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venerdì 29 marzo 2013

10minuticon Riccardo Noury @riccardonoury



Qualche giorno fa Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ci ha concesso un'intervista a proposito dei diritti umani e civili in Italia.


In primo luogo abbiamo chiesto a Riccardo come è nata l'idea dei 10 punti proposti ai candidati alle elezioni politiche del 2013: si è trattato di un'esigenza di chiarezza, trasparenza, e assunzione di responsabilità che Amnesty sentiva di dover chiedere a chi si candidava alla guida del Paese. La situazione dei diritti in Italia preoccupa, ci sono molti problemi irrisolti che si sono acuiti nel tempo, lacune e ritardi legislativi che devono essere colmati. Per questo motivo si è pensato di dover fare queste 10 richieste, un'agenda di riforme sui diritti umani.

Il pacchetto di riforme è stato sottoposto a sette candidati e a tutti i parlamentari sul territorio, e le risposte sono state piuttosto interessanti: i calcoli non sono ancora completi, ma circa 80 - 90 parlamentari hanno sottoscritto le richieste di Amnesty, e tutti i leader tranne uno hanno risposto in maniera più o meno completa. Berlusconi, Bersani e Monti hanno risposto sì ad almeno 9 richieste su 10, mentre l'unico che ancora non ha dato alcun riscontro è Beppe Grillo.

Per quanto concerne la condizione della donna in Italia, abbiamo chiesto quali sono le misure che bisognerebbe attuare per garantire il rispetto dei diritti delle donne e per fermare i femminicidi. Riccardo ha specificato che Amnesty chiede il rispetto delle norme internazionali, quindi il primo passo sarebbe la ratifica immediata del Trattato di Istanbul, che prevede una serie di provvedimenti contro la violenza domestica. E' necessario investire nei centri antiviolenza, rafforzarne le strutture e l'importanza, e prendere una serie di misure sul piano legislativo, e prevedere sanzioni più dure. In più c'è un aspetto culturale, perché bisogna cessare di usare espressioni e stereotipi discriminatori nei confronti della donna.

Sugli abusi delle forze di polizia, Riccardo ha citato la lunga storia di maltrattamenti e torture iniziata già nel 2001: l'impossibilità di identificare chi colpiva persone inermi, e comminare sanzioni e pene adeguate alla gravità del reato commesso, ha avuto come conseguenza una scarsità di condanne, e si è data l'idea che in Italia non sia successo qualche cosa di molto grave. E' necessario introdurre l'obbligo del codice alfanumerico per le forze di polizia e introdurre il reato di tortura, un provvedimento sul quale l'Italia è in ritardo di 25 anni.

Abbiamo parlato anche dei diritti degli immigrati, e delle misure da prendere per evitare manifestazioni razziste e xenofobe. Secondo Riccardo è necessario fermare l'incrocio tra criminalizzazione e criminalità, due fatti coincidenti che rendono la vita ai migranti molto difficile. Quandi hai forme di criminalizzazione per legge, e una determinata identità diventa un reato (come nel caso del reato di clandestinità), si pongono le persone nelle mani della criminalità, vittime di sfruttamento da parte di datori di lavoro che non possono denunciare.

Per quanto riguarda i diritti della comunità LGBTQ, bisogna far notare che l'Italia è uno dei pochi paesi europei che non ha legiferato contro l'omofobia o per garantire uguali diritti alle coppie omosessuali come per le coppie eterosessuali: Riccardo specifica che la legislazione è molto semplice, ed è quella che tutela le persone nel nostro Paese da ogni forma di discriminazione a prescindere dall'identità e dall'orientamento sessuale. Ogni impedimento che procura discriminazione va superato con adeguate misure legislative, una grave lacuna che l'Italia ancora deve colmare.

La crisi acuisce le disuguaglianze, e si potrebbe pensare che i diritti passino in secondo piano rispetto a problemi apparentemente più vicini, come il lavoro o i bilanci da tenere sotto controllo, ma non bisogna mai dimenticare che a maggior ragione bisogna dare attenzione a questi temi, perché sono ancora più a rischio in periodi di grave crisi.

Abbiamo parlato anche dei diritti dei carcerati, di coloro che definiscono il 41bis una forma di tortura, e della situazione della comunità Rom in Italia. Naturalmente vi invito a visionare l'intervista integrale, ben più ricca di questa brevissima sintesi.

Buona visione!

Maria Petrescu | @sednonsatiata


10minuteswith Riccardo Noury

First of all we asked Riccardo how the idea of the 10 points proposed to the candidates to the political elections in 2013: it was the need of clarity, transparency, and taking responsibility that Amnesty felt it had to ask to those who candidated to guide the country. The situation of rights in Italy is very worrying, there are many unsolved problems that have become more serious in time, lacks in the legislative system that must be solved. That is why they had to write down these 10 requests, an agenda of reforms of human rights.

The package of reforms was sent to seven candidates and to all the members of Parliament on the territory, and the answers have been quite interesting: the calculations aren't yet complete, but about 80 - 90 members have signed the requests, and all the leaders except for one have answered in a more or less complete manner. Berlusconi, Bersani and Monti have answered yes to at least 9 out of 10 requests, while the only one who still hasn't given any kind of answer is Beppe Grillo.

As for the condition of the woman in Italy, we asked what measures should be implemented in order to guarantee the respect of women's rights and to stop the homicides. Riccardo has specified that Amnesty asks for the respect of international norms, so the first step to do is to sign the Treaty of Istanbul, which has a series of measures against domestic violence. It is necessary to invest in anti-violence centres, reinforce the structures and their importance, and take a series of decisions at a legislative level, which would include harsher penalties. There's also a cultural aspect that we cannot forget, because we need to stop using expressions and stereotypes that are discriminatory of women.

About the abuses of the police forces, Riccardo has quoted the long series of abuse and torture which started in 2001: the impossibility to identify those who hit helpless people, and give them sanctions that are adequate to the seriousness of the crime they committed, has had as a consequence a lack of verdicts, and Italy gave the idea that nothing very bad happened. It is necessary to introduce the obligation to wear an alphanumeric code for police forces and introduce the crime of torture, something Italy has been delaying for the last 25 years.

We also talked about the rights of immigrants, and the measures to take in order to avoid racist and xenophobic manifestations. According to Riccardo it is necessary to stop the crossing between criminalization and criminality, two coincidental facts which make life difficult to migrants. When you have forms of criminalization by law, and a certain identity becomes a fellony (like in the case of the crime of clandestinity), you put people in the hands of criminality, victims exploited by employers whom they cannot press charges against.

As for the rights of the LGBTQ community, Italy is one of last few European countries which has no laws against homophobic fellonies or in order to guarantee equal rights to gay couples as for heterosexual couples: Riccardo specifies that the legislation is very simple, and it is the one that protects people in our country from every form of discrimination, regardless of sexual identity or taste. Any impediment that creates discrimination must be overcome with adequate laws, and this is a great problem that Italy still has to solve.

The crisis makes social differences bigger, and one might think that rights would be less important than problems that are apparently more serious, such as unemployment or taxes, but we should never forget that moreso we should pay attention to these rights, because during times of crisis they're extremely at risk.

We also talked about the rights of the incarcerated, the ones who define the 41bis a form of torture, and the situation of the Rom community in Italy. Of course, I invite you to see the full interview, much richer than my brief synthesis.

Enjoy!

Maria Petrescu | @sednonsatiata

domenica 24 febbraio 2013

#DirittiUmani: la fiaba quotidiana



E la principessa e il principe si sposarono e vissero felici e contenti per il resto dei loro giorni. Questo è il finale di quasi tutte le favole che sentiamo da piccoli. Ma nella realtà c'è sempre una grande differenza dopo le classiche parole:… E vissero felici e contenti.

Quando si arriva al gran finale delle fiabe, in genere ci sono il Principe e la Principessa felici, ma quante volte nella realtà le cose sono sempre cosi? Nelle favole che leggiamo ai nostri figli c'è sempre un principe che protegge e salva la sua principessa. Tutt'ora nelle favole i principi sono cosi, buoni, altruisti, hanno la forza e la usano per proteggerci.

Tutt'oggi non solo nelle favole i maschi sono cosi. Ma ancora oggi ed anche nelle società più evolute i principi diventano bestie che picchiano e maltrattano fisicamente le loro compagne, le insultano e le trasformano da principesse in schiave. Si tratta di violenza contro le donne da parte dei maschi.

A ottobre dell'anno scorso, L'Italia ha firmato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Questonuovo trattato è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza.

L' art. 3 della Convenzione definisce "La violenza contro le donne" come “una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne” e si intendono tutti gli atti di violenza di genere che si traducono in, o sono suscettibili di provocare, danno fisico, sessuale, psicologico o economico o sofferenza alle donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia in pubblico che nella vita privata.

Purtroppo, la violenza sulle donne resta un problema attuale anche in Italia, e secondo i dati dell'ISTAT è in continua crescita il numero delle vittime di femminicidio. Nel 2012 in Italia 117 donne sono state uccise da un familiare o conoscente. I dati rivelano anche che la violenza domestica risulta la più diffusa, in quasi 70% dei casi. Quindi la violenza sulle donne è un grande problema in primo luogo della convivenza domestica, nonché di relazioni umani fra uomo e donna. Secondo lo stesso ISTAT, il 93% dei casi non vengono segnalati, rimanendo sconosciuti, invisibili, inesistenti.

Finalmente con l'adesione alla Convenzione sopra citata, dovrebbe essere possibile delineare un quadro completo di politiche e misure per la protezione e l'assistenza a tutte le vittime della violenza contro le donne e la violenza domestica. Ogni paese che aderisce e quindi anche l'Italia, dovrebbe garantire l'effettiva attuazione delle sue disposizioni e quindi adottare la legge di ratifica della convenzione.

A quanto spiega Marina Calloni, ordinario di filosofia politica nell'Università di Milano-Bicocca, in Italia ancora non c'è una legge organica che disciplini in maniera completa questo grave problema, un metodo uniforme che possa coinvolgere con un approccio integrato e strategico tutti i soggetti implicati, non ci sono azioni standardizzate per prevenire e monitorare il fenomeno della violenza contro le donne.

Volevo capire meglio come sono organizzate sul territorio le associazioni che aiutano le donne in difficoltà e ho fatto alcune domande ad una mia amica che è stata responsabile di una casa di accoglienza per le donne maltrattate. La prima cosa che mi ha detto è che non esiste una normativa a livello nazionale che regoli questo aspetto, ma ogni provincia fa come crede. Lei definisce il sistema come un sistema a “macchia di leopardo”.

C'è tanto volontariato, associazionismo, cooperative, ognuno nel suo piccolo porta avanti un progetto indirizzato ad aiutare le donne che subiscono violenze. C'è il telefono rosa che offre accoglienza telefonica 24h su 24 anche ai minori che subiscono violenza in famiglia. Ci sono le forze di polizia dove le donne vanno a sporgere le denuncia che poi indirizzano le donne a rivolgersi ai Servizi Sociali. Ci sono i giudici, i mediatori culturali, ci sono leggi che tutelano le donne, come quello contro lo stalking. Ci sono centri specializzati anche nell'inserire la donna in un ambito sociale e renderla indipendente, associazioni che offrono assistenza legale, sociale, psicologica ed economica alle vittime della violenza.

Ma quello che manca è una regolamentazione unitaria. C'è una regolamentazione per i malati mentali, per i minori che delinquono, per gli anziani, per tante categorie sociali ma non per le donne aggredite. La mia amica mi spiega che c'è tanta diversità di servizi offerte alle donne ma non c'è una rete di collegamento trasparente, l'informazione rimane bloccata in piccole macchie di leopardo, la comunicazione viene troncata e alla donna risulta difficile capire come funziona veramente il sistema e quali sono le prospettive che la aspettano nel momento nel quale decide di abbandonare una situazione di violenza, isolamento sociale e sottomissione. Le donne a volte non sanno neanche a chi rivolgersi e non hanno neanche una struttura familiare solida che le possa aiutare.

La violenza domestica è un fenomeno complesso, ed anche se ogni donna ha la sua storia la tipologia è simile: per molto tempo la maggior parte delle donne non denunciano subito il loro partner, ma si rivolgono ai centri sociali solo quando veramente sentono di rischiare la vita.

La storia di Clara non è una fiaba ma una delle tante storie contemporanee. Clara è una delle tante donne in fuga dal marito. Per tutta la vita ha fatto la casalinga, ha dato vita e ha cresciuto tre figli e dopo una vita di violenze subite dal marito, è dovuta scappare e rifugiarsi in una casa per le donne maltrattate. Clara ha vissuto una vita benestante, ma il prezzo da pagare è stato l'isolamento sociale, senza amici e famiglia, la possessività, la sottomissione fino ad arrivare decine di volte in grave condizioni in ospedale. Solo quando ha sentito veramente di rischiare la vita ha avuto il coraggio di scappare e lasciare alle spalle il suo calvario, grazie anche all'aiuto di psicologi e assistenti sociali del Centro Antiviolenza.

Il ruolo dei Centri Antiviolenza per le donne è importantissimo. Oltre ad offrire la prima accoglienza, i centri offrono servizi legali, psicologi, educatori e gruppi di sostegno e di servizi speciali per i bambini delle donne in fuga, orientamento ed accompagnamento al lavoro. Perché è altrettanto importante capire i bisogni di ogni donna e accompagnarla nel miglior modo ad uscire dal ciclo della violenza. Le case rifugio, invece, spesso ad indirizzo segreto, ospitano oltre alle donne anche i loro figli minorenni per un periodo di emergenza.

Ma come funzionano questi centri? Da dove provengono i fondi destinati alle donne maltrattate? Molti Centri Antiviolenza si sono organizzati costituendo una rete territoriale di sostegno alle donne che subiscono violenza e coinvolgendo le forze dell’ordine, i pronto soccorsi, i servizi sociali ed altri enti sensibili al tema. Alcuni sono autofinanziati, alcuni sono stati creati con finanziamenti pubblici, con partnership collaborative pubblico-private e fonti di finanziamento esterne.

Ma i centri non sono considerati un servizio pubblico, come un ospedale, per esempio. Così, alcuni, dopo la fase iniziale di finanziamento ricevuto, con il tempo rischiano la chiusura per mancanza di risorse sufficienti, anche a causa dei tagli alle politiche sociali. Tante di questi centri sono stati costretti a chiudere, come è il caso della casa rifugio coordinata dalla mia amica.

Come risulta dal libro scritto dal giornalista Riccardo Iacona “Se questi sono gli uomini”, in Italia si contano circa 150 associazioni che si occupano di violenza contro le donne, ma ancora poche rispetto alle decine di nuovi casi e ancora pochi sono i fondi stanziati dal governo per l'attuazione delle politiche sociali.

Per concludere, ormai è riconosciuto che un contesto di disuguaglianza sociale e discriminazione tra i sessi è un terreno fertile per la violenza domestica. Quindi da una parte è una questione di cultura, abbiamo il problema del modello maschile e femminile che si trova in un processo di trasformazione e quindi l'educazione dovrebbe essere centrata sui nuovi rapporti e modelli di relazione fra uomo e donna che insieme dovrebbero scoprire e costruire un nuovo senso dei rapporti, della reciprocità, della dignità dello stare insieme.

Sarà sicuramente un processo lungo, ma uomini e donne devono lottare insieme e collaborare per fare qualcosa di concreto a livello culturale e sociale e non cadere nella trappola dalla violenza, del rovescio della medaglia dove gruppi di femministe più radicali, come testimonia una delle prime fondatrici di rifugi per donne vittime di violenza Erin Pizzey, “sotto la copertura dei centri anti-violenza che danno loro fondi e strutture per portare avanti la guerra di genere contro gli uomini, le femministe hanno iniziato a diffondere dati tendenziosi. [...] Vidi le femministe costruire le loro fortezze di odio contro gli uomini, dove insegnavano alle donne che tutti gli uomini erano stupratori e bastardi. Testimoniai il danno fatto ai bambini in tali rifugi. Osservai i “gruppi di consapevolezza” progettati per plagiare le donne e farle credere che i loro mariti fossero nemici da sradicare. [...] Milioni di uomini e bambini hanno sofferto nelle mani di questo malvagio movimento femminista”.

Dall'altra parte ci sono le leggi e le istituzioni che devono aiutare e proteggere le donne maltrattate. C'è bisogno di un piano nazionale contro la violenza, e di fondi per assicurare i servizi alle donne abusate. Il quadro politico e giuridico frammentario e la limitatezza delle risorse finanziarie per contrastare la violenza sulle donne, infatti, è uno dei punti deboli.

Negli ultimi anni ci sono state tante campagne di sensibilizzazione delle istituzioni sul territorio, eventi, raccolte fondi e sensibilizzazioni nelle scuole, pubblicazione di materiale di sensibilizzazione e formazione. Il 14 febbraio 2013 in occasione del evento One Bilion Rising un miliardo di donne e uomini di 189 paesi del mondo balleranno insieme in nome della consapevolezza e della solidarietà, protestando contro la violenza. “Un miliardo di donne violate è un’atrocità” sostiene Eve Ensler, l'ideatrice di questo evento, “un miliardo di donne che danzano è una rivoluzione”.

In attesa della giornata internazionale della donna del prossimo 8 marzo, i politici che regalo ci faranno?

“La violenza contro le donne è forse la violazione dei diritti umani più vergognosa. E forse è la più pervasiva. Non conosce limiti geografici, limiti culturali o di ricchezza. Fintanto che continua non possiamo dichiarare di fare reali progressi verso l'uguaglianza, lo sviluppo e la pace.”-  
Kofi Annan

Daniela Butcu | @danib1977


The daily fable

And the prince and princess got married and lived happily ever after together for the rest of their days. This is the ending of almost all the fables we hear when we're young. But in reality there's always a great difference after the classical words... "and they lived happily ever after".

When we arrive at the great ending of the fables, generally the Prince and the Princess are happy, but how often in reality the things are always that way? In the stories we read our kids there's always a prince who protects and saves his princess. Still in fables the princes are like that, good, caring, strong and willing to protect us.

And yet today not only in fables men are like that. But today, even in the most advanced societies, princes become beasts who strike and mistreat their omen physically, they insult them and turn them from princesses to slaves. It's about the violence of men against women.

In October last year, Italy has signed the Convention of the European Council on prevention and fight against violence towards women and domestic violence. This new treaty is the first international tool which is legally constraining, which creates a complete juridical scenario to protect women against all kinds of violence.

The 3rd article of the Convention defines "violence against women" as a "violation of human rights and a form of woman discrimination" and include all types of gender violence which translate into, or can cause, physical, sexual, psychological, economical damages or suffering in woman, including the threats of these acts, the constraints or the arbitrary deprivation of freedom, both in public and in private life.

Unfortunately, violence against women remains a problem even in Italy, and according to the ISTAT data, the number of victims of feminicide is in constant growth. In 2012 117 women have been killed by a family member or friend in Italy. The data reveal that domestic violence is the most common, in almost 70% of cases. So violence against women is a great problem first of all for domestic living, and also the relationships between man and woman. According the same ISTAT, 93% of cases aren't even reported, and remain unknown, invisible, non existent. 

What does it mean to have an opinion? It doesn't mean anything if that opinion doesn't belong to us. I'm starting this post by giving your the conclusion of my thoughts. But that's just my opinion.

We read newspapers, we watch TV and listen to many politicians, journalists, VIPs and famous people with fake tits who have opinions about everything, about how to eat, how to dress, what to think about one person or the other, on what's right to do or how it would be right to answer in a certain situation. On everything that is related to our existence. And so our opinions are nothing but the mirror of somebody else's point of view.

There are even accountants who instead of taking care of your balance, spend time writing philosophy treaties about friendship between man and woman. Who then go into politics and spread the idea that the future of a city is in the creation of a luxury area. And people vote them, because after all they have an opinion.

We need to change perspective, the way of seeing things by creating an opinion that is truly ours, based on our own knowledge. The question is: is it us who choose, based on our convictions, or do we let ourselves fooled by what is given to us already chewed?  What do we really base our choices upon? After all these years we're in the same situation of crisis, unhappiness and pessimism, and yet we continue to not have our own opinion.

Many people don't want to think, analyze and take responsibility for their individual choices, by putting the signature on a choice based on ideas that are given to us by others and that are not the result of their own analysis. They leave everything in the hands of the greedy of power, the ones that take the power for themselves and don't do anything to earn it.

During the last few years we've seen a general disinterest, a lack of affection for politics, I feel like people take everything lightly by letting themselves fascinated by the words of whoever shouts the loudest.

We're more and more attracted by gossip, by tv shows covered in insults, because whatever amazes us in a negative way makes us angry: so we waste our time thinking of useless things. Because when we're stunned and angry we can express our opinion. It's that easy, no need for studies in order to understand what's going on. The trend matters, we're a little bit snobs, and we're afraid of what others might say if we think or act differently.

We really need to understand that nothing's going to go back to how it was, and now more than ever we must open our hearts and minds and be less suspicious about cultural change, to what's different, and learn to listen, analyze and ask questions. And from here start to give answers that truly belong to us and are not imposed by others' opinions.

Daniela Butcu | @danib1977

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