▼ Il tweet del giorno

giovedì 18 aprile 2013

Separati in casa, @pdnetwork: una storia alla fine?



Chi è figlio di genitori separati o divorziati lo sa, non è mai semplice. La confusione e la tensione a cui si è costantemente sottoposti nella fase che precede la divisione in taluni casi, soprattutto sui figli più piccoli, spesso rischia di lasciare il segno.

Comincia con piccole tensioni, disaccordi appena percepibili. Continua con scontri futili ma più violenti sulle decisioni, non sempre fondamentali. Va avanti fino a che uno dei due non cede e sbuffando accetta l'altrui volere. Salvo poi, magari sotto una spinta d'orgoglio, rimangiarsi tutto e tornare sulla sua decisione alzando nuovamente la barricata.

Prendiamo le vacanze estive: qualche mese prima dell'estate comincia il dibattito. Mare, montagna, mare, montagna, poi un compromesso: la campagna. La tensione cala, fino al momento in cui uno dei due non torna sulle posizioni. Procede così fino all'estate quando ormai è troppo tardi e i posti,  che sia al mare o in montagna e finanche in campagna, sono tutti esauriti. Finisce che si resta tutti in città, tutti nella stessa casa a guardarsi in cagnesco pieni di risentimento. Chi ci rimette? Beh chiedetelo alla prole costretta alla canicola estiva della città.

Dal litigio, dal conflitto anche aspro, si arriva ad un passaggio cruciale. E' quello in cui i due genitori vivono entrambi nella stessa casa ma non sono in casa, con la testa. Persa ormai altrove, in pensieri propri e totalmente svincolati dalle logiche famigliari. Separati in casa. Non perseguono più quegli obiettivi necessari a traghettare la famiglia fuori dalla crisi, ma impostano una loro linea, personale.

E' il momento in cui il figlio non capisce più una mazza. Non sa se può contare ancora sull'integrità della famiglia, non sa se avrà ancora una famiglia, non sa nemmeno a chi dei contendenti guardare. Chi ha ragione? Chi torto? Nell'interesse di chi? Alla fine il figlio finisce spesso per chiudersi in se stesso allontanando le voci dell'uno e dell'altro.

Ecco, in queste ultime settimane da elettore del PD mi sono sentito nel ruolo del figlio, strapazzato, confuso nell'assistere al continuo e sempre più acre litigio interno al partito. Un partito che non riesce a mettersi d'accordo tra mare e montagna, un partito ormai separato in casa e che corre il rischio di trovarsi con tutti i posti esauriti. E la tentazione di allontanare le voci dell'uno e dell'altro è forte.

Dopo restano solo due strade percorribili: o un estremo sforzo nella ricerca di una riappacificazione, cosa non facile e che richiede una volontà comune enorme nel cercare di salvare il salvabile, o il divorzio. Il liberi tutti. Ma a quel punto è difficile prevedere se e dove le simpatie del figli andranno.

A questo c'è da aggiungere il collasso della linea di Bersani, che ci ha provato. Forse troppo e troppo a lungo. Ma dopo la prima votazione per il Quirinale, con il PD spaccato più che mai, la bocciatura di Franco Marini dopo il primo scrutinio è de facto anche una bocciatura del segretario del Partito Democratico ormai contestato nella sua scelta anche da una parte della base.

I giorni successivi all'elezione del Presidente della Repubblica ci diranno di più. Ma la crisi all'interno del PD pare non lasciare molto spazio alla prima ipotesi e forse, arrivati ad un certo punto è inutile continuare la battaglia contro i mulini a vento.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83


Separated at home, the PD: an ending story?

The kids of separated or divorced parents knows, it's never simple. The confusion and the tension you're constantly exposed to in the phase preceding the division in some cases, especially on younger children, often risks to leave the mark.

It starts out with small tensions, barely perceptible disagreements. It goes on with futile fights, but even more violent on decisions, not always fundamental. It goes on until one of the two doesn't give in and accepts the wishes of the other. Unless, with a push of pride, they take it all back and goes to the first decision raising the barricade once again.

Let's take the summer holidays: a few months before the summer the debate begins. Seaside or mountains, seaside, mountain, then the compromise: the countryside. The tension goes down, until the moment one of the two goes back to their position. So it goes on until the summer, when it's too late and all places in the mountains, the seaside and even in the countryside are finished. So it ends that they all remain in the city, in the same house, looking at eachother filled with resentment. Who is the loser? Just ask the kids who are forced to stay in the summer heat in the city.

From fights, from the bad conflict, you get to the crucial shift. The one where the two parents both live in the same huse but aren't there with their heads. It's lost somewhere else, in their own thoughts and totally unbound from familiar logics. Separated at home. They don't follow those goals that are necessary to bring the family outside of the crisis, but they follow their own, personal line.

It's the moment when the kids don't understand anything anymore. They don't know whether they can count on the integrity of the family, they don't know whether they have a family anymore, not even which of the two contendents to look at. Who's right? Who's wrong? In the interest of whom? In the end the kids end up closing themselves and getting away from the voices of both.

So there, during the last weeks as a PD voter I've felt like that kid, confused in assisting at the continuous and grave fights inside the party. A party that can't agree on mountain or seaside, a party separated at home, and which risks to find everywhere fully booked. And the temptation of getting away from it all is really strong.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83

Nessun commento :

Posta un commento

▼ Leggi i migliori della settimana

2