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venerdì 19 aprile 2013

#Bersani, #Marini e quel mancato passo indietro tra @pdnetwork e #Quirinale



Sinceramente, qualche settimana fa mi sarei aspettato il passo indietro di Bersani. Non perché non lo stimi, io l'ho votato e sostenuto. E non rimangio nulla. Così come non rivedo la mia idea che Renzi non fosse ancora l'uomo adatto a guidare il PD, non ora.  Ma c'è un momento però, in cui per serietà anche nei confronti di chi ti ha votato, devi dire basta.

Devi fare un passo indietro e aprire una riflessione. Rimettere al partito (agli uomini, donne e ragazzi che lo compongono) la decisione sulla strada da intraprendere. Bersani ci ha provato a resistere, a perseguire quella che secondo lui era la giusta rotta (e gliene va dato atto), ma  forse troppo e troppo a lungo.

Ha voluto tenere dritta la barra del timone di una barca che, era prevedibile, sarebbe andata incontro ad una bufera. E se la barca punta verso una burrasca mortale i rischi sono due: o l'ammutinamento, con l'intento di prendere la guida e virare evitando la tempesta (e sia ieri che oggi ne abbiamo avuto un assaggio nelle votazioni per il Quirinale) o l'affondamento. E se la barca affonda si finisce in acqua tutti. Perché sulla barca ci stanno equipaggio e passeggeri. Cioè, gli esponenti del partito e i suoi elettori. Non si scappa.

Il mancato passo indietro del segretario, quando ancora era in tempo, ha allargato la dissenso già presente nel partito, ma nelle ultime ore sta coinvolgendo anche una parte del partito e dell'elettorato che fino a poche settimane fa era ancora fiducioso in Bersani.

Ne scrivevo ieri su Intervistato.com: i litigi, lo scontro all'interno del partito, l'ostinazione delle sue componenti a voler perseguire senza se e senza ma le proprie idee - e la base?- sta finendo per disorientare l'elettore. Personalmente mi trovo in questa situazione di assoluta incapacità di decifrare la direzione che il PD e le sue componenti vorranno intraprendere nei prossimi giorni, settimane, e mi spaventa.

Oggi il Franco Marini che dopo la votazione non ha inteso fare un passo indietro mi ha ricordato una storia recente, una ostinazione che in queste settimane mi ha disturbato e che mi ha trovato contrario: quella di Bersani e del suo passo indietro mancato. Ed è il motivo della sconfitta oggi di Marini, come candidato condiviso, nella prima chiama per l'elezione del Presidente della Repubblica. Ma è anche di fatto la sconfessione della strategia bersaniana per il PD.

Speriamo che le prossime ore portino consiglio.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83


Bersani, Marini, and that missed step backwards between PD and Quirinale

Honestly, a few weeks ago I would have expected the step backwards from Bersani. Not because I don't like him, I voted for him and sustained him. And I'm not going to take that back. As I don't take back my idea of Renzi as unfit to lead the PD, at least for now. But there's a moment when in order to be honest with those who voted for you, you have to put an end to it.

You have to go back and open a debate. Giving the party (to the men, women and young people) the decision of the path to choose. Bersani tried to resist, to pursue what he believed was the right track (and we must aknowledge that), but maybe too much and for too long.

He wanted to keep the wheel steady, even though - as it was predictable - if you go towards a storm the risks are two: either mutiny, with the intent of taking control and going away from it (and we've had a taste of that with the first elections of the President), or sinking, and if the boat goes down, we all go down with it.

But on the boat there are also crew and passengers. Which are the exponents of the party and its voters. You can't get away from that.

The missed step backwards when he was still on time, has widened the dissent already present in the party itself, but during the last few hours it is also engaging a large part of it which was still rooting for Bersani until just a few weeks ago.

I wrote about it yesterday here on Intervistato.com: the fights, the clashes inside the party, the stubborness of some elements to want to go ahead with their ideas regardless of the consequences - and the base? - is ending up confusing the voters. Personally I find myself in a situation of utter incapacity to decipher the direction the PD and its components want to give the party in the following days, weeks, and it scares me.

Today Franco Marini who after the vote didn't want to step back has reminded me of a recent story, a stubborness that in these weeks has disturbed me and has found me contrary: the one of Bersani. And that's the reason of Marini's defeat, as a shared candidate, in the first call for the election of the President. But it is also the defeat of the Bersani strategy for the PD.

Let's hope the next hours will bring counsel.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83

giovedì 18 aprile 2013

Separati in casa, @pdnetwork: una storia alla fine?



Chi è figlio di genitori separati o divorziati lo sa, non è mai semplice. La confusione e la tensione a cui si è costantemente sottoposti nella fase che precede la divisione in taluni casi, soprattutto sui figli più piccoli, spesso rischia di lasciare il segno.

Comincia con piccole tensioni, disaccordi appena percepibili. Continua con scontri futili ma più violenti sulle decisioni, non sempre fondamentali. Va avanti fino a che uno dei due non cede e sbuffando accetta l'altrui volere. Salvo poi, magari sotto una spinta d'orgoglio, rimangiarsi tutto e tornare sulla sua decisione alzando nuovamente la barricata.

Prendiamo le vacanze estive: qualche mese prima dell'estate comincia il dibattito. Mare, montagna, mare, montagna, poi un compromesso: la campagna. La tensione cala, fino al momento in cui uno dei due non torna sulle posizioni. Procede così fino all'estate quando ormai è troppo tardi e i posti,  che sia al mare o in montagna e finanche in campagna, sono tutti esauriti. Finisce che si resta tutti in città, tutti nella stessa casa a guardarsi in cagnesco pieni di risentimento. Chi ci rimette? Beh chiedetelo alla prole costretta alla canicola estiva della città.

Dal litigio, dal conflitto anche aspro, si arriva ad un passaggio cruciale. E' quello in cui i due genitori vivono entrambi nella stessa casa ma non sono in casa, con la testa. Persa ormai altrove, in pensieri propri e totalmente svincolati dalle logiche famigliari. Separati in casa. Non perseguono più quegli obiettivi necessari a traghettare la famiglia fuori dalla crisi, ma impostano una loro linea, personale.

E' il momento in cui il figlio non capisce più una mazza. Non sa se può contare ancora sull'integrità della famiglia, non sa se avrà ancora una famiglia, non sa nemmeno a chi dei contendenti guardare. Chi ha ragione? Chi torto? Nell'interesse di chi? Alla fine il figlio finisce spesso per chiudersi in se stesso allontanando le voci dell'uno e dell'altro.

Ecco, in queste ultime settimane da elettore del PD mi sono sentito nel ruolo del figlio, strapazzato, confuso nell'assistere al continuo e sempre più acre litigio interno al partito. Un partito che non riesce a mettersi d'accordo tra mare e montagna, un partito ormai separato in casa e che corre il rischio di trovarsi con tutti i posti esauriti. E la tentazione di allontanare le voci dell'uno e dell'altro è forte.

Dopo restano solo due strade percorribili: o un estremo sforzo nella ricerca di una riappacificazione, cosa non facile e che richiede una volontà comune enorme nel cercare di salvare il salvabile, o il divorzio. Il liberi tutti. Ma a quel punto è difficile prevedere se e dove le simpatie del figli andranno.

A questo c'è da aggiungere il collasso della linea di Bersani, che ci ha provato. Forse troppo e troppo a lungo. Ma dopo la prima votazione per il Quirinale, con il PD spaccato più che mai, la bocciatura di Franco Marini dopo il primo scrutinio è de facto anche una bocciatura del segretario del Partito Democratico ormai contestato nella sua scelta anche da una parte della base.

I giorni successivi all'elezione del Presidente della Repubblica ci diranno di più. Ma la crisi all'interno del PD pare non lasciare molto spazio alla prima ipotesi e forse, arrivati ad un certo punto è inutile continuare la battaglia contro i mulini a vento.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83


Separated at home, the PD: an ending story?

The kids of separated or divorced parents knows, it's never simple. The confusion and the tension you're constantly exposed to in the phase preceding the division in some cases, especially on younger children, often risks to leave the mark.

It starts out with small tensions, barely perceptible disagreements. It goes on with futile fights, but even more violent on decisions, not always fundamental. It goes on until one of the two doesn't give in and accepts the wishes of the other. Unless, with a push of pride, they take it all back and goes to the first decision raising the barricade once again.

Let's take the summer holidays: a few months before the summer the debate begins. Seaside or mountains, seaside, mountain, then the compromise: the countryside. The tension goes down, until the moment one of the two goes back to their position. So it goes on until the summer, when it's too late and all places in the mountains, the seaside and even in the countryside are finished. So it ends that they all remain in the city, in the same house, looking at eachother filled with resentment. Who is the loser? Just ask the kids who are forced to stay in the summer heat in the city.

From fights, from the bad conflict, you get to the crucial shift. The one where the two parents both live in the same huse but aren't there with their heads. It's lost somewhere else, in their own thoughts and totally unbound from familiar logics. Separated at home. They don't follow those goals that are necessary to bring the family outside of the crisis, but they follow their own, personal line.

It's the moment when the kids don't understand anything anymore. They don't know whether they can count on the integrity of the family, they don't know whether they have a family anymore, not even which of the two contendents to look at. Who's right? Who's wrong? In the interest of whom? In the end the kids end up closing themselves and getting away from the voices of both.

So there, during the last weeks as a PD voter I've felt like that kid, confused in assisting at the continuous and grave fights inside the party. A party that can't agree on mountain or seaside, a party separated at home, and which risks to find everywhere fully booked. And the temptation of getting away from it all is really strong.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83

lunedì 11 marzo 2013

Il vero problema della Legge sul #conflittointeressi



Il mondo della scienza, da anni, si interroga, litiga, enuncia, cerca di dimostrare e smontare un sogno: la Teoria che finalmente unifichi la relatività generale e la meccanica quantistica. La mia scommessa è che sarà più facile dimostrare una Teoria del Tutto, che scrivere una legge efficace sul conflitto di interessi.

Non voglio essere troppo tecnico, quindi cercherò di spiegare, con un po' di indeterminazione e qualche esempio banalizzante, questo parallelo tra scienza e politica. Chi crede nel Creazionismo, vive su un comodo cuscino dove riesce a spiegarsi praticamente tutto: dalla creazione dell'Universo all'esistenza di certi parlamentari (sono anch'essi creature del Signore, in fondo), mentre chi ha fiducia nella Scienza vive in un conflitto costante di teorie, che aspirano a diventare leggi e che eccelse menti, fin dagli albori della filosofia e della matematica, hanno cercato di concordare tra di loro. Finché non si è arrivato a uno stallo, dato proprio dal fatto che negli ultimi due secoli si è arrivati a poter ragionare e osservare con estrema efficacia sia l'infinitamente grande che l'infinitamente piccolo. Per dirla in breve, ci sono due grossi campi di studio: la Meccanica Quantistica e la Relatività generale. La prima investiga l'infinitamente piccolo e ha capito che elettroni, protoni, neutrini, onde e svariati cervelli umani funzionano in un certo modo; la seconda, si occupa di ciò che è grande, grandissimo, e ha dimostrato che galassie, mondi, sistemi solari, pianeti, stelle e appalti edilizi in Lombardia funzionano secondo altri criteri. Il problema è che le due discipline fanno a cazzotti tra di loro, e quindi si cerca quel qualcosa che sia in grado di accordare il funzionamento del grande con quello del piccolo. E ci sono già ottimi candidati. Ma questa è  - forse - un'altra storia.

Quale è il problema di una Legge sul conflitto di interessi, e perché una premessa così?
In Italia abbiamo bisogno di una qualche legge fisica che ci costringa a concordare il nostro infinitamente piccolo orto, con l'infinitamente grande esigenza di legalità e di garanzie democratiche. E magari qualche pillola per la memoria.

Facciamo un piccolo balzo indietro nel tempo. Tangentopoli. Qualcuno se la ricorda? Bene, ora abbassate le mani e ditemi: chi si ricorda le fiaccolate di solidarietà di fronte al Palazzo di Giustizia a Milano, quando la politica cercava di  stoppare le inchieste del pool? E, un'ultima domanda, qualcuno si ricorda quando è finita l'inchiesta di Tangentopoli?

L'inizio è ben chiaro, ma la fine è sfumata nella memoria. Tant'è che la domanda è stata fatta molte volte anche a Gherardo Colombo. Se si analizza quello che successe durante Mani Pulite, possiamo riassumere la cosa così: è cominciata partendo dai "pesci grossi", è arrivata poi col tempo ai "pesci piccoli". L'infinitamente grande, l'infinitamente piccolo.

Dopo un mese dall'inizio di Tangentopoli, stavamo già tirando monetine a Craxi e facendo fiaccolate, chiedendo legalità. Quando, col tempo, l'inchiesta è arrivata a colpire il piccolo costruttore del piccolo comune, che aveva pagato una tangente di 500 mila lire al piccolo assessore comunale, le fiaccolate di solidarietà sono finite. Anche nella politica di strada, quindi, ciò che funziona per l'immensamente grande, non funziona per l'immensamente piccolo.

Dal punto di vista di un piccolo libero pensatore come me, che non ha tessere di partito, non è sufficiente sentire "Faremo la legge sul conflitto di interessi", e non è scetticismo nei confronti del centrosinistra o mancanza di fiducia a prescindere per Grillo o timore per le luride ingerenze Berlusconiane. No, il mio scetticismo è più antropologico, più radicato nella memoria: chiunque lo faccia, sarà in grado di scrivere una legge contro il conflitto di interessi che valga e sia efficace dal molto grande al molto piccolo?

Quanti elettori hanno l'onestà intellettuale di ammettere che una legge siffatta dovrebbe idealmente colpire non solo la possibilità di accesso alla politica di Berlusconi, ma anche il proprio parente, magari piccolo costruttore che diventa assessore comunale e si scrive un piano regolatore ad hoc?
Ma anche qualsiasi più piccolo favoritismo e clientelarismo celato dietro la scusa dell'amicizia, una scusa che, un poco, sa di cultura mafiosa.

Io ho il timore, circostanziato da quello che in Italia è già successo, che sia un'utopia, che ogni proposta presenterà sempre falle dovute all'importanza di preservare il proprio infinitamente piccolo orto di elettori, ciascuno di essi con il proprio piccolissimo orto di interessi sui quali è auto-indulgente.

Come sempre, spero con tutto il cuore, un giorno, di essere smentito.

Francesco Lanza | @bedrosian


The true problem of the law against the conflict of interests

The world of science, for years, has been interrogating, fighting, enunciating, trying to prove and fulfill a dream: the Theory that finally can unify general relativity and quantum mechanics. My bet is that it will be even easier to prove a Theory of Everything, than write an effective law against the conflict of interests.

I don't want to be too technical, so I'll try to explain, with a bit of indetermination and a few simple examples, this parallel between science and politics. Those who believe in Creationism live on a comfortable pillow where they can explain basically everything: from the creation of the Universe, down to the existence of certain members of Parliament (they are, too, creatures of the Lord), while those who confide in Science live in a constant conflict of theories, which aspire to become laws and that brilliant minds, since the beginnings of philosophy and maths, have tried to agree upon. Until we arrived to a dead end, caused by the fact that during the last two centuries we managed to be able to reason and observe both the infinitely big and the infinitely small. To make a long story short, there are two big areas of studies: Quantum Mechanics and General Relativity. The first investigates the infinitely small and has understood that electrons, protons, neutrinos, waves and several human brains function in a certain way; the second deals with what is big, very big, and has proven that galaxies, worlds, solar systems, planets, stars and building contracts in Lombardy function according to other criteria. The problem is that the two disciplines don't agree, so scientists are trying to find something that is able to armonize the functioning of the very big and the very small. And there already are very good candidates. But that is - perhaps - another story.

What's the problem of a Law on conflict of interests, and why this introduction?

In Italy we need some physical law that constrains us to armonize the very small interests with the infinitely large need for legality and democratic warranties. And maybe some memory pills.

Let's go back in time a little. Tangentopoli. Does anyone remember that one? Well, now tell me: who remembers the solidarity marches in front of the Palace of Justice in Milan, when politics was trying to stop the inquiries of the pool? And one last question, does anyone remember when Tangentopoli actually ended?

The beginning is quite clear, but the ending is a bit faded in memory. So much that the question was made many times to Gherardo Colombo as well. If we analyze what happened during Clean Hands, we can synthetize it like this: it started with the "big catches", and then in time it got to the "small catches". The infinitely big, the infinitely small.

After one month from the beginning of Tangentopoli, we were already throwing coins at Craxi and doing marches, asking for legality. When, in time, the inquiry arrived to hit the small builder of the small town, who had paid a bribe of 500.000 liras to the small town responsible, the solidarity marches ended. So even for street politics, what works for the infinitely big doesn't work for the infinitely small.

From the point of view of a small free thinker such as I am, who doesn't have any affiliation to parties, it's not enough to hear "we'll do a law on the conflict of interests", and it's not about being skeptical towards the left wing or having a lack of trust for Grillo, or being afraid of the dirty Berlusconian interferences. No, my skepticism is rather anthropological, more sunken in the memory: regardless of who will make it, will they be able to write a law against the conflict of interests that is valid and is effective from the very big to the very small?

How many voters have the intellectual honesty to admit that such a law should equally hit not only the possibility of access to politics of Berlusconi, but also their own relatives, maybe a small constructor who becomes comunal responsible and writes himself a regulatory plan?

But also all the small favoritisms and clientelism hidden behind the excuse of friendship, an excuse that smells, at least a bit, of the mafia culture.

I am afraid that, considering what has already happened in Italy, this is impossible to do, that every proposal will always have some holes due to the importance of preserving the infinitely small interests of voters, on which they are extremely auto-indulgent.

As always, I hope that one day I will be proven wrong.

Francesco Lanza | @bedrosian

domenica 3 febbraio 2013

#Elezioni2013: i candidati premier, in pillole



La campagna elettorale per queste elezioni 2013 ha fatto emergere sei potenziali leader che aspirano alla carica di Presidente del Consiglio, o comunque a far sì che il proprio partito o movimento ottenga la maggioranza alle urne.

Si tratta di sei figure estremamente eterogenee, con background politici, culturali e storici molto diversificati, tanto da rendere la scelta per gli indecisi straordinariamente complicata.

Vi proponiamo dunque di seguito i nostri tentativi monografici per ognuno dei candidati, nella speranza che possano essere utili per coloro che devono ancora definire la propria posizione, oppure che semplicemente vogliono approfondire le loro conoscenze sul proprio candidato.

Berlusconi, Silvio: detto "il Cavaliere", può essere definito politicamente un popolare (anche se forse, sarebbe più adeguato populista, visto il regime contenutistico); oltre ad essere noto imprenditore e tra gli uomini più ricchi d'Italia (ci sono ancora molti dubbi sulle modalità con cui ha costruito il suo cospicuo patrimonio famigliare e personale), è stato de facto il padre putativo della TV privata italiana, nonché noto costruttore edile (nonché palazzinaro del milanese, vedi Milano 2).

Amico storico di Craxi e del socialismo di suo stampo, e dei più discutibili leader internazionali degli ultimi decenni (da Putin a Gheddafi a Ben Ali), è stato al timone politico dell'Italia per vent'anni nel dopo Tangentopoli, prima con Forza Italia, poi con la Casa delle libertà, infine con il Popolo della Libertà. Con il suo partito persona ha avuto maggioranze probabilmente mai ottenute prima in questo Paese, che gli hanno permesso di proporre e far approvare numerose leggi definite "ad personam" attraverso le quali è uscito praticamente indenne da condanne effettive legate agli innumerevoli procedimenti giudiziari a suo carico. Può essere ritenuto storicamente uno dei maggiori responsabili del dissesto politico, economico, sociale e culturale di questo Paese, prima con la televisione, poi con la politica.

Conosciuto all'estero per le gaffe internazionali (dalla Merkel "culona", poi smentita, allo Schulz "kapo" direttamente in una seduta del Parlamento Europeo), il bunga bunga e per le vicende legate alla presunta "nipote di Mubarak", de facto mai realmente esistita in quanto tale. La sua democrazia televisiva può essere ritenuta la prima dittatura morbida basata sul controllo diretto ed indiretto del sistema dell'informazione e di parti considerevoli del sistema economico italiano.

La sua proposta per colmare il debito pubblico italiana si concretizza nella possibile introduzione di nuovi giochi di stato e tasse su alcool e tabacchi. Vuole abolire l'IMU sulla prima casa e restituire l'importo già versato dai cittadini che l'hanno pagata nel 2012 (rimane non chiaro il modo in cui riuscirà a finanziare questo provvedimento).

Bersani, Pierluigi: la sua militanza politica ha inizio da giovanissimo nell'allora Partito Comunista Italiano degli Anni 80. Figlio dell'ormai arcinoto benzinaio di Bettola, è un politico italiano e dal 2009 segretario del Partito Democratico. E' stato Presidente della Regione Emilia-Romagna, Ministro dell'Industria, Commercio e Artigianato nei primi governi di Prodi e D'Alema, Ministro dei Trasporti e della Navigazione nei secondi governi di D'Alema e Amato e Ministro dello Sviluppo Economico nel secondo governo Prodi.

È ora candidato premier per il centro-sinistra (Italia Bene Comune, ovvero la piattaforma elettorale e programmatica di PD + SEL), dopo aver vinto le primarie del 2012 contro Renzi, Vendola, Puppato e Tabacci. Bersani si presenta alle elezioni politiche del 2013 con un programma molto dettagliato nelle intenzioni, ma probabilmente molto poco nel merito e nelle modalità di attuazione. Le dichiarazioni d'intenti contenute nei testi programmatici sono sicuramente interessanti, ma povere purtroppo di concretezza, questo sia se si prende in considerazione la Carta d'Intenti di "Italia Bene Comune", che il programma "Italia Giusta", proprio del Partito Democratico. La linea economica del PD per la riduzione del debito pubblico non è sicuramente uniforme, chiara e condivisa fra tutti gli esponenti del partito.

In generale si tratterebbe di un taglio ai costi della politica e alle istituzioni sia centrali che periferiche, dismissioni di immobili, asta per le frequenze televisive, liberalizzazioni (in continuità con il primo pacchetto Bersani), lotta all'evasione fiscale, imposta ordinaria su grandi valori immobiliari (patrimoniale progressiva, sempre di natura comunale in sostituzione/integrazione all'IMU), contributo di solidarietà dai capitali scudati. Non chiara la posizione sull'eventuale introduzione del reddito di cittadinanza ed effettiva riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro (soprattutto per l'onerosa copertura di bilancio per questi interventi, nonostante il loro possibile effetto positivo sui consumi).

Monti, Mario: oggi Senatore a vita su nomina presidenziale, è stato l'uomo in loden e professore di estrazione bocconiana chiamato da Napolitano alla conduzione del governo dei tecnici, che avrebbe dovuto sanare i conti del nostro Paese. Definito come "estraneo alla politica", in realtà ha rivestito incarichi di rilievo anche in passato in commissioni parlamentari, era stato avvicinato già della politica negli Anni 80 da De Mita e Amato sempre in tema di debito pubblico nel Comitato Spaventa.

E' stato international advisor per Goldman Sachs e Senior European Advisory Council di Moody's, solo per citarne alcune (come perfino advisor in Coca Cola Company). Sempre negli Anni 80 è stato membro del consiglio di amministrazione della Fiat Auto S.p.A. e della Banca Commerciale Italiana. Come commissario europeo nell'Europa di Prodi, ha inaugurato il procedimento contro la Microsoft (tuttora in corso) e ha bloccato nel 2001 la proposta di fusione tra General Electric e Honeywell, considerata contraria alle normative antitrust. Oggi è alleato con Casini e Fini, con l'imprimatur del Vaticano (e di Montezemolo) e candidato premier, quasi una riedizione dei democristiani in salsa pseudo liberale europeista. Durante il suo governo (non suffragato dalle urne) è comunque aumentato il debito pubblico ed è calata la produzione industriale. In compenso però, è sceso lo spread tra BTP italiani e Bund tedeschi.

E' conosciuto all'estero come amico dell'Europa e competente tecnico vicino al mondo delle finanza e delle banche. E' stato in tempi non sospetti sostenitore di Berlusconi e della sua prima discesa in campo. La sua ricetta per ridurre il debito si basa sul proseguimento delle misure di austerity, coadiuvate da una possibile riduzione delle tasse nel medio lungo periodo e sul controllo e la relativa riduzione di spesa spostando risorse verso la crescita. Ancora è poco chiara l'effettiva sostenibilità, fattibilità e merito di tali interventi.

Grillo, Beppe: comico genovese scoperto da Pippo Baudo negli Anno 80 e da allora noto personaggio televisivo italiano. Cavalcando l'idea della democrazia diretta e partecipativa dal basso attraverso la Rete, ha dato vita, assieme all'agenzia di marketing e comunicazione di Gianroberto Casaleggio (che ne è probabilmente il vero deus ex machina) un movimento di natura personalistica con dinamiche democratiche interne spesso discutibili (vedi le epurazioni senza appello da parte di Grillo di alcuni militanti del Movimento 5 Stelle). Il suo linguaggio è spesso violento e populista sull'onda dell'antipolitica, con contenuti frequentemente antipartitici e antisindacali.

I temi del movimento vanno dalle condivisibili battaglie a favore delle rinnovabili alle strampalate teorie complottiste sulle scie chimiche. Tanto per capirci. Va detto che il Movimento 5 Stelle è l'unica organizzazione politica di rilevanza nazionale a non prendere parte ad alcuna forma di finanziamento pubblico alla politica e che si sostiene con le sole forze economiche dei militanti e di Grillo/Casaleggio. Inoltre i suoi candidati non devono aver subito condanne in via definitiva, non possono essere stati eletti per più di due mandati e devono essere residenti nel comune per il quale sono candidati. Grillo tecnicamente non è il candidato premier del M5S (al momento non sono chiari i meccanismi interni al movimento che permetteranno di scegliere chi potrebbe essere realmente il candidato, visto anche che nei fatti il premier è scelto dal Presidente della Repubblica sulla base del voto popolare).

Anche il M5S prevede la riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi (non meglio precisati) e con l'introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l'accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari, oltre ad un dettagliato programma economico che include provvedimenti che spaziano dall'introduzione della class action all'abolizione della legge Biagi fino al divieto di incroci azionari tra sistema bancario e il sistema industriale.

Giannino, Oscar: è professore e giornalista, ha militato nel Partito Repubblicano ai tempi di La Malfa di cui è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana negli Anni 80. E' stato in tempi non sospetti anche sostenitore di Berlusconi di cui oggi è però forte oppositore.

Indubbiamente liberale, punta alla riduzione del debito pubblico attraverso dismissioni e valorizzazioni del patrimonio pubblico italiano. Ha pubblicato online, attraverso "FARE per fermare il declino" un articolato programma volto appunto al taglio della spesa pubblica e al rientro del deficit tra debito e PIL. Tra le varie misure previste, ridurre la spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali del PIL nell'arco di 5 anni, ridurre la pressione fiscale complessiva di almeno 5 punti in 5 anni, liberalizzare rapidamente i settori ancora non pienamente concorrenziali, sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché tutelare il posto di lavoro esistente o le imprese inefficienti.

E' promotore di una legislazione organica sui conflitti d'interesse (probabilmente fra i pochi candidati a sostenerlo apertamente ed in campagna elettorale). E' spesso ricordato per il suo "particolare" vestiario.

Ingroia, Antonio: è un magistrato, giornalista e politico italiano, dal 22 dicembre 2012 è in aspettativa per motivi elettorali come candidato premier e leader della lista Rivoluzione civile. E' stato magistrato della Procura di Palermo dove, nelle vesti di pubblico ministero, ha portato avanti, tra gli altri, i noti processi a carico di Marcello Dell'Utri e recentemente quello sulla Trattativa Stato-Mafia. Ha fatto parte del pool di Falcone e Borsellino fino alle omonime stragi. Diviene pubblico ministero della Procura antimafia con Gian Carlo Caselli proprio nel 1992.

Ingroia ottiene una prima condanna per Dell'Utri nel 2004 a nove anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, confermata in appello il 29 giugno 2010 con una riduzione di due anni; Dell'Utri è però assolto per le condotte successive al 1992, poiché i giudici hanno giudicato non provato il "patto di scambio" politico-mafioso con Cosa Nostra. Durante l'indagine preliminare fu indagato anche Silvio Berlusconi, ma poi la sua posizione fu archiviata. Il 24 luglio 2012, in merito all'indagine sulla Trattativa Stato-Mafia, ha chiesto il rinvio a giudizio di 12 indagati con l'accusa di "concorso esterno in associazione mafiosa" e "violenza o minaccia a corpo politico dello Stato": i politici Calogero Mannino e Marcello Dell'Utri, gli ufficiali Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, i boss Giovanni Brusca, Totò Riina, Leoluca Bagarella, Antonino Cinà, Bernardo Provenzano, il collaboratore Massimo Ciancimino (anche "calunnia") e l'ex ministro Nicola Mancino ("falsa testimonianza"). Per un brevissimo periodo ha diretto in Guatemala un'unità di investigazione per la lotta al narcotraffico, su incarico dell'ONU.

E' l'unico ad avere nel programma elettorale un chiaro riferimento alle politiche antimafia. Poco chiaro invece, nel concreto, il suo programma di politica economica.

Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti


The elections candidates: a brief presentation

The elections campaign for the 2013 elections has collected six potential leaders who aspire to the charge of President of the Council of Ministers, or to make their party or movement get the majority at the voting booth.

They are six extremely heterogeneous figures, with political, cultural and social backgrounds that are very different from one another, so different that they make the choice for the undecided even more complicated.

So we propose here our attempts to a monography for each of the candidates, hoping that they might be useful to those who must still define their position, or that simply want to better their knowledge of their candidate.

Berlusconi, Silvio: also called the "Chevalier", he can be defined politically a popular (even though maybe it would be more adequate to call hima  populist, given the content he proposes); beyond being a renown entrepreneur, and among the richest people in Italy (there are still many doubts on the modalities he used to build his conspicuous family and personal patrimony), he's been the father of the private Italian TV, and renown builder (especially in the Milan area, see Milano 2).

Historical friend of Craxi and his socialism (and of several dubious leaders of the last decades, such as Gaddafi, Putin and Ben Ali), he has been at the political wheel of Italy in the twenty years after Tangentopoli, first with Forza Italia, then with the Casa delle Libertà, and finally with the People of Freedom. With his persona party he has obtained majorities never seen before in this country, which have allowed him to propose and approve numerous laws defined as "ad personam", through which he has emerged unscathed by effective verdicts against him in the countless trials against him. He can be defined as one of the main responsibles for the political, economical, social and cultural instability of the country, first with television, then with politics.

Known abroad for his international gaffes (from the "unfuckable lard-ass" Merkel to the Schulz "kapo", right during a session of the European Parliament), the bunga bunga and the issues related to the alleged "niece of Mubarak", never actually existed. His television democracy can be considered the first soft dictatorship based on the direct and indirect control of the information system and of considerable parts of the Italian economical system.

His proposal for the Italian public debt is based on the introduction of new State regulated gambling games and taxes on alcohol and tobacco. He wants to abolish the IMU on the first home, and give it back to the contributors who have paid it in 2012, although it is not clear how he intends to finance this move.

Bersani, Pierluigi: his political activism started when he was very young in the Italian Communist Party of the 80s. Son of the now famous Bettola gas station owner, he is an Italian politician and secretary of the Democratic Party since 2009. He has been President of the Emilia Romagna region, Minister of Industry, Commerce and Artizans during the first Prodi and D'Alema governments, Minister of Transportation and Navigation in the second D'Alema and Amato governments, and Minister of Economical Development during the second Prodi government. He is now premier candidate for the center left wing (Italia Bene Comune, the electoral and programmatical platform of PD and SEL), after winning the primaries of 2012 against Renzi, Vendola, Puppato and Tabacci. Bersani presents himself at the political elections of 2013 with a very detailed program as for intentions, but not very clear as to the merit and the modalities used to put them in practice.

The declarations of intentions contained in the programmatical texts are surely interesting, but very poor as for concreteness, both in the Intentions Bill of "Italia Bene Comune" and the "Italia giusta" program of the Democratic Party. The economical lined of the PD for the reduction of public debt isn't uniform, clear and shared by all members of the party.

Generally it would consist in a cut to the costs of politics and institutions, both central and peripheral, disposal of buildings, a bid for television frequences, liberalizations (in continuity with the first Bersani packet), fight against tax evasion, an ordinary tax on great building patrimonies (a progressive patrimonial tax, that would substitute and or integrate the current IMU tax), contribution of solidarity from the shielded capitals.

Not quite clear what position they have on the introduction of the the citizenship allowance and the effective lowering of the tax wedge on the cost of labor (especially for the expensive coverage of economical balance of these interventions, in spite of the possible positive effect on consumes.

Monti, Mario: today Senator to life on presidential nomination, he has been the loden man and university professor called by Napolitano to lead the technical government, which should have resolved the accounts of our country. Defined as "an outsider to politics", in reality he has had important charges in the past in parliamentary commissions, he had been brought near politics in the 80s by De Mita and Amato, about the topic of public debt in the Spaventa Committee.

He has been international advisor for Goldman Sachs and Senior European Advisory Council of Moody's, just to quote a few (he has even been an advisor for Coca Cola Company). In the 80s he has been member of the administration council of Fiat Auto S.p.A. and of the Italian Commercial Bank. As an European commissary in Prodi's Europe, he started the procedures against Microsoft (still in course) and has blocked in 2001 the fusion proposal between General Electric and Honeywell, considered to be contrary to antitrust norms. Today he's an ally of Fini and Casini, with the imprimatur of the Vatican (and of Montezemolo) and premier candidate, almost a riedition of the democristians in European pseudo liberal sauce. During his government (which wasn't confirmed by votations) the public debt has gone up anyway and the industrial production has decreased. In exchange, the spread between Italian BTPs and German Bunds has lowered.

Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti

venerdì 18 gennaio 2013

L'#Opinionedeifatti: Il sobrio, il brutto e il cattivo - (cronache dalla par condicio)



Riflessioni ad alto tasso di THC: evvai, è ricominciata la campagna elettorale! Se c'era una cosa di cui questo Paese sentiva il bisogno era il ritorno delle risse televisive e delle scaramucce giornalistiche.

L'abbuffata di Berlusconi, il trolling di Mario Monti, la piacentinevolezza di Bersani, il sale e pepe avariato di Casini, l'occhialetto rosso di Maroni, il corpo cavernoso meningeo di Di Pietro... ma perché star qui ad elencarli tutti, quando ormai ne avete già le palle piene? Ottima domanda, tralasciamoli e passiamo al punto.

L'Italia è un Paese che per risolvere i suoi problemi può contare soltanto due cose: o sulle sue forze o sull'intervento alieno. È scritto nel DNA di questa Nazione. "Tutto dipende da me, e se dipende da me sono sicuro che non ce la farò": una frase che avrebbero dovuto stampare col sangue nella Costituzione, piuttosto che in un film di Nanni Moretti. L'ultima volta sono venuti a salvarci gli americani e ancora siamo qui a pagare i debiti, questa volta speriamo non sia il turno della Wermacht.

Perché se è vero che a febbraio si vota, ed alle urne ci si presenta subito dopo il Festival di Sanremo, non mi stupirei se il 51% delle preferenze andassero a Nilla Pizzi. Che, però, in effetti è morta. Il che significa che saremo costretti a ripiegare su Saviano (sempre che Fazio se lo porti al Festival come ospite). Capite perché per uscire dai problemi grossi è sempre necessario che arrivi qualcuno ad invaderci?

Da questa campagna elettorale e dalle successive elezioni cosa può venir fuori? CHI può venir fuori? Chiunque. Ma nessuno in grado di risolvere un tubo. Perché? Perché il Paese è in frantumi, perché non esiste una maggioranza, perché siamo tutti Commissari Tecnici quando siamo seduti sulla poltrona di casa, con ottime soluzioni che non sappiamo come realizzare. Ci basta avere qualcuno che provi a farlo per noi, un Grillo, un Ingroia, un Alfano, qualcuno da poter criticare in continuazione, a prescindere, da buoni tifosi. Ci basta questo per farci felici, e magari qualche anticipo di Champions League. Tutto qua, siamo persone semplici.

E allora godiamoci ancora una volta il più grande reality show che sia mai stato prodotto, quello in cui siamo tutti concorrenti e dove tutti siamo nominati a turno, quello in cui si passa in maniera casuale dal tugurio alla suite, quello in cui c'è ancora chi cerca conforto in un confessionale, quello in cui si vota in continuazione, ma alla fine non vince nessuno.

Facciamolo con rassegnazione ed aspettiamo che arrivi qualcuno a salvarci. Tanto, per ingannare il tempo, possiamo sempre bestemmiare in diretta.

Gaspare Bitetto | @waxenit


The sober, the ugly and the bad (chronicles from the par condicio)

Yay, the elections campaign has started! If there was one thing this country needed was the return of television fights and journalistic skirmishes.

Berlusconi's binges, Mario Monti's trolling, the pleasentness of Bersani, Casini's rotten salt 'n pepper, the red glasses of Maroni, the cavernous body of Di Pietro... but why stand here and list them all, when you're already sick and tired of them? Great question, let's leave them alone and go straight to the point.

Italy is a country that in order to solve its problems can only count on two things. Its own forces or an alien intervention. It's written in this nation's DNA. "Everything depends on me, and if it depends on me then I'm sure I'm not going to make it": is a sentence that they should have written in blood in the Constitution, rather than in a Nanni Moretti movie. The last time the Americans came to save us and we're still here paying debts, this time let's hope it's not going to be the Wehrmacht.

Because if it's true that we're voting in February, and right after the Sanremo Festival, I wouldn't be amazed if 51% of the preferences went to Nilla Pizzi. Who is actually dead. Which means we'll be forced to resort to Saviano (if Fazio will take him to the Festival as a guest). Do you understand now why in order to get out of the big trouble it's always necessary that someone comes to invade us?

From this elections campaign and the following elections, what could possibly come out? WHO could come out? Anyone. But nobody actually capable of solving anything. Why? Because the country is shattered, because there is no majority, because we're all technical commissaries when we're sitting in our armchairs, with great solutions that we don't know how to apply. It's enough to have someone do it for us, a Grillo an Ingroia, an Alfano, someone that we can criticize all the time, regardless, like good fans. That's enough to make us happy, and maybe some anticipation of Champions League. That's all, we're simpletons.

So let's enjoy once again the greatest reality show ever produced, the one in which we're all competitors and where all of us are nominated in turns, the one where you go casually from the hovel to the suite, the one in which someone still looks for comfort in a confessionary, the one in which we constantly vote, but nobody ever wins.

Let's do it with resignation and wait for someone to come save us. In the meanwhile, to make time go faster, we can still curse on live television.

Gaspare Bitetto | @waxenit

martedì 11 dicembre 2012

Italia: futuro prossimo



Nel mio ultimo post pubblicato qui su Intervistato scrivevo: "l'auspicio è che la storia recente abbia insegnato la lungimiranza e cancellato l'abietta usanza del breve termine per interesse".

In quell'articolo avevo dedicato un paragrafetto a quelli che, da giovane, avevo definito, con affetto sincero, i nostri migliori nemici. I giovani del PDL. Quelli che durante il periodo della campagna elettorale per le primarie di centrosinistra avevano provato a far sentire la loro voce rivendicando il diritto a scegliere, con primarie anche nel loro partito.

Si parlava di futuro in quel post. Forse in maniera un po' utopica. Oggi invece ci troviamo a dover affrontare un futuro prossimo, più prossimo di qualche settimana a quanto pare. Un futuro che non è più quello di una volta. Quello che tutti immaginavamo, della svolta, almeno parziale. Siamo alle porte di un futuro che già si prepara nel presente con un Bersani che non vede l'ora di battersi con Berlusconi.

Un centrosinistra forte che è sul bilico di cedere (e non deve farlo) alla tentazione di lanciarsi in una campagna contro i fantasmi del passato che tornano a bussare. Siamo alle porte di un futuro che vede di colpo svanire (e quasi sicuramente in maniera definitiva) la possibilità di un equilibrio politico formato da due poli moderni, rispettosi gli uni degli altri, in grado di scontrarsi sui fatti e non sulle ideologie. Questa è la mia paura. La paura che l'amo vero a cui non abboccare sia proprio quello. Lasciarsi trascinare ancora una volta nella faida da strada, lacerati dai colpi di cecchini e franchi tiratori appostati sugli scrani, costretti alle bizzarrie di qualche scissionista, di un volta faccia o che so io.

No, non è Berlusconi che mi preoccupa. E' quel che si porta dietro. Il Nulla. Che già al suo passaggio ha cancellato le speranze di quei giovani di cui scrivevo sopra, quel Nulla che, nemmeno a farlo apposta, è il peggior nemico di Atreju, giovane protagonista nella Storia Infinita (come infinita pare essere anche questa, politica), nome con cui la Meloni aveva ribattezzato quel suo movimento giovanile, incubatore, o che dir si voglia, e che di Silvio dopo la sua diserzione, proprio non voleva sentir parlare.

Ecco, il Nulla ha già mangiato le primarie, i giovani del suo partito, le speranze risposte dagli elettori in un rinnovamento, le speranze degli italiani, io credo una buona parte, che si auguravano una maturazione della classe politica dopo anni di indolente menefreghismo. Si sperava in una campagna che mettesse i problemi del paese al centro della sfida politica. Questo, forse, non accadrà.

Il futuro prossimo può essere avvolto dal Nulla, oppure (e questo dipende da tutti noi) può essere riempito da tutto quello che lo può contrastare. Questa volta votare tappandosi il naso potrebbe decretare definitivamente la fine del futuro, prossimo e remoto, per tutti.

Catastrofico? Fate i conti in coscienza vostra.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83


Italy: next future


In my last post published here on Intervistato I wrote: "the hope is that recent history taught to be foreseeing and has erased the bad habit of the short term for interest".

In that article I dedicated a paragraph to those who, when I was younger, I had defined, with sincere affection, our best enemies. The young people of the PDL. The ones who during the elections campaign for the primaries of the center-left wing had tried to make their voice heard claiming to right to choose, with primaries in their party as well.

We talked about future in that post. Maybe in a bit of a utopic fashion. Today we find ourselves having to face that future, which has come nearer by a few weeks, it would seem. A future that isn't the same anymore. The one we all imagined, of change, at least partial. We have at our doors a future that already is preparing to become present with Bersani anxious to battle with Berlusconi.

A strong center-left which is on the verge of giving in (and they must not) to the temptation of launching in a campaign against the ghosts of the past who came back. We have at our doors a future which makes the possibility of a political balance made of two modern poles disappear suddenly (and probably for good), two poles that are respectful and capable of battling on facts, not ideologies. This is my fear.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83

sabato 1 dicembre 2012

Le risposte (e non) di @matteorenzi, @nichivendola e @pbersani alle domande dei lettori, tra #primarie ed #elezioni2013



In queste ultime settimane abbiamo portato avanti un'attività che, per certi versi, può essere descritta come un tentativo di partecipazione alla vita pubblica in modo completamente nuovo.

Abbiamo raccolto e pubblicato domande dei nostri lettori per Matteo Renzi, Nichi Vendola e Pierluigi Bersani. Contrariamente a tutte le aspettative, la partecipazione è stata ingente, portando alla raccolta, nel primo caso, quello di Matteo Renzi, di ben 50 domande diverse.

Matteo Renzi, le 50 domande dei lettori e la sua non risposta

Come descritto dettagliatamente nel post "La (non) risposta di Matteo Renzi alle 50 domande dei lettori", purtroppo le domande sono rimaste senza risposta. Sapevamo che 50 domande erano molte, e rispondere punto per punto in piena campagna elettorale sarebbe stato molto difficile, ma quando lo staff ha risposto dicendo che ci stavano già lavorando, e addirittura Matteo Renzi stesso ha promesso pubblicamente che ci avrebbero fatti avere entro l'indomani tutte le risposte, siamo rimasti molto piacevolmente colpiti.


Uno stupore destinato a durare poco, in quanto le promesse non sono state mantenute e l'impegno non è stato rispettato, lasciandoci solo con il suggerimento di andare a vedere il sito, in quanto avremmo trovato lì le risposte. Dopo 15 giorni di attesa e promesse, ci si aspettava - a ragione - qualcosa di più, anche perché in realtà nel programma la stragrande maggioranza delle domande da noi raccolte non trova risposta, e anche se la trova, è in via del tutto marginale.

Per quanto riguarda Matteo Renzi, siamo tutt'ora in attesa di un riscontro puntuale, come da suo impegno, rispetto alle 50 domande.

Nichi Vendolale 40 domande dei lettori e le sue risposte

Il 21 Novembre abbiamo pubblicato le domande raccolte per il Governatore della Puglia Nichi Vendola, il cui staff ci ha subito chiesto una trascrizione per facilitarlo nelle risposte. Quindi, dopo soli due giorni, ci sono state inviate le risposte che trovate di seguito. 40 risposte per 40 domande raccolte sui social media dai lettori, una prova di grande sensibilità nei confronti dei temi legati alle nuove tecnologie e alle nuove possibilità di partecipazione attiva alla vita pubblica.



Pierluigi Bersanile 40 domande dei lettori e le sue risposte

Il 28 Novembre abbiamo pubblicato le domande raccolte sui social media per l'attuale segretario del PD, Pierluigi Bersani. Le risposte, anche in questo caso, sono arrivate nel giro di due giorni, e anche in questo caso puntuali rispetto alle 40 domande fatte. Potete leggerle qui:



Naturalmente l'obiettivo non è fare domande in vista delle primarie del centrosinistra, bensì per le elezioni politiche. Questa opportunità per fare domande ai politici in modo completamente nuovo, utilizzando degli strumenti di "uso quotidiano", ai quali la politica italiana si sta proprio in questo periodo avvicinando, è stata accolta con entusiasmo da coloro che hanno partecipato.

Non c'è dubbio sul fatto che si possa migliorare, ma una riflessione è necessaria: è evidente il desiderio di qualcosa di innovativo e diverso, per quel che concerne la partecipazione democratica alla vita pubblica, e questo desiderio dovrebbe poter trovare una soluzione in format e opportunità nuove, che possano realmente permettere di partecipare grazie  ai nuovi strumenti che i cittadini hanno a disposizione.

Cittadini che vivono la rete e la utilizzano tutti i giorni, e il cui voto ha un peso.

Maria Petrescu | @sednonsatiata


The answers (or not) of Matteo Renzi, Nichi Vendola and Pierluigi Bersani to the readers' questions

During these last few weeks we carried on an activity that, in some ways, can be described as an attempt to participate to public life in a completely new way.

We collected and published our readers' questions for Matteo Renzi, Nichi Vendola and Pierluigi Bersani. Against all the odds, the participation has been huge, leading to gather 50 questions for Matteo Renzi, who was the first.

Matteo Renzi

As we described in detail in the post "The non answer of Matteo Renzi to our readers' questions", the questions have remained without an answer. We knew that 50 questions are a lot, and answering during the campaign would have been difficult, but when the staff answered saying that they were already working on it, and Matteo Renzi himself promised publicly that they would give us everything in one day, we were very pleasantly surprised.

The surprise wouldn't last for long, since the promises haven't been kept, they simply suggested to go see the website. After 15 days of promises and waiting, we expected - with reason - something more, because the program doesn't really answer the questions, and in the cases it does, it's only marginal.

So, to sum it up, when it comes to Matteo Renzi, we're still waiting for an answer, as he promised, to the 50 questions.

Nichi Vendola

On November the 21st we published the questions collected for the Apulia Governor Nichi Vendola, whose staff asked us for the transcript in order to make it easier for him to answer. So after two days, they sent us the answers you can find above. 40 answers for 40 questions from social networks, a proof of great sensibility toward the topics related to new technologies and new possibilities of participation to public life.

Pierluigi Bersani

On November the 28th we published the questions for the current secretary of PD, Pierluigi Bersani. The answers arrived in about two days, you can read them above.

Of course, the goal aren't the primaries of center-left wing, but the political elections. This opportunity to ask questions to politicians in a completely new way, using daily use tools, which Italian politics is just starting to use now, has been greeted with enthusiasm by those who participated.

There's no doubt on the fact that we can get better at it, but we do need to think about a few things: it is obvious that there's a desire to do something new and different regarding democratic participation to public life, and this desire should find solution in some kind of format or new opportunity, that can allow a real participation to public life thanks to the new tools citizens have.

Citizens who live the web and use it every day, and whose vote has an importance.

Maria Petrescu | @sednonsatiata

Le risposte di @pbersani alle 40 domande dei lettori



L'attuale segretario del PD, Pierluigi Bersani, dopo due giorni dalla loro pubblicazione, ha risposto alle 40 domande dei nostri lettori. Tutte le domande sono state raccolte sui social media, e in particolare Facebook e Twitter: potete trovare tutte le sue risposte qui di seguito.

[Qui le 40 domande dei lettori]


Dopo aver pubblicato le domande rivolte a Matteo Renzi e Nichi Vendola, abbiamo naturalmente fatto lo stesso anche per Pierluigi Bersani, utilizzando l'hashtag #intervistatu #Bersani su Twitter e un post di raccolta su Facebook.

Il 28 Novembre è andato online il post con le 40 domande raccolte dagli utenti, e lo stesso giorno abbiamo inviato le domande allo staff, che ieri sera ci ha inviato le 40 risposte puntuali di Bersani.

I temi sono molteplici, dalla motivazione per cui alle primarie sono stati chiesti due euro per votare, considerati i finanziamenti al partito, fino a una vera legge sul conflitto d'interessi, la situazione grave in cui versa la sanità italiana, l'ILVA e la 194, giusto per citare solo alcuni dei temi che sono stati affrontati.

Senza dubbio la celere risposta del segretario è un segnale di apertura promettente verso nuove, potenziali forme di partecipazione alla vita pubblica.

In particolare, riguardo alla questione dei 2 euro richiesti per votare alle primarie del centrosinistra, Bersani sostiene:

"Le primarie rappresentano un esempio di democrazia, di partecipazione dal basso e di cittadinanza attiva. I due euro simbolici si legano a questo principio di democrazia partecipata. I cittadini, infatti, contribuiscono in questo modo all'attività del partito. Questo è un importante principio democratico."

Prosegue con sanità e scuola pubblica:

"Ho sostenuto in più occasioni che sanità e scuola devono restare pubbliche, come garanzie di diritti fondamentali dei cittadini.  C'è molto lavoro da fare per riordinare e contrastare gli sprechi e le inefficienze che ci sono. Ma a fronte di un serio impegno che ci dobbiamo assumere, in questa direzione, c'è un servizio pubblico che non va più toccato. E questi sono punti fondamentali sui quali non ci sono mediazioni."

Ma non mancano le riflessioni sul rapporto con l'UE:

"Abbiamo già iniziato a dimostrare le nostre intenzioni a riguardo incontrando Hollande e Schulz: non basta dire "più Europa", bisogna lavorare quotidianamente a fianco degli altri leader progressisti europei. Inoltre, iniziando la propria campagna al CERN di Ginevra, non solo ha evidenziato la sua attenzione per la ricerca e l'istruzione, ma ha fatto capire che non basta conoscere l'Italia per affrontare le sfide future. Bisogna fare passi avanti verso gli Stati Uniti d'Europa."

Infine risponde con alcuni esempi pratici di cambiamenti nel mondo del lavoro da attuare nel caso dovesse andare al governo:

"Le misure saranno tante: dagli incentivi alle imprese per assumere giovani lavoratori, agli investimenti nell'istruzione oltre ad aumentare il numero di posti di lavoro (misura più importante) e apportare degli sgravi fiscali per i lavoratori. Non esiste un'unica via per la questione del lavoro, che per noi è il centro della campagna e della futura azione di governo. Rivedere e ridiscutere insieme ai partner europei il patto di stabilita’ e riequilibrare il peso dato a crescita ed occupazione nel DNA delle istituzioni europee è sicuramente un tassello essenziale."

Ringrazio il segretario Bersani, e penso di farlo a nome di tutti i lettori che hanno inviato domande e hanno seguito questo nostro percorso, per il suo tempo. Il dialogo democratico è vitale per una sana vita pubblica, e tenere vivo il dibattito sarà possibile attraverso qualsiasi strumento, o ancora meglio: a prescindere dallo strumento.

Maria Petrescu | @sednonsatiata


Pierluigi Bersani's answers to the readers' 40 questions

The current secretary of PD Pierluigi Bersani, after two days of their publication, answered the 40 questions from our readers. All questions have been collected on social media, in particular Facebook and Twitter: you can find all the answers above.

But let's proceed with order.
After publishing the questions for Matteo Renzi and Nichi Vendola, it was only natural to do the same for Pierluigi Bersani, using the hashtags #intervistatu #Bersani on Twitter and a collecting post on Facebook.

On November the 28th the post with the 40 questions went online, and the same day we sent the transcript to the staff, who sent it back with the answers yesterday night.

The topics are numerous, from the reason why primary elections had to be paid for by voters, to a law on conflict of interests, the situation of Italian healthcare, ILVA and article 194, just to name a few. Without a doubt, the rapid answer of the secretary is a sign of a new type of opening to debate and participation to public life.

Maria Petrescu | @sednonsatiata

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