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giovedì 16 maggio 2013

Intervistato.com | Federica Salsi @federicasalsi



Federica Salsi, ex attivista del Movimento 5 Stelle, ci ha concesso un'intervista qualche giorno dopo le elezioni politiche che hanno visto l'enorme successo del Movimento.


In primo luogo abbiamo chiesto a Federica la sua opinione riguardo alla preparazione degli attivisti: a suo avviso non c'è una mancanza di competenze tecniche all'interno del Movimento, ma di conoscenze relative al funzionamento della macchina amministrativa. E' chiaro tuttavia che, quando si comincia un percorso di questo tipo, non è pensabile gravare sulle spalle dei cittadini per tutto il tempo per cui è necessaria una preparazione. L'intervista a Bartolomeo Pepe, che ha destato moltissimo scalpore negli ultimi giorni, l'ha stupita molto: a suo avviso infatti ci sono persone preparate all'interno del Movimento. Poche, ma ci sono.

Secondo Federica le perplessità che aveva esternato lo scorso anno dopo la sua espulsione dal Movimento 5 Stelle hanno trovato un riscontro in ciò che vediamo accadere ora, e la sua non è stata che un'anticipazione delle sensazioni che ora trovano riscontro con i fatti.

Ciò su cui a suo avviso sarebbe necessario interrogarsi è il fatto che Beppe Grillo si prenda la libertà di dire - ad esempio - che vedrebbe bene un Di Pietro come Presidente della Repubblica, senza però confrontarsi con la base. Un altro fatto interessante è che anche dopo le elezioni Grillo abbia continuato ad esprimersi senza un confronto con quelli che sono gli eletti.

Abbiamo chiesto a Federica se il risultato di queste elezioni l'abbia stupita: la risposta è assolutamente no. Si sapeva che il risultato sarebbe stato il 28-30%, e quel che è accaduto altro non è che una conferma di quello che si vociferava prima del voto. Non c'è da stupirsi prima di tutto per il grande malcontento che serpeggiava nel Paese: ci sono tante persone che hanno votato M5S non tanto perché credono che il Movimento possa risollevare le sorti del Paese, ma semplicemente per non votare le solite facce.

Questo fatto è dimostrato anche dal fatto che l'astensionismo è aumentato: pur avendo un ottimo risultato, il Movimento non è riuscito ad aggregare gli astensionisti, che sarebbero il reale pubblico del M5S, ma hanno spostato voti da destra e sinistra, poi convogliati nel Movimento.

Ci sono moltissime domande in questo momento e una grande attenzione per gli attivisti, ad esempio con il paragone Grillo - Hitler emerso negli ultimi giorni. Secondo Federica c'è una grande apertura dei Movimento a chiunque voglia informarsi e conoscere più da vicino le attività sul territorio, ma c'è una grande differenza tra le dinamiche locali e le dinamiche nazionali. Se è vero che a livello locale l'organizzazione è sempre avvenuta in maniera autonoma, altrettanto non può essere detto per il contesto nazionale, per cui Grillo e Casaleggio hanno deciso tutto in autonomia.

A partire dalle regole, dalle modalità per fare le candidature, il contenuto del programma, tutto fatto senza un confronto con gli attivisti, per poi veicolare questi loro contenutiusando modalità comunicative che richiamano le modalità dell'epoca fascista. La differenza la fanno le persone che si sono avvicinate al Movimento, specialmente negli anni dal 2007 al 2009, quando Grillo usava ancora un modo di comunicare graffiante e ironica, ma più morbido rispetto ad oggi.

Ora le modalità sono molto più violente, si fa leva sulla pancia - come avveniva durante il fascismo e il nazismo - e manca una proposta di soluzione. Quindi dal punto di vista della comunicazione delle analogie ci sono, ma bisognerà vedere come si comporterà il governo prima di poter esprimere un giudizio definitivo.

Abbiamo chiesto se questo cambiamento nella modalità di comunicare, e il fatto che conseguentemente ne siano stati attirati esponenti di Forza Nuova e Casa Pound, possa alterare il nucleo originario del Movimento: secondo Federica questo rischio esiste ed è concreto. A suo avviso c'è stato uno spostamento verso l'ideologia di destra durante l'ultimo anno. Fino al 2011 Grillo ha aggregato un elettorato più vicino alla sinistra, mentre dal 2012 in avanti, in concomitanza del crollo della destra e lo scandalo della Lega, ha cominciato ad attirare anche un elettorato di destra.

Questo trova conferma specialmente a livello locale, dove ci possono essere grosse discordanze riguardo a certi temi: a Bologna si è sempre mantenuto un atteggiamento di confronto e comprensioni riguardo ai temi dell'immigrazione, mentre in altri contesti, specialmente al nord, si propende per un atteggiamento più leghista.

Il Movimento è nato intorno a stelle molto chiare: ambiente, trasparenza, riduzione dei costi. Non c'erano ideologie di fondo, ma problemi molto concreti, e condivisibili da persone sia di estrema destra che di estrema sinistra, il che porta ad avere un contenitore in cui si ritrovano ideologie estremamente diverse.

Maria Petrescu | @sednonsatiata


Intervistato.com | Federica Salsi

Fededrica Salsi, former Movimento 5 Stelle activist, has given us an interview a few days after the elections that saw a great success of the Movement itself.

First of all we asked Federica for her opinion regarding the preparation of the activists: in her opinion there is no lack of technical competences inside the Movement, but of knowledge relative to the functioning of the administration. It is clear that, when you start such a path, it's not thinkable to weigh on the contributors shoulders for the entire time you need to prepare. The interview with Bartolomeo Pepe, which has arisen a lot of discussion these days, has amazed her: she believes that there are quite a few well prepared people inside the Movement. Not many, but there are a few.

In Federica's opinion the perplexities she had aknowledged last year after her being expelled from the Movement have found a confirmation in what we see happening now, and hers is just an anticipation of the sensations that now find confirmation in facts.
First of all, in her opionion it is necessary to intervene on how people enter the world of work, not on how people exit it. Secondly the types of available contracts are way too many and misused, also and mostly because they aren't controlled in any way.

What we should ask ourselves is why Beppe Grillo takes the liberty of saying - for example - that he would see Di Pietro well as President, without even consulting with the base. Another interesting fact is that Grillo has continued to do the same thing after the elections as well, when he should at least have consulted with those who were elected.

We asked Federica whether the results of these elections have amazed her: the answer was absolutely not. They knew the results would have been around 28-30%, and what happened is nothing else than a confirmation of what was being said before the vote. No wonder, if we consider the discontent that existed in the Country: there are many people who voted M5S not because they believe that the Movement will save the country, but just because they didn't want to vote the same old faces.

This is proven by the fact that astensionism has increased: even with a great result, the Movement didn't manage to move those who abstained, who are the real public of the M5S, but they have moved votes from left and right, then attracted towards the Movement.

There are many questions in this moment and a great attention towards the activists, for example with the Grillo - Hitler, emerged during the last few days. In Federica's opinion there's a great opening of the Movement to anyone who wants to get informed and get to know the activities on the territory, but there's a great difference between local and national dynamics. If it's true that at a local leve the organization has always happened in an autonomous way, the same cannot be said about the national context, where Grillo and Casaleggio have decided everything autonomously by themselves.

Starting with the rules, from the modalities for candidacies, the content of the program, everything done without a confrontation with the activists, in order to communicate these content with modalities that recall those of the fascist era. The difference is made by the people who are part of the Movement, especially those who joined in 2007, 2008 and 2009, when Grillo used a way that was ironic and fierce, but still softer than he is today.

Now it is much more violent, and they stimulate the gut - as was done during the fascism and nazi era - and there's a lack of a solution. So from a communication point of view, the analogies are there, but we will have to see how the government behaves before we can express a definitive opinion.

We asked whether this change in the modalities of communication, and the fact that consequently many exponents of Forza Nuova and Casa Pound were attracted to the Movement, might alter the originary nucleus of the Movement itself: in Federica's opinion this risk exists and is real. She believes there has been a shift towards a right wing ideology during the last 12 months. Until 2011 Grillo has aggregated a public that was closer to the left wing, while from 2012 onwards, starting with the collase of the right and the Lega scandal, he also started saying things that attracted that kind of vote.

This is confirmed especially at a local level, where there can be great discrepancies regarding certain topics: in Bologna there has always been a level of civilized confrontation and understanding regarding immigration, while in other contexts, especially in the north, there's a tendency towards the Northern League kind of approach.

The Movement was born around a few very clear topics: environment, transparency, cost reduction. There were no ideologies, but very concrete problems, which could be shared by people both at the extreme right and the extreme left, which led to the creation of a container in which extremely different ideologies need to cohexist.

Maria Petrescu | @sednonsatiata

giovedì 4 aprile 2013

La 25ª ora della politica



Fanculo.
Fanculo a come è diventata la politica italiana, che ha paura anche della propria ombra, talmente propensa a fare di tutto per non perdere voti, che trova sempre un modo nuovo per non far nulla.


Fanculo al PD, che porta decine di parlamentari giovani, se ne prende il merito, quando il merito è della pressione esterna al PD, e poi li tiene lì, carini e ornamentali, come i nipotini a una noiosa riunione di famiglia. Fanculo a un apparato che ha più correnti dell'oceano ma meno plancton.

Fanculo a SEL, perché da un partito di sinistra mi aspetto innanzitutto che spariscano cognomi dal simbolo, e poi perché da un partito di sinistra mi aspetto più piazza e meno media, è così che si prendono voti a sinistra, e non sapete fare altro che perderli.

Fanculo a Berlusconi e a tutta la sua depandance del PDL, zeppa di cameriere e maggiordomi più o meno graduati, pronti a sbavare ad ogni scampanellìo del Signorotto, sottoprodotti del godimento masturbatorio di potere di un Re Sòla che ha il solo interesse di arrivare alla tomba senza condanne, e magari con una statua da qualche parte.

Fanculo a Monti e alla sua Scelta Civica, che di civico ha solo il fatto di essere il centro anziani che continua a tenere in vita la Democrazia Cristiana, coccolando nel contempo i nipotini chirichetti sparsi negli altri schieramenti. Un tecnico, finito il suo tempo, fattura e se ne va.

Fanculo a Grillo, che con la sua concezione teatrale della politica tarpa le ali al cambiamento, sei solo l'ultima delle cariatidi che dovranno essere messe da parte, e quando lo capiranno al M5S sarà troppo tardi, mentre il leader, nervoso, si fuma un pacchetto di dissidenti al giorno.

Fanculo al M5S, che poteva essere una risorsa per il paese, mentre ha deciso di essere la compagnia teatrale di Grillo, così appiattiti sull'assolutismo del copione scritto da un saltimbanco, da arrivare a bruciare idee, ponti e persone. Cominciate a fare politica con la vostra testa, invece di continuare a giocare alla Santa Inquisizione del Media Evo.

Fanculo ai giovani parlamentari di tutti gli schieramenti. Siete abbastanza per formare un gruppo trasversale e incontrarvi per cercare quelle cose che sicuramente tutti avete in comune, ma che il leaderismo vi costringe a soffocare in gola. Siete abbastanza per fare fronte comune e costringere le Assemblee Parlamentari a darvi retta. Siete nuovi, fate nascere anche strategie nuove. Altrimenti vi ritroverete come quegli anziani che vi esibiscono orgogliosi come si fa col nipotino secchione, e non ve ne renderete neanche conto.

Fanculo ai giornalisti, che non producono più notizie, ma producono meme. Che fanno di un gesuita un francescano, di un gruppo di parlamentari funzionali alla crisi, un consesso di "saggi", di un tizio che ha un network di siti obsoleti, poco navigabili e per nulla usabili e che ha avuto il solo merito agenziale di aver fatto aprire il blog a un comico già molto famoso, un "guru del web" (vi insegno una cosa sul web, giornalisti: sei un guru se "fai" il web o lo porti verso qualcosa di nuovo che tutti possono usare, sono dei "guru" persone delle quali conoscete a malapena il nome o non lo conoscete affatto. Se amplifichi il tuo network tramite una serie di link incrociati su un singolo blog molto famoso, sei uno che sfrutta bene il proprio orticello web, non sei un "guru". Sei un bravo commerciale.). Per la potabilità e la linkabilità di una notizia siete disposti a sacrificarne tutti gli aspetti che fanno di una notizia un'informazione.

E poi fanculo a me, che continuo ad arrovellarmi il planetario su tutto questo, come tutti, e che alimento la guerra tra poveri interconnessi tipica di questi tempi. 

Francesco Lanza | @bedrosian


The 25 th hour of politics

Fuck it.

Fuck how Italian politics has become, fearful of its own shadow, so incline to do anything in order to not lose votes, it always finds a way of doing nothing.

Fuck the PD, which brought dozens of young members of Parliament, takes the merit for it, when the merit is of the outside pressure on the PD, and then just keeps them there, nice and ornamental, like grandkids at a boring family reunion. Fuck an apparatus that has more currents than the ocean but less plancton.

Fuck SEL, because from a left wing party I expect first of all that surnames disappear from the symbol, and then because from a left wing party I expect more fieldwork and less media, that's how you get the left wing votes, and you don't know what to do but lose them.

Fuck Berlusconi and all his PDL depandance, filled with maids and butlers more or less graduated, ready to drool at the first sign of their Lord, underproducts of the masturbatory pleasure of power of a king whose only interest is to get to his grave uncondemned, and maybe with some statue somewhere.

Fuck Monti and his Civic Choice, the only thing that's civic about it is the fact that it's the nursing home still keeping Christian Democracy alive, caressing in the meanwhile the grandchildren in the other wings. A technician, once his time is done, gets paid and leaves.

Fuck Grillo, who with his theatrical conception of politics kills change, you're just the last of the monsters we'll have to put aside, and when the M5S will understand it will be too late, while the leader - nervous - smokes a packet of dissidents a day.

Fuck M5S, which could have been a resource for this country, but has decided to be Grillo's theatre company, so dull in the absolutism of the script written by a comedian, to even arrive at burning ideas, bridges and people. Start doing politics with your own heads, instead of continuing to play the Sacred Inquisition of the Media Ages.

Fuck young member of Parliament of all political parts. You're enough to form a transversal group and mett in order to look for those things you all have in common, but that leaderism forces you to suffocate. You're new, create new strategies. Otherwise you'll end up like those old proud politicians who show you off as they would do with a grandson, and you won't even notice.

Fuck journalists, who don't produce news anymore, but produce memes. Who turn a gesuit in a francescan, a group of Parliamentaries functional to the crisis, a group of "wise men", of a man with a network of old website, not user friendly at all, and who had the only merit of making an already very famous comedian open a blog, a "guru" of the web (I'll teach you something about the web, you journalists: the "gurus" are people you hardly know the names of. If you amplify your network thanks to a series of crosslinks on a very famous blog, you're someone who can exploit their own web garden, not a "guru". You're a good seller.) For the linkability of a news you're ready to sacrifice all the aspects that make a piece of news an information.

And fuck me, who make up my rassoodock with all this, like everyone, and feed the war between poor interconnected people, typical of these times.

Francesco Lanza | @bedrosian

lunedì 11 marzo 2013

Il vero problema della Legge sul #conflittointeressi



Il mondo della scienza, da anni, si interroga, litiga, enuncia, cerca di dimostrare e smontare un sogno: la Teoria che finalmente unifichi la relatività generale e la meccanica quantistica. La mia scommessa è che sarà più facile dimostrare una Teoria del Tutto, che scrivere una legge efficace sul conflitto di interessi.

Non voglio essere troppo tecnico, quindi cercherò di spiegare, con un po' di indeterminazione e qualche esempio banalizzante, questo parallelo tra scienza e politica. Chi crede nel Creazionismo, vive su un comodo cuscino dove riesce a spiegarsi praticamente tutto: dalla creazione dell'Universo all'esistenza di certi parlamentari (sono anch'essi creature del Signore, in fondo), mentre chi ha fiducia nella Scienza vive in un conflitto costante di teorie, che aspirano a diventare leggi e che eccelse menti, fin dagli albori della filosofia e della matematica, hanno cercato di concordare tra di loro. Finché non si è arrivato a uno stallo, dato proprio dal fatto che negli ultimi due secoli si è arrivati a poter ragionare e osservare con estrema efficacia sia l'infinitamente grande che l'infinitamente piccolo. Per dirla in breve, ci sono due grossi campi di studio: la Meccanica Quantistica e la Relatività generale. La prima investiga l'infinitamente piccolo e ha capito che elettroni, protoni, neutrini, onde e svariati cervelli umani funzionano in un certo modo; la seconda, si occupa di ciò che è grande, grandissimo, e ha dimostrato che galassie, mondi, sistemi solari, pianeti, stelle e appalti edilizi in Lombardia funzionano secondo altri criteri. Il problema è che le due discipline fanno a cazzotti tra di loro, e quindi si cerca quel qualcosa che sia in grado di accordare il funzionamento del grande con quello del piccolo. E ci sono già ottimi candidati. Ma questa è  - forse - un'altra storia.

Quale è il problema di una Legge sul conflitto di interessi, e perché una premessa così?
In Italia abbiamo bisogno di una qualche legge fisica che ci costringa a concordare il nostro infinitamente piccolo orto, con l'infinitamente grande esigenza di legalità e di garanzie democratiche. E magari qualche pillola per la memoria.

Facciamo un piccolo balzo indietro nel tempo. Tangentopoli. Qualcuno se la ricorda? Bene, ora abbassate le mani e ditemi: chi si ricorda le fiaccolate di solidarietà di fronte al Palazzo di Giustizia a Milano, quando la politica cercava di  stoppare le inchieste del pool? E, un'ultima domanda, qualcuno si ricorda quando è finita l'inchiesta di Tangentopoli?

L'inizio è ben chiaro, ma la fine è sfumata nella memoria. Tant'è che la domanda è stata fatta molte volte anche a Gherardo Colombo. Se si analizza quello che successe durante Mani Pulite, possiamo riassumere la cosa così: è cominciata partendo dai "pesci grossi", è arrivata poi col tempo ai "pesci piccoli". L'infinitamente grande, l'infinitamente piccolo.

Dopo un mese dall'inizio di Tangentopoli, stavamo già tirando monetine a Craxi e facendo fiaccolate, chiedendo legalità. Quando, col tempo, l'inchiesta è arrivata a colpire il piccolo costruttore del piccolo comune, che aveva pagato una tangente di 500 mila lire al piccolo assessore comunale, le fiaccolate di solidarietà sono finite. Anche nella politica di strada, quindi, ciò che funziona per l'immensamente grande, non funziona per l'immensamente piccolo.

Dal punto di vista di un piccolo libero pensatore come me, che non ha tessere di partito, non è sufficiente sentire "Faremo la legge sul conflitto di interessi", e non è scetticismo nei confronti del centrosinistra o mancanza di fiducia a prescindere per Grillo o timore per le luride ingerenze Berlusconiane. No, il mio scetticismo è più antropologico, più radicato nella memoria: chiunque lo faccia, sarà in grado di scrivere una legge contro il conflitto di interessi che valga e sia efficace dal molto grande al molto piccolo?

Quanti elettori hanno l'onestà intellettuale di ammettere che una legge siffatta dovrebbe idealmente colpire non solo la possibilità di accesso alla politica di Berlusconi, ma anche il proprio parente, magari piccolo costruttore che diventa assessore comunale e si scrive un piano regolatore ad hoc?
Ma anche qualsiasi più piccolo favoritismo e clientelarismo celato dietro la scusa dell'amicizia, una scusa che, un poco, sa di cultura mafiosa.

Io ho il timore, circostanziato da quello che in Italia è già successo, che sia un'utopia, che ogni proposta presenterà sempre falle dovute all'importanza di preservare il proprio infinitamente piccolo orto di elettori, ciascuno di essi con il proprio piccolissimo orto di interessi sui quali è auto-indulgente.

Come sempre, spero con tutto il cuore, un giorno, di essere smentito.

Francesco Lanza | @bedrosian


The true problem of the law against the conflict of interests

The world of science, for years, has been interrogating, fighting, enunciating, trying to prove and fulfill a dream: the Theory that finally can unify general relativity and quantum mechanics. My bet is that it will be even easier to prove a Theory of Everything, than write an effective law against the conflict of interests.

I don't want to be too technical, so I'll try to explain, with a bit of indetermination and a few simple examples, this parallel between science and politics. Those who believe in Creationism live on a comfortable pillow where they can explain basically everything: from the creation of the Universe, down to the existence of certain members of Parliament (they are, too, creatures of the Lord), while those who confide in Science live in a constant conflict of theories, which aspire to become laws and that brilliant minds, since the beginnings of philosophy and maths, have tried to agree upon. Until we arrived to a dead end, caused by the fact that during the last two centuries we managed to be able to reason and observe both the infinitely big and the infinitely small. To make a long story short, there are two big areas of studies: Quantum Mechanics and General Relativity. The first investigates the infinitely small and has understood that electrons, protons, neutrinos, waves and several human brains function in a certain way; the second deals with what is big, very big, and has proven that galaxies, worlds, solar systems, planets, stars and building contracts in Lombardy function according to other criteria. The problem is that the two disciplines don't agree, so scientists are trying to find something that is able to armonize the functioning of the very big and the very small. And there already are very good candidates. But that is - perhaps - another story.

What's the problem of a Law on conflict of interests, and why this introduction?

In Italy we need some physical law that constrains us to armonize the very small interests with the infinitely large need for legality and democratic warranties. And maybe some memory pills.

Let's go back in time a little. Tangentopoli. Does anyone remember that one? Well, now tell me: who remembers the solidarity marches in front of the Palace of Justice in Milan, when politics was trying to stop the inquiries of the pool? And one last question, does anyone remember when Tangentopoli actually ended?

The beginning is quite clear, but the ending is a bit faded in memory. So much that the question was made many times to Gherardo Colombo as well. If we analyze what happened during Clean Hands, we can synthetize it like this: it started with the "big catches", and then in time it got to the "small catches". The infinitely big, the infinitely small.

After one month from the beginning of Tangentopoli, we were already throwing coins at Craxi and doing marches, asking for legality. When, in time, the inquiry arrived to hit the small builder of the small town, who had paid a bribe of 500.000 liras to the small town responsible, the solidarity marches ended. So even for street politics, what works for the infinitely big doesn't work for the infinitely small.

From the point of view of a small free thinker such as I am, who doesn't have any affiliation to parties, it's not enough to hear "we'll do a law on the conflict of interests", and it's not about being skeptical towards the left wing or having a lack of trust for Grillo, or being afraid of the dirty Berlusconian interferences. No, my skepticism is rather anthropological, more sunken in the memory: regardless of who will make it, will they be able to write a law against the conflict of interests that is valid and is effective from the very big to the very small?

How many voters have the intellectual honesty to admit that such a law should equally hit not only the possibility of access to politics of Berlusconi, but also their own relatives, maybe a small constructor who becomes comunal responsible and writes himself a regulatory plan?

But also all the small favoritisms and clientelism hidden behind the excuse of friendship, an excuse that smells, at least a bit, of the mafia culture.

I am afraid that, considering what has already happened in Italy, this is impossible to do, that every proposal will always have some holes due to the importance of preserving the infinitely small interests of voters, on which they are extremely auto-indulgent.

As always, I hope that one day I will be proven wrong.

Francesco Lanza | @bedrosian

martedì 26 febbraio 2013

#Elezioni2013: in direzione ostinata e contraria



Assolutamente impreparata a uno scenario di questo tipo (mai trascurare la legge di Murphy!), avevo in mente tutto un altro articolo, ma visti i risultati cercherò di evitare l’ennesima analisi dei numeri e delle possibili alleanze.

Mille pensieri mi son passati per la testa nelle ultime ventiquattro ore. Anzi, a dirla tutta, negli ultimi mesi.

Da sempre affezionata alla politica tout court, ho sempre pensato di vivere in un paese che mi stava stretto: diseguaglianza sociale, mancanza di diritti civili, arroganza e corruzione.
Eppure, durante ogni campagna elettorale, che per me è sempre stato un continuum e mai un preciso momento dell’anno, quel pensiero mi ha sempre dato la forza di battermi per delle idee e dei programmi.

Ogni volta che ho tolto dal ripiano del mio scaffale la mia tessera elettorale, mi son sentita sempre parte di un qualcosa, motore di un cambiamento. Tuttavia l’indomani del voto non ha mai rispecchiato le aspettative della vigilia. Nelle ore successive agli spogli rabbia e amarezza si fondevano, un po’ per il dubbio di non aver fatto abbastanza, un po’ per la consapevolezza di esser sempre parte della minoranza.

Di una cosa sono certa: tra i miei stati d’animo non era presente la “speranza”. Son passati esattamente trentacinque mesi dal giorno in cui smisi di usare questa parola : accadde subito dopo un profondo intervento trasmesso a Rai Per Una Notte di Mario Monicelli, artista e uomo a cui devo tutta la mia stima. La speranza, anzi la falsa speranza di queste elezioni era racchiusa nelle promesse di restituzione IMU, nelle urla populiste, nell’ idea che si potessero raggiungere degli obiettivi aggirando la legge e calpestando la democrazia, senza pagarne le conseguenze.



Sarà per colpa di questa falsa speranza, dello scarso interesse a smascherarla, che il risultato elettorale fa si che oggi l’Italia si debba preparare ad affrontare una situazione di instabilità precaria, in balia di un Parlamento frazionato e difficilmente propenso al compromesso per il bene del paese.

Noi potevamo fare di più, potevamo esser diversi, potevamo accogliere più giovani, potevamo esser più esperti, potevamo esser più comunicativi, potevamo evitare di porci sulla difensiva o forse potevamo rinunciare all’ idea di una base solida e solidale in nome di un leader carismatico capace di trascinare maggiormente le masse.

Potevamo esser qualsiasi cosa: ma probabilmente niente avrebbe convinto la maggioranza degli italiani dell’ importanza della competenza e della responsabilità verso il paese, del valore dell’onestà in campagna elettorale e nella vita in generale, della bellezza della diversità delle persone ma dell’uguaglianza dei loro diritti.

Sinceramente, non riesco ad avere rammarico nei confronti di queste elezioni: ho visto donne rivoltarsi contro la violenza quotidiana subita dai propri compagni, anziani entusiasti di partecipare alla vita politica per il bene dei propri nipoti, piccoli imprenditori sostenuti dai propri concittadini nella loro lotta alla mafia, omosessuali fiduciosi della realizzazione di un futuro col proprio partner garantito da diritti oramai riconosciuti nella maggior parte delle democrazie occidentali, ragazzi che si sentono italiani desiderosi di poter un giorno esser accolti con più affetto nel nostro paese senza essere chiamati, peraltro erroneamente, immigrati.

E se politica significa amministrazione della città (o del paese, nel nostro caso) per il bene di tutti, non importa quante campagne elettorali perderò, quanta rabbia accumulerò, quante delusioni politiche avrò, quante volte dovrò restare minoranza: non scenderò a compromessi su questi temi soltanto perché la maggior parte dei miei concittadini non è ancora pronta a un cambiamento simile, alla mia piccola rivoluzione.

Per questo motivo, in vista del vostro cambiamento e in attesa di nuove elezioni (che, ahinoi, si svolgeranno ben presto), oggi porterò una maglietta a cui tengo particolarmente, mostrando a testa alta dove volgo il mio sguardo rispetto alle vostre idee: in direzione ostinata e contraria.

Veronica Orrù | @verocrok


In opposite and obstinate direction

I was absolutely unprepared to a scenario like this one (never underestimate Murphy's law!), I had a totally different article in mind, but given the results, I'll try to avoid yet another analysis of numbers and possible allegiances.

A thousand thoughts have gone through my head during the last 24 hours. Actually the last few months, to be honest.

I've always been affectionate to politics tout court, I've always thought I live in a country which is too small for me: social inequality, lack of civil rights, arrogance and corruption. And yet, during each elections campaign, which for me has been a continuum and not just a precise moment of the year, that thought has always given me the strength to fight for ideas and programs.

Every time I took out from the drawer my elections card, I've always felt part of something, engine of change. However the day after the vote has never reflected the expectations of the eve. During the following hours, anger and bitterness fused together, a little for the doubt for not having done enough, a little for the awareness that I've always been a part of the minority.

Of one thing I am certain: there was no "hope" among my feelings. Thirtyfive months have passed since I've stopped using that word: it happened right after a deep intervention aired by Rai Per Una Notte by Mario Monicelli, artist and a man I owe all of my esteem to. Hope, or the false hope of these elections was closed inside the promises of giving back the IMU, the populist shouts, the idea that we could reach goals by not respecting the law and disrespecting democracy, without paying any consequences.

Maybe it's because of this false hope, of the scarce interest in unveiling it, that the elections result constrains Italy to prepare to face a situation of instability, in the hands of a fractioned Parliament and hardly open to compromise for the good of the country.

We could have done more, we could have been different, we could have received more young people, we could have been more expert, more communicate, avoid putting ourselves on the defensive or maybe we could give up the idea of a solid base in the name of a charismatic leader capable of moving the masses more.

We could have been anything: but probably nothing would have convinced the majority of Italians of the importance of competence and responsibility towards the country, of the value of honesty in elections campaign and in life in general, of the beauty of diversity of people, but of the equalness of their rights.

Honestly, I can't be sorry towards these elections: I've seen women revolt against the daily violence suffered on the hands of their lovers, old people enthusiastic for participating in the politic life for the good of their grandchildren, small entrepreneurs sustained by their fellow town citizens in their fight against mafia, homosexuals confiding in the realization of a future with their partner guaranteed by rights that are now recognized in the majority of western democracies, young people who feel Italian willing to be one day received with more affection within our country without being - wrongly - called immigrants.

And if politics means administration of the city (or the country, in this case) for the good of everyone, it doesn't matter how many elections campaigns I will lose, how much anger I will accumulate, how many political disappointments I'll have, how many times I'll have to remain in minority: I won't compromise on these topics only because the majority of citizens still isn't ready to a change, to this small revolution.

For this reason, in anticipation of your change and waiting for new elections (which unfortunately will happen soon enough), today I will wear a t-shirt which I care particularly about, showing where I direct my eyes compared to your ideas: in obstinate and opposite direction.

Veronica Orrù | @verocrok

giovedì 21 febbraio 2013

Se 5 stelle vi sembran poche



In questi giorni mi son capitati sotto gli occhi un paio di articoli che mi hanno sinceramente preoccupato. Sia Affari Italiani, sia Giornalettismo hanno pubblicato dei rumors raccolti in ambienti vicini al Partito Democratico che fanno un’analisi dei possibili movimenti elettorali verso il Movimento 5 Stelle, da questa settimana fino al voto.

Pare che da via del Nazzareno siano convinti che tutti i voti che Grillo poteva prendere al Pd li abbia già presi. Se il 5 Stelle dovesse crescere ancora lo farà esclusivamente a scapito del Pdl e della Lega Nord, intaccando il loro consenso e rendendo così più agevole la vittoria del centrosinistra non solo alla Camera, ma anche al Senato.

Rileggendo gli articoli ho notato che non erano firmati e che erano pieni di virgolettati ma non c’era neanche un nome e cognome a cui potessero essere riferiti. Insomma, potevano benissimo essere pezzi costruiti su chiacchiere da bar raccolte qua e là. Invece ho potuto verificare di persona che amici e conoscenti, molto più addentro al Pd di quanto non lo sia io, la pensano allo stesso modo; si sta facendo largo l’idea che, con un po’ più fatica del dovuto e meno vantaggio di quello che ci si poteva attendere, tutto sommato le elezioni siano già vinte e che Grillo, anche se prenderà un sacco di voti, sarà un problema più di Berlusconi che non di Bersani.

Ora, io mi auguro che queste voci trovino conferma lunedì 25, ma a sentir l’aria che tira qualche dubbio mi viene. Al di là delle piazze stracolme (o quasi) ad ogni comizio di Grillo, o della presenza massiccia del Movimento sui social media, è evidente che le proposte di Grillo stanno facendo presa. Il referendum sull’Euro, l’abolizione del finanziamento pubblico ai giornali, la privatizzazione di due canali della Rai, il taglio dei costi della politica e la rinuncia ai rimborsi elettorali sono temi entrati nel dibattito politico. Per non parlare poi degli investimenti sulla banda larga o sulla green economy. Gran parte dei temi sollevati da Grillo sono presenti anche nel programma del centrosinistra, e non da oggi; alcune cose sono delle proposte su cui fare delle riflessioni, tante altre sono semplicemente sparate populiste irrealizzabili (come spiega bene Stefano Feltri su Il Fatto Quotidiano).

Se fossi in Pierluigi Bersani lascerei da parte la calcolatrice ed eviterei di mettermi a fare il toto ministri, come se tutto fosse già decisivo. Qualche giorno fa Francesco Costa su Il Sole 24 Ore illustrava molto bene come in Italia i voti in movimento da uno schieramento all’altro siano molto pochi. Esistono molti indecisi, che però non sono tali nel senso che non sanno per chi votare, ma non sanno se andare a votare per chi vorrebbero. In quest’ottica, il fatto che a una settimana dal voto ci sia ancora oltre il 30% dell’elettorato potenziale che si dice indeciso può rappresentare un’insidia per il centrosinistra perché temo che molti di quegli elettori non sanno bene se non fidarsi di nessuno o di chi promette di far saltare il banco.

C’è anche un precedente che dovrebbe far pensare. Nel 2008 tutti i sondaggisti quotavano la Lega Nord intorno al 4%. Quando si scrutinarono le schede però i voti raddoppiarono e il partito di Bossi chiuse al 8,3%. Quelli che però oggi possono sembrare “tatticismi”, domani diventeranno nodi politici da sciogliere. Come si relazionerà il futuro governo con il secondo movimento politico del paese? Avrà il coraggio, e i numeri, per fare da subito delle scelte significative e popolari come la riduzione dei costi della politica, o una modifica seria della legge elettorale e del conflitto di interessi? Metterà in agenda una riforma del mercato del lavoro, o trovare le tutele necessarie per i tanti lavoratori esodati? Riuscirà a vincere le  resistenze delle tante forze politiche contrarie all’istituzione di diritti civili che in altri paesi occidentali sono all’ordine del giorno da anni?

Se lo farà, non solo accrescerà il consenso nel Paese ma metterà i parlamentari grillini di fronte a una scelta. Se essere fedeli ai loro elettori e ai loro programmi oppure a chi li ha candidati. Scelta che potrebbe rivelarsi molto scomoda e che metterebbe a nudo il populismo a 5 Stelle.

Jacopo Suppo | @jacoposuppo


If 5 stars aren't enough

About a month away from the vote, the elections campaign has given us two revivals I personally didn't miss. The first, the most obvious, is the Berlusconi 16:9. According to the calculations of La Stampa a few days ago, from the Christmas vacations until last week, Berlusconi has been on air for 63 hours, a little more than Monti and a lot more than Bersani.

Yet another descent on the field that this time has the declared goal of "making the country impossible to rule", as Berlusconi himself has states. A sense of responsibility directly proportional to his height.

The second return, this time in the field of center-left, is of the "useful vote". It seems that there have been contacts between PD and Ingroia in order to find an agreement in Lombardia, Veneto, Campania and Sicily regarding the lists at the Senate.

The picture seems pretty simple to me. PD and SEL are the only ones that in these elections are running to win. The others run either to represent a part (center right), or to give voice to all the insatisfactions of Italy (Grillo), or to try to be determinant in the composition of the future Parliament majority (Monti). It's still unclear why Ingroia is running. His initial idea, to give Parliament representance to movements, to associations and to a whole series of civic sobjects that are often at the sides of official politics, had a logic, a political dignity but most of all I thought it would be a winner at an elections level.

Too bad that in a matter of weeks the inspirators of this elections cartel have been set aside by the various Di Pietro, Ferrero, Diliberto and company, transforming Civil Revolution in a group of weirdos that would make you miss the disappeared "Sinistra Arcobaleno". The only goal remained to the ex judge of Palermo is to break the balls to Bersani and Vendola, hoping that in Campania and Sicily they will get enough votes so there will be no majority at the Senate. The same tactic used by Berlusconi who has recovered the Northern League in order to get some votes in Lombardia and Veneto.

Now, there's no agreement or appeal for a useful vote that will work here. It would be a mistake to panic and throw away all the work done so far by only showing the tactic or the numbers that never truly work out.

Here we can only make the voters understand that, with all the defects and also some contradictions, only PD and SEL can guarantee a serious and stable government. Today, only the Italia Bene Comune coalition can guarantee more equity and attention towards who pays taxes and more severity towards who doesn't, or directs capitals abroad, more civil rights for who hasn't got any, more social justice and equality in the labor market. And then green politics, broadband, technological innovation, more generational rechange, more law enforcement, and so on. No useful vote. A responsible vote.

Who wants to be a part of this idea of Italy can choose PD or SEL, hoping in a good result that will allow the coalition to govern without being blackmailed, aware of the fact that it will be no piece of cake. Whoever chooses otherwise is probably content with the current situation.

Jacopo Suppo | @jacoposuppo

domenica 3 febbraio 2013

#Elezioni2013: i candidati premier, in pillole



La campagna elettorale per queste elezioni 2013 ha fatto emergere sei potenziali leader che aspirano alla carica di Presidente del Consiglio, o comunque a far sì che il proprio partito o movimento ottenga la maggioranza alle urne.

Si tratta di sei figure estremamente eterogenee, con background politici, culturali e storici molto diversificati, tanto da rendere la scelta per gli indecisi straordinariamente complicata.

Vi proponiamo dunque di seguito i nostri tentativi monografici per ognuno dei candidati, nella speranza che possano essere utili per coloro che devono ancora definire la propria posizione, oppure che semplicemente vogliono approfondire le loro conoscenze sul proprio candidato.

Berlusconi, Silvio: detto "il Cavaliere", può essere definito politicamente un popolare (anche se forse, sarebbe più adeguato populista, visto il regime contenutistico); oltre ad essere noto imprenditore e tra gli uomini più ricchi d'Italia (ci sono ancora molti dubbi sulle modalità con cui ha costruito il suo cospicuo patrimonio famigliare e personale), è stato de facto il padre putativo della TV privata italiana, nonché noto costruttore edile (nonché palazzinaro del milanese, vedi Milano 2).

Amico storico di Craxi e del socialismo di suo stampo, e dei più discutibili leader internazionali degli ultimi decenni (da Putin a Gheddafi a Ben Ali), è stato al timone politico dell'Italia per vent'anni nel dopo Tangentopoli, prima con Forza Italia, poi con la Casa delle libertà, infine con il Popolo della Libertà. Con il suo partito persona ha avuto maggioranze probabilmente mai ottenute prima in questo Paese, che gli hanno permesso di proporre e far approvare numerose leggi definite "ad personam" attraverso le quali è uscito praticamente indenne da condanne effettive legate agli innumerevoli procedimenti giudiziari a suo carico. Può essere ritenuto storicamente uno dei maggiori responsabili del dissesto politico, economico, sociale e culturale di questo Paese, prima con la televisione, poi con la politica.

Conosciuto all'estero per le gaffe internazionali (dalla Merkel "culona", poi smentita, allo Schulz "kapo" direttamente in una seduta del Parlamento Europeo), il bunga bunga e per le vicende legate alla presunta "nipote di Mubarak", de facto mai realmente esistita in quanto tale. La sua democrazia televisiva può essere ritenuta la prima dittatura morbida basata sul controllo diretto ed indiretto del sistema dell'informazione e di parti considerevoli del sistema economico italiano.

La sua proposta per colmare il debito pubblico italiana si concretizza nella possibile introduzione di nuovi giochi di stato e tasse su alcool e tabacchi. Vuole abolire l'IMU sulla prima casa e restituire l'importo già versato dai cittadini che l'hanno pagata nel 2012 (rimane non chiaro il modo in cui riuscirà a finanziare questo provvedimento).

Bersani, Pierluigi: la sua militanza politica ha inizio da giovanissimo nell'allora Partito Comunista Italiano degli Anni 80. Figlio dell'ormai arcinoto benzinaio di Bettola, è un politico italiano e dal 2009 segretario del Partito Democratico. E' stato Presidente della Regione Emilia-Romagna, Ministro dell'Industria, Commercio e Artigianato nei primi governi di Prodi e D'Alema, Ministro dei Trasporti e della Navigazione nei secondi governi di D'Alema e Amato e Ministro dello Sviluppo Economico nel secondo governo Prodi.

È ora candidato premier per il centro-sinistra (Italia Bene Comune, ovvero la piattaforma elettorale e programmatica di PD + SEL), dopo aver vinto le primarie del 2012 contro Renzi, Vendola, Puppato e Tabacci. Bersani si presenta alle elezioni politiche del 2013 con un programma molto dettagliato nelle intenzioni, ma probabilmente molto poco nel merito e nelle modalità di attuazione. Le dichiarazioni d'intenti contenute nei testi programmatici sono sicuramente interessanti, ma povere purtroppo di concretezza, questo sia se si prende in considerazione la Carta d'Intenti di "Italia Bene Comune", che il programma "Italia Giusta", proprio del Partito Democratico. La linea economica del PD per la riduzione del debito pubblico non è sicuramente uniforme, chiara e condivisa fra tutti gli esponenti del partito.

In generale si tratterebbe di un taglio ai costi della politica e alle istituzioni sia centrali che periferiche, dismissioni di immobili, asta per le frequenze televisive, liberalizzazioni (in continuità con il primo pacchetto Bersani), lotta all'evasione fiscale, imposta ordinaria su grandi valori immobiliari (patrimoniale progressiva, sempre di natura comunale in sostituzione/integrazione all'IMU), contributo di solidarietà dai capitali scudati. Non chiara la posizione sull'eventuale introduzione del reddito di cittadinanza ed effettiva riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro (soprattutto per l'onerosa copertura di bilancio per questi interventi, nonostante il loro possibile effetto positivo sui consumi).

Monti, Mario: oggi Senatore a vita su nomina presidenziale, è stato l'uomo in loden e professore di estrazione bocconiana chiamato da Napolitano alla conduzione del governo dei tecnici, che avrebbe dovuto sanare i conti del nostro Paese. Definito come "estraneo alla politica", in realtà ha rivestito incarichi di rilievo anche in passato in commissioni parlamentari, era stato avvicinato già della politica negli Anni 80 da De Mita e Amato sempre in tema di debito pubblico nel Comitato Spaventa.

E' stato international advisor per Goldman Sachs e Senior European Advisory Council di Moody's, solo per citarne alcune (come perfino advisor in Coca Cola Company). Sempre negli Anni 80 è stato membro del consiglio di amministrazione della Fiat Auto S.p.A. e della Banca Commerciale Italiana. Come commissario europeo nell'Europa di Prodi, ha inaugurato il procedimento contro la Microsoft (tuttora in corso) e ha bloccato nel 2001 la proposta di fusione tra General Electric e Honeywell, considerata contraria alle normative antitrust. Oggi è alleato con Casini e Fini, con l'imprimatur del Vaticano (e di Montezemolo) e candidato premier, quasi una riedizione dei democristiani in salsa pseudo liberale europeista. Durante il suo governo (non suffragato dalle urne) è comunque aumentato il debito pubblico ed è calata la produzione industriale. In compenso però, è sceso lo spread tra BTP italiani e Bund tedeschi.

E' conosciuto all'estero come amico dell'Europa e competente tecnico vicino al mondo delle finanza e delle banche. E' stato in tempi non sospetti sostenitore di Berlusconi e della sua prima discesa in campo. La sua ricetta per ridurre il debito si basa sul proseguimento delle misure di austerity, coadiuvate da una possibile riduzione delle tasse nel medio lungo periodo e sul controllo e la relativa riduzione di spesa spostando risorse verso la crescita. Ancora è poco chiara l'effettiva sostenibilità, fattibilità e merito di tali interventi.

Grillo, Beppe: comico genovese scoperto da Pippo Baudo negli Anno 80 e da allora noto personaggio televisivo italiano. Cavalcando l'idea della democrazia diretta e partecipativa dal basso attraverso la Rete, ha dato vita, assieme all'agenzia di marketing e comunicazione di Gianroberto Casaleggio (che ne è probabilmente il vero deus ex machina) un movimento di natura personalistica con dinamiche democratiche interne spesso discutibili (vedi le epurazioni senza appello da parte di Grillo di alcuni militanti del Movimento 5 Stelle). Il suo linguaggio è spesso violento e populista sull'onda dell'antipolitica, con contenuti frequentemente antipartitici e antisindacali.

I temi del movimento vanno dalle condivisibili battaglie a favore delle rinnovabili alle strampalate teorie complottiste sulle scie chimiche. Tanto per capirci. Va detto che il Movimento 5 Stelle è l'unica organizzazione politica di rilevanza nazionale a non prendere parte ad alcuna forma di finanziamento pubblico alla politica e che si sostiene con le sole forze economiche dei militanti e di Grillo/Casaleggio. Inoltre i suoi candidati non devono aver subito condanne in via definitiva, non possono essere stati eletti per più di due mandati e devono essere residenti nel comune per il quale sono candidati. Grillo tecnicamente non è il candidato premier del M5S (al momento non sono chiari i meccanismi interni al movimento che permetteranno di scegliere chi potrebbe essere realmente il candidato, visto anche che nei fatti il premier è scelto dal Presidente della Repubblica sulla base del voto popolare).

Anche il M5S prevede la riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi (non meglio precisati) e con l'introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l'accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari, oltre ad un dettagliato programma economico che include provvedimenti che spaziano dall'introduzione della class action all'abolizione della legge Biagi fino al divieto di incroci azionari tra sistema bancario e il sistema industriale.

Giannino, Oscar: è professore e giornalista, ha militato nel Partito Repubblicano ai tempi di La Malfa di cui è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana negli Anni 80. E' stato in tempi non sospetti anche sostenitore di Berlusconi di cui oggi è però forte oppositore.

Indubbiamente liberale, punta alla riduzione del debito pubblico attraverso dismissioni e valorizzazioni del patrimonio pubblico italiano. Ha pubblicato online, attraverso "FARE per fermare il declino" un articolato programma volto appunto al taglio della spesa pubblica e al rientro del deficit tra debito e PIL. Tra le varie misure previste, ridurre la spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali del PIL nell'arco di 5 anni, ridurre la pressione fiscale complessiva di almeno 5 punti in 5 anni, liberalizzare rapidamente i settori ancora non pienamente concorrenziali, sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché tutelare il posto di lavoro esistente o le imprese inefficienti.

E' promotore di una legislazione organica sui conflitti d'interesse (probabilmente fra i pochi candidati a sostenerlo apertamente ed in campagna elettorale). E' spesso ricordato per il suo "particolare" vestiario.

Ingroia, Antonio: è un magistrato, giornalista e politico italiano, dal 22 dicembre 2012 è in aspettativa per motivi elettorali come candidato premier e leader della lista Rivoluzione civile. E' stato magistrato della Procura di Palermo dove, nelle vesti di pubblico ministero, ha portato avanti, tra gli altri, i noti processi a carico di Marcello Dell'Utri e recentemente quello sulla Trattativa Stato-Mafia. Ha fatto parte del pool di Falcone e Borsellino fino alle omonime stragi. Diviene pubblico ministero della Procura antimafia con Gian Carlo Caselli proprio nel 1992.

Ingroia ottiene una prima condanna per Dell'Utri nel 2004 a nove anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, confermata in appello il 29 giugno 2010 con una riduzione di due anni; Dell'Utri è però assolto per le condotte successive al 1992, poiché i giudici hanno giudicato non provato il "patto di scambio" politico-mafioso con Cosa Nostra. Durante l'indagine preliminare fu indagato anche Silvio Berlusconi, ma poi la sua posizione fu archiviata. Il 24 luglio 2012, in merito all'indagine sulla Trattativa Stato-Mafia, ha chiesto il rinvio a giudizio di 12 indagati con l'accusa di "concorso esterno in associazione mafiosa" e "violenza o minaccia a corpo politico dello Stato": i politici Calogero Mannino e Marcello Dell'Utri, gli ufficiali Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, i boss Giovanni Brusca, Totò Riina, Leoluca Bagarella, Antonino Cinà, Bernardo Provenzano, il collaboratore Massimo Ciancimino (anche "calunnia") e l'ex ministro Nicola Mancino ("falsa testimonianza"). Per un brevissimo periodo ha diretto in Guatemala un'unità di investigazione per la lotta al narcotraffico, su incarico dell'ONU.

E' l'unico ad avere nel programma elettorale un chiaro riferimento alle politiche antimafia. Poco chiaro invece, nel concreto, il suo programma di politica economica.

Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti


The elections candidates: a brief presentation

The elections campaign for the 2013 elections has collected six potential leaders who aspire to the charge of President of the Council of Ministers, or to make their party or movement get the majority at the voting booth.

They are six extremely heterogeneous figures, with political, cultural and social backgrounds that are very different from one another, so different that they make the choice for the undecided even more complicated.

So we propose here our attempts to a monography for each of the candidates, hoping that they might be useful to those who must still define their position, or that simply want to better their knowledge of their candidate.

Berlusconi, Silvio: also called the "Chevalier", he can be defined politically a popular (even though maybe it would be more adequate to call hima  populist, given the content he proposes); beyond being a renown entrepreneur, and among the richest people in Italy (there are still many doubts on the modalities he used to build his conspicuous family and personal patrimony), he's been the father of the private Italian TV, and renown builder (especially in the Milan area, see Milano 2).

Historical friend of Craxi and his socialism (and of several dubious leaders of the last decades, such as Gaddafi, Putin and Ben Ali), he has been at the political wheel of Italy in the twenty years after Tangentopoli, first with Forza Italia, then with the Casa delle Libertà, and finally with the People of Freedom. With his persona party he has obtained majorities never seen before in this country, which have allowed him to propose and approve numerous laws defined as "ad personam", through which he has emerged unscathed by effective verdicts against him in the countless trials against him. He can be defined as one of the main responsibles for the political, economical, social and cultural instability of the country, first with television, then with politics.

Known abroad for his international gaffes (from the "unfuckable lard-ass" Merkel to the Schulz "kapo", right during a session of the European Parliament), the bunga bunga and the issues related to the alleged "niece of Mubarak", never actually existed. His television democracy can be considered the first soft dictatorship based on the direct and indirect control of the information system and of considerable parts of the Italian economical system.

His proposal for the Italian public debt is based on the introduction of new State regulated gambling games and taxes on alcohol and tobacco. He wants to abolish the IMU on the first home, and give it back to the contributors who have paid it in 2012, although it is not clear how he intends to finance this move.

Bersani, Pierluigi: his political activism started when he was very young in the Italian Communist Party of the 80s. Son of the now famous Bettola gas station owner, he is an Italian politician and secretary of the Democratic Party since 2009. He has been President of the Emilia Romagna region, Minister of Industry, Commerce and Artizans during the first Prodi and D'Alema governments, Minister of Transportation and Navigation in the second D'Alema and Amato governments, and Minister of Economical Development during the second Prodi government. He is now premier candidate for the center left wing (Italia Bene Comune, the electoral and programmatical platform of PD and SEL), after winning the primaries of 2012 against Renzi, Vendola, Puppato and Tabacci. Bersani presents himself at the political elections of 2013 with a very detailed program as for intentions, but not very clear as to the merit and the modalities used to put them in practice.

The declarations of intentions contained in the programmatical texts are surely interesting, but very poor as for concreteness, both in the Intentions Bill of "Italia Bene Comune" and the "Italia giusta" program of the Democratic Party. The economical lined of the PD for the reduction of public debt isn't uniform, clear and shared by all members of the party.

Generally it would consist in a cut to the costs of politics and institutions, both central and peripheral, disposal of buildings, a bid for television frequences, liberalizations (in continuity with the first Bersani packet), fight against tax evasion, an ordinary tax on great building patrimonies (a progressive patrimonial tax, that would substitute and or integrate the current IMU tax), contribution of solidarity from the shielded capitals.

Not quite clear what position they have on the introduction of the the citizenship allowance and the effective lowering of the tax wedge on the cost of labor (especially for the expensive coverage of economical balance of these interventions, in spite of the possible positive effect on consumes.

Monti, Mario: today Senator to life on presidential nomination, he has been the loden man and university professor called by Napolitano to lead the technical government, which should have resolved the accounts of our country. Defined as "an outsider to politics", in reality he has had important charges in the past in parliamentary commissions, he had been brought near politics in the 80s by De Mita and Amato, about the topic of public debt in the Spaventa Committee.

He has been international advisor for Goldman Sachs and Senior European Advisory Council of Moody's, just to quote a few (he has even been an advisor for Coca Cola Company). In the 80s he has been member of the administration council of Fiat Auto S.p.A. and of the Italian Commercial Bank. As an European commissary in Prodi's Europe, he started the procedures against Microsoft (still in course) and has blocked in 2001 the fusion proposal between General Electric and Honeywell, considered to be contrary to antitrust norms. Today he's an ally of Fini and Casini, with the imprimatur of the Vatican (and of Montezemolo) and premier candidate, almost a riedition of the democristians in European pseudo liberal sauce. During his government (which wasn't confirmed by votations) the public debt has gone up anyway and the industrial production has decreased. In exchange, the spread between Italian BTPs and German Bunds has lowered.

Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti

mercoledì 16 gennaio 2013

#Casagrillo: da @beppe_grillo a @casapounditalia



Fa piacere ogni tanto vedere un Beppe Grillo un po' pacato, riflessivo, sottovociato. Fa piacere vederlo in una specie di quiete da rivoluzione civile.

Però disturba un po' quando questo atteggiamento, così inusuale, per lui, negli ultimi anni, si manifesti in modo a mio parere inatteso, in un dialogo amabile con un attivista di Casapound.
Ora, premetto che non ho nulla contro Casapound, ma...ovviamente questa premessa è una cazzata.

E dice, il Beppe nazionale, che desiderare la nazionalizzazione di beni come l'energia, le banche, i trasporti, non sia un sentimento nè di destra nè di sinistra, bensì di semplice buon senso. Tutto qua? A me non pare.

Intanto, non mi pare che tutti siano d'accordo che per gestire dei beni pubblici in condivisione, uno stato sia necessario. Si può temere che sia così, e io ad esempio lo temo, ma non lo considero buonsenso, semmai pessimismo.

E poi, basta l'idea di gestione del bene pubblico, per avvicinare delle concezioni politiche storicamente distanti anni luce? A me non sembra.

Quello che sottovaluta Grillo, a mio parere, sta nel concetto di stato. Per una persona di sinistra è appunto l'idea di un gestore; Per una di destra (destra alla Casapound, intendo) è l'idea di un potere. E per una persona di sinistra lo stato è il più includente possibile, mentre per un parafascista è un contenitore identitario, eufemisticamente parlando. Per loro il bene comune non è di tutti, è di chi viene riconosciuto conforme a un certo credo identitario.

ABBeppe, tra Socialismo e Nazionalsocialismo ce ne passa parecchio, non ti ricordi?!?
E non è che prendendo a modello un fascista americano, anzichè tedesco o italiano, cambi un granchè.

Franco Cappelletti | @francocappellet


Casagrillo

It's nice to see every now and then a Beppe Grillo a bit more reflexive, low toned, calm. It's nice to see him ina  sort of civil revolution calm.

But it's disturbing when this behavior, which is so unusual for him during the last few years, is manifested in my opinion in an unexpected way, in a kind dialogue with a Casapound activist. Now, I have nothing against Casapound, but... obviously this sentence is a lie.

And the national Beppe says that wanting to nationalize goods like energy, banks, transportation, isn't something from the left wing or the right, but simple common sense. Only? I don't think so.

First of all, I don't see that everyone agrees on the fact that in order to manage shared public goods, a state is truly necessary. One could fear that was the case, and I for example fear it, but I don't consider it common sense, but pessimism.

And then, is the idea of management of the public good enough to bring together political conceptions that are historically light year far away from eachother? I don't think so.

What Grillo underestimates, in my opinion, is in the concept of State. For someone on the left wing it's the idea of a manager; for someone on the right wing (right like Casapound, I mean), it's an idea of power. And for someone on the left the state is as inclusive as possible, while for a fascist it's an identitary container, euphemistically speaking. For them the common good doesn't belong to everyone, it belongs to those who are recognized as adequate and consistent with a certain identitary belief.

Beppe, there's a long way between Socialism and NationalSocialism, remember? And things don't change if you choose an American fascist as a model instead of a German or Italian one.

Franco Cappelletti | @francocappellet

venerdì 7 dicembre 2012

Le 60 domande dei lettori a @beppe_grillo, tra #parlamentarie ed #elezioni2013



Anche il Movimento 5 Stelle ha avuto le sue primarie, le parlamentarie, per selezionare quali saranno i candidati per le prossime elezioni politiche del 2013, sul giorno specifico siamo in pieno rebus.


1400 persone, attivisti, per 95.000 voti raccolti online, lontani dagli oltre 3 milioni del csx, ma comunque tutti degni d'attenzione e non solo per i sondaggi, ma perché l'm5s potrebbe essere portatore di temi "provenienti dal basso". Così, anche stavolta, sta diventando un nostro format, abbiamo raccolto le domande dalla rete da rivolgere a Beppe Grillo, portavoce del movimento, e agli attivisti che vorranno rispondere. Si chiede del grado di democrazia interna al movimento, tema più volte focalizzato anche dai media, ma anche sulle modalità su cui gli attivisti affronteranno i temi dell'agenda del paese: dal reddito garantito alla politica economica, dall'Ilva agli inceneritori.

Si chiede a Grillo e al movimento di entrare nel merito delle cose e di raccontare quali saranno i provvedimenti che intendono realizzare per rendere l'Italia un paese contemporaneo sotto ogni aspetto. C'è anche la rete e i temi della democrazia elettronica, tanti cari da sempre a Grillo, sin dai primi passi mossi nel campo della politica, sin dall'organizzazione dei meet-up. In pratica le domande servono per sapere quale sarà il design di uno stato 5 stelle.

Ci è sembrato giusto dare attenzione al m5s perché rappresenta una grande novità e un elemento di rottura con al passato dello scenario politico italiano, cresciuto nel tempo, non così breve in fondo visto che oramai sono circa 10 anni, e che ha degli elementi di analogia con la prima Lega Nord di bossiana memoria, naturalmente con tutti i distinguo del caso.

Vorremmo capire qual è la reale distanza fra movimento popolare e movimento populista, cosa succederà quando alcuni attivisti entreranno nella macchina parlamentare della politica, quella sorta di tritacarne che sembra annientare ogni aspirazione al cambiamento. Quindi basta battute e pregiudizi, anche se nessuno dei membri di Intervistato.com ne ha mai avuto, ma mai come ora siamo qui, in ascolto, come lo siamo stati per le risposte dei tre protagonisti delle primarie del centrosinistra Bersani, Vendola e le non risposte di Renzi.

Simone Corami | @psymonic


60 questions for Beppe Grillo

The M5S has had its primaries, the parliamentaries, to select those who will be the candidates for the next political elections in 2013, but the specific day is still a riddle.
1400 people, activists, for 95.000 votes collected online, far from the more than 3 milion of the CSX, but however worthy of attention and not only because of polls, but because M5S might be a carrier of topics from "below". So this time we've collected the questions for Beppe Grillo, spokesperson of the movement, and the activists who want to answer. The questions are about the internal democracy of the movement, which has been several times treated by mainstream media as well, but also the ways activists will face the topics related to the country agenda: from guaranteed income to economical politics, from ILVA to waste disposal.

Someone asks Grillo and the movement to be more specific and tell what the actions will be to make Italy a contemporary country under every aspect. There's also the web and the electronic democracy, which are dear to Grillo, from the first steps he moved in the field of politics, from the first meetups. So practically the questions are aimed to better understand how a 5 star country would be designed and function.

We thought it was right to give attention to the M5S because it represents a great deal of novelty and rupture with the past of the Italian political scenario, grown in time, but not so young since it's almost 10 years old, and that it does have some elements of similarity with the first Lega, with all the distinctions of the case, of course.

We'd like to understand what the distance is between a popular movement and a populist movement, what will happen when the activists will enter the parliamentary machine, that sort cold bureaucratic machine that seems to kill any willingness to change. So enough jokes and prejudices, we here at Intervistato.com we've never had any, but never as before we are here, waiting.

Simone Corami | @psymonic

venerdì 2 novembre 2012

L'#Opinionedeifatti: La Banda degli Onesti



Lungi da me l'idea di accusare Di Pietro di aver fatto qualcosa di male, per quello basta e avanza Milena Gabanelli. 

Se proprio devo spendere qualche parola sulla faccenda e puntare l'indice contro qualcuno, preferisco prendermela con quelli che, alla luce delle nuove "rivelazioni" - se vogliamo chiamarle così - piuttosto che dedicarsi ad un'analisi critica dei fatti, preferiscono alzare la voce e difendere a spada tratta quello che fino a pochi giorni fa era considerato uno dei paladini indiscussi della classe politica più onesta e virtuosa, con un'Italia dei Valori che, all'improvviso, si è trasformata sotto gli occhi di tutti nell'Italia degli Immobili (da intendersi come abitazioni, ça va sans dire). D'altra parte, si sa, l'Italia è un popolo di tifosi, e a nessuno piace vedere la propria squadra che lotta in zona salvezza per evitare la serie B.

Quand'è esattamente che abbiamo smesso di guardare la realtà in maniera oggettiva e di prendere posizione su ciò che ci accade attorno? Quand'è esattamente che abbiamo smesso di avere delle opinioni personali e abbiamo iniziato ad appoggiarci a quelle altrui? Sì, certo, richiede meno fatica, ma ci rende più inermi e manipolabili. Anche voi che state leggendo questo articolo, probabilmente, fareste meglio a prenderlo con le pinze e pensarci due volte prima di schiacciare like in fondo alla pagina. La domanda che dovreste porvi è: "Io com'è che la penso?". Se la risposta è: "Come la pensa [nome e cognome]", allora la risposta è sbagliata, perché il Bene, il Male, il Giusto e lo Sbagliato, molto spesso, non sono categorie assolute, ma del tutto personali.

Ha senso quello che ho scritto? È un ragionamento onesto? Esempio: a seguire un qualunque ragionamento di Giuliano Ferrara, uno sarebbe pronto a dire subito: "In effetti fila", salvo poi accorgersi che è semplicissimo scrivere qualunque tipo di cazzata con un ragionamento filante (l'avevano scoperto i greci ancora prima di Socrate, e guarda che fine hanno fatto).

E in realtà, forse neanche questo articolo ha molto senso, come non ha senso sentir dire che Di Pietro dovrebbe diventare Presidente della Repubblica, né sentir dire ad un'intera classe politica che il Movimento a 5 Stelle non otterrà nulla di buono perché i suoi candidati mancano d'esperienza, quando il Parlamento è pieno di gente che l'esperienza la vanta e non ha ottenuto comunque nulla di buono.

O forse questo articolo un senso ce l'ha, ma non aspettate che sia io a dirvelo. Ditelo voi a me.

Gaspare Bitetto | @waxenit


The Gang of the Honest

The idea of accusing Di Pietro of having done something wrong is not for me, for that Milena Gabanelli is more than enough.

If I really want to spend a few words on the matter and turn the index towards someone, I prefer to argue with those who, in the light of the new "revelations" - if we want to call them this way - rather than dedicating themselves to a fact analysis, prefer to raise the voice and defend without a thought the one who until a few days ago was considered one of the indiscussed advocate of the most honest and virtuous politicals class, with an Italy of Values that, all of the sudden, has transformed under the eyes of everyone in the Italy of immobiles (to be intended as homes, ça va sans dire). On the other side, we all know, Italy is a people of supporters, and nobody likes to see their own team playing in safety zone in order to avoid the B series.

When exactly did we quit looking at reality in an objective manner and taking position on what happens around us? When exactly did we quit having personal opinions and started to rely on others? Yes, of course, it's not as difficult, but it maks us helpless and manipulated. Even you, who are reading this post, probably, should better take it with a grain of salt and think twice before hitting the Like button at the end of the page. The question you should ask yourselves should be "What do I think about this?". If the answer is "What [name and surname] does", then the answer is wrong, because the Good, the Evil, the Right and Wrong, very often aren't absolute categories, but completely personal.

Does this make any sense? Is it an honest argument? For example: if you follow any argument of Giuliano Ferrara's you would immediately be ready to say: "It's right", but then you realize that it's extremely simple to write any kind of nonsense with a functioning argment (the Greeks had discovered that before Socrates, and look how they ended up).

And in reality, maybe because this post doesn't make much sense, as it doesn't to hear that Di Pietro might become President of the Republic, nor hearing an entire political class that the M5S won't obtain anything good, because its candidates lack experience, when now the Parliament is full of people who have a lot of it and still hasn't managed to obtain anything good.

Or maybe this post does have a sense, but don't expect me to tell you what it is. You tell me.

Gaspare Bitetto | @waxenit

giovedì 1 novembre 2012

#EleSicilia: il boom inesploso



Le Regionali in Sicilia sono state seguite da tutti come una cartina di tornasole del momento politico, delle rivoluzioni promesse e auspicate. Ma è successo davvero qualcosa, nella terra del Gattopardo?

Qualcosa sì, ma bisogna analizzarlo senza superficialità e a sangue freddo, per capire quanto effettivamente sia successo, e cosa.

Analizziamo prima le cifre e razionalizziamole, cercando di estrapolare qualche scenario.
Rosario Crocetta: 30.5% i suoi voti, sostenuto da PD, UdC, Mp e Unione Consumatori.
Totale dei seggi in consiglio: 30.
Nello Mesumeci (PdL, Cantiere Popolare, Mesumeci Presidente, Adc): 25.70% di voti.
Totale: 20 seggi.
Giancarlo Cancellieri, M5S, 18.20% dei voti.
Totale: 15 seggi.
Giovanni Miccichè (Mpa, Grande Sud, Fli, Ppa): 15.40%.
Totale: 15 seggi.
SEL e IdV fuori dai giochi. Così come Fli, che singolarmente non ha raggiunto il 5% necessario per avere consiglieri.

Primo partito, come quasi sempre, quello degli astenuti, questa volta con un imbarazzante 52.58%.

Osservando così i numeri, svuotati da populismo, proclami e retorica, appare uno scenario desolante, che prelude all'ingovernabilità se non addirittura a qualche "ribaltone".
Ma andiamo con ordine, partendo dall'ultimo dei dati: quello delle astensioni.
Quasi a ogni elezione il mantra del "partito degli astenuti" con percentuali sempre tra il 30 e il 40% diventa talmente ripetitivo da averlo quasi svuotato di significato. Riunisce i delusi dalla politica, gli indecisi, i menefreghisti, tutti i partiti lo vedono come un'oasi nel deserto, carica di voti, un'oasi che finora si è sempre spostata un passo più avanti, irragiungibile.
Un'oasi alla quale soprattutto il M5S si è spesso rivolto, eslicitamente: portare al voto i delusi, gli sfiduciati, gli astenuti, questa deve essere la grande "rivoluzione culturale".
Ma il segnale è chiaro: i delusi, gli sfiduciati, gli astenuti, non si sono fidati neanche del nuovo che avanza.

Senza dimenticare una cosa importante, che Grillo ha sempre sostenuto, assolutamente condivisibile e che i suoi attivisti non devono dimenticare proprio ora: gli astenuti, le bianche, le nulle devono rientrare nel conto, per avere un quadro ridimensionato e realistico del sentimento di un popolo di votanti.
Almeno, questo Grillo lo diceva e l'ho sentito spesso dire agli attivisti con i quali ho discusso.
Ora che gli astenuti si sono dimostrati così ottusi da non fidarsi, saranno ancora così coccolati?
Sinceramente a leggere i commenti a caldo, mi pare che siano già scomparsi, come al solito.
Rivoluzione culturale, quindi, che rischia di morire sul nascere.

Guardando i numeri un po' da lontano e giocando un po' a scacchi con i pezzi che compongono questa scacchiera, notiamo qualcosa di curioso. Partiamo da un assunto: il M5S siciliano non farà alleanze, a quanto sostiene. Persevera quindi nella sua strategia anti-partitica, dove si è autonomi, indipendenti e non si parla con gli altri. Crocetta ha invece subito detto di voler cercare un dialogo, riconoscendo l'importanza del risultato dei movimentisti.
Arriviamo quindi allo scontro politica-antipolitica, alle strategie conseguenti e agli scenari possibili, per rispondere alla domanda: a chi giova l'antipolitica?

Crocetta ha bisogno di un'alleanza. Questo per via di alcune possibili sommatorie che rendono il Consiglio Regionale Siciliano potenzialmente tra i più ingovernabili in Italia. Come? Mescoliamo un po' di carte: se il PD (14 seggi) perdesse il sostegno dell'Udc (11), e questa ricomponesse un centrodestra con PdL (12), MpA (10) e Grande Sud (5), avremmo un centrodestra con ben 38 seggi in consiglio regionale, ma ancora molto lontani dai 46 seggi necessari (su 90) per poter essere sicuri di governare.
E' anche vero che pur alleandosi con il M5S (fantascientificamente), la coalizione di Crocetta raggiungerebbe 45 seggi, uno in meno del necessario, ma sarebbe sempre meglio di niente.
A quella coalizione di centrodestra è però facile che si sommino, in un'ottica di potere, Cantiere Popolare (4) e Mesumeci Presidente (4), raggiungendo quindi i 46 seggi.

Ribaltone?
Pare di sì. Ma chiunque governi la sicilia, se non si trova con un numero di seggi importante, rischia di fallire. Conviene far fallire il consiglio? Certamente no.
E' quindi probabile che se il M5S continuerà sulla sua linea autarchico-oltranzista, avremo un unico risultato, scontato e previsto già dai più attenti analisti: la Grande Coalizione.
L'inciucio, secondo la terminologia populista.

Quindi, tirando le somme, avremmo il M5S costretto dagli eventi a buttare via un eccezionale patrimonio di voti e seggi, non spendibile in ottica politica, perché la politica, alla fine, potrebbe rinunciare a cercare di allearsi con chi dice "siete tutti uguali" (vero o no che sia, visto che l'antipolitica non ammette la presenza di "buona politica", neanche in contesti locali, se legata ai partiti).
Strategicamente, un disastro. Ci fosse stata quella sperata "rivoluzione culturale", un M5S con la maggioranza dei seggi farebbe bene ad agire da solo (ma chiunque conosca la politica locale sa benissimo che non si può mai, realisticamente, fare da soli, se non in un'ottica totalitaria).
Visto che non c'è (ancora) stata, il risultato rischia di essere uno solo: potenza buttata via. Con lo smacco di vedere formarsi dall'altra parte quell'odiatissimo inciucio che vede centrodestra e centrosinistra decidere e votare insieme.

Quindi, questa anti-politica, questo populismo anti-casta, alla fine, a chi serve, se non ai "soliti partiti"?
Il segnale da trasmettere agli astenuti non è l'anti-politica e la propaganda internet fatta di "meme" anti-casta, ma è la voglia di fare "buona politica". Soprattutto in contesti più ristretti rispetto a quello nazionale: a livello di comune, provincia, regione esistono persone oneste e volenterose in tutti gli schieramenti politici, ed è stupido (e pauroso) pretendere che tutte le persone oneste confluiscano in un unico movimento. Proprio perché spesso le persone oneste hanno un cervello, vogliono provare a cambiare le cose nel piccolo del loro comune, odiano sentirsi dire "stai buttando via tempo" e amano discutere con tutti, indipendentemente dalla casacca. Le persone oneste che hanno voglia di fare buona politica si spaventano, di fronte a chi dice: la parte giusta è questa, fidati. Perché chi ha voglia di fare buona politica non può concepire un sistema nel quale non ci siano persone che la pensino in modo anche diametralmente opposto.

Molti astenuti sono delusi dai partiti, è vero. Ma non vedono nell'antipolitica altro che l'ennesimo raccoglitore di voti di protesta, come ai tempi fu la Lega, che poi è finita come sappiamo.
La maturità del M5S passerà attraverso l'ammissione di dover correggere strategia, con gli astenuti, e da una riflessione che porti a considerare o anche solo a ipotizzare l'esistenza di un mondo "fuori" dal M5S con il quale parlare è costruttivo. In questo senso è interessante rivedere il video di un Grillo insolitamente pacato (qiundi controllato, pianificato, attento) che abbandona i toni caldi, comincia a mettere paletti e pare più stratega che in campagna elettorale. Che sia un preludio a un cambio di atteggiamento del M5S? Il tempo lo dirà. Sicuramente è auspicabile.
Lezione che devono imparare anche gli altri partiti, dando spazio ai molti bravi e onesti che meritano di emergere.
Ma davvero.

Francesco Lanza | @bedrosian


Elections in Sicily: the unexploded boom

The Regional elections in Sicily have been followed by everyone as the litmus test of the political moment, of the revolutions that were promised and hoped. But has something really happened, in the Leopard's land?

Something yes, but we need to analyze it without being superficial and with a clear mind, in order to understand how much has happened, and what.

Let's analyze the numbers and rationalize them, trying to extrapolate some scenarios.
Rosario Crocetta: 30.5% of votes, sustained by PD, UdC, Mp and Consumer Union.
Total of seats in council: 30.
Nello Musumeci (PdL, Cantiere Popolare, Mesumeci Presidente, Adc): 25.70% of votes.
Total: 20 seats.
Giancarlo Cancellieri, M5S, 18.20% of cotes.
Total: 15 seats.
Giovanni Miccichè (Mpa, Grande Sud, Fli, Ppa): 15.40%.
Total: 15 seats.
SEL and IdV out of the games. As Fli, that alone hasn't reached the necessary 5% to have members in the council.
The first party, as almost always, the abstained, with an embarassing 52.58%.

Just observing the numbers this way, and leaving populism, proclaims and rhetorics aside, we have a desolating scenario, that is the sign of impossibility to govern, if not even some turnaround.
But let's go forward in order, starting with the last piece of data: the abstained.

Almost at every election the mantra of the "abstained party" with percentages always between 30 and 40% become so repetitive that it has been emptied of meaning. It reunites the disappointed by politics, the undecided, the ones who don't care, and all parties see it as an oasis in the desert, full of votes, an oasis that until now has moved ever a step forward, becoming unreachable.

An oasis to which M5S has often talked to, explicitly: taking the disappointed to vote, the ones who have no trust, the abstained, this must be the great "cultural revolution".
But the signal is clear: the disappointed, the trustless, the abstained, didn't even trust the advancing news.

Without forgetting one important thing, that Grillo has always sustained, absolutely true and that his activists must never forget, especially now: the abstained, the whites, the nulls, must enter in the count, in order to have a redimensioned and realistic image of the sentiment of the voters.

At least, this is what Grillo said and I've often heard it said by activists which I talked with. Now that the abstained have proved themselves to be so closed and have no trust, will they continue to be treated as well? Honestly, reading the first comments, it seems they have already disappeared, as usual. A cultural revolution that risks to die before it is born.

Looking at the numbers from a distance and playing chess with the pieces that compose this board, we notice something interesting. Let's start from an assumption: the Sicilian M5S won't do any alliances, as it claims. They perseverate in the anti-party strategy, where they are autonomous, independent and not talking with others. Crocetta however has immediately said he wants a dialogue, recognizing the importance of the M5S results. We thus arrive at the politics-antipolitics battle, the consequent strategies and the possible scenarios, to answer the question: who takes advantage from antipolitics?

Crocetta needs an alliance. This because of some possible sums that make the Sicilian Regional Council potentially among the most ungovernable in Italy? How? Let's mix the cards: if PD (14 seats) loses the support of UdC (11) and the latter recomposed a center-right with PdL (12), MpA (10) and Great South (5), we'd have a center right with 38 seats in regional countil, still very far form the 46 necessary (out of 90) to be sure they can govern.

It's true that even in the case of an alliance with M5S (science-fictionally), Crocetta's coalition would reach 45 seats, one less than the necessary, but it would be better than nothing. To that center-right coalition it's easy to imagine that others will add, in a power prespective, Cantiere Popolare (4) and Mesumeci Presidente (4), reaching the 46 seats.
Turnaround?
It looks like that. But whoever governs Sicily, if the number of seats isn't reasonable, risks to fail. Is it convenient to make the council fail? Certainly not.

So it is probable that, in the case M5S continues on its autarchic-oltrancist line, we'll have one result, granted and foreseen by the analysist: the Great Coalition.
The mash-up, as the populist terminology states.

So, if we draw a line, we'll have a M5S constrained by events to throw away an exceptional patrimony of votes and seats, not usable in a political perspective, because politics in the end might give up trying to ally with who says "you're all the same" (whether it is true or not, since antipolitics doesn't admit the presence of "good politics", not even in local context, is linked to parties).

Strategically, a disaster. If there had been that "cultural revolution", an M5S with the majority of seats would have done well to act by itself (but anyone who knows local politics knows very well that they can never, realistically, do things alone, if not in a totalitarian perspective).
Since that hasn't happened (yet), the result risks to be one alone: power thrown away. With the irony of seeing on the other side the hated mash-up that sees center right and center left decide and vote together.

So this antipolitics, this anti-caste populism, in the end, who does it advantage, if not the "usual parties"?

The signal to send to the abstained isn't antipolitics and Internet propaganda done with anti-caste memes, but the will to do good politics. Especially in more restrained contexts than the national one: at a level of town, province, region, there are honest and hard working people in all political movements, and it's stupid (and scary) to pretend that all honest people go in one single movement. Because honest people often have a brain, they want to try and change things in their own little town, they hate to hear that they're wasting time and love to discuss with anyone, regardless of the political color. Honest people who want to do good politics are scared by those who say: this is the right side, trust me. Because who has the willingness to do good politics cannot conceive a system in which there are no people who have different, even opposite beliefs.

Many abstained are disappointed by parties, it's true. But they only see in antipolitics another protest votes box, as it was for the Lega, and it ended as we all know. The maturity of M5S will have to go through the admission that they must correct their strategy, with the abstained, and from thoughts that take them to consider or even hypothize the existence of a world out there ouside M5S, talking to which may be constructive. in this sense it's interesting to see the video of a unusually calm Grillo (controlled, planned, careful) who abandons the hot tones, starts putting limits and looks more like a strategist than he did during the campaign. May this be the beginning of a change in M5S? Time will tell. Surely it would be better.

Lesson that the other parties must learn as well, giving space to the best and honest who deserve to emerge.
For real.

Francesco Lanza | @bedrosian

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