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sabato 17 dicembre 2011

10minuticon Stefano Mizzella @stefanomizzella



Stefano Mizzella, social media strategist in Open Knowledge, ha spiegato che cos'è la gamification e in quali modi questa può essere impiegata nel marketing, per coinvolgere i clienti, gli utenti, ma anche e soprattutto i dipendenti delle aziende per rendere più produttive le attività di business.


Qualche settimana fa abbiamo avuto il piacere di intervistare Stefano Mizzella, social media strategist in Open Knowledge.

Innanzitutto abbiamo chiesto a Stefano quale sia la sua definizione di gamification: in sostanza si tratta dell'utilizzo del gioco in ambiti che non sono ludici, e che possono spaziare dal marketing alla comunicazione, all'innovazione, collaborazione e business.

Attualmente la gamification sta attraversando una fase di hype, tutti ne parlano ed è diventato un fenomeno alla moda, portando alla creazione di definizione più ortodosse e altre più ibride, ma ad ogni modo è qualche cosa che appassiona. Stefano, pur non essendo un game designer o un esperto di giochi, ne sta seguendo le evoluzioni con attenzione e senso critico.
Il suo maggiore interesse è nel capire in che modo le meccaniche, le dinamiche del gioco possano avere risultati all'interno dell'attività professionale, per coinvolgere meglio sia clienti che dipendenti. [video]

Abbiamo parlato quindi di alcuni esempi di utilizzo delle dinamiche del gioco da parte delle aziende con i propri clienti,  primo fra tutti il caso Starbucks in associazione con Foursquare, ma la vera difficoltà è portare il gioco dentro l'azienda, dove ci si scontra con ostacoli molto più grandi. Tutto ciò che è legato all'ambito ludico è visto come una minaccia per l'attività lavorativa, ma in realtà molte delle strategie utilizzate verso l'esterno possono essere portate all'interno per migliorare la produttività. [video]

Alcuni parallelismi sono già evidenti, come la corrispondenza tra la intranet aziendale e Facebook, piuttosto che quella tra il check-in su Foursquare e il timbrare il cartellino: le modalità del gioco possono cambiare in meglio il comportamento. Si tratta quindi di un'applicazione delle dinamiche del gioco non fine a se stessa, ma intesa come vettore di cambiamento su diversi livelli, ovvero collaborazione, innovazione e leadership. [video]

Per quanto riguarda il lato collaborazione, una prima applicazione sarebbe possibile a livello di intranet. Molte aziende pensano che basti avviare l'intranet e tutti gli utenti smetteranno di usare le email e cominceranno ad aggiornare status e a condividere elementi professionali, ma questo non accade quasi mai proprio perché manca il coinvolgimento. Applicare dinamiche del gioco a un contesto di collaborazione interna come la intranet può avere risultati positivi, soprattutto se l'azienda incentiva le dinamiche di competizione e sfida veicolate dal gioco. [video]

L'innovazione può diventare partecipativa, collaborativa: anche i dipendenti di livello medio/basso hanno una voce e possono esprimere la propria idea e la propria opinione. Nascono così le piattaforme di idea management, su cui però a sfidarsi ed entrare in competizione sono le idee, generando competizione anche tra chi quelle idee le ha proposte, magari attraverso un sistema di punti. [video]

Naturalmente non tutto è "gamificabile", le dinamiche del gioco non posso essere applicate, come alcuni dicono, a qualsiasi tipo di prodotto e a qualsiasi tipo di business. I game designer, in particolare, considerano il gioco qualcosa di più importante, che ti deve immergere in un'esperienza ben più significativa di una semplice raccolta di punti. Bisogna quindi capire le reali motivazioni e i reali bisogni dei dipendenti che si vogliono sollecitare attraverso il gioco.

E' difficile infatti coinvolgere i dipendenti in un'ottica comportamentistica, promettendo gadget di valore più o meno alto in cambio della partecipazione alle discussioni. Si deve invece capire come la partecipazione e l'attitudine alla competizione migliora il modo in cui si lavora, portando vantaggi sia per il singolo che per l'azienda. [video]

Abbiamo parlato anche di modelli freemium, dell'evoluzione della gamification in ambito aziendale e le tattiche e le strategie che sarà necessario implementare affinché le applicazioni non rimangano sterili, ma portino ad effettivi benefici.

Invito tutti alla visione dell'intervista, molto più dettagliata e ricca di informazioni rispetto a questa mia breve sintesi.

Buona visione!

Maria Petrescu


10 minutes with Stefano Mizzella

A few weeks ago we had the pleasure of interviewing Stefano Mizzella, social media strategist in Open Knowledge.

First of all we asked Stefano what his definition of gamification is: basically it's the use of game dynamics in context that aren't linked to games, and that can rage from marketing to communication, to innovation, collaboration and business.

At the moment gamification is in a period of hype, everybody's talking about it and it has become an up-to-date feature which leads to the production of several definitions, both orthodox and hybrid, but by any means it's a topic people are very passionate about. Stefano, even though he's not a game designer or a game expert, is following the evolution with great attention.
His main interest is understanding in what ways game mechanics can bring results inside the professional activity, with the goal of engaging both clients and employees. [video]

We talked about some examples of use of game dynamics in businesses, first of all the Starbucks case in association with Foursquare, but the real trick is bringing games inside the company, where you find much greater resistance. Everything that has to do with games is seen as a threat for the working activity, but in reality many of the strategies used towards clients can be brought inside to increase productivity[video]

Some parallels are already self-explanatory, such as the intranet - Facebook parallel, or the Foursquare check-in - clocking parallel: game dynamics can change behavior and make it better. We're talking about an application of game mechanics that is seen as a vector of change on different levels, collaboration, innovation and leadership. [video]

As for the collaboration aspect, a first possible application would be possible at an Intranet level. Many companies think they will just have to start the intranet and all users will stop using emails and start updating their status and sharing professional content, but this hardly ever happens because there is a severe lack of engagement. Applying game dynamics to an internal collaboration context such as the intranet can bring to positive results, especially if the company incentivates competition dynamics through games[video]

Innovation can become collaborative: even medium/low level employees have a voice and can express their ideas and opinions. This is how idea management platforms are born, on which ideas compete and generate competition among those who have proposed them through a system of points of badges. [video]

Of course not everything can be "gamified", game dynamics cannot be applied, as some say, to any kind of product or any kind of business. Game designers, in particular, consider games as something more important, that must bring you an experience that goes further than just getting points. Companies must understand the true motivations and real needs of the employees they want to engage through games.

It is very difficult to engage employees in a behavioral optic, by promising gadgets in exchange for participation. They must understand how participating and competition make work better and bring benefits both for the employee and the company. [video]

We also talked about freemium models, the evolution of gamification in companies and the tactics and strategies they will have to implement in order to actually bring benefits to the company.

I invite everyone to view the full interview, much more detailed and rich in information than my brief synthesis.

Enjoy!

Maria Petrescu

sabato 10 dicembre 2011

Intervistato.com | Stefano Epifani @stefanoepifani



Con Stefano Epifani, titolare della cattedra di Tecnologia applicate alla Comunicazione nella Laurea Specialistica in Comunicazione d'Impresa alla Sapienza, abbiamo approfondita il tema della PA digitale, open data, open government e i vantaggi dell'uso delle nuove tecnologie per l'amministrazione.


Qualche settimana fa abbiamo avuto il piacere di intervistare Stefano Epifani, attualmente titolare della cattedra di Tecnologie applicate alla Comunicazione nella Laurea Specialistica in Comunicazione d’Impresa della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Roma La Sapienza.

Prima di tutto Stefano ci ha spiegato la differenza tra l'approccio ai social media delle aziende private e della PA. Sicuramente si tratta di un quadro a marce diverse, ma bisogna far notare che nelle aziende private spesso la velocità non è come si vorrebbe pensare: spesso fanno fatica a capire la portata della rivoluzione che la società sta vivendo e che solo di riflesso investe le aziende, generalmente abituate a dettare il cambiamento ed ora costrette a subirlo. [video]

La Pubblica Amministrazione vive questo problema all'ennesima potenza, perché se le aziende devono solo adeguarsi al cambiamento, con tutte le difficoltà che questo comporta, quando si parla di PA bisogna fare i conti con uno scenario normativo complesso, con problemi riguardanti le competenze internet e con un contesto culturale complessivo davvero complicato da eradicare e cambiare. Il crollo del sito ISTAT per il censimento è la metafora dell'inadeguatezza a rendersi conto del cambiamento che sta avvenendo nella società. [video]

Un altro argomento che abbiamo affrontato insieme è stato quello dell'utilizzo di social media da parte dei politici. Da diversi anni Stefano sta analizzando, insieme a un gruppo di ricerca, le attività dei politici in rete, e le dinamiche relazionali sono drammaticamente cambiate negli ultimi 4 anni. Se l'eccezione, solo qualche anno fa, era che un parlamentare fosse presente online, ora la vera eccezione è il politico che non è in assoluto online. Il vero problema è che, pur essendo presenti sui social media, riportano su uno strumento nuovo, con regole nuove e soprattutto che si riferisce a un contesto completamente nuovo, le regole e le  modalità di comportamento tipiche della gestione che fanno e hanno fatto in passato con gli strumenti mainstream. [video]

Si spiegano dunque anche i frequenti attacchi alla libertà della rete, che in alcuni casi sono costruiti, ma in altri non sono frutto di una volontà di danneggiare la rete, bensì della semplice ignoranza riguardo al funzionamento di questi mezzi. Ne sono talmente lontani che non hanno nemmeno la percezione del fatto che il mondo è cambiato, rendendo quindi difficile identificare degli elementi normativi adeguati. [video]

Stefano ci ha spiegato anche in cosa consiste l'attività dell'Associazione Italiana per l'Open Government, che ha il compito di incidere sull'amministrazione in modo tale da far comprendere che il mondo è cambiato. Non solo, sono cambiati anche i rapporti, le relazioni tra amministrazione e cittadino, che non è più suddito e usufruttuario di un sistema di servizi, bensì un interattore: la PA deve quindi mettere a disposizione gli strumenti che gli permettano di interagire, e si tratta innanzitutto di strumenti conoscitivi. [video]

Il primo fra questi è la disponibilità dei dati, ovvero open data, che permettono di conoscere la realtà dei fatti in base alle informazioni detenute dall'amministrazione. La PA detiene moltissimi dati non sfruttati, che però sono stati pagati con le tasse dei cittadini e che ai cittadini appartengono. Quando si parla di open data ci si avvale sempre di un equivoco legato alla privacy: non si tratta infatti di dati personali, ma per esempio i dati della rilevazione dell'inquinamento delle città, i costi delle ASL, i livelli di performance negli istituti di formazione superiore, i costi del Comune, giusto per citarne alcuni. [video]

Tutti questi dati dovrebbero essere messi a disposizione di tutti non solo nel formato non elaborabile in cui sono pubblicati per legge, ma in un formato che possa essere elaborato, in modo da poter confrontare i dati ed innescare una collaborazione virtuosa tra impresa, amministrazione e cittadino. Una volta che il dato è disponibile, infatti, rappresenta l'infrastruttura per lo sviluppo di una serie di servizi che producono benessere, posti di lavoro, ricchezza e consapevolezza nel cittadino.
Si tratta quindi da una parte di una possibilità di sviluppo e dall'altra di una reale porta verso un processo di democrazia più strutturata che oggi è possibile grazie alle nuove tecnologie. [video]

Abbiamo parlato anche di comunicazione aziendale attraverso i social media, di e-learning, di innovazione e ricerca scientifica portata dentro le aziende, giusto per citare alcuni temi.

Invito quindi tutti alla visione dell'intervista integrale, ricchissima di informazioni, riflessioni e chiarimenti riguardo a questi temi molto discussi in questi mesi.

Buona visione!

Maria Petrescu

Intervistato.com | Stefano Epifani

A few weeks ago we had the pleasure of interviewing Stefano Epifani, currently Professor of Technologies applied to Communication in the Science of Communication Faculty of La Sapienza University in Rome

First of all Stefano explained the difference between private companies' approach to social media compared to the PA. Surely they're travelling at different speeds, but it is important to point out that private companies don't travel as fast as we might want to think: they often have difficulties understanding the importance of the revolution society is living and that only reflects on companies, which are generally used to dictate change, and now they're constrained to suffer it. [video]

The PA lives this problem at a higher level, because if companies just need to adjust to change, with all the difficulties this implies, when we talk about PA we must take into account a complex norm scenario, problems regarding internal competences and with a cultural context which is really hard to  eradicate and change. The failure of the ISTAT website for the censorship is the metaphor of the inadequacy in realizing what change is happening in the society. [video]

Another topic we talked about is the use of social media by politicians. During the last few years Stefano has been analyzing, together with a research team, the activities of politicians online, and the relational dynamics have dramatically changed during the last 4 years. If the exception, just a few years ago, was that a Member of Parliament was present online, now the real exception is the politician who isn't online at all. The real problem is that, even though they are present on social media, they bring into a new tool, with new rules and especially a completely new context, rules and behaviors that are typical of the management they've done and do with mainstream tools. [video]

This also explains the frequent attacks to the freedom of the web, which in some cases are wanted, but in others aren't the result of a will of damaging the web, but of sheer ignorance regarding the way these media work. They're so far away from them that they don't even have the perception that the world has changed, making it very difficult to identify adequate norms. [video]

Stefano has also explained what the Italian Association for Open Government does: it has the goal of making the PA understand that the world has changed. Not only the world, the relationships between PA and citizen have changed, the citizen is no longer a user of a system of services, but an interactor: the PA must make the tools that allow him to interact available, and these tools are knowledge tools. [video]

The first one is the availability of data, or open data, that allow to know the reality of facts based on the information the PA holds. The PA has a great deal of data that isn't being used, that have been paid with the money of the citizens and that belong to the citizens. When we talk about open data there's always a misunderstanding regarding privacy: we're not talking about personal data, but for example the data regarding city pollution, the costs of ASLs, the levels of performance in highschools, the costs of the Comune, just to name a few. [video]

All this data should be made available to anyone not only in the format that cannot be processed which is mandatory by law, but in a format that allows processing so that citizens can compare data and start a virtuous collaboration between companies, PA and citizen. Once the data is available, it represents the infrastructure for the development of a series of services that produce wellbeing, jobs, wealth and awareness in the citizen. We're talking about the possibility for development on the one side and a door towards a more structured democracy process, which today is possible thanks to new technologies. [video]

We also talked about company communication through social media, e-learning, innovation and scientific research brought into companies, just to name a few.

I invite everyone to view the full interview, very rich in information, insight and more explanations regarding these very discussed topics.

Enjoy!

Maria Petrescu

domenica 9 ottobre 2011

Prossimamente: Stefano Epifani @stefanoepifani



Domani avremo il piacere di intervistare Stefano Epifani, attualmente titolare della cattedra di Tecnologie applicate alla Comunicazione nella Laurea Specialistica in Comunicazione d’Impresa della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Roma La Sapienza.

Ha lavorato e lavora con la pubblica amministrazione e con aziende private, principalmente operanti nel settore dell’Information & Communication Technology, occupandosi della progettazione di modelli, strumenti ed applicazioni di knowledge management ed information design finalizzati a favorire i processi di innovazione nelle organizzazioni attraverso il ricorso a soluzioni basate su sistemi IT. In sostanza ha cominciato ad occuparsi di Internet e dei suoi impatti in azienda da prima che nascesse Gopher.

Nel 1998 ha fondato Info.it, un'azienda che offre attività di consulenza, ricerca e formazione su Social Media Management, Knowledge Management e Internazionalizzazione.
Info si avvale di competenze provenienti tanto dal mondo dell’Università e della Ricerca quanto da quello del Business, facendo del binomio tra modelli teorici e pratica operativa il suo principale punto di forza: un vero e proprio Innovation Hub, un network creato da professionisti con storie ed esperienze diverse.

Inoltre Stefano è stato direttore scientifico del Master Universitario “Knowledge.com” ed ha insegnato Economia dell’Innovazione. Esperto di sistemi di gestione della conoscenza, si occupa di information design e studia l’impatto dei social network e delle tecnologie di rete nei diversi contesti della comunicazione.

Giornalista e consulente di direzione, ha pubblicato diversi articoli e libri tra cui: Internet per chi scrive (Gruppo Editoriale Jackson, 1995); Business Community (Franco Angeli, 2003), Decidere l’Innovazione (Sperling & Kupfer, 2008), I giovani e la comunicazione politica online (Apes, 2011).

Avremo modo di parlare dell'impatto dei nuovi media nelle aziende, dei problemi della comunicazione aziendale, dello sfruttamento dei risultati della ricerca scientifica nelle aziende e molto altro.

Naturalmente se volete fare una domanda, compilate semplicemente il form qui sotto!

Maria Petrescu

Photo credit: Lord Alessandro Zarcone





Coming up soon: Stefano Epifani

Tomorrow we'll have the pleasure of interviewing Stefano Epifani, currently Professor of Technologies applied to Communication in the Science of Communication Faculty of La Sapienza University in Rome.

He has worked and works with the public administration and with private companies that mainly operate in the area of Information & Communication Technology, managing projects of models, tools and knowledge management applications and information design that have the aim of aiding the processes of innovation inside organizations through IT based solutions. Basically he started dealing with Internet and its impact inside companies before Gopher was created.

In 1998 he founded Info.it, a company that offers activities of consultancy, research and formation on Social Media Management, Knowledge Management and Internationalization.
Info has the benefit of having resources from the world of University and Research and the world of Business, transforming the binomial of theoretical models and operative practice its main strength: a true innovation Hub, a network created by professionals with different stories and experiences.

Stefano has also been the scientific director of the Universitary Master "Knowledge.com" and has taught Innovation Economy. Expert of knowledge management systems, he deals with infomration design and studies the impact of social networks and web technologies in different contexts of communication.

Journalist and direction consultant, he has published several articles and books such as:  Internet per chi scrive (Gruppo Editoriale Jackson, 1995); Business Community (Franco Angeli, 2003), Decidere l’Innovazione (Sperling & Kupfer, 2008), I giovani e la comunicazione politica online (Apes, 2011).

We'll have the chance to talk about the impact of social media inside companies, the main problems of company communication, bringing the results of scientific research inside company strategies and a lot more.

Of course, if you want to propose a question, simply fill in the form above!

Maria Petrescu

sabato 17 settembre 2011

Prossimamente: Alessandro Bonino @eio



Fra pochi giorni avremo il piacere di intervistare Alessandro Bonino, blogger e scrittore italiano autore del blog "E io che mi pensavo", dichiarato miglior blog letterario del 2008.

Nel 2005 ha lanciato il blog di satira politica Spinoza.it insieme a Stefano Andreoli. Spinoza ha vinto il premio "Miglior blog italiano" per l'anno 2009 e 2010 e il premio della satira di Forte dei Marmi.

Nel 2007 ha curato il libro "Sempre cara mi fu quest'ernia al colon", basato sul gioco del fincipit, sempre con Stefano Andreoli, uscito nella Biblioteca Umoristica Mondadori.

Inoltre nel 2010 ha curato "Spinoza. Un libro serissimo", tratto dall'omonimo blog, uscito per Aliberti Editore. Per Aliberti, e sempre con Stefano, dirige la collana Sbalzi d'umore e nel 2011 ha fondato, insieme a Paolo Nori, la casa editrice Sugaman.

"Sugaman nasce perché pensiamo che sia il caso di affrontare i libri elettronici in modo diverso da come li stanno affrontando i grandi editori. Non ci piace che i libri elettronici costino quasi quanto l’edizione cartacea e soprattutto non ci piace che vengano poste limitazioni artificiali alla loro circolazione."

Gestisce con Stefano il sito Spinoza, e ha un cane immaginario di nome Breznev, "autore" del tumblr di Alessandro, Phonkmeister, aperto nel 2007.

E' tra gli autori dell'agenda Comix per gli anni 2008, 2009, 2010 e 2011, scrive sul Canemucco, ha creato il sito della rivista letteraria L'accalappiacani e quello dello scrittore Paolo Nori.

Ha appena tradotto un inedito di Bruce Sterling in uscita presso 40k, dal nome "Il bisturi napoletano".

A Natale 2009 ha pubblicato un ebook gratuito che si chiama "Volevo essere un neo-distruzionista ma la mamma non mi avrebbe lasciato".

Avremo modo di parlare di nuova editoria, satira, editoria digitale, giusto per citare alcuni temi.

Naturalmente, se volete proporre una domanda, compilate semplicemente il form qui sotto!

Maria Petrescu

Photo credit: Suzukimaruti




Coming up soon: Alessandro Bonino

In just a few days we'll have the pleasure of interviewing Alessandro Bonino, Italian blogger and writer.
Born in Cuneo in 1974, he has a blog called "E io che mi pensavo", best literature blog in 2008.

In 2005 he launched the satirical blog Spinoza.it together with Stefano Andreoli. Spinoza has won the "Best Italian Blog Prize" in 2009 and 2010 and the Satirical Prize in Forte dei Marmi.

In 2007 he was the curator of the book "Sempre cara mi fu quest'ernia al colon", based on the fincipit game, with Stefano Andreoli, published by the Biblioteca Umoristica Mondadori.

In 2010 he was the curator of "Spinoza. Un libro serissimo", from the homonymous blog, published by Aliberti Editore. For Aliberti he directs the series Sbalzi d'umore and in 2011 he founded, together with Paolo Nori, the publishing house Sugaman.

"Sugaman is born because we think that it is the case to face electronic books in a way that is different from the way big editors do. We don't like the fact that electronic books cost almost the same as the paper edition and most of all we don't like the artificial limitations to their circulation."

He manages, with Stefano, the website Spinoza, and he has an imaginary dog called Breznev, "author" of Alessandro's tumblr, Phonkmeister, opened in 2007.

He is among the authors of the Comix diary for 2008, 2009, 2010 and 2011, he writes on Canemucco, he created the website of the literary magazine L'accalappiacani and the website of the writer Paolo Nori.

He has just translated a book by Bruce Sterling for 40k, called "Il bisturi napoletano".

For Christmas 2009 he published a free ebook called "Volevo essere un neo-distruzionista ma la mamma non mi avrebbe lasciato".

We'll have the chance to talk about new publishing techniques, satire, digital publishing, just to name a few topics.

Of course, if you want to propose a question, simply fill in the form above!

Maria Petrescu

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