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domenica 26 maggio 2013

I miracoli di @DonAndreaGallo, il primo degli ultimi #DonGallo



Mai e poi mai avrei creduto di poter versare tante lacrime per un uomo di chiesa. Mai. Eppure con Don Gallo è accaduto. 

Perché lui, sì, era un uomo di chiesa ma non quella chiesa chiusa nel suo bunker dorato vaticano, ma quella dell'associazionismo sociale, quella attenta ai più bisognosi «gli ultimi» avrebbe detto Don Andrea. Lui era un prete da marciapiede, sì. Quei marciapiedi, brulicanti di storie, di sofferenze, di gioie, di vita. Quei marciapiedi, «palestre di vita» come raccontava Renato Zero, erano il suo curriculum. Prostitute, tossicodipendenti, barboni, transgender, poveri erano le «pietre vive» con cui lui nutriva la propria sete di giustizia, di riscatto sociale. E, a sua volta, nutriva di coraggio e speranza quegli ultimi, dimenticati da tutti, nelle periferie della vita. Quegli ultimi che spesso non volevano avere a che fare con la chiesa, così distante, così lontana dagli emarginati.

Ecco, il primo miracolo di Don Andrea è stato questo: ha insegnato a distinguere la fede dalle gerarchie ecclesiastiche vaticane. Ha insegnato a distinguere buoni e cattivi, anche nella Chiesa. Ha incuriosito non solo cattolici non praticanti, ma anche agnostici e atei, con la sua direzione, ostinata e contraria, alle ingiustizie dei nostri tempi.

L'altro miracolo è accaduto oggi: funerali dove, perlopiù, erano presenti persone che in chiesa non erano mai entrati e/o che a funerali di un religioso mai avrebbero pensato di partecipare. Eppure erano tutti lì: i suoi ultimi, primi, davanti a tutti. Poi No-Global, No-Tav, soubrette, metalmeccanici, giovani dei centri sociali, autorità istituzionali...erano tutti lì, stretti attorno a lui in un colorato abbraccio, sotto il pianto del cielo genovese.

Il più spaesato, quello che sembrava un corpo estraneo in quella chiesa era proprio l'arcivescovo di Genova, il cardinal Angelo Bagnasco. Quasi ignorato e poi contestato apertamente in chiesa, durante le celebrazioni religiose. A testimoniare la profonda frattura tra coloro che lottano per vivere tutti i giorni e le istituzioni ecclesiastiche, più preoccupate dagli equilibri politici interni che dalle sofferenze dei cittadini: il contrario degli insegnamenti di Don Gallo.

E lì si è consumato quello che oserei chiamare "un evento", un miracolo possibile solo per l'effetto della magnifica presenza del Don: per la comunione, il cardinal Bagnasco s'è ritrovato di fronte Vladimir Luxuria (che poi ha spiegato «non prendevo la comunione da quando avevo 17 anni: l'ho fatto per Don Gallo) e le altre transgender aiutate dalla Comunità di Don Gallo. Quasi indifferente, ha offerto «il corpo di Cristo» anche a loro. Con normalità. Come dovrebbe essere per chi professa tutti i giorni «pace e amore» e poi fa distinzioni che incitano alla violenza verbale e fisica.

Una giornata ricca di emozioni, che ha consegnato alla storia la figura di un uomo, Andrea Gallo da Genova - Partigiano e antifascista - diventato prete forse per sbaglio. E sarebbe sbagliato dire che ha «lasciato un vuoto»: lui ci ha lasciato tantissimo. Lo abbiamo visto nella giornata di oggi, dove una città era per metà paralizzata dal fiume colorato di vita che ha voluto dargli l'ultimo saluto terreno. Ma non solo: lui ha insegnato il valore del rispetto. Il valore delle diversità. Il valore della vita propria e altrui. Il saper distinguere fede e gerarchie ecclesiastiche. Ha lasciato una ironia che faceva sorridere ma riflettere, una ironia che colorava le sofferenze rendendole più lievi.

Insomma, un patrimonio umano immenso, impossibile da disperdere, buono solo da difendere e diffondere. Diffondere grazie ai «trafficanti di sogni» che tutti noi dovremmo essere. Perché chi non sogna s'è già arreso, ha smesso di vivere, di parteggiare. E non potrebbe onorare al meglio la memoria di quello che è stato un Uomo con la "U" maiuscola.

Grazie infinite, Don Andrea. Non la dimenticheremo mai.

Fabio Nacchio | @NorthernStar88


The miracles of Don Gallo, the first among the last

I never thought I could cry this much for a man of the Church. Never. And yet it happened with Don Gallo. Because he was a man of the Church, but not the Church closed in its golden Vatican bunker: he was the man of a Church that was careful with the needy, the "last", as Don Andrea would have said. He was a priest of the streets, yes. Those streets, filled with stories, suffering, joy, life. Those streets, "schools of life" as Renato Zero said, were his CV. Prostitutes, drug addicts, homeless, transgender, poor, were the "living stones" with which he nurtured his thirst for justice and social redemption. And on the other hand, he fed courage and hope to them, the forgotten, the ones dwelling at the periphery of life. Those "last" who often didn't want anything to do with the Church, so distant, so far away from the emarginates.

So the first miracle of Don Andrea was this: he taught to distinguish faith from the Vatican hierarchy. He taught to tell right from wrong, even inside the Church. He attracted not only non praticant Catholics, but also agnostics and atheists, with his direction, obstinate and contrary, to the injustices of our time.

The other miracle happened the other day: funerals where the most people were people who had never entered a church and/or would never have thought to participate at the funerals of a priest. And yet they were all there: his last, first, in front of everyone else. And No-Global, No-Tav, soubrettes, mechanics, young people of the social centres, institutional authorities... they were all there, around him in a colorful hug, under the tears of the Genoa sky.

The most out of place, the one who seemed a foreign body in that church was the archbishop of Genoa himself, Cardinal Angelo Bagnasco. Almost ignored and then openly contested inside the church, during the religious celebrations. Witnessing the profound fracture between those who fight to live every day and Church institutions, more worried by the internal political balances than the suffering of citizens: the exact opposite of Don Gallo's teachings.

And then there was what I would call an "event", a miracle possible only for the effect of the magnificent presence of the Don: for the comunion, Cardinal Bagnasco found in front of him Vladimir Luxuria (who then said: "I didn't get the comunion since I was 17 years old: I did it for Don Gallo) and the other transgenders helped by the community of Don Gallo. Almost indifferent, he offered the "body of Christ" to them as well. With normality. As it should be for those who profess "peace and love" every day, and then makes distinctions that invite to verbal and physical violence.

A day rich of emotions, that has put in history the figure of a man, Andrea Gallo from Genova, partisan and antifascist, who became a priest perhaps by mistake. And it would be wrong to say thar he left a void behind: he left a lot behind. We've seen it yesterday, with a city half paralized by the colorful stream of life who wanted to give him the last goodbye. But not only: he taught the value of respect, the value of diversity. Tthe value of life, our own and other's as well. Knowing how to distinguish between faith and hierarchy. He left an irony that made people smile and think, an irony that colored suffering making them easier to bear.

A huge human patrimony, impossible to lose, that needs to be protected and diffused. Diffused thanks to the "dream dealers" that all of us should be. Because those who don't dream have already given up, have stopped living, taking part. And could not honor the memory of a Man, with a capital M.

Thank you, Don Andrea. We will never forget you.

Fabio Nacchio | @NorthernStar88

martedì 2 aprile 2013

L'Italia post #elezioni2013 e il #razzismo istituzionale



Uno studente quasi nascosto in fondo all'aula della conferenza dopo un po' di titubanza fa una bella domanda: ma la legge (italiana) è fatta per aiutare o per mettere in difficoltà?

Siamo alle ultime battute della mattinata, presso il Centro di Formazione Professionale – CFP – “Città dei Ragazzi”, dove ha avuto luogo la presentazione del Corriere Immigrazione (dunque colgo anche l'occasione per segnalarvelo).
Qualche giornalista, e una platea per lo più di giovani studenti del CFP, in maggioranza di origine straniera. Quale luogo migliore dunque?

Sono partito da quella domanda, perché per banale che possa sembrare, a guardare bene le leggi nel nostro paese, un quesito come questo non è affatto scontato, anzi è fondamentale. Ancor più se a porlo è uno studente di origine straniera che vive e studia in Italia.

A volte alcune cose si danno per ovvie, non per cattiveria, ma succede. Nelle ore immediatamente successive alle elezioni, mentre con gli altri ragazzi di intervistato.com seguivamo in diretta l'evolversi della situazione, avevo chiesto a Maria Petrescu (il nostro volto ufficiale, in video e non) per chi avesse votato. Una domanda nella mia testa normalissima, ma che come risposta aveva ricevuto, anche se bonariamente, un qualcosa di simile a: Matté ma sei scemo?

Già, perché Maria, che parla e scrive italiano (oltre a una indefinita quantità di lingue) meglio di me e di molti professori titolati, pur essendo in Italia da anni e anni, non ha potuto votare. Non ha la cittadinanza. Eppure, per me che la conosco da quasi otto anni oramai, Maria è Italianissima. Cose che succedono ma che inevitabilmente finiscono per metterti davanti a certi meccanismi  burocraticamente macchiavellici e ingiusti.

Tornando alla mattinata passata al CFP, un altro ragazzo pone la seguente domanda: "perché io, che sono Pakistano e in Italia da 10 anni non ho ancora la cittadinanza mentre un mio amico, che però ha madre Italiana, la cittadinanza l'ha avuta dopo soli 8 anni? Non è giusto!"

Già, perché? A rispondere, come nel primo caso, è Stefania Ragusa, direttore responsabile di Corriere Immigrazione: "è normale, perché la cittadinanza dell'altro ragazzo si poggia sullo ius sanguinis. Normale perché nella norma ma non per questo giusto."

Il sito del Ministero dell'Interno riporta:

La legge 91 del 1992 indica il principio dello ius sanguinis come unico mezzo di acquisto della cittadinanza a seguito della nascita, mentre l'acquisto automatico della cittadinanza iure soli continua a rimanere limitato ai figli di ignoti, di apolidi, o ai figli che non seguono la cittadinanza dei genitori.

In Italia il dibattito sul tema è sempre sotto la brace, ogni tanto si riaccende. Un anno fa la campagna "l'Italia sono anch'io" che raccolse 100.000 firme per una legge di iniziativa popolare. Poi la cosa si arenò, Riccardi disse che spettava al parlamento esprimersi, e siamo arrivati ad oggi dove il tema è riemerso durante l'ultima campagna elettorale. Il PD lo ha inserito negli 8 punti e ha portato in parlamento un disegno di legge sull'acquisizione di cittadinanza a firma Bersani, Speranza, Chaouki e Kyenge (presente anche all'evento di cui state leggendo). 

Razzismo istituzionale, questo il termine uscito durante la presentazione. Un termine forte, è vero, ma non sbagliato. Ne sono la prova le tre storie raccontate nel documentario "La legge (non) è uguale per tutti" proiettato in questa occasione. Da Kindi,  a cui dopo essere arrivata quasi alla fine del percorso di studi viene negato l'accesso alla specializzazione, passando per la storia di Said e Vanessa, accaduta proprio a Modena, dove lui viene portato al CIE di Bologna pochi minuti prima di pronunciare il fatidico SI davanti alla sua futura sposa, arrivando alla vicenda di due fratelli, Andrea e Senad nati e cresciuti in Italia ma (vai a capire le cose della burocrazia) ritenuti apolidi e quindi rinchiusi nel CIE di Modena. Ve lo proponiamo qui sotto:


 
La speranza è che il nuovo parlamento appena eletto, che vede anche figure come quella di Laura Boldrini nella veste di presidente della Camera dei deputati, trovi nuovo slancio per legiferare velocemente in materia mettendo fine a quello che, come ho imparato oggi, possiamo benissimo chiamare Razzismo Istituzionale, o Razzismo di Stato.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83

(Il documentario "La legge (non) è uguale per tutti" è prodotto da Rete Primo Marzo/ Associazione Giù le Frontiere - Regia: Dante Farricella)


Institutional racism

A student almost half hidden in the last row of the conference room, after a bit of hesitancy asks a good question: is the Italian law made to help people or make things more difficult?

We're at the last minutes of the morning session at the Center of Professional Formation - CFP - "City of young people", where the presentation of Corriere Immigrazione just took place.

A few journalists, and an audience made up for the most part of young students of the CFP, the majority of which were foreigners. So what better place than this one?

I've started from that question, because as simple and obvious as it might seem, if you look at the laws in our country, such a question is all but obvious, it's actually crucial. Even moreso if the one asking it is a foreign student who lives and studies in Italy.

Sometimes some things are given for granted, not out of wickedness, it just might happen. During the hours immediately after the elections, as we followed the live evolution with the other members of Intervistato.com, I asked Maria Petrescu (our official face, in video and not only) who she voted for. A question that in my head was perfectly normal, but which had as an answer - even if spoken with affection - a: Matteo, are you effin serious?

Indeed, because Maria, who speaks and writes in Italian (along with a number of other languages) better than me and many professors, even though she has been in Italy for many years, couldn't vote. She doesn't have the citizenship. And yet, for me who have known her for eight years now, Maria is extremely Italian. Things that happen but which inevitably end up by putting right in front of you certain mechanisms that are bureaucraticaly Machiavelli like and unjust.

Coming back to the morning at the CFP, another young man asks the following question: "why is it that I, who am a Pakistani and have been in Italy for 10 years, still don't have the citizenship, while a friend of mine, who has an Italian mother, had the citizenship just after 8 years? It's not fair!".

Yes, why? Giving the answer, as in the first case, is Stefania Ragusa, responsible director of Corriere Immigrazione: "it is normal, because the citizenship of the other boy is based on the ius sanguinis. Normal because in the norm, but not for this reason just and fair."

The website of the Ministry of Internal Affairs says:

"The law 91 of 1992 indicates the principle of the ius sanguinis as the only mean of acquisition of citizenship following birth, while the automatic acquisition of the citizenship iure soli continues to be limited to the sons of unknown, stateless or to the sons who don't follow the citizenship of the parents."

In Italy the debate on this topic is always alive under the ashes, and every now and then the flames rise. One year ago the campaign "Italy is me as well" managed to collect 100.000 signatures for a popular initiative law. Then it all slowed down and stopped, Riccardi said that it was the Parliament's duty to decide, and here we are today, when the topic emerged again during the last elections campaign. PD has put it among the 8 points and brought to the Parliament a law proposal on the acquisition of citizenship, signed Bersani, Speranza, Chaouky and Kyenge (who was also present at the event you're reading about right now).

Institutional racism, this was the term emerged during the presentation. A strong term, true, but not wrong. The proof are the three stories told in the documentary "The law is (not) the same for everyone)", which was presented in this occasion. From Kindi, who after arriving almost at the end of the studies path sees her access to specialization denied, to Said and Vanessa, when he is brought to the CIE of Bologna just minutes before saying "Yes" to his wife to be, arriving at the story of two brothers, Andrea and Senad, born and grown in Italy but (go figure the sense of bureaucracy), considered stateless and thus put in the CIE of Modena. Here it is:

The hope is that the brand new elected Parliament, which also has figures such as Laura Boldrini as the president of the Chamber, finds new energy to quickly make laws on this matter, ending what - as we learned today - can be easily defined Institutional Racism, or State Racism.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83

venerdì 29 marzo 2013

10minuticon Riccardo Noury @riccardonoury



Qualche giorno fa Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ci ha concesso un'intervista a proposito dei diritti umani e civili in Italia.


In primo luogo abbiamo chiesto a Riccardo come è nata l'idea dei 10 punti proposti ai candidati alle elezioni politiche del 2013: si è trattato di un'esigenza di chiarezza, trasparenza, e assunzione di responsabilità che Amnesty sentiva di dover chiedere a chi si candidava alla guida del Paese. La situazione dei diritti in Italia preoccupa, ci sono molti problemi irrisolti che si sono acuiti nel tempo, lacune e ritardi legislativi che devono essere colmati. Per questo motivo si è pensato di dover fare queste 10 richieste, un'agenda di riforme sui diritti umani.

Il pacchetto di riforme è stato sottoposto a sette candidati e a tutti i parlamentari sul territorio, e le risposte sono state piuttosto interessanti: i calcoli non sono ancora completi, ma circa 80 - 90 parlamentari hanno sottoscritto le richieste di Amnesty, e tutti i leader tranne uno hanno risposto in maniera più o meno completa. Berlusconi, Bersani e Monti hanno risposto sì ad almeno 9 richieste su 10, mentre l'unico che ancora non ha dato alcun riscontro è Beppe Grillo.

Per quanto concerne la condizione della donna in Italia, abbiamo chiesto quali sono le misure che bisognerebbe attuare per garantire il rispetto dei diritti delle donne e per fermare i femminicidi. Riccardo ha specificato che Amnesty chiede il rispetto delle norme internazionali, quindi il primo passo sarebbe la ratifica immediata del Trattato di Istanbul, che prevede una serie di provvedimenti contro la violenza domestica. E' necessario investire nei centri antiviolenza, rafforzarne le strutture e l'importanza, e prendere una serie di misure sul piano legislativo, e prevedere sanzioni più dure. In più c'è un aspetto culturale, perché bisogna cessare di usare espressioni e stereotipi discriminatori nei confronti della donna.

Sugli abusi delle forze di polizia, Riccardo ha citato la lunga storia di maltrattamenti e torture iniziata già nel 2001: l'impossibilità di identificare chi colpiva persone inermi, e comminare sanzioni e pene adeguate alla gravità del reato commesso, ha avuto come conseguenza una scarsità di condanne, e si è data l'idea che in Italia non sia successo qualche cosa di molto grave. E' necessario introdurre l'obbligo del codice alfanumerico per le forze di polizia e introdurre il reato di tortura, un provvedimento sul quale l'Italia è in ritardo di 25 anni.

Abbiamo parlato anche dei diritti degli immigrati, e delle misure da prendere per evitare manifestazioni razziste e xenofobe. Secondo Riccardo è necessario fermare l'incrocio tra criminalizzazione e criminalità, due fatti coincidenti che rendono la vita ai migranti molto difficile. Quandi hai forme di criminalizzazione per legge, e una determinata identità diventa un reato (come nel caso del reato di clandestinità), si pongono le persone nelle mani della criminalità, vittime di sfruttamento da parte di datori di lavoro che non possono denunciare.

Per quanto riguarda i diritti della comunità LGBTQ, bisogna far notare che l'Italia è uno dei pochi paesi europei che non ha legiferato contro l'omofobia o per garantire uguali diritti alle coppie omosessuali come per le coppie eterosessuali: Riccardo specifica che la legislazione è molto semplice, ed è quella che tutela le persone nel nostro Paese da ogni forma di discriminazione a prescindere dall'identità e dall'orientamento sessuale. Ogni impedimento che procura discriminazione va superato con adeguate misure legislative, una grave lacuna che l'Italia ancora deve colmare.

La crisi acuisce le disuguaglianze, e si potrebbe pensare che i diritti passino in secondo piano rispetto a problemi apparentemente più vicini, come il lavoro o i bilanci da tenere sotto controllo, ma non bisogna mai dimenticare che a maggior ragione bisogna dare attenzione a questi temi, perché sono ancora più a rischio in periodi di grave crisi.

Abbiamo parlato anche dei diritti dei carcerati, di coloro che definiscono il 41bis una forma di tortura, e della situazione della comunità Rom in Italia. Naturalmente vi invito a visionare l'intervista integrale, ben più ricca di questa brevissima sintesi.

Buona visione!

Maria Petrescu | @sednonsatiata


10minuteswith Riccardo Noury

First of all we asked Riccardo how the idea of the 10 points proposed to the candidates to the political elections in 2013: it was the need of clarity, transparency, and taking responsibility that Amnesty felt it had to ask to those who candidated to guide the country. The situation of rights in Italy is very worrying, there are many unsolved problems that have become more serious in time, lacks in the legislative system that must be solved. That is why they had to write down these 10 requests, an agenda of reforms of human rights.

The package of reforms was sent to seven candidates and to all the members of Parliament on the territory, and the answers have been quite interesting: the calculations aren't yet complete, but about 80 - 90 members have signed the requests, and all the leaders except for one have answered in a more or less complete manner. Berlusconi, Bersani and Monti have answered yes to at least 9 out of 10 requests, while the only one who still hasn't given any kind of answer is Beppe Grillo.

As for the condition of the woman in Italy, we asked what measures should be implemented in order to guarantee the respect of women's rights and to stop the homicides. Riccardo has specified that Amnesty asks for the respect of international norms, so the first step to do is to sign the Treaty of Istanbul, which has a series of measures against domestic violence. It is necessary to invest in anti-violence centres, reinforce the structures and their importance, and take a series of decisions at a legislative level, which would include harsher penalties. There's also a cultural aspect that we cannot forget, because we need to stop using expressions and stereotypes that are discriminatory of women.

About the abuses of the police forces, Riccardo has quoted the long series of abuse and torture which started in 2001: the impossibility to identify those who hit helpless people, and give them sanctions that are adequate to the seriousness of the crime they committed, has had as a consequence a lack of verdicts, and Italy gave the idea that nothing very bad happened. It is necessary to introduce the obligation to wear an alphanumeric code for police forces and introduce the crime of torture, something Italy has been delaying for the last 25 years.

We also talked about the rights of immigrants, and the measures to take in order to avoid racist and xenophobic manifestations. According to Riccardo it is necessary to stop the crossing between criminalization and criminality, two coincidental facts which make life difficult to migrants. When you have forms of criminalization by law, and a certain identity becomes a fellony (like in the case of the crime of clandestinity), you put people in the hands of criminality, victims exploited by employers whom they cannot press charges against.

As for the rights of the LGBTQ community, Italy is one of last few European countries which has no laws against homophobic fellonies or in order to guarantee equal rights to gay couples as for heterosexual couples: Riccardo specifies that the legislation is very simple, and it is the one that protects people in our country from every form of discrimination, regardless of sexual identity or taste. Any impediment that creates discrimination must be overcome with adequate laws, and this is a great problem that Italy still has to solve.

The crisis makes social differences bigger, and one might think that rights would be less important than problems that are apparently more serious, such as unemployment or taxes, but we should never forget that moreso we should pay attention to these rights, because during times of crisis they're extremely at risk.

We also talked about the rights of the incarcerated, the ones who define the 41bis a form of torture, and the situation of the Rom community in Italy. Of course, I invite you to see the full interview, much richer than my brief synthesis.

Enjoy!

Maria Petrescu | @sednonsatiata

domenica 24 marzo 2013

#Comizidamore: #PapaFrancesco, la politica e la laicità, questa sconosciuta...



La settimana è stata segnata da infiniti colloqui istituzionali, dalle continue gaffes grilline e...dalle azioni sempre più sorprendenti del nuovo Pontefice.

Premessa doverosa: non sono credente, ma agnostico. Le confessioni religiose non suscitano in me particolare interesse, ma curiosità. Credo ci sia qualcosa di buono da imparare da ogni religione.

Fatta questa premessa, è indubbio che il nuovo Pontefice brilli in sobrietà, un termine spesso violato del suo significato positivo e sconosciuto dalle parti del Vaticano. Papa Francesco sembra avere anche altre due qualità sprovviste al suo predecessore: carisma e umanità. Almeno, dai primi gesti sembrano trasparire queste doti.

Ma voglio essere sincero: fino a quando non ascolterò da lui parole di rispetto verso la comunità omosessuale (i cittadini più invisi al Vaticano, fino ad oggi) preferisco non illudermi né tracciarne un profilo eccessivamente positivo. Non mi aspetto che, tutto ad un tratto, la Chiesa si apra. Né mi aspetto particolari aperture dal punto di vista dei diritti civili. Ma il rispetto sì, quello lo pretendo anche dalla Chiesa (e dalle altre confessioni religiose) pur non essendo credente.

Perché, vedete, a preoccuparmi non è tanto la Chiesa e le sue battaglie vetero-moraliste. A preoccuparmi è la politica italiana e la sua totale ipocrisia e incoerenza, la sua totale dipendenza dai diktat vaticani e quindi la sua storica mancanza di laicità. A destra come a sinistra.

Ma mentre la destra - i conservatori, dunque - ha come obiettivo principale il mantenimento dello status quo, e quindi il suo atteggiamento chiuso e ottuso è arcinoto (anche se in Europa i conservatori spesso hanno idee, sui diritti civili, più a sinistra del centrosinistra italiano) la sinistra - i progressisti, quindi - dovrebbe seguire la stella polare del cambiamento radicale, dell'uguaglianza per tutti su tutto, dalle condizioni economiche a quelle dei diritti umani.

In Italia, abbiamo una sinistra che spesso si è moderata - sui diritti civili, per esempio - per paura di perdere voti "cattolici" o "moderati". Per paura di apparire invisa al clero e al potere vaticano. Abbiamo avuto, fino ad adesso, una sinistra...sinistra. Una sinistra senza coraggio e senza la benché minima volontà di apparire laica e indipendente dalla gelida mano vaticana che le tira la giacchetta un giorno sì e l'altro pure.

Certo, non mi va di fare di tutta erba un fascio. Perché, per esempio, Sel ha portato in Parlamento, con coraggio e determinazione (mantenendo, di fatto, la propria promessa elettorale) un tema "scottante" come i matrimoni e le adozioni gay. Stessa proposta presentata anche dal PD con Scalfarotto. Ma lo stesso PD (pagando la sua natura non ancora ben definita) su questioni come quelle dei diritti civili, spesso ha tergiversato, si è diviso ed ha confuso l'opinione pubblica. Passando agli altri: centrodestra totalmente assente su laicità e diritti civili; M5S spesso confuso, contraddittorio e poco credibile sul tema dei diritti civili e della laicità dello Stato.

Ecco che, dunque, al Paese è mancata una politica realmente seria, indipendente dal Vaticano e dunque LAICA. Una politica che non si lasciasse condizionare da precetti religiosi. Come dovrebbe essere secondo la nostra Costituzione. E allora, permettetemi di dire che più che prendermela con Papa Ratzinger, Papa Francesco e Papa Mario (ma da loro esigo rispetto), io me la prendo con una politica (soprattutto con la "mia" sinistra) senza dignità, indecentemente ed insensatamente paurosa, e che spesso ha usato una ipocrita doppia morale: immoralista nella vita privata e moralista nella vita pubblica (come spesso capita al ceto politico e culturale di centrodestra).

Quando la politica italiana deciderà di diventare realmente laica e la sinistra realmente progressista, potremo - finalmente - accogliere qualsiasi opinione del Pontefice con relativa serenità e distacco. Fino ad allora, dovremo sperare nell'apertura mentale vaticana per poter vedere effetti reali - sui temi etici - da parte della politica. E siamo nel 2013. D.C..

Fabio Nacchio | @NorthernStar88


Pope Francis, politics and laicism, this unknown concept

The week has been signed by infinite institutional encounters, by the continuous Grillo fan gaffes and... by the surprising actions of the new Pope.

An obliged premise: I'm not a believeer, but an agnostic. Religious confessions don't interest me, but they do make me curious. I think there's something good to learn from every religion.

This being said, undoubtedly the new Pope shines with sobriety, a term way too often violated of its positive meaning and unknown at the Vatican. Pope Francis seems to also have two other qualities which his predecessor lacked: charisma and humanity. At least, from his first actions these qualities seem to come through.

But I do want to be honest: until I hear from him words of respect towards the gay community (the most unpleasant citizens for the Vatican, until today), I prefer not to form illusions or make an excessively positive portrait of him. I don't expect, all of the sudden, for the Church to open up. Nor do I expect particular openings from the point of view of civil rights. But respect yes, I want that from the Church (and the other religious confessions) even though I'm not a believer.

Because, you see, I'm not that worried by the Church and its vetero-moralist battles. It's the Italian politics and its total hypocrisy and incoherence that worries me, its total dependence to Vatican diktats and its historical lack of laicism. In the right wing as in the left wing.

But while the right - the conservatives - has as its main goal to maintain the status quo, and its closed and obtuse approach is quite well known (even though in Europe conservatives have ideas on civil rights that are more on the left than the Italian centerleft) the left - the progressives - sohuld follow the Northern Star of radical change, of equality for all on everything, from economical conditions to human rights.

In Italy, we have a left that has often moderated itself - on civil rights, for example - in fear of losing "catholic" or "moderate" votes. Afraid of appearing unpleasant to the Church and the Vatican power. We've had, until now, a left... left. A left without courage and without the slightest willingness of appearing laicist and independent from the cold Vatican hand that grabs its jacket almost every day.

Of course, I don't want to say it's all the same. Because, for example, SEL has brought to the Parliament, with courage and determination (maintaining, de facto, its electoral promise) a "hot" topic such as gay weddings and adoptions. The same proposal presented by PD with Scalfarotto as well. But the same PD (paying for its nature that is not yet well defined) on matters such as civil rights, has often shilly-shallied, divided itself and confused the public opinion. Let's see the others: center-right completely absent on laicism and civil rights; M5S often confused, contradictory and not very believable on the topic of civil rights and the laicism of the State.

So, the country has lacked a truly serious politics, independent from the Vatican and thus truly LAICIST. A politic that didn't let itself be conditioned by religious precepts. As it is supposed to be according to our Constitution. So allow me to say that more than being upset with Pope Ratzinger, Pope Francis or Pope Mario (but I do want respect from them), I'm upset with a politics (especially "my" left) without dignity, indecently and insanely fearful, and that has often used a hypocrite double morale: immoralist in private life and moralist in public life (as often is the case in the political and cultural class of center-right).

When the Italian politics will decide to become truly laicist and the left truly progressist, we will be - finally - able to receive any opinion of the Pope with relative serenity and detachment. Until then, we'll have to hope for a Vatican mental opening in order to see real effects - on the ethical topics - on behalf of our politics. And we are in 2013 A.D..

Fabio Nacchio | @NorthernStar88

lunedì 28 gennaio 2013

#IlConfrontoSkyTG24: le domande ai candidati alle #elezioni2013



L'8 febbraio avrà luogo l'attesissimo confronto televisivo tra i principali candidati alle elezioni politiche 2013, ospitato da SkyTG24.

Anche questa volta è stata lanciata una raccolta di domande sui social network, specialmente Twitter, grazie all'hashtag #ilconfrontoskytg24: moltissime le domande pervenute finora, di cui vogliamo segnalarvi quelle che abbiamo sottoposto noi di Intervistato.com.

Innanzitutto è stato affrontato l'aspetto economico, a partire dagli Eurounion bond, termine che indica l'ipotetica creazione di obbligazioni del debito pubblico dei Paesi facenti parte dell'eurozona, da emettersi a cura di un'apposita agenzia dell'Unione europea, la cui solvibilità sia garantita congiuntamente dagli stessi Paesi dell'eurozona. Una misura anti-crisi proposta già nel 2011 da Romano Prodi.

Non è stato trascurato l'aspetto relativo all'idea di un'Europa federale sul modello di Spinelli, come indicato nel Manifesto di Ventotene:

"La linea di divisione fra i partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai, non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa coloro che concepiscono, come campo centrale della lotta quello antico, cioè la conquista e le forme del potere politico nazionale, e che faranno, sia pure involontariamente il gioco delle forze reazionarie, lasciando che la lava incandescente delle passioni popolari torni a solidificarsi nel vecchio stampo e che risorgano le vecchie assurdità, e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopereranno in primissima linea come strumento per realizzare l'unità internazionale."

Il mercato del lavoro è un altro problema importante che non è stato certo trascurato, con un focus particolare sulla flexicurity, definita come strategia politica che tenta, in modo consapevole e sincronico, di migliorare la flessibilità dei mercati del lavoro, delle organizzazioni lavorative e dei rapporti di lavoro da una parte, e di migliorare la sicurezza sociale e dell’occupazione, in particolare per i gruppi deboli dentro e fuori dal mercato del lavoro dall’altra parte.
Rimanendo all'interno del tema lavoro, non poteva mandare una domanda sulla disoccupazione giovanile e la possibilità di istituire un reddito di cittadinanza, ovvero un reddito di base universale pagato a tutti, senza alcun obbligo di attività, per una somma sufficiente a esistere e a partecipare alla vita della società.

Presente anche una domanda sugli esodati, termine con cui si definiscono coloro che sono stati incentivati a lasciare volontariamente il posto di lavoro, magari perché l'azienda era in crisi, con la prospettiva di una copertura economica: mobilità, assegno di disoccupazione, cassa integrazione, che li avrebbe accompagnati fino alla soglia della pensione.

Per quanto riguarda i diritti civili, abbiamo fatto una domanda a proposito di matrimonio gay, adozioni per le coppie omosessuali, e le unioni civili.

Nonostante la grave pressione fiscale a cui sono sottoposti i cittadini italiani, è probabile che ancora non se ne veda la fine. Non poteva dunque mancare una domanda sui provvedimenti relativi a tasse e imposte:

Per quanto riguarda l'immigrazione, è necessario definire con chiarezza l'intento oppure no di concedere il diritto di voto alle elezioni politiche agli stranieri residenti in Italia, ma soprattutto la garanzia di tempi certi per la concessione della cittadinanza.


Infine, data l'assenza di norme concrete riguardo alle mafie e la loro influenza in politica ed economia nei programmi dei candidati, abbiamo chiesto quali saranno i provvedimenti da attuare.
Non perdete la diretta del confronto l'8 febbraio!

Maria Petrescu | @sednonsatiata

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