▼ Il tweet del giorno

Visualizzazione post con etichetta disoccupazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta disoccupazione. Mostra tutti i post

lunedì 28 gennaio 2013

#IlConfrontoSkyTG24: le domande ai candidati alle #elezioni2013



L'8 febbraio avrà luogo l'attesissimo confronto televisivo tra i principali candidati alle elezioni politiche 2013, ospitato da SkyTG24.

Anche questa volta è stata lanciata una raccolta di domande sui social network, specialmente Twitter, grazie all'hashtag #ilconfrontoskytg24: moltissime le domande pervenute finora, di cui vogliamo segnalarvi quelle che abbiamo sottoposto noi di Intervistato.com.

Innanzitutto è stato affrontato l'aspetto economico, a partire dagli Eurounion bond, termine che indica l'ipotetica creazione di obbligazioni del debito pubblico dei Paesi facenti parte dell'eurozona, da emettersi a cura di un'apposita agenzia dell'Unione europea, la cui solvibilità sia garantita congiuntamente dagli stessi Paesi dell'eurozona. Una misura anti-crisi proposta già nel 2011 da Romano Prodi.

Non è stato trascurato l'aspetto relativo all'idea di un'Europa federale sul modello di Spinelli, come indicato nel Manifesto di Ventotene:

"La linea di divisione fra i partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai, non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa coloro che concepiscono, come campo centrale della lotta quello antico, cioè la conquista e le forme del potere politico nazionale, e che faranno, sia pure involontariamente il gioco delle forze reazionarie, lasciando che la lava incandescente delle passioni popolari torni a solidificarsi nel vecchio stampo e che risorgano le vecchie assurdità, e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopereranno in primissima linea come strumento per realizzare l'unità internazionale."

Il mercato del lavoro è un altro problema importante che non è stato certo trascurato, con un focus particolare sulla flexicurity, definita come strategia politica che tenta, in modo consapevole e sincronico, di migliorare la flessibilità dei mercati del lavoro, delle organizzazioni lavorative e dei rapporti di lavoro da una parte, e di migliorare la sicurezza sociale e dell’occupazione, in particolare per i gruppi deboli dentro e fuori dal mercato del lavoro dall’altra parte.
Rimanendo all'interno del tema lavoro, non poteva mandare una domanda sulla disoccupazione giovanile e la possibilità di istituire un reddito di cittadinanza, ovvero un reddito di base universale pagato a tutti, senza alcun obbligo di attività, per una somma sufficiente a esistere e a partecipare alla vita della società.

Presente anche una domanda sugli esodati, termine con cui si definiscono coloro che sono stati incentivati a lasciare volontariamente il posto di lavoro, magari perché l'azienda era in crisi, con la prospettiva di una copertura economica: mobilità, assegno di disoccupazione, cassa integrazione, che li avrebbe accompagnati fino alla soglia della pensione.

Per quanto riguarda i diritti civili, abbiamo fatto una domanda a proposito di matrimonio gay, adozioni per le coppie omosessuali, e le unioni civili.

Nonostante la grave pressione fiscale a cui sono sottoposti i cittadini italiani, è probabile che ancora non se ne veda la fine. Non poteva dunque mancare una domanda sui provvedimenti relativi a tasse e imposte:

Per quanto riguarda l'immigrazione, è necessario definire con chiarezza l'intento oppure no di concedere il diritto di voto alle elezioni politiche agli stranieri residenti in Italia, ma soprattutto la garanzia di tempi certi per la concessione della cittadinanza.


Infine, data l'assenza di norme concrete riguardo alle mafie e la loro influenza in politica ed economia nei programmi dei candidati, abbiamo chiesto quali saranno i provvedimenti da attuare.
Non perdete la diretta del confronto l'8 febbraio!

Maria Petrescu | @sednonsatiata

venerdì 16 novembre 2012

L'#Opinionedeifatti: Seppuku



Riflessioni ad alto tasso di THC: il mio cane continua a dirmi che dovrei trovarmi un lavoro. Dice che non lo curo abbastanza, che la casa è uno schifo e che non ne può più di mangiare i croccantini del discount. Non so perché, secondo me sono buonissimi.

Quello che il mio cane non capisce (si chiama Proust, ha sette anni ed è un incrocio tra un pastore belga e uno stronzo) è che il mondo del lavoro, uno come me, non lo vuole. E questo a prescindere dal fatto che io parli col mio cane.

- “Grazie per aver partecipato ai nostri colloqui… la prenderemmo subito se le sue richieste non fossero così assurde”.
- “Assurde tipo?”.
- “Tipo pretendere di ricevere uno stipendio”.
- “Pensavo fosse implicito”.
- “Lo sarebbe se lei avesse già maturato almeno dieci anni di esperienza nel settore, e avesse un portafoglio clienti da presentarci, o dei parenti pronti ad acquistare i nostri prodotti. Non mi sembra il suo caso. Se vuole abbiamo un posto da stagista”.
- “Significa che dobbiamo fare sesso?”.
- “Solo il martedì e il venerdì”.
- “L’ha mai fatto con un pastore belga?”.
- “Eh?”.
- “Niente, niente. Magari la richiamo”.

Così rimango qui, a casa, aspettando che vengano a trovarmi gli Avventisti del Settimo Giorno: da quando traffico in Rohypnol sono diventati la mia principale fonte di reddito (non sto qui a spiegarvi come e perché). Dico solo che, per quel che mi riguarda, il concetto di avanzo primario è strettamente legato al contenuto della mia dispensa, e che quello di deficit lo associo automaticamente alla figlia del mio dirimpettaio (Sonia, sedici anni, terza media) che passa le giornate ad ululare pezzi di Lady Gaga e Beyoncé. La sopporto a fatica, ma solo perché porta una quarta e le piace girare nuda per casa.

Io non ne so niente di macro-economia, di agenzie di rating e di leggi finanziarie (ne so un po’ di crack, ma mi hanno sconsigliato di scriverlo sul curriculum), quello che so è che Proust non la smette più di rompermi le palle.

- “Sai, dovresti trovarti un lavoro…”.
- “Se trovare un lavoro ti sembra così semplice perché non lo fai tu?”.
- “Ehi, io sono soltanto un cane, non dovrei neanche parlarti”.
- “Domani ti iscrivo ad un concorso”.
- “Un concorso? I concorsi li fanno quelli che vogliono lavorare per lo Stato, le vecchiette coi loro barboncini pulciosi e le ragazzine anoressiche in cerca di notorietà. Non rientro in nessuna delle tre categorie”.
- “Allora mi spieghi come pensi di risolvere il problema?”.

Proust mi guarda con odio, ringhia, sbava, e io non riesco davvero a capire perché. La gente per strada mi evita, mia madre ha smesso di telefonarmi, i barboni hanno smesso di chiedermi l’elemosina e anche quelli di Mondolibri non cercano più di farmi tesserare.

Dove ho sbagliato? D’un tratto Proust mi è addosso, mi azzanna, cerca di strapparmi via una spalla, ma io non ho la forza di reagire. Lo lascio fare. Penso che così almeno lui si sfamerà e forse il mio sacrificio sarà valso a qualcosa. Un suicidio rituale, ecco cosa darà senso alla mia inutile vita. Perdo sangue, mi gira la testa, ho paura. Forse sto davvero per morire.

Perdo i sensi, lentamente, e mentre tutto si fa buio, riesco a sentire Proust che mi mastica, e che a bassa voce borbotta: “Sai una cosa? Fai ancora più schifo dei croccantini del discount”.

Gaspare Bitetto | @waxenit


Seppuku


My dog keeps telling me I should find a job. He says I don't take care of him enough, that the house is a mess and that he's fed up with eating discount kibbles. I don't know why, I think they're great.

What my dog doesn't understand (he's called Proust, he's seven and he's a cross between a Belgian shepperd and an asshole) is that the labor market doesn't want someone like me. Regardless of whether I talk to my dog or not.

- "Thanks for participating to our interviews... we'd take you right away if you didn't have such absurd requests".
- "Absurd like what?".
- "Like pretending to get a salary".
- "I thought that was implicit".
- "It would be if you already had 10 years experience in the field and a portfolio of clients to present, or relatives ready to buy our products. I don't think this is your case. If you want we have a spot as a stagist".
- "Does it mean we're going to have sex?".
- "Only on Tuesdays and Fridays".
- "Have you ever done it with a Belgian shepperd before?".
- "Huh?".
- "Never mind. I'll call you back, maybe".

So I stay here, at home, waiting for the Seventh-day Adventists to come see me: since the day I started trafficking in Rohypnol they've become my main source of income (I won't go into the hows and whys). I'll only say that, as far as primary discard goes, I think about the content of my fridge, and the concept of deficit, I associate automatically to my neighbor's daughter (Sonia, sixteen, middle school) who spends her days howling Lady Gaga and Beyoncé songs. I can barely stand her, but only because she wears a C cup and likes to go around naked in the house.

I know nothing about macroeconomy, rating agencies and financial laws (I do know something about crack, but they told me not to write it in my cv), what I do know is that Proust keeps bragging me:

- "You know, you should find a job...".
- "If finding a job seems so easy to you, why don't you do it?".
- "Hey, I'm just a dog, I shouldn't even be talking to you".
- "Tomorrow I'll check you in a contest".
- "A contest? Those are for people who want to work for the State, old women with their poodles and anorexic girls looking for fame. I don't fit in any of those categories".
- "So how do you think we can solve the problem?".

Proust looks at me with hatred, growls, drools, and I really can't understand why. People on the street avoid me, my mom stopped calling, homeless people stopped asking for change and even the people at Mondolibri stopped trying to make me subscribe.

Where did I go wrong? All of the sudden Proust is on top of me, bites me, tries to rip off a shoulder, but I don't have the strength to react. I just let him do it. I think that at least this way he's going to get fed, and maybe my sacrifice will be worth something. A ritual suicide, this is what's going to give meaning to my useless life.
I'm losing blood, my head spins, I'm afraid. Maybe I'm really about to die.

I slowly lose conscience, and as everything goes dark, I can hear Proust chewing on me, and at one point he says: "You know what? You're even more disgusting than the discount kibbles".

Gaspare Bitetto | @waxenit

lunedì 5 marzo 2012

Costretti al ritorno: quando la crisi ti riporta al via



Una panchina alla stazione delle corriere, una sigaretta offerta, una chiacchierata che nasce spontanea sulle difficoltà del momento, la crisi e le incertezze del domani. Una storia semplice, come tante, quella che mi sono trovato davanti. E nella facile semplicità con cui le incontri sta tutto il dramma.

Sono seduto su di panchina lungo la corsia 4 della stazione delle corriere di Modena. La 4 è quella che riceve la linea extraurbana 500 Carpi-Modena su cui solitamente sale un crogiolo di umanità che nemmeno Babele. Ci si avvicina a mezzogiorno e la giornata è forse la prima tiepidamente scaldata dal sole. Me ne sto seduto li a fissare l'allegro saltellare della  prima generazione di nuovi Italiani, la musica nelle orecchie, quando davanti agli occhi mi si para una mano che regge un pacchetto di Winston blue ancora pieno. Una sigaretta è leggermente fuori dai bordi e mi viene offerta. La estraggo ancora prima di individuare la faccia a cui appartiene quella mano.

La infilo in bocca e alzo lo sguardo: è un ragazzo sulla trentina, jeans bassi al cavallo, una felpa stile street-skate, occhiali da sole e una piccola borchia all'orecchio. L'alito emana odore d'alcol quando manca ancora un quarto alla mezza. Nell'altra mano tiene una lattina di weiss. Tolgo gli auricolari, ringrazio e accendo la sigaretta quasi all'unisono con lui. Lo sento che borbotta qualcosa tra lui e lui, interrotto da un singhiozzo. Nella mano ora tiene un foglio di carta piegato in due su cui istericamente scrive numeri che ricopia dal cellulare appoggiato sulla panchina. Lo osservo con discrezione. Il singhiozzo si rivela essere un pianto malamente smorzato. Prende il cellulare e comincia a comporre un numero. Non ho capito perché se li ricopia e poi li compone quando potrebbe chiamarli direttamente, ma non indago.

Quando dall'altra parte rispondono lo sento parlare di lavoro, anzi di licenziamento. Non ce la faccio, dice. Fissa tempi, entro un mese o due rientrerebbe della somma anticipata. Ripete le stesse frasi nelle successive quattro chiamate che compie. Mentre con la coda dell'occhio lo fisso noto un rivolo che scende da sotto gli occhiali. Comincio a sentirmi a disagio, quando si accorge che lo sto osservando. Si presenta come M. e allora rispondo con il mio nome. Si sente forse in dovere di darmi una spiegazione e mi racconta che è stato licenziato. Tagli da quel che capisco, è una cosa recente a quanto mi dice. Ora si ritrova indietro con l'affitto da pagare e un padrone di casa che giustamente esige celermente il dovuto. 

Ogni sua parola è ricamata su una zaffa di birra che mal si presta all'orario e infastidisce non poco il mio naso. Anche con lo stipendio, tra spese e affitto, faticava ad arrivare a fine mese  e gli extra, gli svaghi,sono stati solo una pia illusione negli ultimi due anni. Contava di ricevere un piccolo aumento quest'anno, invece ha ricevuto un invito a lasciare il suo posto con tante scuse. Ora M. ha buttato su quel foglio di carta una lista di numeri di amici e conoscenti a cui provare a chiedere un anticipo per mettere tranquillo il padrone di casa e guadagnare un poco di tempo da impiegare nella ricerca di un nuovo lavoro, ma fino a quel momento tutti gli hanno risposto picche e adesso sono rimasti solo due numeri da giocare sulla ruota della compassione. Se anche questi diranno no dovrà chiamare casa. M. non è di Modena, viene da centro sud. Due anni fa era salito per afferrare una opportunità di lavoro, anche se modesta, che da lui non avrebbe nemmeno potuto sognare. Adesso si ritrova qui, senza lavoro e con il rischio di sfratto sul collo. 

Mentre singhiozza mi dice che se non troverà una soluzione sarà davvero costretto a chiamare  casa, probabilmente a tornarci pure. Per lui chiamare casa e ammettere la situazione è un po' come dichiarare un fallimento, cosa che non è disposto ad accettare. Ha paura della delusione che potrebbe dare ai suoi e poi  ora ha una fidanzata. Insomma, M. anche se a fatica voleva mettere su vita, qui a Modena. Ma il nastro si sta riavvolgendo e il rischio è di ripartire dal via con mille incertezze e tanti sogni infranti. Sogni semplici, non solo di M. ma di una generazione intera, la nostra, che con dinamiche più o meno differenti dalla storia di M. sono certo si può identificare.

Chi vi scrive lo ha fatto e ha sentito la necessità, anche se in maniera molto semplice, di raccontarvi questo breve episodio. M. si alza chiedendomi l'ora. Mancano ancora venti minuti alla corriera che lo porterà a casa. Io non mi arrendo, dice abbozzando un sorriso, e ora vado a prendere una pizzetta. Noi non possiamo nemmeno permetterci il lusso di immaginare la resa, ma dall'altra parte è ora che comincino a darci risposte chiare e sincere su quel che sarà del nostro futuro perché così nessuno ha più voglia di andare avanti.

Matteo Castellani Tarabini | contepaz83

Photo credit: Casadelviandante


Forced to return: when the crisis brings you to the Start

A bench at the bus station, an offered cigarette, a spontaneous chat about the difficulties of the moment, the crisis and the uncertainties of tomorrow. A simple story, as many others, the one that I found in front of me. And in the easy simplicity with which you can find them is all the drama.

I'm sitting on a bench on the 4th platform of the bus station in Modena. The 4th line is the one that manages the 500 intercity linea Carpi-Modena, on which every time a whole bunch of people gets on, so many that not even Babel. It's almost midday and the day is probably the first one that's just a bit warmed by the sun. I'm just sitting there staring at the joyful jumping of the first generation of new Italians, music in their ears, when in front of my eyes a hand holding a Winston blue packet of cigarettes appears. One cigarette is just out of the line and is being offered to me. I take it even before I identify the face to which the hand belongs.

I put it in my mouth and look upon him: he's a guy in his thirties, drop crotch jeans, a street-skate style sweatshirt, sunglasses and a small stud in his ear. Hi breath smells of alcohol when it's still not even midday. In his other hand he's holding a can of Weiss. I take off my earplugs, thank him and light mi cigarette almost at the same time as him. I hear him mutter something, interrupted by a sob. In his hand he's now holding a piece of paper bent in two, on which he histerically writes numbers that he copies from the mobile phone on the bench. I observe him discreetly. His sobbing turns out to be a badly hidden cry. He takes his phone and starts composing a number. I don't understand why he copies and then composes when he could just call, but I don't ask questions.

When on the other side he gets an answer, I hear him talk about work, or actually about getting fired. I can't make it, he says. He establishes times, in a month or two he could get the anticipated amount. He repeats the same words in the following 4 calls he does. While I watch him with the corner of my eye, I notice tears falling down from underneath his sunglasses. I start feeling uncomfortable, when he realizes I'm looking at him. He introduces himself as M, and so I answer with my name. He feels like giving an explanation and he tells me he's been fired. Cuts, from what I understand, it's something recent, as he tells me. Now he's back on the rent and he has a landlord who obviously wants what is due.

Every word is accompanied by the smell of beer that doesn't quite fit with the time and is quite disturbing to my nose. Even with a salary, between expenses and rent, he barely managed to get to the end of the month, and extras or fun have only been an illusion during the last couple of years. He was counting on a small raise on his salary this year, and he received an invitation to leave his place instead. Now M. has written on that piece of paper a list of friends and acquaintances to which he would try to ask for a little loan to calm the landlord and ge some time to find a new job, but until now everyone said no and now there are only two other numbers to play on the compassion roulette. If these ones will also say no, he'll have to call home. M. isn't from Modena, he's from the center-south. Two years ago he had come here to grab the opportunity of a job, even if modest, that he couldn't even have dreamed of where he came from. Now he's here, without a job and risking to be evicted.

While he sobs he tells me that if he won't find a solution he'll really be forced to call home, maybe even go back there. For him calling home and admitting the situation is a bit like declaring a failure, which he's not willing to accept. He's afraid of the disappointment that he would give his parents, and he also has a girlfriend. Even if with difficulties, M. wanted to start a life here in Modena. But the tape is rewinding and the risk is that he'll have to start again with a thousand uncertainties and broken dreams. Simple dreams, not only M's, but of an entire generation, ours, that with dynamics more or less similar from M's stories, I'm sure they'll empathize.

Who is writing has done so and has felt the need, even if in a simple manner, to tell you this brief episode. M. gets up asking for the time. It's still 20 minutes before the bus that will take him home arrives. I don't give up, he says with a smile, and now I'll go get a pizza. We can't even afford the luxury of immagining capitulation, but on the other side it's time that they start giving us clear and honest answers about what will be our future, because no one is willing to go on like this.

Matteo Castellani Tarabini | contepaz83

▼ Leggi i migliori della settimana

2