▼ Il tweet del giorno
Berlusconi: "Presidente della Convenzione? Solo una battuta". Come quando prometteva un milione di posti di lavoro ed il rimborso dell'IMU.
— Il Triste Mietitore (@TristeMietitore) 08 maggio 2013
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mercoledì 27 febbraio 2013
#Regionali2013: una #Lombardia che preferisce nascondere lo sporco sotto il tappeto
La vittoria di Maroni in Lombardia è indice di una sostanziale immaturità di gran parte dell'elettorato lombardo, ancora così legato a logiche cascinali che rimandano al vecchio adagio "laviamo i panni sporchi in famiglia".
Di panni sporchi la Lombardia ne ha a quintali: ex consiglieri regionali eletti con voti della 'ndrangheta, il Formigonismo che ha incrostato gli ingranaggi di una Regione chiave nell'economia nazionale e la lobby ciellina che occupa indebitamente posizioni di potere da non meno di vent'anni minando la sana e naturale concorrenza, il tutto condito con quella strisciante e ignorante cultura che vorrebbe vedere il male tutto provenire da "fuori". Maroni è uno strumento di facciata del sistema cancerogeno proliferato intorno a Formigoni per mantenere il controllo in una regione che non può essere persa perché troppo "interessante".
Ma la cosa sconvolgente è un'altra. Non avevano niente di meglio di un neo segretario che ha fatto il finto "gesto" di ripulire, con scope immaginarie quanto la Padania, un partito distrutto dalla corruzione e dal malaffare come la Lega, eppure i lombardi l'hanno votato lo stesso. Dopo le tangenti, i voti di scambio, la parentopoli leghista, gli allegri listini elettorali, i lombardi l'hanno votato lo stesso. Per cosa, quel 75% di tasse da trattenere in Lombardia che è ancora più immaginario della Padania e delle scope di saggina con cui si sono ripuliti?
La sinistra sarà mancata, avrà fallito nella comunicazione e nell' essere "pop" come si dice sempre in questi casi, ma da cittadino lombardo posso anche dire che gran parte dell'elettorato lombardo (soprattutto delle province extra-Milano) ha bisogno di uscire dal guscio della paesanità e guardare con un po' più di fiducia fuori dal solco del proprio aratro, perché soprattutto in vista di Expo2015 la Lombardia ha bisogno come l'aria di apertura. La Lega che prende in mano certe deleghe è la stessa del Boni che querelava il consigliere Cavalli quando questi diceva che in consiglio erano presenti elementi eletti con voto di scambio mafioso, querele poi cadute nell'ovvio nulla, di fronte alle indagini e gli arresti. È la Lega che ha spalleggiato Formigoni fino all'ultimo. Eppure i pavidi Lombardi l'hanno votata.
In Lombardia servirebbe una forza capace di riconoscere che oramai la capitale della 'ndrangheta è lì, e agire di conseguenza, mentre il centrodestra Lombardo non è in grado di farlo, così portato nel convincere il mondo che esista un'eccellenza laddove non esiste, che il marciume provenga da fuori quando invece germina dall'interno.
Una Lombardia che ha perso un treno importante, per salire su un carro sgangherato guidato dagli stessi incapaci che l'hanno fatta deragliare.
Francesco Lanza | @bedrosian
The Lombardy which prefers to hide the dust under the carpet
Maroni's victory in Lombardy is an index of a substantial immaturity of a large part of the Lombardy election base, still very tied to old logics that recall the old saying "we need to wash the dirty laundry inside the family".
Dirty laundry Lombardy has quite a lot of: former regional counselors elected with votes from the mafia, the Formigonism which has crusted the mechanisms of a key region in the national economy and the CL lobby which has wrongly occupied power positions for more than twenty years, undermining the healthy and natural competition, all of which was enriched with that slimy ignorant culture that wants all the evil come from "outside". Maroni is a facade tool of a carcinogen system around Formigoni to maintain control in a region which cannot be lost because too "interesting".
But the baffling thing is another one. They had nothing better than a neo secretary who did the false "gesture" of cleaning, with brooms as immaginary as Padania, a party destroyed by corruption and underworld such as Lega, and yet the Lombardy citizens voted him anyway. After the corruption, the exchange votes, the Lega relatives scandal, the happy elections lists, the Lombardy citizens voted him anyway. For what, that 75% of taxes to withhold in Lombardy, which is even more immaginary than Padania and the sorghum brooms they used to clean themselves?
The left wing was missing, it failed in the communication and in being "pop" as we always say in these cases, but as a Lombardy citizen I can say that great part of the Lombardy elections base (especially in the provinces outside Milan) needs to get out of the shell of countryside-ness and look with a bit more faith outside the path of their own plow, because especially in view of the Expo2015 Lombardy needs openness as it needs air. The Lega that takes in hand certain committments is the same of Boni who sued counselor Cavalli when the latter said the in the council there were elements elected with a mafia exchange vote, charges which were dropped in the obvious nothing, in front of the inquiries and subsequent arrests. It's the Northern League which has supported Formigoni till the last moment. And yet the fearful Lombardy citizens voted for it.
In Lombardy we would need a force capable of recognizing that the capital of 'ndrangheta is there, and act consequently, while the Lombardy center right wing isn't capable of doing so, being so busy convincing the world that they have excellence where in fact there isn't any, that the rotten bits all come from outside while they actually fester from the inside.
A Lombardy which has lost an important train, in order to get on a rickety carriage guided by the same incapable people who made it derail in the first place.
Francesco Lanza | @bedrosian
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mercoledì 30 gennaio 2013
#Elezioni2013: il voto utile
A circa un mese dal voto la campagna elettorale ci ha regalato due ritorni di cui, personalmente, non sentivo la mancanza. Il primo, il più evidente, è quello del Berlusconi formato 16:9. Secondo un calcolo pubblicato da La Stampa qualche giorno fa, dalle vacanze natalizie alla settimana scorsa Berlusconi è stato in onda per 63 ore, superando di poco il premier Monti e surclassando nettamente Bersani.
L’ennesima ridiscesa in campo che questa volta ha come obiettivo dichiarato “rendere ingovernabile il Paese”, come ha dichiarato lo stesso Berlusconi. Un senso di responsabilità direttamente proporzionale alla sua statura.
Il secondo ritorno, questa volta tutto nel campo del centrosinistra, è quello del “voto utile”. Pare infatti che ci siano stati dei contatti tra il Pd e Ingroia per trovare un patto di desistenza (così è stato chiamato) in Lombardia, Veneto, Campania e Sicilia per quel che riguarda le liste del Senato.
Il quadro mi sembra abbastanza semplice. Pd e Sel sono gli unici che in queste elezioni corrono per vincere. Gli altri corrono o per rappresentare una parte (vedi centrodestra), o per dar voce a tutti i mal di pancia d’Italia (vedi Grillo) o per tentare di essere determinanti nella composizione della futura maggioranza parlamentare (vedi l’area Monti). Non si è ancora capito invece perché corre Ingroia. La sua idea iniziale, quella di dar rappresentanza parlamentare ai movimenti, alle associazioni e a tutta una serie di soggetti civici spesso ai margini della politica “ufficiale”, aveva una logica, una dignità politica ma soprattutto credo sarebbe stata vincente anche a livello elettorale.
Peccato però che nel giro di poche settimane gli ispiratori di questo cartello elettorale siano stati messi in disparte dai vari Di Pietro, Ferrero, Diliberto e compagnia, trasformando Rivoluzione Civile in un’accozzaglia di trombati da far rimpiangere la defunta “Sinistra Arcobaleno”. L’unico obiettivo rimasto all’ex magistrato di Palermo è quello di rompere le scatole a Bersani e Vendola, sperando in Campania e in Sicilia di rosicare un numero di voti tale per cui in Senato non ci sia alcuna maggioranza. La stessa tattica utilizzata da Berlusconi che ha recuperato la Lega Nord per recuperare qualche voto in Lombardia e in Veneto.
Ora, qui non c’è patto di desistenza o appello al voto utile che tenga. Sarebbe un errore farsi prendere dal panico e mandare in soffitta tutto il lavoro fatto fino ad oggi, mettendo in primo piano soltanto la tattica o i numeri che alla fine non tornano mai.
Qui c’è soltanto da far capire agli elettori che, con tutti i difetti e anche alcune contraddizioni, soltanto Pd e Sel possono garantire un governo serio e stabile. Ad oggi, soltanto la colazione Italia Bene Comune può impegnarsi per garantire più equità e attenzione verso chi le tasse le paga e più rigore nei confronti di chi evade o esporta capitali all’estero, più diritti civili per chi non ne ha, più giustizia sociale e uguaglianza nel mondo del lavoro. E poi più politiche verdi, più banda larga, più innovazione tecnologica, più rinnovamento generazionale, più legalità, ecc, ecc.
Nessun voto utile. Al massimo, un voto responsabile.
Chi vuol far parte di questa idea di Italia può scegliere il Pd o Sel, sperando in un buon risultato che consenta alla coalizione di governare senza essere sotto ricatto, consapevole del fatto che non sarà una passeggiata. Chi farà altre scelte, probabilmente, è contento di quel che c’è.
Jacopo Suppo | @jacoposuppo
The useful vote
About a month away from the vote, the elections campaign has given us two revivals I personally didn't miss. The first, the most obvious, is the Berlusconi 16:9. According to the calculations of La Stampa a few days ago, from the Christmas vacations until last week, Berlusconi has been on air for 63 hours, a little more than Monti and a lot more than Bersani.
Yet another descent on the field that this time has the declared goal of "making the country impossible to rule", as Berlusconi himself has states. A sense of responsibility directly proportional to his height.
The second return, this time in the field of center-left, is of the "useful vote". It seems that there have been contacts between PD and Ingroia in order to find an agreement in Lombardia, Veneto, Campania and Sicily regarding the lists at the Senate.
The picture seems pretty simple to me. PD and SEL are the only ones that in these elections are running to win. The others run either to represent a part (center right), or to give voice to all the insatisfactions of Italy (Grillo), or to try to be determinant in the composition of the future Parliament majority (Monti). It's still unclear why Ingroia is running. His initial idea, to give Parliament representance to movements, to associations and to a whole series of civic sobjects that are often at the sides of official politics, had a logic, a political dignity but most of all I thought it would be a winner at an elections level.
Too bad that in a matter of weeks the inspirators of this elections cartel have been set aside by the various Di Pietro, Ferrero, Diliberto and company, transforming Civil Revolution in a group of weirdos that would make you miss the disappeared "Sinistra Arcobaleno". The only goal remained to the ex judge of Palermo is to break the balls to Bersani and Vendola, hoping that in Campania and Sicily they will get enough votes so there will be no majority at the Senate. The same tactic used by Berlusconi who has recovered the Northern League in order to get some votes in Lombardia and Veneto.
Now, there's no agreement or appeal for a useful vote that will work here. It would be a mistake to panic and throw away all the work done so far by only showing the tactic or the numbers that never truly work out.
Here we can only make the voters understand that, with all the defects and also some contradictions, only PD and SEL can guarantee a serious and stable government. Today, only the Italia Bene Comune coalition can guarantee more equity and attention towards who pays taxes and more severity towards who doesn't, or directs capitals abroad, more civil rights for who hasn't got any, more social justice and equality in the labor market. And then green politics, broadband, technological innovation, more generational rechange, more law enforcement, and so on. No useful vote. A responsible vote.
Who wants to be a part of this idea of Italy can choose PD or SEL, hoping in a good result that will allow the coalition to govern without being blackmailed, aware of the fact that it will be no piece of cake. Whoever chooses otherwise is probably content with the current situation.
Jacopo Suppo | @jacoposuppo
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giovedì 15 novembre 2012
Il @TheEconomist, @r_formigoni e la piaga lombarda
Una testata autorevole come l’Economist ha pubblicato una personale interpretazione (se vogliamo, anche superficiale) del degrado politico, economico e culturale di certi ambienti negli ultimi decenni in Italia, attribuendone pesanti responsabilità a Milano in quanto capitale finanziaria ed ormai ex capitale morale d’Italia.
Per spiegare come si sia potuti arrivare alla situazione attuale, l’Economist ricostruisce la sequenza di premier che Milano e la Lombardia hanno fornito al Paese, da Craxi a Monti, passando per Berlusconi.
A parte l’attuale, definito (con poca fantasia, in verità) sobrio e coscienzioso, gli altri due ne escono con le ossa rotte: morto da latitante in esilio il primo, organizzatore dei noti "Bunga Bunga" party il secondo.
Poi passa a spiegare che Milano si trova in Lombardia, una regione guidata da tale Roberto Formigoni, in carica da ben 17 anni ed esponente del movimento cattolico Comunione e Liberazione (CL) che professa amore fraterno, obbedienza e povertà che organizza meeting a cui in passato hanno partecipato persone come Madre Teresa di Calcutta.
L’Economist non riesce invece a spiegarsi e a spiegare come mai si sia arrivati allo scioglimento del Consiglio regionale e come mai questa stessa persona e altri affiliati a CL possano essere in realtà mafiosi o corrotti, come i 14 deputati regionali tra indagati e arrestati per reati che comprendono corruzione, donazioni illegali, frode, appropriazione indebita, bancarotta fraudolenta e istigazione alla violenza.
Tra questi, i legami dell’assessore regionale Zambetti con la ‘ndrangheta calabrese e l’immancabile riferimento a Nicole Minetti (già showgirl televisiva e igienista dentale), accusata di favoreggiamento della prostituzione per aver arruolato le donne per i "Bunga Bunga" party di Berlusconi. Quando si parla di affari italiani sulle testate estere, questi riferimenti purtroppo non mancano mai, tanto che comincio a pensare che ormai sia un must per essere pubblicati dall’editore. Viene sottolineato quindi come tutti tranne uno appartengono al PdL di Berlusconi o all’alleato politico Lega Nord.
Parla anche di un nord razzista, che si sente più vicino alle culture celtiche o teutoniche che non a quella del meridione del Paese.
A mio modesto avviso, un quadro molto, molto superficiale, che riflette solo parzialmente la situazione italiana.
Per rendere l’idea, ho realizzato la tag cloud con le figure chiave citate nell’articolo.
Bisogna ammettere che, obiettivamente, la situazione attuale non sia di quelle che avvicinano i cittadini ai politici, però può esserlo di quello che avvicinano alla politica: non a questa politica, ma a una di rinnovamento e di partecipazione, di trasparenza e di innovazione, di ottimizzazione delle risorse esistenti e di creazione di nuove, di rappresentanza reale e di meritocrazia, di integrazione tra vecchi princìpi e nuove tecnologie.
Personalmente sono convinto che le prospettive di una ripresa italiana (non soltanto economica) non siano così catastrofiche come parrebbe da quanto descritto ingenerosamente (e forse con un pizzico di interesse) dall’Economist che, grazie al cielo, almeno non parla di pizza né di mandolino.
Roberto Favini | @postoditacco
@TheEconomist and the Lombardy plague
A serious paper like The Economist has published a personal interpretation (if we wish, a very superficial one) of the political, economical and cultural degrade of certain environments in the last few decades in Italy, giving heavy responsability to Milan as the financial and ex moral capital of Italy.
In order to explain how we got to the current situation, the Economist reconstructs the sequence of prime ministers that Milan and Lombardy have given to the country, from Craxi to Monti, with Berlusconi in the middle.
Apart from the current one, defined (with quite a lack of fantasy) sober and scrupulous, the other two don't come out very well: dead in exile the first, organizer of the famous Bunga bunga parties the second.
Then it goes on explaining that Milan is in Lombardy, a region guided by Roberto Formigoni, in charge for 17 years and exponent of the Catholic movement Communion and Liberation (CL) that professes brotherly love, obbedience and poverty, and that organizes meetings attented in the past by people like Mother Teresa of Calcutta.
The Economist can't seem to explain how we got to the closure of the regional council and how come this same persone and other CL affiliates can be actually corrupt or involved with the mafia, like the 14 regional deputees under inquiry and arrested for crimes that include corruption, illegal donations, fraud, embezzlement, bankruptcy and instigation to violence.
Among these, the ties of regional councillor Zambetti with the Calabrian 'ndrangheta and the compulsory reference to Nicole Minetti (showgirl and dental hygienist) accused of favoring prostitution for enroling women in Berlusconi's Bunga bunga parties. When foreign newspapers talk about Italian affairs, these referrals never lack, and I'm beginning to think that they're a must in order to get published. And then there's an emphasis on the fact that all of them except one are part of Berlusconi's PDL or of the allied Northern League. It also tells the story of a racist north, that feels much closer to the celtic or teuthonic cultures rather than those of the south.
In my opinion it's a very shallow scenario, that only partially reflects the Italian situation.
In order to give a better idea, I made a tag cloud with the key figures cited in the article. One must admit that the current situation isn't one of those that make citizens come closer to politicians, but it could be one that makes citizens come closer to politics, one of renewal and participation, transparency and innovation, optimization of existent resources and creation of new ones, real representatives and meritocracy, integration between old principles and new technologies.
Personally I am convinced that the perspectives of an Italian rebirth (not only economical) aren't as catastrophic as described quite ingenerously (and perhaps with a pinch of interest) by the Economist, that at least doesn't talk about pizza and Colosseum.
Roberto Favini | @postoditacco
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giovedì 25 ottobre 2012
#Mafia: da Cosa Nostra di #Falcone alla 'ndrangheta in #Lombardia
Quando mi sono approcciato per la prima volta a fatti e storie di mafia, l’ho fatto raccogliendo la testimonianza di un imprenditore che, nei primi anni ’90, aveva denunciato i suoi aguzzini in un paese di provincia della Lombardia. Doveva essere il 2008, ma ero ben cosciente di non stare a scoperchiare niente di nuovo.
Erano quelli momenti dove la mafia al nord non era tema di dibattito e schermaglie, anzi, alcuni colleghi che se ne occupavano da tempo spesso venivano indicati come persone che “vedevano mafia ovunque”. Due anni dopo quel 2008, nel luglio del 2010, tra Reggio Calabria e Milano partono gli arresti dell’operazione “Crimine-Infinito”. Sono 300 persone a finire nell’ordinanza delle procure di Reggio e Milano, di cui più della metà verranno arrestate in Lombardia.
Da lì, il tema diventa di attualità e tutti, eccetto qualcuno anche a fini elettorali, sono pronti a denunciare la mafia al nord. Si scopre una mafia che non è solo coppole e lupare, ma una mafia che si mette il vestito della domenica e va a fare affari, sui cantieri, a Piazza Affari e anche alla City di Londra.
Nemmeno questa potrebbe essere considerata una novità, dal momento che Giovanni Falcone già parlava di “mafia che entra in borsa”, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 e che, tornando ancora più indietro nel tempo troviamo le agendine di Luciano Leggio, la primula rossa di Corleone. Arrestato a Milano il 16 maggio del 1974 nelle sue agendine viene ritrovato il numero privato di Ugo de Luca, direttore generale del Banco di Milano. Scrive Alfio Caruso nella bella prefazione al mio ultimo eBook “Virus mafia; il contagio al nord” (Linkiesta) “De Luca era un siciliano con un piede nella curia e un altro nella massoneria. Aveva conosciuto Sindona e l’aveva seguito alla Banca Unione prima di mettersi in proprio. A De Luca furono trovati diversi libretti al portatore con decine di miliardi, ma lui mai svelò i titolari. Fu l’ennesima occasione persa, che poi costringerà a ricominciare daccapo”.
Proprio da quel “ricominciare daccapo” e dalle esperienze dei due eBook che ho pubblicato quest’anno sul tema mi piacerebbe concentrare questo intervento. Con una premessa, che forse farà storcere il naso a qualcuno, ovvero la definizione di “giornalismo antimafia”. Una definizione che a parer mio non ha ragione di esistere, perché se una cosa è giornalismo, è automatico che sia “antimafia”, se promuove “interessi altri”, non può che essere propaganda, peggio ancora se promuove interessi di lobbies mafiose.
Partiti da questo assunto, il lavoro che ho portato avanti in quest’anno è stato interessante sia come esperienza professionale, sia come esperienza personale. Un lavoro prima di tutto improntato al rigore nella ricostruzione di atti e fatti, e proseguito poi cercando delle risposte, delle soluzioni e delle proposte.
Dalla ricostruzione di atti e fatti, meglio di fattacci, è nata l’inchiesta sulla mafia in Lombardia, che Linkiesta ha pubblicato in sei puntate e finita nell’eBook “Virus mafia; il contagio al nord”, con altre puntate in altre regioni.
Dall’esigenza di avere risposte e soprattutto proposte in un periodo in cui tutto si distrugge, ma nulla si ricostruisce è nato invece un altro eBook-interviste “Antimafia senza divisa”, uscito nel dicembre 2011 per la casa editrice digitale Blonk.
Aver fatto un lavoro di analisi (con tanto di nomi, cognomi e circostanze spesso imbarazzanti per i coinvolti) e un tentativo di proposta, senza retoriche, da parte di persone che in qualche modo sono venuti a contatto con le mafie, mi ha permesso di avere una visione d’insieme che ancora una volta mi ricorda le parole di Giovanni Falcone. Parole con cui sono d’accordo a metà, come ho avuto modo di dire più volte. Una frase che tutti ricordano nella prima parte, perchè la più bella, la più utopica forse, ma dimenticano sempre la seconda, quella che impegna maggiormente.
«La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni».
Ecco, io non credo che un fenomeno come la mafia abbia fine prima che l’essere umano sparisca dalla faccia della terra, ma è indiscutibile che qualcuno non si sia ancora accorto che questa mafia sia un “fenomeno terribilmente grave”. Forse questa sensibilità è più sviluppata tra quegli “inermi cittadini” che dalla loro hanno l’arma della denuncia e poco altro. Da loro, quindi da noi, non ci vogliono atti di eroismo, ma solleciti a chi nega il problema, lo minimizza e alle istituzioni, che troppe volte, soprattutto quelle più legate alla politica hanno preferito girarsi dall’altra parte, ignorare, o, al peggio andare a cercare l’appoggio della mafia senza bisogno che questa si muovesse nei loro confronti. A sud come a nord. Una mafia che spesso viene riconosciuta dalla politica, anzi, dalla malapolitica (da quella del paesino di 100 abitanti fino a Roma) come una istituzione a cui rivolgersi per sistemare voti e problemi. Senza contare gli atti e fatti della Pubblica Amministrazione troppo spesso inquinati da chi nelle istituzioni fa interessi delle mafie. Dai sindaci ai funzionari negli uffici tecnici, lontani dai riflettori, ma cruciali per le buone o cattive pratiche delle istituzioni locali.
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
From Falcone's Cosa Nostra to the 'ndrangheta in Lombardy
When I first approached facts and stories of mafia, I did it by listening to the words of an entrepreneur who, in the early 90s, had pressed charges against those who terrorized him in a small town in Lombardia. It was probably 2008, but I was aware that I wasn't unveiling anything new.
Those were moments when the mafia in the north wasn't a topic of debate, all the contrary, some colleagues who worked in this field for some time were pointed out as people who "saw mafia everywhere". Two years after that 2008, in July 2010, between Reggio Calabria and Milano the arrests of the operation "Infinite-Crime" begin. 300 people end up in the warrants, and more than half are arrested in Lombardy.
Starting there, the topic becomes common knowledge and everyone, except some for elections reasons, are ready to speak about the mafia in the north. So we discovered a mafia that isn't just guns and rifles, it's a mafia that wears the Sunday clothes and does business, in construction sites, at Piazza Affari and the City of London.
This shouldn't be considered news either, considered that Giovanni Flacone already talked about mafia that goes into the stock markets, between the 80s and the 90s, and that going back in time we find Luciano Leggio's agendas, Corleone's red primula.
Arrested in Milan on May the 16th 1974, in his notes the police found the private number of Ugo de Luca, General Director of the Bank of Milan. Alfio Caruso writes in the nice introduction to my most recent eBook "Mafia Virus; the contamination in the north" (Linkiesta): "De Luca was a Sicilian with one foot in the Church and the other in the Masonry. He had known Sindona and had followed him at the Union Bank before starting business on his own. De Luca was found with several checks worth dozens of billions, but he never revealed their owners. It was yet another lost chance, that will then constrain to start all over again.
Exactly from that "start all over again" and from the experience of the two eBooks I published this year on the topic I would like to concentrate this piece. With an introduction, that may make someone unhappy, which is the definition of anti mafia journalism. A definition that I believe has no reason to exist, because if something is journalism, then it is already anti mafia, if it promotes third party interests then it is nothing else but propaganda, even worse if it promotes the interests of the mafia lobbies.
Starting with this consideration, the work I've been doing this year has been interesting both as a professional experience and a personal experience. A work that was first of all dedicated to the rigor and precision in reconstructing acts and facts, and that continued afterwards searching for answers, solutions and proposals.
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
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domenica 14 ottobre 2012
#Lega Nord, un pesce imprigionato in una boccia di vetro.
Regione Lombardia sta sprofondando in un buco nero di irresponsabilità e connivenza. In tutto questo, la Lega continua ad agitarsi molto, ma a produrre poco. Gira in tondo, come un pesce
Dicevamo tempo fa che la Lega è impegnata su vari fronti: principalmente quello di rifarsi una faccia, dopo lo scandalo di Belsito e l'azzeramento di fatto, nell'organigramma del potere leghista, della famiglia Bossi.
Umberto resta sempre, almeno di facciata, il pater familias, perché comunque l'elettorato leghista lo ama ancora, ma a livello politico-dirigenziale Maroni si disfarebbe volentieri della sua ingombrante canottiera.
Perché Bossi sogna di ritornare in sella come segretario. Lo sogna ogni giorno.
Mentre Maroni, dall'altra parte, sta cercando di dare una immagine nuova alla Lega: più presenza "social" con un account twitter ufficiale ma anche decisamente tra i meno incisivi del panorama politico; lo slogan "prima il nord" che sostituisce tutte le declinazioni precedenti legate all'immaginaria "padania", secessione compresa, e appunto l'epurazione del cerchio magico bossiano.
E' quindi normale che la Lega abbia reagito subito all'ennesimo scandalo giudiziario della giunta Formigoni, questa volta con connotati inequivocabilmente 'ndranghetisti (vedi: mafia, quella cosa che al Nord non esiste), in modo rapido.
Chiedendo di andare subito ad elezioni?
Macché.
Chiedendo il rimpasto della giunta.
"Altrimenti ci arrabbiamo, eh."
Non si ricordava un ultimatum così duro dai tempi di Bondi, che minacciava le dimissioni da Ministro della Cultura ad ogni Consiglio dei Ministri, ma se ne usciva, poi, con qualche taglio tremontiano al suo Ministero.
Ma perché la Lega non chiede di andare al voto in Lombardia, sfiduciando un Formigoni che oramai non sopporta più?
Perché la Lega oramai è come un pesciolino
La Lega sa bene che se andasse al voto regionale ora, forse rischierebbe la peggiore batosta della sua storia. Ha bisogno di tempo. Ma l'indecenza della giunta Formigoni ha fatto scopa con gli scandali leghisti, aggiungendo onta a onta. Il tempo, dimissioni formigoniane o no, sta scadendo e la Lega non recupera terreno, anzi, con queste mosse continua a dare un'immagine che è lontana dalla Lega netta e perentoria che la fiera base leghista ricorda.
Ad aggiungere confusione, si è messo anche quel pater familias guerriero: "Votiamo insieme alle politiche", ciò vuol dire nel 2013, tra pochi mesi. Certo, un po' sfiatata, come dichiarazione di guerra al dilagante malaffare lombardo, da cui la Lega vorrebbe prendere le distanze. Sicuramente è meglio di niente, per la base che rimpiange il celodurismo (base che Bossi sa leggere alla perfezione), ma non è propriamente una dichiarazione buttata lì. Dalle parti di Maroni, infatti, sicuramente avranno maledetto questa intrusione che affretta tutto, ma alla fine l'hanno sposata nel consiglio federale come linea definitiva (ma con alcuni "se" e alcuni "ma", ovviamente, stiamo parlando sempre della nuova, pallida e pavida Lega): un Carroccio elettoralmente schiantato a terra sarebbe un perfetto trampolino di (ri)lancio per un ritorno di Bossi. Un Maroni che fallisce come segretario, sarebbe il migliore degli scenari, per Umberto.
Qualcosa del tipo "ora basta fare i politici stimati, reindossiamo il costume da vichingi". Quindi di nuovo Padania, di nuovo Secessione.
Insomma, per il pesciolino leghista, schiacciato tra questa stratificazione di strategie e un'acqua sempre più torbida, pare non esserci via d'uscita, al momento.
L'elettorato leghista ha bisogno di pancia, e cominciano a profilarsi altre sirene, o altri sirenetti natanti tra i flutti del Canale di Sicilia: Grillo sa bene che l'emorragia di voti leghista trova nel M5S la casa più prossima, al Nord, per questo non è particolarmente duro con i leghisti negli ultimi mesi e, anzi, si è spesso prodotto in strizzate d'cchio a temi molto cari all'elettorato verde: immigrazione e protesta fiscale, soprattutto.
Ma queste sono forse solo speculazioni.
Quello che è certo, è che per ora la Lega sta muovendo un sacco le piccole pinne, ma non sta facendo solo tanta schiuma, e poca strada.
Francesco Lanza | @bedrosian
Lega Nord, a fish trapped in a tank of glass
The Region of Lombardy is sinking in a black hole of unresponsibility and connivance. In all this, the Lega continues to get very distressed, but to produce little. It goes ina circle, like a
We said some time ago that the Lega is busy on several fronts: mainly remaking its face, after the Belsito scandal and the disappearance of the Bossi family in the Lega power organization chart.
Umberto is still, at least apparently, the pater familias, because the Lega voters still love him, but at a political level Maroni would gladly get rid of his bulky singlet. Because Bossi dreams of being a secretary again. He dreams of it every day.
While Maroni, on the other hand, is trying to give a new image to Lega: more social presence with an official Twitter account, but also one of the least relevant in the political scenario; the slogan "North first" that replaces all the previous declinations linked to the immaginary Padania, secession included, and of course the elimination of the Bossi magic circle.
So it's quite normal that the Lega reacted immediately to yet another judicial scandal of the Formigoni council, this time with undeniable 'ndrangheta characteristics, in a rapid way.
By asking to go immediately to vote?
Nah.
By asking the reshuffle of the junta.
"Or else we get mad."
We didn't remember such a harsh ultimatul since the times of Bondi, who threatened to resign from his role as Minister of Culture at every Minister Council, but he got out every time with some Tremontian cut to his Ministery.
But why is it that the Lega doesn't ask to go vote in Lombardy, impeaching Formigoni, whom it can no longer stand? Because the Lega is now like a
The Lega knows very well that, if they went to the regional vote now, they would risk the worst defeat of their history. They need time. But the indecency of the Formigoni junta has added to the Lega scandals, adding shame to shame. Time, whether Formigoni resigns or not, is running out and the Lega isn't catching up, but with these moves continues to give an image that is very far away from the imperative and net Lega that its proud voters remember.
Adding in the confusion, there's also the warrior pater familias: "We'll vote together at the political elections", which is in 2013, in just a few months. Of course, a bit old, as a declaration of war to the spreading Lombardy underworld, from which the Lega should actually take its distance.
Of course, it's better than nothing, for the base that regrets the "hardon"(base that Bossi can read perfectly), but it isn't just some declaration thrown in a pile. Maroni and company have surely cursed this intrusion that hastens everything, but in the end the adopted it in the federal council as a definitive line (but with some ifs abd buts, of course, we're still talking about the new, pale and timid Lega): a Carroccio electorally crashed on the ground would be a perfect springboard of re-launch for a return of Bossi. A Maroni who fails as a secretary would be, for Umberto, the best of scenarios.
Something like "now let's stop being esteemed politicians, let's get our Viking costumes out again". So again Padania, again Secession. So, for the Lega fish, crushed between this stratification of strategies and a water that is more and more muddy, there seems to be no exit way at the moment.
The Lega voters need emotions, and there are other Mermaids in sight, or mermen swimming among the waves of the Sicily Canal: Grillo knows well that the Lega vote hemmoragy finds its nearest home in the M5S, in the North, this is why it isn't particularly hard on Lega voters in the last few months, and, on the contrary, have winked to topics that are very dear to the green voters: immigration and fiscal protest, first of all.
But this is only speculation.
What is certain is that at least for now the Lega is moving its small fins quite a lot, but it's only making a lot of foam and little progress.
Francesco Lanza | @bedrosian
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martedì 4 ottobre 2011
Prossimamente: Giuseppe Civati @civati
Domani avremo il piacere di intervistare Giuseppe Civati, politico e blogger italiano, consigliere regionale in Lombardia per il PD e rottamatore.
Laureato in filosofia nel 1998, nel 2004 ha conseguito il dottorato di ricerca all'Università Statale di Milano, dove ha collaborato alla ricerca presso la cattedra di Storia della Filosofia.
Ha lavorato anche presso l'Istituto Studi del Rinascimento di Firenze e l'Universitat de Barcelona, in Spagna, occupandosi prevalentemente di filosofia del Rinascimento e di comprensione filosofica della globalizzazione e dell'identità dell'Occidente.
Eletto al Consiglio comunale di Monza nel 1997, l'anno successivo è diventato segretario cittadino dei Democratici di Sinistra. È stato membro anche della segreteria provinciale e regionale sino alla fondazione del Partito Democratico nel 2007, al quale è iscritto.
Dal 2005 è consigliere regionale in Lombardia, eletto nelle liste di Uniti nell'Ulivo, ed oggi fa parte del gruppo consiliare del PD.
Dal 2004 gestisce un seguito blog in cui affronta prevalentemente tematiche connesse con il dibattito politico.
Dopo le dimissioni di Walter Veltroni del 17 febbraio 2009 dalla presidenza del PD, è risultato il secondo più votato dai partecipanti al sondaggio online del settimanale L'Espresso per la scelta del nuovo leader del partito.
Viene considerato uno degli esponenti di punta tra i cosiddetti "trentenni" che potrebbero guidare il ricambio generazionale del Partito Democratico.
Nel luglio del 2009 è diventato il coordinatore nazionale della Campagna Elettorale di Ignazio Marino in vista del Primo Congresso e della Primarie del Partito Democratico.
Alle elezioni amministrative del 28-29 marzo è stato rieletto consigliere della regione Lombardia nella circoscrizione di Monza con 10.256 preferenze.
Nell'aprile del 2010, a causa del diffuso malcontento tra gli elettori democratici per l'esito delle elezioni regionali, Civati dà vita assieme a Carlo Monguzzi al movimento politico interno al Partito Democratico chiamato "Andiamo Oltre", che si definisce come "un contratto a progetto, della durata di tre mesi, che vede coinvolte tutte le persone che hanno a cuore il futuro del Paese e del PD".
L'impegno assunto da coloro che hanno simbolicamente sottoscritto il contratto è di "non prendere in considerazione le vicende interne del partito, ma a prendere in considerazione esclusivamente i progetti e le proposte da fare al Paese".
Ha organizzato insieme a Matteo Renzi (sindaco di Firenze), il congresso/raduno "Prossima fermata: Italia", nei giorni 5, 6 e 7 novembre 2010, presso la Stazione Leopolda di Firenze, conosciuto anche come il "raduno dei rottamatori".
Avremo modo di parlare dell'attuale situazione politica italiana, di intercettazioni, processi, conflitti d'interessi e della crisi economica, giusto per citare alcuni temi.
Naturalmente, se volete proporre una domanda, compilate semplicemente il form qui sotto!
Maria Petrescu
Coming up soon: Giuseppe Civati
Tomorrow we'll have the pleasure of interviewing Giuseppe Civati, Italian politician and blogger.
He graduated Philosophy in 1998, and in 2004 he obtained the research doctorate at the Università Statale di Milano, where he collaborated in the research with the History of Philosophy chair.
He also worked at the Institute of Studies on Reinassance in Florence and the Universitat de Barcelona, in Spain, dealing mostly with Reinassance philosophy and the philosophical understanding of globalization and West identity.
Elected at the town council of Monza in 1997, the following year he became secretary of the Democratici di Sinistra. He has also been member of the provincial and regional secretary until the founding of the Partito Democratico, of which he is currently a member.
From 2005 he has been regional councillor in Lombardy, elected in the lists of Uniti nell'Ulivo, and today he is part of the council group of PD.
In 2004 he started a very popular blog in which he discusses mostly topics related to politics.
After Walter Veltroni's resignation the 17th of February 2009 from the presidency, he turned out to be the second most voted by participants to an online poll organized by L'Espresso as the choice for the new leader of the party.
He is considered one of the most important "thirty year olds" that might guide the generation change inside the Partito Democratico.
In July 2009 he became the national coordinator of Ignazio Marino's Electoral Campaign before the First Congress and primary elections of PD.
At the administrative elections of 28-29 March he was re-elected regional councillor in Lombardy with 10.256 votes.
In April 2010, due to the spreading discontent among democrats for the results of the regional elections, Civati started, together with Carlo Monguzzi, a political movement inside the PD, called "Andiamo Oltre", that which is defined as "a project contract, 3 months long, that involves everyone who cares about the future of the country and of the PD."
The committment of those who have simbolically signed the contract would be to "not consider the internal facts of the party, but only consider the projects and proposals for the country".
He has organized, together with Matteo Renzi, mayor of Florence, the congress "Prossima fermata: Italia", also known as the "gathering of scrappers".
We'll have the chance to talk about the current political situation in Italy, wiretappings, trials, conflicts of interest and the economical crisis, just to name a few topics.
Of course, if you want to propose a question, simply fill in the form above!
Maria Petrescu
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