▼ Il tweet del giorno
Berlusconi: "Presidente della Convenzione? Solo una battuta". Come quando prometteva un milione di posti di lavoro ed il rimborso dell'IMU.
— Il Triste Mietitore (@TristeMietitore) 08 maggio 2013
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mercoledì 27 febbraio 2013
Il pagellone delle #elezioni2013
Immaginiamo la competizione elettorale come fosse il campionato di calcio. Si dice che in Italia ci siano 55 milioni di CT: il tema della politica, leggendo ed ascoltando i commenti in giro per il web, fanno essere affine in quanto ad opinioni espresse alla nazionale.
Una miriade di valutazioni, prima e dopo lo spoglio di lunedì pomeriggio, che hanno fatto emergere come il Paese sia stratificato in una serie complessa di idee, emozioni, desideri.
E allora, proviamo a ragionare come in un campionato di calcio e dare i voti agli schieramenti: una prestazione lunga 4 mesi, un match che ha visto sei squadre giocarsi le proprie carte più o meno bene, offrendo prestazioni al di sopra o al di sotto delle previsioni. E poi: uno scudetto assegnato all'ultima giornata, sul modello 5 maggio, qualificazioni Champions imprevedibili e retrocessioni che lasciano l'amaro in bocca, perché a fallire è un progetto tecnico intero.
Insomma, il campionato più importante d'Italia è stato un vero distillato d'emozioni: peccato che il risultato sia un pareggio che la Federazione non sa ancora come risolvere, se con uno spareggio (ritorno alle elezioni), oppure con un trofeo assegnato a tavolino (governissimo?).
PD e SEL
Voto 4,5: la squadra da battere, altre definizioni al pronti via non se ne sentivano per parlare della compagine di centrosinistra. Eppure, come le prime Inter di Moratti che cedevano Roberto Carlos per puntare tutto su Pistone (ci perdoni la citazione l'ex terzino sinistro nerazzurro), la corazzata capeggiata dalla coppia goal Bersani-Vendola ha ceduto il passo agli avversari crollando come i milanesi il 5 maggio a Roma contro la Lazio, offrendo una prestazione che, è proprio il caso di dirlo, ha avuto carattere di psicodramma. Il peccato originale? A mente fredda in molti hanno imputato lo sbaglio alle errate strategie di mercato democratiche: preferire l'esperto centrattacco piacentino Bersani, detto "Lo smacchiatore" per la sua capacità di cancellare ogni risultato negativo, al giovane talento fiorentino Renzi per molti è stato fatale. Sarà, è anche vero che in Italia il calcio champagne che avrebbe offerto una squadra di Rottamatori poteva inizialmente non attecchire nel cuore della dirigenza PD. Si poteva osare di più?
Certo è stato che il gruppo democratico ha, come tutte le squadre troppo convinte di vincere, giocato al piccolo trotto, lasciando il pallino del centrocampo agli avversari più affamati e fisicamente preparati. Il risultato è stato un vero e proprio ridimensionamento che i tifosi, pazienti per tanti anni con un gruppo troppo logorato nel fisico e nella mente, faticano ad accettare. Il progetto tecnico è in discussione, e come per Luis Enrique la curva chiede già l'esonero del tecnico. PSICODRAMMA
M5S
Voto 8,5: mezzo voto in meno per lo sbaglio del Presidente di non presentarsi alla conferenza stampa pre partita (l'intervista mancata a SKY) che ha segnalato una particolare paura di vincere. Ci sta: la compagine stellata era neopromossa e dopo un campionato sorprendente in cadetteria (le elezioni regionali e comunali) era attesa alla prova della massima serie. Con un gruppo senza talenti, se non consideriamo il vulcanico presidente Beppe Grillo e il DS Roberto Casaleggio, il M5S ha espresso il gioco corale più interessante, e anche più imprevedibile, tanto da attirare le attenzioni di moltissimi tifosi stufi del solito "catenaccio all'italiana". Una squadra senza risorse, che ha saputo però arrivare a un soffio dallo scudetto e che si candida a superare brillantemente il girone di Champions League che lo attende.
SORPRESA
PDL e Lega
Voto 7: votazione influenzata da due fattori. Il primo, la media fra la valutazione del PDL - o meglio, del suo top player -, voto 10, e quella della Lega Nord, voto 4. Il secondo, un gruppo senza collettivo che però conta su un funambolico leader, imprevedibile come Neymar e provocatore come Joey Barton. Ora, voi direte: Berlusconi-Gascoigne ha giocato al rilancio con promesse sconsiderate come l'abolizione dell'IMU, una copertura mediatica da esasperazione e un appeal da venditore porta a porta. Eppure, calcisticamente parlando, la prestazione degli azzurri è stata equivalente a quella del Liverpool nella finale di Champions League contro il Milan (la prima). Dati per spacciati durante la pausa fra primo e secondo tempo, recuperano 3 goal lasciando sul campo di battaglia solo lo stupore degli avversari. Un paragone che non piacerà al Presidente Berlusconi, chiaro: però è anche vero che veramente, ad un certo punto, sembrava che fosse impossibile anche solo segnare il goal della bandiera. La coalizione di centrodestra porta a casa un risultato che ha del miracoloso: peccato che fosse una delle squadre candidate a lottare per la salvezza. Merito certamente del bomber Berlusconi (se non ci fosse stato lui, probabilmente staremmo parlando di un'altra partita), ma anche e soprattutto per demerito degli avversari.
ONE MAN SHOW
Scelta civica con Monti - UDC - FLI
Voto 5: doveva essere l'outsider del campionato, con il bomber Monti che sembrava avrebbe garantito almeno 15 marcature (in termini %). Invece, la solitudine in attacco dell'esperto Professore non ha concretizzato le aspettative dei suoi tifosi. Sul campo rimangono molti rimpianti e l'infortunio che obbliga Fini ad abbandonare il rettangolo verde prematuramente, uno dei punti fermi della squadra da cui forse ci sarebbe aspettato di più. Delusione Casini, che cala vistosamente dopo una stagione giocata in maniera intelligente. In generale Scelta Civica per Monti raggiunge una dignitosa salvezza, ma le aspettative per il gruppo erano decisamente più alte. Per la prossima stagione, a meno di un miracolo sul mercato e un livellamento verso il basso delle altre compagini, la retrocessione sembra scontata.
DESTINO SEGNATO
Rivoluzione Civile
Voto 3: inutile nascondersi, era la vittima predestinata del campionato. Un po' Como 2002 di Preziosi, un po' Ancona 2005 di Pieroni, la compagine di Ingroia ha puntato tutto sull'usato sicuro Di Pietro o dell'enfante prodige ed ex M5S (con tanto di svincolo coatto) Favia, con il chiaro obiettivo di arrivare a una salvezza tranquilla. La debacle è stata totale, ma forse il progetto tecnico ha mostrato limiti evidenti fin dalle fondamenta: di certo, molto ci sarà ancora da fare se nella prossima stagione si vuole puntare a una veloce risalita.
MACERIE
FARE per Fermare il Declino
Voto 2: vale il discorso fatto per il gruppo capitanato da Ingroia. L'obiettivo era una salvezza tranquilla e magari togliersi qualche soddisfazione contro le grandi. Peccato che la guida tecnica abbia completamente sbagliato approccio la gara, schierando uno squalificato (dalle proprie clamorose bugie) Giannino in una gara ufficiale. Una penalizzazione troppo grande, per una squadra che a parte il proprio metronomo di centrocampo era veramente troppo poco per il campionato. Una retrocessione che sa di addio alla massima serie.
SOGNO INFRANTO
Francesco Gavatorta | @fRa_gAv
The evaluation of the Italian elections
Let's imagine the elections competition as a soccer championship. It's said that in Italy we have 55 milion coaches: the topic of politics, reading and hearing the comments around the web, made me understand that the opinions are similar to those expressed about the national team. A lot of evaluations, before and after the results, which have pointed out how the country is stratified in a complex series of ideas, emotions, desires.
And now, let's try to think like in a soccer championship, and give marks to the different parties: a performance 4 months long, a match which has seen 6 teams play their cards more or less brilliantly, offering performances above or below the expectations. And then: a prize given the last day, on the 5th of May model, Champions qualifications which were quite unpredictable and retrocessions which leave some bitterness behind, because it is an entire technical project that fails.
So, the most important championship in Italy has been a true distilled essence of emotions: too bad the result was a gridlock that the Federation still doesn't know how to solve, whether with another match (return to elections), or giving the trophy by agreement (super government?).
PD and SEL - 4,5
The team to beat, we didn't hear other definitions at the start to talk about the center-left coalition. And yet, just as the first Inter of Moratti who gave up Roberto Carlos to bet everything on Pistone, the group headed by the goal couple Bersani - Vendola has given in to the enemies going down just as the Milan players on the 5th of May in Rome against Lazio, offering a performance that had all the characters of a psychodramma. The original sin? Many have given the guilt to the wrong strategies of democratic market: to prefer the expert Bersani, called "The Unstainer" for his capacity of erasing every negative result, to the young Florence talent Renzi, was in many's opinion fatal. It might be, it's also true that in Italy the champaigne soccer which would have offered a team of new entries that could initially not take place in the heart of the PD leadership. Could they dare more?
Of course it was the democratic group who, just like every team who is certain of winning, played badly, leaving the ball to the more physically prepared and hungry adversaries. The result was a proper resizing that the fans, patient for so many years with a group which was too tired physically and mentally, just cannot accept. The technical project is in discussion, and just like for Luis Enrique, the fans already ask for the elimination of the technician.
PSYCHODRAMMA
M5S - 8,5
Half a vote less for the error of the President of not presenting himself at the press conference before the match (the interview to SKY) which has signaled a particular fear of winning. It's understandable: the starry group was just promoted and after a suprising championship among the cadets (the regional elections) it was awaited at the big challenge. With a talentless group, if we don't consider the vulcanic Beppe Grillo and Robert Casaleggio, the M5S has expressed the most interesting coral game, and also the most unpredictable, so much that it got the attentions of many fans who were sick and tired of the old "Italian chain". A team without resources, which has managed nonetheless to arrive at a step from the first prize and which is candidated to brilliantly win the Champions League coming up.
SURPRISE
PDL and Northern League - 7
Votazione influenzata da due fattori. Il primo, la media fra la valutazione del PDL - o meglio, del suo top player -, voto 10, e quella della Lega Nord, voto 4. Il secondo, un gruppo senza collettivo che però conta su un funambolico leader, imprevedibile come Neymar e provocatore come Joey Barton. Ora, voi direte: Berlusconi-Gascoigne ha giocato al rilancio con promesse sconsiderate come l'abolizione dell'IMU, una copertura mediatica da esasperazione e un appeal da venditore porta a porta. Eppure, calcisticamente parlando, la prestazione degli azzurri è stata equivalente a quella del Liverpool nella finale di Champions League contro il Milan (la prima). Dati per spacciati durante la pausa fra primo e secondo tempo, recuperano 3 goal lasciando sul campo di battaglia solo lo stupore degli avversari. Un paragone che non piacerà al Presidente Berlusconi, chiaro: però è anche vero che veramente, ad un certo punto, sembrava che fosse impossibile anche solo segnare il goal della bandiera. La coalizione di centrodestra porta a casa un risultato che ha del miracoloso: peccato che fosse una delle squadre candidate a lottare per la salvezza. Merito certamente del bomber Berlusconi (se non ci fosse stato lui, probabilmente staremmo parlando di un'altra partita), ma anche e soprattutto per demerito degli avversari.
ONE MAN SHOW
SCELTA CIVICA PER MONTI - UDC - FLI - 5
Doveva essere l'outsider del campionato, con il bomber Monti che sembrava avrebbe garantito almeno 15 marcature (in termini %). Invece, la solitudine in attacco dell'esperto Professore non ha concretizzato le aspettative dei suoi tifosi. Sul campo rimangono molti rimpianti e l'infortunio che obbliga Fini ad abbandonare il rettangolo verde prematuramente, uno dei punti fermi della squadra da cui forse ci sarebbe aspettato di più. Delusione Casini, che cala vistosamente dopo una stagione giocata in maniera intelligente. In generale Scelta Civica per Monti raggiunge una dignitosa salvezza, ma le aspettative per il gruppo erano decisamente più alte. Per la prossima stagione, a meno di un miracolo sul mercato e un livellamento verso il basso delle altre compagini, la retrocessione sembra scontata.
A DOOMED DESTINY
RIVOLUZIONE CIVILE - 3
Useless to hide, this was the predetermined victim of the championship. A bit like Como 2002 of Preziosi, a bit Ancona 2005 of Pieroni, Ingroia's group bet everything on the safe used Di Pietro or the enfant prodige and former M5S Favia, with the clear goal of getting a calm safety. The debacle has been complete, but maybe the technical project has shown evident limitations starting with the basics: of course, they have a lot to do if during the next season they want to get back on track quickly.
RUINS
FARE per Fermare il Declino - 2
Same things as for Ingroia's group. The goal was a calm safety and maybe get some satisfaction against the big ones. Too bad that the technical guidance has got the approach to the match completely wrong, putting on the field someone who was disqualified (by his own incredible lies), Giannino, in an official challenge. A penance that was way too big, for a team that beyond its own centerfield player, had nothing for the championship. A retrocession that tastes like an adieu.
BROKEN DREAMS
Francesco Gavatorta | @fRa_gAv
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mercoledì 30 gennaio 2013
#Elezioni2013: il voto utile
A circa un mese dal voto la campagna elettorale ci ha regalato due ritorni di cui, personalmente, non sentivo la mancanza. Il primo, il più evidente, è quello del Berlusconi formato 16:9. Secondo un calcolo pubblicato da La Stampa qualche giorno fa, dalle vacanze natalizie alla settimana scorsa Berlusconi è stato in onda per 63 ore, superando di poco il premier Monti e surclassando nettamente Bersani.
L’ennesima ridiscesa in campo che questa volta ha come obiettivo dichiarato “rendere ingovernabile il Paese”, come ha dichiarato lo stesso Berlusconi. Un senso di responsabilità direttamente proporzionale alla sua statura.
Il secondo ritorno, questa volta tutto nel campo del centrosinistra, è quello del “voto utile”. Pare infatti che ci siano stati dei contatti tra il Pd e Ingroia per trovare un patto di desistenza (così è stato chiamato) in Lombardia, Veneto, Campania e Sicilia per quel che riguarda le liste del Senato.
Il quadro mi sembra abbastanza semplice. Pd e Sel sono gli unici che in queste elezioni corrono per vincere. Gli altri corrono o per rappresentare una parte (vedi centrodestra), o per dar voce a tutti i mal di pancia d’Italia (vedi Grillo) o per tentare di essere determinanti nella composizione della futura maggioranza parlamentare (vedi l’area Monti). Non si è ancora capito invece perché corre Ingroia. La sua idea iniziale, quella di dar rappresentanza parlamentare ai movimenti, alle associazioni e a tutta una serie di soggetti civici spesso ai margini della politica “ufficiale”, aveva una logica, una dignità politica ma soprattutto credo sarebbe stata vincente anche a livello elettorale.
Peccato però che nel giro di poche settimane gli ispiratori di questo cartello elettorale siano stati messi in disparte dai vari Di Pietro, Ferrero, Diliberto e compagnia, trasformando Rivoluzione Civile in un’accozzaglia di trombati da far rimpiangere la defunta “Sinistra Arcobaleno”. L’unico obiettivo rimasto all’ex magistrato di Palermo è quello di rompere le scatole a Bersani e Vendola, sperando in Campania e in Sicilia di rosicare un numero di voti tale per cui in Senato non ci sia alcuna maggioranza. La stessa tattica utilizzata da Berlusconi che ha recuperato la Lega Nord per recuperare qualche voto in Lombardia e in Veneto.
Ora, qui non c’è patto di desistenza o appello al voto utile che tenga. Sarebbe un errore farsi prendere dal panico e mandare in soffitta tutto il lavoro fatto fino ad oggi, mettendo in primo piano soltanto la tattica o i numeri che alla fine non tornano mai.
Qui c’è soltanto da far capire agli elettori che, con tutti i difetti e anche alcune contraddizioni, soltanto Pd e Sel possono garantire un governo serio e stabile. Ad oggi, soltanto la colazione Italia Bene Comune può impegnarsi per garantire più equità e attenzione verso chi le tasse le paga e più rigore nei confronti di chi evade o esporta capitali all’estero, più diritti civili per chi non ne ha, più giustizia sociale e uguaglianza nel mondo del lavoro. E poi più politiche verdi, più banda larga, più innovazione tecnologica, più rinnovamento generazionale, più legalità, ecc, ecc.
Nessun voto utile. Al massimo, un voto responsabile.
Chi vuol far parte di questa idea di Italia può scegliere il Pd o Sel, sperando in un buon risultato che consenta alla coalizione di governare senza essere sotto ricatto, consapevole del fatto che non sarà una passeggiata. Chi farà altre scelte, probabilmente, è contento di quel che c’è.
Jacopo Suppo | @jacoposuppo
The useful vote
About a month away from the vote, the elections campaign has given us two revivals I personally didn't miss. The first, the most obvious, is the Berlusconi 16:9. According to the calculations of La Stampa a few days ago, from the Christmas vacations until last week, Berlusconi has been on air for 63 hours, a little more than Monti and a lot more than Bersani.
Yet another descent on the field that this time has the declared goal of "making the country impossible to rule", as Berlusconi himself has states. A sense of responsibility directly proportional to his height.
The second return, this time in the field of center-left, is of the "useful vote". It seems that there have been contacts between PD and Ingroia in order to find an agreement in Lombardia, Veneto, Campania and Sicily regarding the lists at the Senate.
The picture seems pretty simple to me. PD and SEL are the only ones that in these elections are running to win. The others run either to represent a part (center right), or to give voice to all the insatisfactions of Italy (Grillo), or to try to be determinant in the composition of the future Parliament majority (Monti). It's still unclear why Ingroia is running. His initial idea, to give Parliament representance to movements, to associations and to a whole series of civic sobjects that are often at the sides of official politics, had a logic, a political dignity but most of all I thought it would be a winner at an elections level.
Too bad that in a matter of weeks the inspirators of this elections cartel have been set aside by the various Di Pietro, Ferrero, Diliberto and company, transforming Civil Revolution in a group of weirdos that would make you miss the disappeared "Sinistra Arcobaleno". The only goal remained to the ex judge of Palermo is to break the balls to Bersani and Vendola, hoping that in Campania and Sicily they will get enough votes so there will be no majority at the Senate. The same tactic used by Berlusconi who has recovered the Northern League in order to get some votes in Lombardia and Veneto.
Now, there's no agreement or appeal for a useful vote that will work here. It would be a mistake to panic and throw away all the work done so far by only showing the tactic or the numbers that never truly work out.
Here we can only make the voters understand that, with all the defects and also some contradictions, only PD and SEL can guarantee a serious and stable government. Today, only the Italia Bene Comune coalition can guarantee more equity and attention towards who pays taxes and more severity towards who doesn't, or directs capitals abroad, more civil rights for who hasn't got any, more social justice and equality in the labor market. And then green politics, broadband, technological innovation, more generational rechange, more law enforcement, and so on. No useful vote. A responsible vote.
Who wants to be a part of this idea of Italy can choose PD or SEL, hoping in a good result that will allow the coalition to govern without being blackmailed, aware of the fact that it will be no piece of cake. Whoever chooses otherwise is probably content with the current situation.
Jacopo Suppo | @jacoposuppo
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domenica 27 gennaio 2013
L'influenza della società civile
Molti alfieri della cosiddetta società civile, magistrati, giornalisti, imprenditori, tecnici, hanno deciso di scendere in politica. Un effetto quasi pandemico. Ma siamo sicuri che questo tsunami sia effettivamente un bene?
Il titolo si presta ad almeno tre interpretazioni. Siamo ormai oltre la metà di gennaio e con lo sguardo già proiettato verso la fine del mese prossimo. Il periodo è quello consono all'influenza, quella stagionale, fatta di microbi e starnuti e quintali di fazzoletti di carta che ogni anno mette a letto milioni di italiani. Ma non è l'unica. Il calendario infatti incasella nelle stesse settimane anche la corsa della campagna elettorale. Così in queste settimane abbiamo assistito ad un altro tipo di influenza. E' un contagio che colpisce parecchi rappresentati, illustri e meno, della società civile, o comunque laica rispetto alla politica. Molti contagiati, prima dell'epidemia ricoprivano posizioni che in una qualunque società democratica sono fondamentali, nevralgiche, e che in teoria dovrebbero essere indipendenti: vedi stampa, magistratura.Rappresentanti della società civile ce ne sono sempre stati, non è una novità. Come ricorda Mario Calabresi, nella storia Italiana più volte è successo, da Spadolini a Scalfari a Colombo, passando per Miriam Mafai (parlando di stampa). Dalla magistratura invece nella storia recente c'è l'esempio di Di Pietro e in quella recentissima De Magistris. Il problema è che ora la questione sta assumendo proporzioni pandemiche che rasentano quasi il ridicolo.
Di colpo Mineo, Ruotolo, Giannino e altri loro colleghi hanno sentito la necessità di scendere in campo. Così come sul lato magistratura, e a Di Pietro e De Magistris sono andati ad unirsi Grasso e Ingroia. Non parliamo poi di tecnici (o ex tecnici), imprenditori e via dicendo.
Ma se tutti corrono a fare la politica (ci si augura con nobili intenti) per, si presume, portare dentro i palazzi le istanze che la politica ha sempre snobbato chi è che resta fuori a svolgere quel ruolo di guardiano dell'azione politica? Chi rimane in quella posizione certo più scomoda ma più indipendente nei confronti della politica e dei politici? Se tutti i pompieri lasciano la caserma per andare ad appiccare il fuoco va a finire che poi non rimane nessuno che venga a spegnerlo.
Questa febbre che porta ad entrare nel gioco politico, oltre al rischio di bruciare l'autorevolezza di queste figure e del loro ruolo, rischia anche di lasciare la società civile, quella che è rimasta fuori dal palazzo, senza una rappresentanza laica credibile in grado di esercitare pressione, rendendo più ardua l'influenza sulla politica da parte di quella stessa società civile. E' la cosiddetta arma a doppio taglio, e riflettendoci bene potrebbe non essere tutto oro quello che luccica.
Matteo Castellani Tarabini | contepaz83
The influence of the civil society
Many defenders of the so called civil society, lawyers, journalists, entrepreneurs, technicians, have decided to get into politics. An almost pandemic effect. But are we sure that this tsunami is really for the best?
The title is open to at least three interpretations. We're at the end of January and the look is already oriented towards the end of next month. The time is appropriate for the flu, the seasonal one, made of viruses and sneezes and tons of paper tissues that every year puts millions of Italians to bed. But it's not the only one. The calendar also puts during the same weeks the elections campaign. So during these weeks we've seen another kind of flu. It's a disease that hits many, famous or not, of the civil society, or at least laicist in comparison to politics. Many, before the epidemy, used to cover positions that in any other democratic society are fundamental, nevralgic, and that in theory should be independent: such as the print, or the judges.
Representatives of the civil society have always been present, it's nothing new. As Mario Calabresi remembers, it happened several times in Italian history, from Spadolini to Scalfari to Colombro, and even through Miriam Mafai, speaking about print. From the judges we have the example of Di Pietro and the recent one of De Magistris. The problem is that now the matter is getting into huge proportions that are almost sliding into ridicule.
All of a sudden Mineo, Ruotolo, Giannino and other colleagues have felt the need to get into the field. As on the judges sides, and together with Di Pietro and De Magistris we now also have Grasso and Ingroia. Without even talking about the technicians or ex technicians, entrepreneurs and so on.
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
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