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lunedì 18 marzo 2013

#girlfriendinacoma: intervista con Annalisa Piras @annalisap e Bill Emmott @bill_emmott



La scorsa settimana abbiamo intervistato gli autori di "Girlfriend in a coma", la regista Annalisa Piras e il narratore Bill Emmott, ex direttore del The Economist.


In primo luogo abbiamo chiesto sia ad Annalisa che a Bill come è nata l'idea del film: la genesi sta in una conversazione iniziata quasi 11 anni fa con Bill Emmott, quando fece la famosa copertina "Why Berlusconi is unfit to lead Italy". All'epoca Annalisa intervistò l'allora direttore del The Economist, e da lì nacque una conversazione e un'amicizia sulle sorti dell'Italia, la cui situazione già all'epoca sembrava piuttosto seria. La preoccupazione e l'affetto di Bill per l'Italia sono aumentati di pari passo con il deteriorarsi delle condizioni del paese.

Abbiamo chiesto come mai il film sia stato trasmesso da una TV commerciale, ovvero La7, e non da un servizio pubblico come la RAI: purtroppo la RAI non si è mostrata interessata al film. Sono stati contattati diversi distributori, broadcaster, vari festival italiani di cinema, e la risposta è sempre stata la stessa, ovvero che il film non era interessante. Secondi gli autori, invece, un'analisi così approfondita, fatta all'estero, sembrava potesse essere un esercizio di riflessione utile, e tantissime persone stanno confermando che è così anche per loro.

Molti sono rimasti stupiti nel vedere che il film, in Italia, venga sempre definito come il film "di Bill Emmott", senza dare alcun credito alla regista Annalisa Piras. Questo ha sollevato moltissimi interrogativi, di varia natura. Per quale motivo la BBC e la CNN parlano del film di Piras ed Emmott, ed intervistano entrambi, mentre in Italia passa "il film di Bill Emmott"? Maschilismo? Provincialismo? Vengono messi in serio dubbio l'accuratezza in questo giornalismo, e le domande che vengono sollevate appartengono sicuramente alla riflessione sull'Italia di oggi e sul sistema di informazione.

Il giornalismo in Italia viene spesso accusato di essere poco credibile e poco watchdog, perché non fa domande "scomode". Secondo Annalisa questo fatto è responsabile di tanti problemi del paese al momento. Un sistema di informazione sano è una funzione fondamentale di qualsiasi democrazia, aiuta i cittadini a capire il momento storico, a dare conto dell'attività dei governanti, e aiuta l'accountability, per rendere le persone responsabili di fronte ai cittadini per il loro operato. Quando però il giornalismo è malato e non funziona, non funziona nemeno la democrazia.

Il provincialismo italiano ha radici profonde: innanitutto la scarsa sicurezza e fiducia nelle istituzioni e negli organi di stampa, che non godono di fiducia e credibilità perché non sono indipendenti e non pensano al bene comune. L'attenzione con cui si guarda ai media stranieri probabilmente è dovuta a un complesso di inferiorità, una sensazione che i giornalisti stranieri siano migliori di quelli italiani. Questo non è necessariamente vero, perché l'Italia ha giornalisti eccezionali che non hanno nulla da invidiare ai colleghi stranieri come capacità. Ma nel sistema in cui si trovano spesso sono intimiditi dal potere, non sono liberi e seguono agende che non sono quelle dell'informazione. Il giornalismo deve inseguire la verità sempre e comunque ad ogni costo, e purtroppo in Italia spesso non è così.

Abbiamo parlato anche del tema della complessità del funzionamento della macchina amministrativa in Italia: agli autori è stato spesso detto che erano naif, che avevano semplificato eccessivamente e che non capivano la complessità dell'Italia. Però basta guardare il risultato: questa complessità è stata fonte di inefficienze e di declino per il paese. La questione è molto semplice: o un governo funziona oppure no; o un sistema di stampa è libero e indipendente, o non lo è.

Un'altra domanda che abbiamo fatto a Bill riguarda la perplessità di alcuni nel vedere che come figure rappresentative della "buona Italia" erano stati scelti personaggi come Elsa Fornero e Sergio Marchionne. Secondo Bill è ingiusto attribuire a Elsa Fornero la responsabilità per i provvedimenti che sono stati presi dal governo Monti, che si è trovato ad affrontare una situazione di grave difficoltà, un debito importante, e una situazione disastrosa in cui non hanno avuto molta scelta.

Un altro dei "peccati" dell'Italia è di voler delegittimare certe figure e non lasciarle parlare a causa di pregiudizi legati ad azioni passate: è stato questo il caso, ad esempio, di Giuliano Amato, la cui presenza nel film ha sollevato critiche molto accese.

In chiusura abbiamo parlato di cosa porterà il futuro, e di come "Girlfriend in a coma" potrebbe diventare un punto di partenza importante per la ricostruzione e la ripresa del paese.

Naturalmente questa non è che una brevissima sintesi degli argomenti affrontati nell'intervista, che vi invito a visionare nella sua interezza.

Maria Petrescu | @sednonsatiata


Girlfriend in a coma: our interview with Annalisa Piras and Bill Emmott

Last week we interviewed the authors of the documentary film "Girlfriend in a coma", director Annalisa Piras and narrator Bill Emmott, former editor of The Economist.

First of all we asked both Annalisa and Bill how the idea of the movie was born: the origin lies in a conversation begun almost 11 years ago when Bill Emmott published the infamous cover of the Economist that declared Berlusconi unfit to lead Italy. At that time Annalisa interviewed him, and that was the beginning of a conversation and a friendship about the destiny of Italy, which was in a situation that was already serious at that time. Bill's preoccupation and affection for Italy grew along with the deteriorating situation of the conditions of our country.

We asked how come the movie was aired by a commercial TV, La7, and not a public service, such as RAI: unfortunately RAI wasn't intersted in the documentary. Several distributors, broadcasters, cinema festivals were contacted, and the answer was always the same, that the movie wasn't interesting. According to the authors, such an in depth analysis, done abroad, could be a useful thinking exercise, and many people are confirming that it is the same for them.

Many have remained amazed in seeing that the film in Italy is defined as "Bill Emmott's film", and giving no credit to the director Annalisa Piras. This has aroused a lot of questions: why do BBC and CNN talk about Piras and Emmott's movie and interview both, while in Italy they only talk about "Bill Emmott's film"? Maschilism? Provincialism? The accuracy of this journalism is put in doubt, and the questions surely belong to a reflexion on today's Italy and its information system.

Journalism in Italy is often accused of being not believable and not enough of a watchdog, because it doesn't ask questions. According to Annalisa this fact is to be held responsible for many problems of the country at the moment. A healthy information system is a fundamental function of any democracy, it helps citizens to understand the historical moment, reporting on the activity of those holding the power, and helps the accountability, in order to make people responsible in front of the citizens for their doings. When journalism is sick and doesn't work, democracy doesn't work either.

Finally we talked about what the future will bring, and how "Girlfriend in a coma" might become an important starting point to rebuild the country.

Of course, this is only a brief synthesis of the topics we talked about during the interview, so please watch it in its full version!

 Maria Petrescu | @sednonsatiata

giovedì 15 novembre 2012

Il @TheEconomist, @r_formigoni e la piaga lombarda



Una testata autorevole come l’Economist ha pubblicato una personale interpretazione (se vogliamo, anche superficiale) del degrado politico, economico e culturale di certi ambienti negli ultimi decenni in Italia, attribuendone pesanti responsabilità a Milano in quanto capitale finanziaria ed ormai ex capitale morale d’Italia.

Per spiegare come si sia potuti arrivare alla situazione attuale, l’Economist ricostruisce la sequenza di premier che Milano e la Lombardia hanno fornito al Paese, da Craxi a Monti, passando per Berlusconi.

A parte l’attuale, definito (con poca fantasia, in verità) sobrio e coscienzioso, gli altri due ne escono con le ossa rotte: morto da latitante in esilio il primo, organizzatore dei noti "Bunga Bunga" party il secondo.

Poi passa a spiegare che Milano si trova in Lombardia, una regione guidata da tale Roberto Formigoni, in carica da ben 17 anni ed esponente del movimento cattolico Comunione e Liberazione (CL) che professa amore fraterno, obbedienza e povertà che organizza meeting a cui in passato hanno partecipato persone come Madre Teresa di Calcutta.

L’Economist non riesce invece a spiegarsi e a spiegare come mai si sia arrivati allo scioglimento del Consiglio regionale e come mai questa stessa persona e altri affiliati a CL possano essere in realtà mafiosi o corrotti, come i 14 deputati regionali tra indagati e arrestati per reati che comprendono corruzione, donazioni illegali, frode, appropriazione indebita, bancarotta fraudolenta e istigazione alla violenza.

Tra questi, i legami dell’assessore regionale Zambetti con la ‘ndrangheta calabrese e l’immancabile riferimento a Nicole Minetti (già showgirl televisiva e igienista dentale), accusata di favoreggiamento della prostituzione per aver arruolato le donne per i "Bunga Bunga" party di Berlusconi. Quando si parla di affari italiani sulle testate estere, questi riferimenti purtroppo non mancano mai, tanto che comincio a pensare che ormai sia un must per essere pubblicati dall’editore. Viene sottolineato quindi come tutti tranne uno appartengono al PdL di Berlusconi o all’alleato politico Lega Nord.
Parla anche di un nord razzista, che si sente più vicino alle culture celtiche o teutoniche che non a quella del meridione del Paese.

A mio modesto avviso, un quadro molto, molto superficiale, che riflette solo parzialmente la situazione italiana.

Per rendere l’idea, ho realizzato la tag cloud con le figure chiave citate nell’articolo.
Bisogna ammettere che, obiettivamente, la situazione attuale non sia di quelle che avvicinano i cittadini ai politici, però può esserlo di quello che avvicinano alla politica: non a questa politica, ma a una di rinnovamento e di partecipazione, di trasparenza e di innovazione, di ottimizzazione delle risorse esistenti e di creazione di nuove, di rappresentanza reale e di meritocrazia, di integrazione tra vecchi princìpi e nuove tecnologie.

Personalmente sono convinto che le prospettive di una ripresa italiana (non soltanto economica) non siano così catastrofiche come parrebbe da quanto descritto ingenerosamente (e forse con un pizzico di interesse) dall’Economist che, grazie al cielo, almeno non parla di pizza né di mandolino.

Roberto Favini | @postoditacco


@TheEconomist and the Lombardy plague

A serious paper like The Economist has published a personal interpretation (if we wish, a very superficial one) of the political, economical and cultural degrade of certain environments in the last few decades in Italy, giving heavy responsability to Milan as the financial and ex moral capital of Italy.

In order to explain how we got to the current situation, the Economist reconstructs the sequence of prime ministers that Milan and Lombardy have given to the country, from Craxi to Monti, with Berlusconi in the middle.

Apart from the current one, defined (with quite a lack of fantasy) sober and scrupulous, the other two don't come out very well: dead in exile the first, organizer of the famous Bunga bunga parties the second.

Then it goes on explaining that Milan is in Lombardy, a region guided by Roberto Formigoni, in charge for 17 years and exponent of the Catholic movement Communion and Liberation (CL) that professes brotherly love, obbedience and poverty, and that organizes meetings attented in the past by people like Mother Teresa of Calcutta.

The Economist can't seem to explain how we got to the closure of the regional council and how come this same persone and other CL affiliates can be actually corrupt or involved with the mafia, like the 14 regional deputees under inquiry and arrested for crimes that include corruption, illegal donations, fraud, embezzlement, bankruptcy and instigation to violence.

Among these, the ties of regional councillor Zambetti with the Calabrian 'ndrangheta and the compulsory reference to Nicole Minetti (showgirl and dental hygienist) accused of favoring prostitution for enroling women in Berlusconi's Bunga bunga parties. When foreign newspapers talk about Italian affairs, these referrals never lack, and I'm beginning to think that they're a must in order to get published. And then there's an emphasis on the fact that all of them except one are part of Berlusconi's PDL or of the allied Northern League. It also tells the story of a racist north, that feels much closer to the celtic or teuthonic cultures rather than those of the south.

In my opinion it's a very shallow scenario, that only partially reflects the Italian situation.

In order to give a better idea, I made a tag cloud with the key figures cited in the article. One must admit that the current situation isn't one of those that make citizens come closer to politicians, but it could be one that makes citizens come closer to politics, one of renewal and participation, transparency and innovation, optimization of existent resources and creation of new ones, real representatives and meritocracy, integration between old principles and new technologies.

Personally I am convinced that the perspectives of an Italian rebirth (not only economical) aren't as catastrophic as described quite ingenerously (and perhaps with a pinch of interest) by the Economist, that at least doesn't talk about pizza and Colosseum.

Roberto Favini | @postoditacco

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