▼ Il tweet del giorno

Visualizzazione post con etichetta social. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta social. Mostra tutti i post

lunedì 27 maggio 2013

Giornalismo, #socialmedia e barbarie



La notte del 27 maggio nelle campagne di Corigliano Calabro Fabiana Luzzi è stata uccisa dal suo fidanzato, in maniera atroce. Non voglio indugiare nei particolari, non è mio compito, non faccio il giornalista. Però invece chi fa questa mestiere, soprattutto se lavora in una testata regionale, ieri è stato attaccato perché avrebbe "oltraggiato la vittima" e difeso l'assassino. 

C'è un ragazzo di 17 anni, reo confesso, di cui sono state messe solo le iniziali, perché deve essere tutelato come prevede la legge e anche la deontologia professionale, ho anche linkato la Carta di Treviso, documento che sancisce le norme sulla riservatezza dei minori. Di lei sono state messe anche le foto, anche dai grandi giornali nazionali, solo che con ritardo, ma non per scelta etica. Sta di fatto che parlare male dei giornalisti è uno sport nazionale molto in voga, soprattutto perché porta molti Like e RT, lo sappiamo. C'è una fortissima confusione fra cronaca, che è mestiere, complesso, difficile, e commento, cosa diversa e i social hanno dato una forte illusione, che il giornalismo, sia un mestiere facile, d'altronde tutti lo confondono con il blogging. Cose diverse.

La cosa però è peggiorata, perché qualcuno, di cui non faccio il nome, ha realizzato un post in cui accusava sempre lo stesso quotidiano regionale di aver messo la foto dell'assassino, quasi per sbaglio. Gli è stato spiegato che non era così, che si trattava di un'immagine in una photogallery del luogo del ritrovamento, basta leggere la didascalia. Invece si continuava a insinuare che si poteva essere spinti all'errore nella lettura, il ragazzo comunque pare fosse un amico della vittima, chiamato per il riconoscimento. Una cosa: se davvero un giornale avesse avuto la foto dell'assassino probabilmente l'avrebbe pubblicata, pixellata, ma l'avrebbe messa.

C'è un errore di fondo sul giornalismo, il credere che si tratti di una missione salvifica e civilizzatrice, molto oltre il reale mestiere. Forse sarebbe il caso di aprire le redazione al pubblico per qualche giorno e far capire davvero come si lavora. Pensavo fosse finita, ma stamane sul blog di uno dei grandi giornali trovo una lettera di una donna calabrese, direttrice delle relazione esterne per una multinazionale, che parla della sua regione come se stessimo parlando di non so che posto, neanche l'Iran. Ora, io, per questioni personali, amicizie e conoscenze, ho molti legami e conoscenze con la Calabria, forse esisteranno situazioni del genere, io non ne conosco, e allora perché quella lettera diventa un'analisi antropologica? L'avesse scritta una studentessa dell'Unical o un'impiegata sarebbe stata cosa diversa,non l'avrebbero pubblicata, perché i social vogliono la sociologia e la psicologia facile, che rafforza i luoghi comuni. E' molto più facile!

Di banalità, anzi di barbare banalità, ne ho lette un'enormità ieri. L'unica richiesta era vendetta. Si chiedeva un rituale violento, un'immersione nel sangue stile Apocalypse Now, perché l'assassino, siccome minorenne, non sarebbe andato in galera. Era agghiacciante vedere persone di ogni classe sociale e professione, pronte alla vendetta nel nome di "se fosse successo a mia figlia o a mia nipote ecc". Signori, se fosse successo ad un vostro caro voi non stareste sui social a straparlare e a giurare sangue! Almeno me lo auguro. Però poi siamo pronti a criticare gli americani che fanno le feste per le esecuzioni, a criticare i musulmani che obbligano il burqa alle donne, ci battiamo il petto, firmiamo petizioni online, poi esplodiamo di rabbia negli status dei social. Un'ipocrisia di fondo si agita nel nostro paese, perché siamo anche quelli che andiamo a litigare con gli insegnanti che hanno dato un'insufficienza ai nostri ragazzi e quelli che scendono dall'auto per un diverbio pronti alle botte. Quel ragazzo è figlio nostro, figlio della rabbia delle nostre risposte e questo non è buonismo, è il fatto che se spegniamo il cervello e accendiamo la vendetta allora autorizziamo il massacro. Perché il giorno dopo arriveranno i parenti del giustiziato e faranno fuori noi e così ad libitum!

Gli unici che davvero potevano avere diritto all'odio in questa situazione erano i genitori di Fabiana. Stamattina la madre ha parlato con l'Arcivescovo di Rossano-Cariati, che si era recato a farle visita e ha dichiarato: "Voglio giustizia per mia figlia". Giustizia. Niente di più, niente di meno. Poi, riferendosi, al ragazzo, il reo-confesso, che deve subire un processo, ha detto: "Anche lui è una vittima". Serve altro?
Altro c'è. A Corigliano, il paese dove è avvenuto l'omicidio, c'è stato un corteo per ricordare Fabiana. In testa c'era uno strisione: "La tua storia meritava più ascolto".

Simone Corami | @psymonic


Journalism, social media and barbary

During the night of May 27th, in the countryside of Corigliano Calabro, Fabiana Luzzi was murdered by her boyfriend in an atrocious way. I don't want to go into the details, it's not my job, I'm not a journalist. But those who actually do this job, especially if they're working in a regional newspaper, yesterday was attacked because they "offended the victim" and defended the killer.

There's a 17 year old boy who confessed, whose only initials were published, because he must be protected, as the law and professional code say, I've even linked the Treviso Bill, the document that disciplines privacy norms for minors. Of the girl even pictures have been published, even by big national newspapers, only a bit late - not because of an ethical choice. Point is, speaking ill of journalists is a national sport that is quite popoular, especially because it brings a lot of likes and a lot of retweets, as we know. There's a great confusion between reporting, which is a complex job, and commentary, a completely different thing. Social media have given the strong illusion that journalism is an easy job, and everyone confuses it with blogging. But no: they are two very different things.

What would happen if Internet went through the same things that the commercial TV of the 80s went through? Gossip, light variety shows, decolletees, infotainment, publicity shoved everywhere, dancers, big dancers, ducks, paranormal mysteries, magicians, screaming experts, ufos and human cases, hustlers and domesticated news. Everything that can make the audience grow was (and is) followed with religious attention and it doesn't really matter that the cultural level has gone underground. Different times, different media, one would say, what does the Internet have to do with it?

The space occupied by viral oriented content on the most important mainstream Italian newspapers (Repubblica and Corriere). A blooming of cuddly cats, singing dogs, strange accidents, provoking decolletees (trending topic!), VIP vacations, flirts, finished relationships and betrayals. The total space occupied by these contents?

Is it all here? Not even close. Some disturbing numbers about referrals have been published, which is the source of traffic coming in to great mainstreams. We're talking about 30% of clicks that come froms ocial networks (even though lately we've been hearing a much more tranquilizing 10%). So in online redactions, there are some concept that have become insistent, such as "viral", "sharing". Concept that, and this is the heart of the problem, are entering in the set of criteria used by journalists to define what is or is not "news".

Aamong the news criteria there is also the "potential virality" of a given content. There is the tendency to choose whether to give space or not to a given fact, based on its alleged capacity of becoming viral, which means to be shared and commented on social media and attracting traffic towards the newspaper's website.

So that's how you publish the video of the pianist cat and the photogallery of the naked star and choose with a new perspective what news to give and how to give them (for example breaking the article in dozens of subcontents that are easy to share, and filling them with videos and images). Does anyone notice the similarity between this habit and the desperate research of "easy" TV audience?

The question we should ask, at this point is: what is viral is also high quality, or the great distribution is obtained by exploiting the readers emotions, their instincts, the morbosity of the keyhole and the tendency to disengagement? Be what it may, I believe that online journalists and, why not, also readers (us) should ask themselves whether this drift of the web towards a dimension of infinite infotainment medium strongly characterized as commercial is or isn't a problem, whether it's a concept we should ask ourselves some questions about. Yes, because in this case, would the research, and the more culturally rich content find space? Without even thinking about the utopia of the Web as the medium and humus of a greater collective intelligence than the sum of the single components, who are us. A utopia, in fact.

In view of the more specific integration of the web with the TV, of the massive migration on mobile devices and the announced death of the paper print, the quality of online information is a strategic concept because it tends to represent the quality of information in general. The problem is that the web is now governed by a small oligopoly of huge players (Google, Facebook, Microsoft, Apple). Players that have all the interest in keeping things this way.

Simone Corami | @psymonic 

mercoledì 24 aprile 2013

#Socialmedia e il mondo online come sacra reliquia



Per secoli si è parlato della ricerca del Sacro Graal, descritto nelle storie come la coppa da cui Gesù bevve durante l'Ultima Cena.

In verità, le icone associate a Gesù e ad altre figure sacre sono state sempre molto richieste. Durante il Medioevo, le città creavano usanze di devozione basate sulla mascella o sull'unghia di un santo che la chiesa locale custodiva. Queste reliquie erano portate in battaglia e supplicate quando la situazione diventava difficile. Le persone credevano, e molte credono ancora, che questi oggetti - sacri per associazione - possano risolvere ogni male.

Di questi tempi, per quanto sacrilego questo possa sembrare, i social media hanno quasi ottenuto lo status di una di queste sacre reliquie. Se si guarda al mondo online in un certo modo, e con dei paraocchi importanti, i social media hanno il potenziale per curare quasi ogni male. Se ci mettiamo insieme online, possiamo raccogliere abbastanza soldi per risolvere il problema della fame nel mondo. Le persone sole trovano compagnia. I disoccupati trovano lavoro, o diventando consulenti social media loro stesi oppure promuovendo la propria attività online in modo da ottenere il tipo di lavoro che desiderano. I depressi possono trovare la felicità semplicemente chiedendo attenzione su Facebook e Twitter. I malati possono trovare energia positiva postando la loro situazione online. In effetti, i social media sembrano avere il potere per rispondere a tutte le domande e guarire ogni male.

Durante l'era delle icone, chiaramente c'era anche uno svantaggio. Le sacre reliquie del passato venivano a volte rubate. Le città andavano in guerra per decidere a chi appartenesse realmente la reliquia o da chi il santo voleva che la reliquia andasse. A volte, forse, la reliquia non funzionava come pianificato, e le persone erano lasciate a valutare sotto quale tipo di maledizione vivessero, tale da rendere il sacro oggetto inefficiente nel tentativo di risolvere i problemi delle loro vite.

Allo stesso modo, il potere dei social media ha molti svantaggi, ma temo che la società moderna, sedotta dal loro potere, possa essere cieca nell'individuarli. Le persone seguono i "guru" online senza discutere, e sono ispirate da numeri come ad esempio quello dei follower che una persona ha su Twitter. Le persone iniziano a investire in connessioni online a spese della propria famiglia e dei propri amici di una vita. E poi c'era la vignetta che circolava qualche anno fa, che illustrava i funerali di una social media star molto popolare. Erano venute solo un paio di persone.

Mi preoccupo del fatto che stiamo entrando in un periodo in cui diventeremo troppo fiduciosi nel potere apparente del mondo online. Inizieremo davvero a credere che i social media potranno curare i nostri mali, e nutriremo la nostra dipendenza da social media perché siamo convinti che ne avremo vantaggi in proporzione. Questa, tuttavia, è una casa costruita sulle sabbie mobili. Alla fine i social media ci invitano, più di qualsiasi altra cosa, ad essere narcisisti, egoisti, e auto-celebrativi. Se facciamo tutte queste cose, come possiamo essere generosi come vorremmo far credere di essere? Che cosa succederà quando le persone capiranno che la loro comprensione dei social media come reliquia moderna era una mitologia e nulla più?

Gli esseri umani sono sempre stati affascinati dal proiettile d'argento, il modo più veloce per rendere tutto perfetto. I social media sembrano essere, per alcuni, l'ultimo esempio di questo tipo. Io ho paura di quelle persone. Voi no?

Marjorie Clayman | @margieclayman


The online world as a holy relic


For centuries now, people have talked about the search for the Holy Grail, told in stories to be the cup Jesus drank from at the Last Supper.

Indeed, icons associated with Jesus and other holy figures have always been in high demand. During the Middle Ages, towns would create devotional customs based around a saint’s jawbone or fingernail that the local church guarded. These relics were carried into battle and were pleaded with when times got tough. People believed, and many still believe, that these objects, holy by association, can fix all evils.

These days, as sacrilegious as it may seem, social media has nearly attained the status of one of these sacred relics. If you look at the online world in a certain way, and with significant blinders on, social media carries the potential to cure almost all evils. If we band together online, we can raise enough money to solve the hunger problem in the world. Lonely people can find companionship. The unemployed can find jobs, either by becoming social media consultants themselves or promoting themselves online so that they can get the kinds of jobs they want. The depressed can find happiness merely by crying out for attention on Twitter or Facebook. The sick can receive positive energy by posting their situations online. Indeed, social media seems to have the power to answer all questions and cure all ills.

During the age of the Icons, there was of course a downside. The sacred relics of the past were sometimes stolen. Towns sometimes went to war over who really owned the relic or to whom the saint most wanted the relic to go to. Sometimes, perhaps, the relic would not work as planned, and people were left to ponder what kind of curse they lived under that this obviously sacred item did not fix their lives.

Similarly, the power of social media has many downsides, but I fear that modern society, seduced by its power, may be blinded to them. People follow online “gurus” without question and are inspired by numbers like how many followers a person has on Twitter. People begin to invest in online connections at the expense of their family and long-time friends. Then there is the comic that circulated a few years ago showing the funeral of a very popular social media star. Only a couple of people showed up.

I worry that we are heading into a time when we will become too reliant on the apparent power of the online world. We will really begin to believe that social media can cure our ills, and we will feed our addiction to social media because we assume what we will get back will be equivalent in value. This, however, is a house made on quick sand. In the end, social media invites us, more than anything else, to be self-centered, narcissistic, selfish, and self-promotional. If we are all doing those things, how can we be as giving as people may think we are? What will happen to people when they realize that their understanding of social media as a modern relic was a mythology and nothing more?

Humans have always been fascinated by the “silver bullet,” the quickest way to make everything perfect. Social Media seems, to some, to be the latest example. I fear for those people. Don’t you?

Marjorie Clayman | @margieclayman

mercoledì 20 febbraio 2013

Intervistato.com | Cristiana Alicata @crialicata



Cristiana Alicata, membro del PD dalla sua fondazione, ingegnere per la FIAT e sostenitrice dei diritti della comunità LGBT, ci ha illustrato la sua analisi del quadro politico italiano alle soglie della caduta del governo Berlusconi.


Qualche settimana fa abbiamo avuto il piacere di intervistare Cristiana Alicata, ingegnere per la Fiat, membro del PD dalla sua fondazione e sostenitrice dei diritti della comunità LGBT.

Innanzitutto Cristiana ha espresso la sua opinione in merito all'utilizzo dei social network da parte dei politici. Lei stessa tiene un blog dal 2006 ed interagisce su Facebook da ormai due anni, motivo per cui è stata criticata dal suo partito come "picconatrice", fatto che dimostra l'incoerenza del partito stesso nei confronti di uno strumento che non viene considerato importante, ma poi quando i giornalisti ne trasformano i contenuti in comunicati stampa, diventa pericoloso. Legge e risponde a tutti commenti sul blog, a differenza di altri politici che lo usano solamente per scrivere i comunicati stampa e non per creare il dialogo con gli elettori. [video]

Abbiamo parlato dei giovani e del fatto che questi abbiano poco spazio per emergere in un contesto gerarchico come quello del partito: Cristiana è contraria all'idea di partito liquido di Veltroni, che a suo avviso non porta ad altro che al governo di un singolo, come è accaduto per il PDL.
La sua idea di partito è di un partito organizzato, che promuova la competenza e sia permeabile verso l'esterno, in modo da poter coinvolgere anche quelle persone che non sono necessariamente iscritte e militanti, ma che votano e partecipano alle manifestazioni: questo potrebbe essere un modo per far sì che i giovani partecipino e siano utili al partito. [video]

Il partito infatti dovrebbe essere fondato sul dissenso costruttivamente utilizzato, condizione che attualmente non si verifica. E' necessario però compiere questo passo perché il mondo non è più allineato, la realtà è liquida, in ognuno di noi convivono più aspetti e complessità che contribuiscono singolarmente a identificare l'individuo. Una realtà così liquida secondo Cristiana può essere interpretata solamente da un partito solido e ben organizzato. [video]

Abbiamo chiesto a Cristiana se i giovani torneranno a dire la propria, e secondo lei affinché questo accada è necessario che i giovani stessi abbandonino gli schemi, altra condizione non attuata. Quel che accade molto spesso è che si pensa sia più facile appoggiarsi a qualcuno in alto per riuscire, invece di pensare che ci sia qualcuno che appoggia e sostiene dal basso.
I giovani dunque si libereranno nel momento in cui cominceranno a interpretare il loro tempo, e questo significherà cominciare a dire dei no. [video]

Per quanto riguarda invece il PD, secondo Cristiana sarebbe molto importante che Bersani sfruttasse  quelle risorse interne che riescono a parlare con una parte di elettorato con cui lui e l'apparato non riescono a parlare.

C'è bisogno di una nuova classe politica diffusa e preparata, a partire dal piccolo comune montano del nord fino al piccolo comune marino della Sicilia. Forse con questa generazione si potrà arrivare a un livello europeo nell'amministrazione delle città: a suo avviso amministrare non significa solo prendere decisioni, ma trascinare la città verso il cambiamento. Spingere i cittadini a riciclare porterebbe a una diminuzione di tonnellate/giorno delle dimensioni delle discariche e farebbe sì che negli inceneritori vengano bruciati solo rifiuti che non producono emissioni dannose per la salute umana. Eliminare le barriere architettoniche e costruire più piste ciclabili consentirebbe di decongestionare il traffico e far sì che anche i disabili in carrozzina possano vivere la propria città. [video]

In chiusura abbiamo chiesto a Cristiana quale sarebbe la sua idea di come dovrebbe essere la regolamentazione delle unioni civili, e il suo pacchetto è costituito da matrimonio, adozioni, riconoscimento delle famiglie arcobaleno e leggi dignitose che rendano agibile il mondo del lavoro per i transessuali.
Più volte esponenti della Chiesa Cattolica si sono espressi in maniera sfavorevole in confronti di questo genere di provvedimenti, ma secondo Cristiana la Chiesa ha il diritto di dire ciò che vuole: è lo Stato laico che dovrebbe attenersi ai principi della Costituzione, della Carta dei Diritti Umani e a quello che viene fatto in ogni paese civile del mondo nelle prese di decisione. [video]

Abbiamo parlato anche di famiglie omogenitoriali, di edilizia invisibile, della distribuzione delle risorse e di giovani in politica.

Invito dunque alla visione dell'intervista integrale, sicuramente più ricca di riflessioni rispetto a questa mia breve sintesi.

Buona visione!

Maria Petrescu


Intervistato.com | Cristiana Alicata

A few weeks ago we had the pleasure of interviewing Cristiana Alicata, Fiat engineer and member of the Democratic Party since its foundation, and supporter of the LGBT community. 

First of all Cristiana has expressed her opinion about the use of social networks by politicians. She has been keeping a blog since 2006 and has been present on Facebook for 2 years, which is the reason why she has been accused by her party. This proves that the party is incoherent when dealing with social tool, which aren't considered important: when journalists transform their content into press releases, however, they start to be considered dangerous. She reads and answers all comments on the blog, unlike other politicians that only use the blog to publish press releases, not to create dialogue with the voters. [video]

We talked about young people and the fact that they have little space to emerge in a context structured in such a hierarchical manner as the party is: Cristiana is against Veltroni's idea of a liquid party, which in her opinion only brings to the leadership of a single person, exactly like it happened for PDL.
Her idea is of an organized party, that will enhance competence and that is permeable towards the outside, so that they can engage those people who aren't inside the party, but still vote and participate to manifestations: this might be a way to make young people participate and be useful to the party. [video]

The party should be founded on the constructively used dissent, a condition that is currently not present. It is necessary to take this step because the world isn't alligned anymore, reality is liquid and in every one of us there are several complex aspects that coexist and contribute to identify the individual. Such a liquid reality, in Cristiana's opinion, can only be interpreted by a solid and very well organized party. [video]

We asked Cristiana whether young people will be able to express their own opinion, and she thinks that in order to reach this goal they will have to abandon schemes, another condition that isn't present. What often happens is that they think that it is easier to get support from above, rather than thinking that there might be someone supporting from below. Young people will be free when they will start to interpret their time, and this will mean that they'll have to start saying no's. [video]

As for the Democratic Party, Cristiana thinks that it would be very important for Bersani to use the internal resources that actually can talk with a part of the voters with which he and the apparatus cannot communicate.

A new political class, prepared and diffused, is necessary: starting from the small mountain town in the North to the small seaside town in Sicily. Maybe with this generation it will be possible to reach an European level in city administration: in her opinion to administrate doesn't only mean to take decisions, but pushing the cities towards change. Determining citizens to recycle would bring to a decrease of tons per day of the size of landfills and would allow incinerators only to burn trash that won't produce dangerous fumes. Eliminating architectonical barriers and building more bicycle paths would allow to decongest traffic and allowing disabled people in wheelchairs to live their city. [video]

In the end we asked Cristiana which is her idea about what should be the law regarding civil unions, and her package is constituted by marriage, adoptions, recognition of rainbow families and decent laws to make entering the work market for transsexuals easier.
Several times the Catholic Church has expressed negative opinions towards these kinds of measures, but in Cristiana's opinion the Church has the right to say whatever it wants: it's the secular State that should decide based on the Constitution, the Universal Declaration of Human Rights and what is done in every civilized country in the world. [video]

We also talked about same sex parents families, invisible building, the distribution of resources, young people and politics.

I invite everyone to view the full interview, surely richer in insight than my brief synthesis.

Enjoy!

Maria Petrescu

domenica 6 gennaio 2013

Intervistato.com | Antonio Pavolini @antoniocontent



Durante la nostra intervista con Antonio Pavolini abbiamo parlato di social TV e connected TV, ma soprattutto della convergenza tra TV tradizionale e nuovi media, approfondendo infine il ruolo dei social media nell'evoluzione della fruizione dei contenuti online.

Qualche giorno fa abbiamo avuto il piacere di intervistare Antonio Pavolini, attualmente Senior Analyst nella divisione Media Industry - Innovation & Industry Relations di Telecom Italia.

Per quello che riguarda l'utilizzo di social media nelle aziende, al momento la situazione è distorta dal fatto che è molto facile vendere servizi relativi all'uso dei social media perfettamente inutili, con modalità che portano a equivoci drammatici a causa della scarsa conoscenza del mezzo e dei problemi della comunicazione aziendale. [video]

Se invece si parla della transizione dei mezzi di comunicazione di massa verso i social media, si possono distinguere due dinamiche divergenti: persone che strenuamente difendono il vecchio modo di comunicare per un interesse prettamente economico e persone che sperimentano e provano i nuovi mezzi.

Tecnicamente una convergenza tra televisione tradizionale e contenuti disponibili su Internet sarebbe già possibile, anche senza comprare un qualsiasi set-top box, ma semplicemente collegando un computer alla porta HDMI del televisore. Coloro che hanno le conoscenze tecniche necessarie per farlo rappresentano però una fetta di mercato che non influisce in alcun modo su quello che è l'attuale ecosistema dei media, che rimarrà immutato fino a quando le connected TV, il digitale terrestre e le console dei giochi non saranno veramente concorrenziali e intuitive nella facilità di accesso rispetto alla televisione tradizionale. [video]

La neutralità dei contenuti è un altro tema controverso perché i produttori di connected TV stipulano accordi commerciali con editori e major, limitando quindi l'accesso alla straordinaria ricchezza e diversità di contenuti disponibili liberamente su Internet.
Finché non verrà superata la fase di transizione in cui tutti cercano di monetizzare senza avere un vero modello di business, che nasce solo dallo stravolgimento dell'ecosistema, ancora non ci sarà nel mondo dell'industria la motivazione necessaria per portare avanti questo cambiamento. [video]

Antonio ha anche espresso la sua opinione sulla possibilità di arrivare a un concetto di StumbleUpon per la TV, la creazione di un palinsesto non-palinsesto personalizzato stupefacente, che l'utente è felice di subire, e che però non può prescindere da una conoscenza estremamente approfondita dell'utente, dei suoi gusti e dei suoi interessi.

E' quindi una questione di sensibilità umanistica, di ricerca di socialità, affinità e complicità, che sono veramente quelle cose inafferrabili che i social media ci stanno regalando e che la televisione, aggregando le persone educatamente davanti a un teleschermo, per anni ha negato[video]

Abbiamo parlato di palinsesti, di 140NewsNetwork, di libertà di informazione e di possibili scenari futuri per quel che riguarda i nuovi strumenti.

Naturalmente Antonio ha risposto esaustivamente alle vostre domande, quindi invito tutti a guardare l'intervista integrale, molto più ricca di informazioni rispetto alla mia breve sintesi.

Buona visione!

Maria Petrescu

Photo credit: Matteo Stagi


Intervistato.com | Antonio Pavolini

A few days ago we had the pleasure of interviewing Antonio Pavolini, currently Senior Analyst in the Media Industry - Innovation & Industry Relations division in Telecom Italia.

As for the use of social media inside companies, at the moment the situation is distorted by the fact that it is really easy to sell services relative to the use of social media that are perfectly useless, with modalities that bring to misunderstandings because of the scarce knowledge of the tool and of company communication. [video]

When we talk about the transition of mass communication media towards social media, it is possible to distinguish two different dynamics: on the one side, people who defend the old way of communicating because they have economic interests in it, and on the other side, people who experiment and try out new tools.

Tecnologically a convergence of traditional tv and content available on the Internet is already possible, even without buying a set-top box, but simply connecting a computer to the HDMI port of the television. But those who have the technical knowledge necessary to do this represent a very small part of the market that doesn't influence in any way what is the current media ecosystem, which will remain unchanged until connected TVs, digital terrestrial TV and game consoles won't really be intuitive and competitive in the granting easy access compared to traditional TV. [video]

Content neutrality is another controversial theme because connected TV producers make contracts with editors and majors, limiting the acess to the extraordinary richness and diversity of content that is freely available on the Internet.
Until this transition phase, during which everybody wants to make some money without having a true business model in their mind - which only results from a radical change in the ecosystem- won't be over, the industry world won't have the necessary motivation to bring forward this change. [video]

Antonio has also expressed his opinion about the chance of having a StumbleUpon for TV in the future, the creation of an amazing personalized scheduled program that users are happy to undergo, that is tied to an extremely deep knowledge of the user, his tastes and interests.

It's a matter of humanistic sensitivity, the research of sociability, affinity and complicity that are truly those elusive things that social media are giving us and that the television, by educately aggregatin people in front of a television set, for years has denied us. [video]

We also talked about broadcasting programming, 140NewsNetwork, freedom of information and possible future scenarios regarding the new tools.

Of course Antonio has answered your questions, so I invite everyone to watch the full interview, surely richer in information than my brief synthesis.

Enjoy!

Maria Petrescu

mercoledì 2 gennaio 2013

Che cos'è la #socialtv? E' un' #mistero.



La notte della mancata fine del mondo, quella dei Maya volgarmente detta, è andato in onda lo scontro titanico della social tv: da una parte c'era Master Chef, prodotto made in Sky, e Servizio Pubblico di Santoro, seguitissimo su Twitter. Chi ha vinto alla fine? Ha vinto #mistero. Il giorno dopo i guru della social tv erano quasi tutti muti. C'era da aspettarselo.

Masterchef è un reality made in Sky, gente che sa fare tv e social tv, basta guardare l'apparato di X-Factor, che ha dimostrato che non basta un hashtag, sicuramente bisserà il successo dell'anno scorso anche in termini social.

Servizio Pubblico è una creatura della ditta Santoro&C., gente che la social tv non la sa fare, visto l'uso di Facebook l'anno scorso e l'operazione Partito Liquido con Liquid Feedback quest'anno. Santoro, che nonostante tutto continuo sempre a stimare, e Marco Travaglio, che nonostante le sue qualità continuo a non stimare, non si curano di Twitter, hanno un atteggiamento di persone che dicono ancora espressioni tipo "Il popolo della rete".

Poi c'è Mistero, una trasmissione che ha avuto il suo successo quando Daniele Bossari, che sembra un bambino con la barba alla prima comunione, ha, diciamo, preso in mano la conduzione. Mistero tratta di misteri, dal poltergeist alle scie chimiche, passando per i Maya. Mistero non è trash, è diverso, ma è qualcosa che fa ridere enormemente per le cose messe in campo. La puntata sulla fine del mondo è stata imbarazzante e molto divertente, con tutti gli ospiti che ripetevano come la profezia Maya o era una stupidaggine o era stata male interpretata, mentre Bossari continuava a chiedere di terremoti e altre calamità alla redazione in studio. Chiudiamola qui.

Il giorno dopo i commenti, che di solito abbondano, erano scarsi. Perchè? Io parto da una considerazione, per parlare di social tv, oggetto suscettibile di tante interpretazioni, si dovrebbe conoscere cos'è la tv. Prendo in prestito un claim usato per una campagna mondiale sul social media marketing: Se vuoi occuparti di social tv e la tv nella vita l'hai solo guardata, lo stai facendo male.

Molti storceranno la bocca, ma sembra che il mio sia diventato un vizio. Questo vale soprattutto quest'anno nel quale nel nostro paese c'è stato un forte ritorno della tv, primo fattore l'aumento degli utenti delle tv satellitari e on demand, e le riprese degli ascolti per il tg1 post Minzolini e del Tg4 post Fede che sembravano deceduti - era su Repubblica di qualche giorno fa. Sta di fatto che la social tv sta aiutando la tv, anche quella tradizionale e generalista, con gente che si scambia opinione su ogni cosa, anche su cose che non vedrebbe mai, o che non confesserebbe mai di vedere, ma questo è l'engagement, cioè la capacità di coinvolgere i propri utenti. Questo però in pochi casi è organizzato dalla produzione, a parte alcune esperienze di Sky, ma piuttosto è fra gli utenti stessi. In realtà la tecnologia c'è già, fatta da Smart Tv e dalle prossime piattaforme Google Tv e Apple Tv, quello che manca sono i contenuti e i linguaggi.

Mi dispiace dirlo ma non sarà questa nuova pletora di esperti web a fare questa rivoluzione, come in realtà non la sta facendo negli Stati Uniti, dove la social tv è avanti, ma dove stanno realizzando contenuti nuovi apprendendo le lezioni che vengono delle innovazioni dei linguaggi narrativi degli ultimi 15 anni. Quello che vedo sono continue analisi di numeri ma pochissime di sentiment e molte poche proposte. Si vola basso e sarà ancora più basso se non si torna al design e alla progettazione dei contenuti. Il rischio? Un'altra sbronza social che passerà.

Simone Corami | @psymonic


What is social tv? It's a mystery

The night the world was supposed to end, commonly known as the Mayan night, was also the night of the titanic challenge of social tv: on the one side with Master Chef, a product made in Sky, and Servizio Pubblico by Santoro, very followed on Twitter. Who won? Mistero. The day after, all the social tv gurus were silent. It was to be expected.

Master Chef is a made in Sky reality, a place where people are capable of doing tv and social tv, just look at the X-Factor apparatus, and has proved that it's not enough to make up a hashtag, and it will surely repeat last year's success in terms of social engagement.

Servizio Pubblico is a creature of the Santoro&C., people who can't do social tv, given the use of Facebook last year and the operation Liquid Party with Liquid Feedback this year. Santoro, who I continue to esteem nevertheless, and Marco Travaglio, who in spite of his qualities I continue to not esteem, don't care about Twitter, and have the behavior of people who still use expressions such as "the people of the web".

And then there's Mistero, a show that has had its success when Daniele Bossari, who looks like a child with a beard at his first communion, has, let's say, taken the reins of the conduction. Mistero treats misteries, from poltergeists to chemical paths, and Maya. Mistero isn't trash, it's different, but it's something that makes you laugh terribly for the things that are put in the field. The episode on the end of the world was embarassing and very funny, with all the guests repeating how the Maya profecy was either nonsense or ill interpreted, while Bossari continued to ask about earthquakes and other calamities to the redaction in the studio. Let's just close it here.

The following day the comments, that are usually incredibly numerous, were scarce. Why? I'll start from a consideration, to talk about social tv, an object that can be interpreted in many ways,

Il giorno dopo i commenti, che di solito abbondano, erano scarsi. Perchè? Io parto da una considerazione, per parlare di social tv, oggetto suscettibile di tante interpretazioni, si dovrebbe conoscere cos'è la tv. Prendo in prestito un claim usato per una campagna mondiale sul social media marketing: Se vuoi occuparti di social tv e la tv nella vita l'hai solo guardata, lo stai facendo male.

Molti storceranno la bocca, ma sembra che il mio sia diventato un vizio. Questo vale soprattutto quest'anno nel quale nel nostro paese c'è stato un forte ritorno della tv, primo fattore l'aumento degli utenti delle tv satellitari e on demand, e le riprese degli ascolti per il tg1 post Minzolini e del Tg4 post Fede che sembravano deceduti - era su Repubblica di qualche giorno fa. Sta di fatto che la social tv sta aiutando la tv, anche quella tradizionale e generalista, con gente che si scambia opinione su ogni cosa, anche su cose che non vedrebbe mai, o che non confesserebbe mai di vedere, ma questo è l'engagement, cioè la capacità di coinvolgere i propri utenti. Questo però in pochi casi è organizzato dalla produzione, a parte alcune esperienze di Sky, ma piuttosto è fra gli utenti stessi. In realtà la tecnologia c'è già, fatta da Smart Tv e dalle prossime piattaforme Google Tv e Apple Tv, quello che manca sono i contenuti e i linguaggi.

Mi dispiace dirlo ma non sarà questa nuova pletora di esperti web a fare questa rivoluzione, come in realtà non la sta facendo negli Stati Uniti, dove la social tv è avanti, ma dove stanno realizzando contenuti nuovi apprendendo le lezioni che vengono delle innovazioni dei linguaggi narrativi degli ultimi 15 anni. Quello che vedo sono continue analisi di numeri ma pochissime di sentiment e molte poche proposte. Si vola basso e sarà ancora più basso se non si torna al design e alla progettazione dei contenuti. Il rischio? Un'altra sbronza social che passerà.

Simone Corami | @psymonic

lunedì 25 giugno 2012

Intervistato.com | Giovanni Scrofani @jovanz74



Qualche tempo fa abbiamo avuto il piacere di intervistare Giovanni Scrofani, fondatore di Gilda35 e profondo conoscitore della storia di Internet e delle comunità hacker.


In primo luogo abbiamo chiesto che cos'è Gilda35: si tratta di una comunità online, un gruppo di persone che hanno un comune interesse per le tematiche relative agli approcci creativi nell'ambito dei social network. 

Il progetto è nato nel 2010, quando un tweet di Giovanni è casualmente finito in home page di Twitter. Naturalmente questo lo ha talmente incuriosito da determinarlo a fare del reverse engineering sull'algoritmo, facendo delle prove distribuite insieme a 35 amici. E' proprio da questo episodio quindi che nasce anche il nome: “gilda” infatti è un termine che viene dal mondo dei giochi di ruolo, dal “gergo da smanettoni anni '90″, come lo definisce Giovanni. Scoprirono quindi come dominare l'algoritmo dei top tweet, riuscendo a mandare in home page qualsiasi contenuto volessero, e si resero conto delle sue finalità evolutive sul mondo dei social network.

Twitter fino a quel momento era stato un newsnetwork utilizzato dagli attivisti per comunicare e trasferire notizie: con questo passaggio si iniziarono a intravedere anche finalità ludiche e ricreative. [video]

Abbiamo chiesto a Giovanni anche che cosa ne pensa dell'utilizzo che i VIP fanno di Twitter, specialmente considerando quel che è stato fatto con Il Più Grande Spettacolo Dopo il Weekend da Fiorello: a suo avviso i VIP usano i social come persone qualsiasi, affidandovi frammenti di vita, fotografie di amici e famiglia. E' però anche molto sorpreso dalla facilità con cui questo avviene. Negli anni '90 dover dare nome, cognome e indirizzo per registrarsi su un sito Internet sarebbe stato impensabile, molto probabilmente a causa della forte cultura dell'anonimato, per cui la privacy era un valore principe. [video]

Un'altra domanda fatta a Giovanni è legata alla definizione di Gilda35, legata al concetto di satira dadaista: è un concetto che viene dai forum che frequentava appunto negli anni '90, quando Internet cominciava a diffondersi in Italia. Non c'erano gli strumenti culturali per affrontare una novità di quel genere, ed era vissuto come qualcosa di nuovo ed inedito in modo molto forte. Del resto era stato atteso per decenni, essendo in origine un progetto militare per creare una rete che potesse resistere persino a un attacco nucleare.

Questo scenario quasi fantascientifico portò anche all'introduzione di nuovi concetti come l'informazione vivente, la singolarità, l'intelligenza collettiva derivante dall'interazione tra uomo e macchina: tuttavia, quando Internet finalmente arrivò, ci si trovò spaesati. In alcuni gruppi si iniziò a parlare di dadaismo, e molte idee che poi sono diventate patrimonio comune delle comunità online, e degli ambienti in cui si parlava di attivismo, hacking e controcultura, venivano proprio da questo movimento.

Improvvisamente si era creata la possibilità di creare forme di creatività inedite. I meme, ad esempio, nella loro semplicità fanno considerazioni geniali, persino portare avanti campagne politiche in modo inedito. Basti pensare a Occupy Wall Street, che nasce come uno scherzo di AdBusters[video]

Abbiamo chiesto a Giovanni che cosa è Anonymous: si tratta di una comunità online gigantesca, non nata su Wikileaks. E' molto più grande e importante di Wikileaks, e nasce sulle reti di 4chan, una imageboard anonima. Anonymous dà molta importanza alla figura dell'anonimato, principio affermato con forza specialmente durante le iniziative contro Scientology, che è stata oggetto di una serie di manifestazioni organizzate da Anonymous.

I social network dunque fanno da cassa di risonanza di questa importante presenza online, mentre l'anonimato permette una creatività spaventosa. Sui social network ci si limita al repost, a riproporre contenuti, mentre l'anonimato non solo fa esplodere le capacità creative, ma paradossalmente permette di parlare di politica in modo libero. [video]

Infine abbiamo chiesto come evolverà, a suo avviso, l'utilizzo dei social network e di Internet in sé come strumento. Secondo Giovanni, quando si parla di Internet bisogna farsi dei grandi bagni di umiltà. Si tratta di un fenomeno immenso, di cui vediamo solamente una minima parte. [video]

Vi invito naturalmente a visionare l'intervista integrale, molto più ricca rispetto a questa mia breve sintesi.

Buona visione!

Maria Petrescu | @sednonsatiata



Intervistato.com | Giovanni Scrofani

Some time ago we had the pleasure of interviewing Giovanni Scrofani, founder of Gilda35 and great expert of the history of Internet and hacker communities.

First of all we asked what Gilda35 is: it's an online community, a group of people who have a common interest for topics related to creative approaches in the field of social networks.

The project was born in 201, when one of Giovanni's tweets happened to end up in Twitter's home page. Naturally this made him very curious, so he decided to do some reverse engineering on the algorythm, and do some distributed attempts together with other 35 friends. It's from this episode that the name was born: "gild" is a term that comes from roleplaying, the 90s nerd language, as Giovanni calls it. They discovered how to dominate the top tweet algorythm, and managed to put in home page whatever content they wanted. This made them realize the evolutive goals on the world of social networks.

Until that moment Twitter had been a newsnetwork, used by activists to communicate and transfer news: with this passage they started to see playful and recreative goals. [video]

We asked Giovanni what he thinks about the use VIPs make of Twitter, especially considering what has been done with Il Più grande spettacolo dopo il weekend by Fiorello: he thinks VIPs use social networks as normal people do, publishing fragments of life, photos of friends and family. He is very surprised though by the ease with which this happens. In the 90s, having to give name and surname to register on an Internet website would have been outrageous, most probably because of the strong anonimity culture, for which privacy was a fundamental value. [video]

Another question we asked Giovanni is linked to the definition of Gilda35, related to the concept of dada satire: it's a concept that comes from the forums he used to read in the 90s, when Internet was starting to spread in Italy. There were no cultural tool sto deal with such a new scenario, and it was lived as something new in a very strong fashion. People have been awaiting it for decades, since it originally was a military project to create a web that could resist even a nuclear attack.

This almost Sci-Fi scenario brought us to the introduction of new concepts such as living information, singularity, collective intelligence derived from the interaction between man and machine: however, when Internet finally came, people were confused. In some groups there started to be talk of dadaism, and a lot of ideas that became common patrimony of online communities, activists, hackers and counterculture, came exactly from this movement.

All of the sudden there was the possibility to create new forms of creativity. Memes, for example, in their simplicity do some brilliant statements, and can even bring forth political campaigns. Just think about Occupy Wall Street, that was born as an AdBusters joke. [video]

We asked Giovanni what Anonymous is: it's a huge online community, not born on Wikileaks. It's bigger and more important than Wikileaks, and it was born on the web of 4chan, an anonymous imageboard. Anonymous gives a lot of importance to the anon figure, a principle that was strongly afirmed during the initiatives against Scientology.

Social networks mean resonance for this important online presence, while anonimity allows for an incredible creativity. On social networks we're limited to repost, and re-propose contents, while anonimity not only explodes creative capacities, but strangely it allows us to talk about politics freely. [video]

Finally we asked how, in his opinion, the use of social networks and Internet per se as a tool wil evolve. Giovanni thinks that when we talk about Internet we should all be very humble. It is immense, and we can only see a tiny part of it. [video]

I invite you to view the full interview, much richer than my brief synthesis.

Enjoy!

Maria Petrescu | @sednonsatiata

giovedì 19 gennaio 2012

Intervistato.com | Nicola Mattina @nicolamattina



In questa intervista Nicola ha fatto il punto su quelle che sono le più grandi difficoltà delle aziende nell'utilizzo di strumenti di comunicazione innovativi ed ha fornito le sue riflessioni in merito all'ecosistema delle startup in Italia.


Qualche settimana fa è stato nostro ospite Nicola Mattina, fondatore di Elastic ed esperto di social media e comunicazione corporate. 

Innanzitutto Nicola ci ha spiegato che cos'è Elastic, la società che ha fondato: si tratta di una società di consulenza che si occupa di progetti che hanno a che fare con il digitale, e gestisce progetti di comunicazione che usano le tecnologie digitali come strumenti fondamentali per essere realizzati. [video]

La definizione di enterprise 2.0, secondo Nicola, sarebbe quindi portare dentro l'organizzazione le tecnologie e le prassi che nascono intorno alle tecnologie, dato che comunque tutti le sperimentiamo già su Internet, in primo luogo sotto la forma dei social media. [video]

Questo tipo di approccio porta a una degerarchizzazione interna alle aziende, un processo già in atto soprattutto nelle aziende che si confrontano in modo forte con il mercato. Abbiamo chiesto a Nicola quali siano gli strumenti che possono accelerare questo fenomeno di condivisione, ma a suo avviso il problema è culturale, più che di strumento. Se non c'è un cambiamento organizzativo, infatti, nessuno strumento potrà garantire il passaggio da un approccio all'altro, per quanto performante possa essere. [video]

Molte di queste iniziative vengono attuate con successo nei periodi di grande crisi, quando ormai la situazione è tale da spingere le aziende ad essere disposte a tentare qualsiasi tipo di cambiamento, dato che nulla di quel che è stato fatto fino a quel momento ha funzionato. Secondo Nicola uno dei passaggi importanti sarà quello dell'abbandono del computer come postazione fissa in favore del tablet, anche in ambito lavorativo, passaggio che si porterà dietro anche un mercato di app più o meno specifiche per le attività aziendali. [video]

E' probabile che un uso più intensivo porti anche alla necessità di un miglioramento infrastrutturale della rete stessa, anche se il problema di fondo rimane chi la paga. C'è un mondo, che è quello degli editori, che ha paura di una banda troppo larga, che di fatto è una tecnologia abilitante nel portare video su device on demand, eliminando la necessità della TV tradizionale. La conseguenza dell'evoluzione di questo fenomeno sarà che a usare la TV rimarranno solo le fasce deboli, mentre la fetta di mercato più pregiata si sposta altrove. Non è solo una questione culturale, quindi, ma anche e soprattutto di interessi economici. [video]

Abbiamo chiesto a Nicola che cosa è Working Capital, il progetto di Telecom Italia ora chiamato Premio Nazionale per l'Innovazione, nato per finanziare le migliori idee in 4 ambiti differenti. I business angel italiani, infatti, per quella che è stata l'esperienza di Nicola, sono estremamente cauti nel dare finanziamenti alle startup. Inoltre manca un ecosistema che porti le persone che si sono cimentate e hanno sviluppato l'idea di fare impresa verso un processo di crescita e maturazione in un'azienda vera e propria. [video]

Il consiglio principale di Nicola per chi volesse aprire una startup, quindi, è scordarsi dei finanziamenti e non pensare che servano dei soldi. Con startup su Internet si può partire anche molto velocemente, con un investimento abbastanza modesto, ma la prima cosa da pensare nel fare una startup è che si tratta di una cosa faticosa, e che quello che si pensa è tipicamente sbagliato. E' necessario quindi analizzare l'idea, capire dove è sbagliata, cambiarla e renderla più interessante. 

In secondo luogo, è necessario confrontarsi moltissimo, e parlare della propria idea con persone più preparate, che possano fornire un insight e delle obiezioni costruttive all'idea originale. Bisogna però uscire dall'ordine di idee secondo il quale se racconti l'idea, qualcuno te la ruba. Infine è importante partecipare a qualsiasi competition per startup che esiste, farsi conoscere dai business angel e venture capital e tentare qualsiasi strada per far partire il proprio progetto. [video]

Abbiamo parlato più in dettaglio di questi e altri temi legati al mondo delle startup, delle aziende, e dell'uso che viene fatto all'interno di queste di alcuni strumenti di comunicazione innovativi.
Vi invito quindi a visionare l'intervista completa, molto più ricca di dettagli e riflessioni rispetto a questa mia breve sintesi.

Buona visione!

Maria Petrescu

Photo credit: Luca Sartoni


Intervistato.com | Nicola Mattina

A few weeks ago we had as our guest Nicola Mattina, founder of Elastic and social media and corporate communication expert.

First of all, Nicola explained what Elastic, the company he founded, is all about: it's a consultancy company that deals with projects that have to do with anything digital, and they manage communication projects that use digital technologies as the fundamental tools to be realized. [video]

The definition of enterprise 2.0, in Nicola's opinion, would be to bring inside the organization those technologies and practices that are generated around technologies, since every one of us experiment with them on the Internet already, especially with social media. [video]

This type of approach brings to a de-hierarchization inside companies, a process that is already happening especially in those companies that really deal with the market in a strong way. We asked Nicola which are the tools that can speed up this sharing phenomenon, but in his opinion the problem is more a cultural one, rather than a technological one. If you don't have an organizational change, no tool will be able to guarantee the transition from one approach to the other, no matter how good it is. [video]

Many of these ideas are put into action with great success in times of crisis, when the situation is so severe that companies are willing to try any kind of change, since nothing they've done until then has actually worked. Nicola thinks one of the most important transitions will be the end of the use of the computer for work, and the start of the tablet era. This transition will also bring an extended, specific app market, which will be especially designed for business activities. [video]

It is probable that a more intensive use will also bring to the need to improve the infrastructure of the web itself, but the real problem is who is going to pay for it. There's a world, the one of editors, that is extremely afraid of broadband, which is actually the technology that brings video on demand on devices, thus eliminating the need for traditional television. The consequence of the evolution of this phenomenon will be that the only ones still using TV will be the least privileged classes, while the most valuable market share will go elsewhere. It's not only a cultural matter, but also a matter of economical interests. [video]

We asked Nicola what Working Capital is, Telecom Italia's project which now goes under the name of National Prize for Innovation, which was born to finance the best ideas in 4 different fields. Italian business angels, in Nicola's experience, are extremely cautious when giving money to startups. Moreover, there's a severe lack of an ecosystem the can bring people who have developed the idea of founding a business towards a growth and maturation process in an actualy company. [video]

Nicola's main advice for those who want to open a startup is to forget about the money, and not think that they need it. With Internet startups you can actually go online very quickly, with a relatively small investment, but the first thing you must think when you open a startup is that it's a very difficult task and that whatever you're thinking is probably wrong. You have to analyze the idea, understand what's wrong with it, change it and make it more interesting.

Secondly, you need to talk about it a lot with people who are more skilled than you are, who can give you their insight and their constructive criticism about the original idea. You have to forget about the concept that, if you talk about the idea, someone is going to steal it from you. Finally it is vital to participate to any startup competition there is out there, get to know business angels, venture capitals and try to make your project take off in any possible way. [video]

We talked in more detail about these and other topics related to the world of startups, companies, and the use that they make of innovative communication tools.

I invite everyone to view the full interview, much richer in details and insights than my brief synthesis.

Enjoy!

Maria Petrescu

mercoledì 4 gennaio 2012

Prossimamente: Jason Falls @jasonfalls



Jason Falls è uno dei più noti esperti di social media marketing degli Stati Uniti, nonché fondatore di Social Media Explorer, blog elencato tra i top 10 più autorevoli in materia di social media.

Oggi avremo il piacere di intervistare Jason Falls, autore, esperto di social media e CEO. Il suo è un nome che continua a comparire nelle conversazioni e nelle liste dei più grandi leader e pensatori nel mondo del social media marketing. E' uno dei pochi professionisti con diversi premi per strategie di social media, e nel 2009 ha vinto il Sammy Award per il suo lavoro sul progetto Jim Beam "Remake". Professionista delle pubbliche relazioni e grande produttore di contenuti, Falls ha fatto consulenze per brand Fortune 100, corporation regionali e startup fin dagli albori del social media marketing a metà degli anni 2000.

Le riflessioni di Jason sui social media sono state pubblicate sia online che in cartaceo in diverse forme, incluse alcune interviste da parte di media outlet online di punta. E' stato inoltre ospite di numerosi podcast molto conosciuti, incluso "Six Pixels of Separation" di Mitch Joel. Contribuisce occasionalmente al Forbes Magazine's Marketshare in una serie di discussioni video con Aaron Perlut.

Gran parte del suo lavoro come stratega è culminato nel suo primo libro, No Bullshit Social Media: The All Business, No-Hype Guide to Social Media Marketing, scritto in collaborazione con Erik Deckers e pubblicato nel mese di Settembre 2011. Porta il suo sarcasmo tagliente, le riflessioni del suo campo di expertise e aiuto pratico alle audience di tutto il mondo con talk regolari. Ha partecipato come speaker sia a conferenze che a riunioni corporate private in tre continenti.

Jason è l'ex presidente e co-fondatore di Social Media Club Louisville. Fa parte anche del Board di Direttori per il National Center for Family Literacy (NCFL) e la Louisville Free Public Library Foundation.

Naturalmente se volete proporre una domanda, compilate semplicemente il form qui sotto!

Maria Petrescu





Coming up soon: Jason Falls

Today we'll have the pleasure of interviewing Jason Falls, author, keynote speaker and CEO. He continues to be a name that surfaces at or near the top of conversations and lists of thought leaders and top thinkers in the emerging world of social media marketing. And for good reason. He is one of the few industry professionals with awards for social media strategy under his belt, having won a 2009 Sammy Award for his work on the Jim Beam “Remake” project. A public relations professional by trade and prodigious content producer, Falls has advised Fortune 100 brands, regional corporations and technology startups since the “early days” of social media marketing in the mid-2000s.

Falls’s thoughts on social media have been captured in print and on-line in various forms, including interviews by some of the leading online media outlets. He has been a guest on numerous popular podcasts, including Mitch Joel’s Six Pixels of Separation. Falls is also an occasional contributor to Forbes Magazine’s Marketshare in a video discussion series with Aaron Perlut.

Much of his work as a strategist culminated in his first book, No Bullshit Social Media: The All-Business, No-Hype Guide To Social Media Marketing, co-authored with Erik Deckers, which published in September 2011. He brings his sharp wit, industry insights and down-to-earth helpfulness to audiences around the globe with regular speaking engagements as well. He has spoken to both conference and private corporate audiences and on three continents and in four countries.

Falls is a former president and co-founder of the Social Media Club Louisville. He also serves on the Boards of Directors fro the National Center for Family Literacy (NCFL) and the Louisville Free Public Library Foundation.

Of course, if you want to propose a question, simply fill in the form above!

Maria Petrescu

giovedì 22 dicembre 2011

StartupID | Johnnie Maneiro di Clapps.me @johnniemaneiro



Johnnie Maneiro ci ha descritto in dettaglio le origini e il funzionamento della sua startup, Clapps.me, una web app che permette a chiunque di creare la propria pagina web o un minisito personalizzabile.



StartupID è la rubrica realizzata in collaborazione con Indigeni Digitali e dedicata al mondo delle startup.


Qualche giorno fa abbiamo avuto il piacere di intervistare Johnnie Maneiro, fondatore di Clapps.me.

Clapps.me è una web app che serve per creare siti internet, sia pagine singole che mini siti personali, utilizzati per scopi personali, aziendali oppure in occasione di eventi particolari.
L'utilizzo è molto semplice: basta inserire una email e un nome utente e l'account è subito disponibile. E' possibile modificare la pagina usando le app all'interno di Clapps, cambiare i font, l'impaginazione, i colori, l'immagine di background, giusto per fare qualche esempio. [video]

Johnnie ha spiegato che si tratta di un progetto nato a Madrid in seguito a un incontro con dei venture capitalists per un altro progetto, in seguito bocciato. Le discussioni portate avanti quel giorno, tuttavia, lo hanno spinto a cominciare subito a lavorare a quello che sarebbe diventato Clapps, mettendo insieme tutte le parole chiave e le problematiche emerse durante quell'incontro.
Il nome stesso del servizio deriva dalla fusione delle parole "cloud" e "apps". [video]

Qualche giorno fa un ragazzo giapponese ha creato la propria pagina con Clapps e poi pubblicato sul suo blog un post in cui spiegava ogni passaggio, portando moltissimi utenti giapponesi a utilizzare il servizio. In occasione di questo evento è uscita la release "Tokyo", ovvero l'app del nuovo Twitter, che è possibile integrare nella grafica della pagina stessa.

Prossimamente verranno prodotte anche le app per mobile e tablet, alle quali già si sta lavorando, e questi giorni è uscita la release dell'integrazione con Instagram, che permette di avere come sfondo sulla propria pagina l'ultima foto caricata appunto su Instagram.
In futuro potrebbe essere prevista anche l'integrazione con Facebook, ma Johnnie vuole evitare il più possibile che Clapps diventi un social network, in quanto questo significherebbe un appiattimento dal punto di vista della grafica e del template. Le pagine non devono apparire come dei profili dal layout uniforme nello stile di Facebook, ma nemmeno come le pagine di Myspace[video]

Clapps non diventerà mai a pagamento in quanto tutte le funzionalità di base rimarranno gratuite. Il modello di business prevede però l'esistenza di app a pagamento, che l'utente potrà scegliere di acquistare e integrare nella pagina oppure no.
Per quanto riguarda invece le aziende, queste potranno offrire ai propri utenti la possibilità di avere una pagina personalizzata con il logo dell'azienda, e questo servizio sarà a pagamento. [video]

I numeri di Clapps sono promettenti: 50-60 nuove pagine al giorno, 500 clappers iscritti e 1000 visualizzazioni al giorno. Si tratta dunque di uno strumento per il personal branding e per la comunicazione delle piccole aziende, che stanno già cominciando a creare il proprio minisito usando la funzione +5. [video]

Invito dunque alla visione dell'intervista, molto più ricca di dettagli rispetto a questa mia breve sintesi.

Buona visione!

Maria Petrescu




StartupID | Johnnie Maneiro of Clapps.me

A few days ago we had the pleasure of interviewing Johnnie Maneiro, founder of Clapps.me.

Clapps.me is a web app for the creation of internet pages or minisites that can be used for personal and professional goals or in case of particular events. Using Clapps is very simple: the user just has to insert an username and an email and the account is available straight away. It's possible to modify the page using the apps inside Clapps, such as changing fonts, colors, the background image or the position of the elements of the page, just to name a few. [video]

Johnnie explained that the project was born in Madrid after a meeting with some venture capitalists for another project, which was eventually rejected. The conversations carried on during that day, however, have motivated him to start working right away on what would eventually become Clapps, putting together all the keywords and the problems that were noted during the meeting.
The name of the service is a fusion of the words "cloud" and "apps". [video]

A few days a Japanese man created his page with Clapps and then published on the blog a walkthrough with every step, documented by screenshots, which brought a lot of Japanese users into  the service. To celebrate this event, the release "Tokyo" was issued, which is the Twitter app that now can be integrated in the graphic of the page.

Soon the mobile and tablet apps will be available, since programmers are already working on them, and these last few days the integration with Instagram was issued: it allows users to have as a background the last picture taken with Instagram.
In the future there might also be an integration with Facebook, but Johnnie wants to prevent Clapps from becoming a social network, since this would mean that the profiles will be uniformed. The pages are intended to be different from both Facebook (uniformed template) and MySpace (extreme customization). [video]

Clapps will never become a paid service, since all the basic functions will remain free. The business model actually includes paid apps, so the user will be able to choose whether to buy and integrate those apps in his page or not.
As for companies, they will be able to offer their clients the chance of having a personalized page with the company logo, and this service will be paid. [video]

Clapps' numbers are promising: 50-60 new pages a day, 500 subscribers and 1000 views a day. It's a personal branding and small companies communication tool, and many are already starting to create minisites using the +5 app. [video]

I invite everyone to view the full interview, much richer in details than my brief synthesis.

Enjoy!

Maria Petrescu

sabato 17 dicembre 2011

10minuticon Stefano Mizzella @stefanomizzella



Stefano Mizzella, social media strategist in Open Knowledge, ha spiegato che cos'è la gamification e in quali modi questa può essere impiegata nel marketing, per coinvolgere i clienti, gli utenti, ma anche e soprattutto i dipendenti delle aziende per rendere più produttive le attività di business.


Qualche settimana fa abbiamo avuto il piacere di intervistare Stefano Mizzella, social media strategist in Open Knowledge.

Innanzitutto abbiamo chiesto a Stefano quale sia la sua definizione di gamification: in sostanza si tratta dell'utilizzo del gioco in ambiti che non sono ludici, e che possono spaziare dal marketing alla comunicazione, all'innovazione, collaborazione e business.

Attualmente la gamification sta attraversando una fase di hype, tutti ne parlano ed è diventato un fenomeno alla moda, portando alla creazione di definizione più ortodosse e altre più ibride, ma ad ogni modo è qualche cosa che appassiona. Stefano, pur non essendo un game designer o un esperto di giochi, ne sta seguendo le evoluzioni con attenzione e senso critico.
Il suo maggiore interesse è nel capire in che modo le meccaniche, le dinamiche del gioco possano avere risultati all'interno dell'attività professionale, per coinvolgere meglio sia clienti che dipendenti. [video]

Abbiamo parlato quindi di alcuni esempi di utilizzo delle dinamiche del gioco da parte delle aziende con i propri clienti,  primo fra tutti il caso Starbucks in associazione con Foursquare, ma la vera difficoltà è portare il gioco dentro l'azienda, dove ci si scontra con ostacoli molto più grandi. Tutto ciò che è legato all'ambito ludico è visto come una minaccia per l'attività lavorativa, ma in realtà molte delle strategie utilizzate verso l'esterno possono essere portate all'interno per migliorare la produttività. [video]

Alcuni parallelismi sono già evidenti, come la corrispondenza tra la intranet aziendale e Facebook, piuttosto che quella tra il check-in su Foursquare e il timbrare il cartellino: le modalità del gioco possono cambiare in meglio il comportamento. Si tratta quindi di un'applicazione delle dinamiche del gioco non fine a se stessa, ma intesa come vettore di cambiamento su diversi livelli, ovvero collaborazione, innovazione e leadership. [video]

Per quanto riguarda il lato collaborazione, una prima applicazione sarebbe possibile a livello di intranet. Molte aziende pensano che basti avviare l'intranet e tutti gli utenti smetteranno di usare le email e cominceranno ad aggiornare status e a condividere elementi professionali, ma questo non accade quasi mai proprio perché manca il coinvolgimento. Applicare dinamiche del gioco a un contesto di collaborazione interna come la intranet può avere risultati positivi, soprattutto se l'azienda incentiva le dinamiche di competizione e sfida veicolate dal gioco. [video]

L'innovazione può diventare partecipativa, collaborativa: anche i dipendenti di livello medio/basso hanno una voce e possono esprimere la propria idea e la propria opinione. Nascono così le piattaforme di idea management, su cui però a sfidarsi ed entrare in competizione sono le idee, generando competizione anche tra chi quelle idee le ha proposte, magari attraverso un sistema di punti. [video]

Naturalmente non tutto è "gamificabile", le dinamiche del gioco non posso essere applicate, come alcuni dicono, a qualsiasi tipo di prodotto e a qualsiasi tipo di business. I game designer, in particolare, considerano il gioco qualcosa di più importante, che ti deve immergere in un'esperienza ben più significativa di una semplice raccolta di punti. Bisogna quindi capire le reali motivazioni e i reali bisogni dei dipendenti che si vogliono sollecitare attraverso il gioco.

E' difficile infatti coinvolgere i dipendenti in un'ottica comportamentistica, promettendo gadget di valore più o meno alto in cambio della partecipazione alle discussioni. Si deve invece capire come la partecipazione e l'attitudine alla competizione migliora il modo in cui si lavora, portando vantaggi sia per il singolo che per l'azienda. [video]

Abbiamo parlato anche di modelli freemium, dell'evoluzione della gamification in ambito aziendale e le tattiche e le strategie che sarà necessario implementare affinché le applicazioni non rimangano sterili, ma portino ad effettivi benefici.

Invito tutti alla visione dell'intervista, molto più dettagliata e ricca di informazioni rispetto a questa mia breve sintesi.

Buona visione!

Maria Petrescu


10 minutes with Stefano Mizzella

A few weeks ago we had the pleasure of interviewing Stefano Mizzella, social media strategist in Open Knowledge.

First of all we asked Stefano what his definition of gamification is: basically it's the use of game dynamics in context that aren't linked to games, and that can rage from marketing to communication, to innovation, collaboration and business.

At the moment gamification is in a period of hype, everybody's talking about it and it has become an up-to-date feature which leads to the production of several definitions, both orthodox and hybrid, but by any means it's a topic people are very passionate about. Stefano, even though he's not a game designer or a game expert, is following the evolution with great attention.
His main interest is understanding in what ways game mechanics can bring results inside the professional activity, with the goal of engaging both clients and employees. [video]

We talked about some examples of use of game dynamics in businesses, first of all the Starbucks case in association with Foursquare, but the real trick is bringing games inside the company, where you find much greater resistance. Everything that has to do with games is seen as a threat for the working activity, but in reality many of the strategies used towards clients can be brought inside to increase productivity[video]

Some parallels are already self-explanatory, such as the intranet - Facebook parallel, or the Foursquare check-in - clocking parallel: game dynamics can change behavior and make it better. We're talking about an application of game mechanics that is seen as a vector of change on different levels, collaboration, innovation and leadership. [video]

As for the collaboration aspect, a first possible application would be possible at an Intranet level. Many companies think they will just have to start the intranet and all users will stop using emails and start updating their status and sharing professional content, but this hardly ever happens because there is a severe lack of engagement. Applying game dynamics to an internal collaboration context such as the intranet can bring to positive results, especially if the company incentivates competition dynamics through games[video]

Innovation can become collaborative: even medium/low level employees have a voice and can express their ideas and opinions. This is how idea management platforms are born, on which ideas compete and generate competition among those who have proposed them through a system of points of badges. [video]

Of course not everything can be "gamified", game dynamics cannot be applied, as some say, to any kind of product or any kind of business. Game designers, in particular, consider games as something more important, that must bring you an experience that goes further than just getting points. Companies must understand the true motivations and real needs of the employees they want to engage through games.

It is very difficult to engage employees in a behavioral optic, by promising gadgets in exchange for participation. They must understand how participating and competition make work better and bring benefits both for the employee and the company. [video]

We also talked about freemium models, the evolution of gamification in companies and the tactics and strategies they will have to implement in order to actually bring benefits to the company.

I invite everyone to view the full interview, much more detailed and rich in information than my brief synthesis.

Enjoy!

Maria Petrescu

martedì 13 dicembre 2011

Prossimamente: Alberto Cottica @alberto_cottica



La nostra prossima intervista sarà con Alberto Cottica, autore di Wikicrazia ed economista esperto di politiche collaborative e online presso il Consiglio d'Europa. 

Domani avremo il piacere di intervistare Alberto Cottica, economista esperto di politiche pubbliche collaborative e online, nonché autore di Wikicrazia.

La musica e le scienze sociali sono sempre stati i suoi interessi principali. Non riuscendo a decidersi tra i due, ha deciso di perseguirli entrambi e ha finito per diventare uno strano mix di musicista folk-world e di economista che si interessa della creatività umana come motore di sviluppo.

Come economista, dunque, è un esperto di politiche pubbliche collaborative e online. La pervasività di Internet, insieme ai cambiamenti sociali a cui si associa, apre la strada alla produzione delle politiche pubbliche e perfino di certi servizi pubblici in modalità wiki, collaborativa.
Ha maturato un’esperienza diretta nel lancio, mantenimento e cura di comunità di cittadini che lavorano insieme alle autorità di governo verso obiettivi di natura pubblica. Ha lavorato principalmente per il Ministero dello Sviluppo Economico e il Consiglio d’Europa, ma ha anche esperienze al livello regionale e locale.

Si interessa di economia della complessità, che vede come un modo fecondo di pensare a questi argomenti; per rendere la sua analisi più rigorosa fa ricerca in questo campo come studente di Ph.D. all’Università di Alicante. Ha pubblicato un libro sulle politiche pubbliche al tempo della rete, dal titolo Wikicrazia, diversi saggi e il suo blog; quando scrive o parla in pubblico fa del suo meglio per essere chiaro senza banalizzare gli argomenti che tratta.

Come musicista è interessato alle radici della sua nativa Emilia Romagna, che gli piace raccontare attraverso la musica in tutto il mondo. Il suo progetto principale è il gruppo di folk digitale Fiamma Fumana, molto attivo soprattutto in nord America e nord Europa. Collabora anche con il suo vecchio amico Cisco e, occasionalmente, con alcuni artisti stranieri di world music come i britannici Transglobal Underground e la danese Gudrun Holck. E' anche nel gruppo fondatore dei Modena City Ramblers, in cui ha militato per anni.

Avremo modo di parlare di Wikicrazia, di come è cambiata la politica in questi ultimi anni grazie alle nuove tecnologie e soprattutto quali sono le prospettive per il futuro.

Naturalmente se volete proporre una domanda, compilate semplicemente il form qui sotto!

Maria Petrescu





Coming up soon: Alberto Cottica

Tomorrow we'll have have the pleasure of interviewing Alberto Cottica, economist, expert of public collaborative online politics and author of Wikicracy.

Music and social sciences have always been his main interests. Not being able to decide between the two, he decided to pursue both and he ended up turning into a strange mix of a folk-world musician on the one side and an economist interested in human creativity as a development engine on the other.

As an economist, he is an expert of public collaborative online politics. The pervasivity of the Internet, together with the social changes it associates with, opens the door to the production of public politics and even some public services in a wiki, collaborative mode.
He has matured a direct experience in the launch, maintenance and curation of citizen communities that work together with government authorities towards public goals. He has worked mainly for the Ministry of Economic Development and the Council of Europe, but he also has experiences at a regional and local level.

He is interested in complexity economics, and he believes this to be a fruitful way to think about these topics; to make his analysis even more precise he does research in this field as a PhD student at the University of Alicante. He has published a book on public politics in the web's time, called Wikicracy, several papers and his blog; when he writes or speaks in public he does his best to be clear without making the topics he's treating trivial.

As a musician he is interested in the roots of his native Emilia Romagna, which he loves to tell through music around the world. His main project is the digital folk group Fiamma Fumana, very active especially in North America and North Europe. He also collaborates with his old friend Cisco and occasionally, with some foreign world music artists such as the British Transglobal Underground and the Danish Gudrun Holck. He is also in the founding group of the Modena City Ramblers, in which he has participated for years.

We'll have the chance to talk about Wikicracy, how politics changed during these last few years thanks to the new technologies and especially the future perspectives in this field.

Of course, if you want to propose a question, simply fill in the form above!

Maria Petrescu

▼ Leggi i migliori della settimana

2