costruzione una forte identità palestinese.
Fatah riuscì a proporre un’immagine palestinese da offrire all'opinione pubblica e tramite l’Intifada del 1987 inizio quel processo da molti rinominato “palestinizzazione” del conflitto. Ciononostante, i media main stream (telegiornali e tv) continuarono ad allinearsi alle fonti politiche (israeliane e statunitensi), lasciando ai margini la narrazione palestinese. Ciò si evidenziò maggiormente durante i cosiddetti accordi di Camp David, dove gli israeliani montarono una macchina mediatica che fu messa in moto all’indomani del rifiuto di Arafat che portò al fallimento delle trattative. Tutti i media mainstream accettarono la versione ufficiale israeliana e nessuno, salvo alcuni articoli d’opinione isolati che però non minarono l’interpretazione dominante, si propose di indagare sul motivo del rifiuto delle offerte israeliane da parte del leader di Fatah.
Sarà soltanto con l’avvento di Internet che i palestinesi potranno riscattarsi.
Alla vigilia dell’Operazione Piombo Fuso, le uniche informazioni (riguardanti sia degli spaccati di vita quotidiana sia delle analisi politiche) esterne ai media mainstream erano reperibili per la maggior parte nei blog degli attivisti (primo fra tutti, in Italia, quello di Vittorio Arrigoni) e delle ONG (Amnesty in primis). L’uso dei social network non era ancora diffuso capillarmente a livello mondiale e Twitter, Facebook e Tumblr non erano ancora concepiti come strumento di diffusione delle notizie.
Sembra evidente che l’operazione Pillar of Cloud si differenzi fortemente sotto questo aspetto dai fatti precedenti.
Twitter , grazie alla sua capacità di gestire facilmente l’enorme flusso di informazioni, è diventato il mezzo di diffusione delle notizie più accreditato.
Oramai tutti i principali media mainstream hanno un account twitter e all’interno dei loro siti gestiscono pagine riportanti esclusivamente il live blogging di Twitter. I giornalisti delle maggiori testate usano il loro personale account per riportare breaking news, articoli presenti nelle pagine online del proprio giornale o anche all’interno dei loro blog personali. Molti attivisti e giornalisti freelance, primo fra tutti @harryfear, hanno messo a disposizione della rete aggiornamenti minuto per minuto riguardo la situazione a Gaza.
Ciò che più è risultato sorprendente è stato l’uso del social network per dichiarare l’inizio delle operazioni e offrire aggiornamenti costanti sia di propaganda sia riguardo le operazioni stesse.
Nel momento in cui scrivo, l’account @IDFSpokesperson ha avuto un incremento di circa 130.000 followers (da 71.000 circa dell’inizio delle operazioni a 200.000 circa), mentre @AlqassamBrigade, account del braccio militare di Hamas, ha decuplicato i suoi followers nel giro di 8 giorni.Come scrive nel suo blog Augusto Valeriani, docente di Mass Media e Conflitti internazionali dell’Università di Forlì, Israele ha posto tra le sue priorità la pianificazione di “una vera e propria campagna twitter e social in genere”: i suoi video di propaganda si adattano perfettamente ai tempi comunicativi del social media marketing. Valeriani ritiene che Israele domini la “dimensione social del conflitto” eppure, a mio parere, la supremazia israeliana diventa giorno per giorno sempre meno netta.
Le foto dei bambini uccisi e dei danni causati dai droni sulla striscia di Gaza vengono retwittati di continuo tramite gli hashtag #warcrimes e #humanrights.
L’hashtag #Gazaunderattack ha avuto un numero enormemente maggiore di retweet rispetto a quelli creati da Israele, #PillarofDefense e #IsraelonFire.
Il movimento di hacktivisti Anonymous, tramite il comunicato #OPIsrael, ha dichiarato di sostenere la causa palestinese, riuscendo ad attaccare migliaia di siti israeliani e filo-israeliani (tra cui quello dell’IDF e dell’AIPAC) e suggerendo agli abitanti della striscia come ristabilire una connessione via Internet nel caso in cui questa fosse stata interrotta dal governo israeliano.
Come molti hanno fatto notare, i palestinesi e i sostenitori della loro causa hanno compreso che i successi comunicativi della primavera araba derivavano dal fatto che, nel mondo del web 2.0, fosse necessario adattarsi ad un tipo di comunicazione orizzontale . Al contrario, sembra che Israele stia nettamente fallendo sotto questo punto di vista.
Così come ha tenuto a far notare il Ministro degli esteri britannico William Hague, vista le nuove dinamiche politiche createsi nella regione, Israele rischierebbe di rimanere sempre più isolato e di perdere il supporto internazionale nel caso di un’invasione via terra.
Più che di porci, come ha fatto il Washington Post, la domanda “Is Hamas winning the Twitter war?” (che personalmente ritengo commetta l’errore di considerare il solo gruppo politico e non la popolazione palestinese nel suo insieme), io credo che la questione sia un’altra: Israele sta perdendo la guerra dell’informazione?
In un mondo sempre più interconnesso, l’opinione pubblica ha oramai la possibilità di mettere in discussione le interpretazioni dominanti fornite dai governi e dai media mainstream, divenendo parte attiva nella costruzione di narrazioni alternative e nella descrizione degli eventi.
Ci si chiede perciò se l’impegno di Israele nell’uso dei social network ai fini propagandistici sarà sufficiente per vincere la cosiddetta “battaglia dei cuori e delle menti”, condizione necessaria per mantenere quel consenso così fortemente necessario per la politica estera israeliana.
Veronica Orrù | @verocrok
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
Gaza and Israel: the media narration in web 2.0
During the last few days, after the beginning of the Israeli offensive called Pillar of Cloud, we have assisted to a debate on the role of social media in what has been renominated the "Twitter war".
In order to do a more accurate analysis, it would be useful to proceed by historical points, finding the changes happened in the world of information regarding that particular conflict. Since the birth of Israel, the Palestinians had very little relevance on media, which focalized their articles on the conflict between the main Arabic countries and the newly born Israeli democracy. The image of a conflict between a Jewish country and the Arabic states was perfect for the narrative logics of international media and at the same time condemned Palestinians to a people without name and without identity.
The attempt on the Israeli side to forbid the use of the term "Palestinian State" was very persistent. For this purpose, Golda Meir's statements at the Sunday Times in 1969 were quite functional: “There were no such thing as Palestinians.[…] They didn't exist.”
So the moment came to create the necessary condition for which it was possible to obtain a space inside the international mediatic narrations: building a strong Palestinian identity.
Fatah managed to propose a Palestinian image to offer the public opinion and through the Entifade of 1987 the process many called "palestinization" of the conflict began. In spite of this, the mainstream media (tvs and news reports) continued to allign to political sources (Israeli and American), leaving the Palestinian narration on the side. This was much in evidence during the so called Camp David agreements, where Israeli mounted a media machine that was started the day after Arafat's denial that brought to the failure of negotiations. All mainstream media accepted the Israeli version and nobody, except for some isolated opinion articles that didn't mine the dominant interpretation anyway, proposed to research the motive of the decline of Israeli offers by the Fatah leader.
It will only be with the arrival of Internet that Palestinians will be able to have their redemption.
Before the Molten Lead Operation, the only information (regarding both daily life and political analyses) external to mainstream media were available mainly on activists blogs (first of all, in Italy, Vittorio Arrigoni's) and the NPOs (Amnesty International among others). The use of social networks was still not diffused as capillarly at a world level, and Twitter, Facebook and Tumblr were still not seen as a tool to diffuse news. It seems obvious that the operation Pillar of Cloud is different from the others under this particular point of view.
Twitter, thanks to its capacity to easily manage the enormous flow of information, has become the most reliable mean for news diffusion. Now all of the mainstream media have a Twitter account and manage pages exclusively dedicated to Twitter live-tweeting on their websites. Journalists of the most important newspapers use their own personal account to report breaking news, articles of their online newspaper and of their personal blogs. Many activists and freelance journalists, first of all @harryfear, have started to give minute-by-minute updates on the situation in Gaza.
What is even more surprising was the use of social media to announce the beginning of the operations and offer constant updates, both propaganda and regarding the operations themselves.
As I write, the account @IDFSpokesperson has had an increase of about 130.000 followers (from 71.000 at the beginning of the operations to 200.000), while @AlqassamBrigade, account of the military arm of Hamas, has increased its followers tenfold in 8 days. As Augusto Valeriani, Professor of Mass Media and International Conflicts at the University of Forlì writes in his blog, Israel has posed among its priorities the planning of a "proper Twitter and social campaign": the propaganda videos are perfectly adapted to the communication timings of social media marketing. Valeriani believes that Israel dominates the "social dimension of the conflict", but in my opinion the Israeli supremacy becomes less and less stable every day.
The pictures of killed children and the damages caused by drones in the Gaza strip are retweeted continuously with the hashtags #warcrimes and #humanrights. The hashtag #Gazaunderattack has had an enormous number of retweets, many more than those created by Israel, #PillarofDefense and #Israelonfire.
The movement of hacktivists called Anonymous, through the #OPIsrael announcement, has declared to sustain the Palestinian cause, managing to attack thousands of Israeli and pro-Israwli websites (among which the IDF and AIPAC), suggesting to strip inhabitants how to re-establish an Internet connection in case it was interrupted by the Israeli government.
As many noticed, Palestinians and supporters of their cause have understood that the communication successes of the Arab Spring derived from the fact that, in the world of web 2.0, it was necessary to adapt to a horizontal communication. On the contrary, it seems that Israel is definitely failing from this point of view.
As the British Foreign Affairs Minister William Hague pointed out, given the new political dynamics created in the region, Israel risks to remain more and more isolated and lose the international support in case of an invasion.
Rather than ask ourselves, as the Washington Post did, the question "Is Hamas winning the Twitter war?" (which personally I believe makes the mistake of considering just the political group and not the Palestinian population in its entirety), I believe the matter is different: is Israel losing that war of information?
In a world that is more and more connected, public opinion has the possibility to put in discussion the dominant interpretations given by governments and mainstream media, becoming an active part of the building of alternative narrations and the description of events.
We ask ourselves whether Israel's work in the use of social media for propaganda will be sufficient to win the so called "battle of hearts and minds", a necessary condition to maintain that consensus that is so necessary for Israeli foreign politics.
Veronica Orrù | @verocrok
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
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giovedì 22 novembre 2012
I #socialmedia hanno una memoria
Molto spesso, durante la vita, cambiamo idea riguardo a certe cose. A volte cambiamo idea riguardo al come le cose andrebbero fatte. A volte cambiamo quello in cui crediamo o le persone che chiamiamo "amici". Questo è un aspetto naturale dell'essere umano.
Finché non diventiamo completamente pazzi, la maggior parte delle persone capisce e tollera questi cambiamenti. Capiscono che la vita è una perpetua evoluzione. Se non cambiassimo mai le persone si chiederebbero come abbiamo fatto ad attraversare la vita senza essere minimamente affetti da ciò che ci accade intorno.
Il mondo online è un po' diverso dal mondo "reale" per un aspetto significativo. Dato che tutto ciò che diciamo e pensiamo viene scritto e salvato, le persone possono tracciare quello che abbiamo detto e pensato nel corso di settimane, mesi, perfino anni. Poche persone sembrano considerare questa realtà basica, ma potrebbe essere pericoloso dimenticare che qualsiasi cosa venga detta in un certo momento online possa essere ritrovata anche molto lontano nel futuro. Perché può essere un problema? Prendiamo il seguente esempio:
Diciamo che quando avete iniziato a tenere il blog avete scritto un post intitolato "Non userò mai i tweet automatici e chiunque lo faccia è uno stupido". Ora, qualche anno più tardi, vi ritrovate con la necessità di automatizzare molte parti della vostra presenza online. Decidete di scrivere un post chiamato "Automatizzare i tweet è la cosa migliore da fare e chi non lo fa è uno stupido". Ora, se qualcuno vi ha letto per tutto il periodo in cui siete stati online, si renderà immediatamente conto che c'è stato un cambiamento radicale nel vostro pensiero. Non solo, ma si chiederanno quanto siano credibili le vostre opinioni. Se potete spostarvi così facilmente da un estremo all'altro, si può pensare che consideriate pienamente ciò che dite in un dato momento?
Questo non è per dire che una persona non possa cambiare idea online. Tuttavia, bisogna essere cauti nel modo di formulare le opinioni e i pensieri. Anche se qualcosa ci preme fortemente in un particolare giorno, dobbiamo ricordare che potremmo pensare il contrario qualche mese più tardi. Quindi, quando vi sedete per scrivere dei tweet o dei post, evitate la tentazione di dire qualcosa con tono provocatorio o definitivo. Dichiarate la vostra opinione, assicuratevi di esprimerla come un'opinione, e lasciate spazio per altre prospettive, altre opinioni, e cambiamenti nei vostri stessi pensieri e sentimenti riguardo a quel tema. Questo non solo mostrerà che siete aperti a cambiare idea, ma aiuterà anche a evitare situazioni spiacevoli in futuro.
Vi è mai accaduto di esprimere un'opinione forte e poi esservene pentiti nella vostra carriera sui social media? Siete mai stati accusati di aver cambiato idea su una questione rilevante? Ci piacerebbe sentire la vostra!
Marjorie Clayman | @margieclayman
Social media has a memory
Often times, as we go through life, we change our minds about certain things. Sometimes we change our minds about how things should be done. Sometimes we change what we believe or who we call “friend.” This is a natural part of being a human being. As long as we don’t go totally crazy, most people are pretty forgiving of these changes, too. They understand that life is about a perpetual evolution. If we never changed people would wonder how we could go through life so completely unaffected by what was happening around us.
The online world is a little bit different from the “real” world in one significant way. Because everything we say and think is written and saved, people can trace what we have said and thought over the course of weeks, months, or even years. Few people seem to consider this basic reality, but it can actually be dangerous to forget that anything you say at any given time online can be found far into the future. Why is this a problem? Take the following example.
Let’s say when you first started blogging you wrote a blog post called “I will never automate my tweets and anyone who does is stupid.” Now, a few years later, you’re finding yourself wanting to automate a lot of different parts of your online presence. You decide to write a blog post called “Automating your tweets is the best thing to do and if you aren’t automating you’re stupid.” Now, if someone has been following you for as long as you’ve been online, they’re immediately going to realize that this is a major shift in your thinking. Not only that, but they’re going to wonder how credible any of your opinions are. If you can so easily shift from one end of the spectrum to the other, do you really fully consider what you are saying at any given point?
This is not to say that a person can never change his or her mind online. However, one needs to be careful about how we phrase any one opinion or thought. Even if we feel strongly about something on one particular day, we need to remember that we might feel the opposite way a few months later. So, as you sit down to tweet or to write a blog post, avoid the temptation to say something with great defiance or definitiveness. State your opinion, be sure to express it as an opinion, and leave the room for other perspectives, other opinions, and changes in your own thoughts and feelings. This will not only show that you are open to changing your mind, but it will also help you avoid unpleasant situations in the future.
Have you ever voiced a very strong opinion and then ended up regretting it later in your social media career? Have you ever been called out for changing your mind on a major issue? We’d love to hear your thoughts!
Marjorie Clayman | @margieclayman
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martedì 13 novembre 2012
#ilconfrontoskytg24: il resoconto del #dibattito sulle #primarie
Ieri sera si è svolto il primo dibattito televisivo della campagna per le primarie del centro-sinistra, che decideranno dunque anche il candidato alla Presidenza del Consiglio alle prossime elezioni politiche 2013.
I cinque candidati - Bersani, Renzi, Tabacci, Vendola e Puppato - hanno partecipato al "Confronto" mandato in onda da SkyTG24, in un'ambientazione talmente simile a quella di XFactor da mandare in confusione un telespettatore disattento che dovesse in quel momento sintonizzarsi sul canale più seguito della serata, peraltro disponibile anche in streaming online.
A metà tra un quiz show e un dibattito vero e proprio, con 20 domande e 90 secondi ciascuno per rispondere, quello di ieri sera è stato un format decisamente inusuale per un pubblico generalmente abituato al tradizionale talk show italiano di stampo politico in stile Ballarò. Molti l'hanno chiamato dibattito "all'americana", con tutti i pregi e difetti che ne conseguono: da una parte la costrizione a rimanere aderenti al tema trattato e non divagare o aggirare la risposta, ma anche la necessità di circoscrivere il proprio intervento in una finestra temporale di soli 90 secondi, impresa alquanto difficile quando si trattano temi tanto complessi.
Altri hanno parlato della nascita di un "nuovo format", ovvero il "debate show", e nonostante in realtà non si tratti di qualcosa di "nuovo", è stato esattamente questo: uno spettacolo, con tanto di luci, regia, e una fotografia ben lontana da quella dell'asettico studio di Vespa. Non a caso, infatti, l'hashtag alternativo più gettonato della serata è stato #csxfactor.
Tuttavia l'impostazione quasi goliardica è stata percepita da molti come un grave errore di comunicazione: l'immagine dei Fantastici 5, un fotomontaggio di bassa lega che ritrae alcuni famosi supereroi con le facce dei 5 candidati pubblicata sul sito web del Partito Democratico, ha portato alla creazione di un hashtag dedicato - #fantastici5 - , impietose critiche e battute su Twitter, ed una serie di altrettanto grotteschi fotomontaggi creati dagli utenti. Un'espressione di maturità politica, per certi versi, che defluisce nel canale satirico, che dunque va in forte contrapposizione con il gusto per un format che attraverso la limitazione di spazi e tempi frantuma e semplifica i contenuti rispetto a quanto eravamo abituati a vedere in tv finora, rendendoli più comprensibili e digeribili anche ad un pubblico non esperto dei temi trattati.
Parlando di hashtag, vale la pena aprire una breve parentesi. Se durante la campagna per le elezioni americane, i tweet riguardanti i dibattiti venivano contraddistinti dall'hashtag #debates, in Italia le cose sono un po' sfuggite di mano. SkyTG24 ha insistito per usare #ilconfrontoskytg24, che dimostra quanta comprensione delle dinamiche dei social media ci sia a certi livelli. Alcuni diranno che già il fatto di aver coniato un hashtag è un enorme passo avanti: vero. Ma di passi avanti, è innegabile, ce ne sono da fare ancora molti.
L'hashtag tutto sommato è un concentrato di significato, significante ed una buona dose di ironia: per questo motivo sono nati hashtag alternativi come #csxfactor e #fantastici5, ma anche versioni più prosaiche come #confronto, #ilconfronto, #dibattito, #dibattiti, #primarie, #dibattitoprimarie, #confrontotv, piuttosto che i vari #Bersani, #Renzi, #Vendola, #Puppato, #Tabacci, #pb2013, e chi più ne ha più ne metta. Una dispersione di conversazione non indifferente, se teniamo conto che si sono verificate punte di 1.500 tweet/minuto sul dibattito.
Ed è proprio questo l'elemento di novità, forse, di questa serata che si può definire a tutti gli effetti un successo: una partecipazione del pubblico davvero poderosa, sebbene sia andata in parallelo rispetto alla trasmissione stessa, senza punti di contatto e contaminazione. Sembrerebbe comunque che la direzione sia quella giusta: SkyTG24 già ha prenotato il prossimo dibattito, che presumibilmente sarà ancora più seguito del primo, e si può supporre che a un certo punto avverrà anche un'integrazione tra i contenuti, le domande e i commenti online e lo studio in cui si sta svolgendo il "dibattito".
Queste evoluzioni, per quanto futuribili, saranno a un certo punto inevitabili: voler costruire un hashtag ufficiale della serata è un primo passo su questa strada, e dunque ci sarà da aspettarsi una "superficie" di contatto sempre più estesa. Che sia attraverso l'importazione e la discussione dei contenuti UGC in studio, o l'intervento diretto del pubblico online, o altre modalità non ancora definite e definibili, questo non lo so.
Quel che è certo è che dopo il successo immenso che il Confronto ha ottenuto ieri sera, non sarà più possibile tornare indietro.
Maria Petrescu | @sednonsatiata
A synthesis of the debate on the primary elections
Yesterday evening we saw the first TV debate of the campaign for the center-left primary elections that will also decide the candidate for Prime Minister at the next political elections in 2013.
The five candidates - Bersani, Renzi, Tabacci, Vendola and Puppato - have participated to the debated aired by SkyTG24, in a setting so similar to that of XFactor that an anaware viewer that happened to see the show would probably have been a bit confused. The whole evening was also available in online streaming.
Halfway between a quiz show and a proper debate, with 20 questions and 90 seconds each to answer, it was definitely an unusual format for an audience that is used to the traditional Italian political talk show in Ballarò style. Many have called it "American" debate, with all the pros and cons that ensue: on the one hand constraining candidates to stay focused on the topic and not try to avoid the question, but also the need to answer in the 90 seconds given, which is quite difficult when you treat difficult topics.
Others have talked about the birth of a "new format", the "debate show", and although there is nothing really new, it has been exactly that: a show, with lights, editing, and photography that are miles away from Vespa's aseptic studio. It wasn't a coincidence that the most used alternative hashtag of the evening was #csxfactor.
However the funny setting has been perceived by many as a big communication mistake: the image of the Fantastic 5, a low quality photoshopped picture of famous superheroes with the candidates' heads on, which was published on the Democratic Party website, has led to the creation of a dedicated hashtag - #fantastici5 -, wild criticism on Twitter and a series of grotesque images created by users. An expression of political maturity, in some way, that manages to find its path in the satire channel, which is in strong opposition to the taste for a format that, thanks to the limitation of space and time, breaks and simplifies content in comparison to what we were used to see on TV, making it more comprehensible and easy to digest to an audience of non experts.
Speaking of hashtags, it's worth opening a brief parenthesis. If during the American campaign the tweets regarding the debates had the hashtag #debates, in Italy things have gone out of control. SkyTG24 insisted on having the official #ilconfrontoskytg24, which proves just how much understanding of social media these people have. Some will say that creating a hashtag is a huge step in the first place: true. But there are quite a few big steps to make, that's for sure.
The hashtag is a concentrate of meaning and a good dose of sense of humor: this is the reason why alternative hashtags were born, such as #csxfactor and #fantastici5, but also more practical versions, such as #confronto, #ilconfronto, #dibattito, #dibattiti, #primarie, #dibattitoprimarie, #confrontotv, and also #Bersani, #Renzi, #Vendola, #Puppato, #Tabacci, #pb2013, and much much more. A dispersion of conversation that cannot be ignored, if we consider that there have been peaks of 1.500 tweets/minute about the debate.
And this is the element of news, maybe, of this evening that can be defined as a spectacular success: a participation of audience that is incredible, although it went parallel to the show itself, without points of content or contamination. It seems that it is the right direction, however. SkyTG24 has already booked the next debate, which will probably be even more watched than the first, and we can suppose that at some point there will be an integration of content, questions and comments, and the studio where the debate is held.
These evolutions, however difficult, will at some point be inevitable: wanting to create a hashtag for the evening is the first step on this path, so we're going to probably see a bigger and bigger contact surface in the future. Whether by importing and discussing UGC contents in the studio, or thanks to direct comments from users, or other ways that still aren't defined, I don't know.
What I do know is that after the immense success the show had last night, we won't be able to go back anymore.
Maria Petrescu | @sednonsatiata
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martedì 6 novembre 2012
#XF6: 50.000 tweet, engagement alle stelle per gli @OneDirection
X Factor 6 è alla sua terza diretta e noi di The Fool torniamo ad analizzare le mention dei principali hashtag su Twitter, per capire come si stanno evolvendo le tendenze social della trasmissione.
La settimana scorsa abbiamo visto come le preferenze del pubblico fossero a favore di Chiara, seguita da un improvviso interesse per l'hip hop di ICS. Cosa sarà accaduto invece questa settimana?
Partiamo sempre dal numero di tweet e retweet totali per capire quanto il pubblico di Twitter sia stato attivo durante la puntata.
Le mention totali che includevano l’hashtag ufficiale #XF6 sono state 49.605, divise quasi nettamente al 50% tra tweet e retweet. Da sottolineare il numero di tweet creati dal profilo ufficiale @XFactor_Italia, che ammonta a 102, mentre i retweet allo stesso sono 4.086. Un dato sicuramente positivo, considerando che la settimana scorsa il numero di retweet dall'account ufficiale erano stati 1.748. Questo boom di engagement possiamo denominarlo effetto "One Direction", la boy band ospite che ha fatto battere i cuori e i profili social dei fan, influenzando notevolmente tutti i dati della diretta del primo novembre.
Un esempio lampante è il netto dislivello tra donne e uomini parlanti: 21.550 tweet da parte di utenti femminili contro i 12.123 del sesso opposto. Se la settimana scorsa aveva contribuito l'inizio di "Servizio Pubblico", questa settimana le adolescenti in fibrillazione per i loro idoli hanno monopolizzato Twitter.
L'onda d'urto One Direction ha influito ovviamente anche sui top retweet, che sono tutti focalizzati sulla boy band anglo-irlandese. I due tweet più popolari sono di @MarcoMoriniTW il fondatore di Team World, che ha conquistato il pubblico con un teaser sui One Direction, retwettato da più di 2500 utenti. Seguono poi @alecattelan e @Chiupetta retweettati rispettivamente 294 e 214 volte.
Un dato che varia rispetto alla settimana scorsa è quello dei top posters della serata. L'attivissima @Camilla_Elia per due settimane consecutive ai primi posti, cede il podio ad un già noto @Xlavimars che ha prodotto 165 tweet durante la diretta, e alle new entries @wait_for_dublin e @Socallmeily. Andando ad analizzare nel dettaglio i loro profili, notiamo che @Xlavimars è un attento cronista settimanale, mentre i due nuovi top posters sono in classifica in quanto attirati e “attivati” dagli One Direction. Tra gli utenti parlanti più seguiti invece troviamo sempre in cima alla classifica @RadioDeejay, @SkySport e @Simo_Ventura. Fanno capolino questa settimana anche il conduttore @alecattelan e un inaspettato @Marracash, tirato in ballo non tanto per interesse nei confronti del programma, quanto da una fan che lo ha paragonato esteticamente ad uno dei concorrenti.
L'attenzione del pubblico è stata traghettata fino alle undici, orario in cui gli One Direction si sono esibiti, raggiungendo così un picco di mention, oltre 20.000, calate poi nell'ora successiva fino a 8.000.
Tra i giudici più citati questa settimana spicca Simona Ventura con quasi 4.000 tweet dedicati, seguita poi da Morgan, Elio e Arisa. La Ventura ha avuto un ruolo centrale in questa puntata a causa dell'eliminazione del suo neo concorrente Alessandro, purtroppo scartato dopo una sola puntata. I tweet del pubblico, dopo quelli dedicati alla giudice degli Under 24 Uomini, sono per Morgan e soprattutto per i suoi concorrenti. L'ex frontman dei Bluvertigo infatti, vanta una rosa davvero forte, sia come talento che come focolare di polemica.
Queste valutazioni puramente qualitative trovano riscontro nelle analisi dei singoli cantanti: Alessandro è stato citato in 2.394 tweet, seguito da ICS (2.065) e dalla spinosa Romina (1.665). Il gruppo dei Frères Chaos questa settimana passa lievemente in sordina, oscurato dalle Donatella. Nice e Chiara restano molto discusse (e apprezzate) su Twitter e lo stesso vale per Davide e Daniele. Dato da non sottovalutare è il numero di tweet per categoria: gli Under 24 Uomini sono il team che genera più conversazioni sul social network… Questo dato dipenderà dalle appassionate adolescenti di cui sopra?
Se il pubblico social dovesse pian piano sbilanciarsi verso un target più adolescente, potremmo vedere una netta inversione dei preferiti. Si potrebbe passare da un'eclettica, ma adulta Chiara, ai più giovani e acerbi Daniele e Davide, ovvero la versione "maschile" della vincitrice dell'anno scorso, Francesca Michelin. Lo scopriremo assieme durante le prossime analisi.
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Arianna Panacea | @thefool_it
NOTA METODOLOGICA: I dati sono calcolati su tutte le mention che citano sempre l’hashtag ufficiale #XF6. Chiaramente se allargassimo il bacino a tutte le mention riguardanti la trasmissione avremmo un numero di conversazioni esponenzialmente più ampio, ma meno focalizzato sul profilo ufficiale. Inoltre il campione analizzato per genere, si riferisce agli utenti che hanno reso pubblico questo dato.
#XF6: 50.000 tweets and engagement through the roof for @OneDirection
X Factor 6 is at its third airing and we at The Fool analyze the mentions of the main hashtags on Twitter, in order to understand how the social tendencies of the show are evolving. Last week we saw how the audience's preferences were for Chiara, followed by a sudden interest for ICS's hip hop. What happened this week?
Let's start with the number of total tweets and retweets to understand how active the audience was on Twitter during the show. The total mentions that included the official #XF6 hashtag were 49.605, divided almost in half between tweets and retweets. It is worth mentioning that the number of tweets created by the official @XFactor_Italia profile were 102, and its retweets 4.086. A definitely positive number, considering that last week the number of retweets of the official channel were 1.748. This boom of engagement can be called the "One Direction" effect, caused by the boy band guest of the show that made the hearts and social profiles of fans beat, influencing all the numbers of the airing of the first of November. A striking example is the difference between men and women: 21.550 tweets from women against 12.123 from men. If last week the beginning of "Servizio Pubblico" had an influence, this week the teens in fibrillation for their idols have monopolized Twitter.
The One Direction shock wave has influenced the top retweets, that are all focused on the English-Irish boy band. The two most popular tweets are by @MarcoMoriniTW, the founder of Team World, that has conquered the public with a teasor on One Direction, retweeted by more than 2.500 users. @alecattelan and @Chiupetta follow, retweeted respectively 294 and 214 times.
A number that varied from last week is the evening's top posters. The extremely active @Camilla_Elia for two consecutive weeks in the top, has given her place to an already known @Xlavimars who produced 165 tweets during the airing, and the new entries @wait_for_dublin and @Socallmeily. If we look at their profiles more carefully, we notice that @Xlavimars is a careful weekly chronist, while the two new top posters are in the top because attracted and activated by One Direction. Among the most followed tweeters we find at the top of the list @RadioDeejay, @SkySport and @Simo_Ventura. This week the conductor @alecattelan appears as well as an unexpected @Marracash, not because of interest for the program, but because a fan compared him esthetically to one of the contestants.
The public attention was kept until 23:00, when One Direction performed, reaching the peak of mentions, more than 20.000, winded down in the following hour to just 8.000.
Among the most mentioned judges this week there is Simona Ventura with almost 4.000 dedicated tweets, followed by Morgan, Elio and Arisa. Ventura has had a central role in this episode because of the elimination of her neo contestant Alessandro after only one airing. The audience's tweets, after the ones dedicated to the judge by the men Under 24, are for Morgan, and particularly for his contestants. The ex frontman of Bluvertigo has a very strong rose, both for talent and capacity to generate discussion.
These evaluation that are purely qualitative find a confirmation in the analyses of the individual singers: Alessandro was mentioned in 2.394 tweets, followed by ICS (2.065) and Romina (1.665). The group of Frères Chaos this week has passed under silence, obscured by Donatella. Nice and Chiara remain very discussed and liked on Twitter, and the same can be said about Davide and Daniele. Another number that shouldn't be underestimated is the number of tweets per category: under 24 men are the team that generates more conversations on the social network... Could it depend on the passionate teens we were talking about earlier?
If the social audience should shift towards a more teenly target, we could see a reversal of the favorites. We could go from an eclectic, but adult Chiara, to the younger and less mature Daniele and Davide, which are the male versione of last year's edition, Francesca Michelin. We'll find out during the next analyses.
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Arianna Panacea | @thefool_it
Note: If you see a disparity between last week and this week's data, we have listened to users from the entire world, not just from Italy. Furthermore, the gender differentiation is valid for those users who have made this piece of information public.
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