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lunedì 25 febbraio 2013

#Elezioni2013: l'Italia che verrà



"E quindi l'appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto: la politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c'è qualche scandalo. Se c'è qualcuno che da' scandalo; se c'è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato!"

Mi era impossibile non iniziare questo post con una breve citazione di Sandro Pertini. Mi era impossibile perché ieri, il primo giorno di questa ennesima tornata elettorale, cadeva, per un gioco della storia, l'anniversario della sua morte.

Mi era impossibile perché quelle, come tante altre sue parole sono più che mai attuali. Perché oggi come ieri la disoccupazione e la disillusione giovanile impera e la politica, ancora, non impara. Perché nel prossimo parlamento siederanno tanti giovani che, mi auguro, siano seme sano piantato per un buon futuro.

Nonostante le belle parole iniziali però c'è da annotare la cronaca politica, anzi, elettorale di queste ore. Partendo dai dati pervenuti sull'affluenza alle urne che pare aver subito una flessione rispetto al 2008. Non è un segnale bellissimo. C'è chi propende ad attribuirne le cause al mal tempo - è la prima volta che si vota in inverno- ma il motivo reale è quasi certamente da ricercare nella sfiducia in questa politica e nella mancanza di prospettive lasciata sul campo da una delle campagne elettorali più deludenti e prive di contenuti degli ultimi anni.

Nelle ultime ore abbiamo assistito a tutto e di più e a nulla di diverso da quanto ci aveva accompagnato negli scorsi mesi. Con un Berlusconi che, dimostrando per l'ennesima volta la totale mancanza di rispetto per le regole è venuto meno al silenzio elettorale, a poche ore dal voto. Silenzio interrotto per lanciare l'ennesimo attacco alla magistratura accomunata per l'ennesima volta ad una cricca di mafiosi, anche peggio. Un Berlusconi che riesce a farsi contestare (dal movimento femminista Femen) anche al seggio nell'esercizio del voto. Episodio che chi vi scrive ritiene inutile e fuori luogo in questo caso e che tutto sommato lascerà la sua mediocre traccia sbiadita negli annali.

Abbiamo assistito alla ingombrante pochezza di alcuni elettori che, come la politica insegna da anni, hanno ben pensato di contravvenire ad alcune basilari regoline: tipo non fotografare e pubblicare nell'universo web il voto appena espresso. E poco importa il fatto che siano del M5S (gli stessi che in molti casi, e non discuto la buona fede, si sono dannati a motivare la loro salivazione perché, gli era stato detto, era il magico strumento per attivare la matita copiativa in modalità antibroglio - racconta la vicenda molto bene Carlo Gubitosa qui), quello che importa è l'atto, l' arroganza che non è, mi dispiace dirlo, prerogativa degli appartenenti al movimento, ma distintivo ormai da anni di una società (di una parte di essa quantomeno) che poi per un ventennio ha dimostrato la sua natura anche sulla base delle scelte politiche.

E' un paese che ha ancora molta strada da fare. Siamo una Repubblica tutto sommato giovane all'interno di una comunità europea ancor più giovane. L'auspicio è quello, sempre lo stesso: prima o poi impareremo dai nostri errori. Ma il tempo a disposizione è quello che è ormai. E il rischio di fare traversa e finire fuori dai giochi è alto.

Pertini, che citavano all'inizio, trova ampio spazio nelle sue parole per i giovani a cui chiedeva di difendere quelle posizioni che loro, la sua generazione, aveva conquistato. Chiedeva di difendere la Repubblica e la democrazia. Quegli stessi giovani che oggi che che se ne pensi, dimostrano di avere una gran sete di democrazia e partecipazione politica, sociale, civile, ma che oggi sono tagliati fuori da una società che fatica ad integrarli, a trovare lo spazio per investire sul futuro. Dall'istruzione, di cui si attende sempre una esemplare ristrutturazione degna di un paese civile, al mondo del lavoro che oggi non lascia loro aperta nessuna porta. Nemmeno quando si tratta della democratica partecipazione al voto, diritto dovere sancito dalla costituzione. Lo abbiamo visto nel caso degli studenti erasmus costretti ad inscenare una elezione di protesta per far sentire la loro voce.

E' in questo panorama, tra disillusione e acqua alla gola, necessità di cambiamento e lungimiranza che tra ieri e oggi sceglieremo chi dovrà governare nel prossimo futuro questa "ragazza in coma", nella speranza che non sia irreversibile.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83


Elections 2013: the Italy that will be

"So the appeal to young people is this: try to be honest, first of all. Politics must be done with clean hands. If there's a scandal, if there's someone who makes scandal, if there's someone who uses politics for personal, dirty interests, then they must be condemned."

It was impossible for me not to start this post with a short quotation by Sandro Pertini. It was impossible because yesterday, the first day of this new elections round, was - for a strange game of history - the anniversary of his death.

It was impossible because those words, like many others he uttered, are more than ever current. Because today as yesterday unemployment and youth disillusion are kings and politics, once again, doesn't learn. Because in the future Parliament there will be many young people who, I hope, will be a healthy seed planted for a good future.

In spite of the nice initial words we must take note of the political chronicle, or elections chronicle of these hours. Starting with the data on the percentage of voters, which seems to have suffered a diminishing trend in comparison with 2008 (even though we'll have to wait for the closing of the votations to have a good scenario). It's not a good sign. Someone tends to give the responsibility to the bad weather - it's the first time we vote in winter - but the true reason is almost certainly to be found in the lack of trust in this politics and the lack of perspectives left behind by one of the most disappointing and empty election campaigns of the last few years.

During these hours we've seen everything, and nothing different than what had accompanied us during the last months. With a Berlusconi who, proving for yet another time that he has ne respect for rules, has broken the elections silence, just a few hours from the votation. A silence broken to launch another attack to the judges, which has been compared again to a group of mafia men, or worse. A Berlusconi who manages to get contested (by the Femen femminist movement) even outisde a voting section. An episode which who is writing believes is useless and tasteless and that will probably leave a mediocre trace in history books.

We've assisted to the uncomfortable mediocreness of some voters who, as politics has been teaching for years, have thought it would be a good idea not to respect a few basic rules: like not to photograph and publish their vote online. And it doesn't matter that they're from M5S (the same ones who have stimulated their saliva production because that supposedly was the magical tool to activate the pencil they were given to vote), what matters is the act, the arrogance which isn't - and I'm sorry to say this - a prerogative of those following the movement, but distinctive of a society which for 20 years has proven its nature even with its political choices.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83

domenica 3 febbraio 2013

#Elezioni2013: i candidati premier, in pillole



La campagna elettorale per queste elezioni 2013 ha fatto emergere sei potenziali leader che aspirano alla carica di Presidente del Consiglio, o comunque a far sì che il proprio partito o movimento ottenga la maggioranza alle urne.

Si tratta di sei figure estremamente eterogenee, con background politici, culturali e storici molto diversificati, tanto da rendere la scelta per gli indecisi straordinariamente complicata.

Vi proponiamo dunque di seguito i nostri tentativi monografici per ognuno dei candidati, nella speranza che possano essere utili per coloro che devono ancora definire la propria posizione, oppure che semplicemente vogliono approfondire le loro conoscenze sul proprio candidato.

Berlusconi, Silvio: detto "il Cavaliere", può essere definito politicamente un popolare (anche se forse, sarebbe più adeguato populista, visto il regime contenutistico); oltre ad essere noto imprenditore e tra gli uomini più ricchi d'Italia (ci sono ancora molti dubbi sulle modalità con cui ha costruito il suo cospicuo patrimonio famigliare e personale), è stato de facto il padre putativo della TV privata italiana, nonché noto costruttore edile (nonché palazzinaro del milanese, vedi Milano 2).

Amico storico di Craxi e del socialismo di suo stampo, e dei più discutibili leader internazionali degli ultimi decenni (da Putin a Gheddafi a Ben Ali), è stato al timone politico dell'Italia per vent'anni nel dopo Tangentopoli, prima con Forza Italia, poi con la Casa delle libertà, infine con il Popolo della Libertà. Con il suo partito persona ha avuto maggioranze probabilmente mai ottenute prima in questo Paese, che gli hanno permesso di proporre e far approvare numerose leggi definite "ad personam" attraverso le quali è uscito praticamente indenne da condanne effettive legate agli innumerevoli procedimenti giudiziari a suo carico. Può essere ritenuto storicamente uno dei maggiori responsabili del dissesto politico, economico, sociale e culturale di questo Paese, prima con la televisione, poi con la politica.

Conosciuto all'estero per le gaffe internazionali (dalla Merkel "culona", poi smentita, allo Schulz "kapo" direttamente in una seduta del Parlamento Europeo), il bunga bunga e per le vicende legate alla presunta "nipote di Mubarak", de facto mai realmente esistita in quanto tale. La sua democrazia televisiva può essere ritenuta la prima dittatura morbida basata sul controllo diretto ed indiretto del sistema dell'informazione e di parti considerevoli del sistema economico italiano.

La sua proposta per colmare il debito pubblico italiana si concretizza nella possibile introduzione di nuovi giochi di stato e tasse su alcool e tabacchi. Vuole abolire l'IMU sulla prima casa e restituire l'importo già versato dai cittadini che l'hanno pagata nel 2012 (rimane non chiaro il modo in cui riuscirà a finanziare questo provvedimento).

Bersani, Pierluigi: la sua militanza politica ha inizio da giovanissimo nell'allora Partito Comunista Italiano degli Anni 80. Figlio dell'ormai arcinoto benzinaio di Bettola, è un politico italiano e dal 2009 segretario del Partito Democratico. E' stato Presidente della Regione Emilia-Romagna, Ministro dell'Industria, Commercio e Artigianato nei primi governi di Prodi e D'Alema, Ministro dei Trasporti e della Navigazione nei secondi governi di D'Alema e Amato e Ministro dello Sviluppo Economico nel secondo governo Prodi.

È ora candidato premier per il centro-sinistra (Italia Bene Comune, ovvero la piattaforma elettorale e programmatica di PD + SEL), dopo aver vinto le primarie del 2012 contro Renzi, Vendola, Puppato e Tabacci. Bersani si presenta alle elezioni politiche del 2013 con un programma molto dettagliato nelle intenzioni, ma probabilmente molto poco nel merito e nelle modalità di attuazione. Le dichiarazioni d'intenti contenute nei testi programmatici sono sicuramente interessanti, ma povere purtroppo di concretezza, questo sia se si prende in considerazione la Carta d'Intenti di "Italia Bene Comune", che il programma "Italia Giusta", proprio del Partito Democratico. La linea economica del PD per la riduzione del debito pubblico non è sicuramente uniforme, chiara e condivisa fra tutti gli esponenti del partito.

In generale si tratterebbe di un taglio ai costi della politica e alle istituzioni sia centrali che periferiche, dismissioni di immobili, asta per le frequenze televisive, liberalizzazioni (in continuità con il primo pacchetto Bersani), lotta all'evasione fiscale, imposta ordinaria su grandi valori immobiliari (patrimoniale progressiva, sempre di natura comunale in sostituzione/integrazione all'IMU), contributo di solidarietà dai capitali scudati. Non chiara la posizione sull'eventuale introduzione del reddito di cittadinanza ed effettiva riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro (soprattutto per l'onerosa copertura di bilancio per questi interventi, nonostante il loro possibile effetto positivo sui consumi).

Monti, Mario: oggi Senatore a vita su nomina presidenziale, è stato l'uomo in loden e professore di estrazione bocconiana chiamato da Napolitano alla conduzione del governo dei tecnici, che avrebbe dovuto sanare i conti del nostro Paese. Definito come "estraneo alla politica", in realtà ha rivestito incarichi di rilievo anche in passato in commissioni parlamentari, era stato avvicinato già della politica negli Anni 80 da De Mita e Amato sempre in tema di debito pubblico nel Comitato Spaventa.

E' stato international advisor per Goldman Sachs e Senior European Advisory Council di Moody's, solo per citarne alcune (come perfino advisor in Coca Cola Company). Sempre negli Anni 80 è stato membro del consiglio di amministrazione della Fiat Auto S.p.A. e della Banca Commerciale Italiana. Come commissario europeo nell'Europa di Prodi, ha inaugurato il procedimento contro la Microsoft (tuttora in corso) e ha bloccato nel 2001 la proposta di fusione tra General Electric e Honeywell, considerata contraria alle normative antitrust. Oggi è alleato con Casini e Fini, con l'imprimatur del Vaticano (e di Montezemolo) e candidato premier, quasi una riedizione dei democristiani in salsa pseudo liberale europeista. Durante il suo governo (non suffragato dalle urne) è comunque aumentato il debito pubblico ed è calata la produzione industriale. In compenso però, è sceso lo spread tra BTP italiani e Bund tedeschi.

E' conosciuto all'estero come amico dell'Europa e competente tecnico vicino al mondo delle finanza e delle banche. E' stato in tempi non sospetti sostenitore di Berlusconi e della sua prima discesa in campo. La sua ricetta per ridurre il debito si basa sul proseguimento delle misure di austerity, coadiuvate da una possibile riduzione delle tasse nel medio lungo periodo e sul controllo e la relativa riduzione di spesa spostando risorse verso la crescita. Ancora è poco chiara l'effettiva sostenibilità, fattibilità e merito di tali interventi.

Grillo, Beppe: comico genovese scoperto da Pippo Baudo negli Anno 80 e da allora noto personaggio televisivo italiano. Cavalcando l'idea della democrazia diretta e partecipativa dal basso attraverso la Rete, ha dato vita, assieme all'agenzia di marketing e comunicazione di Gianroberto Casaleggio (che ne è probabilmente il vero deus ex machina) un movimento di natura personalistica con dinamiche democratiche interne spesso discutibili (vedi le epurazioni senza appello da parte di Grillo di alcuni militanti del Movimento 5 Stelle). Il suo linguaggio è spesso violento e populista sull'onda dell'antipolitica, con contenuti frequentemente antipartitici e antisindacali.

I temi del movimento vanno dalle condivisibili battaglie a favore delle rinnovabili alle strampalate teorie complottiste sulle scie chimiche. Tanto per capirci. Va detto che il Movimento 5 Stelle è l'unica organizzazione politica di rilevanza nazionale a non prendere parte ad alcuna forma di finanziamento pubblico alla politica e che si sostiene con le sole forze economiche dei militanti e di Grillo/Casaleggio. Inoltre i suoi candidati non devono aver subito condanne in via definitiva, non possono essere stati eletti per più di due mandati e devono essere residenti nel comune per il quale sono candidati. Grillo tecnicamente non è il candidato premier del M5S (al momento non sono chiari i meccanismi interni al movimento che permetteranno di scegliere chi potrebbe essere realmente il candidato, visto anche che nei fatti il premier è scelto dal Presidente della Repubblica sulla base del voto popolare).

Anche il M5S prevede la riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi (non meglio precisati) e con l'introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l'accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari, oltre ad un dettagliato programma economico che include provvedimenti che spaziano dall'introduzione della class action all'abolizione della legge Biagi fino al divieto di incroci azionari tra sistema bancario e il sistema industriale.

Giannino, Oscar: è professore e giornalista, ha militato nel Partito Repubblicano ai tempi di La Malfa di cui è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana negli Anni 80. E' stato in tempi non sospetti anche sostenitore di Berlusconi di cui oggi è però forte oppositore.

Indubbiamente liberale, punta alla riduzione del debito pubblico attraverso dismissioni e valorizzazioni del patrimonio pubblico italiano. Ha pubblicato online, attraverso "FARE per fermare il declino" un articolato programma volto appunto al taglio della spesa pubblica e al rientro del deficit tra debito e PIL. Tra le varie misure previste, ridurre la spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali del PIL nell'arco di 5 anni, ridurre la pressione fiscale complessiva di almeno 5 punti in 5 anni, liberalizzare rapidamente i settori ancora non pienamente concorrenziali, sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché tutelare il posto di lavoro esistente o le imprese inefficienti.

E' promotore di una legislazione organica sui conflitti d'interesse (probabilmente fra i pochi candidati a sostenerlo apertamente ed in campagna elettorale). E' spesso ricordato per il suo "particolare" vestiario.

Ingroia, Antonio: è un magistrato, giornalista e politico italiano, dal 22 dicembre 2012 è in aspettativa per motivi elettorali come candidato premier e leader della lista Rivoluzione civile. E' stato magistrato della Procura di Palermo dove, nelle vesti di pubblico ministero, ha portato avanti, tra gli altri, i noti processi a carico di Marcello Dell'Utri e recentemente quello sulla Trattativa Stato-Mafia. Ha fatto parte del pool di Falcone e Borsellino fino alle omonime stragi. Diviene pubblico ministero della Procura antimafia con Gian Carlo Caselli proprio nel 1992.

Ingroia ottiene una prima condanna per Dell'Utri nel 2004 a nove anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, confermata in appello il 29 giugno 2010 con una riduzione di due anni; Dell'Utri è però assolto per le condotte successive al 1992, poiché i giudici hanno giudicato non provato il "patto di scambio" politico-mafioso con Cosa Nostra. Durante l'indagine preliminare fu indagato anche Silvio Berlusconi, ma poi la sua posizione fu archiviata. Il 24 luglio 2012, in merito all'indagine sulla Trattativa Stato-Mafia, ha chiesto il rinvio a giudizio di 12 indagati con l'accusa di "concorso esterno in associazione mafiosa" e "violenza o minaccia a corpo politico dello Stato": i politici Calogero Mannino e Marcello Dell'Utri, gli ufficiali Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, i boss Giovanni Brusca, Totò Riina, Leoluca Bagarella, Antonino Cinà, Bernardo Provenzano, il collaboratore Massimo Ciancimino (anche "calunnia") e l'ex ministro Nicola Mancino ("falsa testimonianza"). Per un brevissimo periodo ha diretto in Guatemala un'unità di investigazione per la lotta al narcotraffico, su incarico dell'ONU.

E' l'unico ad avere nel programma elettorale un chiaro riferimento alle politiche antimafia. Poco chiaro invece, nel concreto, il suo programma di politica economica.

Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti


The elections candidates: a brief presentation

The elections campaign for the 2013 elections has collected six potential leaders who aspire to the charge of President of the Council of Ministers, or to make their party or movement get the majority at the voting booth.

They are six extremely heterogeneous figures, with political, cultural and social backgrounds that are very different from one another, so different that they make the choice for the undecided even more complicated.

So we propose here our attempts to a monography for each of the candidates, hoping that they might be useful to those who must still define their position, or that simply want to better their knowledge of their candidate.

Berlusconi, Silvio: also called the "Chevalier", he can be defined politically a popular (even though maybe it would be more adequate to call hima  populist, given the content he proposes); beyond being a renown entrepreneur, and among the richest people in Italy (there are still many doubts on the modalities he used to build his conspicuous family and personal patrimony), he's been the father of the private Italian TV, and renown builder (especially in the Milan area, see Milano 2).

Historical friend of Craxi and his socialism (and of several dubious leaders of the last decades, such as Gaddafi, Putin and Ben Ali), he has been at the political wheel of Italy in the twenty years after Tangentopoli, first with Forza Italia, then with the Casa delle Libertà, and finally with the People of Freedom. With his persona party he has obtained majorities never seen before in this country, which have allowed him to propose and approve numerous laws defined as "ad personam", through which he has emerged unscathed by effective verdicts against him in the countless trials against him. He can be defined as one of the main responsibles for the political, economical, social and cultural instability of the country, first with television, then with politics.

Known abroad for his international gaffes (from the "unfuckable lard-ass" Merkel to the Schulz "kapo", right during a session of the European Parliament), the bunga bunga and the issues related to the alleged "niece of Mubarak", never actually existed. His television democracy can be considered the first soft dictatorship based on the direct and indirect control of the information system and of considerable parts of the Italian economical system.

His proposal for the Italian public debt is based on the introduction of new State regulated gambling games and taxes on alcohol and tobacco. He wants to abolish the IMU on the first home, and give it back to the contributors who have paid it in 2012, although it is not clear how he intends to finance this move.

Bersani, Pierluigi: his political activism started when he was very young in the Italian Communist Party of the 80s. Son of the now famous Bettola gas station owner, he is an Italian politician and secretary of the Democratic Party since 2009. He has been President of the Emilia Romagna region, Minister of Industry, Commerce and Artizans during the first Prodi and D'Alema governments, Minister of Transportation and Navigation in the second D'Alema and Amato governments, and Minister of Economical Development during the second Prodi government. He is now premier candidate for the center left wing (Italia Bene Comune, the electoral and programmatical platform of PD and SEL), after winning the primaries of 2012 against Renzi, Vendola, Puppato and Tabacci. Bersani presents himself at the political elections of 2013 with a very detailed program as for intentions, but not very clear as to the merit and the modalities used to put them in practice.

The declarations of intentions contained in the programmatical texts are surely interesting, but very poor as for concreteness, both in the Intentions Bill of "Italia Bene Comune" and the "Italia giusta" program of the Democratic Party. The economical lined of the PD for the reduction of public debt isn't uniform, clear and shared by all members of the party.

Generally it would consist in a cut to the costs of politics and institutions, both central and peripheral, disposal of buildings, a bid for television frequences, liberalizations (in continuity with the first Bersani packet), fight against tax evasion, an ordinary tax on great building patrimonies (a progressive patrimonial tax, that would substitute and or integrate the current IMU tax), contribution of solidarity from the shielded capitals.

Not quite clear what position they have on the introduction of the the citizenship allowance and the effective lowering of the tax wedge on the cost of labor (especially for the expensive coverage of economical balance of these interventions, in spite of the possible positive effect on consumes.

Monti, Mario: today Senator to life on presidential nomination, he has been the loden man and university professor called by Napolitano to lead the technical government, which should have resolved the accounts of our country. Defined as "an outsider to politics", in reality he has had important charges in the past in parliamentary commissions, he had been brought near politics in the 80s by De Mita and Amato, about the topic of public debt in the Spaventa Committee.

He has been international advisor for Goldman Sachs and Senior European Advisory Council of Moody's, just to quote a few (he has even been an advisor for Coca Cola Company). In the 80s he has been member of the administration council of Fiat Auto S.p.A. and of the Italian Commercial Bank. As an European commissary in Prodi's Europe, he started the procedures against Microsoft (still in course) and has blocked in 2001 the fusion proposal between General Electric and Honeywell, considered to be contrary to antitrust norms. Today he's an ally of Fini and Casini, with the imprimatur of the Vatican (and of Montezemolo) and premier candidate, almost a riedition of the democristians in European pseudo liberal sauce. During his government (which wasn't confirmed by votations) the public debt has gone up anyway and the industrial production has decreased. In exchange, the spread between Italian BTPs and German Bunds has lowered.

Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti

venerdì 18 gennaio 2013

L'#Opinionedeifatti: Il sobrio, il brutto e il cattivo - (cronache dalla par condicio)



Riflessioni ad alto tasso di THC: evvai, è ricominciata la campagna elettorale! Se c'era una cosa di cui questo Paese sentiva il bisogno era il ritorno delle risse televisive e delle scaramucce giornalistiche.

L'abbuffata di Berlusconi, il trolling di Mario Monti, la piacentinevolezza di Bersani, il sale e pepe avariato di Casini, l'occhialetto rosso di Maroni, il corpo cavernoso meningeo di Di Pietro... ma perché star qui ad elencarli tutti, quando ormai ne avete già le palle piene? Ottima domanda, tralasciamoli e passiamo al punto.

L'Italia è un Paese che per risolvere i suoi problemi può contare soltanto due cose: o sulle sue forze o sull'intervento alieno. È scritto nel DNA di questa Nazione. "Tutto dipende da me, e se dipende da me sono sicuro che non ce la farò": una frase che avrebbero dovuto stampare col sangue nella Costituzione, piuttosto che in un film di Nanni Moretti. L'ultima volta sono venuti a salvarci gli americani e ancora siamo qui a pagare i debiti, questa volta speriamo non sia il turno della Wermacht.

Perché se è vero che a febbraio si vota, ed alle urne ci si presenta subito dopo il Festival di Sanremo, non mi stupirei se il 51% delle preferenze andassero a Nilla Pizzi. Che, però, in effetti è morta. Il che significa che saremo costretti a ripiegare su Saviano (sempre che Fazio se lo porti al Festival come ospite). Capite perché per uscire dai problemi grossi è sempre necessario che arrivi qualcuno ad invaderci?

Da questa campagna elettorale e dalle successive elezioni cosa può venir fuori? CHI può venir fuori? Chiunque. Ma nessuno in grado di risolvere un tubo. Perché? Perché il Paese è in frantumi, perché non esiste una maggioranza, perché siamo tutti Commissari Tecnici quando siamo seduti sulla poltrona di casa, con ottime soluzioni che non sappiamo come realizzare. Ci basta avere qualcuno che provi a farlo per noi, un Grillo, un Ingroia, un Alfano, qualcuno da poter criticare in continuazione, a prescindere, da buoni tifosi. Ci basta questo per farci felici, e magari qualche anticipo di Champions League. Tutto qua, siamo persone semplici.

E allora godiamoci ancora una volta il più grande reality show che sia mai stato prodotto, quello in cui siamo tutti concorrenti e dove tutti siamo nominati a turno, quello in cui si passa in maniera casuale dal tugurio alla suite, quello in cui c'è ancora chi cerca conforto in un confessionale, quello in cui si vota in continuazione, ma alla fine non vince nessuno.

Facciamolo con rassegnazione ed aspettiamo che arrivi qualcuno a salvarci. Tanto, per ingannare il tempo, possiamo sempre bestemmiare in diretta.

Gaspare Bitetto | @waxenit


The sober, the ugly and the bad (chronicles from the par condicio)

Yay, the elections campaign has started! If there was one thing this country needed was the return of television fights and journalistic skirmishes.

Berlusconi's binges, Mario Monti's trolling, the pleasentness of Bersani, Casini's rotten salt 'n pepper, the red glasses of Maroni, the cavernous body of Di Pietro... but why stand here and list them all, when you're already sick and tired of them? Great question, let's leave them alone and go straight to the point.

Italy is a country that in order to solve its problems can only count on two things. Its own forces or an alien intervention. It's written in this nation's DNA. "Everything depends on me, and if it depends on me then I'm sure I'm not going to make it": is a sentence that they should have written in blood in the Constitution, rather than in a Nanni Moretti movie. The last time the Americans came to save us and we're still here paying debts, this time let's hope it's not going to be the Wehrmacht.

Because if it's true that we're voting in February, and right after the Sanremo Festival, I wouldn't be amazed if 51% of the preferences went to Nilla Pizzi. Who is actually dead. Which means we'll be forced to resort to Saviano (if Fazio will take him to the Festival as a guest). Do you understand now why in order to get out of the big trouble it's always necessary that someone comes to invade us?

From this elections campaign and the following elections, what could possibly come out? WHO could come out? Anyone. But nobody actually capable of solving anything. Why? Because the country is shattered, because there is no majority, because we're all technical commissaries when we're sitting in our armchairs, with great solutions that we don't know how to apply. It's enough to have someone do it for us, a Grillo an Ingroia, an Alfano, someone that we can criticize all the time, regardless, like good fans. That's enough to make us happy, and maybe some anticipation of Champions League. That's all, we're simpletons.

So let's enjoy once again the greatest reality show ever produced, the one in which we're all competitors and where all of us are nominated in turns, the one where you go casually from the hovel to the suite, the one in which someone still looks for comfort in a confessionary, the one in which we constantly vote, but nobody ever wins.

Let's do it with resignation and wait for someone to come save us. In the meanwhile, to make time go faster, we can still curse on live television.

Gaspare Bitetto | @waxenit

domenica 13 gennaio 2013

#ServizioPubblico, #Santoro, #Berlusconi e il grande circo



Ieri avevo scritto "Così penso che stasera guardare Servizio Pubblico sarà come tornare bambini, quando ti portavano al circo. Tra clown, equilibristi e qualche animale ormai troppo vecchio e rincoglionito dalla cattività per incutere timore.".

Non credo di essere andato molto lontano, tirando le somme della puntata di Servizio Pubblico celebrata come un grande evento (dai media, ma poi seguita comunque da tutti) per la presenza in studio di Silvio Berlusconi. Il clamore pareva quello di un ritorno storico, quasi non apparisse in tv da anni.

Uno spettacolo allestito per il pubblico, come al circo appunto. E come tutti gli spettacoli c'è un copione, delle regole, come quelle stanti ad indicare i limiti che conduttore e ospite (pare, ad aver capito bene nel putiferio) avrebbero stabilito prima. La rete di sicurezza, quella che ti permette acrobazie senza rischiare l'osso del collo o la figura impietosa. Non osare, mai. Questa la regola italiota a cui attenersi, sempre. Mai dimenticarla. E ce ne tiriamo via tutti illesi.

Ne sono uscite fuori due ore e mezzo a dir poco deprimenti. Senza mordente. Un occasione perduta.  Nulla e nessuno, se non forse il servizio iniziale, ha trattato quello che è davvero importante. I problemi dell'Italia. E' stato tutto un rivangare il passato. Vecchie questioni irrisolte. Personali. Egoistica performance. Da entrambe le parti.

Ecco, Santoro e Travaglio sono forse i due animali troppo rincoglioniti dalla cattività per incutere timore. E si è visto. Un Santoro quasi riverente per buona parte della trasmissione, un Travaglio che è sempre più l'ombra ripetitiva di se stesso.  Nessun giornalista in sala, nemmeno uno è riuscito nel suo compito: fare domande, inchiodare al muro, ottenere risposte.

Ma non era forse quello lo scopo per cui era stata impostata la trasmissione. No, era lo spettacolo. Il combattimento, fine a se stesso. E difatti già leggi in giro su qualche giornale online i primi sondaggi: chi ha vinto?

Ma se te la giochi sul campo dello spettacolo contro B. allora stai certo. Non vinci. Non ha lasciato lo studio. Ha mantenuto la posizione, salda. Ogni sua mossa era calcolata, da abile comunicatore. Anzi con la sua letterina a Travaglio ha stretto ulteriormente all'angolo un Santoro in evidente difficoltà, costretto, lui autoproclamatosi Re del servizio pubblico, a difendere il suo sacro alfiere. 

La risposta è comunque nessuno. Non ha vinto il giornalismo, non ha vinto il presunto servizio pubblico di Santoro, che stando su La7 poi tanto pubblico non è più, e non ha vinto Travaglio che proprio il giorno della verità ha deciso di andare mentalmente in vacanza. Non ha vinto il centro destra che evidentemente non è riuscito a sbarazzarsi di uno dei pesi che ancora gli impedisce di proiettarsi sulla via della grande galassia della destra europea, moderna. E che, lo dico da persona di sinistra, farebbe un gran bene a questo paese. Ma soprattutto non abbiamo vinto noi, ancora una volta anteposti a discussioni altre.

Del paese reale, forse, se ne parlerà domani. Ora pubblicità.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83


Public Service, Berlusconi, Santoro and the great circus

Yesterday I wrote: "So I think that tonight, watching Public Service will be just like being kids again, when they took you to the circus. Among clowns, tightropes, and a few animals that are too old and dumbed down by captivity to be frightening".

I think I got pretty close, if we consider the episode of Public Service which was celebrated as a great event (by the media, and seen by everyone) because of the presence in the studio of Silvio Berlusconi. The noise seemed the one of a historical return, as if he didn't appear on TV for years.

A show organized for the audience, like at the circus. And as for all shows, there's a script, rules, as those that indicated the limits that conductor and guest (it would seem) have established prior to the airing. The safety net, the one that allows you to do your thing without risking your life or a ridiculous fall. Never dare, ever. This is the Italiot rule that we must follow, always. Never forget. And we'll all walk away unharmed.

The result were two hours and a half of depression. Without any kind of sprint. A missed opportunity. Nothing and nobody, if not the first service, has treated about what is truly important. Italy's problems. It was all shoveling in the past. Old unresolved matters. Personal. Selfish performance, on both sides.

So Santoro and Travaglio are maybe the two animals that have been too dumbed down by captivity to be scary anymore. And it showed. A Santoro who was also reverent for great part of the show, a Travaglio who is ever more the repetitive shadow of himself. No journalist in the room, not even one managed in the task: ask question, pin down, get answers.

But maybe that wasn't the goal for which the show was set. No, it was the show itself. The fight, aimed to itself. And infact you can read the polls: who won?

But if you play on the showfield against B, then you're certain. You can't win. He didn't leave the studio. He maintained his position, firmly. Every move was calculated, as a great communicator as he is. Actually with his letter to Travaglio he further constrained Santoro in a corner, already in great difficulty, constrained - him, autoproclaimed King of the public service, to defend his sacred knight.

The answer is nobody, anyway. Journalism didn't win, Santoro's so called public service didn't win, that since is on La7 isn't so public anymore, and not even Travaglio won, who right on the day of truth has decided to go mentally on vacation. The center-right didn't win, which evidently hasn't managed to get rid of one of the weights that still prevents it from projecting itself on the road of the great galaxy of the European, modern right. And that - and I say it as a left wing voter - would do great good to this country. But especially we didn't win, yet another time preceeded by other matters.

Of the country, perhaps, we'll talk tomorrow. Now, advertising break.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83

martedì 11 dicembre 2012

Italia: futuro prossimo



Nel mio ultimo post pubblicato qui su Intervistato scrivevo: "l'auspicio è che la storia recente abbia insegnato la lungimiranza e cancellato l'abietta usanza del breve termine per interesse".

In quell'articolo avevo dedicato un paragrafetto a quelli che, da giovane, avevo definito, con affetto sincero, i nostri migliori nemici. I giovani del PDL. Quelli che durante il periodo della campagna elettorale per le primarie di centrosinistra avevano provato a far sentire la loro voce rivendicando il diritto a scegliere, con primarie anche nel loro partito.

Si parlava di futuro in quel post. Forse in maniera un po' utopica. Oggi invece ci troviamo a dover affrontare un futuro prossimo, più prossimo di qualche settimana a quanto pare. Un futuro che non è più quello di una volta. Quello che tutti immaginavamo, della svolta, almeno parziale. Siamo alle porte di un futuro che già si prepara nel presente con un Bersani che non vede l'ora di battersi con Berlusconi.

Un centrosinistra forte che è sul bilico di cedere (e non deve farlo) alla tentazione di lanciarsi in una campagna contro i fantasmi del passato che tornano a bussare. Siamo alle porte di un futuro che vede di colpo svanire (e quasi sicuramente in maniera definitiva) la possibilità di un equilibrio politico formato da due poli moderni, rispettosi gli uni degli altri, in grado di scontrarsi sui fatti e non sulle ideologie. Questa è la mia paura. La paura che l'amo vero a cui non abboccare sia proprio quello. Lasciarsi trascinare ancora una volta nella faida da strada, lacerati dai colpi di cecchini e franchi tiratori appostati sugli scrani, costretti alle bizzarrie di qualche scissionista, di un volta faccia o che so io.

No, non è Berlusconi che mi preoccupa. E' quel che si porta dietro. Il Nulla. Che già al suo passaggio ha cancellato le speranze di quei giovani di cui scrivevo sopra, quel Nulla che, nemmeno a farlo apposta, è il peggior nemico di Atreju, giovane protagonista nella Storia Infinita (come infinita pare essere anche questa, politica), nome con cui la Meloni aveva ribattezzato quel suo movimento giovanile, incubatore, o che dir si voglia, e che di Silvio dopo la sua diserzione, proprio non voleva sentir parlare.

Ecco, il Nulla ha già mangiato le primarie, i giovani del suo partito, le speranze risposte dagli elettori in un rinnovamento, le speranze degli italiani, io credo una buona parte, che si auguravano una maturazione della classe politica dopo anni di indolente menefreghismo. Si sperava in una campagna che mettesse i problemi del paese al centro della sfida politica. Questo, forse, non accadrà.

Il futuro prossimo può essere avvolto dal Nulla, oppure (e questo dipende da tutti noi) può essere riempito da tutto quello che lo può contrastare. Questa volta votare tappandosi il naso potrebbe decretare definitivamente la fine del futuro, prossimo e remoto, per tutti.

Catastrofico? Fate i conti in coscienza vostra.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83


Italy: next future


In my last post published here on Intervistato I wrote: "the hope is that recent history taught to be foreseeing and has erased the bad habit of the short term for interest".

In that article I dedicated a paragraph to those who, when I was younger, I had defined, with sincere affection, our best enemies. The young people of the PDL. The ones who during the elections campaign for the primaries of the center-left wing had tried to make their voice heard claiming to right to choose, with primaries in their party as well.

We talked about future in that post. Maybe in a bit of a utopic fashion. Today we find ourselves having to face that future, which has come nearer by a few weeks, it would seem. A future that isn't the same anymore. The one we all imagined, of change, at least partial. We have at our doors a future that already is preparing to become present with Bersani anxious to battle with Berlusconi.

A strong center-left which is on the verge of giving in (and they must not) to the temptation of launching in a campaign against the ghosts of the past who came back. We have at our doors a future which makes the possibility of a political balance made of two modern poles disappear suddenly (and probably for good), two poles that are respectful and capable of battling on facts, not ideologies. This is my fear.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83

lunedì 10 dicembre 2012

#Monti si dimette, #Berlusconi torna: l'Italia sull'orlo di una crisi (di nervi)



Monti rassegnerà le sue dimissioni all’indomani dell’approvazione della legge di stabilità e di bilancio. Ciò è quello che hanno appreso tutti coloro che son rimasti sabato sera a casa.

Tramite il pretesto di una dichiarazione del Ministro Passera ad Agorà (“Si torna indietro? Non è un bene per l’Italia. Dobbiamo dare la sensazione che il Paese va avanti”, nda), Berlusconi torna prepotentemente ad occupare la scena politica italiana.

Il passo indietro della stragrande maggioranza dei membri del PDL riguardo il tema primarie è alquanto disarmante. Guido Crosetto, Giorgia Meloni e Alessandro Cattaneo sono gli unici ad essersi opposti. Tatticamente parlando, la mossa del Cavaliere è comprensibile alla luce dell’impegno del Consiglio dei Ministri per l’approvazione di un decreto riguardo l’incandidabilità dei condannati. Tale legge proibirebbe ai più di candidarsi, Silvio Berlusconi in primis.

Per questo motivo, il PDL ha tolto la fiducia al governo in una serie di provvedimenti.
Mario Monti ha però fermamente reagito alle mosse del PDL. A sorpresa, presentandosi al Quirinale, ha dichiarato di voler rassegnare le dimissioni successivamente all’approvazione della legge di stabilità. La nota del Quirinale riguardo l’incontro col Presidente Napolitano è molto chiara quanto fortemente critica. Il Presidente del Consiglio, non ritenendo una situazione del genere adatta per poter espletare il proprio mandato, ha espressamente dichiarato che “accerterà quanto prima se le forze politiche che non intendono assumersi la responsabilità di provocare l'esercizio provvisorio - rendendo ancora più gravi le conseguenze di una crisi di governo, anche a livello europeo - siano pronte a concorrere all'approvazione in tempi brevi delle leggi di stabilità e di bilancio.” Dichiarazioni forti, che restituiscono a Berlusconi la patata bollente della crisi.
Ma non è finita.

Berlusconi ha fatto bene i calcoli. Con l’attuale Porcellum, che assegna i seggi al Senato su base regionale, il PDL punta alla vittoria nelle grandi regioni come la Lombardia e il Veneto, presentando un’alleanza con la Lega di Roberto Maroni. Come illustra il Professore Roberto D’Alimonte ne Il Sole 24 Ore, il punteggio alla Camera risulterebbe scontato. Il premio su base regionale del Senato, invece, porrebbe Berlusconi nella condizione di togliere al PD+SEL la maggioranza di 158 senatori necessaria.

Ci si chiede la reazione delle opposizioni. Giuseppe Civati auspica nel suo blog che la propria coalizione si focalizzi sui programmi. Il consigliere regionale PD della Lombardia chiede al PD (e alla coalizione di centro-sinistra) di abbandonare la retorica anti-berlusconiana e di giocare la propria partita. “La tentazione è forte”, dice Civati, ma il centro-sinistra dovrebbe puntare a sfruttare il suo vantaggio e a giocare la propria partita.

Il segretario PD e ormai candidato della coalizione dei progressisti Pierluigi Bersani inizia perciò la sua campagna elettorale tramite la pubblicazione di una sua intervista al Wall Street Journal, in cui illustra le sue politiche per l’Italia, inserendola nel più quadro ampio europeo. Parole d’ordine: lavoro, lotta all’evasione fiscale, minor uso del contante, ruolo delle nuove generazioni.

Ci si chiede se Pierluigi Bersani riuscirà a vincere la propria battaglia anche in Lombardia e Veneto, che oramai divengono i nostri Ohio. Ma ancor di più, ci si chiede se la politica italiana nel suo complesso non offuscherà l’orizzonte di ripresa che tutti noi auspichiamo soltanto per meri interessi personali.

Veronica Orrù | @verocrok


Monti resigns, Berlusconi returns: Italy on the edge of a crisis

Monti will resign the day after the approvation of the stability and budget law. This is what everyone who remained at home on Saturday night learned from the news.

With the pretext of a declaration of minister Passera at Agorà ("Are we going back? It's not good for Itay. We must give the feeling that we're going forward"), Berlusconi returns to strongly occupy the Italian political scene.

The step backward of the majority of PDL members regarding the primaries is quite disarming. Guido Crosetto, Giorgia Meloni and Alessandro Cattaneo were the only ones to oppose. Tactically speaking, the Chevalier's move is understandable in the light of the work of the Minister Council for the approvation of a decree regarding the impossibility to candidate those who have been condemned for crimes. This law would forbid the majority to candidate, Silvio Berlusconi in particular.

For this reason, the PDL has denied the trust to the government in a series of decisions. Mario Monti has firmly reacted to PDL's moves. Surprising everyone, presenting himself at the Quirinale, he declared that he wants to resign the day after the approvation of the stability law. The note regarding the encounter with President Napolitano is very clear and very critical. The Premier, considering this situation not adequate for his mandate, has expressly declared that he will "clear as soon as possible whether the political forces that dunnot want to take responsibility for provoking a provvisory exercies - making the consequences of a government crisis even worse, also at an European level - are ready to help in the approval of the laws of stability and budget." Strong statements, which give back to Berlusconi the hot potato of the crisis.
But it's not all.

Berlusconi has calculated well. With the current Porcellum, which gives the seats in Senate on a regional basis, the PDL aims to the victory in the big regions such as Lombardy and Veneto, presenting an allegiance with Roberto Maroni's Lega. As Professor Roberto D'Alimonte illustrates in Il Sole 24 Ore, the points at the House would be obvious. The prize on a regional basis of the Senate, on the contrary, would put Berlusconi in the condition of taking away to PD and SEL the majority of 158 necessary senators.

Ci si chiede la reazione delle opposizioni. Giuseppe Civati auspica nel suo blog che la propria coalizione si focalizzi sui programmi. Il consigliere regionale PD della Lombardia chiede al PD (e alla coalizione di centro-sinistra) di abbandonare la retorica anti-berlusconiana e di giocare la propria partita. “La tentazione è forte”, dice Civati, ma il centro-sinistra dovrebbe puntare a sfruttare il suo vantaggio e a giocare la propria partita.

Il segretario PD e ormai candidato della coalizione dei progressisti Pierluigi Bersani inizia perciò la sua campagna elettorale tramite la pubblicazione di una sua intervista al Wall Street Journal, in cui illustra le sue politiche per l’Italia, inserendola nel più quadro ampio europeo. Parole d’ordine: lavoro, lotta all’evasione fiscale, minor uso del contante, ruolo delle nuove generazioni.

Ci si chiede se Pierluigi Bersani riuscirà a vincere la propria battaglia anche in Lombardia e Veneto, che oramai divengono i nostri Ohio. Ma ancor di più, ci si chiede se la politica italiana nel suo complesso non offuscherà l’orizzonte di ripresa che tutti noi auspichiamo soltanto per meri interessi personali.

Veronica Orrù | @verocrok

giovedì 4 ottobre 2012

Quando indignarsi non basta



Sto guardando Ballarò, lo spettacolo che va in scena è tra i più degradanti in cui un povero usufruitore occasionale del mezzo tv possa incappare. Il rimpallo di responsabilità e colpe dirette o indirette tra Fini e Formigoni è qualcosa che mi lascia perplesso. Anzi, indigna, e credo di non essere il solo. 

Indigna sentir parlare di soldi, tanti, versati da noi, quando va bene, rubati a noi quando va male, che finiscono nelle tasche di queste persone. Indigna non tanto per l'ammontare (anche, si) ma quanto per l'uso o il non uso che poi di questi soldi si fa. La politica oggi porta dunque indignazione perché la visione è di un uso personalistico del mezzo, dello strumento, anzi delle opportunità ( nel senso più alto e collettivo) che la politica consentirebbe e che invece finiscono per restare solo sulla carta. Indigna perché politica dovrebbe essere anche collettività. Sposo la definizione di Ingrao:

"Per me politica è: io e altri insieme, per influire, fosse pure per un grammo, sulle vicende umane. Fuori di questo agire collettivo non saprei fare politica". 

Ma, come ancora scriveva Pietro Ingrao, rispondendo anche a Stéphane Hessel e al suo Indignez-Vous!:

"indignarsi non basta. Bisogna costruire una relazione condivisa, attiva. Poi lo puoi chiamare movimento o partito o in un altro modo". 

Ecco, rileggendo questo ultimo passaggio mi viene da pensare al Movimento 5 Stelle, perché in fondo rispecchia perfettamente, almeno nelle idee, nello spirito. Peccato che poi, come si è visto, nei fatti e nei retro fatti, anche questo modo, questa opportunità viene prontamente rivelata in quel gioco che annulla la creazione di una politica che nasca dalla forza delle relazioni per uno scopo comune a favore di uno schema già troppo conosciuto e che mette sulla punta qualcuno e alla base della piramide una schiera di ignari defraudati delle proprie oneste (non stento a crederlo) motivazioni idealistiche.

Appare quindi come un labirinto, se indignarsi non basta e ad un certo punto devi in qualche modo fare, affrontare la politica, anche dal basso, in un movimento, e pure li non trovi l'uscita ma un muro tale quale agli altri allora la questione assume toni gravi. Rileggo nelle parole di Ingrao una forte attribuzione di dignità alla Politica, intesa con la P maiuscola, che non è quella dei politici, ma nel suo senso più ampio. La dignità è qualcosa che ci mette molto per farsi conquistare ma al contempo è velocissima a sfuggire. Per anni questo paese si è affidato, ed è questa colpa, ciecamente, al pastore, perdendo piano piano quell'istinto naturale di preservazione che ti mette in guardia quando l'uomo che guida il gregge sta per entrare nella foresta infestata dai lupi.

Abbiamo quindi perso la motivazione alla riconquista di una dignità condivisa, collettiva, in grado di aspirare a quella Politica che è "io e altri insieme, per influire, fosse pure per un grammo, sulle vicende umane". Forse per fatica, forse per comodità, forse perché pensavamo ad altro presi solo dalle nostre questioni. Forse l'andare delle cose ci ha spinto ad un individualismo, anche politico, pur se magari inconscio. Ma se ci siamo per vent'anni indignati e ancora lo facciamo? Ancora Ingrao:

"L'indignazione, invece, si sposa benissimo con l'individualismo imperante, col gesto solitario della firma di un appello o con la partecipazione a una manifestazione che dura un giorno." 

e a questo, aggiungo io, la nuova moda della politica dei click o dell'attivismo del mi piace.
Ma, principalmente, abbiamo perso la capacità di "praticare il dubbio ogni volta che l'agire collettivo, e il sentimento di appartenenza, contrastano con il tuo sforzo di essere libero. E tuttavia, anche se irrinunciabile, la responsabilità individuale non basta.". Il guaio è poi che pure nel momento del montare, ormai alla fine del ventennio berlusconiano, di tutta quella serie di proteste collettive nulla è cambiato. Berlusconi è caduto, le proteste non si sono evolute, mollando il colpo e scemando su loro stesse senza riuscire a visualizzare e scardinare il problema, che era più profondo, radicato, che andava oltre e che ancora oggi per questo persiste. Indignarsi non basta,  e forse pure questo post è l'esatta rappresentazione di quell'individualismo estremamente retorico che Ingrao descrive nel gesto solitario della firma di un appello.

Dobbiamo sforzarci di ritrovare un nuovo punto di partenza, in primo luogo a riconquistare quella dignità perduta e poi a riappropriarci della Politica collettiva, che non è dei politici ma dell'insieme che la esercita. Quel io e altri insieme, per influire, fosse pure per un grammo, sulle vicende umane.

(tutti i virgolettati sono tratti da: Indignarsi non Basta, Pietro Ingrao, con Maria Luisa Boccia e Alberto Olivetti - Aliberti Editore)

Matteo Castellani Tarabini | contepaz83



When getting angry isn't enough

I'm watching Ballarò, the show that's airing is among the most degrading that a poor occasional user of the TV media could find. The shifting of responsibility and direct or indirect guilt between Fini and Formigoni is something that baffles me. Actually it makes me angry, and I don't think I'm the only one.

It makes us angry to hear this talk about money, lots of it, that we've given them when it's good, that they stole from us when it's bad, that end up in these people's pockets. It makes us angry not because of the amount (well, also because of that), but because for the use or not use that is done of this money. Politics today makes us angry because the vision is of a personalistic use of the tool, of the opportunities (in the most ample and collective sense) that politics allow and that instead finish up remaining on paper. It makes us angry because politics should mean collectivity. I totally agree with Ingrao's definition:

"For me politics is: me and others together, to have an influence, even if just for an ounce, on human matters. Outside this collective action I wouldn't be able to do politics."

But as Pietro Ingrao wrote, in aswer to Stéphane Hessel and her Indignez-Vous!:

"Getting angry isn't enough. We must build a shared, active relationship. Then you can call it a movement or party or whatever."

See, reading this last part again I think about the M5S, because in the end it mirrors perfectly, at least in the ideas, in the spirit. Too bad that then, as we've seen, in the facts and retrofacts, this way, this opportunity is readily revealed in that game that cancels the creation of a politics that is born from the strength of the relationships for a common goal in favor of a scheme that is all too known and that puts someone on top, while leaving at the base of the pyramid a bunch of people robbed of their honest (I don't have any difficulty believing it) idealistic motivations.

It look like a labyrinth, if getting angry isn't enough and at some point you must do something, face politics, even from below, in a movement, and even there you don't find the exit but a wall just like all the others, then the matters gets really serious. I read a strong attribution of dignity to Politics in Ingrao's words, and I mean Politics with a capital P, which isn't the one of politicians, but in its widest sense. Dignitiy is something that is extremely difficult to conquer but at the same time extremely fast to disappear. For years this country has relied, and here it has been guilty, to its pastor, losing more and more of the natural instinct of preservation that puts you on guard when the man who leads the flock is about to enter a forest filled with wolves.

We've lost the motivation to reconquer a shared, collective dignity, capable of aspiring to that Politics that is "me and others together, to influence human matters even for an ounce". Maybe for tiredness, maybe for comodity, maybe because we were thinking about something else, caught up in our matters. Maybe the way things went has pushed us to individualism, also political, even if not conscious. But if we got angry for 20 years and we still do? Ingrao again:

"Indignation, on the other side, goes along marvellously with imperant individualism, with the solitary gesture of signing a petition or with the participation to a manifestation that lasts one day".

and along with that, I say, the new fashion of click politics or Like activism.

But mainly we've lost the ability of "practicing doubt every time the collective action, the sentiment of belonging, contrast with your effort of being free. And, even if essential, individual responsibility isn't enogh." The problem is that then, even in the moment at the end of the Berlusconi ventennial, of all that series of collective protests, nothing changed. Berlusconi fell, the protests haven't evolved, disappearing on themselves without managing to visualize and tackle the problem, that was more profound and radicated, that went deep and that persists for these reasons. Getting angry isn't enough, and maybe this post is the exact representation of that extremely rethorical individualism that Ingrao describes in the solitary gesture of signing a petition.

We must fight to find a new starting point, first of all to reconquer that lost dignity, and then put our hands on collective Politics again, that doesn't belong to politicians, but to the group that exerts it. That me and others together, to influence, even if only for one ounce, human matters.

Matteo Castellani Tarabini | contepaz83

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