▼ Il tweet del giorno
Berlusconi: "Presidente della Convenzione? Solo una battuta". Come quando prometteva un milione di posti di lavoro ed il rimborso dell'IMU.
— Il Triste Mietitore (@TristeMietitore) 08 maggio 2013
Visualizzazione post con etichetta sicilia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sicilia. Mostra tutti i post
sabato 9 marzo 2013
#Storiedeldisonore: dal bandito Giuliano a Lucky Luciano
Ci eravamo lasciati a quel primo maggio del 1947, quando un commando dell’Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia (EVIS), con a capo Salvatore Giuliano, spara e provoca 11 morti e 27 feriti tra i lavoratori in festa a Portella della Ginestra.
Il rapporto di polizia parla chiaro in quella occasione, e attribuisce responsabilità a “elementi reazionari” in tandem con mafiosi locali.
Un cane sciolto come Giuliano fa prima comodo alla mafia, ma inizia poi a diventare un personaggio ingombrante, così nel 1950, dopo altri attentati a caserme dei Carabinieri e alle sezioni del Partito Comunista Italiano Giuliano viene assassinato a Castelvetrano. Era diventato scomodo e quindi inutile ‘il bandito Giuliano’, e il colonnello Luca, a capo del Corpo Forze Repressione Banditismo (che sostituì il nucleo costituito per la cattura di Giuliano), con la complicità dei capibastone di Castelvetrano, lo elimina.
L’inizio degli anni ’50 segna anche il primo vero e proprio scontro tra cosche. Da una parte i “giardini”, dall’altra i “cantieri”. Uno spostamento del mercato che a Palermo scatenò una guerra a cui la città di Palermo, scriveva Giorgio Bocca in un suo reportage dal capoluogo siciliano firmato per L’Europeo, “assiste alla strage con apparente distacco: gli onesti si sentono impotenti, i corrotti sono troppo compromessi per intervenire”.
In un anno rimangono sul campo 14 vittime. Da una parte la mafia dei cantieri di Gaetano Galatolo, detto “Tanu Alati”, boss dell’Acquasanta. Galatolo è il fornitore della manodopera ai cantieri navali, ma ufficialmente nessuno dei dirigenti sa chi sia, e nemmeno sogna di notte che potrebbe stare comodamente in galera.
Dall’altra parte la mafia dei giardini, che non hanno un vero e proprio capo, ma tengono sotto scacco i sistemi di irrigazione: alla notte la società delle acque dovrebbe chiudere i rubinetti, ma i mafiosi dei “giardini” danno indicazioni agli operai e agli addetti della guardia notturna. Per i terreni protetti dall’Onorata Società, l’acqua rimarrà aperta. Nelle loro mani c’è anche il mercato ortofrutticolo di via Guglielmo il Buono e le concessioni per gli spazi del mercato stesso.
Tutto tranquillo fino al gennaio del 1956 quando il mercato ortofrutticolo si sposta e finisce all’Acquasanta, feudo di Galatolo. “Tanu” cerca di mettere le mani dentro la pasta del mercato, ma la reazione della mafia dei giardini con il piombo non si fa attendere.
Così mentre giardini e cantieri si sfidano a colpi di lupara emergono i fratelli La Barbera, Salvatore e Angelo, rimasti fuori dal gioco al massacro, che si sono fatti strada nell’edilizia facendosi pagare “l’amicizia” in cambio di facilitazioni sulle licenze da parte dei costruttori.
Palermo centro è terra di conquista e i due, grazie ai buoni uffici del costruttore Moncada riescono ad ottenere anche il passaporto, carta indispensabile per iniziare a contrattare la droga sull’altra sponda dell’oceano. Cancellano qualche peccato di sangue compiuto in passato, si affacciano le ombre del voto di scambio e si aprono le strade verso gli appalti, le estorsioni e il traffico di droga.
I La Barbera, come li definisce Alfio Caruso nel suo libro “Da cosa nasce cosa”, “sono i pionieri della nuova frontiera dell’illecito”. Non è un caso che l’anno successivo, il 1957 tra il 12 e il 16 ottobre, arriverà il vertice tra i boss siciliani e quelli americani riguardante il traffico degli stupefacenti e l’organizzazione di Cosa Nostra in Sicilia. Si incontrano all’Hotel delle Palme. Arriva in Italia Joe Bonanno “il presidente del consiglio d’amministrazione di Cosa Nostra americana”, come amava definirsi. É qui, in questa occasione, che Lucky Luciano farà ritorno in quel di Palermo. [To be continued...]
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
Stories of dishonor: from Giuliano to the arrival of the head of the administration council of Cosa Nostra
We had closed our previous episode on that 1st of May of 1947, when a commando of the Voluntary Army for Sicily Independence, guided by Salvatore Giuliano, shoots and kills 11, wounding 27 among the workers celebrating at Portella della Ginestra. The police report speaks clear in that occasion, and gives responsibility to "reactionary elements" in collaboration with the local mafia.
A free dog such as Giuliano is at first very useful to the mafia, but then he starts to become uncomfortable, so in 1950, after other attacks to Carabinieri and the sections of the Italian Communist Party, Giuliano is assassiated at Castelvetrano. He had become unuseful, and Colonel Luca, head of the Repression of Banditism Forces, with the complicity of Castelvetrano bosses, eliminates him.
The beginning of the 50s also marks the first fight between clans. On the one side the "gardens", on the other the "construction sites". A shift of the market that in Palermo caused a war where the city, as Giorgio Bocca wrote in a reportage for L'Europeo, "assists to the massacre with apparent detachment: the honest ones feel helpless, the corrupt are way too compromised to intervene."
In one year there are 14 victims. On the one side the construction site mafia of Gaetano Galatolo, nicknamed Tanu Alati, boss of Acquasanta. Galatolo is the supplier of workers to the naval construction sites, but officially none of the directors know who he is, and don't even dream of thinking that he might be comfortably in jail.
On the other side the garden mafia, who don't have a proper boss, but manage to keep the irrigation systems under pressure: at night the water society should close the supply, but the mafia of the gardens give strict indications to workers and to the night shift guards. For the terrains protected by the Honored Society, the water will remain available. In their hands there is also the fruit and vegetable market of via Guglielmo il Buono and the concessions for spaces in that same market.
Everything is calm until January 1956, when the fruit and vegetable market changes location and is put at Acquasanta, Galatolo's feud. Tanu tries to put his hands inside the market, but the reaction with lead of the garden mafia isn't late to arrive.
So while gardens and construction sites challenge eachother at gunpoint, the La Barbera brothers emerge, Salvatore and Angelo, who remained outside the massacre game, and who have made a living in constructions making their "friendship" be paid in exchange for facilitations on licenses from constructors.
The center of Palermo is a conquering territory and the two, thanks to the good services of Moncada, manage to also obtain a passport, an indispensable document in order to start contracting for drugs on the other side of the ocean. They erase a few blood sins done in the past, the shadows of the exchange vote appear, and the streets towards the public contracts, extorsion and drug traffic are wide open.
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
Etichette:
bandito giuliano
,
cosa nostra
,
intervistato
,
jacopo paoletti
,
luca rinaldi
,
lucky luciano
,
mafia
,
maria petrescu
,
palermo
,
sicilia
,
storiedeldisonore
sabato 2 marzo 2013
#Storiedeldisonore: breve storia ragionata della #mafia
"Il ricco si avvale della Mafia per serbare incolume dalla piaga rincrudita del brigantaggio la persona e la sua proprietà. Se ne fa strumento per mantenere quella potente influenza e prepondenza."Dal 1861 la mafia accompagna a braccetto la storia dell’Italia unita. Una storia criminale lunga centocinquant’anni diventato un cancro difficilmente estirpabile. Diffidate da quelli che “entro il XXXX sconfiggeremo la mafia”, perché non sarà vero.
Gioacchino Rasponi - Prefetto di Palermo 1874
Lo stesso proclama lo fece anche Benito Mussolini quando inviò a Palermo nel 1924 il prefetto di ferro Cesare Mori, che sconsolato, dopo una operazione da trecento arresti confidò a un suo collaboratore: «Costoro non hanno ancora capito che i briganti e la mafia sono due cose diverse. Noi abbiamo colpito i primi che, indubbiamente, rappresentano l'aspetto più vistoso della malvivenza siciliana, ma non il più pericoloso. Il vero colpo mortale alla mafia lo daremo quando ci sarà consentito di rastrellare non soltanto tra i fichi d'india, ma negli ambulacri delle prefetture, delle questure, dei grandi palazzi padronali e, perché no, di qualche ministero».
Mori, prefetto di ferro si, ma oppositore dello squadrismo fascista, venne messo poi a riposo dallo stesso Mussolini nel 1929, dando poi il via alla propaganda secondo cui il fascismo avrebbe sradicato la mafia dalla Sicilia. Niente di più falso, e così nella prima metà degli anni ’40 arriva anche l’abbraccio tra mafia, economia e politica, da Salvatore Giuliano, detto “Turiddu”, ai giorni nostri.
Sono quelli gli anni in cui si affacciano sulla scena i futuri boss, tra cui “la primula rossa di Corleone”, ovvero quel Luciano Leggio che verrà poi arrestato a Milano nel 1974. É con lo sbarco degli anglo-americani in Sicilia (luglio 1943) che la mafia, quella che conta, fatta di latifondisti, proprietari terrieri e prelati stringe patti col potere, viene piazzata alla guida delle città e delle istituzioni. I movimenti separatisti si chetano con gli incarichi distribuiti dagli alleati in chiave anticomunista. Diventano sindaci, nominati ancora dagli alleati i Vizzini a Villalba e Lucio Tasca a Palermo.
L’OSS i servizi segreti americani si avvalgono delle strutture del potere mafioso per gettare le basi della Sicilia liberata. Tra il 1943 e il 1947 oltre alle basi della Sicilia liberata si costruiscono però anche le fondamenta di quello Stato che incontra l’Antistato. Dietro lo sbarco alleato inizia ad ammantarsi quella zona grigia fatta di circolazione di notizie riservate, armi e privilegi: un esempio su tutti la possibilità data a Michele Navarra di raccogliere gli automezzi in disuso degli alleati e fondare la prima società di trasporti siciliana, o, ancora l’incarico affidato a Vincenzo di Carlo, prima vicecomandante della gioventù del Littorio, poi sovrintende per conto del Civil Affairs degli alleati alla requisizione del grano e degli altri cereali. Raffadali, città del di Carlo, come ricorda Alfio Caruso in “Da Cosa nasce Cosa”, diventa il centro più attivo del mercato nero.
Dal secondo dopoguerra oltreoceano riprende forte l’interesse verso le famiglie di Corleone, Salvatore Lucania, al secolo Lucky Luciano, condannato a vita a New York nel 1942 dal procuratore Dewey, ottiene l’impunità e torna in Italia grazie alle informazioni offerte durante la guerra agli alleati e ha inizio la faida tra i Greco di Ciaculli e di Giardini Croceverde per il controllo del territorio.
Siamo nel 1947, e il primo maggio ha luogo, per mano della banda di Giuliano la strage di Portella della Ginestra: 11 morti e 56 feriti. E’ la prima di quelle che vengono ribattezzate “stragi di Stato”, ad attendere ci sono gli anni ’50, gli anni della ricostruzione, della mafia dei cantieri, delle ‘bionde’ di contrabbando e delle prime raffinerie di ‘coca’. Una storia che prosegue, come si era affacciata nel ‘900 tra le sponde della Sicilia e degli Stati Uniti d’America [continua... nella prossima puntata]
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
Stories of dishonor: a short story of the mafia and its origins
"The rich use the Mafia in order to save from the plague of brigandage their own person and their properties. They use it in order to maintain that powerful influence and prevail."
Giacchino Rasponi - Prefect of Palermo 1874
From 1861 the mafia goes along with the history of the unified Italy. A criminal story 150 years long, which has now become an extremely difficult to remove cancer. Don't trust those who say that "before XXXX we'll defeat the mafia", because it won't be true.
The same promise was made by Benito Mussolini when he sent to Palermo in 1924 the iron prefect Cesare Mori, who - disconsolate - after a 300 arrests operation confessed to one of his collaborators: "They don't understand that brigandage and mafia are two different things. We've struck the first, who without a doubt represent the most evident aspect of Sicily criminality, but not the most dangerous. We'll be able to give a fatal blow to the mafia when we'll be allowed to search not only among the prickly pears, but in the corridors of prefectures, police, great palaces and, why not, even some ministeries."
Mori, who has indeed an iron prefect, but an opponent fascist squads, was discharged by Mussolini himself in 1929, starting the propaganda according to which fascism had eradicated mafia from Sicily. Completely false, and so during the first half of the 40s we see the hug between mafia, economy and politics, starting with Salvatore Giuliano, alias "Turiddu", until our days.
Those are the years during which the future bosses arrive on the scene, among which "the red primula of Corleone", that same Luciano Leggio who will be then arrested in Milan in 19974. It's with the landing of the Allies in Sicily (July 1943) that the mafia, the one that matters, made of land owners and prelates makes agreements with power, and is put in charge of cities and institutions. The separatist movements are sedated with the charges distributed by the Allies in an anticomunist key: they become mayors, nominated by the Allies, Vizzini at Villalba and Lucio Tasca in Palermo.
The OSS, the American secret services use the structures of mafia power in order to put the bases of liberated Sicily. Between 1943 and 1947, beyond the bases of liberated Sicily, the ground for a State that meets the Antistate are posed as well. After the arrival of the Allies, a grey area starts to emerge, made of reserved news, weapons and privileges: an example among all, the possibility which Michele Navarra was given to collect the cars not used by the Allies anymore and fund the first Sicilian transportation company, or the charge given to Vincenzo di Carlo, first vicecommander of the Littorio Youth, and then supervisor on behalf of the Civil Affairs of the Allies to the requisition of wheat and other cereal. Raffadali, city of di Carlo, as Alfio Caruso remembers in "From one thing comes another", becomes the most active center of the black market.
After the second world war, in the United States a strong interest spikes towards the families of Corleone. Salvatore Lucania, alias Lucky Luciano, is sentenced to life in New York in 1942 by attorney Dewey, but he obtains impunity and comes back to Italy thanks to the information given during the war to the Allies, so the feud between the Grecos of Ciaculli and the Giardini Croceverde for the territory control begins.
We're in 1947, and on the 1st of May the Portella della Ginestra massacre takes place on orders of Giuliano: 11 dead and 56 wounded. It's the first of those which will be called "State massacres", and waiting were still the 50s, the years of the reconstructions, of the construction sites mafia, the smuggled cigarettes and the first cocaine refineries. A story that goes on, just as it had appeared in '900 between the shores of Sicily and of the United States of America.
[to be continued...]
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
Etichette:
alleati
,
americani
,
brigantaggio
,
cesare mori
,
intervistato
,
jacopo paoletti
,
luca rinaldi
,
mafia
,
maria petrescu
,
mussolini
,
seconda guerra mondiale
,
sicilia
,
storia
,
storiedeldisonore
giovedì 25 ottobre 2012
#Mafia: da Cosa Nostra di #Falcone alla 'ndrangheta in #Lombardia
Quando mi sono approcciato per la prima volta a fatti e storie di mafia, l’ho fatto raccogliendo la testimonianza di un imprenditore che, nei primi anni ’90, aveva denunciato i suoi aguzzini in un paese di provincia della Lombardia. Doveva essere il 2008, ma ero ben cosciente di non stare a scoperchiare niente di nuovo.
Erano quelli momenti dove la mafia al nord non era tema di dibattito e schermaglie, anzi, alcuni colleghi che se ne occupavano da tempo spesso venivano indicati come persone che “vedevano mafia ovunque”. Due anni dopo quel 2008, nel luglio del 2010, tra Reggio Calabria e Milano partono gli arresti dell’operazione “Crimine-Infinito”. Sono 300 persone a finire nell’ordinanza delle procure di Reggio e Milano, di cui più della metà verranno arrestate in Lombardia.
Da lì, il tema diventa di attualità e tutti, eccetto qualcuno anche a fini elettorali, sono pronti a denunciare la mafia al nord. Si scopre una mafia che non è solo coppole e lupare, ma una mafia che si mette il vestito della domenica e va a fare affari, sui cantieri, a Piazza Affari e anche alla City di Londra.
Nemmeno questa potrebbe essere considerata una novità, dal momento che Giovanni Falcone già parlava di “mafia che entra in borsa”, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 e che, tornando ancora più indietro nel tempo troviamo le agendine di Luciano Leggio, la primula rossa di Corleone. Arrestato a Milano il 16 maggio del 1974 nelle sue agendine viene ritrovato il numero privato di Ugo de Luca, direttore generale del Banco di Milano. Scrive Alfio Caruso nella bella prefazione al mio ultimo eBook “Virus mafia; il contagio al nord” (Linkiesta) “De Luca era un siciliano con un piede nella curia e un altro nella massoneria. Aveva conosciuto Sindona e l’aveva seguito alla Banca Unione prima di mettersi in proprio. A De Luca furono trovati diversi libretti al portatore con decine di miliardi, ma lui mai svelò i titolari. Fu l’ennesima occasione persa, che poi costringerà a ricominciare daccapo”.
Proprio da quel “ricominciare daccapo” e dalle esperienze dei due eBook che ho pubblicato quest’anno sul tema mi piacerebbe concentrare questo intervento. Con una premessa, che forse farà storcere il naso a qualcuno, ovvero la definizione di “giornalismo antimafia”. Una definizione che a parer mio non ha ragione di esistere, perché se una cosa è giornalismo, è automatico che sia “antimafia”, se promuove “interessi altri”, non può che essere propaganda, peggio ancora se promuove interessi di lobbies mafiose.
Partiti da questo assunto, il lavoro che ho portato avanti in quest’anno è stato interessante sia come esperienza professionale, sia come esperienza personale. Un lavoro prima di tutto improntato al rigore nella ricostruzione di atti e fatti, e proseguito poi cercando delle risposte, delle soluzioni e delle proposte.
Dalla ricostruzione di atti e fatti, meglio di fattacci, è nata l’inchiesta sulla mafia in Lombardia, che Linkiesta ha pubblicato in sei puntate e finita nell’eBook “Virus mafia; il contagio al nord”, con altre puntate in altre regioni.
Dall’esigenza di avere risposte e soprattutto proposte in un periodo in cui tutto si distrugge, ma nulla si ricostruisce è nato invece un altro eBook-interviste “Antimafia senza divisa”, uscito nel dicembre 2011 per la casa editrice digitale Blonk.
Aver fatto un lavoro di analisi (con tanto di nomi, cognomi e circostanze spesso imbarazzanti per i coinvolti) e un tentativo di proposta, senza retoriche, da parte di persone che in qualche modo sono venuti a contatto con le mafie, mi ha permesso di avere una visione d’insieme che ancora una volta mi ricorda le parole di Giovanni Falcone. Parole con cui sono d’accordo a metà, come ho avuto modo di dire più volte. Una frase che tutti ricordano nella prima parte, perchè la più bella, la più utopica forse, ma dimenticano sempre la seconda, quella che impegna maggiormente.
«La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni».
Ecco, io non credo che un fenomeno come la mafia abbia fine prima che l’essere umano sparisca dalla faccia della terra, ma è indiscutibile che qualcuno non si sia ancora accorto che questa mafia sia un “fenomeno terribilmente grave”. Forse questa sensibilità è più sviluppata tra quegli “inermi cittadini” che dalla loro hanno l’arma della denuncia e poco altro. Da loro, quindi da noi, non ci vogliono atti di eroismo, ma solleciti a chi nega il problema, lo minimizza e alle istituzioni, che troppe volte, soprattutto quelle più legate alla politica hanno preferito girarsi dall’altra parte, ignorare, o, al peggio andare a cercare l’appoggio della mafia senza bisogno che questa si muovesse nei loro confronti. A sud come a nord. Una mafia che spesso viene riconosciuta dalla politica, anzi, dalla malapolitica (da quella del paesino di 100 abitanti fino a Roma) come una istituzione a cui rivolgersi per sistemare voti e problemi. Senza contare gli atti e fatti della Pubblica Amministrazione troppo spesso inquinati da chi nelle istituzioni fa interessi delle mafie. Dai sindaci ai funzionari negli uffici tecnici, lontani dai riflettori, ma cruciali per le buone o cattive pratiche delle istituzioni locali.
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
From Falcone's Cosa Nostra to the 'ndrangheta in Lombardy
When I first approached facts and stories of mafia, I did it by listening to the words of an entrepreneur who, in the early 90s, had pressed charges against those who terrorized him in a small town in Lombardia. It was probably 2008, but I was aware that I wasn't unveiling anything new.
Those were moments when the mafia in the north wasn't a topic of debate, all the contrary, some colleagues who worked in this field for some time were pointed out as people who "saw mafia everywhere". Two years after that 2008, in July 2010, between Reggio Calabria and Milano the arrests of the operation "Infinite-Crime" begin. 300 people end up in the warrants, and more than half are arrested in Lombardy.
Starting there, the topic becomes common knowledge and everyone, except some for elections reasons, are ready to speak about the mafia in the north. So we discovered a mafia that isn't just guns and rifles, it's a mafia that wears the Sunday clothes and does business, in construction sites, at Piazza Affari and the City of London.
This shouldn't be considered news either, considered that Giovanni Flacone already talked about mafia that goes into the stock markets, between the 80s and the 90s, and that going back in time we find Luciano Leggio's agendas, Corleone's red primula.
Arrested in Milan on May the 16th 1974, in his notes the police found the private number of Ugo de Luca, General Director of the Bank of Milan. Alfio Caruso writes in the nice introduction to my most recent eBook "Mafia Virus; the contamination in the north" (Linkiesta): "De Luca was a Sicilian with one foot in the Church and the other in the Masonry. He had known Sindona and had followed him at the Union Bank before starting business on his own. De Luca was found with several checks worth dozens of billions, but he never revealed their owners. It was yet another lost chance, that will then constrain to start all over again.
Exactly from that "start all over again" and from the experience of the two eBooks I published this year on the topic I would like to concentrate this piece. With an introduction, that may make someone unhappy, which is the definition of anti mafia journalism. A definition that I believe has no reason to exist, because if something is journalism, then it is already anti mafia, if it promotes third party interests then it is nothing else but propaganda, even worse if it promotes the interests of the mafia lobbies.
Starting with this consideration, the work I've been doing this year has been interesting both as a professional experience and a personal experience. A work that was first of all dedicated to the rigor and precision in reconstructing acts and facts, and that continued afterwards searching for answers, solutions and proposals.
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
Etichette:
'ndrangheta
,
corleone
,
cosa nostra
,
giovanni falcone
,
intervistato
,
jacopo paoletti
,
lombardia
,
luca rinaldi
,
luciano leggio
,
mafia
,
maria petrescu
,
regione
,
sicilia
,
ugo de luca
Iscriviti a:
Post
(
Atom
)
▼ Leggi i migliori della settimana
-
E se di “trattativa“ si sente parlare, non ci si può dimenticare di quel che accadde nel 1993, una anno su cui ancora oggi si chiudono proce...
-
C’eravamo tanto amati. Più o meno è questo il rapporto che contraddistingue Twitter e i suoi utenti, ormai bistrattati e costretti all’angol...
-
La campagna elettorale per queste elezioni 2013 ha fatto emergere sei potenziali leader che aspirano alla carica di Presidente del Consiglio...


