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giovedì 3 gennaio 2013

#Socialmedia e #terremoto



La sequenza sismica verificatasi in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto a partire dal Maggio 2012, culminata con le due tragiche scosse del 20 e 29 maggio, ha provocato la morte di 27 persone, 350 feriti e 16'000 senzatetto. Sono stati finora valutati danni per 13,2 miliardi di Euro.

Non è purtroppo raro che il nostro Paese venga colpito da una scossa con conseguenze catastrofiche; basta ricordare il terremoto dell’Irpinia nel 1980, dell’Umbria nel 1997 e dell’Aquila nel 2009.

E’ tuttavia la prima volta che le nuove tecnologie della comunicazione online vengono utilizzate come veicolo di narrazione collettiva della tragedia e come strumento auto-organizzazione delle popolazioni colpite. Nel periodo di più intensa attività sismica la narrazione collettiva della tragedia si è configurata come un intreccio tra i contenuti user-generated dagli utenti sui social media e i mezzi di comunicazione tradizionali (TV, radio e carta stampata) che hanno in molti casi rilanciato le informazioni originariamente condivise online dai comuni cittadini.

La visibilità online acquisita dalla tragedia del sisma è stata così preponderante che i termini “Terremoto” e “INGV” risultano essere le parole chiave più ricercate nel 2012 su Google. (fonte: Google Zeitgeist 2012).

Tutto ciò è stato reso possibile dalle peculiarità dei processi comunicativi del web 2.0, che privilegiano la condivisione in tempo reale di contenuti spontanei grazie alle connessioni ad internet in mobilità consentite oggi da smartphone e tablet. Le stesse difficoltà di collegamento alle reti cellulari, che avvengono normalmente in questi casi e che avrebbero potuto limitare l’attività spontanea degli utenti, sono state attenuate da una ulteriore iniziativa collettiva promossa dai cittadini e diffusa su Twitter: l’apertura delle reti wi-fi domestiche, tipicamente collegate alla rete telefonica fissa e protette da password, più affidabili e stabili rispetto alle reti  di telecomunicazione mobili.

Twitter, Facebook, Instagram, YouTube e i blog sono stati i social media che hanno consentito alle persone colpite di narrare la tragedia del terremoto e creare network di collaborazione tra singoli individui, istituzioni ed aziende presenti non solo nei luoghi maggiormente colpiti dal sisma, ma distribuite su tutto il territorio nazionale.
Si fa riferimento, in particolare:

Alle segnalazioni in tempo reale dei danni provocati dal terremoto e all’uso del web  come piattaforma di supporto “dal basso” per l’organizzazione delle iniziative spontanee di soccorso e di solidarietà;
All’uso dei social media come strumenti diretti di testimonianza del sisma e di approfondimento di specifici episodi legati alla tragedia;
All’organizzazione di una rete di vendita per le forme di parmigiano danneggiate dalle scosse;
Ai progetti di innovazione per lo sviluppo di applicazioni e servizi web di utilità sociale.

Un ruolo di primo piano è stato svolto da Twitter ed Instagram, due piattaforme del web 2.0 che hanno consentito agli utenti della Rete di generare un flusso ininterrotto di informazioni tuttora attivo. Vediamo brevemente cosa sono e come funzionano.

2 – Dalle segnalazioni della prima scossa ai campi autogestiti

Nella notte della prima forte scossa del 20 maggio Twitter è stato per quasi 40 minuti il primo e unico canale di informazione in tempo reale sul terremoto. “Enorme scossa di terremoto ORA modena #sanfelice.pare che le case siano OK, interni case distrutti, gente in strada” fu uno dei primi messaggi di allarme lanciati in rete circa 10 minuti dopo la scossa da Gianluca Diegoli, un blogger che si trovava in uno dei comuni colpiti.

La geolocalizzazione degli utenti di Twitter ha consentito di evidenziare con grande precisione la provenienza geografica delle segnalazioni che, nella notte del 20 maggio, citavano la parola Terremoto o aggregavano le discussioni online sotto l’hashtag #terremoto e #terremotoemilia. Ne è emersa una fotografia dove centinaia di utenti, nei minuti immediatamente successivi al terremoto, hanno contribuito alla costruzione di un flusso di informazioni condivise attraverso il quale è stato possibile ricostruire la cronaca e le emozioni delle persone svegliate nel cuore della notte.


Fonte: http://vincos.it/2012/05/20/la-bomba-e-il-terromoto-in-italia-mappe-geografiche-ed-emotive/

Twitter è stato utilizzato come canale di informazione e come strumento di auto-organizzazione delle popolazioni colpite dal terremoto. E’ stata inoltre la piattaforma più utilizzata per condividere online le foto scattate con Instagram. In particolare, sono state più di 7'000 le foto aggregate negli hashtag #terremoto e #terremotoemilia.  Esse costituiscono non solo la testimonianza diretta dei danni alle abitazioni civili, ai capannoni aziendali e agli edifici storici, ma evidenziano anche le scene di vita quotidiana delle popolazioni colpite e l’impegno dei tanti volontari che, sin dal primo giorno, si sono impegnati a fornire il loro aiuto alle popolazioni colpite.

L’assistenza alle popolazioni colpite è stata effettuata sotto il coordinamento del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, ma anche indipendentemente da questo grazie alla solidarietà e al servizio prestato da associazioni e da privati. Decine di tendopoli si sono formate anche in modo spontaneo, attraverso forme embrionali di organizzazione nate per garantire l’assistenza reciproca, come nel caso dei campi autogestiti. L’organizzazione dei campi autogestiti è stata supportata dall’utilizzo dei social network e di applicazioni web che si sono dimostrate molto utili nel consentire la comunicazione e lo scambio delle informazioni su bisogni e operazioni in corso. In particolare, già poche ore dopo la prima forte scossa, il meccanismo di coordinamento dei campi autogestiti era già in azione ed è stato supportato dal sito web Terremotoemilia.com,  dal profilo Twitter @terremotoemilia e dalla omonima pagina Facebook, utilizzati per aggregare le segnalazioni utili al censimento dei campi autogestiti.


3 – La mobilitazione degli esperti del Web in soccorso dei terremotati

Il sisma in Pianura Padana ha evidenziato la necessità di sviluppare applicazioni web e tecnologie che possano supportare le richieste di aiuto e i soccorsi alle popolazioni colpite da calamità naturali. Anche in questo caso internet si è dimostrato come un potente strumento di solidarietà grazie all’opera di associazioni no profit come Wikitalia,  che ha lanciato il progetto  Protezione Civica. Si tratta di una piattaforma di soccorso in caso di calamità che, nelle settimane del sisma, ha avuto l’obiettivo di catalizzare le energie di centinaia di volontari raccogliendo le loro segnalazioni e geolocalizzarle su una mappa online. A Wikitalia si sono aggiunte altre associazioni come Informatici senza frontiere (una onlus la cui missione sociale è quella di far leva sull'informatica per portare un aiuto concreto a chi vive situazioni di emarginazione e difficoltà), e Indigeni Digitali, un’associazione che si prefigge di diffondere i valori della cultura digitale nel nostro Paese.
Internet si è dimostrata, ancora una volta, un potente strumento di coesione sociale ed è stato il veicolo attraverso il quale l’Università di Bologna ha promosso la realizzazione di un hackathon il 16 e 17 giugno 2012.

L’hackathon è un evento in cui programmatori ed esperti di informatica si riuniscono per una sessione tematica di programmazione, che ha generalmente l’obiettivo di produrre una o più applicazioni web che possano soddisfare gli obiettivi della sessione di lavoro.
In particolare, nell’hackathon di Bologna sono stati messi a disposizione dei partecipanti, riuniti in team di lavoro, 48 ore per sviluppare applicazioni e soluzioni web finalizzate ad aiutare le popolazioni dell’Emilia colpite dal terremoto, che potessero essere riutilizzabili per casi simili.
La sessione dei lavori, che è stata trasmessa su Twitter attraverso l’hashtag #hackathonterremoto, ha dato alla luce numerose applicazioni utilizzabili principalmente come strumenti di supporto alla segnalazione dei danni del terremoto, all’organizzazione delle attività di soccorso e agli interventi di ricostruzione post-sisma.


4 – La creazione di una rete commerciale per la vendita delle forme di Parmigiano danneggiate dal terremoto

Il sisma ha provocato ingenti danni ai magazzini di stoccaggio del parmigiano reggiano, rovesciando e spezzando più di 300 mila forme da 40 chili ciascuna, per un danno equivalente a circa il 10% della produzione annua.
I social media si sono dimostrati gli strumenti più efficaci per promuovere la rete di vendita organizzata dal Comitato gruppo caseifici terremotati del Parmigiano Reggiano. Il Consorzio Parmigiano Reggiano non si era mai occupato prima della commercializzazione e della vendita del parmigiano, tuttavia nel periodo straordinario del sisma ha cercato di favorire al massimo la vendita dei caseifici dove fosse possibile l’acquisto diretto delle forme.

A tale scopo, nei giorni immediatamente successivi alle prime due forti scosse, sulla pagina Facebook del Parmigiano Reggiano è stata creata la nota “Terremoto: aggiornamenti sulla situazione”, al cui interno sono state condivisi aggiornamenti e informazioni sui caseifici dove era possibile l’acquisto diretto del parmigiano.
L’iniziativa promossa dal consorzio ha generato un veloce passaparola tra i blogger attivi in Rete, che hanno rilanciato l’iniziativa creando specifici post sui loro blog, su Facebook e Twitter.


5 – La testimonianza della tragedia attraverso i contenuti multimediali 

Le modalità di fruizione della Rete privilegiano la dinamicità dei contenuti multimediali perché attirano maggiormente l’attenzione e stimolano in modo naturale il passaparola tra gli utenti. La costante diffusione di fotocamere digitali e di smartphone di ultima generazione sta avvicinando ampie fasce di persone al mondo della fotografia e delle riprese video.
La tragedia del terremoto è stata ampiamente testimoniata da numerose iniziative che hanno spinto le persone a creare e condividere contenuti multimediali e user-generated attraverso tre principali modalità di partecipazione:

Iniziative individuali e non organizzate, come nel caso dell’uso di Instagram di parte di singoli cittadini, dove le fotografie del terremoto sono state aggregate sotto gli hashtag #terremoto e #terremotoemilia;
Iniziative più strutturate e promosse sui social network che hanno coinvolto fotografi dilettanti e professionisti, come nel caso di Shoot4change organizzato dalla rete Protezione Civica;
Video amatoriali pubblicati online su Youreporter.it, che testimoniano in presa diretta quello che hanno visto le popolazioni colpite direttamente dal sisma.

Alessandro Prunesti | @prunesti

martedì 30 ottobre 2012

The Toxic Twitter: l'ecologia della comunicazione (seconda parte)




Noi creiamo il mondo che percepiamo, non perché non esiste realtà fuori dalla nostra mente, ma perché scegliamo e modifichiamo la realtà che vediamo in modo che si adegui alle nostre convinzioni sul mondo in cui viviamo. Si tratta di una funzione necessaria al nostro adattamento e alla nostra sopravvivenza. 
 
Gregory Bateson

Continuiamo. Continuiamo e non finiamo, perchè il digitale è un discorso troppo vasto e forse stiamo utilizzando dei termini impropri per parlarne, perchè la rete è in continua espansione e i social sono solo forme provvisorie che abitiamo ora, ma che fra qualche tempo saranno lasciati in abbandono per altre pratiche ed esperienze. Necessitiamo di una nuova ecologia della mente, visto che siamo immersi in un'esperienza talmente totalizzante che non sappiamo quali saranno le conseguenze a lungo termine. E' un cambiamento d'ambiente, a tutti i livelli, talmente profondo, considerato anche l'aumento esponenziale della velocità dei processi, che non conosce precedenti né con l'invenzione stampa, né con la rivoluzione industriale, nè con l'era televisiva. Eppure noi continuiamo ad usare i nostri schemi per analizzare questo paradigma, proseguiamo nel voler adattare il cambiamento a noi, mentre continuiamo ad essere modificati. Questo è un punto che deve essere chiaro: la produzione dei discorsi come prodotto intellettuale e sociale vive una mutazione. Avremmo bisogno di un altro Bateson e di un altro Foucault, soprattutto perchè è la "struttura" ad essere andata in crisi.

Bieber ha il cancro! Non è vero, ma quanti c'hanno creduto? Quanti si sono rasati la testa in segno di solidarietà? Quanti hanno messo uno status di Facebook, pare scritto da sedicenti avvocati, credendo che così le autorità non potessero monitorare le loro attività sui social? Sembra di essere tornati al tempo televisivo, quando la si prendeva come oracolo, solo che qui è tutto "aumentato" ed in maniera esponenziale. Se per la tv non bastava spegnerla, per la rete meno che mai. Siamo perennemente connessi, continuamente elettrizzati e soprattutto si cercano cose affini, non si sfida il nuovo.

Qui non siamo alla repressione, qui siamo al governo, se non al suo autoritarismo, del loisir, della suggestione, Il Mondo Nuovo di Huxley ha stravinto sul Grande Fratello di Orwell. Il controllo non è su quello che fai ma su quello che acquisti, sulla sfera emotiva, caricando di stress i soggetti della comunità, che siamo tutti noi. Tutto questo "inquina" i nostri processi percettivi, li modifica, anche se non siamo consapevoli, ma basta pensare a come oggi si scrive un post, un blogger quasi automaticamente pensa già a cosa scrivere perchè il suo post sia indicizzato al meglio, se poi parliamo di Twitter, si ragiona in 140 caratteri, e per Instagram sappiamo che l'autoscatto è inutile perchè farsi una foto da soli è uno stile, meglio se si vede lo smartphone più modaiolo.

Abbiamo bisogno di una nuova ecologia della comunicazione per una comprensione del mezzo, ma soprattutto che riesca a capire come comunicare e che linguaggi usare in questo nuovo ambiente, che non è neanche un medium, ma una sinestesia fortemente pervasiva. La rete è un iceberg, in questo momento siamo sulla punta e abbiamo bisogno di scendere di più per capire cosa c'è alla base. Il mio dubbio è che non ci sia la voglia di farlo. Perchè? Perchè sotto fa freddo e non ci sono luci colorate.

Simone Corami | @psymonic


The Toxic Twitter: ecology of communication (second part)

We create the world we perceive, not because there is no reality outside our mind, but because we choose and modify the reality we see in order to make it coherent with our convictions about the world we live in. It's a necessary function to our survival and adaptation.
Gregory Bateson

Let's continue. We continue and don't finish, because digital is a way too vast argument and maybe we're using the wrong terms to talk about it, because the web is in continous expansion and social networks are only temporary forms that we use now, but that after a while will be abandoned in favor of other practices and experiences. We need a new ecology of the mind, since we are submersed in an experience that is so totalizing that we don't know what the long term consequences will be.

It is a change of environment at all levels, and so deep, considering the exponential increase of process speed, that it doesn't have precedents nor with the invention of print, nor with the industrial revolution, nor with the television era. And yet we continue to use our schemes to analyze this paradigm, we keep trying to adapt the change to ourselves, as we continue to be modified by it. This is a point that needs to be clear: the production of speeches as an intellectual and social product is living a mutation. We'd need another Bateson and another Foucault, especially because it is the "structure" that is in crisis.

Bieber has cancer! it's not true, but how many believed it? How many have shaved their heads in sign of solidarity? How many have published a Facebook status, apparently written by some lawyers, believing that it would stop authorities from monitoring their activities on social media? We seem to have gone back to the television time, when we believed it as an oracle, only that here everything is "augmented", and exponentially. If it wasn't enough to turn off the TV, the web is even worse. We're constantly connected, continuously electrified and most of all we look for things that have similarities, we don't look for something new. This is not repression, this is the government, its authoritarism, the loisir, the suggestion, and Huxley's New World has won over Orwell's Big Brother.

The control isn't on what you do but on what you buy, on your emotions sphere, and charging the member of the community with stress. All of this "pollutes" our perceptive processes, it modifies them, even though we're not aware of it, but it would be enough to think about how today we write a post, a blogger almost automatically thinks about what to write in order to indicize it at its best, and if we talk about Twitter, we start thinking in 140 characters, and for Instagram we know that autosnap is useless because taking a picture of yourself is a style, better yet if the latest smartphone is visible in the shot.

We need a new ecology of communication in order to understand the medium, but especially that is capable of understanding how to communicate and what languages to use in this new environment, which isn't even a medium, but a strongly pervasive synesthesy. The web is an iceberg, at the moment we're on its top and we need to go down in order to understand what lays underneath. My doubt is that there's no will to do it. Why? Because underneath it's cold and there are no colorful lights.

Simone Corami | @psymonic

venerdì 4 maggio 2012

StartupID | Lorenzo Sfienti di Followgram @lorenzosfienti



La diciassettesima intervista di StartupID è con Lorenzo Sfienti, fondatore di Followgram.



StartupID è la rubrica realizzata in collaborazione con Indigeni Digitali e dedicata al mondo delle startup.

Followgram è una web application che permette di creare pagine profile per gli account Instagram, aggiungendo diverse funzionalità che ne aumentano le potenzialità, come l’album e il feed rss. I numeri sono piuttosto interessanti, si parla di 51.000 utenti registrati unici, un traffico di 600.000 visite e più di 300.000 visitatori unici, con una media di 100 – 110 utenti connessi al sito. [video]

L’idea è nata il 6 Luglio del 2011 da una conversazione con Fabio Lalli, fondatore di Indigeni Digitali, e dall’osservazione che la funzione mancante su Instagram fosse proprio quella della pagina profilo: non c’era possibilità di condividere il proprio profilo o inserire un bottone sui propri siti web. Nel giro di una notte è stato scritto il codice sorgente primario, da una parte un po’ per gioco e dall’altra per sfidare le API di Instagram. [video]

Per quanto riguarda le prospettive di nuove implementazioni, secondo Lorenzo la prima cosa da migliorare è il caricamento: il motore che sta dietro a Followgram è un po’ lento, ma la versione aggiornata ha risolto la questione. La seconda è l’usabilità della piattaforma, che sarà adattata anche alle richieste degli utenti, che hanno contribuito con i propri suggerimenti. Fin dalla prima versione Followgram ha avuto utenti importanti: i due fondatori di Foursquare, diversi startupper, giornali. Non da ultimo La Stampa ha inaugurato un progetto che sfrutta la piattaforma. [video]

Il modello di business è quello dei brand, si punta molto sulle aziende specialmente nel mondo della moda. L’idea è di offrire servizi professionali, tra cui ad esempio la creazione di contest tramite piattaforma, specialmente considerando il fatto che Facebook non permette l’utilizzo delle sue funzionalità come modalità di concorso, ma anche altri che verranno dati dietro pagamento. [video]

Abbiamo chiesto a Lorenzo quale sia il rapporto con Instagram, ma lui ci ha confermato che di fatto non c’è: Followgram viene menzionato nella sezione Help di Instagram dedicata ai servizi, uno dei due fondatori di Instagram ha un account Followgram, ma al di là di questo non ci sono relazioni con l’azienda. Quanto alle prospettive per il futuro, Lorenzo ha elencato come prossimi obiettivi l’implementazione delle funzionalità proprie e il ridisegno dell’usabilità del sito web, ma anche e soprattutto la monetizzazione[video]

Infine abbiamo chiesto chi siano i componenti del team: Lorenzo Sfienti, che si occupa del coding, Fabio Lalli, la cui attività è incentrata sul business development ed Annalisa Puracchio, che cura il design dell’interfaccia. Ci sono già prospettive per allargare il team, specialmente figure che possano occuparsi di coding, ma probabilmente cercheranno un supporto anche per il design in futuro. [video]

Vi invito a vedere l’intervista, decisamente più ricca di dettagli e spunti.

Buona visione!

Maria Petrescu | @sednonsatiata




StartupID | Lorenzo Sfienti of Followgram

The seventeenth interview for StartupID is with Lorenzo Sfienti, founder of Followgram.

Followgram is a web application that allows to create profile pages for Instagram accounts, adding several functions that increase its potential, such as the album and the RSS feed. The numbers are quite interesting, we're talking about 51.000 registered users, a traffic of 600.000 visits and more than 300.000 unique viewers, with an average of 100 to 110 users connected to the website at all times. [video]

The idea was born on the 6th of July 2011 from a conversation with Fabio Lalli, the founder of Indigeni Digitali, and from the fact that the main missing function on Instagram was the one of the profile page: there was no way to share the profile or insert a button on a website. In one night the primary source code was written, on one hand as a game, on the other as a challenge to Instagram's APIs. [video]

As for the perspectives of new implementations, Lorenzo thinks that the first thing to improve is the charging time: the engine behind Followgram is a bit slow, but the updated version has solved the issue. The second is the platform usability, which will be adapted based on users' feedback. Followgram has had important users from the very first version: the two founders of Foursquare, several startuppers, newspapers. La Stampa has recently started a project that exploits the platform. [video]

The business model is based on brands, especially those in the fashion industry. The idea is to offer professional services, among which the creation of online contests through the platform, especially considering the fact that Facebook doesn't allow the use of its functions for contests, but also other functions that will only be available with a premium account. [video]

We asked Lorenzo what the relationship with Instagram is, but he told us that it is basically not existend: Followgram is mentioned in the Help section of Instagram in the part dedicated to services, one of the two founders of Instagram has a Followgram account, but beyond that there are no relations. As for future perspectives, Lorenzo has indicated as next goals the implementation of proprietary functions and the redesign of the website usability, but also and foremost the monetization[video]

Finally we asked who the members of the team are: Lorenzo Sfienti, who writes code, Fabio Lalli, responsible of the business development, and Annalisa Puracchio, graphic designer. There are already several perspectives of enlarging the team, especially with figures that can deal with the coding part, but probably they will be in search of some support for the design as well. [video]

I invite you to view the interview, much richer in details and insights.

Enjoy!

Maria Petrescu | @sednonsatiata

mercoledì 30 novembre 2011

10minuticon Orazio Spoto @oraziospoto



Orazio Spoto, organizzatore della comunità di Instagramers Milano, ci ha illustrato le potenzialità nell'uso di Instagram per promuovere attività di marketing geolocalizzate, specialmente per le piccole e medie imprese.


Qualche settimana fa abbiamo avuto il piacere di intervistare Orazio Spoto, direttore di agenzia e organizzatore della comunità di Instagramers Milano.

Innanzitutto Orazio ci ha raccontato come è nata la community di Milano: quando Orazio ha scoperto che non c'era nessuno che se ne occupasse già, si è immediatamente proposto per il ruolo. Avendo già utilizzato Instagram per diversi mesi e conoscendone le potenzialità come strumento a metà tra la community e l'app fotografica, si è attivato per incentivarne l'utilizzo nella città di Milano. [video]

L'aspetto legato alla comunità è stato ulteriormente enfatizzato dall'uscita di Followgram: il fatto che Instagram abbia reso le API pubbliche ha portato alla creazione di diversi servizi che offrono funzionalità aggiuntive per appoggiarsi al web, rendendo molto più ampio il bacino di interesse. [video]

Secondo Orazio è sicuramente possibile usare Instagram come strumento di marketing, proprio perché riesce ad unire più elementi: in primo luogo la fotografia, che rappresenta un fortissimo collante per il mondo della comunicazione; in secondo luogo il fatto che la community non è installata su una già esistente ed ha logiche e dinamiche diverse da quelle di Twitter e Facebook; in terzo luogo offre la possibilità di andare a intervenire sui brand a livello iperlocale. [video]

Abbiamo chiesto a Orazio se pensa che ci sia la possibilità che in futuro Instagram si integri con altri servizi basati sulla geolocalizzazione, ma sembrerebbe che per ora non sia prevista una fusione o integrazione di questo tipo, ma verranno sfruttate le chiavi di ricerca su base locale. [video]

La community di Milano conta circa 12.000 fotografie con l'hashtag #igersmilano, un album della città a 360°. Igers Milano conta 835 utenti Instagram e 95 follower su Twitter, mentre su Facebook conta, ad oggi, 381 fan. [video]

Abbiamo parlato inoltre delle strategie che i piccoli e grandi imprenditori possono implementare per sfruttare le potenzialità di Instagram al meglio, fornendo diversi esempi tra cui quello di Ford.

Invito dunque tutti a visionare l'intervista, per ulteriori dettagli e riflessioni rispetto a questa breve sintesi.

Buona visione!

Maria Petrescu


10 minutes with Orazio Spoto

A few weeks ago we had the pleasure of interviewing Orazio Spoto, agency director and organizer of the Instagramers community in Milan.

First of all Orazio told us how the Milan community was born: when he found out that there was no one taking care of it already, he immediately offered for the role. Having already used Instagram for several months and knowing its potential as a tool halfway between the community and the photographic app, he activated to enhance its use in the city of Milan. [video]

The community aspect has been further reinforced by the launch of Followgram: the fact that Instagram made the API public allowed several services to offer further functions in order to be more web based, thus making the interested community much larger. [video]

In Orazio's opinion it is certainly possible to use Instagram as a marketing tool because it unites several elements: first of all photography, which represents a very strong glue for the communication world; secondly the community isn't installed upon an already existing one and has logics and dynamics which are different from the ones of Twitter and Facebook; thirdly, it offers the possibility to intervene on brands on a hyperlocal level. [video]

We asked Orazio whether he thinks there is the possibility that in the future Instagram will integrate with other location based services, but it seems that for now there is no such fusion or integration in program: the search keys on a local basis will be used instead. [video]

The Milan community counts about 12.000 photos with the hashtag igersmilano, a 360° photo album of the city. IgersMilano counts 835 Instagram followers, 95 Twitter followers and 381 Facebook fans[video]

We also talked about the strategies small and big companies can implement to exploit Instagram's potential at its best, making several examples among which that of Ford.

I invite everyone to view the full interview, for further details and insight on this matter.

Enjoy!

Maria Petrescu

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