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giovedì 17 gennaio 2013

#Privacy e pubblicità, l'appello del #Garante sui cookie



La normativa europea sui cookie è stata infine recepita anche in Italia. Tutti i Paesi europei sono tenuti ad armonizzare le proprie regole nazionali per recepire le nuove direttive europee, delle quali avevo già parlato un anno fa alla loro pubblicazione.

In Italia Il garante per la Privacy ha appena avviato una consultazione pubblica volta ad individuare modalità semplificate per l'informativa sui cookie. I soggetti invitati a partecipare alla consultazione sono le associazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale dei consumatori e delle categorie economiche coinvolte,  le università e i centri di ricerca. Tutti gli interessati possono inviare un'email all'indirizzo consultazionecookie@gpdp.it. La consultazione ha una durata di 90 giorni a partire dal 18 dicembre 2012 (quindi c'è tempo fino al 18 marzo 2013 per presentare i propri suggerimenti). Con questo post intendiamo sensibilizzare l'opinione pubblica, e invitiamo in particolare gli operatori economici della rete a presentare i propri suggerimenti per semplificare al massimo la procedura.

In estrema sintesi per la direttiva è necessario informare ed acquisire il consenso degli utenti se si desidera effettuare una profilazione di carattere pubblicitario attraverso l'installazione di cookie. Nessun problema invece per i cookie tecnici, quelli necessari ad una corretta fruizione di un servizio internet, dei quali va comunque comunicata la presenza.

Prima di entrare in materia, c'è da dire che quella europea è una normativa che arriva in forte ritardo, alla presenza di consolidate forme di autoregolamentazione avanzata, che vedremo tra poco.

C'è da dire che sarebbe stato meglio regolare i cookie a livello di browser, lì dove si possono gestire ed eventualmente cancellare. Che poi per me è sempre stata una questione di marketing del nome. Cookie significa biscotto dolce, è un termine inglese americano che ha la sua origine dall'olandese del '700 (koekje). In Italia, dove una volta superate le brutture dell'autarchia fascista che obbligava a tradurre in italiano tutti i termini, ci siamo ormai abituati ad assimilare senza tradurre qualsiasi termine tecnico informatico. Fatto sta che cookie, in italiano suona malissimo, e nell'immaginario comune sembra il cugino del worm e del trojan, un malware. In realtà il cookie non è il male. Il cookie è utile, è simpatico. Ti aiuta ad ottenere un servizio migliore senza chiederti noiose iscrizioni o di rilasciare te stesso quelle informazioni. Ma l'Unione Europea ha deciso di regolare questo accordo implicito tra il navigatore e siti che fanno utilizzo di cookie (in pratica tutti, chi più, chi meno).

Che informazioni ottengono i cookie?

Una mappa di tracciamento cookie (collusion.toolness.org)
A destra potete vedere un'immagine che rappresenta i siti che hanno ottenuto le mie informazioni di navigazione in una fascia oraria di 48 ore. I punti in rosso rappresentano i media che hanno rilasciato i cookie con finalità di tracciamento pubblicitario, quelli in grigio invece fanno ricorso a cookie di servizio (ma non sappiamo se facciano altri tracking di tipo pubblicitario). Ok, quando si tratta di navigare su internet io non scherzo, ma una mappa così complessa si può ricavare per la maggior parte di noi. Ma che tipo di dati hanno ottenuto da questa mappatura i vari siti internet e i servizi di terzi associati? Essenzialmente i dati di navigazione proveniente dal mio computer. I network possono così costruire profili pubblicitari, e i proprietari dei siti realizzare contenuti migliori e personalizzarli ai miei gusti. Nessun problema. Ciò che potrebbe non andar bene è che questi dati possano essere incrociati con quelli di Facebook, o di altri social network in possesso delle mie informazioni sensibili. Se si viene a sapere che dal mio computer partono attività di navigazione che possano aiutare ad identificare la mia sfera sessuale, politica, religiosa (esempi di informazioni sensibili), non ho nulla in contrario. Ma se qualche media riuscisse ad incrociare queste informazioni risalendo alla mia identità (magari tramite Facebook) questo sarebbe un problema. La raccolta delle informazioni tramite cookie è sempre stata anonima. Oggi è invece possibile che questi dati vengano incrociati con quelli dei nostri profili sui social media. E' da questa congiunzione che possono nascere problemi di privacy, e questo territorio non pare ancora oggetto di regolamentazione da parte dell'UE.

Autoregolamentazione: cosa fanno i big di Internet per mantenere un atteggiamento rispettoso della nostra privacy?

Partiamo da Montain View, dove ha sede il motore di ricerca di internet. Google costruisce profili pubblicitari basati sul tracciamento dei cookie e su altre informazioni in suo possesso, come le nostre ricerche. Queste informazioni sono utilizzate per presentarci pubblicità il più possibile mirata al profilo che è stato costruito intorno al nostro account Google. Nel mio caso è abbastanza corrispondente: hanno individuato il mio profilo demografico e hanno individuato le categorie di siti internet che maggiormente mi interessano. In altri casi la corrispondenza è meno efficacie. Google consente di disattivare questo tracking in maniera definitiva. Ve lo sconsiglio. Fare output non vuol dire che non vedrete più pubblicità, ma che essa sarà meno pertinente e interessante per voi. Io piuttosto immagino un mondo in cui davvero ci vengono proposti annunci pubblicitari in base alle nostre esigenze, senza per questo ricevere pubblicità invadenti.

Esempio informativa Cookie, Huffingtonpost.it
L'altro gigante della pubblicità è Facebook. Il profilo demografico è qui costruito dalla persona, e non indovinato come nel caso di Google (il quale però attraverso il proprio social network Google+ sta colmando il gap, con oltre 500 milioni di profili in tutto il mondo). Il targeting per interessi è quindi derivato dalle preferenze rilasciate dall'utente, come i brand di cui si è fan. Anche il popolare Social Network con sede a Palo Alto permette di modificare le opzioni pubblicitarie, dove ad esempio è possibile disattivare le Social Ads, che permettono alle aziende di utilizzare le nostre interazioni con i brand per finalità pubblicitarie.

Per iniziativa dello IAB, l'Internet Advertising Bureau, l'ente che dal 1996 riunisce i principali media pubblicitari della rete,  è possibile disattivare il tracciamento tramite cookie di alcuni o di tutti i principali network di monitoraggio pubblicitario. Questa scelta non è definitiva, ma è necessario tornare a visitare la pagina regolarmente. Ed è qui che si può notare il problema intorno alla regolamentazione cookie. I cookie non sono controllati dai pubblicitari, ma da chi possiede il computer.

 Suggerimenti per il garante

Dia tempo alle società per mettersi in regola, almeno fino a dicembre 2013. Faccia una deroga per i blog - i quali potranno comunque fare ricorso a servizi come quello di Iubenda (su Intervistato trovate un'intervista al suo fondatore Andrea Giannangelo). Cerchi di collaborare con i browser per far comprendere facilmente cosa sono i cookie e come rimuoverli; con i network pubblicitari lavori su informative presenti direttamente all'interno degli spazi pubblicitari.

Per i siti internet venga dato spazio all'informativa cookie all'interno del footer del sito, a piè pagina. In questa sezione i visitatori di internet sono abituati a trovare informazioni sul sito che stanno visitando, come le informazioni di contatto e le altre informative sulla privacy.

Alla registrazione di uno qualsiasi dei servizi del sito, si includa l'informativa sui cookie alle informative privacy e sull'utilizzo dei dati per finalità pubblicitarie.

Il Garante della Privacy, cui va dato atto di grande intelligenza nell'avviare una consultazione pubblica, semplificando questa regolamentazione, non farà un favore solo agli operatori del settore, ma anche agli utenti della rete.

Angelo Centini | @100tek


Privacy and advertising, the Guarantor appeal on cookies

The European regulamentation on cookies has finally been received in Italy as well. All European countries must harmonize their national laws in order to receive the new European directives, of which I had already talked one year ago at their publication.

In Italy the privacy guarantor has just started a public consulation with the aim of finding simplified modalities for the informative on cookies. Those invited to participate are the associations that are mostly representative at a national level of consumers and the economical categories involved, universities and research centres. All those who are interested can send an email to the address consulazionecookie@gpdp.it. The consultation has a duration of 90 days starting December 18th 2012, so there's time untile March 18th to present suggestions. With this post we intend to sensibilize the public opinion, and we invite particularly economical operators of the web to present their suggestions to simplify the procedure as much as possible.

Although cookies cannot carry viruses, and cannot install malware on the host computer, tracking cookies and especially third-party tracking cookies are commonly used as ways to compile long-term records of individuals' browsing histories — a major privacy concern that prompted European and US law makers to take action in 2011.

Other kinds of cookies perform essential functions in the modern Web. Perhaps most importantly, authentication cookies are the most common method used by web servers to know whether the user is logged in or not, and which account they are logged in under. Without such a mechanism, the site would not know whether to send a page containing sensitive information, or require the user to authenticate himself by logging in. The security of an authentication cookie generally depends on the security of the issuing website and the user's web browser, and on whether the cookie data is encrypted. Security vulnerabilities may allow a cookie's data to be read by a hacker, used to gain access to user data, or used to gain access (with the user's credentials) to the website to which the cookie belongs (see cross-site scripting and cross-site request forgery for examples).

What kind of information do cookies collect?


Cookies may be used to remember the information about the user who has visited a website in order to show relevant content in the future. For example a web server may send a cookie containing the username last used to log in to a website so that it may be filled in for future visits. Many websites use cookies for personalization based on users' preferences. Users select their preferences by entering them in a web form and submitting the form to the server. The server encodes the preferences in a cookie and sends the cookie back to the browser. This way, every time the user accesses a page, the server is also sent the cookie where the preferences are stored, and can personalize the page according to the user preferences. For example, the Wikipedia website allows authenticated users to choose the webpage skin they like best; the Google search engine once allowed users (even non-registered ones) to decide how many search results per page they want to see.

Autoregolamentation: what are the big of the Internet doing to maintain a respectful behavior towards our privacy?

The industry’s response has been largely negative. Some view the Directive as an infernal doomsday machine that will "kill online sales" and "kill the internet". Robert Bond of the law firm Speechly Bircham describes the effects as "far-reaching and incredibly onerous" for "all UK companies." Simon Davis of Privacy International argues that proper enforcement would "destroy the entire industry".

The P3P specification includes the possibility for a server to state a privacy policy, which specifies which kind of information it collects and for which purpose. These policies include (but are not limited to) the use of information gathered using cookies. According to the P3P specification, a browser can accept or reject cookies by comparing the privacy policy with the stored user preferences or ask the user, presenting them the privacy policy as declared by the server.

Many web browsers including Apple's Safari and Microsoft Internet Explorer versions 6 and 7 support P3P which allows the web browser to determine whether to allow third-party cookies to be stored. The Opera web browser allows users to refuse third-party cookies and to create global and specific security profiles for Internet domains. Firefox 2.x dropped this option from its menu system but it restored it with the release of version 3.x.

Third-party cookies can be blocked by most browsers to increase privacy and reduce tracking by advertising and tracking companies without negatively affecting the user's Web experience. Many advertising operators have an opt-out option to behavioural advertising, with a generic cookie in the browser stopping behavioural advertising.

Angelo Centini | @100tek

giovedì 21 giugno 2012

Prossimamente: Salvo Mizzi @salvomizzi



Fra pochi giorni avremo il piacere di intervistare Salvo Mizzi, attualmente responsabile Consumer Social Network, Project Leader in Working Capital e Corporate Fellow TI Kauffman Society in Telecom Italia.

Laureato in filosofia all'Università degli Studi di Napoli 'Federico II', ha una lunga esperienza pubblicitaria, iniziata in BBDO a Roma, passando per Pasquale Barbella, Armando Testa e Young & Rubicam. A metà degli anni '90 ha scoperto le potenzialità del medium Internet, del quale è stato davvero un pioniere in Italia.

La prima webtv italiana, Mytv, nata nel 2000, è stata infatti una sua idea: convinto che la dimensione video avrebbe presto dominato il web, e conscio del fatto che l'Italia non aveva il cable, è riuscito a coinvolgere grandi gruppi editoriali nella realizzazione di qualcosa di veramente innovativo per l'epoca.

Nel 2005 è divenuto advisor multimedia di Tim, con l'obiettivo di innovare e tentare nuove strade, e dopo qualche anno è diventato Project Leader di Working Capital, un acceleratore di impresa che investe nelle migliori startup italiane del settore digital, aiutandole a fare il grande passo dall'incubazione al mercato.

Fino al 2011 è stato responsabile Internet Media & Digital Communication, portando anche questa volta grande innovazione.

Avremo modo di parlare di nuovi media, strategie e modelli, ma anche delle sue prospettive su quello che è uno scenario in continua evoluzione.

Naturalmente aspettiamo le vostre domande attraverso il form qui sotto!

Maria Petrescu | @sednonsatiata





Coming up soon: Salvo Mizzi

In just a few days we'll have the pleasure of interviewing Salvo Mizzi, currently Consumer social network Responsible, Working Capital Project Leader and Corporate Fellow TI Kauffman Society in Telecom Italia.

After his degree in philosophy at the University of Naples Federico II, he got a great experience in advertising, starting in BBDO in Rome, and continuing with Pasquale Barbella, Armando Testa and Young & Rubicam. In the mid 90s he discovered the potential of Internet, of which he has been a true pioneer in Italy.

The first Italian webtv, mytv, born in 2000, was one of his ideas: he was convinced that video would dominate the web, and he was aware of the fact that Italy didn't have cable, so he managed to involve big editorial groups in the realization of something that was truly new for that time.

In 2005 he became multimedia advisor in Tim, with the goal of innovating and finding new paths, and after a few more years he become Project Leader of Working Capital, the enterprise accelerator that invests in the best Italian startups in the digital sector, helping them make the big step from incubation to the market.

Until 2011 he was responsible for Internet Media & Digital Communication, bringing great innovation in this role as well.

We'll have the chance to talk about new media, strategies and models, but also about his perspectives on a scenario that is continuously shifting.

Of course, we are waiting for your questions on the form below!

Maria Petrescu | @sednonsatiata

martedì 13 marzo 2012

10minuticon Gianluca Fontana @collater_al



Qualche giorno fa abbiamo avuto il piacere di intervistare Gianluca Fontana, uno dei blogger organizzatori del progetto CocaColla, recentemente oggetto di attenzione a causa di una lettera di diffida di Coca Cola.


Coca Colla è un blog di ispirazione, un raccoglitore di contenuti legati al design e all'advertising, gestito attualmente da 5 persone, tra cui Gianluca. All'inizio del mese di febbraio Coca Cola ha mandato una lettera attraverso i legali, con la quale obbligava la redazione a cambiare il nome del blog, in quanto poteva indurre confusione nei clienti, e far pensare che il progetto fosse finanziato dalla Coca Cola stessa.

La vicenda ha avuto un grande risalto in rete, tanto da venir ripresa anche da alcuni periodici molto noti, ma soprattutto ha provocato grande indignazione tra i sostenitori e i fan del blog.

Purtroppo dal punto di vista legale non è stato possibile prendere provvedimenti contro Coca Cola, quindi si è resa necessaria una migrazione dei contenuti e un cambio di nome.

Il nuovo dominio dove troverete da ora in poi i contenuti di CocaColla sarà Collater.al, che riprende parzialmente il vecchio nome e rende l'idea di progetto collaterale, quale questo blog è per coloro che lo gestiscono.

Vi invito alla visione dell'intervista per più dettagli a proposito delle dinamiche della storia.

Buona visione!

Maria Petrescu


10 minutes with Gianluca Fontana

We had the pleasure of interviewing Gianluca Fontana, one of the bloggers behind the Coca Colla project, recently in the eye of the storm because of a lawsuit threat on behalf of Coca Cola.

Coca Colla is an inspirational blog, a place where you can find content about design and advertising, which is currently being managed by 5 people, one of which is Gianluca. At the beginning of February Coca Cola has sent a letter through its lawyers, through which it imposed the staff to change the name of the blog because it could create confusion among Coca Cola clients, and make them think that the project was being financed by the famous soft drink company.

The story had great visibility online, so much that it has also been shared by some very well known online magazines, and has created great indignation among fans and supporters.

Unfortunately, from a legal point of view, it wasn't possible to take action against Coca Cola, so the editorial staff decided to migrate all the content to a new blog and change the name.

The new domain where you can find former Coca Colla content is Collater.al, that actually recycles part of the old name and gives the idea of a collateral project, which is exactly what this blog is for those who manage it.

I invite you to view the interview for more details about the dynamics of the story.

Enjoy!

Maria Petrescu

domenica 6 novembre 2011

Intervistato.com | Paolo Iabichino @iabicus



Insieme a Paolo Iabichino, direttore creativo in Ogilvy, abbiamo parlato dell'evoluzione dell'advertising in Italia, l'integrazione con i social media e l'uso dell'adv come leva di engagement.


Qualche giorno fa abbiamo avuto il piacere di intervistare Paolo Iabichino, direttore creativo in Ogilvy.

Innanzitutto abbiamo chiesto a Paolo di descriverci il percorso evolutivo dell'advertising in Italia nel corso degli anni: a suo avviso, tuttavia, non c'è stata una vera e propria evoluzione.
Dal punto di vista storiografico, la versione moderna della pubblicità comincia negli anni '50, '60, quando i grandi network arrivano in Italia e aprono le loro agenzie: in questo senso, quindi, la pubblicità in Italia è stata più che altro subita. [video]

Una delle più grandi intuizioni della pubblicità italiana in chiave moderna è stata senza dubbio il Carosello, una vicenda senza pari nel resto del mondo. Le storie e i personaggi entrati ormai nell'immaginario collettivo sono legate al lavoro del pubblicitario Armando Testa, che ha creato icone ancora presenti e rilevanti nel panorama dell'advertising televisivo. [video]

Purtroppo l'advertising italiano non gode di una grande maturità: secondo Paolo è di 15 - 20 anni indietro rispetto alle macrotendenze a cui assistiamo nel resto del mondo. In alcuni paesi vengono sviluppate campagne in maniera crossmediale a prescindere dal mezzo utilizzato, mentre in Italia il 60-70% degli investimenti va ancora nella pubblicità televisiva.
Del resto si tratta di un paese che tratta internet in maniera superficiale, vedendolo come un media e non come un habitat all'interno del quale inserire i propri messaggi.
Persino all'interno dei social network si ragiona ancora secondo la logica del GRP, quindi sebbene esistano già modalità nuove, inedite e coinvolgenti per mettere in relazione brand e clienti, il mindset è tutt'ora ancorato a logiche televisive monodirezionali. [video]

Per fare pubblicità in maniera crossmediale è necessario dimenticarsi del canale: le campagne che funzionano meglio sono quelle che si concentrano innanzitutto sull'idea, e in Ogilvy si parla addirittura di "ideale".
Si parte dall'idea e poi si fa in modo che i diversi mezzi che vengono attivati non si limitino a declinare l'idea di comunicazione: per integrare l'idea è necessario far sì che si usi un determinato linguaggio in funzione del mezzo in cui quell'idea si esprime. [video]

Negli ultimi anni la pubblicità ha perso ascendente, carisma, suscitando addirittura diffidenza; secondo Paolo, tuttavia, sarebbe un errore considerare il marketing non convenzionale (viral,  flash mob, guerrilla marketing) come la panacea per risolvere la crisi della pubblicità tradizionale.
Si rischia di replicare all'interno delle nuove dinamiche gli stessi errori perché si ragiona ancora in una logica di invadenza, di interruzione, e non di rilevanza. [video]

Abbiamo chiesto a Paolo quanto sia utile fare compravendita di Fan e Like su Facebook: a suo avviso sono strumenti utili e leciti se serve massa critica per far leva su un messaggio. Il problema è che le persone non restano attaccate a lungo a un brand se non c'è costantemente interazione, dialogo e una produzione di contenuti che le faccia sentire parte della storia del brand. [video]

L'advertising visto anche come leva di engagement, dato che continua ad avere un ruolo importante nello scenario della macroeconomia ed è il vettore principale dei consumi e dello sviluppo economico.
La pubblicità è piccola cosa in un panorama culturale, sociale, antropologico così radicalmente cambiato: in questo momento la cosa più importante è mettere al centro della scena le persone. [video]

Abbiamo parlato di invertising, dell'importanza della ricerca scientifica nell'advertising (sia da un punto di vista tecnologico che da un punto di vista psicologico), dell'etimologia del vocabolario del marketing, del neuromarketing, analisi del sentiment e prospettive per il futuro dell'advertising nelle aziende e nelle agenzie.

Invito tutti, dunque, a visionare l'intervista integrale, molto più ricca di dettagli e riflessioni rispetto a questa mia breve sintesi.

Buona visione!

Maria Petrescu

Photo credit: Robert Piattelli


Intervistato.com | Paolo Iabichino

A few days ago we had the pleasure of interviewing Paolo Iabichino, creative director in Ogilvy.

Firstly we asked Paolo to describe the evolution of advertising in Italy in time: his opinion, however, is that there hasn't actually been a real evolution.
From a storiographic point of view, the modern version of advertising starts in the 50s, 60s, when the big networks arrive in Italy and open their agencies: in this sense, advertising in Italy has mostly been endured rather than produced. [video]

One of the greatest intuitions of Italian advertising in a modern interpretation was undoubtedly the Carosello, and there's nothing similar to it in the rest of the world. The stories and the characters have entered the common imagination are linked to the work of Armando Testa, who has created icons that are still present and relevant in the television advertising scenario. [video]

Unfortunately Italian advertising isn't very mature: in Paolo's opinion it's 15 - 20 years behind the big trends we see in the rest of the world. In some countries campaigns are developed in a crossmedia fashion, regardless of the utilized medium, while in Italy 60-70% of the investments go into TV ads.
We're talking about a country that still treats Internet in a superficial manner, seeing it as a media and not as a habitat inside which you can insert your messages.
Even inside social networks the logic is the logic of GRP, so even though new, engaging ways to put brands and clients into contact already exist, the mindset is still anchored to onedirectional TV logics. [video]

To do advertising in a crossmedia manner it is necessary to forget the mean: campaigns that work the best are the ones that focus on the idea, and in Ogilvy we talk of "ideal".
You start from the idea and then you make sure that the different activated means don't limit their function into developing the idea of communication: to integrate the idea it is necessary to make sure that the language used is determined in function of the mean in which that idea expresses itself. [video]

During the last few years advertising has lost power, charisma, even creating mistrust; in Paolo's opinion, however, it would be a mistake to consider  unconventional marketing (viral, flash mobs, guerrilla marketing) as the final solution to solve the crisis of traditional advertising.
The risk is to replicate inside the new dynamics the same mistakes, because the logic is still one of intrusiveness, interruption, not relevance. [video]

We asked Paolo how useful buying Fans and Likes on Facebook actually is: in his opinion these are useful and legitimate tools if you need a critical mass to enhance a message. The problem is that people don't stick around a brand for long if there isn't constant interaction, dialogue and a production of content that makes them feel a part of the history of the brand. [video]

Advertising seen as an engagement tool, since it continues to have an important role in the macroeconomy scenario and is the main driver of shopping and economical development.
Advertising is something small compared to the cultural, social and anthropological scenario that is so drastically changed: at the moment the most important thing to do is put people in the center of the scene. [video]

We talked about invertising, the importance of scientific research in advertising (both from a technological and a psychological point of view), the etimo of the marketing lexicon, neuromarketing, sentiment analysis and future expectations for advertising in agencies and companies.

I invite everyone to view the full interview, much richer in details and insight than my brief synthesis.

Enjoy!

Maria Petrescu

sabato 22 ottobre 2011

Prossimamente: Paolo Iabichino @iabicus



Domani avremo il piacere di intervistare Paolo Iabichino, direttore creativo in Ogilvy, una delle agenzie pubblicitarie più famose al mondo.

Nato nel 1969, si occupa di pubblicità dal 1990: è passato dall’advertising tradizionale alla comunicazione relazionale, incontrando qui la giusta dimensione di uno scrivere più attento al destinatario.

Con il suo team gestisce campagne e strategie di comunicazione per importanti marche italiane e internazionali.
È convinto che la pubblicità non abbia più bisogno di un target, ma di un interlocutore con il quale marche e prodotti devono mettersi in relazione, superando la logica del bisogno per sposare l’etica del servizio.
Da qui l’advertising si arricchisce di nuove discipline per avvicinare un nuovo consumatore, sempre più individuo, che obbliga la scrittura a passare dal registro seduttivo a quello emotivo.

Docente di un master post laurea di advertising presso la Scuola Politecnica di Design di Milano, Paolo Iabichino è tra gli autori di un saggio a più voci pubblicato da Sperling & Kupfer e intitolato "La Magia della Scrittura" ed è ancora presente con un intervento sulla scrittura in rete all'interno della ristampa di "Business Writing“, curato da Alessandro Lucchini ed edito da Sperling & Kupfer.

Sempre con Lucchini e Sperling ha partecipato al saggio Il Linguaggio della Salute, scrivendo un capitolo dedicato alla comunicazione pubblicitaria nel settore della sanità.
Insieme agli studenti della Scuola Politecnica di Design ha ideato Invad, una provocatoria riflessione fantapubblicitaria che mette in mostra le improbabili invasioni dell’advertising alla ricerca sfrenata di nuovi spazi.

Collaboratore di Nòva24 de Il Sole 24 Ore, Paolo Iabichino è anche autore di Invertising, un saggio edito da Guerini & Associati che analizza le trasformazioni in atto nel mondo dell’advertising.

Il tema è diventato un anche un blog su Wired.it e un corso presso l’Istituto Europeo di Design di Milano (IED), dove giovani art director vengono formati alla professione nel passaggio “Dall’advertising all’Invertising”, che vede Paolo Iabichino partecipare come direttore creativo del corso e Lecturer.

È tra i docenti della Palestra della Scrittura ed è spesso chiamato all’interno di master, eventi, seminari e workshop che affrontano le evoluzioni nell’ambito della pubblicità, dei media e della comunicazione in genere.

Avremo modo di parlare di pubblicità, marketing, invertising, unmarketing e dei cambiamenti che stanno avvenendo in questo campo, giusto per citarne alcuni.

Naturalmente, se volete proporre una domanda, compilate semplicemente il form qui sotto!

Maria Petrescu




Coming up soon: Paolo Iabichino

Tomorrow we'll have the pleasure of interviewing Paolo Iabichino, creative director in Ogilvy.

Born in 1969, he has been working in advertising since 1990: he went from traditional advertising to relational communication, meeting here the right dimension of a writing that gives much more attention to the recipient.

With his team he manages communication campaigns and strategies for important Italian and international brands.
He is convinced that advertising doesn't need a target anymore, but an interlocutor to which brands and products must relate, overcoming the need logic to embrace the service ethics.
At this point advertising is enriched by new disciplines to attract a new consumer, more and more an individual, that forces the writing to move on from a seductive register to an emotional register.

Professor in a post-graduate advertising master at the Design Politechnic School in Milan, Paolo Iabichino is among the authors of a multiple author paper published by Sperling & Kupfer and titled "The Magic of Writing" and he has also contributed with a piece about writing on the web in the reprint of "Business Writing", curated by Alessandro Lucchini and published by Sperling & Kupfer.

Together with Lucchini and Sperling he has also participated in the paper "The Language of Health", writing a chapter dedicate to advertising communication in the field of healthcare.
With the students of the Design Politechnic School he created Invad, a challenging fanta-advertising reflection that shows the improbable invasions of advertising in search of new spaces.

He collaborates with Nòva24 - Il Sole 24 Ore, and he is also the author of Invertising, a book published by Guerini & Associati that analyzes the transformation currently occuring in the world of advertising.

The topic has also become a blog on Wired.it and a class at the European Institute of Design in Milan (IED), where young art directors are formed to the profession in the passage "From advertising to invertising", in which Paolo is the creative director and Lecturer.

He is among the professors of the Writing Gym and is often invited to masters, events, seminars and workshops that tackle the evolutions in the field of advertising, media and communication in general.

We'll have the chance to talk about advertising, marketing, invertising, unmarketing and the changes that are happening in this field.

Of course, if you want to propose a question, simply fill in the form above!

Maria Petrescu

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