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lunedì 10 dicembre 2012

#Monti si dimette, #Berlusconi torna: l'Italia sull'orlo di una crisi (di nervi)



Monti rassegnerà le sue dimissioni all’indomani dell’approvazione della legge di stabilità e di bilancio. Ciò è quello che hanno appreso tutti coloro che son rimasti sabato sera a casa.

Tramite il pretesto di una dichiarazione del Ministro Passera ad Agorà (“Si torna indietro? Non è un bene per l’Italia. Dobbiamo dare la sensazione che il Paese va avanti”, nda), Berlusconi torna prepotentemente ad occupare la scena politica italiana.

Il passo indietro della stragrande maggioranza dei membri del PDL riguardo il tema primarie è alquanto disarmante. Guido Crosetto, Giorgia Meloni e Alessandro Cattaneo sono gli unici ad essersi opposti. Tatticamente parlando, la mossa del Cavaliere è comprensibile alla luce dell’impegno del Consiglio dei Ministri per l’approvazione di un decreto riguardo l’incandidabilità dei condannati. Tale legge proibirebbe ai più di candidarsi, Silvio Berlusconi in primis.

Per questo motivo, il PDL ha tolto la fiducia al governo in una serie di provvedimenti.
Mario Monti ha però fermamente reagito alle mosse del PDL. A sorpresa, presentandosi al Quirinale, ha dichiarato di voler rassegnare le dimissioni successivamente all’approvazione della legge di stabilità. La nota del Quirinale riguardo l’incontro col Presidente Napolitano è molto chiara quanto fortemente critica. Il Presidente del Consiglio, non ritenendo una situazione del genere adatta per poter espletare il proprio mandato, ha espressamente dichiarato che “accerterà quanto prima se le forze politiche che non intendono assumersi la responsabilità di provocare l'esercizio provvisorio - rendendo ancora più gravi le conseguenze di una crisi di governo, anche a livello europeo - siano pronte a concorrere all'approvazione in tempi brevi delle leggi di stabilità e di bilancio.” Dichiarazioni forti, che restituiscono a Berlusconi la patata bollente della crisi.
Ma non è finita.

Berlusconi ha fatto bene i calcoli. Con l’attuale Porcellum, che assegna i seggi al Senato su base regionale, il PDL punta alla vittoria nelle grandi regioni come la Lombardia e il Veneto, presentando un’alleanza con la Lega di Roberto Maroni. Come illustra il Professore Roberto D’Alimonte ne Il Sole 24 Ore, il punteggio alla Camera risulterebbe scontato. Il premio su base regionale del Senato, invece, porrebbe Berlusconi nella condizione di togliere al PD+SEL la maggioranza di 158 senatori necessaria.

Ci si chiede la reazione delle opposizioni. Giuseppe Civati auspica nel suo blog che la propria coalizione si focalizzi sui programmi. Il consigliere regionale PD della Lombardia chiede al PD (e alla coalizione di centro-sinistra) di abbandonare la retorica anti-berlusconiana e di giocare la propria partita. “La tentazione è forte”, dice Civati, ma il centro-sinistra dovrebbe puntare a sfruttare il suo vantaggio e a giocare la propria partita.

Il segretario PD e ormai candidato della coalizione dei progressisti Pierluigi Bersani inizia perciò la sua campagna elettorale tramite la pubblicazione di una sua intervista al Wall Street Journal, in cui illustra le sue politiche per l’Italia, inserendola nel più quadro ampio europeo. Parole d’ordine: lavoro, lotta all’evasione fiscale, minor uso del contante, ruolo delle nuove generazioni.

Ci si chiede se Pierluigi Bersani riuscirà a vincere la propria battaglia anche in Lombardia e Veneto, che oramai divengono i nostri Ohio. Ma ancor di più, ci si chiede se la politica italiana nel suo complesso non offuscherà l’orizzonte di ripresa che tutti noi auspichiamo soltanto per meri interessi personali.

Veronica Orrù | @verocrok


Monti resigns, Berlusconi returns: Italy on the edge of a crisis

Monti will resign the day after the approvation of the stability and budget law. This is what everyone who remained at home on Saturday night learned from the news.

With the pretext of a declaration of minister Passera at Agorà ("Are we going back? It's not good for Itay. We must give the feeling that we're going forward"), Berlusconi returns to strongly occupy the Italian political scene.

The step backward of the majority of PDL members regarding the primaries is quite disarming. Guido Crosetto, Giorgia Meloni and Alessandro Cattaneo were the only ones to oppose. Tactically speaking, the Chevalier's move is understandable in the light of the work of the Minister Council for the approvation of a decree regarding the impossibility to candidate those who have been condemned for crimes. This law would forbid the majority to candidate, Silvio Berlusconi in particular.

For this reason, the PDL has denied the trust to the government in a series of decisions. Mario Monti has firmly reacted to PDL's moves. Surprising everyone, presenting himself at the Quirinale, he declared that he wants to resign the day after the approvation of the stability law. The note regarding the encounter with President Napolitano is very clear and very critical. The Premier, considering this situation not adequate for his mandate, has expressly declared that he will "clear as soon as possible whether the political forces that dunnot want to take responsibility for provoking a provvisory exercies - making the consequences of a government crisis even worse, also at an European level - are ready to help in the approval of the laws of stability and budget." Strong statements, which give back to Berlusconi the hot potato of the crisis.
But it's not all.

Berlusconi has calculated well. With the current Porcellum, which gives the seats in Senate on a regional basis, the PDL aims to the victory in the big regions such as Lombardy and Veneto, presenting an allegiance with Roberto Maroni's Lega. As Professor Roberto D'Alimonte illustrates in Il Sole 24 Ore, the points at the House would be obvious. The prize on a regional basis of the Senate, on the contrary, would put Berlusconi in the condition of taking away to PD and SEL the majority of 158 necessary senators.

Ci si chiede la reazione delle opposizioni. Giuseppe Civati auspica nel suo blog che la propria coalizione si focalizzi sui programmi. Il consigliere regionale PD della Lombardia chiede al PD (e alla coalizione di centro-sinistra) di abbandonare la retorica anti-berlusconiana e di giocare la propria partita. “La tentazione è forte”, dice Civati, ma il centro-sinistra dovrebbe puntare a sfruttare il suo vantaggio e a giocare la propria partita.

Il segretario PD e ormai candidato della coalizione dei progressisti Pierluigi Bersani inizia perciò la sua campagna elettorale tramite la pubblicazione di una sua intervista al Wall Street Journal, in cui illustra le sue politiche per l’Italia, inserendola nel più quadro ampio europeo. Parole d’ordine: lavoro, lotta all’evasione fiscale, minor uso del contante, ruolo delle nuove generazioni.

Ci si chiede se Pierluigi Bersani riuscirà a vincere la propria battaglia anche in Lombardia e Veneto, che oramai divengono i nostri Ohio. Ma ancor di più, ci si chiede se la politica italiana nel suo complesso non offuscherà l’orizzonte di ripresa che tutti noi auspichiamo soltanto per meri interessi personali.

Veronica Orrù | @verocrok

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