▼ Il tweet del giorno
Berlusconi: "Presidente della Convenzione? Solo una battuta". Come quando prometteva un milione di posti di lavoro ed il rimborso dell'IMU.
— Il Triste Mietitore (@TristeMietitore) 08 maggio 2013
Visualizzazione post con etichetta partiti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta partiti. Mostra tutti i post
martedì 26 marzo 2013
Se è la politica a non capire che il civismo non basta
Prima di consegnare l'Italia a un “governo civico” bisognerebbe capire cos'è la società civile e in cosa, questa, è migliore della politica. O forse, come propone qualcuno, andrebbero invertiti gli elementi del discorso.
Dunque, cos'è la politica e in cosa è migliore della società civile? Ma se in un momento tanto delicato come questo è importante porsi domande, ancora di più è necessario trovare risposte adeguate. Di risposte chiare per ora se ne sono sentite poche, però ci sono uomini e gruppi di persone che si impegnano per trovarle.
È successo in Lombardia per esempio, dove il centrosinistra ha deciso di aprirsi alla società civile chiedendo ad Umberto Ambrosoli, avvocato penalista senza tessera di partito in tasca, di candidarsi alla presidenza della Regione. È successo quando Mario Monti, premier uscente a capo di una coalizione composta dalla maggior parte dei partiti presenti in parlamento ha dato vita a Scelta Civica. Altro soggetto civico, anzi, "civicissimo" è Fare per Fermare il Declino, che tra le sue fila conta professori, economisti, imprenditori e giornalisti. E Rivoluzione Civile non presentava forse al suo interno una cospicua fetta di nomi provenienti dalla società civile?
Una tale invasione civica in questo paese non si vedeva da tempo, almeno da un ventennio, per l'esattezza dal momento in cui Silvio Berlusconi, antesignano di quel civismo al quale oggi tanto si oppone, diede vita a Forza Italia candidandosi a guidare il Paese con un soggetto politico estraneo alle logiche dei vecchi partiti. Dunque, trovare una risposta alle domande iniziali diventa ancora più difficile perché sembra proprio che politica e società civile siano una il proseguo dell'altra o, se si preferisce, una la benzina dell'altra. Ad alzare lo sguardo oltre gli accadimenti strettamente contingenti si potrebbe dire che la società italiana diventa civile solo quando la politica diventa platealmente incivile.
Così è successo dopo la crisi della prima repubblica con la nascita e l'affermazione di Forza Italia e così accade oggi con il Movimento 5 Stelle che diventa il primo partito del Paese. Viene spontaneo chiedersi però dove fosse la società civile, così come la intendiamo oggi, prima della forte crisi degli anni novanta e ancora mentre la seconda repubblica dopo i piccoli e faticosi passi iniziali si alzava in piedi per correre verso gli anni duemila.
Dove erano i paladini del rinnovamento e della trasparenza mentre l'Italia accumulava debito pubblico o mentre gli eletti, con il loro comportamento, delegittimavano le Istituzioni? A sentire come parlano oggi non sembra possibile pensare che i veri difensori del bene comune e della buona politica fossero impegnati nel perseguimento dei propri interessi personali proprio mentre i partiti compivano le peggiori nefandezze. Dov'era allora questa contiguità tra politica e società civile che oggi sembra diventata l'elemento imprescindibile di legittimazione per chiunque si candidi ad assumere ruoli di responsabilità per il governo del Paese?
È certamente vero che i partiti non si sono sforzati di tendere l'orecchio fuori dai Palazzi per farsi suggerire la strada da intraprendere ma pare altrettanto evidente che dal “Paese reale” non si siano alzati cori roboanti che chiedevano insistentemente udienza.
Intendiamoci, non si prova in queste righe a difendere la condizione tautologicamente indifendibile di quei partiti che hanno gravissime colpe nel proprio mancato rinnovamento, nella mancata formazione della nuova classe dirigente e nella chiarissima incapacità di saper leggere e comprendere i drammi di un Paese che necessitava di risposte strutturali; si prova solo a cercare risposte che non si limitino alla sterile attribuzione manichea delle responsabilità in un momento tanto difficile.
Forse la soluzione non sta solo nell'estraneità alla politica come ha dimostrato la sconfitta del centrosinistra in Lombardia. Umberto Ambrosoli era esterno alla politica dei partiti e ha improntato la campagna elettorale proprio sull'assoluta libertà dalle logiche di questi ma nonostante tutto non ha vinto, anzi è stato sconfitto da Roberto Maroni, l'ex ministro Roberto Maroni, il Segretario di partito Roberto Maroni, il candidato che ha puntato sulla sua esperienza politico-amministrativa l'azione di convincimento degli elettori. Colui che è riuscito nella sua impresa nonostante il centrodestra lombardo si trovasse in una situazione che aveva da tempo oltrepassato i confini della tragicommedia. Siamo sicuri dunque che la strada giusta per il futuro della politica sia esclusivamente quella dell'apertura incondizionata alla società civile?
Bisognerebbe prendere in considerazione la possibilità che la vera sconfitta della politica si stia consumando proprio in queste ore, proprio mentre prende piede l'atteso rito del toto ministri di un possibile governo Bersani. Saviano, Gabanelli, nomi rispettabilissimi di persone che nel fare il loro lavoro hanno dimostrato coraggio, capacità e passione, nomi che meritano enorme rispetto e che certamente svolgeranno il loro dovere nel migliore dei modi continuando a fare i loro mestieri, mestieri fondamentali che incidono quotidianamente sulla vita delle persone, proprio come dovrebbe fare la politica. Ma per governare e per fare politiche, perché sono le politiche i binari sui quali si fa correre un Paese, questo non basta.
Non basta l'innocenza aprioristica della società civile, non bastano le competenze e le intelligenze dei suoi esponenti migliori, serve una visione del futuro e un metodo chiaro e condiviso per poterla perseguire. La conditio sine qua non per avere una visione chiara è un'identità chiara, e il luogo nel quale è possibile lavorare a questo progetto rimangono i partiti, partiti nuovi che dovranno trovare nel rapporto di contiguità con la società civile il polso del Paese ma che non dovranno unicamente delegare a questa l'espressione dei nomi di chi andrà a occupare ruoli di estrema responsabilità.
E se la politica da sola non sarà capace di capire che svuotandosi e delegittimandosi ancora più di quanto sia già accaduto danneggia il Paese, la società avrà la possibilità di dimostrarsi veramente civile nel cercare di farglielo capire, magari chiedendo a questa di assumersi le sue responsabilità fino in fondo. Il prezzo da pagare, lo sappiamo tutti, è molto alto ma solo ripartendo da zero, forse, potremo sperare di invertire la rotta.
Erica Sirgiovanni | @erica_sir
If it's the politics that doesn't understand that civism isn't enough
Before putting Italy in the hands of a "civic government" we should better understand what the civic society actually is, and in what ways it is better than politics. Or maybe, as someone suggested, we should invert the elements of the matter.
So, what is politics and in what ways is it better than the civic society? But if in a moment as delicate as this one it is important to ask questions, it is much more necessary to find adequate answers. We've heard very few clear answers so far, but there are people and groups of people who are working to find them. It happened in Lombardy for example, where the center left has decided to open up to the civic society by asking Umberto Ambrosoli, penalist lawyer without a party membership, to candidate for the Presidency of the Region. It happened when Mario Monti, exiting prime minister, head of a coalition made up of the majority of parties present in Parliament has given birth to Civic Choice. Another civic subject, or actually "very civic", is Fare per fermare il Declino, which counts professors, economists, entrepreneurs and journalists among its members. And didn't Civic Revolution present a large part of names coming from the civic society?
Such a civic invasion in this country we didn't see for a long time, at least twenty years, to be exact from the moment Silvio Berlusconi, the first symbol of that civism he now so strenously fights, gave life to Forza Italia proposing himself as a candidate to guide the Country with a political subject that was outside the logics of old parties. So, finding an answer to the initial questions is even more difficult because it seems that politics and civic society are one the continuation of the other or, if you prefer, one is the fuel of the other. If you look beyond the events that are strictly contingent you might say that the Italian society only becomes civil when politics becomes clearly uncivic.
So it happened after the first republic crisis with the birth and the affirmation of Forza Italia and so it happened with the Movimento 5 Stelle which became the first movement of the country. So it's just normal to ask ourselves where the civic society actually was, as we intend it today, before the strong crisis of the 90s and while during the second Republic, after the first small and difficult steps it stood up to run towards the decade between 2000 and 2010.
Where were the symbols of renovation and transparency while Italy accumulated public debt or while the elected, with their behavior, delegitimated the institutions? If you hear them today, it doesn't seem possible to think that the true defensors of common good and good politics were busy following their own interests while the parties did the worst of the worst. So where is this contiguity between politics and civic society that today seems to be the fundamental elementof legitimation for anyone who is candidated to roles of responsibility for the Government of this country?
It is certainly true that the parties didn't even bother to look outside the Palace to get suggestions for the way to take, but it seems as evident that from the "real Country" no loud chorus rose, asking to be heard.
Let's get this straight, in these lines I'm not trying to defend the indefendible condition of those parties who have extremely serious responsibilities in their lack of renovation, in the lack of formation of the new political class and in the clear incapability of reading and understanding the problems of a country that needed structural answers, we're only trying to find answers that aren't limited to the sterile attribution of guilt and responsibility in such a difficult moment.
Maybe the solution isn't just in the extraneity to politics, as the defeat of centerleft in Lombardy has proved. Umberto Ambrosoli was outside of the party politics and has concentrated his elections campaign on the absolute freedom from their logics but in spite of everything he didn't win, he was defeated by Roberto Maroni, the ex Minister Roberto Maroni, the secretary of party Roberto Maroni, the candidate who bet everything on his political and administrative experience in trying to convince voters. The one who managed in his task in spite of the fact that the Lombardy centerright was in a situation that had already gone beyond the boundaries of the tragic commedy. Are we sure that the right way for the future of politics is exclusively the one of inconditioned opening to the civic society?
We should consider the possibility that the true defeat of politics is consuming itself in these very hours, during the awaited ritual of minister nomination of a possible Bersani government. Saviano, Gabanelli, respectable names of people who in doing their work have proved a lot of courage, capability and passion, names who deserve an enormous respect and that will certainly do their work in the best way possible continuing to do their jobs, fundamental jobs which have an important impact on people's daily lives, just as politics should be. But in order to govern and do politics, because it's politics the tracks on which you need to make a country run, this isn't enough.
The innocence of the civic society is not enough, the competence and the intelligence of its best exponents is not enough, we need a vision of the future and a clear and share method to get there. The condition sine qua non to have a clear vision is a clear identity, and the place where it is possible to work on this project is the party, new parties that will have to find a relationship of contiguity with the civic society and the condition of the Country but that will not only have to delegate to it the expression of the names of those who will occupy the places of extreme responsibility.
And if politics alone won't be able to understand that emptying and delegitimating itself even more than it has already only damages the country, the society will have the possibility to prove itself truly civic in trying to making it understand, perhaps asking it to fully assume its responsibilities. The price to pay, we all know it, is very high, but only starting from zero, maybe, we can hope to invert the route.
Erica Sirgiovanni | @erica_sir
Etichette:
bersani
,
erica sirgiovanni
,
governo
,
intervistato
,
jacopo paoletti
,
maria petrescu
,
partiti
,
roberto maroni
,
società civile
,
umberto ambrosoli
domenica 3 febbraio 2013
#Elezioni2013 e la scomparsa dei partiti politici
Quante volte l'abbiamo sentito? "Il QWERTY UIOPAS non è un partito". Mille, se abbiamo tenuto bene i conti.
In Italia tutti sono dentro piattaforme, progetti, associazioni, lobbies di industriali ma perdio non bestemmiate parlando di partito altrimenti li prendono per gente che mangia ostriche a cena, che si fa accompagnare a fare shopping dai poliziotti e che usa i finanziamenti pubblici per comprarsi i videogiochi. E non chiamateli politici, altrimenti sembra che se non se ne vanno a mignotte è perché le mignotte vanno da loro.
L'argomento del pezzo non è dei più originali insomma, ma anche voi potreste pure cambiare paese ogni tanto: che cazzo ci hanno fatto i partiti? Riformulo: che cazzo ci hanno fatto i partiti che non ci potrebbero fare i movimenti, le liste civiche, le squadre di rugby, le gangbang, le bandille dei quartieri malfamati, i comitati cittadini e gli illuminati?
"Un partito politico è un'associazione tra persone accomunate da una medesima finalità politica ovvero da una comune visione su questioni fondamentali della gestione dello Stato e della società o anche solo su temi specifici e particolari. L'attività del partito politico si esplica nello spazio della vita pubblica e, nelle attuali democrazie rappresentative, ha per ambito prevalente quello elettorale. (Wikikevelodicoafàpedia)"
Sembra quindi che un partito non sia niente di male. La definizione include anche un tavolino del bar con quattro vecchi a giocare a carte in cui ad un certo punto uno ubriaco si alza e sbraita "Il Re te lo dovevi ficcare nel culo!", ma solo se alcuni lo applaudono e lo portano in trionfo al Comune. Comunque le definizioni sono, per definizione, le analisi del laboratorio del linguaggio: dicono come sono i valori del sangue, ma non conoscono la cartella clinica. Quella del partito, per dire, è molto più vicina ad una fattura delle pompe funebri che ad un modulo di dimissioni ospedaliere. Quindi il problema è un altro: se riuscissimo con un enorme sforzo di immaginazione a ipotizzare che gli eletti siano dei parassiti, ne dovremmo concludere che il corpo partito non sia più un ospite desiderabile per loro. Fatto questo ragionamento, non cadiamo nell'errore esorcistico di far uscire Casaleggio dal nostro corpo. Ci serve dentro, insieme ai paladini e ai mascalzoni, come un batterio intestinale, per tirarci fuori tutto il defecabile di questa seconda repubblica e mezzo.
Per esempio: stiamo forse assistendo alla tanto agognata morte della democrazia rappresentativa, per passare ad un nuovo modello, di democrazia delegativa? Ovvero: non si vota chi rappresenta le proprie idee o i propri interessi, si vota chi si crede possa sapere ciò che si deve e non si deve fare. Perché noi non lo sappiamo più, nemmeno per noi, figuriamoci per il paese. Dai. Non votiamo più l'interesse, votiamo la fiducia. Vi renderete conto che antropologicamente parlando siamo molto più vicini a dinamiche religiose che altro, tanto che ormai l'idea di votare a seconda dei propri interessi sembra una cosa di cui vergognarsi. E' un peccato simile alla masturbazione. Se voti chi ti conviene diventi cieco. Raschiato il barile delle ideologie ci siamo trovati con le religioni di scarto. Ottimo.
Ma questo rapporto di fedeltà è proprio ciò che ci impedisce poi di vedere con lucidità i comportamenti. E' lo stesso su cui si basa un fidanzamento. Veniamo delusi, traditi, frustrati, ma quello che ci impedisce di rendercene conto è l'orgoglio: non ammettiamo di aver riposto male la nostra fiducia. Molto più facile invece accorgersi quando non si è realizzato il nostro interesse. Ed esattamente come in un rapporto di coppia si danno dei nomignoli strani per indicare il pene e la vagina del proprio partner, che poi spesso li possiede entrambe, allo stesso modo oggi in politica si usano termini come movimento, megafono, agenda, guida, piattaforma e chi più ne ha più ne metta. Per esempio la mia ragazza chiama il mio pisello Portavoce, preferito a megafono non so perchè, mentre io chiamo Società Civile la sua topa e il suo culo invece Progetto.
In sostanza il movimento di cui faccio parte con la mia ragazza consiste nel far entrare il mio Portavoce attraverso la Società Civile per realizzare infine di comune accordo il Progetto. Sempre che la nostra Agenda illustrata con le posizioni del Kamasutra Elettorale non preveda imparentamenti diversi. Una volta per esempio lei si è vestita da Trasparenza e io mi sono fatto il Non-Statuto: è stato bellissimo, ma proprio mentre stavamo per fare le Primarie si è rotto il Tecnico e Incensurato com'ero sono subito dovuto uscire fuori dall'Euro. Appena in tempo. Non voglio un altro Spread che piange, fa i capricci e mi costringe a stare sveglio tutta la notte.
Quindi, visto che è da quando Adamo ha dato il simpaticissimo nome di Triceratopo ad un dinosauro che l'uomo dà i nomi alle cose e le cose di questo s'incazzano, chiamiamo le cose con i loro nomi: ti candidi? Sei un politico. Il tuo gruppo? Un partito. C'è uno più figo di tutti? E' il vostro leader. Questo pezzo? E' Finito.
Franco Sardo | Demerzelev
Etichette:
franco sardo
,
jacopo paoletti
,
maria petrescu
,
movimento 5 stelle
,
partiti
domenica 4 novembre 2012
La strategia dell'astensione: #elesicilia
Il dato lo conosciamo tutti: 53%. Come ogni amico di amici che si rispetti poi qualcuno se lo ricorda più alto qualcuno se lo ricorda più basso, ma resta il fatto che l'astensione alle ultime elezioni in Sicilia ha fatto un vero boom di silenzi, lasciando in secondo piano persino gli scalpitanti attivis... grillini e consegnando per la seconda volta all'eufemistico Presidente Napolitano un depliant dell'Amplifon, in cui uno sgualcito Lino Banfi spiega come settare l'apparecchio per evitare il fastidio dei difetti di pronuncia di Vendola, ma non delle battute che ci fanno sopra.
Posti davanti a queste cifre imbarazzanti gli analisti concordano sul fatto che sia stato un evidente messaggio della mafia. Basta teste di cavallo sul letto che comunque non sono mai esistite se non in un film di Scorsese, basta sassi nelle finestre avvolti in lettere minatorie stile black block della Bce, basta autobombe ai magistrati. Da oggi la mafia fa la ritrosa, serrando le labbra e le urne sull'identità dei propri consociati. Chiamatela omertà.
Celebre ormai l'esempio delle carceri in cui nessuno dei condannati per reati di stampo mafioso è andato a votare, a fronte delle precedenti elezioni in cui facevano perfino educatamente la fila. Insomma parrebbe che i mafiosi non si fidino più di questa politica, tutta "ladroni, mignotte e raccomandati" (cit. Flavia Vento, quasiattivista 5 Stelle). Ma c'è anche la possibilità che essendo la Sicilia una Regione costretta dal deficit a operare in mezzo a lacrime e sangue, come un qualsiasi sicario, la mafia che non strangola non abbia voluto sostenere alcun candidato destinato all'impopolarità. Oppure la piovra sta puntando più in alto, convinta anche lei che il vero gioco di potere non si faccia in politica come un tempo, ma nelle banche, nella massoneria, fra gli illuminati e i lobbisti del Bilderberg.
Immaginatevi quindi il picciotto del 2012 che nel social condivide un'infografica fatta col paint di Informare per Resistere sul numero dei parlamentari italiani rispetto alla Danimarca, un video di CoscienzaSveglia sulle scie chimiche del signoraggio bancario e una vignetta con la Fornero che indica a mezzo milione di lemmings esodati la strada verso la scogliera. Non ci vorrà molto prima che gli venga da mettere qualche bomba.
Certo è che se si guarda l'Italia da vicino ci si accorge che sembra formata da tante piccole sicilie e forse alle prossime elezioni politiche non è poi così improbabile aspettarsi un risultato simile a questo confuso nuddu ammiscatu al 53% cu nenti.
Franco Sardo | #Demerzelev
The strategy of abstentionism
We all know the number: 53% As every friend of friends that respects himself, someone remembers it to be higher, someone lower, but the fact remains that the abstention at the last elections in Sicily has made a boom of silences, leaving in second plan even the most enthusiastic activis... Grillo fanboys and giving for the second time to President Napolitano a depliant of Amplifon, in which Lino Banfi explains how to set it in order to avoid the unpleasant pronounciation defects of Vendola, but not the jokes they make about it.
When faced with this embarassing data the analysts agree on the fact that it has been an evident message of mafia. Enough with the horse heads on the bed that haven't existed if not in Scorsese's movies anyway, enough with the rocks in the windows, wrapped in threatening letters in black black style of the BCE, enough with autobombs to judges. Starting today the mafia is shy, closing the lips and the voting on the identity of its allies. Call it omerty.
The example of prisons in which none of the condemned for mafia crimes has voted is famous, much different from the previous elections, when they educately stood in row. So it would seem that the mafia doesn't trust this politics anymore, all "thieves, whores and recommended" (cit. Flavia Vento, almost a M5S activist). But there is always the possibility that being Sicily a Region constrained by deficit to operate in the midst of tears and blood, as any assassin, the mafia that doesn't strangle didn't want ot sustain any candidate who was destined to be unpopular. Or the octupus is aiming higher, convinced that the true power game isn't done in politics as it used to be, but rather in banks, in masonry, among the Illuminati and lobbyists of Bilderberg.
Imagine the 2012 youngster that on socials shares an infographic made in paint of Inform to Resist on the number of MPs in Italy compared to Denmarl, a video of AlertConscience on the chemical paths of banking and an illustration with Fornero showing to half a million lemmings without a job the road to the nearest cliff. It won't be long before he'll want to put some bombs.
If you look at Italy from a close distance, you realize it seems made out of many small Sicilies, and perhaps the next political elections it isn't improbable to espect a result similar to this 53%.
Franco Sardo | #Demerzelev
Etichette:
astensionismo
,
demerzelev
,
elesicilia
,
elezioni regionali
,
franco sardo
,
intervistato
,
jacopo paoletti
,
mafia
,
maria petrescu
,
partiti
,
politica
giovedì 1 novembre 2012
E' ora che la politica esca dal romanzo
La mia impressione è che la politica ancora oggi non riesca a staccarsi da quel formato romanzo cui ci costringe ad auto convincerci. Un insieme di promesse di avventure, fantastiche opportunità, mondi meravigliosi che, come in un romanzo appunto, restano incastrati nelle fantasie. C'è bisogno invece di chiarezza e concretezza adesso.
Ho cominciato a leggere romanzi d'avventura, e poi quelli cosiddetti di formazione, di pirati e isole del tesoro, di tigri e giovani Holden, che ero appena decenne. Quindi, a ragion veduta, mi considero un buon conoscitore del genere. Abbastanza da intendere l'epico svolgimento e l'epilogo eroico, buono fino alla chiusura della quarta di copertina, quando ne intercetto con occhi ed orecchie le parole. Oltre quello rimane il retrogusto di un viaggio mentale, attraverso la parola (scritta), che per ovvie ragioni non può essere riprodotto nella realtà di tutti i giorni, salvo rarissimi, e affermo pure, fortunatissimi casi.
Quando poi l'altro giorno nel botta e risposta via mail, parlando degli ultimi fatti politici, con una amica, Giulia, ho letto nelle sue ultime righe che "sembra di essere in un romanzo" non ho potuto che concordare con lei. Fagocito da settimane, e forse in questo sbaglio, ogni passaggio televisivo e non, dei candidati politici (in maniera trasversale, destra/sinistra) alla ricerca di un segno. Una chiave di volta che mi permetta di pensare, credere, che quel fiume in piena dai flutti retorici contenga, magari appena celato, il pezzo - la chiave di volta appunto - in grado di sostenere concretamente nei fatti tutti quei discorsi, trasformandoli da promesse romanzate a reali opportunità per il paese.
Eppure, per difficoltà mia, o incapacità loro, non riesco a scorgerla. Forse il perché sta nel loro continuo porsi in modo pedissequo, rimbalzando da un programma all'altro, da un salotto all'altro. Come tanti piccoli personaggi in cerca d'autore (o autorevolezza) che interagiscono solo tra loro parlando di loro in prima seconda e terza persona. Ma non stiamo in un romanzo. Non siamo all'interno del mondo della narrativa, in un qualche paese fantastico dove tutto si dice e poco importa se non corrisponderà a realtà.
Ecco, l'Italia ha vissuto per vent'anni in un romanzo. Anzi, un brutto romanzaccio nemmeno degno di collane da due soldi stile harmony. Una sequela di personaggi stereotipati senza capo ne coda totalmente estranei al mondo reale. Di tutte quelle promesse nulla è stato concretizzato. Tutto è rimasto nero su bianco sulle pagine ormai ingiallite di un qualche lontano contratto.
Ma ora è giunto il momento di uscire dal romanzo, di mettere da parte Salgari, Collodi e tutti i colleghi vari. E' ora di uscire dal romanzo di formazione ed entrare nel mondo della responsabilità, dell'età adulta della politica, o di un ritorno ad essa. C'è bisogno di parole serie che indichino strade percorribili e credibili, senza enfatizzare o esaltare. Reali. E' il momento di abbandonare quegli stilemi ormai desueti, quei dialoghi da scrittore di serie B che non strizzano più l'occhio nemmeno ad un (e)lettore novello.
Once Upon a Time, ma ora non va più bene.
Matteo Castellani Tarabini | contepaz83
It's time for politics to exit the novel
My impression is that politics to this day can't get out of the novel format which it constrains us to convince ourselves. A mix of promises of adventure, fantastic opportunities, marvellous worlds tat, as in a novel, remain closed in fantasy. There's a need for pragmatism and clear paths right now.
I started reading adventure novels, those that are called formation novels, about pirates and treasure islands, about tigers and young Holdens, when I was only ten. So I talk about of experience, I consider myself someone who knows the genre. Enough to understand the epic development and the heroic closure, good until the closing of the last page, when I intercept with eyes and years its words. Apart from that the only thing that remains is the aftertaste of a mental trip, through the written words, that for obvious reasons cannot be reproduced in the everyday reality, except for extremely rare, and I may say, extremely fortunate cases.
So when the other day in an email exchange with a friend, Giulia, talking about the latest political facts, I read in her last lines that "it's like being in a novel", I totally agreed with her. I've been taking in for weeks, and perhaps it was a mistake, every television message and not, of the political candidates (regardless of political color) in search of a sign. A sign tat allows me to think, believe, that the flood of rhetoric waves contains, even if hidden, the sign capable of sustaining pragmatically the facts in all those talks, transforming them from novel promises to real opportunities for the country.
And yet, maybe because of my difficulties or their incapacity, I can't find it. Maybe the reason is in their countinuous presenting themseves everywhere, jumping from one program to the other, from one talk show to the other. As many little characters looking for an author (or authority) that interact only among themselves, talking about themselves in first, second and third person. But we don't live in a novel. We're not inside the world of narrative, in some fantastic land where everything is said and it doesn't matter whether words match reality.
So, Italy has lived for 20 years in a novel. Actually an ugly novel that isn't even worthy of 2 penny collections in Harmony style. A series of stereotyped characters without beginning nor ending that are completely outside the real world. Of all those promises nothing's been done. Everything has remained written black on white on the pages now turned yellow of some old contract.
But now it's time to get out of the novel, to put aside Salgari, Collodi and all the various colleagues. It's time to get out of the formation novel and enter the world of responsibility, of the adult age of politics, or a return to it. There's a need for serious words that show paths that are credible and doable, without exagerating. Real. It's time to abandon those old styles, those dialogues that don't even stimulate a new reader. Or voter.
Once upon a time, but now it doesn't work anymore.
Matteo Castellani Tarabini | contepaz83
Etichette:
contepaz83
,
italia
,
matteo castellani tarabini
,
partiti
,
politica
,
politica italiana
,
primarie
martedì 25 ottobre 2011
10minuticon Massimo Melica @massimomelica
Durante questa intervista con Massimo Melica, avvocato ed esperto di diritto applicato alle nuove tecnologie, abbiamo affrontato il tema della legislazione applicata alla rete, e soprattutto dei tentativi di censura più volte tentati sia in Italia che all'estero.
Questa settimana si inaugura una nuova rubrica di Intervistato.com: 10minuticon, video interviste da 10 minuti con personalità che si sono distinte in Rete.
Qualche giorno fa abbiamo avuto il piacere di intervistare Massimo Melica, esperto di diritto applicato alle nuove tecnologie.
Massimo inizia a occuparsi di questa materia agli inizi degli anni '90, quando la stessa ancora non esisteva, scrivendo dell'uso di carte di credito e bancomat.
Tutte le tematiche sociali che portano le persone al dialogo e alla discussione diventano oggetto di interesse del diritto, che dunque ne regola le diatribe.
Internet è visto dunque come la sfida culturale più importante dell'uomo: secondo Massimo bisogna imparare a disciplinare il dialogo attraverso uno strumento che abbatte le barriere territoriali, le barriere spazio-tempo e soprattutto immagazzina ciò che noi affermiamo: è quindi necessario adottare un uso sempre più responsabile e consapevole della Rete, più etico di quello che era possibile usare anni fa. [video]
Per quel che riguarda la legislazione in materia di nuove tecnologie, Massimo sostiene che una parte della normativa esistente può essere applicata, ma è chiaramente auspicabile che il diritto si fondi su dei paradigmi nuovi, che possano favorire effettivamente l'uso delle nuove tecnologie. [video]
Abbiamo chiesto a Massimo come è nato Open Politics, che raccoglie tutte le buone iniziative legate alla politica che nascono in Rete, con le loro caratteristiche di trasparenza, risparmio, contestazione verso la casta. L'idea è di costituirne l'anima progettuale, in grado di staccarsi dalla Rete e di parlare all'intera popolazione che è formata sia da persone che usano regolarmente le nuove tecnologie, sia da coloro che ancora non si sono avvicinati a questo mondo. [video]
Una democrazia informata che passa necessariamente, dunque, per l'istruzione e l'elevazione del livello culturale di chi è chiamato ad esprimere la propria preferenza. [video]
Per quel che riguarda le strutture organizzative dei partiti, uno degli aspetti più salienti è il fatto che queste sono nate in un periodo storico nel quale non c'era Internet, né la possibilità di un dialogo diretto con gli elettori.
L'ipotesi di portare quindi persone nuove nei partiti sembra quindi poco efficace senza una reale innovazione anche per quel che riguarda le strutture, in modo da staccarsi dal modo tradizionale di gestire il potere del partito e sfruttare la base per costruire un sistema politico trasparente e in grado di risolvere realmente i problemi. [video]
La politica oggi non dialoga con la Rete, e secondo Massimo bisogna fare molta attenzione a non confondere il marketing politico con la politica vera e propria.
L'obiettivo quindi è di far sì che il sistema diventi meritocratico, che la politica venga fatta in assoluta trasparenza e che dialogando in Rete le persone trovino nuove soluzioni nell'arte di governare. [video]
Abbiamo chiesto l'opinione esperta di Massimo per quel che riguarda il DDL intercettazioni: a suo avviso è necessario tutelare la privacy dei soggetti terzi e far sì che le intercettazioni non penalmente rilevanti non vengano diffuse pubblicamente.
Per quanto riguarda il comma 29, invece, si tratta di un testo molto generico a livello giuridico: si fa menzione di "siti", ma senza specificare se si tratta di blog, testate giornalistiche registrate oppure pagine Facebook, rendendo evidente il fatto che il legislatore non conosce la materia che tenta di regolare. [video]
Abbiamo concluso chiedendo quali sono i passi da intraprendere per arrivare a un concetto reale di open politics: secondo Massimo è necessario affidarsi all'ascolto, al dialogo e alla mediazione, e pensare delle politiche nuove che siano orientate al bene comune.
A suo avviso unirsi per trovare le soluzioni ai problemi più stringenti è possibile e bisogna farlo non solo per vivere in maniera dignitosa, ma anche per garantire un futuro alle prossime generazioni. [video]
Invito quindi tutti a guardare l'intervista con Massimo, molto più ricca di riflessioni e dettagli a questa mia breve sintesi.
Buona visione!
Maria Petrescu
10minuticon Massimo Melica
This week we present a new section of Intervistato.com: 10minuteswith, video interviews 10 minutes long with personalities that have distinguished themselves online.
A few days ago we had the pleasure of interviewing Massimo Melica, expert of law applied to the new technologies.
Massimo started dealing with this matter in the early 90s, when it actually didn't exist yet, writing about the use of credit cards and cash mashines.
All the social thematics that bring the people to dialogue and discussion become object of interest for the law, that regulates its pathologies.
The Internet is seen as man's most important cultural challenge: in Massimo's opinion it is necessary to learn to discipline the dialogue through a tool that erases territorial barriers, space-time barriers and most importantly stores everything we say: it is necessary to adopt a more and more responsible and aware use of the Web, more ethical than what it was possible to use years ago. [video]
As for the legislation of new technologies, Massimo says that a part of the existing code can be applied, but it is clearly desirable that we find new paradigms that can effectively favor the use of new technologies. [video]
We asked Massimo how Open Politics was born, the project that puts all the online born politics related initiatives together, with their characteristics of transparency, saving, dispute against the caste. The idea is to be their projectual core, able to take a step back from the Web and to talk to the entire population, which is made both of people who regularly use new technologies, and the people who haven't yet approached this world. [video]
An informed democracy that necessarily starts with proper education and the elevation of the cultural level of the people who are called to express their preference through their vote. [video]
As for the organizational structures of parties, one of the most important aspects is the fact that they were born in a period when there was no Internet, nor the possibility of a direct dialogue with the voters.
The idea of bringing new people in parties seems to be uneffective without real innovation of the structures, getting away from the traditional way of managing the power inside the party and starting to exploit the base to build a transparent political system capable of actually solving problems. [video]
Politics today doesn't talk with the Web, and in Massimo's opinion it is necessary to be very careful not to confuse political marketing with actual politics.
The goal is to make the system meritocratic, to achieve perfectly transparent politics and allowing people who dialogue online to find new solutions in the art of ruling. [video]
We asked Massimo's expert opinion about the DDL wiretappings: in his opinion it is necessary to protect the privacy of third parts and avoid publishing wiretappings that are not relevant to the goals of the trial.
As for Comma 29, the text is very generic at a legal level: it mentions "websites" without specifying whether they mean blogs, registered newspapers or Facebook pages, revealing that the legislator doesn't really know the topics on the table. [video]
We finished asking what are the necessary steps to make open politics possible: in Massimo's opinion we should rely on listening, dialogue and mediation, and think of new politics that are oriented to the common good.
Uniting people with the goal of finding solutions to the greatest problems is possible and we should do it not only to live in a dignified manner, but also for the well being of future generations. [video]
I invite everyone to watch the interview with Massimo, much richer in details and insights than my brief synthesis.
Enjoy!
Maria Petrescu
Iscriviti a:
Post
(
Atom
)
▼ Leggi i migliori della settimana
-
"Solo me ne vò per la città passo tra la folla che non sa e non vede il mio dolore....” Ho avuto in mente i versi di questa canzone...
-
C’eravamo tanto amati. Più o meno è questo il rapporto che contraddistingue Twitter e i suoi utenti, ormai bistrattati e costretti all’angol...
-
La settimana è stata segnata da infiniti colloqui istituzionali, dalle continue gaffes grilline e...dalle azioni sempre più sorprendenti del...




