▼ Il tweet del giorno

Visualizzazione post con etichetta politica italiana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta politica italiana. Mostra tutti i post

giovedì 4 aprile 2013

La 25ª ora della politica



Fanculo.
Fanculo a come è diventata la politica italiana, che ha paura anche della propria ombra, talmente propensa a fare di tutto per non perdere voti, che trova sempre un modo nuovo per non far nulla.


Fanculo al PD, che porta decine di parlamentari giovani, se ne prende il merito, quando il merito è della pressione esterna al PD, e poi li tiene lì, carini e ornamentali, come i nipotini a una noiosa riunione di famiglia. Fanculo a un apparato che ha più correnti dell'oceano ma meno plancton.

Fanculo a SEL, perché da un partito di sinistra mi aspetto innanzitutto che spariscano cognomi dal simbolo, e poi perché da un partito di sinistra mi aspetto più piazza e meno media, è così che si prendono voti a sinistra, e non sapete fare altro che perderli.

Fanculo a Berlusconi e a tutta la sua depandance del PDL, zeppa di cameriere e maggiordomi più o meno graduati, pronti a sbavare ad ogni scampanellìo del Signorotto, sottoprodotti del godimento masturbatorio di potere di un Re Sòla che ha il solo interesse di arrivare alla tomba senza condanne, e magari con una statua da qualche parte.

Fanculo a Monti e alla sua Scelta Civica, che di civico ha solo il fatto di essere il centro anziani che continua a tenere in vita la Democrazia Cristiana, coccolando nel contempo i nipotini chirichetti sparsi negli altri schieramenti. Un tecnico, finito il suo tempo, fattura e se ne va.

Fanculo a Grillo, che con la sua concezione teatrale della politica tarpa le ali al cambiamento, sei solo l'ultima delle cariatidi che dovranno essere messe da parte, e quando lo capiranno al M5S sarà troppo tardi, mentre il leader, nervoso, si fuma un pacchetto di dissidenti al giorno.

Fanculo al M5S, che poteva essere una risorsa per il paese, mentre ha deciso di essere la compagnia teatrale di Grillo, così appiattiti sull'assolutismo del copione scritto da un saltimbanco, da arrivare a bruciare idee, ponti e persone. Cominciate a fare politica con la vostra testa, invece di continuare a giocare alla Santa Inquisizione del Media Evo.

Fanculo ai giovani parlamentari di tutti gli schieramenti. Siete abbastanza per formare un gruppo trasversale e incontrarvi per cercare quelle cose che sicuramente tutti avete in comune, ma che il leaderismo vi costringe a soffocare in gola. Siete abbastanza per fare fronte comune e costringere le Assemblee Parlamentari a darvi retta. Siete nuovi, fate nascere anche strategie nuove. Altrimenti vi ritroverete come quegli anziani che vi esibiscono orgogliosi come si fa col nipotino secchione, e non ve ne renderete neanche conto.

Fanculo ai giornalisti, che non producono più notizie, ma producono meme. Che fanno di un gesuita un francescano, di un gruppo di parlamentari funzionali alla crisi, un consesso di "saggi", di un tizio che ha un network di siti obsoleti, poco navigabili e per nulla usabili e che ha avuto il solo merito agenziale di aver fatto aprire il blog a un comico già molto famoso, un "guru del web" (vi insegno una cosa sul web, giornalisti: sei un guru se "fai" il web o lo porti verso qualcosa di nuovo che tutti possono usare, sono dei "guru" persone delle quali conoscete a malapena il nome o non lo conoscete affatto. Se amplifichi il tuo network tramite una serie di link incrociati su un singolo blog molto famoso, sei uno che sfrutta bene il proprio orticello web, non sei un "guru". Sei un bravo commerciale.). Per la potabilità e la linkabilità di una notizia siete disposti a sacrificarne tutti gli aspetti che fanno di una notizia un'informazione.

E poi fanculo a me, che continuo ad arrovellarmi il planetario su tutto questo, come tutti, e che alimento la guerra tra poveri interconnessi tipica di questi tempi. 

Francesco Lanza | @bedrosian


The 25 th hour of politics

Fuck it.

Fuck how Italian politics has become, fearful of its own shadow, so incline to do anything in order to not lose votes, it always finds a way of doing nothing.

Fuck the PD, which brought dozens of young members of Parliament, takes the merit for it, when the merit is of the outside pressure on the PD, and then just keeps them there, nice and ornamental, like grandkids at a boring family reunion. Fuck an apparatus that has more currents than the ocean but less plancton.

Fuck SEL, because from a left wing party I expect first of all that surnames disappear from the symbol, and then because from a left wing party I expect more fieldwork and less media, that's how you get the left wing votes, and you don't know what to do but lose them.

Fuck Berlusconi and all his PDL depandance, filled with maids and butlers more or less graduated, ready to drool at the first sign of their Lord, underproducts of the masturbatory pleasure of power of a king whose only interest is to get to his grave uncondemned, and maybe with some statue somewhere.

Fuck Monti and his Civic Choice, the only thing that's civic about it is the fact that it's the nursing home still keeping Christian Democracy alive, caressing in the meanwhile the grandchildren in the other wings. A technician, once his time is done, gets paid and leaves.

Fuck Grillo, who with his theatrical conception of politics kills change, you're just the last of the monsters we'll have to put aside, and when the M5S will understand it will be too late, while the leader - nervous - smokes a packet of dissidents a day.

Fuck M5S, which could have been a resource for this country, but has decided to be Grillo's theatre company, so dull in the absolutism of the script written by a comedian, to even arrive at burning ideas, bridges and people. Start doing politics with your own heads, instead of continuing to play the Sacred Inquisition of the Media Ages.

Fuck young member of Parliament of all political parts. You're enough to form a transversal group and mett in order to look for those things you all have in common, but that leaderism forces you to suffocate. You're new, create new strategies. Otherwise you'll end up like those old proud politicians who show you off as they would do with a grandson, and you won't even notice.

Fuck journalists, who don't produce news anymore, but produce memes. Who turn a gesuit in a francescan, a group of Parliamentaries functional to the crisis, a group of "wise men", of a man with a network of old website, not user friendly at all, and who had the only merit of making an already very famous comedian open a blog, a "guru" of the web (I'll teach you something about the web, you journalists: the "gurus" are people you hardly know the names of. If you amplify your network thanks to a series of crosslinks on a very famous blog, you're someone who can exploit their own web garden, not a "guru". You're a good seller.) For the linkability of a news you're ready to sacrifice all the aspects that make a piece of news an information.

And fuck me, who make up my rassoodock with all this, like everyone, and feed the war between poor interconnected people, typical of these times.

Francesco Lanza | @bedrosian

lunedì 11 marzo 2013

Il vero problema della Legge sul #conflittointeressi



Il mondo della scienza, da anni, si interroga, litiga, enuncia, cerca di dimostrare e smontare un sogno: la Teoria che finalmente unifichi la relatività generale e la meccanica quantistica. La mia scommessa è che sarà più facile dimostrare una Teoria del Tutto, che scrivere una legge efficace sul conflitto di interessi.

Non voglio essere troppo tecnico, quindi cercherò di spiegare, con un po' di indeterminazione e qualche esempio banalizzante, questo parallelo tra scienza e politica. Chi crede nel Creazionismo, vive su un comodo cuscino dove riesce a spiegarsi praticamente tutto: dalla creazione dell'Universo all'esistenza di certi parlamentari (sono anch'essi creature del Signore, in fondo), mentre chi ha fiducia nella Scienza vive in un conflitto costante di teorie, che aspirano a diventare leggi e che eccelse menti, fin dagli albori della filosofia e della matematica, hanno cercato di concordare tra di loro. Finché non si è arrivato a uno stallo, dato proprio dal fatto che negli ultimi due secoli si è arrivati a poter ragionare e osservare con estrema efficacia sia l'infinitamente grande che l'infinitamente piccolo. Per dirla in breve, ci sono due grossi campi di studio: la Meccanica Quantistica e la Relatività generale. La prima investiga l'infinitamente piccolo e ha capito che elettroni, protoni, neutrini, onde e svariati cervelli umani funzionano in un certo modo; la seconda, si occupa di ciò che è grande, grandissimo, e ha dimostrato che galassie, mondi, sistemi solari, pianeti, stelle e appalti edilizi in Lombardia funzionano secondo altri criteri. Il problema è che le due discipline fanno a cazzotti tra di loro, e quindi si cerca quel qualcosa che sia in grado di accordare il funzionamento del grande con quello del piccolo. E ci sono già ottimi candidati. Ma questa è  - forse - un'altra storia.

Quale è il problema di una Legge sul conflitto di interessi, e perché una premessa così?
In Italia abbiamo bisogno di una qualche legge fisica che ci costringa a concordare il nostro infinitamente piccolo orto, con l'infinitamente grande esigenza di legalità e di garanzie democratiche. E magari qualche pillola per la memoria.

Facciamo un piccolo balzo indietro nel tempo. Tangentopoli. Qualcuno se la ricorda? Bene, ora abbassate le mani e ditemi: chi si ricorda le fiaccolate di solidarietà di fronte al Palazzo di Giustizia a Milano, quando la politica cercava di  stoppare le inchieste del pool? E, un'ultima domanda, qualcuno si ricorda quando è finita l'inchiesta di Tangentopoli?

L'inizio è ben chiaro, ma la fine è sfumata nella memoria. Tant'è che la domanda è stata fatta molte volte anche a Gherardo Colombo. Se si analizza quello che successe durante Mani Pulite, possiamo riassumere la cosa così: è cominciata partendo dai "pesci grossi", è arrivata poi col tempo ai "pesci piccoli". L'infinitamente grande, l'infinitamente piccolo.

Dopo un mese dall'inizio di Tangentopoli, stavamo già tirando monetine a Craxi e facendo fiaccolate, chiedendo legalità. Quando, col tempo, l'inchiesta è arrivata a colpire il piccolo costruttore del piccolo comune, che aveva pagato una tangente di 500 mila lire al piccolo assessore comunale, le fiaccolate di solidarietà sono finite. Anche nella politica di strada, quindi, ciò che funziona per l'immensamente grande, non funziona per l'immensamente piccolo.

Dal punto di vista di un piccolo libero pensatore come me, che non ha tessere di partito, non è sufficiente sentire "Faremo la legge sul conflitto di interessi", e non è scetticismo nei confronti del centrosinistra o mancanza di fiducia a prescindere per Grillo o timore per le luride ingerenze Berlusconiane. No, il mio scetticismo è più antropologico, più radicato nella memoria: chiunque lo faccia, sarà in grado di scrivere una legge contro il conflitto di interessi che valga e sia efficace dal molto grande al molto piccolo?

Quanti elettori hanno l'onestà intellettuale di ammettere che una legge siffatta dovrebbe idealmente colpire non solo la possibilità di accesso alla politica di Berlusconi, ma anche il proprio parente, magari piccolo costruttore che diventa assessore comunale e si scrive un piano regolatore ad hoc?
Ma anche qualsiasi più piccolo favoritismo e clientelarismo celato dietro la scusa dell'amicizia, una scusa che, un poco, sa di cultura mafiosa.

Io ho il timore, circostanziato da quello che in Italia è già successo, che sia un'utopia, che ogni proposta presenterà sempre falle dovute all'importanza di preservare il proprio infinitamente piccolo orto di elettori, ciascuno di essi con il proprio piccolissimo orto di interessi sui quali è auto-indulgente.

Come sempre, spero con tutto il cuore, un giorno, di essere smentito.

Francesco Lanza | @bedrosian


The true problem of the law against the conflict of interests

The world of science, for years, has been interrogating, fighting, enunciating, trying to prove and fulfill a dream: the Theory that finally can unify general relativity and quantum mechanics. My bet is that it will be even easier to prove a Theory of Everything, than write an effective law against the conflict of interests.

I don't want to be too technical, so I'll try to explain, with a bit of indetermination and a few simple examples, this parallel between science and politics. Those who believe in Creationism live on a comfortable pillow where they can explain basically everything: from the creation of the Universe, down to the existence of certain members of Parliament (they are, too, creatures of the Lord), while those who confide in Science live in a constant conflict of theories, which aspire to become laws and that brilliant minds, since the beginnings of philosophy and maths, have tried to agree upon. Until we arrived to a dead end, caused by the fact that during the last two centuries we managed to be able to reason and observe both the infinitely big and the infinitely small. To make a long story short, there are two big areas of studies: Quantum Mechanics and General Relativity. The first investigates the infinitely small and has understood that electrons, protons, neutrinos, waves and several human brains function in a certain way; the second deals with what is big, very big, and has proven that galaxies, worlds, solar systems, planets, stars and building contracts in Lombardy function according to other criteria. The problem is that the two disciplines don't agree, so scientists are trying to find something that is able to armonize the functioning of the very big and the very small. And there already are very good candidates. But that is - perhaps - another story.

What's the problem of a Law on conflict of interests, and why this introduction?

In Italy we need some physical law that constrains us to armonize the very small interests with the infinitely large need for legality and democratic warranties. And maybe some memory pills.

Let's go back in time a little. Tangentopoli. Does anyone remember that one? Well, now tell me: who remembers the solidarity marches in front of the Palace of Justice in Milan, when politics was trying to stop the inquiries of the pool? And one last question, does anyone remember when Tangentopoli actually ended?

The beginning is quite clear, but the ending is a bit faded in memory. So much that the question was made many times to Gherardo Colombo as well. If we analyze what happened during Clean Hands, we can synthetize it like this: it started with the "big catches", and then in time it got to the "small catches". The infinitely big, the infinitely small.

After one month from the beginning of Tangentopoli, we were already throwing coins at Craxi and doing marches, asking for legality. When, in time, the inquiry arrived to hit the small builder of the small town, who had paid a bribe of 500.000 liras to the small town responsible, the solidarity marches ended. So even for street politics, what works for the infinitely big doesn't work for the infinitely small.

From the point of view of a small free thinker such as I am, who doesn't have any affiliation to parties, it's not enough to hear "we'll do a law on the conflict of interests", and it's not about being skeptical towards the left wing or having a lack of trust for Grillo, or being afraid of the dirty Berlusconian interferences. No, my skepticism is rather anthropological, more sunken in the memory: regardless of who will make it, will they be able to write a law against the conflict of interests that is valid and is effective from the very big to the very small?

How many voters have the intellectual honesty to admit that such a law should equally hit not only the possibility of access to politics of Berlusconi, but also their own relatives, maybe a small constructor who becomes comunal responsible and writes himself a regulatory plan?

But also all the small favoritisms and clientelism hidden behind the excuse of friendship, an excuse that smells, at least a bit, of the mafia culture.

I am afraid that, considering what has already happened in Italy, this is impossible to do, that every proposal will always have some holes due to the importance of preserving the infinitely small interests of voters, on which they are extremely auto-indulgent.

As always, I hope that one day I will be proven wrong.

Francesco Lanza | @bedrosian

giovedì 15 novembre 2012

#Eurostrike #14n: protesta e violenze senza frontiere



Ieri, 14 Novembre, è stata la giornata dello sciopero internazionale dei sindacati che ha coinvolto mezza Europa: Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda, hanno visto una mobilitazione imponente di tutte le categorie sociali colpite dalle politiche "lacrime e sangue". Anche questa volta, l'accoppiata protesta&violenze ha avuto puntati addosso i riflettori più potenti. Anche sui social network.

Guardando l'analisi dei tweet fatta da The Fool per Intervistato.com, si vede tradotta in grafici, numeri e hashtag la giornata, caldissima, di ieri.

Engagement

Ecco il quadro generale di Engagement per l'hashtag della giornata, #14N, in periodo di osservazione che è andato dalle ore 01:00 del 14-11-2012, alle 9:34 di mattina del giorno successivo:


Quasi 23mila tweet, più di 8mila utenti unici, un picco, nel momento di maggiore "partecipazione" di 75 tweet al minuto e un totale di oltre 57 milioni di impression, quindi di visualizzazioni "raggiunte" sulle timeline delgi utenti e dei loro follower.

Timeline 

La Timeline di questo hashtag ha occupato tutta la giornata:


Trattandosi di una manifestazione che ha coinvolto studenti e categorie professionali, abbiamo in generale una quantità alta di tweet, con i picchi in piena mattinata e poi nel primo pomeriggio. L'hashtag ha avuto una coda lunga, che si è spenta progressivamente nella notte.

Utenti più attivi.

I grafici degli utenti più attivi, più popolari e con più impression, ci regalano altre considerazioni:



L'utente più attivo, sopra quelli giornalistici e istituzionali, è @paoloxl, che per tutta la giornata ha postato un alto numero di tweet, aggregando anche molto contenuto fotografico all'interno della sua pagina tumblr.
Al secondo posto @uni_common, movimento di rivolta culturale nato nell'era Gelmini, con i "Book Block".
Al terzo troviamo il primo organo d'inforrmazione ufficiale, l'Huffington Post Italia, ma notiamo comunque nella classifica molti utenti "comuni", ad indicare come l'evento sia stato seguito e rilanciato da utenze a tutti i livelli.

Utenti più popolari.



Tra i più popolari (utenti più citati all'interno dei tweet in esame) spiccano invece utenti giornalistici, politici e istituzionali. In particolare avere @youtube in testa a questa classifica, può dirci che oltre ai soliti contributi fotografici, ieri vi sia stato un elevatissimo numero di contributi video. Filmare e condividere "live" diventa quindi sempre di più uno strumento giornalistico e di informazione "dal basso".

Utenti con più impression.


Questo grafico, invece mostra le "impression", ovvero il numero di post di un dato utente, moltiplicato per i suoi follower. Il Fatto Quotidiano, particolarmente attento al tema della protesta, quindi, ha dato una copertura che ha avuto un'amplificazione molto alta. A guardare il distacco dagli altri utenti, è chiaro che la testata si sia spesa molto, durante la giornata, molto più di altre.

Tag Cloud.

Hashtag e parole chiave ci parlano molto della giornata "tweettata". Sugli Hashtag, poche sorprese:



#14n capeggia una serie di tag derivati, tra i quali quello "localizzato" italiano #14nit ha comunque un'ampia presenza, circondato da una serie di hashtag delle città dove si sono svolte le manifestazioni.

La più interessante e carica di considerazioni, è la Tag Cloud delle parole chiave: polizia, corteo, piazza, cariche, scontri, oggi, Europa.

E' impressionante vedere come la sensazione di una giornata sia completamente racchiusa in un'immagine, dall'aspetto "europeo" della protesta, ai temi che hanno tenuto maggiormente banco: ancora una volta le conseguenze, di una manifestazione, non le sue ragioni.
Bisogna cercare con la lente d'ingrandimento, infatti, le parole "ore", "tagli", "diritto", "lavoratori".
"Crisi", ha una dimensione inferiore persino alle "uova" lanciate da alcuni manifestanti.

Che queste manifestazioni fossero a rischio di violenze, era cosa nota. Sia per il clima generale di sfiducia nei confronti delle istituzioni, sia per la rabbia che striscia tra tutte le categorie più colpite dall'austerity dei governi dell'Eurozona. Trovo corretto specificare un paio di cose che molti sicuramente sanno, molti altri no e che generalmente si perdono nel vortice delle condivisioni delle immagini scandalose delle violenze e delle polemiche pre-durante-post manifestazioni, che in queste ore aggiungono litri di benzina su un fuoco che sarà difficile spegnere:

1. Tutte le manifestazioni hanno un percorso concordato tra le questure e gli organizzatori. Ci sono migliaia di cittadini non violenti, che esprimono tutto il loro diritto di manifestare e protestare e che, rimanendo all'interno del percorso della manifestazione, hanno una maggiore garanzia di rimanere in sicurezza.

2. Quando la questura stima il numero di partecipanti a una manifestazione, non è mai per sminuire il successo o meno di questa, ma perché, non potendo realisticamente conteggiare tutti i partecipanti, si limita a fare una stima statistica basata su alcuni fattori. Generalmente queste stime servono per capire quanti e quali agenti impiegare. E' colpa dei giornali e dei politici, se poi questo dato viene usato per creare polemica.

Queste due precisazioni, che ad alcuni possono apparire pleonastiche, sono però utili per inquadrare in maniera più logica e più a sangue freddo una situazione tragica, che oramai mina ogni manifestazione, dove le giuste motivazioni di chi protesta hanno addosso la costante minaccia di venire nascoste dal comportamento fuori dalle righe di alcuni manifestanti da una parte, di alcuni poliziotti dall'altra. E mina di conseguenza anche la comunicazione online, che diventa solo amplificazione di quelle conseguenze che nascondono le ragioni.

Tutti gli episodi di violenza nascono dai tentativi di "sfondare" il percorso ufficiale. Attenzione, avere un percorso ufficiale serve proprio a garantire la sicurezza di quanti - uomini, donne, bambini, anziani - vogliano partecipare. Gli organizzatori, anche nelle manifestazioni di ieri, sono sempre in contatto costante con i dirigenti delle forze dell'ordine, e sono i primi a volere che tutto si svolga in un clima sereno. Anche perché sono i primi a sapere che poi, inevitabilmente, come sta accadendo, succederà che non si parli altro che della vergogna. Mentre chi avversa queste manifestazioni, tra i quali i VERI reazionari, avranno gioco facile nel dire che "le manifestazioni non servono a nulla, se non a fare casino".

Scioperi e manifestazioni sono uno strumento necessario, ma oggi non si parlerà del fatto che in Spagna e Portogallo stanno bloccando, pacificamente, per la prima volta nella storia, tutta la penisola iberica, per dirne una: si parlerà del giovane di Terragona in lacrime e con la testa insanguinata. E' giusto che si parli anche di lui, così come di tutte quelle persone innocenti che sono finite in mezzo agli scontri provocati da due fattori: primo, la demenzialità di chi vuole manifestare senza voler stare con il corteo principale, ma andando a lanciare uova e sassi contro l'Agenzia delle Entrate o contro il portone di Montecitorio (e su questo mi piacerebbe davvero chiedere: "ok, hai lanciato sassi e bombe carta contro Montecitorio: cosa hai risolto, se non minare la stessa manifestazione alla quale stai partecipando?"); secondo, quei poliziotti che non sono in grado di fermarsi, e qui sarebbe bello, come poco sopra, fare alcune domande, ai dirigenti delle forze dell'ordine, una delle quali è "siamo sicuri che, oltre agli agenti, le persone messe in campo a coordinarli, siano sempre persone in grado di svolgere questo mestiere?".

Perché si parla spesso di agenti violenti e di manifestanti violenti, ma in realtà ci sono due facce della stessa medaglia, che si sposano e si incontrano in queste occasioni: esistono persone che non aspettano altro per menare le mani, sia da una parte che dall'altra. Se da una parte, però, i gruppi violenti - spesso di estrema destra e di estrema sinistra, spesso ultrà delle squadre calcistiche locali - sono per loro natura irregimentati (ma spesso al loro interno capaci di organizzarsi molto velocemente), dall'altra uno Stato dovrebbe garantire la presenza di coordinatori, sul campo, in grado di gestire davvero gli uomini che hanno a disposizione.

Non voglio entrare nel merito di infiltrazioni o volontà più o meno politicamente strumentali di far fallire una determinata manifestazione, perché sono convinto che si debbano esporre i concetti dei quali si hanno prove certe ed esperienza diretta. Ho partecipato a manifestazioni, scontri, conosco agenti della Digos e attivisti politici e non mi sono mai risparmiato nel parlare con nessuno, quindi ho una visione delle cose che tenta di essere più logica possibile.

Il fatto, triste, è che forse questo "gioco" della violenza, che da ieri è diventata "senza frontiere", fa comodo a tutti: ai politici di ogni fazione, che così possono prodursi nella solita fraseologia ipocrita; ai produttori di sdegno online, che hanno materiale nuovissimo da far girare, a volte anche a distanza di anni, e probabilmente molti non hanno mai visto una manifestazione dal vivo; ai giornali stessi, che vendono di più, perché la violenza tira; a volte anche ai promotori delle manifestazioni, che possono accusare a loro volta i media di non coprire adeguatamente; alle teste calde con o senza divisa.

Il fatto, triste, è che siamo scimmie con le scarpe.

Francesco Lanza | @bedrosian


Eurostrike 14N among protests and violence: it's a knockout

Yesterday, November the 14th, was the international strike day of unions, that has involved half of Europe: Italy, Spain, Greece, Portugal and Ireland, have seen an important mobilitation of all social categories striken by the tears and blood politics. This time around, the duo of protest and violence has had much more eco than usual. Including on social networks.

If we look at the tweet analysis done by The Fool for Intervistato.com, we see how yesterday's day translates into graphics, numbers and hashtags.

Engagement
This is the general scenario for the Engagement by hashtags during the day: #14N was monitored from 1.00 a.m. of November the 14th to 9:34 a.m. of November the 15th.
Almost 23.000 tweets, more than 8.000 unique users, a peak of 75 tweets per minute and a total of 57 milion impressions, so timeline visualizations of the hashtag itself.

Timeline
The timeline has occupied the entire day: since it was a manifestation that involved students and professional categories, we have in general a high number of tweets, with peaks during the morning and in the first part of the afternoon. The hashtag has had a long tail, that has gone decreasing during the night.

Most active users
The graphic of the most active users, most popular and with most impressions, give us further considerations: the most active user, apart from the newspapers and institutional accounts, was @paoloxl, who has posted a high number of tweets during the entire day, aggregating a lot of photographic content in his tumblr. Second @uni_common, a cultural protest movement born during the Gelmini era with the "Book Block". Third we find an official information organ, the Huffington Post Italia, but there are also many common users in the list, indicating how the event has been followed and discussed by all kinds of users.

Most popular users
Among the most popular users (users that have most mentions in the analyzed tweets), there are quite a few newspapers, politicians and institutions. In particular having @youtube at the top of that list means that, beyond the usual photographic content, yesterday a lot of videos have been published as well. Filming and sharing live is more and more a journalistic and information tool for the crowds.

Users with most impressions
This graphic shows the impressions, the number of posts of a given user, multiplied by his followers. Il Fatto Quotidiano, particularly careful about the protest topic, has given a coverage that has had a lot of amplification. Given the distance from the other users, it is clear that the newspaper has invested quite a lot in the coverage of the event, much more than others.

Tag Cloud
Hashtag and keywords tell a long story about yesterday's tweeted day. On the hashtags, not many surprises: #14N was the first of a series of derived tags, among which the localized Italian #14Nit, that had a large presence, surrounded by a series of hashtags of the cities where the protests were held.

The most interesting and full of considerations, is the keyword tag cloud: police, procession, square, charges, today, Europe.
It's interesting to see how the sensation of an entire day is enclosed in an image, the European aspect of the protest, the topics that have been most discussed: again the consequences of the protest, and not its reasons. We must look with a magnifying glass for the words "hours", "cuts", "right", "workers". "Crisis" is even smaller than the "eggs" thrown by some protesters.

Francesco Lanza | @bedrosian

giovedì 8 novembre 2012

#LAmericadecide, l'Italia un po' meno



L'America ha deciso che a guidarla dovrà essere Obama, per la seconda volta, e subito buona parte della classe politica italiana è corsa a sprecarsi in complimenti al presidente riconfermato elogiando, ancora una volta, il sistema democratico americano. 

Le congratulazioni e gli elogi sono arrivati in maniera molto bipartisan, come sempre quando si tratta dello Zio Sam e del suo modello a cui per molti aspetti tendiamo sempre a guardare e con cui spesso, e in maniera del tutto comica, tendiamo a confrontarci. Talmente tanto che in alcune occasioni siamo scaduti nel plagio più bieco. Penso a quel "Si può fare" di Veltroniana memoria.

Intanto, mentre negli USA oltre che su presidente, senato, camera e alcuni posti da governatore i cittadini americani sono stati chiamati a decidere tramite referendum anche su questioni come matrimoni Gay, aborto, legalizzazione della Marijuana (solo per citarne alcuni) qui da noi quegli stessi politici che si complimentano con l'America elogiandone il sistema non riescono ancora, o non vogliono, trovare una quadra per una legge elettorale dignitosa che metta al centro il cittadino e le sue scelte. Ma di peggio, ancora si litiga su di una questione come la legge contro l'omofobia che nel 2012 non dovrebbe nemmeno essere discussa ma approvata di concerto, e subito, come ci si aspetterebbe da un paese che si dichiara democratico e civile.

Certo, ora il nuovo gonfalone della democrazia italica è questa cosa delle primarie di partito o coalizione. Peccato ci siano ancora troppi punti interrogativi che finiscono per lasciare il cittadino interdetto. Nelle settimane appena trascorse nel centro sinistra è infuriata la battaglia tra i candidati. Il problema è che questi hanno speso più tempo a darsele addosso che a spiegare agli elettori quali programmi e quali idee avevano. Poi c'è una cosa di cui almeno personalmente sento la mancanza, ed è un confronto tra gli sfidanti, oltre che l'apertura di un dibattito pubblico e serio (usanza non troppo in voga nel bel paese) su temi centrali come possono essere quelli dei diritti e delle libertà, per fare un esempio.

Il punto però è che, si parli di primarie o altre tornate elettorali, la credibilità politica continuamente colpita da scandali e decisioni quanto mai discutibili è al ribasso. Tanto che negli ultimi mesi ci siamo ritrovati a chiederci come mai fenomeni come il grillismo riescano ad ottenere risultati più che lusinghieri da nord a sud.

La società vuole politica, seria, che mantenga le promesse, che si batta per le cause, che affronti temi importanti che lo faccia parlando alla gente, con la gente. Invece si ritrova con una una classe che perora le sue cause personalistiche tralasciando il suo vero compito, il bene del cittadino e del paese, favorendo anzi "gli amici" e fingendo di sognare ogni quattro anni la non certo perfetta ma pur sempre funzionante democrazia americana.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83


America decides, Italy not quite

America decided that Obama will be the one to guide it, for the second time, and immediately a great deal of the Italian political class has run to compliment the reconfirmed President and praise, yet again, the American democratic system.

Congratulations and praise have arrived in a bipartisan fashion, as always when we talk about Uncle Sam and his model that we tend to look at for many aspects and with which often, and very comically, we tend to compare. So often that in some occasion we fell in the most blatant plagiarism. I'm thinking about that "Yes, we can", of Veltronian memory.

In the meanwhile, while in the USA American citizens are called to decide on the President, Senate, House and a few Governors, but also on matters such as gay marriage, abortion, cannabis legalization (just to name a few), here the same politicians that compliment America praising its system still cannot (or will not) find a solution for an elections law that has some dignity and can put the citizen and his choices in the centre. But even worse, we're still fighting on a matter such as the law against homophoby that in 2012 shouldn't even be discussed but approved immediately by default, as it would be expected from a country that declares itself democratic and civil.

Of course, now the new banner of Italian democracy is this thing of the party or coalition primaries. Too bad there are still so many question marks that end up by leaving the citizen speechless. In the last few weeks in the center-left wing the battle among candidates has gone wild. The problem is that they have spent more time blaming each other than explaining to voters what programs and what ideas they had. And then there's one thing I personally feel the absence of, and that's a confrontation between candidates, along with the opening of a public and serious debate (not very common in this country), on central topics as rights and freedoms, for example.

The point is that, if you talk about primaries or other elections, the political credibility continuously hit by scandals and wrong decisions is growing low. So low that in the last few months we've found ourselves wondering how come phenomena like grillism manage to obtain more than favorable results from north to south.

Society wants politics that is serious, that keeps its promises, that fights for causes, that faces important topics and does it speaking to the people, with the people. And instead we find ourselves with a class that bring forward its personal causes leaving its true purpose aside, which should be the good of the citizen and of the country, favoring "friends" and faking to dream, every four years, about the not certainly perfect, but still functioning American democracy.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83

giovedì 1 novembre 2012

E' ora che la politica esca dal romanzo



La mia impressione è che la politica ancora oggi non riesca a staccarsi da quel formato romanzo cui ci costringe ad auto convincerci. Un insieme di promesse di avventure, fantastiche opportunità, mondi meravigliosi che, come in un romanzo appunto, restano incastrati nelle fantasie. C'è bisogno invece di chiarezza e concretezza adesso.

Ho cominciato a leggere romanzi d'avventura, e poi quelli cosiddetti di formazione, di pirati e isole del tesoro, di tigri e giovani Holden, che ero appena decenne. Quindi, a ragion veduta, mi considero un buon conoscitore del genere. Abbastanza da intendere l'epico svolgimento e l'epilogo eroico, buono fino alla chiusura della quarta di copertina, quando ne intercetto con occhi ed orecchie le parole. Oltre quello rimane il retrogusto di un viaggio mentale, attraverso la parola (scritta), che per ovvie ragioni non può essere riprodotto nella realtà di tutti i giorni, salvo rarissimi, e affermo pure, fortunatissimi casi.

Quando poi l'altro giorno nel botta e risposta via mail, parlando degli ultimi fatti politici, con una amica, Giulia, ho letto nelle sue ultime righe che "sembra di essere in un romanzo" non ho potuto che concordare con lei. Fagocito da settimane, e forse in questo sbaglio, ogni passaggio televisivo e non, dei candidati politici (in maniera trasversale, destra/sinistra) alla ricerca di un segno. Una chiave di volta che mi permetta di pensare, credere, che quel fiume in piena dai flutti retorici contenga, magari appena celato, il pezzo -  la chiave di volta appunto - in grado di sostenere concretamente nei fatti tutti quei discorsi, trasformandoli da promesse romanzate a reali opportunità per il paese.

Eppure, per difficoltà mia, o incapacità loro, non riesco a scorgerla. Forse il perché sta nel loro continuo porsi in modo pedissequo, rimbalzando da un programma all'altro, da un salotto all'altro. Come tanti piccoli personaggi in cerca d'autore (o autorevolezza) che interagiscono solo tra loro parlando di loro in prima seconda e terza persona. Ma non stiamo in un romanzo. Non siamo all'interno del mondo della narrativa, in un qualche paese fantastico dove tutto si dice e poco importa se non corrisponderà a realtà.

Ecco, l'Italia ha vissuto per vent'anni in un romanzo. Anzi, un brutto romanzaccio nemmeno degno di collane da due soldi stile harmony. Una sequela di personaggi stereotipati senza capo ne coda totalmente estranei al mondo reale. Di tutte quelle promesse nulla è stato concretizzato. Tutto è rimasto nero su bianco sulle pagine ormai ingiallite di un qualche lontano contratto.

Ma ora è giunto il momento di uscire dal romanzo, di mettere da parte Salgari, Collodi e tutti i colleghi vari. E' ora di uscire dal romanzo di formazione ed entrare nel mondo della responsabilità, dell'età adulta della politica, o di un ritorno ad essa. C'è bisogno di parole serie che indichino strade percorribili e credibili, senza enfatizzare o esaltare. Reali. E' il momento di abbandonare quegli stilemi ormai desueti, quei dialoghi da scrittore di serie B che non strizzano più l'occhio nemmeno ad un (e)lettore novello.

Once Upon a Time, ma ora non va più bene.

Matteo Castellani Tarabini | contepaz83


It's time for politics to exit the novel

My impression is that politics to this day can't get out of the novel format which it constrains us to convince ourselves. A mix of promises of adventure, fantastic opportunities, marvellous worlds tat, as in a novel, remain closed in fantasy. There's a need for pragmatism and clear paths right now.

I started reading adventure novels, those that are called formation novels, about pirates and treasure islands, about tigers and young Holdens, when I was only ten. So I talk about of experience, I consider myself someone who knows the genre. Enough to understand the epic development and the heroic closure, good until the closing of the last page, when I intercept with eyes and years its words. Apart from that the only thing that remains is the aftertaste of a mental trip, through the written words, that for obvious reasons cannot be reproduced in the everyday reality, except for extremely rare, and I may say, extremely fortunate cases.

So when the other day in an email exchange with a friend, Giulia, talking about the latest political facts, I read in her last lines that "it's like being in a novel", I totally agreed with her. I've been taking in for weeks, and perhaps it was a mistake, every television message and not, of the political candidates (regardless of political color) in search of a sign. A sign tat allows me to think, believe, that the flood of rhetoric waves contains, even if hidden, the sign capable of sustaining pragmatically the facts in all those talks, transforming them from novel promises to real opportunities for the country.

And yet, maybe because of my difficulties or their incapacity, I can't find it. Maybe the reason is in their countinuous presenting themseves everywhere, jumping from one program to the other, from one talk show to the other. As many little characters looking for an author (or authority) that interact only among themselves, talking about themselves in first, second and third person. But we don't live in a novel. We're not inside the world of narrative, in some fantastic land where everything is said and it doesn't matter whether words match reality.

So, Italy has lived for 20 years in a novel. Actually an ugly novel that isn't even worthy of 2 penny collections in Harmony style. A series of stereotyped characters without beginning nor ending that are completely outside the real world. Of all those promises nothing's been done. Everything has remained written black on white on the pages now turned yellow of some old contract.

But now it's time to get out of the novel, to put aside Salgari, Collodi and all the various colleagues. It's time to get out of the formation novel and enter the world of responsibility, of the adult age of politics, or a return to it. There's a need for serious words that show paths that are credible and doable, without exagerating. Real. It's time to abandon those old styles, those dialogues that don't even stimulate a new reader. Or voter.

Once upon a time, but now it doesn't work anymore.

Matteo Castellani Tarabini | contepaz83

domenica 14 ottobre 2012

#Lega Nord, un pesce imprigionato in una boccia di vetro.



Regione Lombardia sta sprofondando in un buco nero di irresponsabilità e connivenza. In tutto questo, la Lega continua ad agitarsi molto, ma a produrre poco. Gira in tondo, come un pesce rosso verde. Ma i suoi elettori forse un acquario verso il quale emigrare, ce l'hanno già.

Dicevamo tempo fa che la Lega è impegnata su vari fronti: principalmente quello di rifarsi una faccia, dopo lo scandalo di Belsito e l'azzeramento di fatto, nell'organigramma del potere leghista, della famiglia Bossi.
Umberto resta sempre, almeno di facciata, il pater familias, perché comunque l'elettorato leghista lo ama ancora, ma a livello politico-dirigenziale Maroni si disfarebbe volentieri della sua ingombrante canottiera.
Perché Bossi sogna di ritornare in sella come segretario. Lo sogna ogni giorno.

Mentre Maroni, dall'altra parte, sta cercando di dare una immagine nuova alla Lega: più presenza "social" con un account twitter ufficiale ma anche decisamente tra i meno incisivi del panorama politico; lo slogan "prima il nord" che sostituisce tutte le declinazioni precedenti legate all'immaginaria "padania", secessione compresa, e appunto l'epurazione del cerchio magico bossiano.
E' quindi normale che la Lega abbia reagito subito all'ennesimo scandalo giudiziario della giunta Formigoni, questa volta con connotati inequivocabilmente 'ndranghetisti (vedi: mafia, quella cosa che al Nord non esiste), in modo rapido.
Chiedendo di andare subito ad elezioni?
Macché.
Chiedendo il rimpasto della giunta.
"Altrimenti ci arrabbiamo, eh."

Non si ricordava un ultimatum così duro dai tempi di Bondi, che minacciava le dimissioni da Ministro della Cultura ad ogni Consiglio dei Ministri,  ma se ne usciva, poi, con qualche taglio tremontiano al suo Ministero.
Ma perché la Lega non chiede di andare al voto in Lombardia, sfiduciando un Formigoni che oramai non sopporta più?
Perché la Lega oramai è come un pesciolino rosso verde imprigionato in una boccia di vetro nel deserto: da una parte vorrebbe saltare fuori, e sarebbe la cosa migliore nel percorso per rifarsi una verginità politica, ma fuori non c'è acqua, cioè voti.

La Lega sa bene che se andasse al voto regionale ora, forse rischierebbe la peggiore batosta della sua storia. Ha bisogno di tempo. Ma l'indecenza della giunta Formigoni ha fatto scopa con gli scandali leghisti, aggiungendo onta a onta. Il tempo, dimissioni formigoniane o no, sta scadendo e la Lega non recupera terreno, anzi, con queste mosse continua a dare un'immagine che è lontana dalla Lega netta e perentoria che la fiera base leghista ricorda.

Ad aggiungere confusione, si è messo anche quel pater familias guerriero: "Votiamo insieme alle politiche", ciò vuol dire nel 2013, tra pochi mesi. Certo, un po' sfiatata, come dichiarazione di guerra al dilagante malaffare lombardo, da cui la Lega vorrebbe prendere le distanze. Sicuramente è meglio di niente, per la base che rimpiange il celodurismo (base che Bossi sa leggere alla perfezione), ma non è propriamente una dichiarazione buttata lì. Dalle parti di Maroni, infatti, sicuramente avranno maledetto questa intrusione che affretta tutto, ma alla fine l'hanno sposata nel consiglio federale come linea definitiva (ma con alcuni "se" e alcuni "ma", ovviamente, stiamo parlando sempre della nuova, pallida e pavida Lega): un Carroccio elettoralmente schiantato a terra sarebbe un perfetto trampolino di (ri)lancio per un ritorno di Bossi. Un Maroni che fallisce come segretario, sarebbe il migliore degli scenari, per Umberto.
Qualcosa del tipo "ora basta fare i politici stimati, reindossiamo il costume da vichingi". Quindi di nuovo Padania, di nuovo Secessione.

Insomma, per il pesciolino leghista, schiacciato tra questa stratificazione di strategie e un'acqua sempre più torbida, pare non esserci via d'uscita, al momento.
L'elettorato leghista ha bisogno di pancia, e cominciano a profilarsi altre sirene, o altri sirenetti natanti tra i flutti del Canale di Sicilia: Grillo sa bene che l'emorragia di voti leghista trova nel M5S la casa più prossima, al Nord, per questo non è particolarmente duro con i leghisti negli ultimi mesi e, anzi, si è spesso prodotto in strizzate d'cchio a temi molto cari all'elettorato verde: immigrazione e protesta fiscale, soprattutto.
Ma queste sono forse solo speculazioni.
Quello che è certo, è che per ora la Lega sta muovendo un sacco le piccole pinne, ma non sta facendo solo tanta schiuma, e poca strada.

Francesco Lanza | @bedrosian


Lega Nord, a fish trapped in a tank of glass

The Region of Lombardy is sinking in a black hole of unresponsibility and connivance. In all this, the Lega continues to get very distressed, but to produce little. It goes ina circle, like a red green fish. But maybe its voters already have another fishtank where to go.

We said some time ago that the Lega is busy on several fronts: mainly remaking its face, after the Belsito scandal and the disappearance of the Bossi family in the Lega power organization chart.
Umberto is still, at least apparently, the pater familias, because the Lega voters still love him, but at a political level Maroni would gladly get rid of his bulky singlet. Because Bossi dreams of being a secretary again. He dreams of it every day.

While Maroni, on the other hand, is trying to give a new image to Lega: more social presence with an official Twitter account, but also one of the least relevant in the political scenario; the slogan "North first" that replaces all the previous declinations linked to the immaginary Padania, secession included, and of course the elimination of the Bossi magic circle.

So it's quite normal that the Lega reacted immediately to yet another judicial scandal of the Formigoni council, this time with undeniable 'ndrangheta characteristics, in a rapid way.
By asking to go immediately to vote?
Nah.
By asking the reshuffle of the junta.
"Or else we get mad."

We didn't remember such a harsh ultimatul since the times of Bondi, who threatened to resign from his role as Minister of Culture at every Minister Council, but he got out every time with some Tremontian cut to his Ministery.

But why is it that the Lega doesn't ask to go vote in Lombardy, impeaching Formigoni, whom it can no longer stand? Because the Lega is now like a red green fish trapped in a glass tank in the desert: on the one side it would like to get out, and it would be the best thing on the path of remaking a political virginity, but out there there's no water, or votes.

The Lega knows very well that, if they went to the regional vote now, they would risk the worst defeat of their history. They need time. But the indecency of the Formigoni junta has added to the Lega scandals, adding shame to shame. Time, whether Formigoni resigns or not, is running out and the Lega isn't catching up, but with these moves continues to give an image that is very far away from the imperative and net Lega that its proud voters remember.

Adding in the confusion, there's also the warrior pater familias: "We'll vote together at the political elections", which is in 2013, in just a few months. Of course, a bit old, as a declaration of war to the spreading Lombardy underworld, from which the Lega should actually take its distance.
Of course, it's better than nothing, for the base that regrets the "hardon"(base that Bossi can read perfectly), but it isn't just some declaration thrown in a pile. Maroni and company have surely cursed this intrusion that hastens everything, but in the end the adopted it in the federal council as a definitive line (but with some ifs abd buts, of course, we're still talking about the new, pale and timid Lega): a Carroccio electorally crashed on the ground would be a perfect springboard of re-launch for a return of Bossi. A Maroni who fails as a secretary would be, for Umberto, the best of scenarios.

Something like "now let's stop being esteemed politicians, let's get our Viking costumes out again". So again Padania, again Secession. So, for the Lega fish, crushed between this stratification of strategies and a water that is more and more muddy, there seems to be no exit way at the moment.

The Lega voters need emotions, and there are other Mermaids in sight, or mermen swimming among the waves of the Sicily Canal: Grillo knows well that the Lega vote hemmoragy finds its nearest home in the M5S, in the North, this is why it isn't particularly hard on Lega voters in the last few months, and, on the contrary, have winked to topics that are very dear to the green voters: immigration and fiscal protest, first of all.
But this is only speculation.
What is certain is that at least for now the Lega is moving its small fins quite a lot, but it's only making a lot of foam and little progress.

Francesco Lanza | @bedrosian

giovedì 4 ottobre 2012

Quando indignarsi non basta



Sto guardando Ballarò, lo spettacolo che va in scena è tra i più degradanti in cui un povero usufruitore occasionale del mezzo tv possa incappare. Il rimpallo di responsabilità e colpe dirette o indirette tra Fini e Formigoni è qualcosa che mi lascia perplesso. Anzi, indigna, e credo di non essere il solo. 

Indigna sentir parlare di soldi, tanti, versati da noi, quando va bene, rubati a noi quando va male, che finiscono nelle tasche di queste persone. Indigna non tanto per l'ammontare (anche, si) ma quanto per l'uso o il non uso che poi di questi soldi si fa. La politica oggi porta dunque indignazione perché la visione è di un uso personalistico del mezzo, dello strumento, anzi delle opportunità ( nel senso più alto e collettivo) che la politica consentirebbe e che invece finiscono per restare solo sulla carta. Indigna perché politica dovrebbe essere anche collettività. Sposo la definizione di Ingrao:

"Per me politica è: io e altri insieme, per influire, fosse pure per un grammo, sulle vicende umane. Fuori di questo agire collettivo non saprei fare politica". 

Ma, come ancora scriveva Pietro Ingrao, rispondendo anche a Stéphane Hessel e al suo Indignez-Vous!:

"indignarsi non basta. Bisogna costruire una relazione condivisa, attiva. Poi lo puoi chiamare movimento o partito o in un altro modo". 

Ecco, rileggendo questo ultimo passaggio mi viene da pensare al Movimento 5 Stelle, perché in fondo rispecchia perfettamente, almeno nelle idee, nello spirito. Peccato che poi, come si è visto, nei fatti e nei retro fatti, anche questo modo, questa opportunità viene prontamente rivelata in quel gioco che annulla la creazione di una politica che nasca dalla forza delle relazioni per uno scopo comune a favore di uno schema già troppo conosciuto e che mette sulla punta qualcuno e alla base della piramide una schiera di ignari defraudati delle proprie oneste (non stento a crederlo) motivazioni idealistiche.

Appare quindi come un labirinto, se indignarsi non basta e ad un certo punto devi in qualche modo fare, affrontare la politica, anche dal basso, in un movimento, e pure li non trovi l'uscita ma un muro tale quale agli altri allora la questione assume toni gravi. Rileggo nelle parole di Ingrao una forte attribuzione di dignità alla Politica, intesa con la P maiuscola, che non è quella dei politici, ma nel suo senso più ampio. La dignità è qualcosa che ci mette molto per farsi conquistare ma al contempo è velocissima a sfuggire. Per anni questo paese si è affidato, ed è questa colpa, ciecamente, al pastore, perdendo piano piano quell'istinto naturale di preservazione che ti mette in guardia quando l'uomo che guida il gregge sta per entrare nella foresta infestata dai lupi.

Abbiamo quindi perso la motivazione alla riconquista di una dignità condivisa, collettiva, in grado di aspirare a quella Politica che è "io e altri insieme, per influire, fosse pure per un grammo, sulle vicende umane". Forse per fatica, forse per comodità, forse perché pensavamo ad altro presi solo dalle nostre questioni. Forse l'andare delle cose ci ha spinto ad un individualismo, anche politico, pur se magari inconscio. Ma se ci siamo per vent'anni indignati e ancora lo facciamo? Ancora Ingrao:

"L'indignazione, invece, si sposa benissimo con l'individualismo imperante, col gesto solitario della firma di un appello o con la partecipazione a una manifestazione che dura un giorno." 

e a questo, aggiungo io, la nuova moda della politica dei click o dell'attivismo del mi piace.
Ma, principalmente, abbiamo perso la capacità di "praticare il dubbio ogni volta che l'agire collettivo, e il sentimento di appartenenza, contrastano con il tuo sforzo di essere libero. E tuttavia, anche se irrinunciabile, la responsabilità individuale non basta.". Il guaio è poi che pure nel momento del montare, ormai alla fine del ventennio berlusconiano, di tutta quella serie di proteste collettive nulla è cambiato. Berlusconi è caduto, le proteste non si sono evolute, mollando il colpo e scemando su loro stesse senza riuscire a visualizzare e scardinare il problema, che era più profondo, radicato, che andava oltre e che ancora oggi per questo persiste. Indignarsi non basta,  e forse pure questo post è l'esatta rappresentazione di quell'individualismo estremamente retorico che Ingrao descrive nel gesto solitario della firma di un appello.

Dobbiamo sforzarci di ritrovare un nuovo punto di partenza, in primo luogo a riconquistare quella dignità perduta e poi a riappropriarci della Politica collettiva, che non è dei politici ma dell'insieme che la esercita. Quel io e altri insieme, per influire, fosse pure per un grammo, sulle vicende umane.

(tutti i virgolettati sono tratti da: Indignarsi non Basta, Pietro Ingrao, con Maria Luisa Boccia e Alberto Olivetti - Aliberti Editore)

Matteo Castellani Tarabini | contepaz83



When getting angry isn't enough

I'm watching Ballarò, the show that's airing is among the most degrading that a poor occasional user of the TV media could find. The shifting of responsibility and direct or indirect guilt between Fini and Formigoni is something that baffles me. Actually it makes me angry, and I don't think I'm the only one.

It makes us angry to hear this talk about money, lots of it, that we've given them when it's good, that they stole from us when it's bad, that end up in these people's pockets. It makes us angry not because of the amount (well, also because of that), but because for the use or not use that is done of this money. Politics today makes us angry because the vision is of a personalistic use of the tool, of the opportunities (in the most ample and collective sense) that politics allow and that instead finish up remaining on paper. It makes us angry because politics should mean collectivity. I totally agree with Ingrao's definition:

"For me politics is: me and others together, to have an influence, even if just for an ounce, on human matters. Outside this collective action I wouldn't be able to do politics."

But as Pietro Ingrao wrote, in aswer to Stéphane Hessel and her Indignez-Vous!:

"Getting angry isn't enough. We must build a shared, active relationship. Then you can call it a movement or party or whatever."

See, reading this last part again I think about the M5S, because in the end it mirrors perfectly, at least in the ideas, in the spirit. Too bad that then, as we've seen, in the facts and retrofacts, this way, this opportunity is readily revealed in that game that cancels the creation of a politics that is born from the strength of the relationships for a common goal in favor of a scheme that is all too known and that puts someone on top, while leaving at the base of the pyramid a bunch of people robbed of their honest (I don't have any difficulty believing it) idealistic motivations.

It look like a labyrinth, if getting angry isn't enough and at some point you must do something, face politics, even from below, in a movement, and even there you don't find the exit but a wall just like all the others, then the matters gets really serious. I read a strong attribution of dignity to Politics in Ingrao's words, and I mean Politics with a capital P, which isn't the one of politicians, but in its widest sense. Dignitiy is something that is extremely difficult to conquer but at the same time extremely fast to disappear. For years this country has relied, and here it has been guilty, to its pastor, losing more and more of the natural instinct of preservation that puts you on guard when the man who leads the flock is about to enter a forest filled with wolves.

We've lost the motivation to reconquer a shared, collective dignity, capable of aspiring to that Politics that is "me and others together, to influence human matters even for an ounce". Maybe for tiredness, maybe for comodity, maybe because we were thinking about something else, caught up in our matters. Maybe the way things went has pushed us to individualism, also political, even if not conscious. But if we got angry for 20 years and we still do? Ingrao again:

"Indignation, on the other side, goes along marvellously with imperant individualism, with the solitary gesture of signing a petition or with the participation to a manifestation that lasts one day".

and along with that, I say, the new fashion of click politics or Like activism.

But mainly we've lost the ability of "practicing doubt every time the collective action, the sentiment of belonging, contrast with your effort of being free. And, even if essential, individual responsibility isn't enogh." The problem is that then, even in the moment at the end of the Berlusconi ventennial, of all that series of collective protests, nothing changed. Berlusconi fell, the protests haven't evolved, disappearing on themselves without managing to visualize and tackle the problem, that was more profound and radicated, that went deep and that persists for these reasons. Getting angry isn't enough, and maybe this post is the exact representation of that extremely rethorical individualism that Ingrao describes in the solitary gesture of signing a petition.

We must fight to find a new starting point, first of all to reconquer that lost dignity, and then put our hands on collective Politics again, that doesn't belong to politicians, but to the group that exerts it. That me and others together, to influence, even if only for one ounce, human matters.

Matteo Castellani Tarabini | contepaz83

mercoledì 3 ottobre 2012

L'eleganza immobile del Gattopardo



Periodo molto mobile, quello che stiamo vivendo, pieno di avvenimenti, annunci di novità. Ma siamo in Italia. Si sta davvero muovendo qualcosa?

Negli ultimi tempi non abbiamo tregua, noi cittadini/elettori/lettori.
Siamo stati spettatori di scoperte sensazionali, tipo che in giunta regionale, nel Lazio, c'era gente che si abbuffava di ostriche. Ovviamente, tutti sorpresi: la Polverini, Casini, Alfano. Napolitano.
Polverini che si dimette, centinaia di dita che indicano le dimissioni della governatrice e Formigoni che guarda tutte queste dita, forse alla ricerca di qualche anello da baciare, come si conviene in Lombardia.
Storace, che essendo della destra, ma di quella destra che per non rischiare twitta con la mano sinistra legata dietro la schiena (e forse anche con un solo mezzo encefalo), romanamente sentenzia subito, con fiero piglio e imperialissimo sdegno:


Volitivo proclama al quale noi prontamente rispondiamo: si vede che le ostriche erano scadute, se la Regione Lazio si è sciolta e cacatasotto.
Comunque per la prima volta in tempi recenti vediamo delle dimissioni, parola di un antico dialetto assiro-babilonese di cui si erano perse le tracce, negli ultimi venti/venticinque anni. Si narra di consiglieri regionali, non solo laziali, chiedere ai propri capigruppo: "Ma queste dimissioni, posso metterle a nota spese?".
Insomma, grande sdegno, proclami di pulizia ad alti livelli, Santanchè che urla in tivù contro Fiorito/Batman (il cui avvocato Taormina sta cercando di comporre un dossier creativo - come suo solito - contro Joker), Napolitano che come al solito a frittata fatta dice: "I partiti facciano qualcosa".
Da segnalare Alfano, che è partito in tromba:


e poi ancora:


Nel centrodestra tutti si sono chiesti cosa sia successo, ma la spiegazione dicono sia semplice: Berlusconi si è addormentato con il telecomando in mano e il dito è scappato sul tastino che ha tolto la pausa, e così Alfano si è riattivato.
Hanno già mandato Verdini a riprogrammare Angelino, prima che inizi a comportarsi come il computer di 2001 Odissea nello Spazio.

Ma veniamo al centrosinistra.
Grandi movimenti anche su questo fronte.

Renzi scorrazza in camper per mezza Italia e pare entusiasmare tutti (soprattutto nel centrodestra), circondato da professionisti della comunicazione molto migliori di quelli dei propri avversari (ergo, ha già vinto, rassegnamoci).
Bersani e tutti nel PD che continuano a gettare fumogeni perché non si capisca esattamente cosa stia succedendo. 
Sono le primarie del PD?
Sono quelle di coalizione?
Quale, coalizione?
Vendola partecipa, non partecipa? Ma può partecipare?
Pure Scalfarotto (sì, Scalfarotto) sostiene Renzi, che faceva il lupetto scout e ha una società (di famiglia) che si chiama come l'avvoltoio del Libro della Giungla (CHIL), avvoltoio molto importante nella tradizione lupettara e il cui motto è "Siamo dello stesso sangue, tu e io".
Rutelli si fa coraggio e ci butta dentro pure Tabacci, in queste primarie del centro-centro-centro-(sinistra).
Grande novità, questo Renzi.
D'altra parte, in una intervista del 2010 a Il Foglio, Renzi virgolettava: 
"Per questo mi piace da matti il Papa quando dice che serve una nuova generazione di cattolici impegnati in politica. Chiunque faccia il mio mestiere lo sa: si tratterebbe di una rivoluzione."
Capito che idee contro-contro-contro-contro-contro-contro-reazionarie?
Politici CATTOLICI in Italia.
Mi chiedo come mai non ci abbia ancora pensato nessuno.
Amen la Revolucion, per siempre, quindi, perché di anelli da baciare ce ne sono tanti, non solo in Lombardia, evidentemente.

Oh, la rivolzione, sì. C'è anche quella dell'anti-politica. Che si sta schiantando contro il fatto che l'anti-politica non esiste. Non può esistere. Che nel momento in cui vieni eletto, la devi fare, la politica. E devi pure prendere delle decisioni. E anche accettare il fatto che ci sia gente che ti dà addosso.
L'anti-politica non mette nessuno al riparo, rassegnatevi. Meglio che impariate in fretta a farla, la politica, amici del M5S, perché non esiste una rivoluzione gentile.
Non esiste in paesi molto più gentili del nostro, figuriamoci qui.

E chiudiamo con le grandi novità anche nel mondo dell'informazione.
Questa è la settimana del lancio dell'Huffington Post in Italia. La cosa peggiore è che ora, anche se scrivo huffingtonpostpuntocom, mi compare la versione italiana, e per andare su quella inglese devo scegliere la lingua dalla tendina.
Primo grande scoop: un'intervista a Berlusconi. Una bella intervista la cui domanda più scomoda è
Lei che cosa avrebbe fatto di diverso se fosse stato al governo?
 Domanda alla quale Berlusconi ha dato una risposta che principia con
Anzitutto non avrei aumentato la pressione fiscale. [...]
Davvero inaspettato.
Mi servirà un bidone di Coramina, per tenere a bada tutte queste emozioni.

Insomma, se ai tempi del Gattopardo era necessario "cambiare tutto, affinché non cambi nulla", ora è tutto più dinamico, più veloce, più rapido: bisogna muovere tutto, perché nulla si muova.

Francesco Lanza | @bedrosian


The immobile elegance of the Leopard

Very mobile times, the ones we're living, full of events, announcements of news. But we're in Italy. Is something really stirring?

During these last few weeks we hadn't had any peace, we citizens/voters/readers. We've been spectators of sensational discoveries, such as the fact that in the regional council of Lazio there were people who filled themselves with oysters. Obviously, they were all surprised: Polverini, Casini, Alfano, Napolitano.

Polverini resigns, hundreds of fingers that point at the governess' resignment and Formigoni who watches all these fingers, maybe in search of some ring to kiss, as is customary in Lombardy.

Storace, who being on the right wing, but of that right that, in order not to risk, tweets with the left hand tied behind their back (and maybe with only half a brain), in the Rome fashion sentences right away, with pride and imperial indignation:

Volitional proclaim to which we readily respond: it's obvious that the oysters were off, if the Region of Lazio has melted and shit itself.

However for the first time in recent times we see some resignments, word of an antique assiro-babilonian dialect of which we had lost trace in the last 20, 25 years. There are stories of regional counselors, not only in Lazio, who asked: "These resignment letters, can I get them paid for?"

So great indignation, cleaning proclaims at high levels, Santanché who shouts in television against Fiorito/Batman (whose lawyer Taormina is trying to compose a creative dossier - as usual - against the Joker), Napolitano that as usual after everything has been done says: "The parties must do something about this."

In the center-right wing everyone asked themselves what happened, but the explanation appears to be simple: Berlusconi fell asleep with the remote control in his hand and the finger slipeed on the button that interrupted the break, so Alfano reactivated himself.

They've already sent Verdini to reprogram Angelino, before he starts behaving like the computer from 2001 A Space Odyssey.

But let's see the center-left wing.
Great movements on this front as well.

Renzi goes around in camper in half of Italy and seems to excite everyone (especially in the center - right wing), surrounded by professionals of communication that are much better than those of the opponents (which means he's already won, let's face it). Bersani and everyone in the PD who continue to throw tear gas so nobody will understand exactly what's going on.

Are these the primaries of PD?
Are they of the coalition?
Which, coalition?

Is Vendola participating or not? Can he even participate?

Even Scalfarotto (yes, Scalfarotto) supports Renzi, he who used to be a scout and has a company (family run) which has the same name of the crow in the Jungle Book, a crow who is very important in the lupetto tradition and for whom the motto is "We're the same blood, you and me".

Rutelli gets some courage and puts in Tabacci as well, in these primaries of the center-center-center- (left).

Big news, this Renzi guy.
On the other side, in a interview for Il Foglio in 2010, Renzi said:

"This is why I love it when the Pope says we need a new generation of Catholics in politics. Anyone who does this job knows it: it would be a revolution."

See what counter-counter-counter-counter-counter-counter-counter reactionary ideas?
Catholic politicians in Italy.
I wonder why nobody had thought about it before.

Amen to Revolucion, para siempre, because there are many rings to kiss, not only in Lombardy apparently.

Oh, the revolution, yes. There's also the anti-politics one. Which is clashing against the fact that anti-politics doesn't exist. It cannot exist. That in the moment in which you are elected, you must do it, the politics. And you must also make some decisions. And also accept the fact that there are people who don't agree with you.

Anti politics doesn't protect anyone, deal with it. It's better that you learn fast how to do it, the politics, friends of the M5S, because there is no such thing as a gentle revolution.
There is no such thing in countries that are more gentle than ours, go figure.

And let's close with the great news in the world of information.

This is the week of the launch of the Huffington Post in Italy. The worst thing is that now, even if I write huffingtonpostdotcom, the Italian version comes up, and to go to the English version I need to choose the language from the menu.

First great scoop: an interview with Berlusconi. A nice interview in which the meanest question is:

What would you have done differently, had you been in the Government?

Question to which Berlusconi answers starting with:

First of all I wouldn't have raised the fiscal pressure. [...]

Really unexpected.
I'll need a barrel of Coramine, to keep all these emotions at stake.

So, if during the times of the Leopard it was necessary to "change everything so that nothing changes", now everything is more dynamic, faster, more rapid: we need to move everything so that nothing moves.

Francesco Lanza | @bedrosian

martedì 11 settembre 2012

Un #Rutelli segnavento su ogni tetto



L'API di Rutelli annuncia la probabile candidatura di Tabacci alle primarie del centrosinistra. Ennesimo salto del fosso per Rutelli? Questa volta sembra più un voler tenere il piede in due scarpe.
Il PD, ovviamente, tace e probabilmente acconsente.


La notizia che proprio nessuno si aspettava, è che Rutelli si mettesse sottovento.
Mandato esplorativo a Tabacci per "verificare le condizioni di una candidatura alla primarie" del centrosinistra.
L'altra notizia che proprio nessuno si aspettava, è che il centrosinistra, e in particolare il PD, non dicesse neanche una parola contraria. Qualcosa del tipo: "Ehi Rutelli, ma tu non ti eri scisso dal centrosinistra?".
Insomma, due eventi decisamente poco sorprendenti, che non per questo fanno meno senso.
Ma abbandona quindi il Terzo Polo?
Giammai, se è vero che Rutelli ha espresso soddisfazione e la necessità di "rafforzare l'area centrale" del centrosinistra: "Api non rinnega il Terzo polo, ma ne rafforza il progetto. Non dobbiamo abbandonare lo spazio conquistato con quel progetto, ma dobbiamo rafforzarlo."

D'altra parte il partito rutelliano API ha una struttura decisamente malleabile, almeno a giudicare dalla provenienza dei vari politici presenti. Quasi tutti con una storia piena di saltelli da un partito all'altro.
Un partito per tutte le stagioni, bello aerodinamico.
Ci sono ex Democristiani, tanti ex Democristiani, non solo come eletti nella DC, ma anche gente dell'associazionismo cattolico: Mauro Betta (PPI --> La Margherita), Cristina de Luca (PPI --> La Margherita --> PD), Lorenzo Dellai (PPI --> La Margherita), Pino Pisicchio (Rinnovamento Italiano --> UDEUR --> Rinnovamento Puglia --> IdV), Claudio Molinari (Civica Margherita --> PD).
Ci sono ex Repubblicani, come Pier Giorgio Gawronski. E poi ex Socialisti, come Linda Lanzillotta (La Margherita --> PD), Enrico Boselli (SDI --> PS)
E ancora ex Socialdemocratici, ex Liberali, ex Verdi.
Mancano all'appello solo i due Leocorni, dicono.

Un partito così, quindi, riesce agevolmente a stare nel Terzo Polo casiniano e a valutare l'inserimento di un candidato premier nelle primarie del centrosinistra.
In attesa che il popolo del centrosinistra, quindi, cominci a farsi domande fondamentali sulla vita, tra le quali:

- Chi siamo?
- Da dove veniamo?
- Dove vogliamo andare?

- Esistiamo davvero?
- Ma che, davvero Rutelli?


attendiamo la pubblicazione, sul sito API, del loro listino per l'organizzazione di feste per bambini, per la fornitura di servizi di catering professionale, spurgo di pozzi neri, disinfestazione, infestazione, organizzazione di pellegrinaggi a Lourdes e/o viaggi a Cuba, demolizioni controllate e trasporto politici da una parte all'altra.

A ogni nuovo cliente, un Rutelli segnavento da mettere in cima al tetto.

Francesco Lanza | @bedrosian


A Rutelli vane for every roof

Rutelli's API announces the probable candidation of Tabacci to the primaries of the left wing. Another jump into the abyss for Rutelli? This time he seems to be willing to keep his feet in two shoes. The Democratic Party, obviously, is silent and probably approves.

The news that nobody expected at this point, is that Rutelli put himself downwind.

Explorative mandate to Tabacci to "verify the conditions of a candidature too primaries" of the left wing.

The other news that nobody expected is that the center left, and particularly the PD, didn't say anything in contrary. Something like: "Hey Rutelli, hadn't you cut yourself out of the center left?"

So, two events that were definitely not surprising, that don't make more sense because of it.

So he's abandoning the Third Pole?

Never, if it is true that Rutelli has expressed satisfaction and the need to "reinforce the central area" of the center-left wing: "Api doesn't renegate the Third Pole, it reinforces its project. We don't have to abandon the space conquered with that project, but reinforce it."

On the other hand the Rutellian party API has a definitely malleable structure, at least by judging the provenience of the politicians present. Almost all of the with a story filled of jumps from one party to the other.

A party for all seasons, nice and aerodynamic.

There are ex Demochristians, many ex Demochristians, not only as elected in DC, but also people from the Catholic associationism: Mauro Betta (PPI --> La Margherita), Cristina de Luca (PPI --> La Margherita --> PD), Lorenzo Dellai (PPI --> La Margherita), Pino Pisicchio (Rinnovamento Italiano --> UDEUR --> Rinnovamento Puglia --> IdV), Claudio Molinari (Civica Margherita --> PD).

There are ex Republicans, such as Pier Giorgio Gawronski. And then ex Socialists, as Linda Lanzillotta (La Margherita --> PD), Enrico Boselli (SDI --> PS)-

And then again ex Socialdemocrats, ex Liberals, ex Greens.

The only ones missing are the two unicorns.

A party like this easily manages to stay in the Casini Third Pole and evaluate the insertion of a premier candidate in the primaries of central-left.

So we wait that the people of central left start to ask some fundamental questions about life, among which:

- Who are we?
- Where do we come from?
- Where do we want to go?

- Do we really exist?
- Really, Rutelli?


and we wait for the API website to publish their list for the organization of children parties, professional catering, black wells purging, disinfestation, infestation, organization of pilgrimages to Lourdes and or trips to Cuba, controlled demolitions and transportation of politicians.

For each new client, a Rutelli vane to put on your roof.

Francesco Lanza | @bedrosian

mercoledì 8 agosto 2012

10minuticon Alessio Giannone @pinucciotwit



Ieri abbiamo avuto il piacere di intervistare Alessio Giannone, autore satirico creatore del personaggio di Pinuccio, "faccendiere" e dissacratore dei personaggi politici online.


In primo luogo abbiamo chiesto ad Alessio come è nata la sua serie di risposte satiriche, e lui ci ha rivelato che in realtà tutto è iniziato su YouTube lo scorso Ottobre, con la telefonata per il compleanno di Berlusconi. Solo in seguito è stata aperta la pagina su Facebook, e tre mesi fa è stato attivato l'account Twitter. Su tutti i canali è stato riproposto il linguaggio di Pinuccio, anche se non riceve mai risposta dai politici presi di mira, il che la dice lunga su come la politica italiana gestisce la comunicazione, ovvero in maniera unidirezionale e senza ammettere replica. [video]

Secondo Alessio la soluzione migliore sarebbe che ogni politico gestisse in prima persona il proprio account e la propria presenza online, ma la verità è che è l'impostazione culturale del politico italiano ad essere lontana dalla gente. Twitter evidenzia in maniera chiara questo aspetto, poiché si pensa di usare il mezzo per fare dei comizi, quando in realtà nessuno li ascolta più. [video]

Abbiamo chiesto che cos'è per lui la satira: Alessio pensa che sia ciò che è sempre stato, ovvero la presa in giro del potere. Il compito e la missione della satira è di tipo sociale, ovvero di mettere in evidenza le falle di quel preciso momento storico, e il modo in cui il potere politico sta sbagliando nelle proprie azioni. In più, la satira deve essere a 360°, e non avere colore, ma purtroppo in Italia - specialmente in TV - la satira ha sempre un colore, e si nota subito quando un comico prende di mira e colpisce l'avversario con più veemenza. [video]

Secondo Alessio il passaggio della satira dalla carta stampata a Internet ha dato la possibilità di cambiare la generazione di chi fa satira, poiché per arrivare a pubblicare su certi giornali vengono seguite metodologie da Prima Repubblica, ovvero favoritismi e raccomandazioni. Il web invece permette di essere completamente liberi, e per questo motivo fa tanta paura ai mezzi tradizionali. [video]

Il giornalismo cosiddetto tradizionale è morto, ed è sempre stato in vendita rispetto alla politica: c'è il giornale di destra, di sinistra, quello vicino agli imprenditori, ma le dinamiche dell'online sono completamente differenti. Gli utenti dedicano pochi minuti di attenzione a ogni singolo stimolo, per cui l'obiettivo diventa quello di far ridere e dare la notizia allo stesso tempo. [video]

Anche il modo di approcciarsi ai social media che hanno i politici italiani è completamente fallimentare: non è questione solo quantitativa, in termini di numero di followers, retweet o mention, ma soprattutto qualitativa, entrando nel merito del sentiment delle risposte. Alessio stima che l'80% delle risposte ricevute dai politici siano negative, e purtroppo sono pochi gli analisti che prendono in considerazione anche questi fattori. [video]

A Ottobre - Novembre, ad ogni modo, inizia la campagna elettorale, alla quale parteciperà anche Pinuccio grazie ad alcuni format dedicati. E' difficile prevedere se la qualità della presenza sui social network dei singoli politici avrà una qualche influenza sull'esito delle elezioni. Purtroppo stimare lo scarto del reale rispetto a ciò che accade online è complicato, e in più l'Italia è un "popolo di clientele", troppo legato al contatto fisico con il politico per essere influenzato da ciò che accade sui social network. [video]

Vi invito naturalmente a visionare l'intervista integrale, molto più ricca di questa mia breve sintesi!

Buona visione!

Maria Petrescu | @sednonsatiata


10minuteswith Alessio Giannone

Yesterday we had the great pleasure of interviewing Alessio Giannone, creator of Pinuccio, the satyrical dissacrator of politicians online.

First of all we asked Alessio how it all started, and he revelead that it all began on YouTube last October, when he called Berlusconi on his birthday. Afterwards the Facebook fanpage was opened, and the Twitter channel activated. Pinuccio's language was reproposed on all mediums, but he never really gets an answer to his provocations, which says a lot on how Italian politics manages communication: one direction, no replies. [video]

He believes that the best solution would be for each politician to personally manage his or her online presence, but the truth is that the cultural view of the Italian politician is really far away from the people. Twitter has emphasized that clearly, because they think they can do talk shows on there, not realizing that nobody's actually listening to them anymore. [video]

We asked what satire is for him: he believes it is what it has always been, the pranking of power. The mission of satire is social, putting in light the mistakes of that particular moment, and in what ways the political power is doing it wrong. Moreover, satire should be at 360°, and not have any kind of political color, but unfortunately in Italy  - especially in TV - satire always has a color, and you notice it right away when a commedian attacks someone more violently than others. [video]

The shift from paper to the Internet has given the possibility to change the generation of those who actually do satire, because in order to publish on certain newspapers you had to have certain friends and certain recommendations. The web allows everyone to be completely free, and this is the reason why it scares traditional media so much. [video]

Traditional journalism is dead, because it has always been for sale to politics: there's the right wing newspaper, the left wing newspaper, the businessmen newspaper, but the dynamics of online are completely different. The users dedicate just a few minutes of attention to every single stimulus, so the goal is to make people laugh and give them the news at the same time. [video]

The way Italian politicians approach social media is a complete failure: it's not just about quantity, like how many followers you have, or how many mentions and retweets. It's most and foremost a quality issue, when it comes down to analyzing the sentiment of those answers. Alessio estimates that 80% of the answers politicians receive online are actually negative ones, but unfortunately there are only a few analysts who will not blow smoke and will take these factors into consideration as well. [video]

In October November, however, the elections campaign will start, and Pinuccio will participate as well with some dedicated formats. It is difficult to foresse whether the quality of the presence on social networks of single politicians will have any kind of influence on the result of the elections. Unfortunately estimating the difference from the real deal just by what happens online is complicated, and Italy is a "people of clientele", too tied up to the physical contact with the politician to actually be influenced by what happens on social networks. [video]

I invite you to view the full interview, much richer than my brief synthesis.

Enjoy!

Maria Petrescu | @sednonsatiata

▼ Leggi i migliori della settimana

2