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giovedì 4 aprile 2013

La 25ª ora della politica



Fanculo.
Fanculo a come è diventata la politica italiana, che ha paura anche della propria ombra, talmente propensa a fare di tutto per non perdere voti, che trova sempre un modo nuovo per non far nulla.


Fanculo al PD, che porta decine di parlamentari giovani, se ne prende il merito, quando il merito è della pressione esterna al PD, e poi li tiene lì, carini e ornamentali, come i nipotini a una noiosa riunione di famiglia. Fanculo a un apparato che ha più correnti dell'oceano ma meno plancton.

Fanculo a SEL, perché da un partito di sinistra mi aspetto innanzitutto che spariscano cognomi dal simbolo, e poi perché da un partito di sinistra mi aspetto più piazza e meno media, è così che si prendono voti a sinistra, e non sapete fare altro che perderli.

Fanculo a Berlusconi e a tutta la sua depandance del PDL, zeppa di cameriere e maggiordomi più o meno graduati, pronti a sbavare ad ogni scampanellìo del Signorotto, sottoprodotti del godimento masturbatorio di potere di un Re Sòla che ha il solo interesse di arrivare alla tomba senza condanne, e magari con una statua da qualche parte.

Fanculo a Monti e alla sua Scelta Civica, che di civico ha solo il fatto di essere il centro anziani che continua a tenere in vita la Democrazia Cristiana, coccolando nel contempo i nipotini chirichetti sparsi negli altri schieramenti. Un tecnico, finito il suo tempo, fattura e se ne va.

Fanculo a Grillo, che con la sua concezione teatrale della politica tarpa le ali al cambiamento, sei solo l'ultima delle cariatidi che dovranno essere messe da parte, e quando lo capiranno al M5S sarà troppo tardi, mentre il leader, nervoso, si fuma un pacchetto di dissidenti al giorno.

Fanculo al M5S, che poteva essere una risorsa per il paese, mentre ha deciso di essere la compagnia teatrale di Grillo, così appiattiti sull'assolutismo del copione scritto da un saltimbanco, da arrivare a bruciare idee, ponti e persone. Cominciate a fare politica con la vostra testa, invece di continuare a giocare alla Santa Inquisizione del Media Evo.

Fanculo ai giovani parlamentari di tutti gli schieramenti. Siete abbastanza per formare un gruppo trasversale e incontrarvi per cercare quelle cose che sicuramente tutti avete in comune, ma che il leaderismo vi costringe a soffocare in gola. Siete abbastanza per fare fronte comune e costringere le Assemblee Parlamentari a darvi retta. Siete nuovi, fate nascere anche strategie nuove. Altrimenti vi ritroverete come quegli anziani che vi esibiscono orgogliosi come si fa col nipotino secchione, e non ve ne renderete neanche conto.

Fanculo ai giornalisti, che non producono più notizie, ma producono meme. Che fanno di un gesuita un francescano, di un gruppo di parlamentari funzionali alla crisi, un consesso di "saggi", di un tizio che ha un network di siti obsoleti, poco navigabili e per nulla usabili e che ha avuto il solo merito agenziale di aver fatto aprire il blog a un comico già molto famoso, un "guru del web" (vi insegno una cosa sul web, giornalisti: sei un guru se "fai" il web o lo porti verso qualcosa di nuovo che tutti possono usare, sono dei "guru" persone delle quali conoscete a malapena il nome o non lo conoscete affatto. Se amplifichi il tuo network tramite una serie di link incrociati su un singolo blog molto famoso, sei uno che sfrutta bene il proprio orticello web, non sei un "guru". Sei un bravo commerciale.). Per la potabilità e la linkabilità di una notizia siete disposti a sacrificarne tutti gli aspetti che fanno di una notizia un'informazione.

E poi fanculo a me, che continuo ad arrovellarmi il planetario su tutto questo, come tutti, e che alimento la guerra tra poveri interconnessi tipica di questi tempi. 

Francesco Lanza | @bedrosian


The 25 th hour of politics

Fuck it.

Fuck how Italian politics has become, fearful of its own shadow, so incline to do anything in order to not lose votes, it always finds a way of doing nothing.

Fuck the PD, which brought dozens of young members of Parliament, takes the merit for it, when the merit is of the outside pressure on the PD, and then just keeps them there, nice and ornamental, like grandkids at a boring family reunion. Fuck an apparatus that has more currents than the ocean but less plancton.

Fuck SEL, because from a left wing party I expect first of all that surnames disappear from the symbol, and then because from a left wing party I expect more fieldwork and less media, that's how you get the left wing votes, and you don't know what to do but lose them.

Fuck Berlusconi and all his PDL depandance, filled with maids and butlers more or less graduated, ready to drool at the first sign of their Lord, underproducts of the masturbatory pleasure of power of a king whose only interest is to get to his grave uncondemned, and maybe with some statue somewhere.

Fuck Monti and his Civic Choice, the only thing that's civic about it is the fact that it's the nursing home still keeping Christian Democracy alive, caressing in the meanwhile the grandchildren in the other wings. A technician, once his time is done, gets paid and leaves.

Fuck Grillo, who with his theatrical conception of politics kills change, you're just the last of the monsters we'll have to put aside, and when the M5S will understand it will be too late, while the leader - nervous - smokes a packet of dissidents a day.

Fuck M5S, which could have been a resource for this country, but has decided to be Grillo's theatre company, so dull in the absolutism of the script written by a comedian, to even arrive at burning ideas, bridges and people. Start doing politics with your own heads, instead of continuing to play the Sacred Inquisition of the Media Ages.

Fuck young member of Parliament of all political parts. You're enough to form a transversal group and mett in order to look for those things you all have in common, but that leaderism forces you to suffocate. You're new, create new strategies. Otherwise you'll end up like those old proud politicians who show you off as they would do with a grandson, and you won't even notice.

Fuck journalists, who don't produce news anymore, but produce memes. Who turn a gesuit in a francescan, a group of Parliamentaries functional to the crisis, a group of "wise men", of a man with a network of old website, not user friendly at all, and who had the only merit of making an already very famous comedian open a blog, a "guru" of the web (I'll teach you something about the web, you journalists: the "gurus" are people you hardly know the names of. If you amplify your network thanks to a series of crosslinks on a very famous blog, you're someone who can exploit their own web garden, not a "guru". You're a good seller.) For the linkability of a news you're ready to sacrifice all the aspects that make a piece of news an information.

And fuck me, who make up my rassoodock with all this, like everyone, and feed the war between poor interconnected people, typical of these times.

Francesco Lanza | @bedrosian

domenica 10 marzo 2013

Dalle #elezioni2013 a una mancata riconciliazione nazionale



Dopo le elezioni alcuni amici, che mi ritengono più preparato in materia (forse per via della mia passione per l'argomento, altrimenti non saprei spiegarmelo) mi hanno scritto ponendomi una semplice domanda: e adesso?

E adesso se devo essere sincero con me stesso, e con chi legge, non lo so. Non lo so davvero. In queste settimane ho letto e sentito di tutto e il contrario di tutto. Un overload di informazioni mitragliate da una parte e dall'altra che hanno finito per creare ancora più confusione nella mia testa.

Mi guardo in giro e leggo un tutti contro tutti che non può non ricordarmi i periodi in cui da sinistra si accusava spietatamente l'elettore berlusconiano, reo di aver contribuito a portare l'Italia sull'orlo del baratro per colpa di un voto svenduto al nemico pubblico numero uno delle sinistre. Mentre da destra arrivavano badilate di "coglioni" e "comunisti".

Oggi c'è la caccia al grillino, le cui colpe sono sostanzialmente simili nelle tesi di che le imputava un tempo agli elettori del Cav. Sull'altro fronte l'elettorato grillino che schernisce la "casta" tutta, forte del risultato elettorale ottenuto (ma che, ricordiamolo, non è rappresentativo della maggioranza del paese).

In mezzo stava, e sta anche oggi, lo stivale che affonda. Dimenticato in un angolo dalla battaglia tra partiti, movimenti, curve nord e sud.

Un paio di anni fa mi dicevo che dopo la scomparsa di Berlusconi dalla scena politica sarebbe stato necessario una sorta di dibattito civile per una riappacificazione nazionale. Suona grossa come cosa, ma il senso per me era semplice: cercare di superare un periodo fatto di divisioni ideologiche. Uscire da quel brutto fenomeno che è la tifoseria per partito preso, che non ti permette di razionalizzare e trovare un senso comune di appartenenza, una strada condivisa.

Il che non significa non schierarsi su linee di pensiero a noi più congeniali (io ad esempio non riuscirei ad identificarmi nei programmi e nei valori della destra, e viceversa) ma cercare di focalizzare l'attenzione sui problemi veri, di tutti i giorni e premere assieme su partiti e movimenti eletti e quindi incaricati di eseguire un compito, responsabilizzandoli.

Berlusconi non è uscito di scena, Grillo ci è entrato a piedi pari, la sinistra arranca ancora su se stessa e noi, dopo vent'anni ci ritroviamo ancora divisi a litigare su chi debba avere ragione e chi no, schierati più che mai e con il paraocchi. Ma non possiamo permetterci che a prevalere siano ancora le ragioni dell'uno o dell'altro. Devono prevalere le necessità del sistema paese tutto.

L'immobilismo lo fa la classe politica, è vero. Ma ad un certo punto anche la società deve trovare il coraggio di svincolarsi e prendersi la responsabilità di chiedere fatti concreti agli eletti, che siano parte di un partito o di un movimento, coalizzati o meno. Non è più tempo del club esclusivo, non è più ora per gli schizzinosi.

Bisogna pretendere, da tutti, perché ci tirino fuori da questo impasse, con serietà e senso del dovere. Altrimenti potremo anche fregiarci dell'appartenenza esclusiva a quel club o a quell'altro, ma in tasca non avremo niente.

Matteo Castellani Tarabini | contepaz83


From the elections to the missed national reconciliation

After the elections some of my friends, who think I'm more prepared on the matter (perhaps because of my passion for this topic, I can't explain it any other way), have written to me asking one simple question: and now?

And now, if I must be honest with myself and who is reading, I don't know. I really don't know. During these weeks I've read and heard everything and the opposite of everything. An information overload, shot from one side and from the other, which have ended creating even more confusion in my head.

I look around and read everyone against everyone, a situation that can't avoid reminding me the times when the leftwing accused harshly the Berlusconian voter, guilty of contributing in bringing Italy on the brink of disaster because of a vote sold to the number one enemy of the left. While from the rightwing, a constant flow of "idiots" and "communists" arrived.

Today there's the hunt of the Grillo boy, whose faults are substantially similar in the thesis of those who imputed them once to the voters of the Chevalier. On the other side, the Grillo voters who offend the whole "chaste", proud of the result of the elections (but which, we must remind you, isn't representative of the majority of the country).

In the middle there was, and there is today, the sinking boot. Forgotten in a corner by the battle among parties, movements, and fanboys.

A couple of years ago I used to say that after Berlusconi's disappearance from the political scene, it would have been neccessary to start a civil debate for a national reconciliation. It sounds big, but the sense of it was quite simple: try to get over a time of ideological divisions. Get out of that ugly phenomenon that is blindly supporting something without thinking, that doesn't allow to rationalize and find a common sense of belonging, a shared and common road.

Which doesn't mean not to choose the lines of thought that are near to our beliefs (for example I could never identiy in the programs and values of the right, and viceversa), but try to focalize attentino on the true, everyday problems, and make pressure together on parties and movements, hence in charge of this task, giving them responsibility.

Matteo Castellani Tarabini | contepaz83

mercoledì 27 febbraio 2013

Il pagellone delle #elezioni2013



Immaginiamo la competizione elettorale come fosse il campionato di calcio. Si dice che in Italia ci siano 55 milioni di CT: il tema della politica, leggendo ed ascoltando i commenti in giro per il web, fanno essere affine in quanto ad opinioni espresse alla nazionale. 

Una miriade di valutazioni, prima e dopo lo spoglio di lunedì pomeriggio, che hanno fatto emergere come il Paese sia stratificato in una serie complessa di idee, emozioni, desideri.

E allora, proviamo a ragionare come in un campionato di calcio e dare i voti agli schieramenti: una prestazione lunga 4 mesi, un match che ha visto sei squadre giocarsi le proprie carte più o meno bene, offrendo prestazioni al di sopra o al di sotto delle previsioni. E poi: uno scudetto assegnato all'ultima giornata, sul modello 5 maggio, qualificazioni Champions imprevedibili e retrocessioni che lasciano l'amaro in bocca, perché a fallire è un progetto tecnico intero.

Insomma, il campionato più importante d'Italia è stato un vero distillato d'emozioni: peccato che il risultato sia un pareggio che la Federazione non sa ancora come risolvere, se con uno spareggio (ritorno alle elezioni), oppure con un trofeo assegnato a tavolino (governissimo?).

PD e SEL
Voto 4,5: la squadra da battere, altre definizioni al pronti via non se ne sentivano per parlare della compagine di centrosinistra. Eppure, come le prime Inter di Moratti che cedevano Roberto Carlos per puntare tutto su Pistone (ci perdoni la citazione l'ex terzino sinistro nerazzurro), la corazzata capeggiata dalla coppia goal Bersani-Vendola ha ceduto il passo agli avversari crollando come i milanesi il 5 maggio a Roma contro la Lazio, offrendo una prestazione che, è proprio il caso di dirlo, ha avuto carattere di psicodramma. Il peccato originale? A mente fredda in molti hanno imputato lo sbaglio alle errate strategie di mercato democratiche: preferire l'esperto centrattacco piacentino Bersani, detto "Lo smacchiatore" per la sua capacità di cancellare ogni risultato negativo, al giovane talento fiorentino Renzi per molti è stato fatale. Sarà, è anche vero che in Italia il calcio champagne che avrebbe offerto una squadra di Rottamatori poteva inizialmente non attecchire nel cuore della dirigenza PD. Si poteva osare di più?

Certo è stato che il gruppo democratico ha, come tutte le squadre troppo convinte di vincere, giocato al piccolo trotto, lasciando il pallino del centrocampo agli avversari più affamati e fisicamente preparati. Il risultato è stato un vero e proprio ridimensionamento che i tifosi, pazienti per tanti anni con un gruppo troppo logorato nel fisico e nella mente, faticano ad accettare. Il progetto tecnico è in discussione, e come per Luis Enrique la curva chiede già l'esonero del tecnico. PSICODRAMMA

M5S
Voto 8,5: mezzo voto in meno per lo sbaglio del Presidente di non presentarsi alla conferenza stampa pre partita (l'intervista mancata a SKY) che ha segnalato una particolare paura di vincere. Ci sta: la compagine stellata era neopromossa e dopo un campionato sorprendente in cadetteria (le elezioni regionali e comunali) era attesa alla prova della massima serie. Con un gruppo senza talenti, se non consideriamo il vulcanico presidente Beppe Grillo e il DS Roberto Casaleggio, il M5S ha espresso il gioco corale più interessante, e anche più imprevedibile, tanto da attirare le attenzioni di moltissimi tifosi stufi del solito "catenaccio all'italiana". Una squadra senza risorse, che ha saputo però arrivare a un soffio dallo scudetto e che si candida a superare brillantemente il girone di Champions League che lo attende.
SORPRESA

PDL e Lega 
Voto 7: votazione influenzata da due fattori. Il primo, la media fra la valutazione del PDL - o meglio, del suo top player -, voto 10,  e quella della Lega Nord, voto 4. Il secondo, un gruppo senza collettivo che però conta su un funambolico leader, imprevedibile come Neymar e provocatore come Joey Barton. Ora, voi direte: Berlusconi-Gascoigne ha giocato al rilancio con promesse sconsiderate come l'abolizione dell'IMU, una copertura mediatica da esasperazione e un appeal da venditore porta a porta. Eppure, calcisticamente parlando, la prestazione degli azzurri è stata equivalente a quella del Liverpool nella finale di Champions League contro il Milan (la prima). Dati per spacciati durante la pausa fra primo e secondo tempo, recuperano 3 goal lasciando sul campo di battaglia solo lo stupore degli avversari. Un paragone che non piacerà al Presidente Berlusconi, chiaro: però è anche vero che veramente, ad un certo punto, sembrava che fosse impossibile anche solo segnare il goal della bandiera. La coalizione di centrodestra porta a casa un risultato che ha del miracoloso: peccato che fosse una delle squadre candidate a lottare per la salvezza. Merito certamente del bomber Berlusconi (se non ci fosse stato lui, probabilmente staremmo parlando di un'altra partita), ma anche e soprattutto per demerito degli avversari.
ONE MAN SHOW

Scelta civica con Monti - UDC - FLI 
Voto 5: doveva essere l'outsider del campionato, con il bomber Monti che sembrava avrebbe garantito almeno 15 marcature (in termini %). Invece, la solitudine in attacco dell'esperto Professore non ha concretizzato le aspettative dei suoi tifosi. Sul campo rimangono molti rimpianti e l'infortunio che obbliga Fini ad abbandonare il rettangolo verde prematuramente, uno dei punti fermi della squadra da cui forse ci sarebbe aspettato di più. Delusione Casini, che cala vistosamente dopo una stagione giocata in maniera intelligente. In generale Scelta Civica per Monti raggiunge una dignitosa salvezza, ma le aspettative per il gruppo erano decisamente più alte. Per la prossima stagione, a meno di un miracolo sul mercato e un livellamento verso il basso delle altre compagini, la retrocessione sembra scontata.
DESTINO SEGNATO

Rivoluzione Civile
Voto 3: inutile nascondersi, era la vittima predestinata del campionato. Un po' Como 2002 di Preziosi, un po' Ancona 2005 di Pieroni, la compagine di Ingroia ha puntato tutto sull'usato sicuro Di Pietro o dell'enfante prodige ed ex M5S (con tanto di svincolo coatto) Favia, con il chiaro obiettivo di arrivare a una salvezza tranquilla. La debacle è stata totale, ma forse il progetto tecnico ha mostrato limiti evidenti fin dalle fondamenta: di certo, molto ci sarà ancora da fare se nella prossima stagione si vuole puntare a una veloce risalita.
MACERIE

FARE per Fermare il Declino
Voto 2: vale il discorso fatto per il gruppo capitanato da Ingroia. L'obiettivo era una salvezza tranquilla e magari togliersi qualche soddisfazione contro le grandi. Peccato che la guida tecnica abbia completamente sbagliato approccio la gara, schierando uno squalificato (dalle proprie clamorose bugie) Giannino in una gara ufficiale. Una penalizzazione troppo grande, per una squadra che a parte il proprio metronomo di centrocampo era veramente troppo poco per il campionato. Una retrocessione che sa di addio alla massima serie.
SOGNO INFRANTO

Francesco Gavatorta | @fRa_gAv


The evaluation of the Italian elections

Let's imagine the elections competition as a soccer championship. It's said that in Italy we have 55 milion coaches: the topic of politics, reading and hearing the comments around the web, made me understand that the opinions are similar to those expressed about the national team. A lot of evaluations, before and after the results, which have pointed out how the country is stratified in a complex series of ideas, emotions, desires.

And now, let's try to think like in a soccer championship, and give marks to the different parties: a performance 4 months long, a match which has seen 6 teams play their cards more or less brilliantly, offering performances above or below the expectations. And then: a prize given the last day, on the 5th of May model, Champions qualifications which were quite unpredictable and retrocessions which leave some bitterness behind, because it is an entire technical project that fails.

So, the most important championship in Italy has been a true distilled essence of emotions: too bad the result was a gridlock that the Federation still doesn't know how to solve, whether with another match (return to elections), or giving the trophy by agreement (super government?).

PD and SEL - 4,5

The team to beat, we didn't hear other definitions at the start to talk about the center-left coalition. And yet, just as the first Inter of Moratti who gave up Roberto Carlos to bet everything on Pistone, the group headed by the goal couple Bersani - Vendola has given in to the enemies going down just as the Milan players on the 5th of May in Rome against Lazio, offering a performance that had all the characters of a psychodramma. The original sin? Many have given the guilt to the wrong strategies of democratic market: to prefer the expert Bersani, called "The Unstainer" for his capacity of erasing every negative result, to the young Florence talent Renzi, was in many's opinion fatal. It might be, it's also true that in Italy the champaigne soccer which would have offered a team of new entries that could initially not take place in the heart of the PD leadership. Could they dare more?

Of course it was the democratic group who, just like every team who is certain of winning, played badly, leaving the ball to the more physically prepared and hungry adversaries. The result was a proper resizing that the fans, patient for so many years with a group which was too tired physically and mentally, just cannot accept. The technical project is in discussion, and just like for Luis Enrique, the fans already ask for the elimination of the technician.
PSYCHODRAMMA

M5S - 8,5

Half a vote less for the error of the President of not presenting himself at the press conference before the match (the interview to SKY) which has signaled a particular fear of winning. It's understandable: the starry group was just promoted and after a suprising championship among the cadets (the regional elections) it was awaited at the big challenge. With a talentless group, if we don't consider the vulcanic Beppe Grillo and Robert Casaleggio, the M5S has expressed the most interesting coral game, and also the most unpredictable, so much that it got the attentions of many fans who were sick and tired of the old "Italian chain". A team without resources, which has managed nonetheless to arrive at a step from the first prize and which is candidated to brilliantly win the Champions League coming up.
SURPRISE

PDL and Northern League - 7

Votazione influenzata da due fattori. Il primo, la media fra la valutazione del PDL - o meglio, del suo top player -, voto 10,  e quella della Lega Nord, voto 4. Il secondo, un gruppo senza collettivo che però conta su un funambolico leader, imprevedibile come Neymar e provocatore come Joey Barton. Ora, voi direte: Berlusconi-Gascoigne ha giocato al rilancio con promesse sconsiderate come l'abolizione dell'IMU, una copertura mediatica da esasperazione e un appeal da venditore porta a porta. Eppure, calcisticamente parlando, la prestazione degli azzurri è stata equivalente a quella del Liverpool nella finale di Champions League contro il Milan (la prima). Dati per spacciati durante la pausa fra primo e secondo tempo, recuperano 3 goal lasciando sul campo di battaglia solo lo stupore degli avversari. Un paragone che non piacerà al Presidente Berlusconi, chiaro: però è anche vero che veramente, ad un certo punto, sembrava che fosse impossibile anche solo segnare il goal della bandiera. La coalizione di centrodestra porta a casa un risultato che ha del miracoloso: peccato che fosse una delle squadre candidate a lottare per la salvezza. Merito certamente del bomber Berlusconi (se non ci fosse stato lui, probabilmente staremmo parlando di un'altra partita), ma anche e soprattutto per demerito degli avversari.

ONE MAN SHOW

SCELTA CIVICA PER MONTI - UDC - FLI - 5

Doveva essere l'outsider del campionato, con il bomber Monti che sembrava avrebbe garantito almeno 15 marcature (in termini %). Invece, la solitudine in attacco dell'esperto Professore non ha concretizzato le aspettative dei suoi tifosi. Sul campo rimangono molti rimpianti e l'infortunio che obbliga Fini ad abbandonare il rettangolo verde prematuramente, uno dei punti fermi della squadra da cui forse ci sarebbe aspettato di più. Delusione Casini, che cala vistosamente dopo una stagione giocata in maniera intelligente. In generale Scelta Civica per Monti raggiunge una dignitosa salvezza, ma le aspettative per il gruppo erano decisamente più alte. Per la prossima stagione, a meno di un miracolo sul mercato e un livellamento verso il basso delle altre compagini, la retrocessione sembra scontata.

A DOOMED DESTINY

RIVOLUZIONE CIVILE - 3

Useless to hide, this was the predetermined victim of the championship. A bit like Como 2002 of Preziosi, a bit Ancona 2005 of Pieroni, Ingroia's group bet everything on the safe used Di Pietro or the enfant prodige and former M5S Favia, with the clear goal of getting a calm safety. The debacle has been complete, but maybe the technical project has shown evident limitations starting with the basics: of course, they have a lot to do if during the next season they want to get back on track quickly.
RUINS

FARE per Fermare il Declino - 2

Same things as for Ingroia's group. The goal was a calm safety and maybe get some satisfaction against the big ones. Too bad that the technical guidance has got the approach to the match completely wrong, putting on the field someone who was disqualified (by his own incredible lies), Giannino, in an official challenge. A penance that was way too big, for a team that beyond its own centerfield player, had nothing for the championship. A retrocession that tastes like an adieu.
BROKEN DREAMS

Francesco Gavatorta | @fRa_gAv

lunedì 25 febbraio 2013

Di #elezioni2013, pizzerie ed emotività quotidiane



Son tornato ieri per votare e ho votato, poi come tanti oggi mi son messo a sentire gli instant poll e compagnia varia. Il risultato è quello che è: non si sa ancora chi ha vinto. Solo le 8 di sera del 25 febbraio, tenevo le mani sul computer per lavorare, poi il tablet per i dati dal Viminale, twitter. Ad un certo punto sento una leggera claustrofobia che mi assale. Mollo tutto ed esco. 

E' sera, umida, ha piovuto anche oggi, ho da fare qualche giro per prendere un po' di cose. Un periodo un po' complicato per me e per tanti altri milioni di persone in Italia. Poi ci sono le elezioni, la peggior campagna elettorale che mi ricordi e infatti alla fine credo ci sarà una colossale marmellata che non serve a niente, ma forse a qualcuno, pochi. Prende un paio di prolunghe USB con l'attacco piccolo, poi altre cosette, poi passo dal tabaccaio dove un anziano gioca al videopoker, respira, a fatica, ma continua a seguire le luci. Non vince. Il tabaccaio me l'ha spiegato che qui non vince nessuno, però giocano. Lotto, Gratta e Vinci, Superenalotto, la roba in circolazione in questo settore è tantissima. C'è una che vince. Non sa neanche lui come va, però alla fine della settimana lei è sopra coi soldi. Che sia lei il premier che cerchiamo?

Farmacia, per fortuna le medicine sono arrivate, ultimamente mi servono, problemucci da tenere sotto controllo. Intanto la fila si compone di signore che comprano cosmetici scontati, altrimenti non si vende, qualche anziano con la ricetta. I preservativi, gli aminoacidi per fare i muscoli, restano, all'ennesimo ribasso. Un bambino corre fra gli scaffali, cade qualcosa e una signora molto anziana strilla. Perchè? Non capirò mai perché ci siano persone che strillano e basta, non sanno neanche cosa è successo ma strillano. Forse è una pensionata, forse anche lei aspetta il rimborso dell'Imu, forse c'avrà creduto, oppure anche lei gioca una parte della sua pensione. Oppure è solamente stanca. Come tutti noi. Ognuno con i suoi motivi, che aumentano.

Ultima fermata pizzeria. Prendo una birra e mi metto a guardare la tv accesa mentre altri ordinano e consumano, io aspetto che si scaldi il mio pezzo fiori di zucca e alici. Intanto c'è un ex berlusconiano che brinda alla vittoria di Grillo, performance incredibile m5s, anche se non ho capito cosa vogliano fare. Però qui mi parte l'autocritica, da vecchia sinistra, questioni di appartenenza. Mi stanno antipatici, però alla fine realmente io ne realmente incontrati pochi nella vita reali. Li vedo in tv oppure su Twitter, discussioni sterili, poi non mi piace il loro dirigismo e leaderismo, però toccherà vedere come si muoveranno. Certo se tutti perdessimo un po' di spocchia ci si potrebbe incontrare.

Mi piacerebbe capire. Qualche amico attivo, magari gli chiedo qualcosa. Anche se le distanze sono enormi, per me se uno vale uno significa che tutti possiamo dire la nostra su un'argomento, purchè in italiano comprensibile, senza urlare. Un cagnetto mi si avvicina, scodinzola, gli allungo un pezzo di pizza. Mangiucchia e scodinzola. Mi chino e ci gioco un po'. Questa me la segno sul calendario, perchè io coi cani non ci sono mai andato tanto d'accordo, una storia vecchia, ma tutto cambia. Meno i risultati incomprensibili che vedo mentre finisco questo post. Comunque.

Simone Corami | @psymonic


Elections, pizza and daily emotivity

I came back yesterday to vote and I voted, then as many others today I listened to the instant polls and all. The result is what it is: we still don't know who won. It's 8 o'clock in the evening, on February the 25th, I had my hands on the computer to work, then the tablet for the data coming from the Viminale, Twitter. At one point I feel a slight claustrophoby. I leave everything and go out.

It's evening, damp, it rained today, I must go pick up a few things. Complicated times for me and milions of others in Italy. Then there are the elections, the worst elections campaign I remember and at the end I think there's going to be a colossal jam that isn't useful to anyone, or maybe just to a few. I pick up a USB cable, a few other things, then I go to the tobacco store where an old man is playing videopoker, breaths heavily, but continues to follow the lights. He doesn't win. The seller told me that no one wins here, but they play. Ltto, Superenalotto, there's a lot of stuff in this section. There's a woman who wins. He doesn't know how, but at the end of the week she's up with the money. Could she be the premier we're looking for?

Pharmacy, fortunately meds have arrived, I've been needing them lately, a few problems to keep under control. The line is made up of ladies who buy discounted cosmetic products, otherwise they don't sell, a few old people with a prescription. Preservatives, aminoacids for muscles, are still on the shelves, untouched. A child runs among the shelves, something falls and a very old woman shrieks. Why? I'll never understand why some people just shriek, they don't know what happened but they shriek. Maybe it's a retired woman, maybe she's waiting for the IMU payment, maybe she believed it, or maybe she is also playing one part of her retirement money. Or maybe she's just tired. Like all of us. Everyone with their own reasons, which become bigger and more numerous.

Last stop, pizzeria. I buy a beer and watch the TV while other order and eat, I wait for my piece of zucchini flowers and anchovies to heat up. There's an ex Berlusconi voter who toasts to Grillo's victory, an incredible performance, that of M5S, even if I don't understand what they want to do. But here the autocriticism starts, old left-wing style, a matter of belonging. I don't like them, but in the end I've only met a few in real life. I see them on TV or on Twitter, sterile discussions, and I don't like their leaderism, but we'll have to see how they'll move. Of course, if we all lost a bit of arrogance, maybe we could meet halfway.

I'd like to understand. Some friend who is active in the movement, maybe I'll ask something. Even if the distances are enormous, for me if one equals one, it means we can all say what we think about a given topic, if we don't shout, and in a comprehensible Italian. A dog comes near, waves his tail, I give him a piece of pizza. He eats and waves his tail. I bend over and play a little. I'll have to write this one on the calendar, because I've never agreed much with dogs, an old story, but everything changes. A part from the incomprehensible results I see as I finish this post. Anyway.

Simone Corami | @psymonic

martedì 11 dicembre 2012

Italia: futuro prossimo



Nel mio ultimo post pubblicato qui su Intervistato scrivevo: "l'auspicio è che la storia recente abbia insegnato la lungimiranza e cancellato l'abietta usanza del breve termine per interesse".

In quell'articolo avevo dedicato un paragrafetto a quelli che, da giovane, avevo definito, con affetto sincero, i nostri migliori nemici. I giovani del PDL. Quelli che durante il periodo della campagna elettorale per le primarie di centrosinistra avevano provato a far sentire la loro voce rivendicando il diritto a scegliere, con primarie anche nel loro partito.

Si parlava di futuro in quel post. Forse in maniera un po' utopica. Oggi invece ci troviamo a dover affrontare un futuro prossimo, più prossimo di qualche settimana a quanto pare. Un futuro che non è più quello di una volta. Quello che tutti immaginavamo, della svolta, almeno parziale. Siamo alle porte di un futuro che già si prepara nel presente con un Bersani che non vede l'ora di battersi con Berlusconi.

Un centrosinistra forte che è sul bilico di cedere (e non deve farlo) alla tentazione di lanciarsi in una campagna contro i fantasmi del passato che tornano a bussare. Siamo alle porte di un futuro che vede di colpo svanire (e quasi sicuramente in maniera definitiva) la possibilità di un equilibrio politico formato da due poli moderni, rispettosi gli uni degli altri, in grado di scontrarsi sui fatti e non sulle ideologie. Questa è la mia paura. La paura che l'amo vero a cui non abboccare sia proprio quello. Lasciarsi trascinare ancora una volta nella faida da strada, lacerati dai colpi di cecchini e franchi tiratori appostati sugli scrani, costretti alle bizzarrie di qualche scissionista, di un volta faccia o che so io.

No, non è Berlusconi che mi preoccupa. E' quel che si porta dietro. Il Nulla. Che già al suo passaggio ha cancellato le speranze di quei giovani di cui scrivevo sopra, quel Nulla che, nemmeno a farlo apposta, è il peggior nemico di Atreju, giovane protagonista nella Storia Infinita (come infinita pare essere anche questa, politica), nome con cui la Meloni aveva ribattezzato quel suo movimento giovanile, incubatore, o che dir si voglia, e che di Silvio dopo la sua diserzione, proprio non voleva sentir parlare.

Ecco, il Nulla ha già mangiato le primarie, i giovani del suo partito, le speranze risposte dagli elettori in un rinnovamento, le speranze degli italiani, io credo una buona parte, che si auguravano una maturazione della classe politica dopo anni di indolente menefreghismo. Si sperava in una campagna che mettesse i problemi del paese al centro della sfida politica. Questo, forse, non accadrà.

Il futuro prossimo può essere avvolto dal Nulla, oppure (e questo dipende da tutti noi) può essere riempito da tutto quello che lo può contrastare. Questa volta votare tappandosi il naso potrebbe decretare definitivamente la fine del futuro, prossimo e remoto, per tutti.

Catastrofico? Fate i conti in coscienza vostra.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83


Italy: next future


In my last post published here on Intervistato I wrote: "the hope is that recent history taught to be foreseeing and has erased the bad habit of the short term for interest".

In that article I dedicated a paragraph to those who, when I was younger, I had defined, with sincere affection, our best enemies. The young people of the PDL. The ones who during the elections campaign for the primaries of the center-left wing had tried to make their voice heard claiming to right to choose, with primaries in their party as well.

We talked about future in that post. Maybe in a bit of a utopic fashion. Today we find ourselves having to face that future, which has come nearer by a few weeks, it would seem. A future that isn't the same anymore. The one we all imagined, of change, at least partial. We have at our doors a future that already is preparing to become present with Bersani anxious to battle with Berlusconi.

A strong center-left which is on the verge of giving in (and they must not) to the temptation of launching in a campaign against the ghosts of the past who came back. We have at our doors a future which makes the possibility of a political balance made of two modern poles disappear suddenly (and probably for good), two poles that are respectful and capable of battling on facts, not ideologies. This is my fear.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83

lunedì 10 dicembre 2012

#Monti si dimette, #Berlusconi torna: l'Italia sull'orlo di una crisi (di nervi)



Monti rassegnerà le sue dimissioni all’indomani dell’approvazione della legge di stabilità e di bilancio. Ciò è quello che hanno appreso tutti coloro che son rimasti sabato sera a casa.

Tramite il pretesto di una dichiarazione del Ministro Passera ad Agorà (“Si torna indietro? Non è un bene per l’Italia. Dobbiamo dare la sensazione che il Paese va avanti”, nda), Berlusconi torna prepotentemente ad occupare la scena politica italiana.

Il passo indietro della stragrande maggioranza dei membri del PDL riguardo il tema primarie è alquanto disarmante. Guido Crosetto, Giorgia Meloni e Alessandro Cattaneo sono gli unici ad essersi opposti. Tatticamente parlando, la mossa del Cavaliere è comprensibile alla luce dell’impegno del Consiglio dei Ministri per l’approvazione di un decreto riguardo l’incandidabilità dei condannati. Tale legge proibirebbe ai più di candidarsi, Silvio Berlusconi in primis.

Per questo motivo, il PDL ha tolto la fiducia al governo in una serie di provvedimenti.
Mario Monti ha però fermamente reagito alle mosse del PDL. A sorpresa, presentandosi al Quirinale, ha dichiarato di voler rassegnare le dimissioni successivamente all’approvazione della legge di stabilità. La nota del Quirinale riguardo l’incontro col Presidente Napolitano è molto chiara quanto fortemente critica. Il Presidente del Consiglio, non ritenendo una situazione del genere adatta per poter espletare il proprio mandato, ha espressamente dichiarato che “accerterà quanto prima se le forze politiche che non intendono assumersi la responsabilità di provocare l'esercizio provvisorio - rendendo ancora più gravi le conseguenze di una crisi di governo, anche a livello europeo - siano pronte a concorrere all'approvazione in tempi brevi delle leggi di stabilità e di bilancio.” Dichiarazioni forti, che restituiscono a Berlusconi la patata bollente della crisi.
Ma non è finita.

Berlusconi ha fatto bene i calcoli. Con l’attuale Porcellum, che assegna i seggi al Senato su base regionale, il PDL punta alla vittoria nelle grandi regioni come la Lombardia e il Veneto, presentando un’alleanza con la Lega di Roberto Maroni. Come illustra il Professore Roberto D’Alimonte ne Il Sole 24 Ore, il punteggio alla Camera risulterebbe scontato. Il premio su base regionale del Senato, invece, porrebbe Berlusconi nella condizione di togliere al PD+SEL la maggioranza di 158 senatori necessaria.

Ci si chiede la reazione delle opposizioni. Giuseppe Civati auspica nel suo blog che la propria coalizione si focalizzi sui programmi. Il consigliere regionale PD della Lombardia chiede al PD (e alla coalizione di centro-sinistra) di abbandonare la retorica anti-berlusconiana e di giocare la propria partita. “La tentazione è forte”, dice Civati, ma il centro-sinistra dovrebbe puntare a sfruttare il suo vantaggio e a giocare la propria partita.

Il segretario PD e ormai candidato della coalizione dei progressisti Pierluigi Bersani inizia perciò la sua campagna elettorale tramite la pubblicazione di una sua intervista al Wall Street Journal, in cui illustra le sue politiche per l’Italia, inserendola nel più quadro ampio europeo. Parole d’ordine: lavoro, lotta all’evasione fiscale, minor uso del contante, ruolo delle nuove generazioni.

Ci si chiede se Pierluigi Bersani riuscirà a vincere la propria battaglia anche in Lombardia e Veneto, che oramai divengono i nostri Ohio. Ma ancor di più, ci si chiede se la politica italiana nel suo complesso non offuscherà l’orizzonte di ripresa che tutti noi auspichiamo soltanto per meri interessi personali.

Veronica Orrù | @verocrok


Monti resigns, Berlusconi returns: Italy on the edge of a crisis

Monti will resign the day after the approvation of the stability and budget law. This is what everyone who remained at home on Saturday night learned from the news.

With the pretext of a declaration of minister Passera at Agorà ("Are we going back? It's not good for Itay. We must give the feeling that we're going forward"), Berlusconi returns to strongly occupy the Italian political scene.

The step backward of the majority of PDL members regarding the primaries is quite disarming. Guido Crosetto, Giorgia Meloni and Alessandro Cattaneo were the only ones to oppose. Tactically speaking, the Chevalier's move is understandable in the light of the work of the Minister Council for the approvation of a decree regarding the impossibility to candidate those who have been condemned for crimes. This law would forbid the majority to candidate, Silvio Berlusconi in particular.

For this reason, the PDL has denied the trust to the government in a series of decisions. Mario Monti has firmly reacted to PDL's moves. Surprising everyone, presenting himself at the Quirinale, he declared that he wants to resign the day after the approvation of the stability law. The note regarding the encounter with President Napolitano is very clear and very critical. The Premier, considering this situation not adequate for his mandate, has expressly declared that he will "clear as soon as possible whether the political forces that dunnot want to take responsibility for provoking a provvisory exercies - making the consequences of a government crisis even worse, also at an European level - are ready to help in the approval of the laws of stability and budget." Strong statements, which give back to Berlusconi the hot potato of the crisis.
But it's not all.

Berlusconi has calculated well. With the current Porcellum, which gives the seats in Senate on a regional basis, the PDL aims to the victory in the big regions such as Lombardy and Veneto, presenting an allegiance with Roberto Maroni's Lega. As Professor Roberto D'Alimonte illustrates in Il Sole 24 Ore, the points at the House would be obvious. The prize on a regional basis of the Senate, on the contrary, would put Berlusconi in the condition of taking away to PD and SEL the majority of 158 necessary senators.

Ci si chiede la reazione delle opposizioni. Giuseppe Civati auspica nel suo blog che la propria coalizione si focalizzi sui programmi. Il consigliere regionale PD della Lombardia chiede al PD (e alla coalizione di centro-sinistra) di abbandonare la retorica anti-berlusconiana e di giocare la propria partita. “La tentazione è forte”, dice Civati, ma il centro-sinistra dovrebbe puntare a sfruttare il suo vantaggio e a giocare la propria partita.

Il segretario PD e ormai candidato della coalizione dei progressisti Pierluigi Bersani inizia perciò la sua campagna elettorale tramite la pubblicazione di una sua intervista al Wall Street Journal, in cui illustra le sue politiche per l’Italia, inserendola nel più quadro ampio europeo. Parole d’ordine: lavoro, lotta all’evasione fiscale, minor uso del contante, ruolo delle nuove generazioni.

Ci si chiede se Pierluigi Bersani riuscirà a vincere la propria battaglia anche in Lombardia e Veneto, che oramai divengono i nostri Ohio. Ma ancor di più, ci si chiede se la politica italiana nel suo complesso non offuscherà l’orizzonte di ripresa che tutti noi auspichiamo soltanto per meri interessi personali.

Veronica Orrù | @verocrok

sabato 3 novembre 2012

Da #Berlusconi a #Renzi: dal berlusconismo al neoberlusconismo renziano



La favola berlusconiana di questo Nuovo Ventennio, catalizzava fino a ieri il provincialismo culturale nostrano con i suoi mali sociali più antichi, promettendo quei sogni impossibili (sedimentati dalla TV modello "DriveIn"), che una certa pseudo borghesia frustrata sentiva in qualche modo come propri, soprattutto perché figlia degli Anni Ottanta craxiani/piduisti e quindi del benessere clientelare fotografato poi con Tangentopoli.

L'onnipresenza mediatica del primo Berlusconi ne ha così alterato il linguaggio, da spacciare per normalità qualsiasi impresentabile bizzarìa del suo piccolo egocentrismo italiota, basato fondamentalmente su un finto riscatto sociale che passava necessariamente dall'immagine costruita (quanto distorta) di un utopico selfmade man tuttofare de noantri.

Sicuramente il prodotto Berlusconi ed il Berlusconi pensiero si collocano a valle di una società italiana consumista (post anni 60, con una forte urbanizzazione e industrializzazione del Paese), indubbiamente poco preparata culturalmente (post anni 70, dove era più facile occupare le università e le scuole che frequentarle nell'eco della subcultura hippie) e con il mito del successo facile e per tutti (proprio degli anni 80 craxiani, degli Yuppie e dell'utopico sogno americano). Se contestualizziamo, negli Anni Novanta di Tangentopoli e di "Beverly Hills 90210" nasce l'embrione del Berlusconi del Nuovo Ventennio che è perdurato in forme e modalità anfibie fino ad oggi.

L'eco di quel linguaggio, oggi, è l'eredità più pesante del berlusconismo odierno, che non ha nemmeno più bisogno dell'impresentabile leader nano con il rialzo sul tacco e il crine disegnato per esserne espressione, ma che permea comunque ogni livello della società attuale, cambiando ed alterando de facto il modo di pensare e di fare di ognuno di noi, delle nostre scelte, fino al renziano modo di intendere la politica, apparentemente sull'onda di un pretestuoso ricambio gridato goffamente da un'inetta, impreparata e deculturalizzata "Generazione Italia Uno".

Oggi Renzi si fa portabandiera di quella continuità di dalemiana memoria, che un minimo di memoria storico-politica imporrebbe di ricordare: Renzi che oggi incontra la finanza a Milano e che va nella villa di Berlusconi, quella del bunga bunga ad Arcore, è il D'Alema di ieri che incontrava la finanza di allora a La City di Londra e andava in visita a Mediaset definendola "un patrimonio culturale del Paese". Ed è lo stesso Renzi che proprio oggi vuol rottamare quello stesso D'Alema. Sarà che probabilmente hanno ragione loro e torto noi.

E sarà forse proprio questo neoberlusconismo, prematura tomba di ogni ideale filosofico e culturale del Novecento, che ha annientato ogni modello di riferimento economico e sociale, di destra quanto di sinistra, e ad aver tolto ogni futuro alle società di domani con l'illusione dell'assenza (quanto della volontà di ricercarne) di vere alternative possibili e sostenibili, politiche e sociali come economiche.

Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti


From Berlusconi to Renzi

The Berlusconi fable of these last twenty years, just until yesterday used to catalize the cultural provincialism in Italy with its most antique social evils, allowing those impossible dreams (sedimented by the TV with the model of "DriveIn") that a certain frustrated pseudo-middleclass felt somehow as its own, especially because an heir of the Craxi/PD 80s and the client wellbeing photographed later with Tangentopoli.

The media omnipresence of the first Berlusconi has altered the language so much, that it has presented as normality any impresentable oddity of its small Italian egocentrism, based fundamentally on a fake social redemption that passed necessarily through the artificial and distorted image of a utopic selfmade man do it all.

Surely the Berlusconi product and the Berlusconi thought are positioned downstream an Italian consumist society (post 60s, with a strong urbanization and industrialization of the country), undoubtedly little prepared from a cultural point of view (post 70s, when it was easier to occupy universities and schools than attend them in the eco of the hippie subculture) and with the myth of easy success available for all (right in the Craxi 80s era, of Yuppies and the utopic American dream). If we contextualize, in the 90s of Tangentopoli and Beverly Hills 90210 the embryo of the Berlusconi of the Twenty Years was born, with the ambiguous forms and modalities that have endured until today.

The eco of that language, today, is the heaviest heritage of Berlusconism, that doesn't even need an unpresentable short leader with high heels and painted head to be its expression, but that permeates every level of current society anyway, changing and varying de facto the way of thinking and doing of each of us, our choices, until the Renzi way of seeing politics, apparently on the wave of a pretextuous change screamed unelegantly by an inept, unprepared and deculturalized "Generation Italia 1".

Today Renzi incarnates the continuity of D'Alema, which a minimum of historical-political memory would impose to remember: Renzi who today meets the finance in Milano and that goes to Berlusconi's villa to visit, the one of the bunga bunga in Arcore, is yesterday's D'Alema that met the finance at the City in London and visited Mediaset defining it "a cultural patrimony of the country". And it's the same Renzi that today wants to change that same D'Alema. Maybe because they're probably right and we're wrong.

And maybe it will be this neoberlusconism, premature grave of every philosophic and cultural ideal of the 20th century, that has killed every economic and social model, on the right wing or the left, and will take away any kind of future to tomorrow's society with the illusion of absence (and the will of looking for any) of true alternatives that are possible and sustainable, political and social as well as economical.

Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti

giovedì 1 novembre 2012

#EleSicilia: il boom inesploso



Le Regionali in Sicilia sono state seguite da tutti come una cartina di tornasole del momento politico, delle rivoluzioni promesse e auspicate. Ma è successo davvero qualcosa, nella terra del Gattopardo?

Qualcosa sì, ma bisogna analizzarlo senza superficialità e a sangue freddo, per capire quanto effettivamente sia successo, e cosa.

Analizziamo prima le cifre e razionalizziamole, cercando di estrapolare qualche scenario.
Rosario Crocetta: 30.5% i suoi voti, sostenuto da PD, UdC, Mp e Unione Consumatori.
Totale dei seggi in consiglio: 30.
Nello Mesumeci (PdL, Cantiere Popolare, Mesumeci Presidente, Adc): 25.70% di voti.
Totale: 20 seggi.
Giancarlo Cancellieri, M5S, 18.20% dei voti.
Totale: 15 seggi.
Giovanni Miccichè (Mpa, Grande Sud, Fli, Ppa): 15.40%.
Totale: 15 seggi.
SEL e IdV fuori dai giochi. Così come Fli, che singolarmente non ha raggiunto il 5% necessario per avere consiglieri.

Primo partito, come quasi sempre, quello degli astenuti, questa volta con un imbarazzante 52.58%.

Osservando così i numeri, svuotati da populismo, proclami e retorica, appare uno scenario desolante, che prelude all'ingovernabilità se non addirittura a qualche "ribaltone".
Ma andiamo con ordine, partendo dall'ultimo dei dati: quello delle astensioni.
Quasi a ogni elezione il mantra del "partito degli astenuti" con percentuali sempre tra il 30 e il 40% diventa talmente ripetitivo da averlo quasi svuotato di significato. Riunisce i delusi dalla politica, gli indecisi, i menefreghisti, tutti i partiti lo vedono come un'oasi nel deserto, carica di voti, un'oasi che finora si è sempre spostata un passo più avanti, irragiungibile.
Un'oasi alla quale soprattutto il M5S si è spesso rivolto, eslicitamente: portare al voto i delusi, gli sfiduciati, gli astenuti, questa deve essere la grande "rivoluzione culturale".
Ma il segnale è chiaro: i delusi, gli sfiduciati, gli astenuti, non si sono fidati neanche del nuovo che avanza.

Senza dimenticare una cosa importante, che Grillo ha sempre sostenuto, assolutamente condivisibile e che i suoi attivisti non devono dimenticare proprio ora: gli astenuti, le bianche, le nulle devono rientrare nel conto, per avere un quadro ridimensionato e realistico del sentimento di un popolo di votanti.
Almeno, questo Grillo lo diceva e l'ho sentito spesso dire agli attivisti con i quali ho discusso.
Ora che gli astenuti si sono dimostrati così ottusi da non fidarsi, saranno ancora così coccolati?
Sinceramente a leggere i commenti a caldo, mi pare che siano già scomparsi, come al solito.
Rivoluzione culturale, quindi, che rischia di morire sul nascere.

Guardando i numeri un po' da lontano e giocando un po' a scacchi con i pezzi che compongono questa scacchiera, notiamo qualcosa di curioso. Partiamo da un assunto: il M5S siciliano non farà alleanze, a quanto sostiene. Persevera quindi nella sua strategia anti-partitica, dove si è autonomi, indipendenti e non si parla con gli altri. Crocetta ha invece subito detto di voler cercare un dialogo, riconoscendo l'importanza del risultato dei movimentisti.
Arriviamo quindi allo scontro politica-antipolitica, alle strategie conseguenti e agli scenari possibili, per rispondere alla domanda: a chi giova l'antipolitica?

Crocetta ha bisogno di un'alleanza. Questo per via di alcune possibili sommatorie che rendono il Consiglio Regionale Siciliano potenzialmente tra i più ingovernabili in Italia. Come? Mescoliamo un po' di carte: se il PD (14 seggi) perdesse il sostegno dell'Udc (11), e questa ricomponesse un centrodestra con PdL (12), MpA (10) e Grande Sud (5), avremmo un centrodestra con ben 38 seggi in consiglio regionale, ma ancora molto lontani dai 46 seggi necessari (su 90) per poter essere sicuri di governare.
E' anche vero che pur alleandosi con il M5S (fantascientificamente), la coalizione di Crocetta raggiungerebbe 45 seggi, uno in meno del necessario, ma sarebbe sempre meglio di niente.
A quella coalizione di centrodestra è però facile che si sommino, in un'ottica di potere, Cantiere Popolare (4) e Mesumeci Presidente (4), raggiungendo quindi i 46 seggi.

Ribaltone?
Pare di sì. Ma chiunque governi la sicilia, se non si trova con un numero di seggi importante, rischia di fallire. Conviene far fallire il consiglio? Certamente no.
E' quindi probabile che se il M5S continuerà sulla sua linea autarchico-oltranzista, avremo un unico risultato, scontato e previsto già dai più attenti analisti: la Grande Coalizione.
L'inciucio, secondo la terminologia populista.

Quindi, tirando le somme, avremmo il M5S costretto dagli eventi a buttare via un eccezionale patrimonio di voti e seggi, non spendibile in ottica politica, perché la politica, alla fine, potrebbe rinunciare a cercare di allearsi con chi dice "siete tutti uguali" (vero o no che sia, visto che l'antipolitica non ammette la presenza di "buona politica", neanche in contesti locali, se legata ai partiti).
Strategicamente, un disastro. Ci fosse stata quella sperata "rivoluzione culturale", un M5S con la maggioranza dei seggi farebbe bene ad agire da solo (ma chiunque conosca la politica locale sa benissimo che non si può mai, realisticamente, fare da soli, se non in un'ottica totalitaria).
Visto che non c'è (ancora) stata, il risultato rischia di essere uno solo: potenza buttata via. Con lo smacco di vedere formarsi dall'altra parte quell'odiatissimo inciucio che vede centrodestra e centrosinistra decidere e votare insieme.

Quindi, questa anti-politica, questo populismo anti-casta, alla fine, a chi serve, se non ai "soliti partiti"?
Il segnale da trasmettere agli astenuti non è l'anti-politica e la propaganda internet fatta di "meme" anti-casta, ma è la voglia di fare "buona politica". Soprattutto in contesti più ristretti rispetto a quello nazionale: a livello di comune, provincia, regione esistono persone oneste e volenterose in tutti gli schieramenti politici, ed è stupido (e pauroso) pretendere che tutte le persone oneste confluiscano in un unico movimento. Proprio perché spesso le persone oneste hanno un cervello, vogliono provare a cambiare le cose nel piccolo del loro comune, odiano sentirsi dire "stai buttando via tempo" e amano discutere con tutti, indipendentemente dalla casacca. Le persone oneste che hanno voglia di fare buona politica si spaventano, di fronte a chi dice: la parte giusta è questa, fidati. Perché chi ha voglia di fare buona politica non può concepire un sistema nel quale non ci siano persone che la pensino in modo anche diametralmente opposto.

Molti astenuti sono delusi dai partiti, è vero. Ma non vedono nell'antipolitica altro che l'ennesimo raccoglitore di voti di protesta, come ai tempi fu la Lega, che poi è finita come sappiamo.
La maturità del M5S passerà attraverso l'ammissione di dover correggere strategia, con gli astenuti, e da una riflessione che porti a considerare o anche solo a ipotizzare l'esistenza di un mondo "fuori" dal M5S con il quale parlare è costruttivo. In questo senso è interessante rivedere il video di un Grillo insolitamente pacato (qiundi controllato, pianificato, attento) che abbandona i toni caldi, comincia a mettere paletti e pare più stratega che in campagna elettorale. Che sia un preludio a un cambio di atteggiamento del M5S? Il tempo lo dirà. Sicuramente è auspicabile.
Lezione che devono imparare anche gli altri partiti, dando spazio ai molti bravi e onesti che meritano di emergere.
Ma davvero.

Francesco Lanza | @bedrosian


Elections in Sicily: the unexploded boom

The Regional elections in Sicily have been followed by everyone as the litmus test of the political moment, of the revolutions that were promised and hoped. But has something really happened, in the Leopard's land?

Something yes, but we need to analyze it without being superficial and with a clear mind, in order to understand how much has happened, and what.

Let's analyze the numbers and rationalize them, trying to extrapolate some scenarios.
Rosario Crocetta: 30.5% of votes, sustained by PD, UdC, Mp and Consumer Union.
Total of seats in council: 30.
Nello Musumeci (PdL, Cantiere Popolare, Mesumeci Presidente, Adc): 25.70% of votes.
Total: 20 seats.
Giancarlo Cancellieri, M5S, 18.20% of cotes.
Total: 15 seats.
Giovanni Miccichè (Mpa, Grande Sud, Fli, Ppa): 15.40%.
Total: 15 seats.
SEL and IdV out of the games. As Fli, that alone hasn't reached the necessary 5% to have members in the council.
The first party, as almost always, the abstained, with an embarassing 52.58%.

Just observing the numbers this way, and leaving populism, proclaims and rhetorics aside, we have a desolating scenario, that is the sign of impossibility to govern, if not even some turnaround.
But let's go forward in order, starting with the last piece of data: the abstained.

Almost at every election the mantra of the "abstained party" with percentages always between 30 and 40% become so repetitive that it has been emptied of meaning. It reunites the disappointed by politics, the undecided, the ones who don't care, and all parties see it as an oasis in the desert, full of votes, an oasis that until now has moved ever a step forward, becoming unreachable.

An oasis to which M5S has often talked to, explicitly: taking the disappointed to vote, the ones who have no trust, the abstained, this must be the great "cultural revolution".
But the signal is clear: the disappointed, the trustless, the abstained, didn't even trust the advancing news.

Without forgetting one important thing, that Grillo has always sustained, absolutely true and that his activists must never forget, especially now: the abstained, the whites, the nulls, must enter in the count, in order to have a redimensioned and realistic image of the sentiment of the voters.

At least, this is what Grillo said and I've often heard it said by activists which I talked with. Now that the abstained have proved themselves to be so closed and have no trust, will they continue to be treated as well? Honestly, reading the first comments, it seems they have already disappeared, as usual. A cultural revolution that risks to die before it is born.

Looking at the numbers from a distance and playing chess with the pieces that compose this board, we notice something interesting. Let's start from an assumption: the Sicilian M5S won't do any alliances, as it claims. They perseverate in the anti-party strategy, where they are autonomous, independent and not talking with others. Crocetta however has immediately said he wants a dialogue, recognizing the importance of the M5S results. We thus arrive at the politics-antipolitics battle, the consequent strategies and the possible scenarios, to answer the question: who takes advantage from antipolitics?

Crocetta needs an alliance. This because of some possible sums that make the Sicilian Regional Council potentially among the most ungovernable in Italy? How? Let's mix the cards: if PD (14 seats) loses the support of UdC (11) and the latter recomposed a center-right with PdL (12), MpA (10) and Great South (5), we'd have a center right with 38 seats in regional countil, still very far form the 46 necessary (out of 90) to be sure they can govern.

It's true that even in the case of an alliance with M5S (science-fictionally), Crocetta's coalition would reach 45 seats, one less than the necessary, but it would be better than nothing. To that center-right coalition it's easy to imagine that others will add, in a power prespective, Cantiere Popolare (4) and Mesumeci Presidente (4), reaching the 46 seats.
Turnaround?
It looks like that. But whoever governs Sicily, if the number of seats isn't reasonable, risks to fail. Is it convenient to make the council fail? Certainly not.

So it is probable that, in the case M5S continues on its autarchic-oltrancist line, we'll have one result, granted and foreseen by the analysist: the Great Coalition.
The mash-up, as the populist terminology states.

So, if we draw a line, we'll have a M5S constrained by events to throw away an exceptional patrimony of votes and seats, not usable in a political perspective, because politics in the end might give up trying to ally with who says "you're all the same" (whether it is true or not, since antipolitics doesn't admit the presence of "good politics", not even in local context, is linked to parties).

Strategically, a disaster. If there had been that "cultural revolution", an M5S with the majority of seats would have done well to act by itself (but anyone who knows local politics knows very well that they can never, realistically, do things alone, if not in a totalitarian perspective).
Since that hasn't happened (yet), the result risks to be one alone: power thrown away. With the irony of seeing on the other side the hated mash-up that sees center right and center left decide and vote together.

So this antipolitics, this anti-caste populism, in the end, who does it advantage, if not the "usual parties"?

The signal to send to the abstained isn't antipolitics and Internet propaganda done with anti-caste memes, but the will to do good politics. Especially in more restrained contexts than the national one: at a level of town, province, region, there are honest and hard working people in all political movements, and it's stupid (and scary) to pretend that all honest people go in one single movement. Because honest people often have a brain, they want to try and change things in their own little town, they hate to hear that they're wasting time and love to discuss with anyone, regardless of the political color. Honest people who want to do good politics are scared by those who say: this is the right side, trust me. Because who has the willingness to do good politics cannot conceive a system in which there are no people who have different, even opposite beliefs.

Many abstained are disappointed by parties, it's true. But they only see in antipolitics another protest votes box, as it was for the Lega, and it ended as we all know. The maturity of M5S will have to go through the admission that they must correct their strategy, with the abstained, and from thoughts that take them to consider or even hypothize the existence of a world out there ouside M5S, talking to which may be constructive. in this sense it's interesting to see the video of a unusually calm Grillo (controlled, planned, careful) who abandons the hot tones, starts putting limits and looks more like a strategist than he did during the campaign. May this be the beginning of a change in M5S? Time will tell. Surely it would be better.

Lesson that the other parties must learn as well, giving space to the best and honest who deserve to emerge.
For real.

Francesco Lanza | @bedrosian

sabato 14 luglio 2012

#Berlusconi e quella #Italia che dovremmo avere in mente



Del ritorno presunto del cavaliere, di quello che noi Italiani dovremmo volere, di quello che anche la sinistra forse dovrebbe fare, del futuro che forse dovremmo cominciare a creare e non solo immaginare.

"Io credo che questa decisione noi, tutti noi, l’abbiamo assunta certo guardando ai pericoli che si venivano profilando – li avete ricordati qui questa mattina –, ma la ragione forse ci avrebbe invitato a continuare a preoccuparci del nostro particolare, della nostra famiglia, delle nostre aziende, del nostro mestiere, delle nostre professioni. Abbiamo deciso invece di dare una risposta diversa, perché abbiamo sentito che si profilava un pericolo: una nuova legge elettorale, dei politicanti incapaci di mettersi d’accordo, la possibilità che il nostro Paese fosse governato da una minoranza, da una minoranza che conosciamo bene, che ci avrebbe inflitto un futuro soffocante e illiberale. [applausi]Abbiamo sentito venire fuori dal Paese, da tutto il Paese, dal Nord, dal Sud, dalle persone di tutte le categorie, di tutte le età, una domanda, un desiderio, una voglia di cambiamento, non soltanto un cambiamento di uomini, ma anche un cambiamento del modo di fare politica. Basta con la politica delle baruffe, delle parole, delle chiacchiere, dei veti incrociati, dei vecchi rancori, delle trattative sotto il tavolo: abbiamo sentito la voglia di una politica diversa, di una politica pulita. Abbiamo sentito salire da tutte le parti la voglia di un nuovo soggetto politico, abbiamo sentito venire dal Paese la domanda di risposte concrete ai problemi concreti del Paese."
Silvio Berlusconi 
Roma, Palafiera - 6 febbraio 1994

Era il 6 febbraio del 1994, quando Berlusconi pronunciava il passaggio di qui sopra, proprio all'inizio del suo primo discorso, tenuto al Palafiere di Roma. Da allora, da quel lontano 1994 non è cambiato nulla, nulla che si possa ritenere cambiato in meglio, nessuna risposta diversa è arrivata. Il Paese ha subito un rapido, e costante, declino culturale. I valori, almeno quelli che dovrebbero essere comuni ai cittadini accomunati sotto una stessa bandiera, smarriti chissà dove. La disaffezione per la politica che ha toccato soglie inimmaginabili e di cui oggi tocchiamo con mano, anzi, con voto, i danni. Il buon gusto, persino il buon gusto in oltre vent'anni è andato smaterializzandosi.

Il grande progetto Berlusconiano insomma è fallito. O forse non è mai nato, non esisteva, ma questo allora nessuno poteva saperlo, non lo sapevano nemmeno loro (e nemmeno lui, probabilmente, ne era davvero cosciente). Piano piano durante gli anni della mia adolescenza fino alla maturità e via via arrivando fino ad oggi ho osservato i pezzi incoerenti di questo grosso puzzle cadere. E il motivo lo si ritrova banalmente nel titolo di quel libercolo che raccoglieva i discorsi di Berlusconi: L'Italia che ho in mente.

Il problema è qui, L'Italia che aveva in mente non era quella che andava bene per il Paese che è composto da una moltitudine e non da un solo uomo. Il personalismo, di cui tutta la dottrina Berlusconiana era infarcita ha finito per lasciare profonde ferite che alla lunga hanno lacerato questo Paese che ha finito per asservirsi al narcisismo di un uomo che alla "politica delle baruffe, delle parole, delle chiacchiere, dei veti incrociati, dei vecchi rancori, delle trattative sotto il tavolo" non ha detto basta, ma ne ha anzi fatto degli strumenti per mantenere il comando.

Ma dopo vent'anni basta, dopo vent'anni l'Italia che dovremmo volere, noi, Italiani, è un Paese in grado di dire No al ritorno del cavaliere, è un Paese che dovrebbe trovare il coraggio di chiedere a gran voce equità, una giustizia giusta e rapida che non vada a due o più velocità cadendo nella trappola dei distinguo a seconda degli imputati, un Paese che faccia politica per tutti e non solo per i politici, un Paese che finalmente apra gli occhi senza paure e vecchie retoriche su libertà e diritti civili, differenze etniche e culturali, un Paese la cui informazione non sia dipendente dai capricci di un tycoon e ripulita di quel pressapochismo studiato nell'infallibile formula del "meno sai e meglio stai meno problemi ci dai".

L'Italia che dovremmo volere ha gli occhi aperti sul futuro, quello di noi giovani, in maniera lungimirante. E' un Paese, quello che dovremmo volere, che investe sul domani e non sul tentativo di mantenere il comodo, per alcuni, immobilismo di oggi. L'Italia che dovremmo volere è un Paese in cui le forze politiche di centrodestra e i propri elettori dovrebbero trovare il coraggio di dire ora basta, ora ripigliamo in mano noi le redini e in cui la sinistra torna a fare la sinistra, che non è quella retorica degli ultimi venti anni, ma è quella che ha il coraggio di osare nelle proposte e non si nasconde dietro il fantasma di un nemico che poi in fondo le ha fatto tutto sommato un gran comodo perché i litigi e le correnti e i personalismi, anche li, avrebbero comunque bloccato tutto e allora tanto valeva restare nel gioco di ruolo e non rischiare.

Insomma, vent'anni dopo quel 1994 l'Italia che dovremmo avere in mente è un Paese in cui non ci dovrebbe essere più spazio per Berlusconi e per un certo modo di fare politica e di intendere il Paese. L'Italia che oggi dovremmo avere in mente è un'Italia pensata dagli Italiani, con le loro teste, perché in fondo è il Paese di tutti noi, non solo di alcuni.

Berlusconi avrà anche il diritto di ricandidarsi, ma solo se il Paese sarà in grado di dirgli "No", a 360 gradi, allora potremo finalmente dire di aver cominciato una nuova stagione, a testa alta e con credibilità davanti agli altri Paesi, e solo in quel momento potremo dire di aver compiuto il primo passo in cui per poter osservare le anomalie dell'ultimo ventennio dovremo girare la testa in dietro e non di fianco.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83



The Italy we should have in mind

"I believe that this decision, we - all of us, have made looking at the dangers that were appearing on the horizon - you have remembered them here this morning -, but reason would probably have invited us to continue worrying about our own, our families, our companies, our work, our professions. We decided to give a different answer instead, because we felt that a new danger was rising: a new electoral law, politicians incapable of finding an agreement, the possibility that our country was governed by a minority, a minority we all know well, that woul dhave imposed a suffocating and illiberal future on us. [round of applause] We heard from outside the country, from all the country, from the North, from the South, from people of all categories, of all ages, a question, a desire, a willingness to change, not only a change of people, but also a change in the way of doing politics. Enough with the politics of fights, of words, of chats, of cross vetos, of old spites, of agreements made under the table: we heard the need of a different politics, a clean politics. We heard from all around the desire for a new political subject, we heard from the 
country the need for concrete answers to concrete problems of the Country."

Silvio Berlusconi
Roma, Palafiera - February 6th 1994

It was the 6th of February of 1994, when Berlusconi pronounced these words, right at the beginning of his first speech, held at the Palafiere in Rome. From that moment, from that distant 1994, nothing has changed, nothing that can be considered changed in better, no different answer has arrived. The country has suffered a fast and constant cultural decline. The values, at least those that should be common to citizens that have the same flag, have been lost who knows where. The disaffection for politics has touched inimaginable hights, and today we touch with hand, or actually with the vote, the damages. Good taste, even good taste has disappeare in these 20 years.

The great Berlusconi project has failed. Or perhaps it had never been born, it didn't exist, but nobody could know that at that time, not even then (not even him, probably, had truly aknowledged it). Little by little during the years of my adolescence until maturity and until today, I have observed the incoherent pieces of this enourmous puzzle fall. And the reason can be easily found in the title of the little book that put Berlusconi's speeches together: The Italy I have in mind.

The problem is here, the Italy he had in mind wasn't the one that was good for the country, which is composed by a mutitude of people, and not by one single man. The personalism, of which all Berlusconian doctrine is made, has ended leaving deep wounds that in time have teared the country apart. A country that has ended up as a servant to the narcisism of a man that to the "politics of fights, of words, of chats, of cross vetos, of old spites, of agreements made under the table" hasn't said "enough", but that instead has turned them into tools to mantain comand.

But after twenty years it's enough, after twenty years the Italy we should want, we Italians, is a country capable of saying "No" to the return of the Cavaliere, it's a country that should find the courage of asking equity, a rapid and just justice that doesn't go at two or more speeds, falling in the trap of distinctions based on how important the defendant is, a country that does politics for everyone and not just for politicians, a country that finally opens its eyes without fears and old retorics on freedom and civil rights, ethnic and cultural differences, a country in which information doesn't depend on the whims of a tycoon and purged of that carelessness studied in the infailible formula of "the least you know, the better you feel, the least problems you give us".

The Italy we should want has its eyes open on the future, the future of us young people, in a forward-looking manner. It is a country, the one we should want, that invests on tomorrow and not on the attempt to maintain the comfortable, at least for some, immobility of these times. The Italy we should want is a country in which the political forces of center - left wing and their voters should find the courage of saying "enough", now we're taking the reins back and in which the left wing goes back to acting as a left wing, that isn't the retorical one of the last twenty years, but the one that has the courage of daring in proposal and that doesn't hide behind the ghost of an enemy that after all has been extremely useful because the fights and the currents and personalisms, there as well, would have blocked everything and in that case it was even better to remain in the role play and not risk anything.

So twenty years after that 1994 the Italy we should have in mind is a country in which there should be no more space for Berlusconi and for a certain way of doing politics and of understanding the country. The Italy that today we should have in mind is an Italy thought by Italians, with their heads, because in the end it's the country of all of us, not only of some.

Berlusconi will have the right to recandidate, but only if the country will be able to say "No", at 360°, then we will finaly  say we've started a new season, with our heads high and with at least a bit of credibility in front of other countries, and only in that moment we will be able to say we've made the first step, in which to observe the anomalies of the last twenty years we should turn our heads behind, not sideways.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83

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