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Berlusconi: "Presidente della Convenzione? Solo una battuta". Come quando prometteva un milione di posti di lavoro ed il rimborso dell'IMU.
— Il Triste Mietitore (@TristeMietitore) 08 maggio 2013
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giovedì 3 gennaio 2013
#Socialmedia e #terremoto
La sequenza sismica verificatasi in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto a partire dal Maggio 2012, culminata con le due tragiche scosse del 20 e 29 maggio, ha provocato la morte di 27 persone, 350 feriti e 16'000 senzatetto. Sono stati finora valutati danni per 13,2 miliardi di Euro.
Non è purtroppo raro che il nostro Paese venga colpito da una scossa con conseguenze catastrofiche; basta ricordare il terremoto dell’Irpinia nel 1980, dell’Umbria nel 1997 e dell’Aquila nel 2009.
E’ tuttavia la prima volta che le nuove tecnologie della comunicazione online vengono utilizzate come veicolo di narrazione collettiva della tragedia e come strumento auto-organizzazione delle popolazioni colpite. Nel periodo di più intensa attività sismica la narrazione collettiva della tragedia si è configurata come un intreccio tra i contenuti user-generated dagli utenti sui social media e i mezzi di comunicazione tradizionali (TV, radio e carta stampata) che hanno in molti casi rilanciato le informazioni originariamente condivise online dai comuni cittadini.
La visibilità online acquisita dalla tragedia del sisma è stata così preponderante che i termini “Terremoto” e “INGV” risultano essere le parole chiave più ricercate nel 2012 su Google. (fonte: Google Zeitgeist 2012).
Tutto ciò è stato reso possibile dalle peculiarità dei processi comunicativi del web 2.0, che privilegiano la condivisione in tempo reale di contenuti spontanei grazie alle connessioni ad internet in mobilità consentite oggi da smartphone e tablet. Le stesse difficoltà di collegamento alle reti cellulari, che avvengono normalmente in questi casi e che avrebbero potuto limitare l’attività spontanea degli utenti, sono state attenuate da una ulteriore iniziativa collettiva promossa dai cittadini e diffusa su Twitter: l’apertura delle reti wi-fi domestiche, tipicamente collegate alla rete telefonica fissa e protette da password, più affidabili e stabili rispetto alle reti di telecomunicazione mobili.
Twitter, Facebook, Instagram, YouTube e i blog sono stati i social media che hanno consentito alle persone colpite di narrare la tragedia del terremoto e creare network di collaborazione tra singoli individui, istituzioni ed aziende presenti non solo nei luoghi maggiormente colpiti dal sisma, ma distribuite su tutto il territorio nazionale.
Si fa riferimento, in particolare:
• Alle segnalazioni in tempo reale dei danni provocati dal terremoto e all’uso del web come piattaforma di supporto “dal basso” per l’organizzazione delle iniziative spontanee di soccorso e di solidarietà;
• All’uso dei social media come strumenti diretti di testimonianza del sisma e di approfondimento di specifici episodi legati alla tragedia;
• All’organizzazione di una rete di vendita per le forme di parmigiano danneggiate dalle scosse;
• Ai progetti di innovazione per lo sviluppo di applicazioni e servizi web di utilità sociale.
Un ruolo di primo piano è stato svolto da Twitter ed Instagram, due piattaforme del web 2.0 che hanno consentito agli utenti della Rete di generare un flusso ininterrotto di informazioni tuttora attivo. Vediamo brevemente cosa sono e come funzionano.
2 – Dalle segnalazioni della prima scossa ai campi autogestiti
Nella notte della prima forte scossa del 20 maggio Twitter è stato per quasi 40 minuti il primo e unico canale di informazione in tempo reale sul terremoto. “Enorme scossa di terremoto ORA modena #sanfelice.pare che le case siano OK, interni case distrutti, gente in strada” fu uno dei primi messaggi di allarme lanciati in rete circa 10 minuti dopo la scossa da Gianluca Diegoli, un blogger che si trovava in uno dei comuni colpiti.
La geolocalizzazione degli utenti di Twitter ha consentito di evidenziare con grande precisione la provenienza geografica delle segnalazioni che, nella notte del 20 maggio, citavano la parola Terremoto o aggregavano le discussioni online sotto l’hashtag #terremoto e #terremotoemilia. Ne è emersa una fotografia dove centinaia di utenti, nei minuti immediatamente successivi al terremoto, hanno contribuito alla costruzione di un flusso di informazioni condivise attraverso il quale è stato possibile ricostruire la cronaca e le emozioni delle persone svegliate nel cuore della notte.
Fonte: http://vincos.it/2012/05/20/la-bomba-e-il-terromoto-in-italia-mappe-geografiche-ed-emotive/
Twitter è stato utilizzato come canale di informazione e come strumento di auto-organizzazione delle popolazioni colpite dal terremoto. E’ stata inoltre la piattaforma più utilizzata per condividere online le foto scattate con Instagram. In particolare, sono state più di 7'000 le foto aggregate negli hashtag #terremoto e #terremotoemilia. Esse costituiscono non solo la testimonianza diretta dei danni alle abitazioni civili, ai capannoni aziendali e agli edifici storici, ma evidenziano anche le scene di vita quotidiana delle popolazioni colpite e l’impegno dei tanti volontari che, sin dal primo giorno, si sono impegnati a fornire il loro aiuto alle popolazioni colpite.
L’assistenza alle popolazioni colpite è stata effettuata sotto il coordinamento del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, ma anche indipendentemente da questo grazie alla solidarietà e al servizio prestato da associazioni e da privati. Decine di tendopoli si sono formate anche in modo spontaneo, attraverso forme embrionali di organizzazione nate per garantire l’assistenza reciproca, come nel caso dei campi autogestiti. L’organizzazione dei campi autogestiti è stata supportata dall’utilizzo dei social network e di applicazioni web che si sono dimostrate molto utili nel consentire la comunicazione e lo scambio delle informazioni su bisogni e operazioni in corso. In particolare, già poche ore dopo la prima forte scossa, il meccanismo di coordinamento dei campi autogestiti era già in azione ed è stato supportato dal sito web Terremotoemilia.com, dal profilo Twitter @terremotoemilia e dalla omonima pagina Facebook, utilizzati per aggregare le segnalazioni utili al censimento dei campi autogestiti.
3 – La mobilitazione degli esperti del Web in soccorso dei terremotati
Il sisma in Pianura Padana ha evidenziato la necessità di sviluppare applicazioni web e tecnologie che possano supportare le richieste di aiuto e i soccorsi alle popolazioni colpite da calamità naturali. Anche in questo caso internet si è dimostrato come un potente strumento di solidarietà grazie all’opera di associazioni no profit come Wikitalia, che ha lanciato il progetto Protezione Civica. Si tratta di una piattaforma di soccorso in caso di calamità che, nelle settimane del sisma, ha avuto l’obiettivo di catalizzare le energie di centinaia di volontari raccogliendo le loro segnalazioni e geolocalizzarle su una mappa online. A Wikitalia si sono aggiunte altre associazioni come Informatici senza frontiere (una onlus la cui missione sociale è quella di far leva sull'informatica per portare un aiuto concreto a chi vive situazioni di emarginazione e difficoltà), e Indigeni Digitali, un’associazione che si prefigge di diffondere i valori della cultura digitale nel nostro Paese.
Internet si è dimostrata, ancora una volta, un potente strumento di coesione sociale ed è stato il veicolo attraverso il quale l’Università di Bologna ha promosso la realizzazione di un hackathon il 16 e 17 giugno 2012.
L’hackathon è un evento in cui programmatori ed esperti di informatica si riuniscono per una sessione tematica di programmazione, che ha generalmente l’obiettivo di produrre una o più applicazioni web che possano soddisfare gli obiettivi della sessione di lavoro.
In particolare, nell’hackathon di Bologna sono stati messi a disposizione dei partecipanti, riuniti in team di lavoro, 48 ore per sviluppare applicazioni e soluzioni web finalizzate ad aiutare le popolazioni dell’Emilia colpite dal terremoto, che potessero essere riutilizzabili per casi simili.
La sessione dei lavori, che è stata trasmessa su Twitter attraverso l’hashtag #hackathonterremoto, ha dato alla luce numerose applicazioni utilizzabili principalmente come strumenti di supporto alla segnalazione dei danni del terremoto, all’organizzazione delle attività di soccorso e agli interventi di ricostruzione post-sisma.
4 – La creazione di una rete commerciale per la vendita delle forme di Parmigiano danneggiate dal terremoto
Il sisma ha provocato ingenti danni ai magazzini di stoccaggio del parmigiano reggiano, rovesciando e spezzando più di 300 mila forme da 40 chili ciascuna, per un danno equivalente a circa il 10% della produzione annua.
I social media si sono dimostrati gli strumenti più efficaci per promuovere la rete di vendita organizzata dal Comitato gruppo caseifici terremotati del Parmigiano Reggiano. Il Consorzio Parmigiano Reggiano non si era mai occupato prima della commercializzazione e della vendita del parmigiano, tuttavia nel periodo straordinario del sisma ha cercato di favorire al massimo la vendita dei caseifici dove fosse possibile l’acquisto diretto delle forme.
A tale scopo, nei giorni immediatamente successivi alle prime due forti scosse, sulla pagina Facebook del Parmigiano Reggiano è stata creata la nota “Terremoto: aggiornamenti sulla situazione”, al cui interno sono state condivisi aggiornamenti e informazioni sui caseifici dove era possibile l’acquisto diretto del parmigiano.
L’iniziativa promossa dal consorzio ha generato un veloce passaparola tra i blogger attivi in Rete, che hanno rilanciato l’iniziativa creando specifici post sui loro blog, su Facebook e Twitter.
5 – La testimonianza della tragedia attraverso i contenuti multimediali
Le modalità di fruizione della Rete privilegiano la dinamicità dei contenuti multimediali perché attirano maggiormente l’attenzione e stimolano in modo naturale il passaparola tra gli utenti. La costante diffusione di fotocamere digitali e di smartphone di ultima generazione sta avvicinando ampie fasce di persone al mondo della fotografia e delle riprese video.
La tragedia del terremoto è stata ampiamente testimoniata da numerose iniziative che hanno spinto le persone a creare e condividere contenuti multimediali e user-generated attraverso tre principali modalità di partecipazione:
• Iniziative individuali e non organizzate, come nel caso dell’uso di Instagram di parte di singoli cittadini, dove le fotografie del terremoto sono state aggregate sotto gli hashtag #terremoto e #terremotoemilia;
• Iniziative più strutturate e promosse sui social network che hanno coinvolto fotografi dilettanti e professionisti, come nel caso di Shoot4change organizzato dalla rete Protezione Civica;
• Video amatoriali pubblicati online su Youreporter.it, che testimoniano in presa diretta quello che hanno visto le popolazioni colpite direttamente dal sisma.
Alessandro Prunesti | @prunesti
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mercoledì 30 maggio 2012
Il #terremoto in Emilia e il deposito di gas naturale sull'epicentro
E' passata poco più di una settimana dal sisma che ha colpito l'area della bassa padana, identificata tra le provincie di Modena, Bologna e Ferrara, e che ha fatto sei vittime e oltre 7000 sfollati. Lo sciame sismico prosegue e, dicono gli esperti, potrebbe proseguire ancora per mesi.
Con il sisma però, oltre ai drammi e ai danni, sono arrivate sul vassoio della cronaca nazionale anche le polemiche e le preoccupazioni (più che motivate) riguardanti il progetto del mega impianto di stoccaggio Gas che dovrebbe sorgere a Rivara, frazione di San Felice sul Panaro.
Il primo a parlarne è Giovanni Tizian in un articolo del 21 maggio 2012, il giorno dopo il sisma. Lo fa sull’espresso in un articolo in cui viene ricordato come proprio nell’area dell’epicentro, a Rivara di San Felice sul Panaro, “la società Ers (Erg Rivara Storage) vuole realizzare il deposito di gas naturale, presente nel sottosuolo di quell’area. L’impianto permetterebbe di stoccare 3,2 miliardi di metri cubi di gas a 2800 metri di profondità nel sottosuolo”.
Del deposito di Gas si parla da anni nella zona. Dopo il terremoto gli enti locali e i comitati cittadini, che hanno sempre posto dinnanzi al progetto un rigoroso NO, si sono tornati ad interrogare sulla faccenda che rappresenta un interrogativo sia sotto il profilo della sicurezza che della tutela ambientale. Quell’impianto non lo vuole nessuno, nessuno a parte la società in questione e l’onorevole Carlo Giovanardi (PDL), che sulla realizzazione dello stesso ha insistito fortemente. Ancora fino a 20 giorni prima del terremoto, come scriveva anche Tizian. Sulla questione si era mosso anche l’allora governo Berlusconi cercando con un decreto ad hoc di venire incontro alle pretese dell’allora Ministro Giovanardi. Le cronache riportano anche un botta e risposta tra l’ex presidente del consiglio e l’onorevole Giovanardi. Lo trovate a questi due link: 1 - 2.
All'opera si era opposta anche la Lega Nord (come affermava Angelo Alessandri (Lega) in un articolo di Gazzetta di Modena del 29/05/2011) votando per la risoluzione in Commissione Ambiente della Camera. Il Pdl invece si era espresso contrariamente. «Abbiamo cercato una mediazione - ha spiegato Alessandri - ma non l'abbiamo trovata. Nonostante ciò non c'è una spaccatura, anzi ho apprezzato il mancato ostruzionismo che dimostra come Giovanardi abbia posizioni personali».
Ma tornando ad oggi c'è da annotare la dichiarazione di Grayson Nash, amministratore delegato di Ers, che il 23 maggio sera si esprimeva così: «Non sono un sismologo, ma abbiamo coinvolto i geologi dell'Università di Catania. La zona rimane a bassa sismicità» e ancora in riferimento all'evento sismico del 20 notte: «è del tutto prevedibile ed inferiore alle previsioni nei nostri studi».
Ma a riguardare la fattibilità del progetto, con tutto ciò che ne consegue, vi è anche la relazione ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Interessante da leggere perché analizza e riporta sia le proposte e le analisi del richiedente, sia le verifiche dell’istituto. Chi vi scrive non è un esperto di sismi, ma in alcuni passaggi di quella relazione si fa più volte riferimento alle dinamiche sismiche del territorio. Lungi da me esprimere un giudizio in merito. Mi limito quindi a riportarle:
Riporto alcuni passaggi:
2.2.3.11.3.2 Caratteristiche sismiche della zona
Dall’esame del catalogo sismico INGV (1981-2006) il Proponente (cioè Ers, Erg Rivara Storage) ricava che la zona in esame “è caratterizzata da scarsa sismicità, localizzata fino a profondità crostali di 25 km…Negli ultimi 25 anni si sono verificati sporadici terremoti di magnitudo inferiore a Md 3.5 lungo l’alto strutturale e principalmente a profondità inferiori ai 15 km (vedi figura). Non sono presenti, all’interno del catalogo della sismicità strumentale, sequenze di terremoti ravvicinati nel tempo o sciami sismici. La sequenza sismica più importante avvenuta diversi chilometri a sud ovest dell’area è quella di Reggio Emilia (1996), con repliche che si sono protratte per circa un mese a seguito di un mainshock di ML> 5.0”.
La relazione continua nei suoi passaggi in riferimento al contesto sismico riportando:
4.3.3.1 Analisi geologico-strutturale-sismologica della struttura di Rivara
E’ stato accertato (vedi figura) che la struttura di Rivara è costituita da una piega anticlinale fagliata, sviluppata a seguito della propagazione di un sovrascorrimento sepolto sotto la Pianura Padana. La struttura è ulteriormente frammentata al suo interno in più blocchi, secondo faglie o sistemi di faglie che vengono distinte in faglie di tipo compressivo (sovrascorrimento principale, splay e retroscorrimento) e ulteriori 2 sistemi di faglie (dirette), la cui natura però non viene indicata nel dettaglio. Il serbatoio dello stoccaggio è in posizione di alto strutturale ed è delimitato dal sovrascorrimento principale, dallo splay e dal retroscorrimento verso NE, NW e SW, ma non risulta chiaramente confinato verso SE. La conoscenza di tale assetto strutturale deriva principalmente dai rilievi di sismica a riflessione già realizzati da ENI entro gli anni ‘80 per l’individuazione di giacimenti di idrocarburi e dalla perforazione di alcuni pozzi profondi.
In particolare è stata evidenziata (ERS_04_0_00_R_SUO_01_00, ERS_04_0_00_R_UNI_01_00, ERS_04_0_00_R_DOG_01_00) l’interpretazione geologica di una linea sismica che attraversa l’area della concessione in senso SW-NE, sulla quale sono stati proiettati i pozzi Camurana 2 e Rivara 1 (vedi figura seguente)
Inoltre, a partire dall’interpretazione di tutte le linee sismiche disponibili sull’area è stato sviluppato il modello tridimensionale del sottosuolo, interpretando le linee a partire dagli orizzonti sismici e dalle faglie riconosciute. Interpolando ai nodi di una griglia e tramite apposito contouring, sono state ricostruite le mappe strutturali in tempi doppi riferite agli orizzonti interpretati. Successivamente, operando la conversione nel dominio delle profondità, sulla base della curva tempi-profondità registrata con un check shot sul pozzo San Felice al Panaro 1 e delle velocità intervallari calcolate per gli altri pozzi presenti nell’area, sono state ottenute le profondità in metri dei vari orizzonti sismici. Da ciò discende il modello della struttura, ricostruito però solo per alcuni orizzonti che “delimitano dei gruppi di unità con comportamento geomeccanico comparabile (superficie topografica, top della scaglia, base delle Marne del Cerro, top Lumachella)”. La formazione delle Marne del Cerro a diretto contatto con le rocce del serbatoio costituisce il seal, cioè il sigillo superiore all’eventuale perdita di gas in corrispondenza del culmine del serbatoio, e mostra localmente uno spessore di soli 7 metri. Spessori comunque contenuti sono stati indicati anche nella maggior parte delle perforazioni eseguite nell’area (Camurana 2: spessore 6 m; Spada 1: spessore 26 m; Bignardi 1: spessore 49 m). La sequenza di copertura sovrastante, che è considerata impermeabile e in sovrapressione al pari delle Marne del Cerro, comprende la formazione della Scaglia Rossa, composta principalmente da termini calcarei con livelli marnosi e quindi a potenziale comportamento fragile in conseguenza di intense deformazioni tettoniche. Pertanto, tenendo conto di quanto dichiarato riguardo all’intensa fratturazione dei Calcari grigi di Noriglio, della Maiolica e delle successioni condensate giurassiche sottostanti, è verosimile che anche le Marne del Cerro e soprattutto la Scaglia Rossa possano essere interessate da fratture, anche se in minore entità. L’assunzione dell’impermeabilità della scaglia è basata sullo studio eseguito dalla Schlumberger per sviluppare il modello geomeccanico della struttura a partire dalle analisi petrofisiche e dai logs geofisici eseguiti lungo i pozzi profondi. Lo studio, che è stato condotto per verificare la possibilità di variazioni delle tensioniinterne alla struttura, tali da poter riattivare le faglie e danneggiare l’integrità della roccia di copertura, con il variare della pressione durante le fasi di iniezione del gas, ha concluso che non vi è rischio di rilievo né di riattivazione di faglie né di fratturazione significative delle rocce di copertura. In tale ambito si rimarcano però alcune considerazioni:
• dal confronto tra l’analisi petrofisica eseguita sul tratto 3,750-4,260 metri di profondità lungo il pozzo Spada 1 e il profilo dello stesso pozzo, si evince come all’interno della formazione della scaglia calcarea esistano dei livelli potenzialmente fratturati o almeno con una sensibile permeabilità di matrice. Pertanto, anche perché i dati di perforazione costituiscono sempre dei valori puntuali mentre la caratterizzazione dal punto di vista della permeabilità secondaria per fratturazione è una problematica da valutare alla scala del giacimento, sorgono alcune perplessità riguardo a quanto è stato asserito circa l’evidenza che:
- la roccia di copertura, che includerebbe anche la Scaglia Rossa calcarea, abbia sicuramente un adeguato stato geomeccanico e un comportamento schiettamente plastico e impermeabile;
- la transizione tra roccia serbatoio e roccia di copertura sia effettivamente netta. In definitiva, sebbene la roccia del serbatoio sembra essere stata modellizzata dal punto di vista strutturale abbastanza compiutamente, per quanto riguarda le rocce che costituiscono la copertura (soprattutto la Scaglia) non sembra esserne stata verificata adeguatamente l’integrità strutturale e la continuità laterale.
• non è detto che sia realmente assicurata la tenuta nel fianco rovescio dell’anticlinale, dove è presente lo splay nel sovrascorrimento principale;
• la problematica relativa alla presenza, nella zona degli interventi, di terreni soggetti a possibile liquefazione in seguito al moto sismico non è stata definita con sufficiente dettaglio, considerando la presenza di strutture sismotettoniche attive;
• non è da scartare a priori la possibilità che, essendo presenti giacimenti di metano in posizioni limitrofe e non nella zona di Rivara, dove sono state rilevate solo perforazioni sterili, l’anticlinale in oggetto potrebbe non essere in realtà idonea a fungere da “trappola” per gli idrocarburi.
Infine, è stata descritta una faglia diretta con rigetto circa 950 m nel fianco normale SW dell’anticlinale (§6.2 del documento ERS_02_C_AC_R_AMB_01_000), quindi con risvolti non banali sulla tenuta della struttura stessa, che non ha riscontro nelle varie sezioni interpretative elaborate, e potrebbe pertanto rappresentare un refuso da verificare.
Qui vi rimando al link con la relazione completa, mentre questo è il sito di ambientesaluterivara dove sono disponibili documenti, comunicati e altro materiale inerente al progetto dell'impianto stoccaggio Gas.
La mappatura sismica del paese viene stilata in base alla memoria storica e agli eventi che via via in epoca moderna sono stati studiati e registrati. L'evento sismico del 20 maggio richiederà forse nuove valutazioni. Va inoltre ricordato che il Ministro Clini nei giorni scorsi ha intrapreso una retromarcia sul progetto indicando la necessità di effettuare nuove valutazioni, e pure la regione Emilia Romagna ha ribadito il suo NO: "Le nostre preoccupazioni legate alla sismicità erano fondate - afferma l'assessore Paola Gazzolo - Le ragioni delle nostre contrarietà non possono che essere ribadite con maggior forza".
Ricordiamo inoltre che il progetto aveva avuto assenso sia dal governo Prodi che da quello Berlusconi, oltre ad una strenua difesa da parte dell'On. Carlo Giovanardi.
La questione sull’impianto non è ancora chiusa, da quel che ho capito. Ma dopo il terremoto, i morti, i feriti, i danni, una rivalutazione generale forse è d’obbligo.
Prima di tutto, prima degli interessi, vi è la sicurezza dei cittadini.
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
The earthquake in Emilia and the Gas storage plant on top of the epicentre
Just a bit more than a week has passed since the earthquake that has hit the southern part of the Padanian plane, identified between Modena, Bologna and Ferrara, which has claimed 17 victims and more than 7000 evacuated people. The swarm continues and it might continue for months, experts say. With the earthquake, apart from damages and drama, other issues have been raised, such as the worries (more than motivated) about the project for the huge implant of gas storage that should be built in Rivara, fraction of San Felice sul Panaro.
The first to talk about it was Giovanni Tizian in an article dated May 21st 2012, the day after the earthquake. He writes about it on L'Espresso in an article in which he reminds that in the area of the epicentre, at Rivara - San Felice sul Panaro, "the company ERS (Erg Rivara Storage) wants to realize a natural gas storage implant, since the area is quite rich of it. The implant would allow to stock 3.2 billion cubic metres of gas, 2800 metres under the ground."
In the area there has been talk of the Gas deposit for years. After the earthquake, the local institutions and citizen comittees, which have always said NO to this project, have returned to ask questions about this matter that is quite peculiar, both from a safety and an environment point of view. Nobody wants that plant, nobody apart from the company that should build it and Mr. Carlo Giovanardi (PDL), who has insisted very much on the realization of this project. Up until 20 days before the earthquake, writes Tizian. On the matter the former government Berlusconi tried to intervene by creating a decree to satisfy Giovanardi, who at the time was minister. Newspaper archives also reveal a QA between Berlusconi and Giovanardi at the time. You can find it at these two links: 1 - 2.
Lega Nord had also opposed the project (as Angelo Alessandri stated in an article on the Gazzetta di Modena, dated May 29th 2011) voting for the resolution in Environment Commission in Parliament. PDL had expressed a contrary opinion. "We looked for some common ground - explained Alessandri - but we haven't found it. Nevertheless I have appreciated the lack of obstructionism which demonstrates that Giovanardi has personal positions."
But let's come back to today, it's interesting to note the declaration of Grayson Nash, CEO of ERS, that on May 23rd he said: "I am no sysmologist, but we're involved the geologists of the Catania University. The area remains a low seismicity" and again about the earthquake during the night of May 20th: "it's predictable and inferior to our previsions in our studies."
If we look at the possibility to actual do the project, with all its consequences, there's also the ISPRA (Superior Institute for Environmental Protection and Research) research. Quite interesting to read because it analyzes and explains the proposals and analyses of the requester, and the institute's results. Who writes isn't an expert of earthquakes, but in some passages in that research there are several references to sysmic dyamics of the territory. I'm not here to express any judgement, so I'll simply let you read them:
Here are some passages:
2.2.3.11.3.2 Seismic characteristics of the area
From the examination of the seismic catalogue INGV (1981 - 2006) the Proponent (Ers, Erg Rivara Storage) concludes that the examinated area "is characterized by low seismicity, localized 25km deep... During the last 25 years there have been sporadical earthquakes of magnitude inferior to Md 3.5 along the structure and principally at depths inferior to 15 km (see figure). There are no sequences of earthquakes that are close in time or swarms. The most important seismic sequence happened several km south-west from the area, near Reggio Emilia (1996), with replicas that have lasted for about one month after the ML>5.0 mainshock."
The report continues with the sections about the seismic context:
4.3.3.1 Geological structural seismologic analysis of the Rivara structure
It has been verified (see figure) that the Rivara structure is constituted by a anticline fault, developed after the propagation of an overthrust under the Padanian Plain. The structure is also fragmented in blocks, following faults and systems of faults that are divided in comprehensive faults (principal overthrust, splay and retro-overthrust) and two other fault systems (direct), the nature of which isn't specified in detail. The storage vault is in a position of structural high and is delimited by the principal overthrust, the splay and the retrooverthrust towards NE, NW and SW, but isn't clearly delimited toward SE. The knowledge of this structure derives mainly from seismic reflection analyses done by ENI in the '80s to find hydrocarbons, and from the perforation of some deep wells.
In particular there is a highlight on the geological interpretatio of a seismic line that crosses the area of concession in direction SW-NE, on which the Camurana 2 and Rivara 1 wells have been projected (See figure).
Above is the link with the complete report, and also is the website of AmbientesaluteRivara where there are documents, communications and other materials about the project of the gas storage plant.
The seismic mapping of the country is made from historical memory and events that have happened, have been studied and registered. The seismic event of May 20th will require new evaluations. We must remember that Minister Clini during the last few days has backed down from the project, indicating the need for new evaluations, and the Emilia Romagna region has repeated its NO: "Our worries linked to seismicity were founded - says Paola Gazzolo - the reasons for our denial can only be enforced."
We remind you that the project had the ok both from the Prodi and the Berlusconi governments, a part from a strenuous defense by Carlo Giovanardi.
The issue about the plant is not yet closed, but after the earthquake, the deaths, the wounded, the damages, a general re-evaluation is probably needed.
First of all, before interests, there's the safety of citizens.
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
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domenica 20 maggio 2012
#Terremoto in Emilia: stare sul pezzo e non volerlo
Ad Intervistato.com mi dicono che riesco sempre ad essere sul pezzo, e si chiedono come io faccia. Settimana scorsa vado a Milano e sgomberano Macao... ero sul pezzo. Questa vengo a Modena, viene il terremoto.
Qui è il pezzo, anzi i pezzi di calcinacci che cadono su di me (poca roba a dire il vero, ma abbastanza per farti uscire un "merda" di quelli epici). Morale, ho pensato che non è la mia bravura a portarmi sul pezzo, è il pezzo ad arrivare e a volte fa paura, paura che ti entra dentro, fin nelle ossa e ti costringe ad essere lucido. Come alle 4 quando l'istinto diceva corri giù per le scale ma la testa mi diceva aspetta sia finita prima di fare cazzate. Ha vinto la testa, in quei lunghi secondi, 10, 15 nemmeno io so quanti.
Quello che so è il rumore che ti sbatte giù dal letto senza darti il tempo di capire, quello della terra che trema forte, quello dei 9 piani sopra di te che danzano all'aria mentre i muri crepano e i calcinacci cadono e ti chiedi: ma qui sopra la baracca reggerà? Si, regge. Poi esci, in strada, davanti alla fontana del Graziosi e ti guardi negli occhi con gli altri fuoriusciti. I giovani li vedi, un poco impauriti, i più grandi invece, i nonni, quelli tornano dentro dopo poco. Gente che ne ha viste, che non si scompone e che un poco invidi che come cazzo fanno.
Poi prendi in mano il cellulare e cominci a scorrere i tweet. Quando cominci a leggere vedi aggiornamenti da Padova, Milano, dal Veneto al Trentino passando per la Liguria. Dici, madonna, ma non ti rendi conto, pensi di non essere l'epicentro (lo pensi sempre, rifuggi il pensiero, per forza, per speranza) ma ti dici che ovunque sia stato in quel punto sarà tutto tabula rasa. Non è così, ma si contano danni, morti, feriti, 3000 sfollati. Cerchi info sui media, niente, ricarichi, niente. Solo la gente, quella che è in strada divulga info. Meno male che c'è la gente.
Salti in auto, e da Modena ti sposti verso casa, a Soliera in direzione epicentro. La strada è vuota, la nebbia si sta alzando assieme all'alba che poi porta la pioggia. La pioggia, pensi, piove sempre dopo un sisma. Perché l'ingiustizia che complica la vita agli sfollati, ai soccorritori.
Ad un certo punto il cervello collega. Domani avrei fissata una visita specialistica (gastroscopia) all'ospedale di Mirandola, paese colpito e abbastanza vicino all'epicentro. Chiamo, mi dicono "richiami domani". Qui i danni sono seri, stiamo evacuando parte dell'ospedale, siamo in attesa di capire se la struttura è agibile o no. Richiami domani poco prima di partire, non sappiamo. La voce all'altro capo è tesa, molto. Dico grazie, riaggancio. Sono sveglio dalle 4. Butto giù queste righe alla rinfusa per fissare il momento, mentre con un occhio scorro la rete e con l'altro fisso il lampadario.
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
#Earthquake in Emilia: being on the piece without willing it
In Intervistato.com they always tell me I always manage to stay on the piece, and they ask how I do it. Last week I go to Milan and they evacuate Macao. I was on the piece. This time I go to Modena, and there goes the earthquake.
Here is the piece, actually pieces of rubble that fall on me (not so much stuff, to be honest, but enough to make you say a couple of epic swearings). Morale, I thought it's not my skill to bring me on the piece, it's the piece that's coming and sometimes it's quite scary, a fear that goes bone deep and makes you stay focused. Like at 4 a.m., when the instinct says run outside on the stairs but the brain tells you to wait until it's done before you do something stupid. The brain won, in those long seconds, 10, 15, I don't even know how many.
What I do know is the noise that throws you out of bed without giving you the time to understand, the earth that's shaking hard, the 9 stories above you that dance in the air while the walls crack and the rubble falls and you ask yourself: will the shack up there hold? Yes, it holds. Then you go out on the streets, in front of the fountain Graziosi and you look into the eyes of the others. You see the young ones, a bit frightened, while the older, the grandparents, those go back inside after a short while. People who have seen stuff in their lives, that don't get scared that easily and that a bit you envy for how the hell they do it.
Then you take the mobile phone and start looking at the tweets. When you start reading you see updates from Padova, Milano, from Veneto to Trentino to Liguria. You wonder, but don't realize, you don't think you're the epicentre (you never do, you always refuse that thought, it has to be that way, for hope), but you think that wherever it was, the place will be completely destroyed. It's not, but already there are damages, deaths, wounded, and 3000 evacuated people. You look for information on media, nothing, you refresh, nothing. Only the people, the people on the streets, actually spread information. Good thing there's the people. You get on your car, and from Modena you go home, towards Soliera, in the general direction of the epicentre. The street is empty, the fog is going up together with the dawn that brings rain. The rain, you think, it always rains after an earthquake. Because the injustice complicates the lives of evacuated and rescuers.
At one point the brain connects. Tomorrow I have a specialistic visit (gastroscopy) at the hospital of Mirandola, one of the towns that has been hit, and quite near the epicentre. I call, they tell me to call tomorrow. Here the damages are serious, we're evacuating part of the hospital, we're waiting to understand whether the structure can be used or not. I say thanks, and hang up. I've been up since 4 a.m. I write down these lines confusely to fix the moment, while with one eye on the web, and the other on the lamp.
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
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