▼ Il tweet del giorno
Berlusconi: "Presidente della Convenzione? Solo una battuta". Come quando prometteva un milione di posti di lavoro ed il rimborso dell'IMU.
— Il Triste Mietitore (@TristeMietitore) 08 maggio 2013
Visualizzazione post con etichetta responsabilità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta responsabilità. Mostra tutti i post
mercoledì 3 aprile 2013
#M5S e l'Italia che verrà
Dopo le foto postate su Facebook, gli apriscatole e la gara a chi aveva la cravatta più strana, il Movimento 5 Stelle ha capito sulla sua pelle che un conto è la rete, la piazza e gli elenchi dei “faremo”, un conto è stare in Parlamento (dove ci si dovrebbe “parlare”, come suggerisce la parola stessa) e dover prender parte allo svolgimento delle pratiche istituzionali.
Niente di nuovo sotto il sole. Era largamente prevedibile che un gruppo di persone totalmente inesperte non solo di regolamenti parlamentari, ma anche di banali pratiche democratiche (perché mettere mi piace a un post su Facebook, non è democrazia), avrebbe trovato grosse difficoltà a gestire un consenso che impone loro di essere non solo osservatori/censori esterni (come si auguravano) ma veri e propri aghi della bilancia. Era largamente prevedibile anche la reprimenda di Grillo, che dal suo blog ha lanciato invettive e scomuniche ai “dissidenti” che han votato Piero Grasso alla presidenza di Palazzo Madama, contravvenendo agli ordini di scuderia. Il suo successo e il suo consenso si basa proprio sull’essere contro a quel “palazzo” che ora occupano anche loro.
La cosa non prevedibile è stata la contestazione 2.0 di cui Grillo è stato vittima. Migliaia di commenti contrari alla linea dell’astensione a tutti i costi, proteste, insulti e via discorrendo. Commenti tutti cancellati dopo poche ore, nella migliore tradizione stalinista. Ma al di là dei metodi fintodemocratici di Grillo e Casaleggio, che non si scoprono di certo oggi, quello su cui c’è da riflettere continua ad essere il rapporto tra la società e la politica “ufficiale” o “dei partiti”.
La legislatura che è appena cominciata non durerà molto, nonostante questo credo che il Movimento 5 Stelle si troverà spessissimo di fronte alla necessità di fare delle scelte. Il primo banco di prova sarà l’insediamento del governo, ma anche sui singoli provvedimenti ne vedremo delle belle. I parlamentari grillini, una volta riposti gli apriscatole nei cassetti delle loro cucine, dovranno decidere se essere parte attiva del cambiamento della politica, realizzando la richiesta di svolta che i milioni di italiani che li han votati gli chiedono, o se continuare nel loro sentirsi altri e diversi, isolandosi e sparando addosso a tutto e a tutti per restare fedeli alle linea originale del Movimento e ai sentimenti di alcune migliaia di militanti.
La differenza, prima ancora di essere politica, è numerica. Nel senso del numero di voti che il 5 Stelle potrebbe guadagnare o perdere. Numeri che significano consenso. Consenso che significa dare delle risposte alle richieste della società. Il punto è questo.
Che la politica degli ultimi vent’anni abbia fallito l’han capito anche i sassi, e l’avevano capito anche prima di Grillo. Dubito però che la risposta a questo fallimento sia un “vaffanculo” diffuso e ripetuto tipo un mantra. Pensare poi che siano i partiti il vero problema del funzionamento democratico del nostro Paese non solo è sbagliato, ma è un’affermazione talmente falsa da farmi pensare che sia strumentale.
Il problema della democrazia italiana invece è proprio il contrario, cioè che i partiti che hanno occupato la scena fino ad oggi o non erano partiti (Pdl, Italia dei Valori, Udc, ecc, ecc) o si sono trasformati in centri di potere (cosa che è accaduto al Pd, almeno a livello locale). I partiti non sono più stati in grado di rappresentare i bisogni reali della società, di mediare tra i diversi interessi locali (spesso in contrasto tra di loro) in un ottica di Bene Comune, di proporre soluzioni, di creare classe dirigente. E non basta entrare nella “stanza dei bottoni” per cambiare le cose. I bottoni bisogna anche avere il coraggio di premerli, possibilmente dopo aver capito quali sono quelli giusti.
Non so dire quanto durerà questa nuova fase politica. Mi vien da dire non molto, visto che il mondo viaggia ad una velocità tale per cui tutto viene creato, consumato e distrutto nel giro di pochissimo. Non credo però quanto a quelli che teorizzano la fine del Movimento 5 Stelle nel giro di un paio di esperienze parlamentari. Non è questo il problema. Il nodo politico è capire se i militanti, i sostenitori e magari anche alcuni elettori, avranno la forza di ribellarsi al loro padre-padrone, rivendicando le loro idee e la loro voglia di fare politica in maniera indipendente e, soprattutto, efficace.
Il primo vero banco di prova saranno le amministrative di quest’estate. Andranno al voto molte città capoluogo di provincia, dove il sistema elettorale a doppio turno avvantaggia notevolmente il Movimento 5 Stelle. Se la politica non sarà capace di rinnovarsi profondamente e velocemente, c’è la possibilità concreta di ritrovarsi con tanti “casi Parma” in giro per l’Italia. Ora, se gli amministratori eletti sapranno interpretare le esigenze delle loro città, indipendentemente dai diktat o dalle sparate ideologiche di Grillo, o dai mantra anti casta e anti sistema che sono l’anima nel Movimento, probabilmente il Movimento 5 Stelle diventerà una presenza stabile nel quadro politico italiano. Una presenza più matura e consapevole di quello che è oggi, con cui un dialogo potrebbe essere proficuo.
Se questo non dovesse accadere invece, non so quanto reggerà questo mix di persone e storie diverse il cui unico collante, per ora, è l’indignazione militante. Ma cosa ancora più grave, non so quanto reggerà il nostro Paese, schiacciato tra l’immobilismo del centrosinistra e l’irresponsabilità delle altre due forze maggiori.
Jacopo Suppo | @jacoposuppo
M5S and the upcoming Italy
About a month away from the vote, the elections campaign has given us two revivals I personally didn't miss. The first, the most obvious, is the Berlusconi 16:9. According to the calculations of La Stampa a few days ago, from the Christmas vacations until last week, Berlusconi has been on air for 63 hours, a little more than Monti and a lot more than Bersani.
Yet another descent on the field that this time has the declared goal of "making the country impossible to rule", as Berlusconi himself has states. A sense of responsibility directly proportional to his height.
The second return, this time in the field of center-left, is of the "useful vote". It seems that there have been contacts between PD and Ingroia in order to find an agreement in Lombardia, Veneto, Campania and Sicily regarding the lists at the Senate.
The picture seems pretty simple to me. PD and SEL are the only ones that in these elections are running to win. The others run either to represent a part (center right), or to give voice to all the insatisfactions of Italy (Grillo), or to try to be determinant in the composition of the future Parliament majority (Monti). It's still unclear why Ingroia is running. His initial idea, to give Parliament representance to movements, to associations and to a whole series of civic sobjects that are often at the sides of official politics, had a logic, a political dignity but most of all I thought it would be a winner at an elections level.
Too bad that in a matter of weeks the inspirators of this elections cartel have been set aside by the various Di Pietro, Ferrero, Diliberto and company, transforming Civil Revolution in a group of weirdos that would make you miss the disappeared "Sinistra Arcobaleno". The only goal remained to the ex judge of Palermo is to break the balls to Bersani and Vendola, hoping that in Campania and Sicily they will get enough votes so there will be no majority at the Senate. The same tactic used by Berlusconi who has recovered the Northern League in order to get some votes in Lombardia and Veneto.
Now, there's no agreement or appeal for a useful vote that will work here. It would be a mistake to panic and throw away all the work done so far by only showing the tactic or the numbers that never truly work out.
Here we can only make the voters understand that, with all the defects and also some contradictions, only PD and SEL can guarantee a serious and stable government. Today, only the Italia Bene Comune coalition can guarantee more equity and attention towards who pays taxes and more severity towards who doesn't, or directs capitals abroad, more civil rights for who hasn't got any, more social justice and equality in the labor market. And then green politics, broadband, technological innovation, more generational rechange, more law enforcement, and so on. No useful vote. A responsible vote.
Who wants to be a part of this idea of Italy can choose PD or SEL, hoping in a good result that will allow the coalition to govern without being blackmailed, aware of the fact that it will be no piece of cake. Whoever chooses otherwise is probably content with the current situation.
Jacopo Suppo | @jacoposuppo
Etichette:
contestazione
,
elezioni
,
grillini
,
grillo
,
jacopo paoletti
,
jacopo suppo
,
legislatura
,
m5s
,
maria petrescu
,
movimento 5 stelle
,
parlamento
,
responsabilità
martedì 5 febbraio 2013
Opinione sulle opinioni
Che cosa vuol dire avere un'opinione? Non vuol dire niente se l'opinione non ci appartiene. Inizio questo post proponendovi già la conclusione dei miei pensieri. Però questa è solo la mia opinione.
Leggiamo i giornali, ascoltiamo in televisione tanti politici, giornalisti, personaggi famosi, vip con le tette finte che hanno opinioni su tutto, su come mangiare, su come vestirsi, su cosa pensare di una persona o dell'altra, su cosa è giusto fare o come sia corretto rispondere in una certa situazione. Insomma su tutto quello che è legato alla nostra esistenza. E così le nostre opinioni sono uno specchio dei punti di vista altrui.
Ci sono perfino i commercialisti che invece di occuparsi del tuo bilancio passano il tempo a scrivere trattati di filosofia riguardanti l'amicizia fra uomo e donna. Che poi si inseriscono nella politica propagandando l'idea che il futuro di una città stia nella creazione di un polo di lusso. E la gente li vota, perché loro hanno tutto sommato un'opinione.
Dobbiamo cambiare prospettiva, il modo di vedere le cose creando un parere che ci appartenga veramente, basato sulla nostra conoscenza. La domanda è: siamo noi che scegliamo, secondo le nostre convinzioni oppure ci lasciamo abbindolare da quello che ci viene dato già pronto?
Su cosa effettivamente si basano le nostre scelte? Dopo tutti questi anni siamo nella stessa situazione di crisi, di scontentezza e pessimismo, eppure continuiamo a non avere una opinione.
Tante persone non vogliono più pensare, analizzare e sopratutto prendersi la responsabilità di una scelta individuale, mettendo la firma su una scelta basata sulle idee che ci vengono trasmesse dagli altri e non secondo la loro analisi. Lasciano tutto nelle mani di quelli avidi di potere, che il potere se lo prendono, mica lo guadagnano.
Negli ultimi anni si è visto un disinteresse generale, un disaffezione per la politica, mi sembra che la gente prende tutto con leggerezza lasciandosi irretire dalle parole di chi grida di più.
Siamo più attirati dalla frivolezza, dal pettegolezzo, dagli show televisivi dove regnano gli insulti, perché tutto quello che stupisce in maniera negativa e che fa scalpore ci fa indignare: così sprechiamo il nostro tempo pensando a cose futili. Perché quando siamo stupiti ed adirati possiamo esprimere una nostra opinione. E' cosi semplice e non c'è neanche bisogno di fare uno studio concreto, di informarsi per poter capire con la propria logica quello che sta succedendo. Conta tanto il trend, siamo anche un po' snob ed abbiamo paura di quello che potrebbero dire gli altri se pensassimo o agissimo in maniera differente.
Dobbiamo capire che nulla tornerà come una volta e che ora più che mai dobbiamo aprire il cuore e la mente ai cambiamenti culturali, a quello che è diverso, dobbiamo imparare ad ascoltare, analizzare e farsi delle domande. E da qui iniziare a dare delle risposte che ci appartengano veramente e non imposte da opinioni altrui.
Mi viene in mente un vecchio koan japponese che parla di un professore universitario che si recò un giorno da un maestro zen e gli disse:
“Sono venuto a informarmi sullo Zen, su quali siano i suoi principi ed i suoi scopi”.
“Posso offrirti una tazza di tè?” gli domandò il maestro. Ed incominciò a versare il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.
Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi. “Non vedi che la tazza è piena?”
“Come questa tazza” disse il maestro “anche la tua mente è troppo piena di opinioni e di congetture, perché le si possa versare dentro qualcos’altro. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?”.
Siamo in un periodo di transizione. Credo che sia arrivato il momento di buttar via le vecchie credenze, anche quella che è sempre la colpa dei politici corrotti. Lasciar stare i rimpianti, i rancori e chiedersi che cosa possiamo fare nel nostro piccolo per portare un cambiamento.
Io dico, iniziamo dall'avere una nostra opinione. Partiamo da un concetto di filosofia nietzschiana, pensando ad un mondo fondato sull'esistenza dell’eterno ritorno. Pensare che un domani tutto si ripeterà, che potremmo rivivere infinite volte quello che abbiamo già vissuto nel passato. E tutto quello che apparentemente ora ci sembra leggero potrà avere un peso significativo sul futuro.
Che tutto ciò che non abbiamo approfondito e studiato, le nostre indecisioni e le nostre posizioni potranno diventare un peso insopportabile.
Per questo bisogna esserci ora, cogliere l'occasione per poter capire, analizzare e farsi una propria opinione.
Daniela Butcu | @danib1977
Opinion about opinions
What does it mean to have an opinion? It doesn't mean anything if that opinion doesn't belong to us. I'm starting this post by giving your the conclusion of my thoughts. But that's just my opinion.
We read newspapers, we watch TV and listen to many politicians, journalists, VIPs and famous people with fake tits who have opinions about everything, about how to eat, how to dress, what to think about one person or the other, on what's right to do or how it would be right to answer in a certain situation. On everything that is related to our existence. And so our opinions are nothing but the mirror of somebody else's point of view.
There are even accountants who instead of taking care of your balance, spend time writing philosophy treaties about friendship between man and woman. Who then go into politics and spread the idea that the future of a city is in the creation of a luxury area. And people vote them, because after all they have an opinion.
We need to change perspective, the way of seeing things by creating an opinion that is truly ours, based on our own knowledge. The question is: is it us who choose, based on our convictions, or do we let ourselves fooled by what is given to us already chewed? What do we really base our choices upon? After all these years we're in the same situation of crisis, unhappiness and pessimism, and yet we continue to not have our own opinion.
Many people don't want to think, analyze and take responsibility for their individual choices, by putting the signature on a choice based on ideas that are given to us by others and that are not the result of their own analysis. They leave everything in the hands of the greedy of power, the ones that take the power for themselves and don't do anything to earn it.
During the last few years we've seen a general disinterest, a lack of affection for politics, I feel like people take everything lightly by letting themselves fascinated by the words of whoever shouts the loudest.
We're more and more attracted by gossip, by tv shows covered in insults, because whatever amazes us in a negative way makes us angry: so we waste our time thinking of useless things. Because when we're stunned and angry we can express our opinion. It's that easy, no need for studies in order to understand what's going on. The trend matters, we're a little bit snobs, and we're afraid of what others might say if we think or act differently.
We really need to understand that nothing's going to go back to how it was, and now more than ever we must open our hearts and minds and be less suspicious about cultural change, to what's different, and learn to listen, analyze and ask questions. And from here start to give answers that truly belong to us and are not imposed by others' opinions.
Daniela Butcu | @danib1977
Etichette:
daniela butcu
,
intervistato
,
jacopo paoletti
,
maria petrescu
,
opinioni
,
pettegolezzo
,
politica
,
responsabilità
,
scandalo
,
zen
Iscriviti a:
Post
(
Atom
)
▼ Leggi i migliori della settimana
-
E se di “trattativa“ si sente parlare, non ci si può dimenticare di quel che accadde nel 1993, una anno su cui ancora oggi si chiudono proce...
-
La diciottesima intervista di StartupID è con Marc Rougier, fondatore di Scoop.it . StartupID è la rubrica realizzata in collabora...
-
La notte del 27 maggio nelle campagne di Corigliano Calabro Fabiana Luzzi è stata uccisa dal suo fidanzato, in maniera atroce. Non voglio in...

