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domenica 3 febbraio 2013

#Elezioni2013: i candidati premier, in pillole



La campagna elettorale per queste elezioni 2013 ha fatto emergere sei potenziali leader che aspirano alla carica di Presidente del Consiglio, o comunque a far sì che il proprio partito o movimento ottenga la maggioranza alle urne.

Si tratta di sei figure estremamente eterogenee, con background politici, culturali e storici molto diversificati, tanto da rendere la scelta per gli indecisi straordinariamente complicata.

Vi proponiamo dunque di seguito i nostri tentativi monografici per ognuno dei candidati, nella speranza che possano essere utili per coloro che devono ancora definire la propria posizione, oppure che semplicemente vogliono approfondire le loro conoscenze sul proprio candidato.

Berlusconi, Silvio: detto "il Cavaliere", può essere definito politicamente un popolare (anche se forse, sarebbe più adeguato populista, visto il regime contenutistico); oltre ad essere noto imprenditore e tra gli uomini più ricchi d'Italia (ci sono ancora molti dubbi sulle modalità con cui ha costruito il suo cospicuo patrimonio famigliare e personale), è stato de facto il padre putativo della TV privata italiana, nonché noto costruttore edile (nonché palazzinaro del milanese, vedi Milano 2).

Amico storico di Craxi e del socialismo di suo stampo, e dei più discutibili leader internazionali degli ultimi decenni (da Putin a Gheddafi a Ben Ali), è stato al timone politico dell'Italia per vent'anni nel dopo Tangentopoli, prima con Forza Italia, poi con la Casa delle libertà, infine con il Popolo della Libertà. Con il suo partito persona ha avuto maggioranze probabilmente mai ottenute prima in questo Paese, che gli hanno permesso di proporre e far approvare numerose leggi definite "ad personam" attraverso le quali è uscito praticamente indenne da condanne effettive legate agli innumerevoli procedimenti giudiziari a suo carico. Può essere ritenuto storicamente uno dei maggiori responsabili del dissesto politico, economico, sociale e culturale di questo Paese, prima con la televisione, poi con la politica.

Conosciuto all'estero per le gaffe internazionali (dalla Merkel "culona", poi smentita, allo Schulz "kapo" direttamente in una seduta del Parlamento Europeo), il bunga bunga e per le vicende legate alla presunta "nipote di Mubarak", de facto mai realmente esistita in quanto tale. La sua democrazia televisiva può essere ritenuta la prima dittatura morbida basata sul controllo diretto ed indiretto del sistema dell'informazione e di parti considerevoli del sistema economico italiano.

La sua proposta per colmare il debito pubblico italiana si concretizza nella possibile introduzione di nuovi giochi di stato e tasse su alcool e tabacchi. Vuole abolire l'IMU sulla prima casa e restituire l'importo già versato dai cittadini che l'hanno pagata nel 2012 (rimane non chiaro il modo in cui riuscirà a finanziare questo provvedimento).

Bersani, Pierluigi: la sua militanza politica ha inizio da giovanissimo nell'allora Partito Comunista Italiano degli Anni 80. Figlio dell'ormai arcinoto benzinaio di Bettola, è un politico italiano e dal 2009 segretario del Partito Democratico. E' stato Presidente della Regione Emilia-Romagna, Ministro dell'Industria, Commercio e Artigianato nei primi governi di Prodi e D'Alema, Ministro dei Trasporti e della Navigazione nei secondi governi di D'Alema e Amato e Ministro dello Sviluppo Economico nel secondo governo Prodi.

È ora candidato premier per il centro-sinistra (Italia Bene Comune, ovvero la piattaforma elettorale e programmatica di PD + SEL), dopo aver vinto le primarie del 2012 contro Renzi, Vendola, Puppato e Tabacci. Bersani si presenta alle elezioni politiche del 2013 con un programma molto dettagliato nelle intenzioni, ma probabilmente molto poco nel merito e nelle modalità di attuazione. Le dichiarazioni d'intenti contenute nei testi programmatici sono sicuramente interessanti, ma povere purtroppo di concretezza, questo sia se si prende in considerazione la Carta d'Intenti di "Italia Bene Comune", che il programma "Italia Giusta", proprio del Partito Democratico. La linea economica del PD per la riduzione del debito pubblico non è sicuramente uniforme, chiara e condivisa fra tutti gli esponenti del partito.

In generale si tratterebbe di un taglio ai costi della politica e alle istituzioni sia centrali che periferiche, dismissioni di immobili, asta per le frequenze televisive, liberalizzazioni (in continuità con il primo pacchetto Bersani), lotta all'evasione fiscale, imposta ordinaria su grandi valori immobiliari (patrimoniale progressiva, sempre di natura comunale in sostituzione/integrazione all'IMU), contributo di solidarietà dai capitali scudati. Non chiara la posizione sull'eventuale introduzione del reddito di cittadinanza ed effettiva riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro (soprattutto per l'onerosa copertura di bilancio per questi interventi, nonostante il loro possibile effetto positivo sui consumi).

Monti, Mario: oggi Senatore a vita su nomina presidenziale, è stato l'uomo in loden e professore di estrazione bocconiana chiamato da Napolitano alla conduzione del governo dei tecnici, che avrebbe dovuto sanare i conti del nostro Paese. Definito come "estraneo alla politica", in realtà ha rivestito incarichi di rilievo anche in passato in commissioni parlamentari, era stato avvicinato già della politica negli Anni 80 da De Mita e Amato sempre in tema di debito pubblico nel Comitato Spaventa.

E' stato international advisor per Goldman Sachs e Senior European Advisory Council di Moody's, solo per citarne alcune (come perfino advisor in Coca Cola Company). Sempre negli Anni 80 è stato membro del consiglio di amministrazione della Fiat Auto S.p.A. e della Banca Commerciale Italiana. Come commissario europeo nell'Europa di Prodi, ha inaugurato il procedimento contro la Microsoft (tuttora in corso) e ha bloccato nel 2001 la proposta di fusione tra General Electric e Honeywell, considerata contraria alle normative antitrust. Oggi è alleato con Casini e Fini, con l'imprimatur del Vaticano (e di Montezemolo) e candidato premier, quasi una riedizione dei democristiani in salsa pseudo liberale europeista. Durante il suo governo (non suffragato dalle urne) è comunque aumentato il debito pubblico ed è calata la produzione industriale. In compenso però, è sceso lo spread tra BTP italiani e Bund tedeschi.

E' conosciuto all'estero come amico dell'Europa e competente tecnico vicino al mondo delle finanza e delle banche. E' stato in tempi non sospetti sostenitore di Berlusconi e della sua prima discesa in campo. La sua ricetta per ridurre il debito si basa sul proseguimento delle misure di austerity, coadiuvate da una possibile riduzione delle tasse nel medio lungo periodo e sul controllo e la relativa riduzione di spesa spostando risorse verso la crescita. Ancora è poco chiara l'effettiva sostenibilità, fattibilità e merito di tali interventi.

Grillo, Beppe: comico genovese scoperto da Pippo Baudo negli Anno 80 e da allora noto personaggio televisivo italiano. Cavalcando l'idea della democrazia diretta e partecipativa dal basso attraverso la Rete, ha dato vita, assieme all'agenzia di marketing e comunicazione di Gianroberto Casaleggio (che ne è probabilmente il vero deus ex machina) un movimento di natura personalistica con dinamiche democratiche interne spesso discutibili (vedi le epurazioni senza appello da parte di Grillo di alcuni militanti del Movimento 5 Stelle). Il suo linguaggio è spesso violento e populista sull'onda dell'antipolitica, con contenuti frequentemente antipartitici e antisindacali.

I temi del movimento vanno dalle condivisibili battaglie a favore delle rinnovabili alle strampalate teorie complottiste sulle scie chimiche. Tanto per capirci. Va detto che il Movimento 5 Stelle è l'unica organizzazione politica di rilevanza nazionale a non prendere parte ad alcuna forma di finanziamento pubblico alla politica e che si sostiene con le sole forze economiche dei militanti e di Grillo/Casaleggio. Inoltre i suoi candidati non devono aver subito condanne in via definitiva, non possono essere stati eletti per più di due mandati e devono essere residenti nel comune per il quale sono candidati. Grillo tecnicamente non è il candidato premier del M5S (al momento non sono chiari i meccanismi interni al movimento che permetteranno di scegliere chi potrebbe essere realmente il candidato, visto anche che nei fatti il premier è scelto dal Presidente della Repubblica sulla base del voto popolare).

Anche il M5S prevede la riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi (non meglio precisati) e con l'introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l'accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari, oltre ad un dettagliato programma economico che include provvedimenti che spaziano dall'introduzione della class action all'abolizione della legge Biagi fino al divieto di incroci azionari tra sistema bancario e il sistema industriale.

Giannino, Oscar: è professore e giornalista, ha militato nel Partito Repubblicano ai tempi di La Malfa di cui è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana negli Anni 80. E' stato in tempi non sospetti anche sostenitore di Berlusconi di cui oggi è però forte oppositore.

Indubbiamente liberale, punta alla riduzione del debito pubblico attraverso dismissioni e valorizzazioni del patrimonio pubblico italiano. Ha pubblicato online, attraverso "FARE per fermare il declino" un articolato programma volto appunto al taglio della spesa pubblica e al rientro del deficit tra debito e PIL. Tra le varie misure previste, ridurre la spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali del PIL nell'arco di 5 anni, ridurre la pressione fiscale complessiva di almeno 5 punti in 5 anni, liberalizzare rapidamente i settori ancora non pienamente concorrenziali, sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché tutelare il posto di lavoro esistente o le imprese inefficienti.

E' promotore di una legislazione organica sui conflitti d'interesse (probabilmente fra i pochi candidati a sostenerlo apertamente ed in campagna elettorale). E' spesso ricordato per il suo "particolare" vestiario.

Ingroia, Antonio: è un magistrato, giornalista e politico italiano, dal 22 dicembre 2012 è in aspettativa per motivi elettorali come candidato premier e leader della lista Rivoluzione civile. E' stato magistrato della Procura di Palermo dove, nelle vesti di pubblico ministero, ha portato avanti, tra gli altri, i noti processi a carico di Marcello Dell'Utri e recentemente quello sulla Trattativa Stato-Mafia. Ha fatto parte del pool di Falcone e Borsellino fino alle omonime stragi. Diviene pubblico ministero della Procura antimafia con Gian Carlo Caselli proprio nel 1992.

Ingroia ottiene una prima condanna per Dell'Utri nel 2004 a nove anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, confermata in appello il 29 giugno 2010 con una riduzione di due anni; Dell'Utri è però assolto per le condotte successive al 1992, poiché i giudici hanno giudicato non provato il "patto di scambio" politico-mafioso con Cosa Nostra. Durante l'indagine preliminare fu indagato anche Silvio Berlusconi, ma poi la sua posizione fu archiviata. Il 24 luglio 2012, in merito all'indagine sulla Trattativa Stato-Mafia, ha chiesto il rinvio a giudizio di 12 indagati con l'accusa di "concorso esterno in associazione mafiosa" e "violenza o minaccia a corpo politico dello Stato": i politici Calogero Mannino e Marcello Dell'Utri, gli ufficiali Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, i boss Giovanni Brusca, Totò Riina, Leoluca Bagarella, Antonino Cinà, Bernardo Provenzano, il collaboratore Massimo Ciancimino (anche "calunnia") e l'ex ministro Nicola Mancino ("falsa testimonianza"). Per un brevissimo periodo ha diretto in Guatemala un'unità di investigazione per la lotta al narcotraffico, su incarico dell'ONU.

E' l'unico ad avere nel programma elettorale un chiaro riferimento alle politiche antimafia. Poco chiaro invece, nel concreto, il suo programma di politica economica.

Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti


The elections candidates: a brief presentation

The elections campaign for the 2013 elections has collected six potential leaders who aspire to the charge of President of the Council of Ministers, or to make their party or movement get the majority at the voting booth.

They are six extremely heterogeneous figures, with political, cultural and social backgrounds that are very different from one another, so different that they make the choice for the undecided even more complicated.

So we propose here our attempts to a monography for each of the candidates, hoping that they might be useful to those who must still define their position, or that simply want to better their knowledge of their candidate.

Berlusconi, Silvio: also called the "Chevalier", he can be defined politically a popular (even though maybe it would be more adequate to call hima  populist, given the content he proposes); beyond being a renown entrepreneur, and among the richest people in Italy (there are still many doubts on the modalities he used to build his conspicuous family and personal patrimony), he's been the father of the private Italian TV, and renown builder (especially in the Milan area, see Milano 2).

Historical friend of Craxi and his socialism (and of several dubious leaders of the last decades, such as Gaddafi, Putin and Ben Ali), he has been at the political wheel of Italy in the twenty years after Tangentopoli, first with Forza Italia, then with the Casa delle Libertà, and finally with the People of Freedom. With his persona party he has obtained majorities never seen before in this country, which have allowed him to propose and approve numerous laws defined as "ad personam", through which he has emerged unscathed by effective verdicts against him in the countless trials against him. He can be defined as one of the main responsibles for the political, economical, social and cultural instability of the country, first with television, then with politics.

Known abroad for his international gaffes (from the "unfuckable lard-ass" Merkel to the Schulz "kapo", right during a session of the European Parliament), the bunga bunga and the issues related to the alleged "niece of Mubarak", never actually existed. His television democracy can be considered the first soft dictatorship based on the direct and indirect control of the information system and of considerable parts of the Italian economical system.

His proposal for the Italian public debt is based on the introduction of new State regulated gambling games and taxes on alcohol and tobacco. He wants to abolish the IMU on the first home, and give it back to the contributors who have paid it in 2012, although it is not clear how he intends to finance this move.

Bersani, Pierluigi: his political activism started when he was very young in the Italian Communist Party of the 80s. Son of the now famous Bettola gas station owner, he is an Italian politician and secretary of the Democratic Party since 2009. He has been President of the Emilia Romagna region, Minister of Industry, Commerce and Artizans during the first Prodi and D'Alema governments, Minister of Transportation and Navigation in the second D'Alema and Amato governments, and Minister of Economical Development during the second Prodi government. He is now premier candidate for the center left wing (Italia Bene Comune, the electoral and programmatical platform of PD and SEL), after winning the primaries of 2012 against Renzi, Vendola, Puppato and Tabacci. Bersani presents himself at the political elections of 2013 with a very detailed program as for intentions, but not very clear as to the merit and the modalities used to put them in practice.

The declarations of intentions contained in the programmatical texts are surely interesting, but very poor as for concreteness, both in the Intentions Bill of "Italia Bene Comune" and the "Italia giusta" program of the Democratic Party. The economical lined of the PD for the reduction of public debt isn't uniform, clear and shared by all members of the party.

Generally it would consist in a cut to the costs of politics and institutions, both central and peripheral, disposal of buildings, a bid for television frequences, liberalizations (in continuity with the first Bersani packet), fight against tax evasion, an ordinary tax on great building patrimonies (a progressive patrimonial tax, that would substitute and or integrate the current IMU tax), contribution of solidarity from the shielded capitals.

Not quite clear what position they have on the introduction of the the citizenship allowance and the effective lowering of the tax wedge on the cost of labor (especially for the expensive coverage of economical balance of these interventions, in spite of the possible positive effect on consumes.

Monti, Mario: today Senator to life on presidential nomination, he has been the loden man and university professor called by Napolitano to lead the technical government, which should have resolved the accounts of our country. Defined as "an outsider to politics", in reality he has had important charges in the past in parliamentary commissions, he had been brought near politics in the 80s by De Mita and Amato, about the topic of public debt in the Spaventa Committee.

He has been international advisor for Goldman Sachs and Senior European Advisory Council of Moody's, just to quote a few (he has even been an advisor for Coca Cola Company). In the 80s he has been member of the administration council of Fiat Auto S.p.A. and of the Italian Commercial Bank. As an European commissary in Prodi's Europe, he started the procedures against Microsoft (still in course) and has blocked in 2001 the fusion proposal between General Electric and Honeywell, considered to be contrary to antitrust norms. Today he's an ally of Fini and Casini, with the imprimatur of the Vatican (and of Montezemolo) and premier candidate, almost a riedition of the democristians in European pseudo liberal sauce. During his government (which wasn't confirmed by votations) the public debt has gone up anyway and the industrial production has decreased. In exchange, the spread between Italian BTPs and German Bunds has lowered.

Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti

venerdì 1 febbraio 2013

10minuticon Gianluca Sgueo @gianlucasgueo



Gianluca Sgueo, coordinatore rapporti con il cittadino, sito web e flussi informativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ci ha concesso una breve intervista qualche giorno fa.


In primo luogo abbiamo chiesto a Gianluca quali siano le novità più rilevanti in questa campagna di comunicazione per le elezioni 2013. Innanzitutto c'è un cambio radicale nella cifra del linguaggio: siamo stati abituati a vedere un rpesidente molto posato nel modo di esporre le idee, molto "tecnico". Ora invece, nel pieno della campagna elettorale, il linguaggio è quello della politica. Sebbene possa essere spiazzante per alcuni, in realtà è il linguaggio richiesto dalla campagna stessa: è necessario essere diretti e contestare nel merito le osservazioni degli avversari.

Un'altra grande novità è l'utilizzo dei social media, oramai divenuti di uso comune tra i politici. Abbiamo chiesto dunque quali siano gli obiettivi e quali gli interlocutori a cui si vogliono rivolgere: Gianluca sostiene che l'interlocutore è differente a seconda del social. Su Twitter il pubblico è tendezialmente giovane ma non giovanissimo, molto preparato e critico, e qui lo scopo è diffondere informazioni parallelamente a canali più tradizionali e costruire un dialogo più snello.

Su Facebook i protagonisti sono i più giovani, quindi l'obiettivo è quello di creare un dialogo più informale rispetto a quello che si realizza su Twitter. Infine su YouTube vengono caricati i video: l'audience è eterogenea, e lo strumento sfrutta una tipologia molto popolare di contenuto.

Per quanto concerne l'evento MontiLive, si è trattato di un'iniziativa molto seguita e anche molto criticata. L'opinione si è divisa tra favorevoli e critici, per una moltitudine di ragioni. Innanzitutto bisogna tener conto del fatto che si tratta di una persona di oltre 70 anni, che non ha mai utilizzato quegli strumenti. Rispondeva personalmente, sebbene avesse assistenza, ma lo faceva in autonomia: per questo motivo anche quelle che sono parse delle ingenuità in realtà sarebbero addirittura comprensibili ed un'espressione di poca pratica nell'utilizzo dello strumento.

Si potrebbe senza dubbio migliorare, rendendolo un appuntamento non sporadico ma frequente, e sicuramente si possono dare delle risposte più puntuali. Una delle critiche è stata la scarsità di risposte rispetto al numero di domande arrivate: in questo senso, tuttavia, Gianluca afferma che i temi trattati sono stati praticamente tutti affrontati nelle risposte date, anche se non sono state date risposte puntuali ad ogni singola domanda.

Un'altra critica piuttosto importante riguarda il fatto che probabilmente Twitter non era lo strumento più adatto per dare le risposte, in quanto per argomentare in maniera sensata il proprio pensiero 140 caratteri sono decisamente insufficienti. Secondo Gianluca in effetti sarebbe preferibile argomentare, come già avviene su SceltaCivica, dove chiunque ha la possibilità di presentare delle proposte ed iniziare un dibattito vero e proprio. Tuttavia, non esclude che possa prevalere la spontaneità, nel caso questo esperimento venga ripetuto su Twitter.

Abbiamo chiesto a Gianluca se a suo avviso l'utilizzo virtuoso o meno dei social media possa effettivamente avere delle conseguenze alle urne: la risposta è stata "no": i social media non sono lo specchio della società italiana, e non crede che investire completamente sui social possa determinare l'esito delle elezioni, ma che si tratti solo di uno strumento di supporto.

Maria Petrescu | @sednonsatiata

venerdì 18 gennaio 2013

L'#Opinionedeifatti: Il sobrio, il brutto e il cattivo - (cronache dalla par condicio)



Riflessioni ad alto tasso di THC: evvai, è ricominciata la campagna elettorale! Se c'era una cosa di cui questo Paese sentiva il bisogno era il ritorno delle risse televisive e delle scaramucce giornalistiche.

L'abbuffata di Berlusconi, il trolling di Mario Monti, la piacentinevolezza di Bersani, il sale e pepe avariato di Casini, l'occhialetto rosso di Maroni, il corpo cavernoso meningeo di Di Pietro... ma perché star qui ad elencarli tutti, quando ormai ne avete già le palle piene? Ottima domanda, tralasciamoli e passiamo al punto.

L'Italia è un Paese che per risolvere i suoi problemi può contare soltanto due cose: o sulle sue forze o sull'intervento alieno. È scritto nel DNA di questa Nazione. "Tutto dipende da me, e se dipende da me sono sicuro che non ce la farò": una frase che avrebbero dovuto stampare col sangue nella Costituzione, piuttosto che in un film di Nanni Moretti. L'ultima volta sono venuti a salvarci gli americani e ancora siamo qui a pagare i debiti, questa volta speriamo non sia il turno della Wermacht.

Perché se è vero che a febbraio si vota, ed alle urne ci si presenta subito dopo il Festival di Sanremo, non mi stupirei se il 51% delle preferenze andassero a Nilla Pizzi. Che, però, in effetti è morta. Il che significa che saremo costretti a ripiegare su Saviano (sempre che Fazio se lo porti al Festival come ospite). Capite perché per uscire dai problemi grossi è sempre necessario che arrivi qualcuno ad invaderci?

Da questa campagna elettorale e dalle successive elezioni cosa può venir fuori? CHI può venir fuori? Chiunque. Ma nessuno in grado di risolvere un tubo. Perché? Perché il Paese è in frantumi, perché non esiste una maggioranza, perché siamo tutti Commissari Tecnici quando siamo seduti sulla poltrona di casa, con ottime soluzioni che non sappiamo come realizzare. Ci basta avere qualcuno che provi a farlo per noi, un Grillo, un Ingroia, un Alfano, qualcuno da poter criticare in continuazione, a prescindere, da buoni tifosi. Ci basta questo per farci felici, e magari qualche anticipo di Champions League. Tutto qua, siamo persone semplici.

E allora godiamoci ancora una volta il più grande reality show che sia mai stato prodotto, quello in cui siamo tutti concorrenti e dove tutti siamo nominati a turno, quello in cui si passa in maniera casuale dal tugurio alla suite, quello in cui c'è ancora chi cerca conforto in un confessionale, quello in cui si vota in continuazione, ma alla fine non vince nessuno.

Facciamolo con rassegnazione ed aspettiamo che arrivi qualcuno a salvarci. Tanto, per ingannare il tempo, possiamo sempre bestemmiare in diretta.

Gaspare Bitetto | @waxenit


The sober, the ugly and the bad (chronicles from the par condicio)

Yay, the elections campaign has started! If there was one thing this country needed was the return of television fights and journalistic skirmishes.

Berlusconi's binges, Mario Monti's trolling, the pleasentness of Bersani, Casini's rotten salt 'n pepper, the red glasses of Maroni, the cavernous body of Di Pietro... but why stand here and list them all, when you're already sick and tired of them? Great question, let's leave them alone and go straight to the point.

Italy is a country that in order to solve its problems can only count on two things. Its own forces or an alien intervention. It's written in this nation's DNA. "Everything depends on me, and if it depends on me then I'm sure I'm not going to make it": is a sentence that they should have written in blood in the Constitution, rather than in a Nanni Moretti movie. The last time the Americans came to save us and we're still here paying debts, this time let's hope it's not going to be the Wehrmacht.

Because if it's true that we're voting in February, and right after the Sanremo Festival, I wouldn't be amazed if 51% of the preferences went to Nilla Pizzi. Who is actually dead. Which means we'll be forced to resort to Saviano (if Fazio will take him to the Festival as a guest). Do you understand now why in order to get out of the big trouble it's always necessary that someone comes to invade us?

From this elections campaign and the following elections, what could possibly come out? WHO could come out? Anyone. But nobody actually capable of solving anything. Why? Because the country is shattered, because there is no majority, because we're all technical commissaries when we're sitting in our armchairs, with great solutions that we don't know how to apply. It's enough to have someone do it for us, a Grillo an Ingroia, an Alfano, someone that we can criticize all the time, regardless, like good fans. That's enough to make us happy, and maybe some anticipation of Champions League. That's all, we're simpletons.

So let's enjoy once again the greatest reality show ever produced, the one in which we're all competitors and where all of us are nominated in turns, the one where you go casually from the hovel to the suite, the one in which someone still looks for comfort in a confessionary, the one in which we constantly vote, but nobody ever wins.

Let's do it with resignation and wait for someone to come save us. In the meanwhile, to make time go faster, we can still curse on live television.

Gaspare Bitetto | @waxenit

domenica 6 gennaio 2013

#MontiLive Show: @SenatoreMonti niente faccine, please



Grandi giorni per il Tecnico Mario Monti, che ora è il Candidato Mario Monti, visto che è salito in politica, come lui stesso ha detto, ma è salito anche in rete e anche nella competizione elettorale. Da bravo candidato ha subito messo su un bell'account twitter, @senatoremonti, ha fatto un movimento, anzi una lista, unica al Senato, in condominio alla Camera con Casini e Fini.


Scelta Civica è il nome, presentato ieri, insieme al simbolo che ricorda un po' la vecchia IdV di Di Pietro e che è realizzata dall'Agenzia di comunicazione Proforma, la stessa di Nichi Vendola. Avete letto bene, lo stesso che Monti voleva in un certo qual modo silenziare. Strano ricorso, si vede che in fondo qualcosa del leader di SeL gli piace.

La novità è stata sicuramente l'account Twitter, che ha subito fatto un bel numero di followers. Monti ha anche fatto un'altra cosa, una cosa alla Obama che nessun politico europeo ha mai fatto: rispondere alle domande fatte via Twitter. Politica e social media, nuovo trend italiano. Nasce così il #MontiLive, hashtag per raccogliere le domande da fare all'ex (di fatto) premier.

Bello, davvero tutto bello, come il paese dei balocchi o le bancherelle di Piazza Navona a Roma prima dell Befana. Mancavano le renne, però il presepe c'era con i tanti genitori, con lo sguardo torvo, che attendevano il bambinello Scelta Civica, venuto tra di noi per salvare il paese, tanto più che c'è anche il placet-endorsement-benedizione del Vaticano, almeno ufficialmente, visto che oramai Oltre-Tevere sono capace di improvvisi giri di valzer.

La rivoluzione non c'è stata, c'è stata la recita, la messa in scena, soprattutto quando abbiamo visto un freddo tecnico ultra-settantenne usare gli emoticon, le faccine invadenti che apparivano nei tweet delle risposte del senatore. Stiamo scherzando?

Non credo che Monti, come nonno, non giochi coi suoi nipoti, gli farà pure i versi strani col l'orso gilberto e la capretta buffa, ma qui è diverso, qui senatore, lei stava rispondendo alla rete, a delle domande precise, dall'economia al nuovo stato di famiglia. E' evidente che c'era un'altra mano, magari due, quelle che erano sulla tastiera, insieme a qualche spin doctor e social media manager collegato con 9gag, 4chan, Reddit e chissà quale altra community.

Monti schiavo delle banche o dei social media manager? Chi lo sa, spero non dei social media manager delle banche, perché non sono proprio il massimo della bravura.

Si dice che abbia risposto solamente a influencer e media. Non è proprio così, anche se 3 delle 16 risposte, solo 16, tre erano del tg1online, vabbè ma era normale, anche perché l'operazione era quella, avere la copertura più ampia sui media, da quelli nazionale ai siti localissimi, tipo la Boutique della Provola e lo Studio Visage delle motocarrozzette.

Scopo raggiunto, soprattutto per ribattere all'occupazione del Berluskaiser, che non conosce riposo, neanche senno, visto che si fa riprendere con l'amazzone Biancofiore e con un carlino fra le mani, (cose che fanno rimpiangere Capezzone!)ma la tastiera per Silvio è ancora un tabù. Una rincorsa forzata che non è nello stile del senatore, nè del tecnico, nè di chiunque altro sappia discernere fra la Bibbia e l'Almacco di Paperinik.

Chi perde naturalmente è la rete, pare che in tempo di saldi anche gli utenti dei social vengono venduti a buon mercato, come fossero rimanenza, per poi ricordarsi che a fine febbraio saranno elettori, miracoli della cittadinanza!

Comunque un risultato è stato raggiunto: far arrabbiare Beppe Grillo, cosa non difficile, visto che il comico maximo s'incazza a morte pure se c'è una zanzara nel raggio d'un chilometro e subito pensa al complotto.

"@beppe_grillo I partiti hanno imposto in passato i loro compari, servi, mignotte e lo faranno ancora a febbraio. Al cittadino sarà impedito di scegliere"
Una dichiarazione importante e pregnante, come quella di un avventore al bar mentre sfoglia la Gazzetta, per il capo politico del m5s, un movimento che sembra scrivere i propri programmi sotto dittatura, pardon dettatura. Tanto basta una sequela di parolacce per ribattere a qualsiasi cosa, ma si sa questa è l'Italia, di certo non la rete.

Simone Corami | @psymonic


MontiLive Show: senator Monti, please no emoticons

Great days for the technician Mario Monti, who now is the Candidate Mario Monti, since he has entered politics, as he said, but he has also entered the web and the elections competition. As a good candidate he immediately opened a Twitter account, @senatoremonti, has made a movement, a list, alone at the Senate, together with Casini and Fini at the House.

Civic Choice is the name, presented the other day, together with the symbol that remembers vaguely the old IdV of Di Pietro, realized by the communication agency Proforma, the same one of Nichi Vendola. You've read well, the same one that Monti wanted to silence in a certain way. A strange recourse, it's obvious that he likes something of the SeL leader.

The news has certainly been the Twitter account, which has immediately made a great number of followers. Monti has also done another thing, an Obama thing that no other European politician has ever done. Answering questions on Twitter. Politics and social media, new Italian trend. So the #MontiLive was born, a hashtag to collect questions for the ex premier.

Nice, very nice, like the fairyland or the market in Piazza Navona in Rome right before the 6th of January. The only thing missing were the raindeers, but many parents were waiting for the Civi Choice baby, come to us to save the country, since there's also the placet-endorsement-blessing of the Vatican, at least officially, since now they are capable of sudden walzer dances.

The revolution didn't happen, but there was a play, a show, especially when we've seen the cold over 60 year old technician using emoticons, the invasive faces that appeared in the answer tweets of the senator. Are we kidding? I don't believe that Monti, as a grandfather, doesn't play with his grandkids, he probably even makes strange noises like Gilberto the bear or the queer goat, but here it's different, here, Senator, you were answering to the Web, to precise questions, from the economy to the new situation of the family.

It's obvious that there was another hand, probably two, the ones on the keyboard, together with the ones of some spin doctor and social media manager connected with 9gag, 4chan, Reddit and who knows what other community. Monti slave of the banks or of social media managers? Who knows, I hope not of the social media managers of banks, because they're not really the best.

Simone Corami | @psymonic

sabato 5 gennaio 2013

Lo @Storify di #MontiLive: come la politica può strumentalizzare i social media



Prima lo sbarco su twitter, poi il sito Agenda-Monti e il portale per la raccolta firme. Ora le risposte alle domande poste dagli utenti su Twitter. Monti ci prova, ad allargare il consenso anche con la rete. Riuscirci è tutt'altra cosa.


Venerdì Mario Monti ha presentato il simbolo della sua lista, in una conferenza stampa che è stata più una vetrina, dal momento che il senatore e ormai ex premier (ora nuovamente in corsa per le politiche 2013) non ha dato spazio ad alcuna domanda della stampa. Ha deciso invece di usare twitter, su cui è approdato da poco. Sempre venerdì ha infatti invitato gli utenti del social network ad inviargli delle domande a cui avrebbe risposto. 

Così oggi, sotto il gonfalone dell'hashtag #montilive, la rete si è concentrata, tra serio e faceto, sull'avvenimento. Dall'account ufficiale intanto, Monti (o chi per lui) ha risposto ad alcune domande, non troppe a dire il vero, degli utenti del socialino. Molte per onor di cronaca sono rimaste senza risposta, altre (soprattutto quelle di utenti non certo sconosciuti, tra cui tg1) hanno ricevuto responso dall'account di @SenatoreMonti. Abbiamo provato, sintetizzando e focalizzandoci soprattutto sull'interazione tra account ufficiale e utenti che hanno ricevuto risposta, a ricostruire con Storify la conversazione tra l'ex primo ministro tecnico e la rete.


Già, Monti e la rete. Quello che pare un nuovo amore, se è vero che da un paio di settimane le iniziative pro campagna elettorale di Mario paiono puntare molto su questo mezzo. Per ora scatenando più la satira della rete che altro. Ma c'è ancora tempo.


Di una cosa però siamo certi, Monti una cosa la sta rinnovando: se stesso. E per farlo ha indossato armatura e mazza chiodata con cui da qualche giorno lancia bordate a chiunque possa minimamente minare la sua corsa elettorale. Non si è salvato nessuno. Da Berlusconi a Bersani, perfino il povero Brunetta (povero perché come dice lui, non riesce a pagare l'Imu). Insomma, ha finalmente gettato il mantello da tecnico per indossare quello da politico. Tv, radio e come scritto sopra anche la rete. Con la sua piccola armata affiancata da alleati un tempo schierati oltre il fiume Monti pare aver deciso di fare le cose sul serio. Almeno a parole.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83


The #montilive storify: how politics can instrumentalize social media 

First the arrival on Twitter, then the Monti agenda website and the portal to collect signatures. Now the answers to questions asked by users on Twitter. Monti is trying to widen consensus thanks to the web. Actually succeeding is a completely different matter.

On Friday Mario Monti has presented the symbol of his list, during a press conference that was more of a presentation, since the senator and ex-premier (now running for the elections of 2013), hasn't given space to questions from the press. He decided to use Twitter, on which he just recently arrived. On friday he invited the users of the social network to send him questions he would then answer.

So today, under the banner of the hashtag #montilive, the web has concentrated, between serious and not, on the event. From the official account, Monti (or his staff) has answered some questions, not many to be honest, from the users of the social network. Many have remained answerless, others (especially those of users who certainly aren't anonymous, such as TG1), have received an answer from the account @SenatoreMonti. We tried, synthetizing and focalizing especially on the interaction between the official account and the users who received an answer, to reconstruct a Storify of the conversation between the ex technical prime minister and the web.

Right, Monti and the web. What seems like a new love, if it is true that for the last two weeks the elections campaign initiatives seem to go in this direction. For now managing to awake the web's satire, nothing else. But there's still time.

Of one thing we are certain, Monti is renewing one thing: himself. And in order to do it he wore an armor and spiked mace with which to hit anyone who could even remotely mine his campaign. Nobody managed to save himself. From Berlusconi to Bersani, even the poor Brunetta (poor because, as he says, he can't pay the IMU). He finally threw away the technician mantle in order to wear the politician one. TV, radio and the web. With his small army along with allies that were once beyond the river, Monti seems to have decided to do things seriously. At least in words.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83

lunedì 10 dicembre 2012

#Monti si dimette, #Berlusconi torna: l'Italia sull'orlo di una crisi (di nervi)



Monti rassegnerà le sue dimissioni all’indomani dell’approvazione della legge di stabilità e di bilancio. Ciò è quello che hanno appreso tutti coloro che son rimasti sabato sera a casa.

Tramite il pretesto di una dichiarazione del Ministro Passera ad Agorà (“Si torna indietro? Non è un bene per l’Italia. Dobbiamo dare la sensazione che il Paese va avanti”, nda), Berlusconi torna prepotentemente ad occupare la scena politica italiana.

Il passo indietro della stragrande maggioranza dei membri del PDL riguardo il tema primarie è alquanto disarmante. Guido Crosetto, Giorgia Meloni e Alessandro Cattaneo sono gli unici ad essersi opposti. Tatticamente parlando, la mossa del Cavaliere è comprensibile alla luce dell’impegno del Consiglio dei Ministri per l’approvazione di un decreto riguardo l’incandidabilità dei condannati. Tale legge proibirebbe ai più di candidarsi, Silvio Berlusconi in primis.

Per questo motivo, il PDL ha tolto la fiducia al governo in una serie di provvedimenti.
Mario Monti ha però fermamente reagito alle mosse del PDL. A sorpresa, presentandosi al Quirinale, ha dichiarato di voler rassegnare le dimissioni successivamente all’approvazione della legge di stabilità. La nota del Quirinale riguardo l’incontro col Presidente Napolitano è molto chiara quanto fortemente critica. Il Presidente del Consiglio, non ritenendo una situazione del genere adatta per poter espletare il proprio mandato, ha espressamente dichiarato che “accerterà quanto prima se le forze politiche che non intendono assumersi la responsabilità di provocare l'esercizio provvisorio - rendendo ancora più gravi le conseguenze di una crisi di governo, anche a livello europeo - siano pronte a concorrere all'approvazione in tempi brevi delle leggi di stabilità e di bilancio.” Dichiarazioni forti, che restituiscono a Berlusconi la patata bollente della crisi.
Ma non è finita.

Berlusconi ha fatto bene i calcoli. Con l’attuale Porcellum, che assegna i seggi al Senato su base regionale, il PDL punta alla vittoria nelle grandi regioni come la Lombardia e il Veneto, presentando un’alleanza con la Lega di Roberto Maroni. Come illustra il Professore Roberto D’Alimonte ne Il Sole 24 Ore, il punteggio alla Camera risulterebbe scontato. Il premio su base regionale del Senato, invece, porrebbe Berlusconi nella condizione di togliere al PD+SEL la maggioranza di 158 senatori necessaria.

Ci si chiede la reazione delle opposizioni. Giuseppe Civati auspica nel suo blog che la propria coalizione si focalizzi sui programmi. Il consigliere regionale PD della Lombardia chiede al PD (e alla coalizione di centro-sinistra) di abbandonare la retorica anti-berlusconiana e di giocare la propria partita. “La tentazione è forte”, dice Civati, ma il centro-sinistra dovrebbe puntare a sfruttare il suo vantaggio e a giocare la propria partita.

Il segretario PD e ormai candidato della coalizione dei progressisti Pierluigi Bersani inizia perciò la sua campagna elettorale tramite la pubblicazione di una sua intervista al Wall Street Journal, in cui illustra le sue politiche per l’Italia, inserendola nel più quadro ampio europeo. Parole d’ordine: lavoro, lotta all’evasione fiscale, minor uso del contante, ruolo delle nuove generazioni.

Ci si chiede se Pierluigi Bersani riuscirà a vincere la propria battaglia anche in Lombardia e Veneto, che oramai divengono i nostri Ohio. Ma ancor di più, ci si chiede se la politica italiana nel suo complesso non offuscherà l’orizzonte di ripresa che tutti noi auspichiamo soltanto per meri interessi personali.

Veronica Orrù | @verocrok


Monti resigns, Berlusconi returns: Italy on the edge of a crisis

Monti will resign the day after the approvation of the stability and budget law. This is what everyone who remained at home on Saturday night learned from the news.

With the pretext of a declaration of minister Passera at Agorà ("Are we going back? It's not good for Itay. We must give the feeling that we're going forward"), Berlusconi returns to strongly occupy the Italian political scene.

The step backward of the majority of PDL members regarding the primaries is quite disarming. Guido Crosetto, Giorgia Meloni and Alessandro Cattaneo were the only ones to oppose. Tactically speaking, the Chevalier's move is understandable in the light of the work of the Minister Council for the approvation of a decree regarding the impossibility to candidate those who have been condemned for crimes. This law would forbid the majority to candidate, Silvio Berlusconi in particular.

For this reason, the PDL has denied the trust to the government in a series of decisions. Mario Monti has firmly reacted to PDL's moves. Surprising everyone, presenting himself at the Quirinale, he declared that he wants to resign the day after the approvation of the stability law. The note regarding the encounter with President Napolitano is very clear and very critical. The Premier, considering this situation not adequate for his mandate, has expressly declared that he will "clear as soon as possible whether the political forces that dunnot want to take responsibility for provoking a provvisory exercies - making the consequences of a government crisis even worse, also at an European level - are ready to help in the approval of the laws of stability and budget." Strong statements, which give back to Berlusconi the hot potato of the crisis.
But it's not all.

Berlusconi has calculated well. With the current Porcellum, which gives the seats in Senate on a regional basis, the PDL aims to the victory in the big regions such as Lombardy and Veneto, presenting an allegiance with Roberto Maroni's Lega. As Professor Roberto D'Alimonte illustrates in Il Sole 24 Ore, the points at the House would be obvious. The prize on a regional basis of the Senate, on the contrary, would put Berlusconi in the condition of taking away to PD and SEL the majority of 158 necessary senators.

Ci si chiede la reazione delle opposizioni. Giuseppe Civati auspica nel suo blog che la propria coalizione si focalizzi sui programmi. Il consigliere regionale PD della Lombardia chiede al PD (e alla coalizione di centro-sinistra) di abbandonare la retorica anti-berlusconiana e di giocare la propria partita. “La tentazione è forte”, dice Civati, ma il centro-sinistra dovrebbe puntare a sfruttare il suo vantaggio e a giocare la propria partita.

Il segretario PD e ormai candidato della coalizione dei progressisti Pierluigi Bersani inizia perciò la sua campagna elettorale tramite la pubblicazione di una sua intervista al Wall Street Journal, in cui illustra le sue politiche per l’Italia, inserendola nel più quadro ampio europeo. Parole d’ordine: lavoro, lotta all’evasione fiscale, minor uso del contante, ruolo delle nuove generazioni.

Ci si chiede se Pierluigi Bersani riuscirà a vincere la propria battaglia anche in Lombardia e Veneto, che oramai divengono i nostri Ohio. Ma ancor di più, ci si chiede se la politica italiana nel suo complesso non offuscherà l’orizzonte di ripresa che tutti noi auspichiamo soltanto per meri interessi personali.

Veronica Orrù | @verocrok

giovedì 15 novembre 2012

Il @TheEconomist, @r_formigoni e la piaga lombarda



Una testata autorevole come l’Economist ha pubblicato una personale interpretazione (se vogliamo, anche superficiale) del degrado politico, economico e culturale di certi ambienti negli ultimi decenni in Italia, attribuendone pesanti responsabilità a Milano in quanto capitale finanziaria ed ormai ex capitale morale d’Italia.

Per spiegare come si sia potuti arrivare alla situazione attuale, l’Economist ricostruisce la sequenza di premier che Milano e la Lombardia hanno fornito al Paese, da Craxi a Monti, passando per Berlusconi.

A parte l’attuale, definito (con poca fantasia, in verità) sobrio e coscienzioso, gli altri due ne escono con le ossa rotte: morto da latitante in esilio il primo, organizzatore dei noti "Bunga Bunga" party il secondo.

Poi passa a spiegare che Milano si trova in Lombardia, una regione guidata da tale Roberto Formigoni, in carica da ben 17 anni ed esponente del movimento cattolico Comunione e Liberazione (CL) che professa amore fraterno, obbedienza e povertà che organizza meeting a cui in passato hanno partecipato persone come Madre Teresa di Calcutta.

L’Economist non riesce invece a spiegarsi e a spiegare come mai si sia arrivati allo scioglimento del Consiglio regionale e come mai questa stessa persona e altri affiliati a CL possano essere in realtà mafiosi o corrotti, come i 14 deputati regionali tra indagati e arrestati per reati che comprendono corruzione, donazioni illegali, frode, appropriazione indebita, bancarotta fraudolenta e istigazione alla violenza.

Tra questi, i legami dell’assessore regionale Zambetti con la ‘ndrangheta calabrese e l’immancabile riferimento a Nicole Minetti (già showgirl televisiva e igienista dentale), accusata di favoreggiamento della prostituzione per aver arruolato le donne per i "Bunga Bunga" party di Berlusconi. Quando si parla di affari italiani sulle testate estere, questi riferimenti purtroppo non mancano mai, tanto che comincio a pensare che ormai sia un must per essere pubblicati dall’editore. Viene sottolineato quindi come tutti tranne uno appartengono al PdL di Berlusconi o all’alleato politico Lega Nord.
Parla anche di un nord razzista, che si sente più vicino alle culture celtiche o teutoniche che non a quella del meridione del Paese.

A mio modesto avviso, un quadro molto, molto superficiale, che riflette solo parzialmente la situazione italiana.

Per rendere l’idea, ho realizzato la tag cloud con le figure chiave citate nell’articolo.
Bisogna ammettere che, obiettivamente, la situazione attuale non sia di quelle che avvicinano i cittadini ai politici, però può esserlo di quello che avvicinano alla politica: non a questa politica, ma a una di rinnovamento e di partecipazione, di trasparenza e di innovazione, di ottimizzazione delle risorse esistenti e di creazione di nuove, di rappresentanza reale e di meritocrazia, di integrazione tra vecchi princìpi e nuove tecnologie.

Personalmente sono convinto che le prospettive di una ripresa italiana (non soltanto economica) non siano così catastrofiche come parrebbe da quanto descritto ingenerosamente (e forse con un pizzico di interesse) dall’Economist che, grazie al cielo, almeno non parla di pizza né di mandolino.

Roberto Favini | @postoditacco


@TheEconomist and the Lombardy plague

A serious paper like The Economist has published a personal interpretation (if we wish, a very superficial one) of the political, economical and cultural degrade of certain environments in the last few decades in Italy, giving heavy responsability to Milan as the financial and ex moral capital of Italy.

In order to explain how we got to the current situation, the Economist reconstructs the sequence of prime ministers that Milan and Lombardy have given to the country, from Craxi to Monti, with Berlusconi in the middle.

Apart from the current one, defined (with quite a lack of fantasy) sober and scrupulous, the other two don't come out very well: dead in exile the first, organizer of the famous Bunga bunga parties the second.

Then it goes on explaining that Milan is in Lombardy, a region guided by Roberto Formigoni, in charge for 17 years and exponent of the Catholic movement Communion and Liberation (CL) that professes brotherly love, obbedience and poverty, and that organizes meetings attented in the past by people like Mother Teresa of Calcutta.

The Economist can't seem to explain how we got to the closure of the regional council and how come this same persone and other CL affiliates can be actually corrupt or involved with the mafia, like the 14 regional deputees under inquiry and arrested for crimes that include corruption, illegal donations, fraud, embezzlement, bankruptcy and instigation to violence.

Among these, the ties of regional councillor Zambetti with the Calabrian 'ndrangheta and the compulsory reference to Nicole Minetti (showgirl and dental hygienist) accused of favoring prostitution for enroling women in Berlusconi's Bunga bunga parties. When foreign newspapers talk about Italian affairs, these referrals never lack, and I'm beginning to think that they're a must in order to get published. And then there's an emphasis on the fact that all of them except one are part of Berlusconi's PDL or of the allied Northern League. It also tells the story of a racist north, that feels much closer to the celtic or teuthonic cultures rather than those of the south.

In my opinion it's a very shallow scenario, that only partially reflects the Italian situation.

In order to give a better idea, I made a tag cloud with the key figures cited in the article. One must admit that the current situation isn't one of those that make citizens come closer to politicians, but it could be one that makes citizens come closer to politics, one of renewal and participation, transparency and innovation, optimization of existent resources and creation of new ones, real representatives and meritocracy, integration between old principles and new technologies.

Personally I am convinced that the perspectives of an Italian rebirth (not only economical) aren't as catastrophic as described quite ingenerously (and perhaps with a pinch of interest) by the Economist, that at least doesn't talk about pizza and Colosseum.

Roberto Favini | @postoditacco

sabato 10 novembre 2012

Comunicazione politica: la responsabilità della #Fornero



In un passaggio del nuovo libro di Vespa la Fornero è parsa più preoccupata dell'abito da mettere non tenendo conto dei problemi del monaco che avrebbe dovuto affrontare da li in avanti.

Già, è uscito il nuovo libro di Bruno Vespa, Il Palazzo e la piazza. Crisi, consenso e protesta da Mussolini a Beppe Grillo - che a leggere così, parrebbe anche una cosa seria. Sembra che ci sia una parte, tra le tante, dedicata alla Fornero: si parla della sera in cui è stata chiamata dall'amico Mario Monti per diventare ministro del Lavoro, e della mattina dopo, quando, dopo aver prenotato il volo per Roma, è stata assalita dalla domanda delle domande. No, non si è chiesta “sarò davvero in grado?”. Peggio, molto peggio. “Stavo scegliendo un tailleur-pantalone nero per la cerimonia al Quirinale, quando mi telefonò Lucia Annunziata (...): 'Ricordi che questo giorno è per sempre' mi disse. 'Scelga l'abito che le piace di più'.” E chi non è donna non può capire: il domandone, “Che mi metto?”, è un qualcosa che può non farti dormire la notte, un qualcosa di esistenziale, di viscerale. Un qualcosa che già è tanto che la Fornero dopo la telefonata, in preda all’isteria, non si sia precipitata al centro commerciale più vicino perché, come tutte, non aveva ‘niente da mettersi’. Eppure sembrerebbe che lei, fiduciosa, si sia affidata per la scelta alla sua colf rumena di 27 anni: “'Qual è l'abito che ti piace di più?' le chiesi. […] Pensai che se piaceva a una ragazza, doveva piacere a tutti.”

Forse alla Fornero quel giorno sembrava tutto in discesa, o quantomeno tutto più facile. Forse la via che stava per intraprendere le appariva (solo) tremendamente stimolante e carica di aspettative. Carica anche di responsabilità, certo: ma in una luce tutta propositiva. Perché, pensava, se riesco a piacere ai ragazzi, dovrò – fuor di metafora - piacere a tutti.

Eppure premendo il tasto forward fino ad oggi, l’immagine che ci appare è molto diversa. E dovevamo capirlo già dal primo pianto non controllato: la situazione che si è trovata davanti non era né facile, né in discesa, e se n’è accorta subito. Tanto che piacere ai ragazzi, ora come ora, le interessa poco. Anzi, non perde occasione, con numerosi scivoloni, per avvilire gli spiriti già fiaccati di una generazione che esce ogni giorno di casa con le spanne aperte e tese, in attesa di una manna dal cielo che non arriva. Generazione che, paradosso, proprio da lei pende (sbagliando) per capire da dove iniziare per costruirsi il futuro.

E di questa dimensione, quasi mistica, il ministro Fornero non ha ancora la piena coscienza: “Se ci siete voi dovrò pensare a ogni parola”, ha detto ai giornalisti lo scorso 5 Novembre, tentando di cacciarli dalla sala in cui interveniva a Torino, “una persona parla per quaranta minuti, dicendo cose pacate e sensate, ma poi una semplice battuta diventa il titolo dei giornali e solleva polemiche che vanno avanti per settimane.” E’ chiaro che sta perdendo, e in maniera preoccupante, il contatto con la realtà. Con buona pace di tuttiquelliche:“Un politico deve stare molto attento alla comunicazione, ma è anche vero che il minimo errore non ti viene perdonato” che si leggono in giro negli ultimi giorni: un’affermazione del genere, proferita da quelle labbra, non solo è piagnucolosa, non solo è paradossale, ma è - udite udite -  addirittura inaccettabile.

Mills sosteneva che sarebbe “realistico da un punto di vista sociologico, moralmente giusto, e politicamente indispensabile esigere molto dagli uomini di potere, e attribuire loro la responsabilità del corso di specifici eventi.” Rimaniamo, per non spingerci troppo oltre, sul ‘politicamente indispensabile’. Parliamo di un governo tecnico. Un governo di emergenza, di expertise, che non abbiamo scelto, non abbiamo messo in discussione: calato, dall’alto, per la nostra salvezza. E’ chiaro che il ruolo ricoperto da chi ha potere, in questo momento storico, assume una valenza enorme. Forse non ce n’è la completa percezione, ma la responsabilità relativa al discorso ‘lavoro’ in Italia ha dimensioni non del tutto misurabili: al di là dei provvedimenti presi (di cui non si parlerà in questa sede), il feedback che si riceve dall’altro lato della barricata è un misto di speranza, rabbia, lotta, immaturità; un mix non certo facile da gestire, e un peso notevole, sia umano che politico. Che, però, la Fornero si è caricata in piena libertà di intendere e di volere.

La presenza dei giornalisti all’incontro dell’Unione Industriale del 5 Novembre, nonostante il tentativo di “porte chiuse”, si deve ad un cronista, che a nome di tutti si è alzato in piedi e ha detto: «Non ce ne andiamo, perché noi, come voi, stiamo facendo il nostro lavoro e abbiamo il diritto di farlo». Ogni tanto c’è bisogno di specificarlo. Perché per la maggior parte di noi tornare in redazione con il block notes bianco è un po’ come tornare a casa la sera, dai campi, con la cesta vuota: hai buttato un giorno di lavoro, e nessuno ti pagherà.

Carol Verde | @car0lverde


Political communication: Fornero's responsibilities

In a passage of Vespa's new book Fornero has appeared more worried by the dress to wear, not taking into account the problems of the mon that she would have to face from that point on.

Yes, Vespa's new book is out, "The Palace and the square". Crisis, consent and protest from Mussolini to Beppe Grillo. Which, reading it this way, would seem something serious. It seems that there's a part, among many, dedicated to Fornero, about the night she was called by her friend Mario Monti to become Minister of Welfare, and the morning after, when - after booking the flight to Rome - she was struck by the question of questions. No, she didn't ask herself whether she would be capable. Worse, much worse. "I was choosing a black tailleur for the cerimony at the Quirinale, when Lucia Annunciata called. 'Remember that this day is forever. Choose the clothes you like most'." Who isn't a woman cannot understand. The question "what am I going to wear?" is something that can prevent you from sleeping at night, something existential, deep inside. Something that it's already important that Fornero after the phone call, histerical, didn't go to the nearest shopping center because, like all women, had "nothing to wear". It would seem that she relied for the choice on her 27 year old Romanian servant: "What is the dress you like most?" I asked her. I thought that if a girl liked it, everybody would like it."

Perhaps Fornero that day saw everything downhill, or easier. Perhaps the road she was about to start on appeared just incredibly stimulating and filled with hopes. Also filled with responsibilities, of course: but in a positive light. Because, she though, if I can manage to be liked by young people, then i will be liked by everyone.

But if we push the fast forward button until today, the image we see is very different. And we should have understood it from the first uncontrolled cry. The situation she found in front of her was not easy, nor downhill, and she realized that immediately. So much that being liked by young people, now, is of little interest to her. Actually she misses no occasion, with numerous gaffes, to offend the already weak spirits of a generation that goes out the door every day with open hands, waiting for grace from the sky that never comes. Generation that, paradoxally, relies on her (mistake) to understand where to start its future.

And of this dimentions, almost mystical, minister Fornero still doesn't have full consciousness: "If you're here I'll have to weigh each word" she told journalists last November the 5th, trying to get them out of the room in which she spoke in Turin, "someone talks for 40 minutes, saying calm and sensible things, and then a simple joke becomes the title of newspapers and creates useless discussions that go on for weeks". It's clear that she's losing, in a worrying manner, the contact with reality. In spite of those who say that "A politician must be very careful with communication, but it's true that the minimal error is not forgiven" that you can read all over during the last fe days: such a statement from those lips isn't just whining, not only paradoxal, but simply unacceptable.

Mills stated that it would be "realistic from a sociological point of view, morally right, and politically indispensable to ask much from men and women of power, and give them the responsibility of the course of specific events". Let's remain, in order to not go too far, on the "politically indispensable". We're talking about a technical government. An emergency, expertise government, which we haven't chose, we haven't discussed about: it was imposed from above for our salvation. It's clear that the role covered by who has power, in this historical moment, has an enormous value. Perhaps there is no complete perception of this, but the responsibility relative to the "work" matter in Italy has dimensions that aren't fully measurable: beyond the things that have been done, the feedbacl received from the other side of the wall is a mixture of hope, anger, fight, immaturity: a mix that is certainly not easy to manage, and a noticeable weight, bot from a human and a political point of view. Which Fornero has freely decided to take on herself, though.

The presence of journalists at the meeting of the Industrial Union on November the 5th, in spite of the attempt to make it "closed doors", is thanks to a journalist who in the name of all has stood up and said: "We're not leaving because we, as you, are doing are jobs and we have the right to do it". Every now and then we need to specify it. Because for most of us coming back to the redaction with an empty block notes is a bit like coming back in the evening from the land with an empty basket: you've thrown away a day of work, and nobody will pay you.

Carol Verde | @car0lverde

venerdì 29 giugno 2012

Nel segno di Mario



Questa mattina ero al bar mentre aspettavo la corriera che da Modena mi avrebbe riportato verso la Bassa. C'era una certa quiete dopo il trambusto della notte, passata tra bagordi e clacsonate al ritmo dell'ossessivo riff che fu di quel "Seven Nation Army", hit dei White Stripes di qualche anno fa (per chi non ricordasse).

Mentre entravo la mia mente si era già predisposta alla chiacchiera da bar, quella classica che ci si può aspettare dopo una cavalcata come quella azzurra che nel giro di una manciata di giorni ha fatto fuori i maestri del calcio Inglesi e i tedeschi, vecchi compagni di sfide epiche sempre finite (grazie a dio) con la vittoria Italiana.

I vecchietti, già pimpanti di prima mattina, discutevano animatamente attorno ai tavolini, qualche canchero tirato qui, un bianchino ordinato là e a far da tappeto il ronzio del condizionatore scalcagnato e l'audio di una TV troppo bassa che rimandava in loop le immagini della partita Italia-Germania (a dire il vero tutte le partite tra Italia-Germania).

Mario qui, Mario là, Mario grande, Mario eroe, ma hai visto cosa ha fatto? E alla sua età, davvero bravo.
Erano esaltati, vedevi i loro volti brillare di una gioia quasi infantile.
Quando ho deciso di inserirmi nella conversazione uno di loro ha urlato al barista: hey, vogliamo cambiare canale? Basta col calcio. Metti sulla borsa.
Il barista (cinese) intimidito e interdetto dalla sculacciata verbale (forse pensava di aver fatto cosa gradita sintonizzando il televisore sull'elogio calcistico azzurro) ha cambiato.

Sullo schermo si vedevano le borse salire mentre giungevano le notizie di uno spread che si abbassava. Qualche secondo di silenzio e poi eccoli riprendere con ancora più veemenza. Sole24ore alla mano, occhio agli indici. Poi un urlo: Forza Mario!!
Allora ho chiesto. Scusate, ma di che Mario parlate? Monti, mi hanno risposto loro. Pensavo a Balotelli ho ribattuto. Ma quello mica ha potere sui soldi delle pensioni che abbiamo investito hanno risposto.

Eccolo, questa mattina il loro eroe. Mario, il tecnico. Mario il loro coetaneo. Mario che stanotte ha combattuto un'altra sfida contro la Germania e mezza Europa. Vincendo. Questa mattina i vecchietti al bar tifavano Mario Monti, non Balotelli. Anche questa è l'Italia.

Matteo Castellani Tarabini

Photo credit: Wired.it


In the sign of Mario

This morning I was at a bar while waiting for the bus that from Modena would bring me back to the countryside. There was a certain silence after the celebrations of the night, spent drinking and blowing the horn on the rhythm of "Seven Nation Army", hit of the White Stripes a few years ago (for those who don't remember).

While I was walking in, my mind was already prepared to the bar chat, the classical chat you can expect after a ride as the blue one that in a few days has eliminated the soccer masters, the English and the Germans, old fellows of epical challenges always ended (fortunately) with the Italian victory.

The old men, fresh in the morning, were discussing animately around tables, a few complaints here, a glass of white wine there and in the background the buzzing of the old air conditioner and the faint audio of the TV airing the same images of the Italy - Germany match (honestly, all the Italy - Germany matches).

Mario here, Mario there, Mario great, Mario the hero, did you see what he's done? At his age, really good.

They were ecstatic, you could see their faces glow of an almost childish joy.

When I decided to join in the conversation, one of them shouted to the barman: "Hey, could we change channel? Enough soccer. Let's see the financial markets".

The barman (Chinese), intimidated and surprised by the verbal aggression (maybe he thought it would be a good move to keep the TV on the celebration of the Italian success) changed channel.

On the monitor you could see the stocks rise while news of the lowering spread arrived. A few seconds of silence and then they started again with more energy. Sole24Ore in their hands, eyes on the numbers. Then a shout: Go Mario!!

Then I asked. Excuse me, what Mario are you talking about? Monti, they answered. I thought Balotelli, I answered. But that one doesn't have any power on our retirements, they replied.

There he is, their hero this morning. Mario the technician. Mario, same age as them. The Mario who tonight has fought another challenge against Germany and the whole of Europe. Winning. This morning the old men at the bar were cheering Mario Monti, not Balotelli. This is Italy as well.

Matteo Castellani Tarabini

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