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lunedì 22 aprile 2013

#Napolitanobis: il brutto, il buono e il cattivo di una settimana folle



Cosa è avvenuto e cosa non è avvenuto sembra difficile da sintetizzare. A guardare le cose con un certo distacco, però, forse si può trarre qualche suggerimento.

E' facile cedere al cliché "la sinistra è autolesionista". Se per i tifosi giallorossi "La Roma non si discute, si ama", invece per chi è davvero di sinistra, direi che la lezione sana da far emergere sia "La Sinistra, se la ami, la metti in discussione". Se non altro per marcare le differenze con chi, sempre più numeroso, prende la politica come un campo da calcio.

Concetto che abbiamo rimproverato per anni a Berlusconi, e che invece, complice anche Grillo, attecchisce sempre di più.

In questi giorni abbiamo letto e sentito soffrire gente come Pippo Civati o Giuditta Pini, o altri giovani in gamba, proprio perché sono troppo intelligenti per non capire in quale cul-de-sac si sia infilato il PD, per colpa di dirigenti che non è vero che non sono in grado di "sentire" la piazza: la sentono fin troppo bene gridare che il loro tempo è passato e quindi cercano di far crollare il Tempio. Riuscendoci benissimo.


Purtroppo Per fortuna il centrosinistra non è una creatura monolitica a immagine e somiglianza di un leader, come lo sono il PDL e il M5S, quindi è più facile che si spacchi anziché cambiare (mentre le altre forze leaderistiche, semplicemente si dissolveranno quando non ci saranno più i loro capi).

Ma a questo punto potrebbe essere un bene, per una sinistra che non ha più una casa, quindi può decidere di costruirne una nuova. Le braccia sane ci sono, un capomastro potrebbe esserci (Barca?), quindi perché non iniziare un progetto dove i dalemiani non sono un problema in quanto non chiamati proprio a partecipare?

Nel disastro delle centinaia di occasioni buttate via, questa potrebbe essere l'ultima da non farsi scappare. Anche perché, cosa c'è da perdere, per chi è davvero sano e di sinistra?

La politica è cambiata, ma non è cambiata nel senso che intende Grillo, perché tende a dividere il mondo in bianchi e neri, ed è la cosa più facile da fare per raccogliere consenso. Purtroppo quello che Grillo non capisce, è che esiste chi non si fiderà mai di lui, e non c'entra niente l'onestà o la necessità di privilegi: semplicemente, c'è gente che dice no alla vecchia politica del potere a tutti i costi, ma che non può digerire una politica che sembra nuova, ma quando vai a stringere fino all'osservazione microscopica, di nuovo non ha nulla. Questa settimana appena passata lo dimostra ampiamente. Facciamo caso a una cosa: Rodotà, scelta ottima e onorabile e davvero "di Sinistra", sarebbe stato eletto a furore di popolo.

Anche molte tra le "buone braccia" di cui parlavo poco sopra, l'hanno votato alle prime votazioni. Personalmente speravo che il PD tirasse fuori Rodotà almeno da due mesi, visto che il suo nome già girava da molto prima delle Quirinarie. Il problema è che la dinamica e l'ostinazione con cui è stato spinto il suo nome, anche quando oramai era evidente che non avrebbe mai avuto i numeri, è quanto di più vicino al Presidenzialismo ci sia mai stato in Italia, quel Presidenzialismo che vuole da sempre Berlusconi e al quale non si deve cedere.

Lo stesso Rodotà, per quanto "schifato" - giustamente - dai giochi di potere dei marci dirigenti PD, subito dopo l'elezione di Napolitano si è affrettato a dire che "quello che decide il Parlamento è democrazia". Parole sue, perché è troppo intelligente per farsi tirare per la giacca dal populismo. E' troppo di sinistra.

Quindi l'occasione migliore, ora, ce l'ha proprio chi sia davvero di Sinistra. Non parlo certo di confluire in SEL, perché anche SEL ha un difetto concettuale, che si chiama "Nome del leader nel simbolo". Con tutta la stima per Vendola, avere nomi nel simbolo vuol dire implicitamente inseguire pubblicitariamente il berlusconismo su un campo che non appartiene a chi sia di Sinistra, e se si vuole marcare un distacco con tutto quanto sia "il peggio" della politica del ventennio berlusconiano, bisogna costruire una casa nuova che si allontani con coraggio da concetti come "nome forte" e "uomo forte", in favore di concetti come "pensiero forte".

Non è la strada più facile: siamo in Italia.
Ma è certamente quella più di Sinistra.

Francesco Lanza | @bedrosian


The ugly, the good and the bad of a crazy week

What happened and what didn't happen seems difficult to synthetize. Looking at things with a certain detachment, though, maybe we can get a few suggestions.

It's easy to believe the "left wing is masochist" cliches. If for the red-yellow fans "Roma mustn't be discussed, it must be loved", for those who are truly from the left wing, I'd say the healthy lesson to emerge is "The Left, if you love it, then you discuss it". At least in order to mark the differences with who, more and more numerous, takes politics for a soccer field.

A concept we fought Berlusconi for years on, and that - with Grillo as an accomplice - is more and more present.

During these days we've read and heard people like Pippo Civati and Giuditta Pini suffer, and also other young good people, because they're too smart not to understand in what sort of cul-de-sac the PD has gotten into, because of leaders who supposedly cannot "hear" the people: they hear it very well, shouting that their time is done, and thus trying to make the Temple collapse. And succeeding in doing so.

Unfortunately or not, the center left wing isn't a monolitical creature, created into the likeliness of a leader, such as PD and M5S, so it's easier for it to break instead of changing (while the other leaderistical forces will simply dissolve when their leader is gone).

But at this point it could be good, for a left wing that doesn't have a home anymore, to decide to build a new one. The healthy arms are there, a mason could be there (Barca?), so why not start a project where the Dalemians aren't a problem because they aren't called to participate into the matter in the first place?

In the disaster of the hundreds of wasted occasions, this might be the last one not to miss. Because, what is there to lose, for those who is truly healthy and of the left wing?

Politics has changed, but it hasn't changed in the sense Grillo sees it, because it tends to divide the world in black and white, and that's the easiest thing to do when you try to raise consent. Unfortunately what Grillo doesn't understand is that there are people who will never trust him, and that has nothing to do with honesty, or privileges: simply, there are people who say no to the old politics of power at all costs, but who can't digest a politics that seems new, but when you look at it from a short distance, it has nothing new to it. This past week proves that.

Let's look at another aspect: Rodotà, great and honorable choice, truly a left wing man, would have been elected by the people. Many among the good arms I talked about earlier have voted for him during the first rounds. Personally I hoped the PD would candidate Rodotà at least two months ago, since his name was around well before the Quirinarie. The problem is that the dynamic and the stubborness with which his name was proposed, even when it was obvious he would never have the necessary numbers, is what we have nearer to Presidentialism in Italy, that Presidentialism that Berlusconi has always wanted and to which we must not succumb.

The same Rodotà, although "despised" by the power game of the rotten PD leaders, right after the election of Napolitano has hastened to say that "whatever the Parliament decides is democracy". His words, because he is way too smart to get washed down by populism. He's too left wing of a man for that.

Francesco Lanza | @bedrosian

mercoledì 27 febbraio 2013

#Regionali2013: una #Lombardia che preferisce nascondere lo sporco sotto il tappeto



La vittoria di Maroni in Lombardia è indice di una sostanziale immaturità di gran parte dell'elettorato lombardo, ancora così legato a logiche cascinali che rimandano al vecchio adagio "laviamo i panni sporchi in famiglia".

Di panni sporchi la Lombardia ne ha a quintali: ex consiglieri regionali eletti con voti della 'ndrangheta, il Formigonismo che ha incrostato gli ingranaggi di una Regione chiave nell'economia nazionale e la lobby ciellina che occupa indebitamente posizioni di potere da non meno di vent'anni minando la sana e naturale concorrenza, il tutto condito con quella strisciante e ignorante cultura che vorrebbe vedere il male tutto provenire da "fuori". Maroni è uno strumento di facciata del sistema cancerogeno proliferato intorno a Formigoni per mantenere il controllo in una regione che non può essere persa perché troppo "interessante".

Ma la cosa sconvolgente è un'altra. Non avevano niente di meglio di un neo segretario che ha fatto il finto "gesto" di ripulire, con scope immaginarie quanto la Padania, un partito distrutto dalla corruzione e dal malaffare come la Lega, eppure i lombardi l'hanno votato lo stesso. Dopo le tangenti, i voti di scambio, la parentopoli leghista, gli allegri listini elettorali, i lombardi l'hanno votato lo stesso. Per cosa, quel 75% di tasse da trattenere in Lombardia che è ancora più immaginario della Padania e delle scope di saggina con cui si sono ripuliti?

La sinistra sarà mancata, avrà fallito nella comunicazione e nell' essere "pop" come si dice sempre in questi casi, ma da cittadino lombardo posso anche dire che gran parte dell'elettorato lombardo (soprattutto delle province extra-Milano) ha bisogno di uscire dal guscio della paesanità e guardare con un po' più di fiducia fuori dal solco del proprio aratro, perché soprattutto in vista di Expo2015 la Lombardia ha bisogno come l'aria di apertura. La Lega che prende in mano certe deleghe è la stessa del Boni che querelava il consigliere Cavalli quando questi diceva che in consiglio erano presenti elementi eletti con voto di scambio mafioso, querele poi cadute nell'ovvio nulla, di fronte alle indagini e gli arresti. È la Lega che ha spalleggiato Formigoni fino all'ultimo. Eppure i pavidi Lombardi l'hanno votata.

In Lombardia servirebbe una forza capace di riconoscere che oramai la capitale della 'ndrangheta è lì, e agire di conseguenza, mentre il centrodestra Lombardo non è in grado di farlo, così portato nel convincere il mondo che esista un'eccellenza laddove non esiste, che il marciume provenga da fuori quando invece germina dall'interno.

Una Lombardia che ha perso un treno importante, per salire su un carro sgangherato guidato dagli stessi incapaci che l'hanno fatta deragliare.

Francesco Lanza | @bedrosian


The Lombardy which prefers to hide the dust under the carpet

Maroni's victory in Lombardy is an index of a substantial immaturity of a large part of the Lombardy election base, still very tied to old logics that recall the old saying "we need to wash the dirty laundry inside the family".

Dirty laundry Lombardy has quite a lot of: former regional counselors elected with votes from the mafia, the Formigonism which has crusted the mechanisms of a key region in the national economy and the CL lobby which has wrongly occupied power positions for more than twenty years, undermining the healthy and natural competition, all of which was enriched with that slimy ignorant culture that wants all the evil come from "outside". Maroni is a facade tool of a carcinogen system around Formigoni to maintain control in a region which cannot be lost because too "interesting".

But the baffling thing is another one. They had nothing better than a neo secretary who did the false "gesture" of cleaning, with brooms as immaginary as Padania, a party destroyed by corruption and underworld such as Lega, and yet the Lombardy citizens voted him anyway. After the corruption, the exchange votes, the Lega relatives scandal, the happy elections lists, the Lombardy citizens voted him anyway. For what, that 75% of taxes to withhold in Lombardy, which is even more immaginary than Padania and the sorghum brooms they used to clean themselves?

The left wing was missing, it failed in the communication and in being "pop" as we always say in these cases, but as a Lombardy citizen I can say that great part of the Lombardy elections base (especially in the provinces outside Milan) needs to get out of the shell of countryside-ness and look with a bit more faith outside the path of their own plow, because especially in view of the Expo2015 Lombardy needs openness as it needs air. The Lega that takes in hand certain committments is the same of Boni who sued counselor Cavalli when the latter said the in the council there were elements elected with a mafia exchange vote, charges which were dropped in the obvious nothing, in front of the inquiries and subsequent arrests. It's the Northern League which has supported Formigoni till the last moment. And yet the fearful Lombardy citizens voted for it.

In Lombardy we would need a force capable of recognizing that the capital of 'ndrangheta is there, and act consequently, while the Lombardy center right wing isn't capable of doing so, being so busy convincing the world that they have excellence where in fact there isn't any, that the rotten bits all come from outside while they actually fester from the inside.

A Lombardy which has lost an important train, in order to get on a rickety carriage guided by the same incapable people who made it derail in the first place.

Francesco Lanza | @bedrosian

lunedì 31 dicembre 2012

Buon 2013 a tutti



Ci siamo, anche quest’anno è passato. Il 2012 è stato intenso, fatto di lavoro, scogli (spesso superati) ma anche soddisfazioni. Il 2013 è alle porte e con lui un altro anno dell’avventura Intervistato.com che negli ultimi mesi ha sperimentato, è cresciuto, sia come numeri che come famiglia. 

Lungo il percorso si sono aggiunte altre valorose persone che con il loro contributo hanno reso possibili questi risultati. Un grazie particolare va a loro, che ci hanno dedicato tempo e che hanno creduto in noi. La strada è ancora lunga e irta di ostacoli, ma siamo cocciuti. Ci siamo presi questo periodo tra una festa e l’altra per tirare il fiato, riflettere, riordinare le idee e capire quali percorsi seguire nei prossimi mesi.  Il prossimo anno sarà quello più ostico, quello in cui per forza di cose si deve mettere in gioco tutto, il punto di non ritorno. Nel bene o nel male. 

Noi ci saremo. E la speranza è che ci siate anche voi che seguite stoicamente il nostro lavoro. Ma non staremo qui a parlavi di novità, futuri progetti o quant’altro. Non è il momento, e comunque lo scoprirete volta per volta. E’ invece il momento, per il team di Intervistato, di fare gli auguri per uno straordinario 2013 a tutti voi che ci seguite, nella buona e nella cattiva sorte, a volte sostenendoci altre criticandoci, ma comunque rendendo possibile questo progetto.

E visto che voi siete parte integrante di tutto questo cogliamo l’occasione per chiedervi chi vorreste vedere intervistato nella prossima stagione. Se volete potete farlo, utilizzando questo form. Noi dal canto nostro proveremo, come abbiamo sempre fatto in questi anni, a raccontare le realtà più interessanti e le persone che ci stanno dietro. Perché questo è quello che ci piace e che sappiamo fare meglio. Dare voce alle persone, conversare, connetterle.

Ci si rivede nel 2013.

Nel frattempo, ecco i migliori post d'opinione e le migliori interviste del 2012, per ripercorrere insieme questo anno fatto di tanti contenuti di spessore.

Post d'opinione
1) Il falso mito dell'italiano sfaticato e del tedesco super efficiente
2) #iPhone 5: così #Apple paga lo scotto dell’innovazione open source
3) Armi di distrazione di massa

Interviste scritte
1) Nichi Vendola
2) Laura Olin
3) Pierluigi Bersani

Interviste lunghe
1) Brian Solis
2) Diego Bianchi
3) Fabrizio Goria

StartupID
1) Paolo Franceschetti di SOLWA
2) Antonio Tomarchio di Beintoo
3) Stefano Passatordi di Searcheeze

Interviste brevi - 10minuticon
1) Francesco Lanza
2) Antonio Lupetti
3) Alessio Giannone Pinuccio

Auguri di Buon Anno a tutti, con il cuore!

Il team di @intervistato



Happy 2013 to everyone from Intervistato.com!


Here we are, this year has gone as well. 2012 was intense, made of hard work, lots of obstacles (often successfully overcome), but also many satisfactions. 2013 is at the doors and with it another year of the Intervistato.com adventure that in the last few months has experimented and grown, both in numbers and in the group.

Along the way many valuable people have joined us and have made these results possible with their contribution. A great thanks goes to them, who have dedicated their time and have believed in us. The way is still long and full of dangers, but we're stubborn. We've taken these days between holidays to take a big breath, think, reorder ideas and figure out what to do in the next few months. This year will be the most difficult, the one in which we'll have to give it all, the point of no return. For the good or the bad.

We'll be there. And the hope is that you will also be there, following our work. But we won't talk about the news, future projects and so on. This is not the right time, and you'll discover them little by little anyway. It is the time, for the team at Intervistato, to send you the warmest greetings for an extraordinary 2013, to everyone of you, in the good and the bad, those who sustain us by praise or by constructive criticism, but making this project possible nonetheless.

And since you are an integrating part of all of this, we're going to take advantage of this opportunity to ask who you'd like us to interview during the next season. If you want, you can propose someone by using this form. We'll try, as always, to talk about the most interesting realities and the people behind them. Because this is what we like and that we do best. Giving a voice to people, talk, connect.

See you in 2013!

In the meanwhile, here are the best posts and interviews of 2012, to explore together a year made of many substancial contents:

Posts
1) The false myth of Italian inefficiency and German perfection
2) iPhone 5: this is how Apple pays the toll of open source innovation 
3) Weapons of mass distraction

Written interviews

Long interviews

StartupID

Short interviews

Happy New Year to everyone!

The Intervistato.com team

giovedì 15 novembre 2012

#Eurostrike #14n: protesta e violenze senza frontiere



Ieri, 14 Novembre, è stata la giornata dello sciopero internazionale dei sindacati che ha coinvolto mezza Europa: Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda, hanno visto una mobilitazione imponente di tutte le categorie sociali colpite dalle politiche "lacrime e sangue". Anche questa volta, l'accoppiata protesta&violenze ha avuto puntati addosso i riflettori più potenti. Anche sui social network.

Guardando l'analisi dei tweet fatta da The Fool per Intervistato.com, si vede tradotta in grafici, numeri e hashtag la giornata, caldissima, di ieri.

Engagement

Ecco il quadro generale di Engagement per l'hashtag della giornata, #14N, in periodo di osservazione che è andato dalle ore 01:00 del 14-11-2012, alle 9:34 di mattina del giorno successivo:


Quasi 23mila tweet, più di 8mila utenti unici, un picco, nel momento di maggiore "partecipazione" di 75 tweet al minuto e un totale di oltre 57 milioni di impression, quindi di visualizzazioni "raggiunte" sulle timeline delgi utenti e dei loro follower.

Timeline 

La Timeline di questo hashtag ha occupato tutta la giornata:


Trattandosi di una manifestazione che ha coinvolto studenti e categorie professionali, abbiamo in generale una quantità alta di tweet, con i picchi in piena mattinata e poi nel primo pomeriggio. L'hashtag ha avuto una coda lunga, che si è spenta progressivamente nella notte.

Utenti più attivi.

I grafici degli utenti più attivi, più popolari e con più impression, ci regalano altre considerazioni:



L'utente più attivo, sopra quelli giornalistici e istituzionali, è @paoloxl, che per tutta la giornata ha postato un alto numero di tweet, aggregando anche molto contenuto fotografico all'interno della sua pagina tumblr.
Al secondo posto @uni_common, movimento di rivolta culturale nato nell'era Gelmini, con i "Book Block".
Al terzo troviamo il primo organo d'inforrmazione ufficiale, l'Huffington Post Italia, ma notiamo comunque nella classifica molti utenti "comuni", ad indicare come l'evento sia stato seguito e rilanciato da utenze a tutti i livelli.

Utenti più popolari.



Tra i più popolari (utenti più citati all'interno dei tweet in esame) spiccano invece utenti giornalistici, politici e istituzionali. In particolare avere @youtube in testa a questa classifica, può dirci che oltre ai soliti contributi fotografici, ieri vi sia stato un elevatissimo numero di contributi video. Filmare e condividere "live" diventa quindi sempre di più uno strumento giornalistico e di informazione "dal basso".

Utenti con più impression.


Questo grafico, invece mostra le "impression", ovvero il numero di post di un dato utente, moltiplicato per i suoi follower. Il Fatto Quotidiano, particolarmente attento al tema della protesta, quindi, ha dato una copertura che ha avuto un'amplificazione molto alta. A guardare il distacco dagli altri utenti, è chiaro che la testata si sia spesa molto, durante la giornata, molto più di altre.

Tag Cloud.

Hashtag e parole chiave ci parlano molto della giornata "tweettata". Sugli Hashtag, poche sorprese:



#14n capeggia una serie di tag derivati, tra i quali quello "localizzato" italiano #14nit ha comunque un'ampia presenza, circondato da una serie di hashtag delle città dove si sono svolte le manifestazioni.

La più interessante e carica di considerazioni, è la Tag Cloud delle parole chiave: polizia, corteo, piazza, cariche, scontri, oggi, Europa.

E' impressionante vedere come la sensazione di una giornata sia completamente racchiusa in un'immagine, dall'aspetto "europeo" della protesta, ai temi che hanno tenuto maggiormente banco: ancora una volta le conseguenze, di una manifestazione, non le sue ragioni.
Bisogna cercare con la lente d'ingrandimento, infatti, le parole "ore", "tagli", "diritto", "lavoratori".
"Crisi", ha una dimensione inferiore persino alle "uova" lanciate da alcuni manifestanti.

Che queste manifestazioni fossero a rischio di violenze, era cosa nota. Sia per il clima generale di sfiducia nei confronti delle istituzioni, sia per la rabbia che striscia tra tutte le categorie più colpite dall'austerity dei governi dell'Eurozona. Trovo corretto specificare un paio di cose che molti sicuramente sanno, molti altri no e che generalmente si perdono nel vortice delle condivisioni delle immagini scandalose delle violenze e delle polemiche pre-durante-post manifestazioni, che in queste ore aggiungono litri di benzina su un fuoco che sarà difficile spegnere:

1. Tutte le manifestazioni hanno un percorso concordato tra le questure e gli organizzatori. Ci sono migliaia di cittadini non violenti, che esprimono tutto il loro diritto di manifestare e protestare e che, rimanendo all'interno del percorso della manifestazione, hanno una maggiore garanzia di rimanere in sicurezza.

2. Quando la questura stima il numero di partecipanti a una manifestazione, non è mai per sminuire il successo o meno di questa, ma perché, non potendo realisticamente conteggiare tutti i partecipanti, si limita a fare una stima statistica basata su alcuni fattori. Generalmente queste stime servono per capire quanti e quali agenti impiegare. E' colpa dei giornali e dei politici, se poi questo dato viene usato per creare polemica.

Queste due precisazioni, che ad alcuni possono apparire pleonastiche, sono però utili per inquadrare in maniera più logica e più a sangue freddo una situazione tragica, che oramai mina ogni manifestazione, dove le giuste motivazioni di chi protesta hanno addosso la costante minaccia di venire nascoste dal comportamento fuori dalle righe di alcuni manifestanti da una parte, di alcuni poliziotti dall'altra. E mina di conseguenza anche la comunicazione online, che diventa solo amplificazione di quelle conseguenze che nascondono le ragioni.

Tutti gli episodi di violenza nascono dai tentativi di "sfondare" il percorso ufficiale. Attenzione, avere un percorso ufficiale serve proprio a garantire la sicurezza di quanti - uomini, donne, bambini, anziani - vogliano partecipare. Gli organizzatori, anche nelle manifestazioni di ieri, sono sempre in contatto costante con i dirigenti delle forze dell'ordine, e sono i primi a volere che tutto si svolga in un clima sereno. Anche perché sono i primi a sapere che poi, inevitabilmente, come sta accadendo, succederà che non si parli altro che della vergogna. Mentre chi avversa queste manifestazioni, tra i quali i VERI reazionari, avranno gioco facile nel dire che "le manifestazioni non servono a nulla, se non a fare casino".

Scioperi e manifestazioni sono uno strumento necessario, ma oggi non si parlerà del fatto che in Spagna e Portogallo stanno bloccando, pacificamente, per la prima volta nella storia, tutta la penisola iberica, per dirne una: si parlerà del giovane di Terragona in lacrime e con la testa insanguinata. E' giusto che si parli anche di lui, così come di tutte quelle persone innocenti che sono finite in mezzo agli scontri provocati da due fattori: primo, la demenzialità di chi vuole manifestare senza voler stare con il corteo principale, ma andando a lanciare uova e sassi contro l'Agenzia delle Entrate o contro il portone di Montecitorio (e su questo mi piacerebbe davvero chiedere: "ok, hai lanciato sassi e bombe carta contro Montecitorio: cosa hai risolto, se non minare la stessa manifestazione alla quale stai partecipando?"); secondo, quei poliziotti che non sono in grado di fermarsi, e qui sarebbe bello, come poco sopra, fare alcune domande, ai dirigenti delle forze dell'ordine, una delle quali è "siamo sicuri che, oltre agli agenti, le persone messe in campo a coordinarli, siano sempre persone in grado di svolgere questo mestiere?".

Perché si parla spesso di agenti violenti e di manifestanti violenti, ma in realtà ci sono due facce della stessa medaglia, che si sposano e si incontrano in queste occasioni: esistono persone che non aspettano altro per menare le mani, sia da una parte che dall'altra. Se da una parte, però, i gruppi violenti - spesso di estrema destra e di estrema sinistra, spesso ultrà delle squadre calcistiche locali - sono per loro natura irregimentati (ma spesso al loro interno capaci di organizzarsi molto velocemente), dall'altra uno Stato dovrebbe garantire la presenza di coordinatori, sul campo, in grado di gestire davvero gli uomini che hanno a disposizione.

Non voglio entrare nel merito di infiltrazioni o volontà più o meno politicamente strumentali di far fallire una determinata manifestazione, perché sono convinto che si debbano esporre i concetti dei quali si hanno prove certe ed esperienza diretta. Ho partecipato a manifestazioni, scontri, conosco agenti della Digos e attivisti politici e non mi sono mai risparmiato nel parlare con nessuno, quindi ho una visione delle cose che tenta di essere più logica possibile.

Il fatto, triste, è che forse questo "gioco" della violenza, che da ieri è diventata "senza frontiere", fa comodo a tutti: ai politici di ogni fazione, che così possono prodursi nella solita fraseologia ipocrita; ai produttori di sdegno online, che hanno materiale nuovissimo da far girare, a volte anche a distanza di anni, e probabilmente molti non hanno mai visto una manifestazione dal vivo; ai giornali stessi, che vendono di più, perché la violenza tira; a volte anche ai promotori delle manifestazioni, che possono accusare a loro volta i media di non coprire adeguatamente; alle teste calde con o senza divisa.

Il fatto, triste, è che siamo scimmie con le scarpe.

Francesco Lanza | @bedrosian


Eurostrike 14N among protests and violence: it's a knockout

Yesterday, November the 14th, was the international strike day of unions, that has involved half of Europe: Italy, Spain, Greece, Portugal and Ireland, have seen an important mobilitation of all social categories striken by the tears and blood politics. This time around, the duo of protest and violence has had much more eco than usual. Including on social networks.

If we look at the tweet analysis done by The Fool for Intervistato.com, we see how yesterday's day translates into graphics, numbers and hashtags.

Engagement
This is the general scenario for the Engagement by hashtags during the day: #14N was monitored from 1.00 a.m. of November the 14th to 9:34 a.m. of November the 15th.
Almost 23.000 tweets, more than 8.000 unique users, a peak of 75 tweets per minute and a total of 57 milion impressions, so timeline visualizations of the hashtag itself.

Timeline
The timeline has occupied the entire day: since it was a manifestation that involved students and professional categories, we have in general a high number of tweets, with peaks during the morning and in the first part of the afternoon. The hashtag has had a long tail, that has gone decreasing during the night.

Most active users
The graphic of the most active users, most popular and with most impressions, give us further considerations: the most active user, apart from the newspapers and institutional accounts, was @paoloxl, who has posted a high number of tweets during the entire day, aggregating a lot of photographic content in his tumblr. Second @uni_common, a cultural protest movement born during the Gelmini era with the "Book Block". Third we find an official information organ, the Huffington Post Italia, but there are also many common users in the list, indicating how the event has been followed and discussed by all kinds of users.

Most popular users
Among the most popular users (users that have most mentions in the analyzed tweets), there are quite a few newspapers, politicians and institutions. In particular having @youtube at the top of that list means that, beyond the usual photographic content, yesterday a lot of videos have been published as well. Filming and sharing live is more and more a journalistic and information tool for the crowds.

Users with most impressions
This graphic shows the impressions, the number of posts of a given user, multiplied by his followers. Il Fatto Quotidiano, particularly careful about the protest topic, has given a coverage that has had a lot of amplification. Given the distance from the other users, it is clear that the newspaper has invested quite a lot in the coverage of the event, much more than others.

Tag Cloud
Hashtag and keywords tell a long story about yesterday's tweeted day. On the hashtags, not many surprises: #14N was the first of a series of derived tags, among which the localized Italian #14Nit, that had a large presence, surrounded by a series of hashtags of the cities where the protests were held.

The most interesting and full of considerations, is the keyword tag cloud: police, procession, square, charges, today, Europe.
It's interesting to see how the sensation of an entire day is enclosed in an image, the European aspect of the protest, the topics that have been most discussed: again the consequences of the protest, and not its reasons. We must look with a magnifying glass for the words "hours", "cuts", "right", "workers". "Crisis" is even smaller than the "eggs" thrown by some protesters.

Francesco Lanza | @bedrosian

martedì 13 novembre 2012

Da #ilconfrontoskytg24 a #csxfactor: un'analisi politica del #dibattito



Il dibattito che si è svolto ieri sera ha visto i candidati alle primarie confrontarsi con domande e risposte "all'americana": tempi precisi, un moderatore molto attento e podio, tutti in piedi uno a fianco all'altro, a rispondere su vari temi.

IMU, fisco ed evasione fiscale
Posizioni bene o male comuni sulla necessità della lotta all'evasione attraverso l'incrocio delle banche dati e gli strumenti di indagine informatica (Tabacci, in particolare, ma anche Bersani e Puppato); Renzi ha posto l'accento sulla necessità di non alzare le tasse per chi già le paga, Vendola a differenza degli altri ha ribadito la sua convinzione di togliere l'IMU perché è una "patrimoniale che colpisce i poveri", proponendo una maggiore pressione fiscale per chi guadagni cifre dal milione in su. Su questo punto, Renzi ha esercitato il diritto di replica, sostenendo che siano troppo pochi i contribuenti sopra quella soglia, per usarlo come argomento in campagna elettorale. Prime schermaglie quindi tra i due candidati apparentemente più "lontani" nelle idee, Renzi e Vendola, in un dibattito che in generale ha visto più fair play che scontri di vedute.

Italia e il suo ruolo europeo 
Renzi ha espresso la necessità di creare dei veri Stati Uniti d'Europa, blindando il patto di stabilità, mentre anche qui Vendola si dice più propenso a una ridiscussione di un patto che stritola la crescita in nome del rigore. Il ruolo di "mediatore" viene naturale a Bersani, che invita a non litigare, ma piuttosto a convincere la Germania e gli altri paesi che "siamo tuti sullo stesso treno". Decisamente europeista Tabacci, che stigmatizza anche le proposte populiste ma irrealizzabili di un Grillo o di una Lega che fanno sognare l'elettorato in merito al ritorno di una lira svalutata che favorisca le esportazioni.

Lavoro, giovani e occupazione 
Vendola porta avanti il suo lavoro di governatore in Puglia, elevandola a modello da seguire per ridare fiducia ai giovani che vedono l'italia sprofondare in un fango evocato anche in un altro paio di occasioni; Renzi auspica un paese nel quale si lavori "perché si conosce qualcosa, non qualcuno", con grandi applausi della platea per la frase decisamente riuscita. La Puppato, un po' in ombra per quasi tutto il dibattito, sostiene la necessità di investire in sviluppo e innovazione; Bersani parla di liberalizzazioni e semplificazioni, da sempre suo cavallo di battaglia, Tabacci si tiene sulla linea della diminuzione del costo del lavoro per le imprese, affinché si incentivino le assunzioni.

FIAT, Marchionne e la riforma del lavoro della Fornero 
E' stato il momento di maggiore allineamento della serata: tutti unanimi nel bacchettare Marchionne (con Renzi che si dice deluso, perché aveva creduto a Fabbrica Italia, e Vendola che si becca uno scroscio di applausi quando dice "io invece non le ho mai creduto"): la FIAT deve dare un piano industriale chiaro e rispettarlo, per onorare quanto ha ricevuto negli anni dai governi Italiani.
La riforma del lavoro della Fornero va rifatta, rivista, ridisegnata, con sfumature che vanno dalla lieve condanna (Vendola), fino alla blanda giustificazione inerente l'emergenza e il momento duro affrontato dai "tecnici" (Tabacci).

Tema caldo: diritti delle coppie e adozioni 
Per la Puppato è assurdo che se ne discuta, visto che dovrebbe essere sufficiente il terzo articolo della Costituzione, a garantire uguaglianza di trattamento (quindi matrimonio e adozione compresi) a tutte le coppie, etero e omosessuali, senza alcuna discriminazione. Renzi si dice favorevole alle coppie di fatto, impegnandosi a realizzare nei primi 100 giorni la "civil partnership" dando comunque ad intendere che per il matrimonio civile gay vero e proprio si debba modificare la costituzione. Vendola favorevole a matrimoni gay e adozioni. Per Bersani il paese deve maturare sull'argomento e deve guardare al modello tedesco, mentre per il più cattolico dei cinque, Tabacci, il politico deve garantire l'uguaglianza dei diritti di tutti, lasciando intendere un sì alle coppie di fatto, anche gay, ma un no alle adozioni da parte delle stesse.

Casta e Costi della politica 
Parte Renzi, dicendo che i provvedimenti anti-casta non sono decisivi tanto da un punto di vista economico, ma per ridare fiducia nella politica alla gente. Propone di abolire completamente il finanziamento pubblico ai partiti, chiosando sulla necessità di un tetto allo stipendio dei Manager (e citando Olivetti, in merito). Vendola si dice favorevole al finanziamento pubblico, per evitare che solo i ricchi possano pagarsi il costo di una campagna elettorale. Tutti d'accordo, invece, sul fatto che il provvedimento che accorpa le province sia stato un pasticcio da risolvere: vanno abolite tutte. Bersani auspica una stretta sulle partecipazioni statali in società private. La Puppato invece invoca bilanci trasparenti e certificati per tutti i partiti. Tabacci fa il carico di applausi quando dice che chi si impegna in politica, debba abbandonare qualsiasi impiego privato, affinché si servano le istituzioni in maniera disinteressata. In chiusura, Renzi aggiunge che una colpa del centrosinistra è non aver mai fatto una legge sul conflitto di interessi.

Question Time
Alcuni sostenitori dei candidati fanno domande ad altri candidati. A Vendola viene chiesto chi voterebbe tra i suoi avversari. Domanda con poco senso, sulla quale Vendola non vuole giustamente dare una risposta, e dopo un giro di parole, ammette di non poterla e volerla dare.
Alla Puppato viene chiesto cosa farebbe in caso di sconfitta, se tornerebbe alla politica locale. Anche qui, la Puppato parte considerando provocatoria la domanda, e si arrabatta senza rispondere chiaramente. Una confusa sostenitrice vendoliana si emoziona e fa una domanda sul nucleare a Renzi, che si dice contrario. In questo momento si crea anche uno dei più grossi tormentoni twitteriani della serata, quando la ragazza, volendo citare Oscar Giannino, lo storpia in Giannetto.

In generale il Question Time appare come l'occasione peggio gestita della serata: domande poco coerenti, dimenticabili e per nulla incisive. Un momento che non ha aggiunto nulla al dibattito, utile solo a "spezzare il ritmo".

Domanda sulla Coalizione, post elezioni, in caso di vittoria
Le maggiori sorprese vengono da Renzi, considerato più vicino al centro che alla sinistra. Il Sindaco di Firenze, laddove gli altri si sono posti più o meno inclini al "dialogare con chi ci sta" (strategia pienamente bersaniana), ha detto chiaramente: "Con Vendola sì, con Casini no", probabilmente stupendo anche lo stesso Vendola. Tabacci, ovviamente, si propone di essere l'uomo giusto per tenere coesa una coalizione allargata, ma senza fare l'errore prodiano della "gioiosa macchina da guerra".

Tutti d'accordo sulla parità di genere, e quindi armonia tra presenze maschili e femminili. Renzi propone inoltre un governo di soli dieci ministri, contestato dagli altri partecipanti (soprattutto Tabacci e Puppato), che considerano questa una "sparata" irrealizzabile.
Così come tutti d'accordo sul fatto che, comunque, la coalizione sia quella che la gente aveva davanti in quel momento.

E' il momento dell'appello finale al voto.
Laura Puppato vuole far conoscere all'Italia un'idea di paese diversa, con più equità sociale.
Renzi dice: "Ho 37 anni, e ho il desiderio di portare il futuro all'interno della discussione politica".
Bersani: serve un governo serio, forte, autorevole. Tutti insieme si uscirà dalle difficoltà con moralità e lavoro.
Tabacci: va costruita una coalizione che discuta al suo interno ma che faccia il bene del Paese.
Vendola evoca ancora il Paese che sprofonda nel fango, proponendosi di portare i giovani a vedere un futuro più limpido.

Francesco Lanza | @bedrosian


From #ilconfrontoskytg24 to #csxfactor: a political analysis of the debate

Yesterday night's debate has seen the primary candidates deal with an American style questions and answers session: precise timing, a careful moderator and a podium, all standing next to each other, answering on various topics.

IMU, revenue authorities and tax evasion
More or less common positions on the need to fight evasion thanks to the coordination of databases and tools of informatic inquiry (Tabacci in particular, but also Bersani and Puppato); Renzi has pointed out the need not to raise the taxes for those who already pay them, while Vendola, unlike the others, has renewed his conviction that the IMU should be eliminated because it is a patrimonial tax that strikes the poor, and proposed more fiscal pressure for those who make more than one milion a year. On this point Renzi has asked for the right to reply, asserting that too few contributors earn that kind of money to use this argument during the elections campaign. First issues between the two candidates apparently further apart as for ideas, Renzi and Vendola, in a debate tht in general has seen more fair play than disputes.

Italy and the European role
Renzi has expressed the need to create the real United States of Europe, confirming the stability pact, while Vendola is more inclined to a redefinition of a pact that slows down growth in the name of austerity. The role of negotiator falls on Bersani, who invites them to not fight, but convince Germany and the other countries that we are all on the same boat. Definitely European Tabacci, who stigmatized the populist and impossible proposals of Grillo and Lega, who make their voters dream about the return of a devalued Lira that will favor exportations.

Work, young people and occupation
Vendola brings forward his work as the governor of Puglia, elevating it as a model to follow to give trust to young people who see Italy go down in a mud that has been also quoted elsewhere; Renzi hopes to build a country where people work because they know "something, not someone", with a round of applause from the audience for the well-done phrase. Puppato, a bit shadowed by the debate, sustains the need to invest in development and innovation; Bersani talks about liberalizations and simplifications, always his strength, Tabacci holds the line of the decrease of labor cost for enterprises in order to encourage hiring.

FIAT, Marchionne and the Fornero labor reform
It has been the moment of most allignment throughout the evening: all of them unanimous in blaming Marchionne (with Renzi who calls himself disappointed because he believed in Fabbrica Italia, and Vendola who gets another round of applause when he says that he never believed him): FIAT must give a clear industrial plan and respect it, in order to honor what it has received from the Italian governments during all these years. The Fornero labor reform must be redone, reseen, redefined, with opinions that go from bland judgement (Vendola), to the bland justification because of the emergency and the difficult moment faced by technicians (Tabacci).

Hot topic: couple rights and adoptions
For Puppato it is absurd that we even talk about it, since it should be enough to quote the third article of the Italian Constitution to guarantee equity of treatment (including marriage and adoption) to all couples, hetero and homosexual, without discrimination. Renzi says he is favorable to unmarried couples, promising to do in the first 100 days the "civil partnership", making people understand that proper civil gay marriage is impossible until the Constitution is changed.
Vendola favorable to gay marriage and adoptions. For Bersani the country must be more mature on the matter and look at the German model, while the most catholic of the five, Tabacci, stated that the politician must guarantee equal rights to all, hinting at a Yes for unmarried couples, even gay, but no to adoptions.

Francesco Lanza | @bedrosian

giovedì 1 novembre 2012

#EleSicilia: il boom inesploso



Le Regionali in Sicilia sono state seguite da tutti come una cartina di tornasole del momento politico, delle rivoluzioni promesse e auspicate. Ma è successo davvero qualcosa, nella terra del Gattopardo?

Qualcosa sì, ma bisogna analizzarlo senza superficialità e a sangue freddo, per capire quanto effettivamente sia successo, e cosa.

Analizziamo prima le cifre e razionalizziamole, cercando di estrapolare qualche scenario.
Rosario Crocetta: 30.5% i suoi voti, sostenuto da PD, UdC, Mp e Unione Consumatori.
Totale dei seggi in consiglio: 30.
Nello Mesumeci (PdL, Cantiere Popolare, Mesumeci Presidente, Adc): 25.70% di voti.
Totale: 20 seggi.
Giancarlo Cancellieri, M5S, 18.20% dei voti.
Totale: 15 seggi.
Giovanni Miccichè (Mpa, Grande Sud, Fli, Ppa): 15.40%.
Totale: 15 seggi.
SEL e IdV fuori dai giochi. Così come Fli, che singolarmente non ha raggiunto il 5% necessario per avere consiglieri.

Primo partito, come quasi sempre, quello degli astenuti, questa volta con un imbarazzante 52.58%.

Osservando così i numeri, svuotati da populismo, proclami e retorica, appare uno scenario desolante, che prelude all'ingovernabilità se non addirittura a qualche "ribaltone".
Ma andiamo con ordine, partendo dall'ultimo dei dati: quello delle astensioni.
Quasi a ogni elezione il mantra del "partito degli astenuti" con percentuali sempre tra il 30 e il 40% diventa talmente ripetitivo da averlo quasi svuotato di significato. Riunisce i delusi dalla politica, gli indecisi, i menefreghisti, tutti i partiti lo vedono come un'oasi nel deserto, carica di voti, un'oasi che finora si è sempre spostata un passo più avanti, irragiungibile.
Un'oasi alla quale soprattutto il M5S si è spesso rivolto, eslicitamente: portare al voto i delusi, gli sfiduciati, gli astenuti, questa deve essere la grande "rivoluzione culturale".
Ma il segnale è chiaro: i delusi, gli sfiduciati, gli astenuti, non si sono fidati neanche del nuovo che avanza.

Senza dimenticare una cosa importante, che Grillo ha sempre sostenuto, assolutamente condivisibile e che i suoi attivisti non devono dimenticare proprio ora: gli astenuti, le bianche, le nulle devono rientrare nel conto, per avere un quadro ridimensionato e realistico del sentimento di un popolo di votanti.
Almeno, questo Grillo lo diceva e l'ho sentito spesso dire agli attivisti con i quali ho discusso.
Ora che gli astenuti si sono dimostrati così ottusi da non fidarsi, saranno ancora così coccolati?
Sinceramente a leggere i commenti a caldo, mi pare che siano già scomparsi, come al solito.
Rivoluzione culturale, quindi, che rischia di morire sul nascere.

Guardando i numeri un po' da lontano e giocando un po' a scacchi con i pezzi che compongono questa scacchiera, notiamo qualcosa di curioso. Partiamo da un assunto: il M5S siciliano non farà alleanze, a quanto sostiene. Persevera quindi nella sua strategia anti-partitica, dove si è autonomi, indipendenti e non si parla con gli altri. Crocetta ha invece subito detto di voler cercare un dialogo, riconoscendo l'importanza del risultato dei movimentisti.
Arriviamo quindi allo scontro politica-antipolitica, alle strategie conseguenti e agli scenari possibili, per rispondere alla domanda: a chi giova l'antipolitica?

Crocetta ha bisogno di un'alleanza. Questo per via di alcune possibili sommatorie che rendono il Consiglio Regionale Siciliano potenzialmente tra i più ingovernabili in Italia. Come? Mescoliamo un po' di carte: se il PD (14 seggi) perdesse il sostegno dell'Udc (11), e questa ricomponesse un centrodestra con PdL (12), MpA (10) e Grande Sud (5), avremmo un centrodestra con ben 38 seggi in consiglio regionale, ma ancora molto lontani dai 46 seggi necessari (su 90) per poter essere sicuri di governare.
E' anche vero che pur alleandosi con il M5S (fantascientificamente), la coalizione di Crocetta raggiungerebbe 45 seggi, uno in meno del necessario, ma sarebbe sempre meglio di niente.
A quella coalizione di centrodestra è però facile che si sommino, in un'ottica di potere, Cantiere Popolare (4) e Mesumeci Presidente (4), raggiungendo quindi i 46 seggi.

Ribaltone?
Pare di sì. Ma chiunque governi la sicilia, se non si trova con un numero di seggi importante, rischia di fallire. Conviene far fallire il consiglio? Certamente no.
E' quindi probabile che se il M5S continuerà sulla sua linea autarchico-oltranzista, avremo un unico risultato, scontato e previsto già dai più attenti analisti: la Grande Coalizione.
L'inciucio, secondo la terminologia populista.

Quindi, tirando le somme, avremmo il M5S costretto dagli eventi a buttare via un eccezionale patrimonio di voti e seggi, non spendibile in ottica politica, perché la politica, alla fine, potrebbe rinunciare a cercare di allearsi con chi dice "siete tutti uguali" (vero o no che sia, visto che l'antipolitica non ammette la presenza di "buona politica", neanche in contesti locali, se legata ai partiti).
Strategicamente, un disastro. Ci fosse stata quella sperata "rivoluzione culturale", un M5S con la maggioranza dei seggi farebbe bene ad agire da solo (ma chiunque conosca la politica locale sa benissimo che non si può mai, realisticamente, fare da soli, se non in un'ottica totalitaria).
Visto che non c'è (ancora) stata, il risultato rischia di essere uno solo: potenza buttata via. Con lo smacco di vedere formarsi dall'altra parte quell'odiatissimo inciucio che vede centrodestra e centrosinistra decidere e votare insieme.

Quindi, questa anti-politica, questo populismo anti-casta, alla fine, a chi serve, se non ai "soliti partiti"?
Il segnale da trasmettere agli astenuti non è l'anti-politica e la propaganda internet fatta di "meme" anti-casta, ma è la voglia di fare "buona politica". Soprattutto in contesti più ristretti rispetto a quello nazionale: a livello di comune, provincia, regione esistono persone oneste e volenterose in tutti gli schieramenti politici, ed è stupido (e pauroso) pretendere che tutte le persone oneste confluiscano in un unico movimento. Proprio perché spesso le persone oneste hanno un cervello, vogliono provare a cambiare le cose nel piccolo del loro comune, odiano sentirsi dire "stai buttando via tempo" e amano discutere con tutti, indipendentemente dalla casacca. Le persone oneste che hanno voglia di fare buona politica si spaventano, di fronte a chi dice: la parte giusta è questa, fidati. Perché chi ha voglia di fare buona politica non può concepire un sistema nel quale non ci siano persone che la pensino in modo anche diametralmente opposto.

Molti astenuti sono delusi dai partiti, è vero. Ma non vedono nell'antipolitica altro che l'ennesimo raccoglitore di voti di protesta, come ai tempi fu la Lega, che poi è finita come sappiamo.
La maturità del M5S passerà attraverso l'ammissione di dover correggere strategia, con gli astenuti, e da una riflessione che porti a considerare o anche solo a ipotizzare l'esistenza di un mondo "fuori" dal M5S con il quale parlare è costruttivo. In questo senso è interessante rivedere il video di un Grillo insolitamente pacato (qiundi controllato, pianificato, attento) che abbandona i toni caldi, comincia a mettere paletti e pare più stratega che in campagna elettorale. Che sia un preludio a un cambio di atteggiamento del M5S? Il tempo lo dirà. Sicuramente è auspicabile.
Lezione che devono imparare anche gli altri partiti, dando spazio ai molti bravi e onesti che meritano di emergere.
Ma davvero.

Francesco Lanza | @bedrosian


Elections in Sicily: the unexploded boom

The Regional elections in Sicily have been followed by everyone as the litmus test of the political moment, of the revolutions that were promised and hoped. But has something really happened, in the Leopard's land?

Something yes, but we need to analyze it without being superficial and with a clear mind, in order to understand how much has happened, and what.

Let's analyze the numbers and rationalize them, trying to extrapolate some scenarios.
Rosario Crocetta: 30.5% of votes, sustained by PD, UdC, Mp and Consumer Union.
Total of seats in council: 30.
Nello Musumeci (PdL, Cantiere Popolare, Mesumeci Presidente, Adc): 25.70% of votes.
Total: 20 seats.
Giancarlo Cancellieri, M5S, 18.20% of cotes.
Total: 15 seats.
Giovanni Miccichè (Mpa, Grande Sud, Fli, Ppa): 15.40%.
Total: 15 seats.
SEL and IdV out of the games. As Fli, that alone hasn't reached the necessary 5% to have members in the council.
The first party, as almost always, the abstained, with an embarassing 52.58%.

Just observing the numbers this way, and leaving populism, proclaims and rhetorics aside, we have a desolating scenario, that is the sign of impossibility to govern, if not even some turnaround.
But let's go forward in order, starting with the last piece of data: the abstained.

Almost at every election the mantra of the "abstained party" with percentages always between 30 and 40% become so repetitive that it has been emptied of meaning. It reunites the disappointed by politics, the undecided, the ones who don't care, and all parties see it as an oasis in the desert, full of votes, an oasis that until now has moved ever a step forward, becoming unreachable.

An oasis to which M5S has often talked to, explicitly: taking the disappointed to vote, the ones who have no trust, the abstained, this must be the great "cultural revolution".
But the signal is clear: the disappointed, the trustless, the abstained, didn't even trust the advancing news.

Without forgetting one important thing, that Grillo has always sustained, absolutely true and that his activists must never forget, especially now: the abstained, the whites, the nulls, must enter in the count, in order to have a redimensioned and realistic image of the sentiment of the voters.

At least, this is what Grillo said and I've often heard it said by activists which I talked with. Now that the abstained have proved themselves to be so closed and have no trust, will they continue to be treated as well? Honestly, reading the first comments, it seems they have already disappeared, as usual. A cultural revolution that risks to die before it is born.

Looking at the numbers from a distance and playing chess with the pieces that compose this board, we notice something interesting. Let's start from an assumption: the Sicilian M5S won't do any alliances, as it claims. They perseverate in the anti-party strategy, where they are autonomous, independent and not talking with others. Crocetta however has immediately said he wants a dialogue, recognizing the importance of the M5S results. We thus arrive at the politics-antipolitics battle, the consequent strategies and the possible scenarios, to answer the question: who takes advantage from antipolitics?

Crocetta needs an alliance. This because of some possible sums that make the Sicilian Regional Council potentially among the most ungovernable in Italy? How? Let's mix the cards: if PD (14 seats) loses the support of UdC (11) and the latter recomposed a center-right with PdL (12), MpA (10) and Great South (5), we'd have a center right with 38 seats in regional countil, still very far form the 46 necessary (out of 90) to be sure they can govern.

It's true that even in the case of an alliance with M5S (science-fictionally), Crocetta's coalition would reach 45 seats, one less than the necessary, but it would be better than nothing. To that center-right coalition it's easy to imagine that others will add, in a power prespective, Cantiere Popolare (4) and Mesumeci Presidente (4), reaching the 46 seats.
Turnaround?
It looks like that. But whoever governs Sicily, if the number of seats isn't reasonable, risks to fail. Is it convenient to make the council fail? Certainly not.

So it is probable that, in the case M5S continues on its autarchic-oltrancist line, we'll have one result, granted and foreseen by the analysist: the Great Coalition.
The mash-up, as the populist terminology states.

So, if we draw a line, we'll have a M5S constrained by events to throw away an exceptional patrimony of votes and seats, not usable in a political perspective, because politics in the end might give up trying to ally with who says "you're all the same" (whether it is true or not, since antipolitics doesn't admit the presence of "good politics", not even in local context, is linked to parties).

Strategically, a disaster. If there had been that "cultural revolution", an M5S with the majority of seats would have done well to act by itself (but anyone who knows local politics knows very well that they can never, realistically, do things alone, if not in a totalitarian perspective).
Since that hasn't happened (yet), the result risks to be one alone: power thrown away. With the irony of seeing on the other side the hated mash-up that sees center right and center left decide and vote together.

So this antipolitics, this anti-caste populism, in the end, who does it advantage, if not the "usual parties"?

The signal to send to the abstained isn't antipolitics and Internet propaganda done with anti-caste memes, but the will to do good politics. Especially in more restrained contexts than the national one: at a level of town, province, region, there are honest and hard working people in all political movements, and it's stupid (and scary) to pretend that all honest people go in one single movement. Because honest people often have a brain, they want to try and change things in their own little town, they hate to hear that they're wasting time and love to discuss with anyone, regardless of the political color. Honest people who want to do good politics are scared by those who say: this is the right side, trust me. Because who has the willingness to do good politics cannot conceive a system in which there are no people who have different, even opposite beliefs.

Many abstained are disappointed by parties, it's true. But they only see in antipolitics another protest votes box, as it was for the Lega, and it ended as we all know. The maturity of M5S will have to go through the admission that they must correct their strategy, with the abstained, and from thoughts that take them to consider or even hypothize the existence of a world out there ouside M5S, talking to which may be constructive. in this sense it's interesting to see the video of a unusually calm Grillo (controlled, planned, careful) who abandons the hot tones, starts putting limits and looks more like a strategist than he did during the campaign. May this be the beginning of a change in M5S? Time will tell. Surely it would be better.

Lesson that the other parties must learn as well, giving space to the best and honest who deserve to emerge.
For real.

Francesco Lanza | @bedrosian

domenica 14 ottobre 2012

#Lega Nord, un pesce imprigionato in una boccia di vetro.



Regione Lombardia sta sprofondando in un buco nero di irresponsabilità e connivenza. In tutto questo, la Lega continua ad agitarsi molto, ma a produrre poco. Gira in tondo, come un pesce rosso verde. Ma i suoi elettori forse un acquario verso il quale emigrare, ce l'hanno già.

Dicevamo tempo fa che la Lega è impegnata su vari fronti: principalmente quello di rifarsi una faccia, dopo lo scandalo di Belsito e l'azzeramento di fatto, nell'organigramma del potere leghista, della famiglia Bossi.
Umberto resta sempre, almeno di facciata, il pater familias, perché comunque l'elettorato leghista lo ama ancora, ma a livello politico-dirigenziale Maroni si disfarebbe volentieri della sua ingombrante canottiera.
Perché Bossi sogna di ritornare in sella come segretario. Lo sogna ogni giorno.

Mentre Maroni, dall'altra parte, sta cercando di dare una immagine nuova alla Lega: più presenza "social" con un account twitter ufficiale ma anche decisamente tra i meno incisivi del panorama politico; lo slogan "prima il nord" che sostituisce tutte le declinazioni precedenti legate all'immaginaria "padania", secessione compresa, e appunto l'epurazione del cerchio magico bossiano.
E' quindi normale che la Lega abbia reagito subito all'ennesimo scandalo giudiziario della giunta Formigoni, questa volta con connotati inequivocabilmente 'ndranghetisti (vedi: mafia, quella cosa che al Nord non esiste), in modo rapido.
Chiedendo di andare subito ad elezioni?
Macché.
Chiedendo il rimpasto della giunta.
"Altrimenti ci arrabbiamo, eh."

Non si ricordava un ultimatum così duro dai tempi di Bondi, che minacciava le dimissioni da Ministro della Cultura ad ogni Consiglio dei Ministri,  ma se ne usciva, poi, con qualche taglio tremontiano al suo Ministero.
Ma perché la Lega non chiede di andare al voto in Lombardia, sfiduciando un Formigoni che oramai non sopporta più?
Perché la Lega oramai è come un pesciolino rosso verde imprigionato in una boccia di vetro nel deserto: da una parte vorrebbe saltare fuori, e sarebbe la cosa migliore nel percorso per rifarsi una verginità politica, ma fuori non c'è acqua, cioè voti.

La Lega sa bene che se andasse al voto regionale ora, forse rischierebbe la peggiore batosta della sua storia. Ha bisogno di tempo. Ma l'indecenza della giunta Formigoni ha fatto scopa con gli scandali leghisti, aggiungendo onta a onta. Il tempo, dimissioni formigoniane o no, sta scadendo e la Lega non recupera terreno, anzi, con queste mosse continua a dare un'immagine che è lontana dalla Lega netta e perentoria che la fiera base leghista ricorda.

Ad aggiungere confusione, si è messo anche quel pater familias guerriero: "Votiamo insieme alle politiche", ciò vuol dire nel 2013, tra pochi mesi. Certo, un po' sfiatata, come dichiarazione di guerra al dilagante malaffare lombardo, da cui la Lega vorrebbe prendere le distanze. Sicuramente è meglio di niente, per la base che rimpiange il celodurismo (base che Bossi sa leggere alla perfezione), ma non è propriamente una dichiarazione buttata lì. Dalle parti di Maroni, infatti, sicuramente avranno maledetto questa intrusione che affretta tutto, ma alla fine l'hanno sposata nel consiglio federale come linea definitiva (ma con alcuni "se" e alcuni "ma", ovviamente, stiamo parlando sempre della nuova, pallida e pavida Lega): un Carroccio elettoralmente schiantato a terra sarebbe un perfetto trampolino di (ri)lancio per un ritorno di Bossi. Un Maroni che fallisce come segretario, sarebbe il migliore degli scenari, per Umberto.
Qualcosa del tipo "ora basta fare i politici stimati, reindossiamo il costume da vichingi". Quindi di nuovo Padania, di nuovo Secessione.

Insomma, per il pesciolino leghista, schiacciato tra questa stratificazione di strategie e un'acqua sempre più torbida, pare non esserci via d'uscita, al momento.
L'elettorato leghista ha bisogno di pancia, e cominciano a profilarsi altre sirene, o altri sirenetti natanti tra i flutti del Canale di Sicilia: Grillo sa bene che l'emorragia di voti leghista trova nel M5S la casa più prossima, al Nord, per questo non è particolarmente duro con i leghisti negli ultimi mesi e, anzi, si è spesso prodotto in strizzate d'cchio a temi molto cari all'elettorato verde: immigrazione e protesta fiscale, soprattutto.
Ma queste sono forse solo speculazioni.
Quello che è certo, è che per ora la Lega sta muovendo un sacco le piccole pinne, ma non sta facendo solo tanta schiuma, e poca strada.

Francesco Lanza | @bedrosian


Lega Nord, a fish trapped in a tank of glass

The Region of Lombardy is sinking in a black hole of unresponsibility and connivance. In all this, the Lega continues to get very distressed, but to produce little. It goes ina circle, like a red green fish. But maybe its voters already have another fishtank where to go.

We said some time ago that the Lega is busy on several fronts: mainly remaking its face, after the Belsito scandal and the disappearance of the Bossi family in the Lega power organization chart.
Umberto is still, at least apparently, the pater familias, because the Lega voters still love him, but at a political level Maroni would gladly get rid of his bulky singlet. Because Bossi dreams of being a secretary again. He dreams of it every day.

While Maroni, on the other hand, is trying to give a new image to Lega: more social presence with an official Twitter account, but also one of the least relevant in the political scenario; the slogan "North first" that replaces all the previous declinations linked to the immaginary Padania, secession included, and of course the elimination of the Bossi magic circle.

So it's quite normal that the Lega reacted immediately to yet another judicial scandal of the Formigoni council, this time with undeniable 'ndrangheta characteristics, in a rapid way.
By asking to go immediately to vote?
Nah.
By asking the reshuffle of the junta.
"Or else we get mad."

We didn't remember such a harsh ultimatul since the times of Bondi, who threatened to resign from his role as Minister of Culture at every Minister Council, but he got out every time with some Tremontian cut to his Ministery.

But why is it that the Lega doesn't ask to go vote in Lombardy, impeaching Formigoni, whom it can no longer stand? Because the Lega is now like a red green fish trapped in a glass tank in the desert: on the one side it would like to get out, and it would be the best thing on the path of remaking a political virginity, but out there there's no water, or votes.

The Lega knows very well that, if they went to the regional vote now, they would risk the worst defeat of their history. They need time. But the indecency of the Formigoni junta has added to the Lega scandals, adding shame to shame. Time, whether Formigoni resigns or not, is running out and the Lega isn't catching up, but with these moves continues to give an image that is very far away from the imperative and net Lega that its proud voters remember.

Adding in the confusion, there's also the warrior pater familias: "We'll vote together at the political elections", which is in 2013, in just a few months. Of course, a bit old, as a declaration of war to the spreading Lombardy underworld, from which the Lega should actually take its distance.
Of course, it's better than nothing, for the base that regrets the "hardon"(base that Bossi can read perfectly), but it isn't just some declaration thrown in a pile. Maroni and company have surely cursed this intrusion that hastens everything, but in the end the adopted it in the federal council as a definitive line (but with some ifs abd buts, of course, we're still talking about the new, pale and timid Lega): a Carroccio electorally crashed on the ground would be a perfect springboard of re-launch for a return of Bossi. A Maroni who fails as a secretary would be, for Umberto, the best of scenarios.

Something like "now let's stop being esteemed politicians, let's get our Viking costumes out again". So again Padania, again Secession. So, for the Lega fish, crushed between this stratification of strategies and a water that is more and more muddy, there seems to be no exit way at the moment.

The Lega voters need emotions, and there are other Mermaids in sight, or mermen swimming among the waves of the Sicily Canal: Grillo knows well that the Lega vote hemmoragy finds its nearest home in the M5S, in the North, this is why it isn't particularly hard on Lega voters in the last few months, and, on the contrary, have winked to topics that are very dear to the green voters: immigration and fiscal protest, first of all.
But this is only speculation.
What is certain is that at least for now the Lega is moving its small fins quite a lot, but it's only making a lot of foam and little progress.

Francesco Lanza | @bedrosian

lunedì 8 ottobre 2012

#ADSL gratuita: a chi giova?



Una delle promesse elettorali che saltano fuori quando si debba fare cassa tra i "voti del web". Ma è una proposta fattibile, in Italia? E se lo fosse, sarebbe un reale valore aggiunto? Per chi?

C'è una cosa che fa sempre venire i brividi sulla spina dorsale a uno che, come me, è nato umanista e si è ritrovato informatico. Sentir parlare a sproposito di connettività. I politici lo fanno spesso, mentre l’Italia soffre storicamente di una delle situazioni peggiori a livello di infrastruttura e concorrenza.

Anche se sul fronte della concorrenza, dobbiamo dirlo, le cose stanno - lentissimamente - migliorando, almeno in prospettiva: la nuova rete in fibra ottica (FTTCab) vede un accordo tra Telecom Italia e Fastweb per la condivisione di apparati e investimenti che dovrebbe accelerarne la realizzazione e stando alle parole dell’AD di Telecom Italia Marco Patuano, il modello è aperto anche a tutti gli altri operatori che vorranno coinvestire (magari localmente, dove i piccoli e medi operatori sono più forti e anche penetranti), creando una situazione potenzialmente migliore rispetto al monopolio infrastrutturale di fatto che per molti anni ha reso il campo della concorrenza sulla connettività, in Italia, non certo esemplare.

Quindi abbiamo una prospettiva nella quale si potrà ridurre sensibilmente il digital divide, ma su base cablata. Perché il punto sta proprio qui: cavo vs. Wifi.
Il Wifi è naturalmente percepito come qualcosa di “comodo”, pratico e a diffusione più ampia e veloce. Quando poi alla parola “Wifi”, si unisce la parola “gratis” ecco che si aprono illusioni perfette di un mondo dove tutti accedono liberamente e senza costi, ovunque siano, alla Rete.
Ma questa promessa, per chiunque si prenda la responsabilità di farla, è un’illusione. Per motivi puramente pratici.

Innanzitutto partiamo col dire che il Wifi Free è un valore aggiunto per un paio di settori: il turismo, certamente, e i servizi pubblici alla cittadinanza. Un Hotspot gratuito, il cui costo reale venga assorbito dalla società (quindi dalle nostre tasse, alla fine dei conti) è uno strumento che può essere utile alla navigazione pura (surfing, email, social network). Ma i servizi che si stanno andando ad appoggiare alla Rete, sono molti di più, e sono proprio quelli che riguardano la produttività a non poter prescindere dalla rete cablata: Voip e Cloud (termine usato spessissimo a sproposito) in testa a tutti, ma anche streming di contenuti multimediale on demand.

Il Wifi (Wimax o Hyperlan 2 che sia), non è in grado di dare livelli di servizio accettabili, in quanto a velocità, sul Voip, per esempio. E se c’è un servizio che per un’azienda (ma anche per un privato) può significare minori costi e maggiore indipendenza, quello è proprio il Voip.

Ma c’è un altro aspetto, che è quello della sicurezza, unitamente al livello di servizio.
Come informatico-imprenditore, non accetterei mai di far viaggiare le informazioni sulle quali lavoro giornalmente su un’ADSL free, magari attraverso un hotspot utilizzato da chissà quante (e quali) persone. Le barriere che pongo tra me e i rischi della Rete, devo essere libero di poterle gestire, quindi questo vuol dire che debbo essere proprietario del mio apparato periferico e della sua configurazione. Quindi anche ponendo di avere una rete cablata e gratuita, nessuna azienda seria la cambierebbe con il proprio accesso contrattualizzato. Oltre che per la sicurezza, per il livello di servizio, dicevamo: gratuità vuol dire anche nessuna garanzia di stabilità o di funzionamento, lo sappiamo tutti, ed è inutile illuderci a riguardo.

In conclusione, è importante che su questo aspetto non si alimentino false promesse. La politica deve favorire e vigilare sulla concorrenza tra gli operatori, in modo che i privati e le aziende possano usufruire di servizi a prezzi competitivi, deve spingere perché il livello tecnologico della rete sia sempre efficiente e incentivare gli investimenti delle aziende che operano nella fornitura di connettività, ma non deve spingersi oltre o promettere statalizzazioni della rete, perché, visto quello che si vede girare in Internet, prodotto dai partiti e dai movimenti che di fatto sono già entrati in campagna elettorali, l’unica sensazione è che altissime incompetenze vogliano entrare a gamba tesa in un processo del quale non capiscono assolutamente nulla.

Sempre, certo, che non si stiano solo producendo le solite promesse irrealizzabili basate sul nulla.
Cosa che, in effetti, non sarebbe una novità.

Francesco Lanza | @bedrosian


ADSL for free. Who benefits from it?

One of the electoral promises that emerge when politicians need to get the "votes of the web". But is it doable in Italy? And if it were, would it truly add any value? For whom?

There's one thing that always makes one like me shiver, one that was born a humanist and wounded up being an informatics guy. Hearing people talk about connectivity without knowing what they're talking about. Politicians do that often, while Italy suffers storically of one of the worst situations in terms of infrastructure and competitivity.

As for the competition front, we must say, things are slowly getting better, at least in perspective: the new FTTCap optic fiber is the product of an agreement between Telecom Italia and Fastweb for sharing tools and investments that might accelerate its realization, and hearing the AD of Telecom Italia Marco Patuano, the model is open to any other operator willing to invest (perhaps locally, where small and medium operators are sttronger and more capillar), creating a situation that is potentially better than the infrastructural monopoly de facto that for many years has costrained the competition field on connectivity in Italy not quite exemplary.

So we have a perspective in which we can sensibly reduce the digital divide, but on a cable base. Because this is where the point is: cable vs. wifi.

Wifi is perceived as something practical, easy to use and with a wider and faster diffusion. When you add the word "free" to "wifi", then the perfect illusions of a world where everybody goes online freely and with no costs to the web, emerge.

But this promise, for whoever takes the responsibility of making it, is an illusion. For merely practical reasons.

First of all let's start by saying the Free Wifi is an added value for a couple of sectors: tourism, certainly, and public services to the citizenship. A free HotSpot, for which the real cost is absorbed by society (so by our taxes, after all) is a tool that can be useful for pure navigation (surfing, email, social network). But the services that are starting to stay online, are much more than that, and they're exactly those that regard productivity that can't live without cable: Voip and Cloud (a term that is way too often used in the wrong way) ahead of all, but also streaming of multimedia content on demand.

Wifi (let it be Wimax or Hyperlan 2) isn't capable of giving acceptable service levels, as for speed on Voip, for example. And if there's one service that for a company (but also for a private citizen) can mean less costs and more indipendence, that's Voip.

But there's another matter, which is safety, along with the level of service.

As an informatic-entrepreneur, I would never accept to make information I work with daily travel on a free ADSL, maybe through a hotspot used by who knows how many and what people. The barriers that I put between me and the risks of the Web, I must be free to manage them on my own, which means I need to be the owner of my peripheral tool and its configuration. So even if I had a cable, free web, no serious company would change it in exchange of its own contracted access. Other than safety, for the level of service, we said: free means that there are also no guarantees of stability or functioning, we all know it, and it's useless to make illusions about it.

In conclusion, it's important that on this aspect we don't feed false promises. Politics must favor and control competition among operators, so that privates and companies can use services at competitive prices, must push to make sure that the technological level of the web is always efficiant and incentivate investments of companies that operate in connectivity supply, but must not go beyond that or promise to statalize the web because, seeing what's on the Internet, produced by parties and movements that are already in elections campaign, the only sensation I get is that high incompetences want to enter a process of which they do not understand anything at all.

Unless, of course, they're not just producing the same impossible promises based on nothing.

Which wouldn't be any news.

Francesco Lanza | @bedrosian

mercoledì 26 settembre 2012

Il caso #Sallusti: i pesi e le misure dell'informazione



Il direttore de Il Giornale condannato a 14 mesi in Cassazione, con pena sospesa, reo di "omesso controllo" su un articolo diffamatorio ai tempi della sua direzione di Libero. A leggere le reazioni sdegnate, pare che sia il primo caso, in tempi recenti, e invece...

Il 9 Luglio 2010 veniva arrestato il giornalista campano Gianluigi Guarino, ex direttore del Corriere di Caserta. Per lo stesso identico reato che si contesta a Sallusti e cioè l'omesso controllo, da parte di un direttore responsabile, di uno o più articoli diffamatori pubblicati sul giornale diretto.
Guarino è stato in carcere per un totale di 43 giorni, uscito per un ricalcolo sul condono a cui aveva diritto, e dopo essere stato condannato a poco più di un anno di detenzione.
Ci sono stati ben 43 giorni nei quali Guarino è stato l'unico giornalista, in Europa, in carcere per il reato che oggi solleva tanto scandalo intorno al compagno della deputata Daniela Santanchè.
Reazioni sdegnate anche da parte degli "avversari" storici di Sallusti e della sua linea editoriale, nonché del suo datore di lavoro.

Tutti novelli Voltaire, si fanno belli del fatto di dare una solidarietà, "oltre le opinioni", all'odiato collega.
Persino il Quirinale dichiarò, prima della sentenza, di "osservare la vicenda con interesse" (cosa che, siamo sicuri, non ha messo alcuna pressione ai giudici della Cassazione), Quirinale dove si vociferava che il Presidente Napolitano fosse addirittura pronto a firmare una grazia in caso di condanna. Solidarietà.
Solidarietà che Guarino ha ricevuto dall'UdC di Benevento, ai tempi, da altri giornali sanniti e da Assostampa, che però nel comunicato sbagliò anche il titolo della testata diretta ai tempi da Guarino.
E basta.

Questo per dire che anche Sallusti dovrebbe finire in galera?
Assolutamente no. La legge sulla stampa del 1948 è scandalosamente ingiusta e va cambiata. Probabilmente ora che un "ricco" ne viene toccato, qualcosa si muoverà.
Ma la vicenda dimostra che anche i "migliori" giornalisti non considerano la misura di un uomo come un parametro universale: un Sallusti a rischio di carcere, vale più di un Guarino in galera.

Francesco Lanza | @bedrosian


The Sallusti case: the weights and measures of information

The director of Il Giornale has been condemned to 14 months in jail, with suspended sentence, for "omitted control". By reading the reactions it would seem this is the first case, in recent times, but...

On July the 9th 2010 the Campania journalist Gianluigi Guarino, ex director of the Corriere of Caserta, was arrested. For the same crime that Sallusti is being accused of, omitted control, on behalf of a responsible director, of one or more diffamatory articles published on the newspaper they directed. Guarino has been in jail for a total of 43 days, out for a recalculation on the pardon he had rights on, and after being condemned to a little more than one year in jail.

There have been 43 days during which Guarino has been the only journalist in Europe who was in jail for the crime that today is making so much scandal around the fiancee of the Member of Parliament Daniela Santanchè.

Reactions of indignation also from the historical "enemies" of Sallusti and his editorial line, and of course of his employer. All novel Voltaires, they make themselves look good by showing solidarity beyond opinions, to their hated colleague.

Even the Quirinale has declared, before the verdict, that they were "observing the matter with interest" (which we are sure is something that doesn't put any kind of pressure on the judges), the same Quirinale where rumors say that Napolitano would have been ready to sign his grace in case he was condemned. Solidarity.

Solidarity that Guarino has received from the UdC of Benevento, in those times, from other sannite newspapers and from Assostampa, which in the official communication even managed to get the name of the newspaper directed by Guarino at the time wrong.

And that's it.

This is to say that Sallusti as well should go to jail? Absolutely not. The law on publications of 1948 is incredibly injust and should be changed. Probably now that a wealthy person is touched, something will move.

But the matter proves that even the "best" journalists don't consider the measure of a man as an universal parameter: a Sallusti who risks going to jail is worth more than a Guarino who is already in.

Francesco Lanza | @bedrosian

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