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Berlusconi: "Presidente della Convenzione? Solo una battuta". Come quando prometteva un milione di posti di lavoro ed il rimborso dell'IMU.
— Il Triste Mietitore (@TristeMietitore) 08 maggio 2013
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domenica 2 giugno 2013
#Storiedeldisonore: l’arresto di #Riina, le stragi del 1993 e la partita della #mafia sul carcere duro
E se di “trattativa“ si sente parlare, non ci si può dimenticare di quel che accadde nel 1993, una anno su cui ancora oggi si chiudono processi e si emettono sentenze. L’anno si apre con l’arresto del ‘capo dei capi’: Totò Riina.
E’ il 13 gennaio, siamo in via Bernini 54, ed è appena partita l’‘operazione Belva’ del nucleo del Crimor guidato da Sergio de Caprio, meglio conosciuto come Capitano Ultimo. Lui e la sua squadra composta da Arciere, Vichingo, Pirata, Oscar, Omar e Ombra hanno individuato la villa di Riina.
Gli uomini di Ultimo per due giorni girano nei quartieri de l’Uditore, della Noce e di Passo di Rigano, con ‘la balena’, cioè il furgone schermato da cui si fanno riprese e si ascoltano le intercettazioni. Il 14 gennaio individuano il cancello da cui esce Ninetta Bagarella, la moglie di Totò Riina. Alle 8.55 del giorno successivo Giuseppe Coldesina, nome in codice Ombra, comunica via radio con Ultimo: «Attenzione, è uscito il nostro amico, il nostro amico Sbirulino, è uscito».
L’amico “Sbirulino” è in realtà Salvatore Biondino, autista di Totò Riina. A bordo della Citroën ZX con Sbirulino c’è proprio lui, “Totò ‘u curtu”, la “belva senza cuore” arrivata ai vertici di Cosa Nostra e latitante da 23 anni. A riconoscerlo è stato Balduccio Di Maggio ex autista di Riina, stipato con l’attrezzatura e il resto della squadra del Crimor nel retro del Ford Transit Blu che porta la scritta “Gambino Impianti”. É Di Maggio ad aver segnalato dalla stazione dei Carabinieri di Novara, dove è stato arrestato l’8 gennaio 1993 per un omicidio a Borgomanero, la probabile ubicazione del ‘covo’ (in realtà una villa con tanto di palme e non distante dal centro di Palermo). Quindici minuti e un chilometro più tardi da via Bernini a Palermo avviene l’arresto del capo dei capi il quale un’ora dopo si ritrova in caserma fotografato sotto la foto del generale Dalla Chiesa.
Di Maggio non è uno qualunque, è infatti quel pentito “eccellente” a fortune alterne che descrisse la scena del famigerato bacio di Riina a Giulio Andreotti. Basta una confidenza di Balduccio di Maggio in una caserma dei Carabinieri di Novara per stanare Riina? Ovviamente no. Si aggiungono così le indagini degli uomini del Ros guidati da Mario Mori e il contesto della famigerata “trattativa” tra Stato e mafia: Riina sarebbe la contropartita offerta da Provenzano per far cessare le stragi e contestualmente salvare Cosa Nostra dalla guerra con lo Stato intavolata dopo gli eccidi di Capaci, via d’Amelio, Roma, Firenze e Milano tra il 1992 e il 1993. Sarebbe stato il capo dei capi primo estensore del cosiddetto ‘papello’, cioè l’elenco delle richieste di Cosa Nostra allo Stato per mettere fine alle stragi in continente”. Senza poi dimenticare la dibattuta e complessa vicenda della mancata perquisizione del covo di Totò ‘u curtu che diede avvio a una sterminata letteratura giornalistica, ancora oggi sulla cresta dell’onda.
Da Giuliano in poi sulle operazioni più importanti dell’antimafia siciliana non sono mai mancati sospetti e veleni, e la vicenda dell’arresto di Totò Riina, avvenuto il 15 gennaio di venti anni fa non ha fatto di certo eccezione. Anche perché a giovare più di tutti di quell’arresto è stato quel Bernardo Provenzano che è stato nei tredici anni successivi uomo di vertice di Cosa Nostra, cambiando radicalmente il volto dell’organizzazione criminale siciliana. Una Cosa Nostra che in questi venti anni non è stata di certo sconfitta, e chi lo sostiene, o lo fa per ignoranza o lo fa in completa malafede sminuendo un problema ancora forte e attuale soprattutto in Sicilia, nonostante qualche difficoltà ‘organizzativa’ in più rispetto al passato.
Nei mesi successivi, e precisamente tra maggio e luglio del 1993 arrivano le stragi di Roma, Firenze e Milano, che provocheranno altre vittime, feriti e danni anche al patrimonio artistico. Proprio in quell’anno si gioca, per la magistratura palermitana, la partita sul 41 bis, ovvero il regime del carcere duro, tornato sulla scena dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio. Il ministro della giustizia Giovanni Conso, subentrato a Claudio Martelli, dimissionario a causa dello scandalo per il ‘conto protezione’, non rinnova il carcere duro per oltre 300 detenuti. Sono pochi gli esponenti di spicco di Cosa Nostra presenti in quella lista, ma andava lanciato un “segnale di distensione”: così definiva la non proroga dei 300 41-bis il direttore del DAP Capriotti in una nota del giugno 1993.
Il 10 agosto del 1993 la DIA redige una nota riservata che invia al ministro Mancino: «Gli attentati recenti potrebbero presumibilmente riferirisi alla ricerca di un pactum sceleris attraverso l’elaborazione di un progetto che tenda ad intimidire e distogliere l’attenzione dello Stato per assicurare forme di impunità». La nota prosegue e parla proprio di 41-bis «l’eventuale revoca , anche solo parziale, dei decreti che dispongono l’applicazione dell’articolo 41-bis potrebbe rappresentare il primo concreto cedimento dello Stato intimidito dalla stagione delle bombe».
Una nota comunque da leggere nella sua interezza in grado di aprire uno scenario illuminante per lo stato dell’arte delle indagini dell’epoca e una probabile saldatura, il pactum sceleris, tra poteri criminali presenti sul territorio nazionale.
Conso dice di non aver prorogato i provvedimenti in perfetta solitudine e di non ricordare la nota firmata da Capriotti. Fatto sta che i provvedimenti rientrano e da gennaio 1994 si conclude la strategia stragista di Cosa Nostra con il fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma ai danni dei Carabinieri. Successivamente, sempre nel gennaio ’94, vengono arrestati anche i fratelli Graviano, fautori della linea stragista dopo l’arresto di Riina. Arresti che segneranno la fine del sangue in quel terribile biennio, e l’inizio del regno di Bernardo Provenzano. [To be continued...]
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
Stories of dishonor: the arrest of Riina, the massacres of 1993 and the mafia party on the hard prison
And if we must talk about a "treaty", we can't forget what happened in 1993, an year on which trials are still being celebrated and verdicts still being decided. The year was oppened with the arrest of the "boss of bosses": Totò Riina. It's January the 13th, we're in Bernini Street 54, and the "Belva operation" of the Crimor nucleus has just started under the leadership of Sergio de Caprio, better known as "The Last Captain". He and his team composed by Archer, Viking, Pirate, Oscar, Omar and Shadow have found Riina's villa.
The Last Captain's men scout the neighborhoods of the Uditore, Noce and Passo di Rrigano for two days with the "whale", the van used to record videos and listen to wirings. On January 14th they identify the door from which Ninetta Bagarella comes out, the wife of Totò Rriina. At 8.55 of the following day, Giuseppe Coldesina, codename "Shadow", communicates on radio with the Last: "Attention, our friend is out, our Sbirulino friend, he's out."
The "Sbirulino" friend is actually Salvatore Biondino, the driver of Totò Riina. On board of the Citroën ZX with Sbirulino there's him, "Totò 'u curtu", the "heartless beast", arrived at the top of Cosa Nostra and a 23 year long fugitive. The one who recognized him was Balduccio Di Maggio, former driver of Riina, stuffed with the equipment and the rest of the Crimor team in the back of the Ford Transit with the "Gambino Impianti" sign on it. It was Di Maggio who signaled, at the Carabinieri station of Nnovara, where he was arrested on January the 8th for a homicide at Borgomanero, the probable position of the "den" (in reality a villa with palm trees not very far away from the center of Palermo). Fifteen minutes and one chilometer later from via Bernini in Palermo, the arrest of the boss of bosses, photographed one hour later under the picture of general Dalla Chiesa.
Di Maggio isn't just any criminal, he is the "excellent" collaborator of justice who described the scene of the famous kiss between Riina and Giulio Andreotti. Is one confidence of Balduccio di Maggio in a Carabinieri station sufficient to get Riina out of his hiding place? Obviously not. So the inquiries of the Ros men are added up, guided by Mmario Mori and the contezt of the "treaty" between State and mafia: Riina would be the counterparty offered by Provenzano in order to stop the massacres and at the same time save Cosa Nostra from the war with the State started after the Capaci, via d'Amelio, Rome, Florence and Milan massacres between 1992 and 1993. Apparently it was the boss of bosses who gave out the first "papello", the list of requests of Cosa Nostra from the State in order to stop the massacres in the country". Without forgetting the debated and complex matter of the missed perquisition of the den of Totò 'u curtu, which gave birth to an infinite journalistical literature, still quite popular even today.
From Giuliano onward, on the most important operations of the Sicilian antimafia, there has never been a lack of suspicions and poisons, and the matter of the arrest of Totò Riina, happened on January the 15th of 20 years ago was certainly not an exception. Also because the one who benefited most from that arrest was Bernardo Provenzano, who was the top man of Cosa Nostra in the following 13 years, changing radically the face of the Sicilian criminal organization. A Cosa Nostra that in these twenty years has definitely not been defeated. Those who said it has, do it either out of ignorance or lying, diminishing a problem that is strong and current especially in Sicily, in spite of a few more "organization" difficulties than in the past.
In the following months, and more precisely between May and July 1993, the massacres of Rome, Florence and Milan happened, causing more victims, injuries and damages to the artistical patrimony as well. In that year the game of the 41 bis is played, the hard prison regime, back on the table after the Capaci and via D'Amelio massacres. The minister of Justice Giovanni Conso, who came into the charge after Claudio Martelli, who resigned because of the scandal for the "protection count", doesn't rennovate the hard prison for more than 300 prisoners. There are only a few important exponents of Cosa Nostra in that list, but a "distention signal" had to be launched: that was what it was called by the DAP director Capriotti in anote date June 1993.
On August the 10th 1993, the DIA writes a reserved note sent to minister Mancino: "The recent attacks might presumable be referred to the search of a pactum sceleris through the elaboration of a project that tends to intimidate and distract the State's attention to insure forms of impunity". The note goes on and talks about the 41 bis and the "the possible revocation, even just partial, of the decrees that dispose the application of the 41 bis, might represent the first concrete defeat of a State intimidated by the bombing season."
A note that should still be read in its entirety, capable of opening an illuminating scenario for the state of the art of inquiries at that time and a probable union, a pactum sceleris, between criminal powers present on the national territory.
Conso said he did not delay the measures in perfect solitude, and that he did not remember the note signed by Capriotti. The point is that the measures are actuated and from January 1994 the massacre strategy of Cosa Nostra is concluded with the failed attack at the Olympic Stadium in Rome at the expense of the Carabinieri. Afterwards, in January '94, the Graviano brothers are also arrested, the actuators of the massacre line after Riina's arrest. Arrests that will mark the end of the blood of that terrible two years period, and the beginning of the reign of Bernardo Provenzano.
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
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sabato 25 maggio 2013
#Storiedeldisonore: via d'Amelio, quattro processi e poca verità (pt. 2)
Una storia quella della strage Borsellino scritta da Vincenzo Scarantino, delinquente di basso lignaggio criminale, che si rivelerà essere poi falsa, ma che reggerà tre gradi di giudizio portando alla condanna di undici persone, di cui sette all’ergastolo, nell’ambito dei processi Borsellino e Borsellino-bis.
Per anni è la sua la versione ufficiale della strage di via d'Amelio. Nonostante le rimostranze di alcuni pm tra cui Ilda Boccassini, coloro che rappresentano l'accusa nei processi, tra cui anche l'attuale pm titolare dell'inchiesta sulla cosiddetta "trattativa" Antonino di Matteo, danno la patente di credibilità a Vincenzo Scarantino. Scagliandosi anzi contro coloro, in particolare tra i giornalisti, che seminano dubbi sulla credibilità del pentito. Oggi lo chiamano ‘depistaggio‘, mentre fu anche un clamoroso errore investigativo-giudiziario, e le revisioni alle condanne scaturite dalla ricostruzione Scarantino ne sono una ulteriore prova. E' stato Gaspare Spatuzza a consegnare agli inquirenti quella che oggi viene ritenuta la versione più vicina alla verità della preparazione dell'attentato.
Le prime indagini sulla strage di via d’Amelio vennero lasciate in balia della Polizia, in particolare, ad Arnaldo La Barbera, superpoliziotto di cui la procura di Caltanissetta aveva stima e fiducia. Purtroppo la sua versione non si saprà mai. Morirà stroncato da un tumore nel 2002, periodo in cui la storia di questa strage era ancora quella di Scarantino.
Di certo quel 19 luglio del 1992 e nelle giornate immediatamente successive le disattenzioni furono molte, e le amnesie dei vent'anni successivi hanno contribuito a intorbidire acque già scure. Basti pensare al trasporto dei reperti rinvenuti sul luogo della strage all’interno di sessanta sacchi neri spediti agli uffici romani dell’FBI. Che dentro quei sacchi non ci fosse anche la famigerata agenda rossa su cui Borsellino nelle ultime settimane prendeva appunti riguardanti le sue indagini?
Dopo la morte di Falcone e quella immediatamente successiva di Borsellino, le misure straordinarie del contrasto alla criminalità organizzata, tra cui il ripristino del carcere duro, mettono Cosa Nostra in agitazione, che insanguinerà anche Roma, Firenze e Milano nel 1993. Si fa strada l’ombra di una ‘trattativa‘ per fermare il terrorismo mafioso e per arrivare a quel Totò Riina, imprendibile boss di Cosa Nostra, e ritenuto il capo dei capi.
Ma di ‘trattative‘ ne è piena la storia d’Italia, e, senza ipocrisie, pure quella delle investigazioni antimafia. Non stupisca quindi, che due appartenenti ai Reparti Operativi Speciali dei Carabinieri come Mario Mori e Giuseppe de Donno, siano andati a cercare il contatto proprio con quel Vito Ciancimino, ex sindaco mafioso di Palermo, legato a doppio filo al gotha di Cosa Nostra e a quello della Democrazia Cristiana.
Il baratto per fermare la stagione delle bombe starebbe nel cosiddetto ‘papello‘, altro oggetto misterioso di quella stagione controversa, che la collaborazione del figlio di don Vito Ciancimino, Massimo, non ha contribuito a chiarire, nonostante abbia fatto emergere alcuni elementi rimasti prima nell’ombra.
«Quando non si può più fare finta di niente - ha spiegato più volte Giuseppe di Lello, uno dei componenti del fu pool antimafia di Falcone e Borsellino - allora lo stato interviene»: trecento detenuti mafiosi vengono trasportati all’alba del 20 luglio 1992 nelle prigioni dell’Asinara e Pianosa, per essere sottoposti al regime del carcere duro, il cosiddetto 41-bis. Dieci giorni più tardi sbarcarono in Sicilia i primi contingenti dell’esercito italiano per l’operazione “Vespri siciliani”. Occupano e proteggono gli obiettivi ritenuti sensibili, rappresentando un eccezionale impiego dell’esercito dentro i confini nazionali. [to be continued...]
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
Stories of dishonor: via d'Amelio, four trials and no certainties
A story, the one of the Borsellino massacre, written by Vincenzo Scarantino, a low criminal profile offender, which will be soon revealed to be false, but that will hold for three degrees of trials leading to the conviction of eleven people, of which 7 to life in prison, in the Borsellino and Borsellino-bis trials.
For years his was the official version of the d'Amelio street massacre. In spite of the doubts of some PMs among which Ilda Bboccassini, the ones who represent the State in the trials, among which the current PM working on the so called "treaty" Antonino di Matteo, give the sigil of credibility to Vincenzo Scarantino. Accusing those who, especially among journalists, diffuse doubts on the credibility of the collaborator of justice. Today they call it "screening", but it was also a huge judiciary mistake, and the revisions to the convictions derived from the Scarantino reconstruction are another proof of that. It was Gaspare Spatuzza who gave the investigators the version which is now considered to be nearest to the truth in the preparation of the attack.
The first inquiries on the d'Amelio street massacre were left to the Police, and in particular to Arnaldo La Barbera, policeman that the Caltanissetta department trusted and respected. Unfortunately we'll never know his version. He died because of a tumor in 2002, a time when the official version was still the one of Scarantino.
Surely on that July 19th of 1992 and in the days after, careless mistakes were many, and the amnesia of the following 20 years have contributed to muddy waters that were already quite dark. Just think about the transportation of evidence found on the spot inside sixty black sacks sent to the Rome offices of the FBI. Is it possible that missing from them was the red notebook on which Borsellino used to write his notes on the inquiries in the last weeks of his life?
After Falcone's death and the one, shortly after, of Borsellino, extraordinary measures against organized crime, among which the return of "hard prison", put Cosa Nostra in turmoil, and will make Rome, Florence and Milan bleed in 1993. The shadow of a "treaty" to stop mafia terrorism appears, and of course to catch Totò Riina, the unapprehendable boss of Cosa Nostra, considered to be the boss of bosses.
But the history of Italy is full of "treaties", and without hypocrisy, also the one of the antimafia investigations. We shouldn't be too amazed by the fact that two members of the Special Operative Department of the Carabinieri such as Mario ori and Ggiuseppe de Donno have tried a contact with that same Vito Ciancimino, former mafia mayor of Palermo, linked to Cosa Nostra and Democrazia Cristiana at the same time.
The exchange to stop bombs was the so called "papello", another misterious object of that controverse time, that the collaboration with don Vito Ciamcimino's son Massimo, hasn't contributed in clearing any better, in spite of the fact that it has managed to make a few elements emerge, that were previously left in the shadows.
"When you can't pretend it's nothing - Giuseppe di Lello has explained several times, one of the components of the former antimafia pool of Falcone and Borsellino - then the State intervenes": three hundred mafia convicts are transported on July 20th 1992 in the prisons of Asinara and Pianosa, in order to be put under the regime of "hard prison" the so called 41-bis. Ten days later the first contingents of the Italian army come to Sicily for the "Vespri siciliani" operation. They occupy and protect delicate targets, and represent an exceptional use of the amy inside national boundaries.
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
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domenica 21 aprile 2013
#Storiedeldisonore: #mafia e il maxiprocesso a Cosa Nostra
«La notizia che la mafia progettava qualcosa contro di noi e i nostri familiari giunse dalla squadra speciale di agenti carcerari che raccoglieva voci e umori delle celle. Fummo presi, io, Giovanni, sua moglie Francesca, mia moglie e i miei tre figli e in 48 ore catapultati all'Asinara: in aereo fino ad Alghero, poi a Porto Torres via terra ed infine nell'isola con la motovedetta degli agenti».
Così raccontava Paolo Borsellino i momenti immediatamente precedenti al trasferimento sull’isola dove i due magistrati avrebbero poi lavorato per scrivere l’istruttoria del primo maxi-processo a Cosa Nostra.
La mafia aveva appena ucciso il commissario Beppe Montana, dirigente della sezione catturandi della squadra mobile di Palermo,e il dirigente della squadra mobile, Ninni Cassarà. Un’altra estate di sangue per il capoluogo siciliano quella del 1985. Ed è proprio in quell’estate che Falcone e Borsellino gettano le fondamenta per il procedimento che portò alla sbarra, tutte insieme per la prima volta nella storia, più di 400 persone organiche alle “famiglie” della mafia siciliana. Così come i due giudici anche gli altri componenti del pool hanno assaggiato la vita dei reclusi.
«Siamo stati buttati all'Asinara - ricordava ancora Borsellino in una intervista - a lavorare per un mese e alla fine ci hanno anche presentato il conto: ho conservato la ricevuta. Pagammo - noi e i familiari - diecimila lire al giorno per la foresteria e in più i pasti. I magistrati fuori sede hanno diritto alla missione. Ma quella era una missione particolare. Avremmo dovuto chiedere il rimborso. Non lo facemmo, avevamo cose più importanti da fare». Avevano altro da fare, e il solo Borsellino aveva 800 fascicoli da amministrare.
Gli imputati del “maxi” in tutto sono 474. 119 di loro però, che costituiscono il cuore pulsante e il futuro di Cosa Nostra non sono assicurati alla giustizia: quasi tutti i ‘vincenti’ dell’organizzazione compaiono tra i contumaci. Tra di loro Totò Riina, Bernardo Provenzano, e i Madonia, che hanno potuto sfruttare anche i buoni uffici dell’eurodeputato della DC Salvo Lima.
Tra gli imputati eccellenti figurano invece Luciano Leggio, Pippo Calò e Michele Greco. Il 10 febbraio del 1986 inizia il processo che attira giornali e tv di tutto il mondo dentro l’aula Bunker del carcere dell’Ucciardone a Palermo. Sfilerà in aula anche quel Tommaso Buscetta che proprio a Falcone iniziò a svelare i meccanismi di Cosa Nostra.
Nell’aula dell’Ucciardone va in scena un mondo allora ancora semisconosciuto e non del tutto compreso nemmeno agli addetti ai lavori. Un mondo che si mostra anche all’interno delle gabbie dove stazionano i detenuti, che fra lo scherno e la sacralità dei riti mafiosi mostrano la loro sicurezza dell’impunità come era stato fino a quel momento. Fuori dall'aula però le famiglie non si fermano e sulla scena impazzano sempre i Riina, i Provenzano, i Madonia il tavolino costituito dal 'ministro dei lavori pubblici' di Cosa Nostra Angelo Siino, che farà poi capolino durante Mani Pulite.
Qualcosa però era cambiato con i processo dell'Ucciardone, e il lavoro del pool ne era la conferma: il maxi processo, che pure tanti puristi del diritto osteggiarono, si chiude con 360 condanne in primo grado. Ma quel gigante giudiziario non ha vita facile, infatti al termine dei tre gradi di giudizio, nel 1989, ultimo dei quali sotto la mannaia del giudice di Cassazione Corrado Carnevale detto “l’ammazzasentenze”, solo sessanta imputati restavano in carcere per le accuse del maxi-processo.
Serve un ricorso della procura generale per confermare le condanne di primo e secondo grado del maxi-processo e ribaltare il verdetto di Carnevale che poi verrà inquisito e assolto per le presunte collusioni con ambienti mafiosi. Avrebbe dovuto condurre il ricorso presso la cassazione l’alto magistrato calabrese Antonino Scopelliti, ma il 9 agosto del 1991 a campo calabro viene ucciso dagli uomini della ‘ndrangheta. Un omicidio rimasto senza colpevoli, ma che segnerebbe una sorta di patto tra mafia siciliana e ‘ndrangheta per l’eliminazione del giudice. Un successo a metà quello del maxi-processo, che fece però scattare nuovi metodi d'indagine e una nuova consapevolezza del fenomeno mafioso anche in seno all'opinione pubblica.
Quando la Cassazione pronuncia il verdetto finale sul maxi-processo è il 30 gennaio 1992. L’anno che cambiò per sempre la storia d’Italia e degli italiani [to be continued...]
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
Mafia and the maxi trial to Cosa Nostra
"The news that the mafia was plotting something against us and our families came from the special team of carcerary agents who were collecting rumors from the cells. We were taken, me, Giovanni, his wife Francesca, my wife and my three kids and in 48 hours taken to Asinara: with an airplain to Alghero, then Porto Torres by land and finally to the island with the agent's boat". This is what Paolo Borsellino said in the moments right after being transferred on the island where the two judges would work at the first maxi trial against Cosa Nostra.
The mafia had just killed the commissary Beppe Montana, director of the catturandi section of the Palermo team, and the director of the mobile team Ninni Cassarà. Another summer of blood for the Sicilian city, the one of 1985. And it was during that same summer that Falcone and Borsellino set the foundation for the trial that brought into court, all together for the first time in history, more than 400 organic people to the "families" of the Sicilian mafia. As the two judges, other components of the pool have tasted the life as locked down.
"We were thrown on the Asinara - Borsellino remembered in an interview - to work for a month and in the end they gave us the bill: I still have the receipt. We paid - us and our families - 10.000 lire a day for lodging and meals. The judges who aren't on site have the right to the mission. But that was a particular mission. We should have asked for a compensation. We didn't, we had much more important things to do". They had other things to do, and Borsellino alone had 800 practices to administrate.
The defendants of the maxitrial were 474. 119 of them, however, who constitute the beating heart and the future of Cosa Nostra, couldn't be aprehended: almost all the "winners" of the organization appear among the contumacious. Among them Totò Riina, Bernardo Provenzano and the Madonia, who were able to exploit the good services of the DC eurodeputee Salvo Lima.
Among the famous defendants there were Luciano Leggio, Pippo Calò and Michele Greco. On the 10th of February 1986 the trial begins: it attracted newspapers and televisions from all over the world in the Bunker court of the Ucciardone prison in Palermo. In that same court Tommaso Buscetta will appear, the one who started to unveil Cosa Nostra's mechanisms to Falcone.
In the Ucciardone court a show starts that was still unknown and not understood even by those who worked in the area. A world that is shown even inside the cages where the defendants are, between mockery and the sacrality of mafia rituals show the safety of the impunity as it had been until that moment. Outside the courtroom the families don't stop and on the scene the Riina, the Provenzano, the Madonia hold the stage, the set organized by the "minister of public works" of Cosa Nostra, Angelo Siina, who will emerge during Clean Hands.
Something however was changed with the Ucciardone trial, and the work of the pool was a confirmation of that: the maxi trial, that many purists of the law were against of, was closed with 360 first degree verdicts. But that judiciary giant doesn't have an eaasy life, so at the end of the 3 degrees of trial, in 1989, the last of which under the cleaver of Cassazione judge Corrado Carnevale (nicknamed the "verdict killer"), only 60 defendants remained in jail for the accusations of the maxi trial.
There was a recourse of the general attorney to confirm the first and second degree verdicts of the maxi trial and change Carnevale's verdict, who will then be processed and absolved for supposed collusions with the mafia environments. The recourse eshould have been conducted by the high judge Antonino Scopelliti, but on the 9th of August 1991 at Campo Calabro he was killed by the 'ndrangheta men. A homicide remained without responsibles, but which signed a sort of pact between the Sicilian and Calabrian mafias for the elimination of the judge. A half success, the one of the maxi trial, which invented new ways of making inquiries and a new awareness of the mafia phenomenon in the public opinion.
When the Cassazione prononunces the final verdict on the maxi trial, it is the 30th of January 1992. The year that changed forever the history of Italy and of Italian people.
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
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sabato 6 aprile 2013
#Storiedeldisonore: la nascita del pool antimafia e l'omicidio Dalla Chiesa
Nel novembre del 1979 Rocco Chinnici, già magistrato di Cassazione, viene promosso Consigliere Istruttore presso il Tribunale di Palermo. É proprio in quel periodo che nasce l’idea di istituire un ‘pool antimafia’, che poi diverrà IL pool antimafia per eccellenza.
Facevano parte di quel gruppo di magistrati e investigatori lo stesso Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe di Lello, Leonardo Guarnotta e i due poliziotti Ninni Cassarà e Beppe Montana.
Sono anni in cui le scorribande dei corleonesi continuano e il sangue è all’ordine del giorno. Nel 1983 si conclude la seconda guerra di mafia: i corleonesi hanno Palermo in mano, ma i mafiosi non si “ammazzano solo fra di loro”, come si diceva anni addietro.
Sul campo rimangono anche uomini dello Stato, tra cui Carlo Alberto dalla Chiesa, mandato senza mezzi e senza coordinamento a contrastare Cosa Nostra come prefetto di Palermo. «Mi mandano in una realtà come Palermo, con gli stessi poteri di Forlì», ebbe a dire dalla Chiesa poco dopo il suo arrivo nel capoluogo siciliano da prefetto.
Scolpita nella memoria rimane l’intervista che Giorgio Bocca fece a Dalla Chiesa. Era il 10 agosto del 1982. Il 3 settembre l’auto su cui viaggiavano il prefetto e la moglie Emanuela Setti Carraro viene crivellata a colpi di Kalashnikov. Nell’auto al seguito rimane ucciso anche l’agente di scorta Domenico Russo. Per l’omicidio di Dalla Chiesa verranno condannati Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci.
Dieci giorni dopo l’assasinio di Dalla Chiesa vedrà la luce, sull’onda emotiva, come nella peggiore e frequente tradizione italiana, la legge Rognoni-Latorre: da quel 13 settembre del 1982 nel codice penale comparirà l’”associazione di tipo mafioso”. La legge era stata presentata alla Camera dei Deputati due anni prima da Pio Latorre, che morì cinque mesi prima di Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Nello stesso anno, il 1982, nasce la prima indagine che sarà alla base del maxiprocesso a Cosa Nostra istruito da Giovanne Falcone e Paolo Borsellino. E’ il pentito Tommaso Buscetta a rivelare a magistrati e investigatori l’organigramma di Cosa Nostra con tanto di nomi, cognomi e spartizione del potere. Sono iniziati gli anni ’80, un decennio cruciale per la storia della mafia siciliana. [to be continued...]
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
The birth of the antimafia pool and the Dalla Chiesa homicide
In November 1979 Rocco Chinnici, already prosecutor in Cassazione, is promoted as Counselor Instructor at the Court of Palermo. It's in that time that the idea of instituting an antimafia pool is born, the one that will become THE antimafia pool by definition. Several people were part of that group, prosecutors and inspectors, among which the same Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe di Lello, Leonardo Guarnotta and the two policement Ninni Cassarà and Beppe Montana.
These are years in which the raids of the Corleones continue and blood is a daily matter. In 1983 the second mafia war is ended: the Corleones have Palermo in their hands, but mafia people don't only kill each other, as it was said years before.
On the field people of the State fall as well, among which Carlo Alberto Dalla Chiesa, sent without means and without coordination to fight Cosa Nostra as a prefect of Palermo. "They send me into a relaity like Palermo, with the same power like Forlì", said Dalla Chiesa a few days after his arrival in the Sicilian city as a prefect.
The interview Giorgio Bocca did with Dalla Chiesa remains sculpted in memory. It was the 10th of August 1982. On September the 3rd, the car on which the Prefect and his wife Emanuela Setti Carraro were travelling is drilled by a Kalashnikov. On the car following the agent Domenico Russo is killed. For the Dalla Chiesa homicide Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca and Nenè Geraci are condemned.
Ten days after the Dalla Chiesa murder, the Rognoni-Latorre law will see the light, on the wave of emotion, just like in the worst and most frequent Italian tradition: from that September the 13th 1982, in the code we can see the "association of mafia type". The law had been presented at the Chamber two years before by Pio Latorre, who died five months before Carlo Alberto Dalla Chiesa.
In the same year, 1982, the first inquiry at the base of the maxiprocess to Cosa Nostra instructed by Giovanni Falcone and Paolo Borsellino is born. It's the collaborator of justice Tommaso Buscetto to reveal the organigram of Cosa Nostra with names, surnames and power divisions. The '80s have begun, a decade that was crucial for the history of the Italian mafia.
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
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sabato 30 marzo 2013
#Storiedeldisonore: il primo pentito di mafia in Italia, l'attacco allo Stato e la pizza connection
Nel 1973 si affaccia sulla scena della storia mafiosa il primo collaboratore di giustizia interno a Cosa Nostra italiana.
Se dieci anni prima era stato Joseph Valachi a rivelare l’esistenza dell’organizzazione criminale siciliana negli USA, Vitale mette sul piatto i nomi di Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco e quello di don Vito Ciancimino. Ciancimino che otterrà, nonostante le ombre, nel 1976, la delega agli enti locali siciliani, dopo aver incontrato il capo del governo Andreotti, chiamato a redimere una questione tutta interna alla DC tra lo stesso Ciancimino e Salvo Lima.
Vitale rivela per primo, riguardo all’organigramma di Cosa Nostra siciliana, l’esistenza di una “commissione” e ammette di aver compiuto omicidi per conto delle cosche. I processi partiti dalle sue dichiarazioni finiranno praticamente con un nulla di fatto per “insufficienza di prove”, ed egli verrà di fatto dichiarato seminfermo di mente. Sconterà solo sette anni dei 25 anni di pena per i reati commessi al manicomio criminale, e una volta dimesso, verrà freddato a colpi di lupara nel 1984.
Nel 1978 sui binari della Palermo-Trapani viene rinvenuto il corpo dilaniato di Peppino Impastato. Peppino era figlio di un appartenente alla cosca di Tano Badalamenti. E’ don Tano in persona a ordinare l’eliminazione di Impastato, indispettito dagli sfottò che lo stesso gli rivolgeva dai microfoni di Radio Aut.
Il 1979 è un anno di sangue ed è anche il punto di partenza di una delle inchieste più importanti nella storia del contrasto alla mafia. Nei primi tre mesi del ’79 perdono la vita per mano di Cosa Nostra il cronista del Giornale di Sicilia Mario Francese e il segretario provinciale della DC di Palermo, Michele Reina.
A luglio dello stesso anno l’avvocato Giorgio Ambrosoli conclude la pratica di liquidazione della Banca Privata Italiana di Michele Sindona. Il 12 luglio Ambrosoli avrebbe dovuto firmare una dichiarazione formale per la chiusura della pratica di liquidazione, ma la sera dell’11 luglio a Milano il killer William Joseph Aricò scarica quattro colpi di 357 Magnum contro il commissario liquidatore.
Il mandante è Sindona, che ha pagato Aricò per mettere fuori gioco “l’eroe borghese”, Giorgio Ambrosoli. A mettere in contatto il killer e il banchiere siciliano è stato il trafficante Robert Venetucci, legato a Cosa Nostra americana. Ai funerali di Ambrosoli non sono presenti autorità, solo uno sparuto gruppo di rappresentanti della Banca d’Italia.
Il mese prima erano fallite le società finanziarie di un altro pregiudicato siciliano: quel Filippo Alberto Rapisarda, legato alla famiglia dei Bontate, e che ha avuto fino nel 1977 come principale collaboratore un certo Marcello Dell’Utri, prima di allora segretario personale di Silvio Berlusconi alla EdilNord.
Inizia anche l’attacco allo stato di Cosa Nostra, e il 21 luglio di quel 1979 di sangue viene freddato il capo della squadra mobile di Palermo Boris Giuliano. Il killer verrà più avanti identificato nel boss Leoluca Bagarella, uno dei principali protagonisti della storia mafiosa che verrà.
Due mesi dopo Giuliano a perdere la vita per mano mafiosa sono il giudice istruttore Terranova e il suo autista Lenin Mancuso, nel gruppo di fuoco ci sono di nuovo Bagarella e Giuseppe Madonia.
Il 1980 inizia ancora nel sangue con l’omicidio, il 6 gennaio del presidente della Regione Sicilia, Piersanti Mattarella. Due mesi dopo si affaccia sulla scena, con una inchiesta che scopre una massiccia spedizione di eroina dalla Sicilia agli Stati Uniti via Milano, il giovane sostituto procuratore di Palermo Giovanni Falcone. E’ l’indagine meglio conosciuta come “Pizza Connection”. Ricostruendo il giro della droga e raccogliendo prove Falcone e l’FBI diedero origine e fecero portare a termine uno dei processi più importanti della storia. [to be continued...]
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
The first collaborator of justice in Italy, the attack against the State and the Pizza Connection
In 1973 the stage of the mafia history receives the first collaborator of justice inside the Italian Cosa Nostra.
If ten years before it was Joseph Valachi to reveal the existence of the Sicilian criminal organization in the USA, Vitale puts on the table the names of Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco and don Vito Ciancimino. Ciancimino who will obtain, in spite of all the shadows, in 1976, the delegation for Sicilian local institutions, after meeting the Prime Minister Andreotti, called to solve an internal problem in DC between Ciancimino and Salvo Lima.
Vitale is the first to reveal, regarding the organigram of the Sicilian Cosa Nostra, the existence of a commission and admits to have killed on behalf of the mafia. The trials started because of his statements will end in smoke for "insufficient evidence" and he will be declared semi-incapable. He will only serve 7 years of the 25 he received in prison for the crimes he committed at the psychiatric prison, and once he got out, he was shot dead in 1984.
In 1978 on the train rails of the Palermo Trapani line the body of Peppino Impastato is found. Peppino was the son of a member of the Tano Badalamenti gang. It was don Tano himself who ordered the killing of Impastato, angry because of the continuous attacks the latter made from the microphones of Radio Aut.
1979 is a year of blood and also the starting point of one of the most important inquiries in the history of mafia contrast. During the first three months of '79, others lose their lives because of Cosa Nostra: the Giornale di Sicilia journalist Mario Francese and the provincial secretary of DC in Palermo, Michele Reina.
In July of the same year the lawyer Giorgio Ambrosoli finishes the practices of liquidation of the Italian Private Bank of Michele Sindona. On the 12th of July Ambrosoli is supposed to sign a formal declaration for closing the liquidation practices, but during the evening of July the 11th, the killer William Joseph Aricò unloads 4 blows of his 357 Magnum against him in Milan.
The mandator is Sindona, who paid Aricò in order to eliminate the "bourgeois hero", Giorgio Ambrosoli. To put in contact the killer and the Sicilian banker was the drug trafficant Robert Venetucci, linked to the American Cosa Nostra. At the funerals of Ambrosoli no authorities are present, but just a small group of representatives of the Bank of Italy.
The month before the financial companies of another Sicilian offender had failed: that Filippo Alberto Rapisardo, linked to the Bontate family, and which had until 1977 as main collaborator a certain Marcello Dell'Utri, before that personal secretary of Silvio Berlusconi at EdilNord.
The attack of Cosa Nostra against the State begins, and on the 21st of July of that bloody 1979 the head of the police of Palermo Boris Giuliano is killed. The killer is then identified as the boss Leoluca Bagarella, one of the main protagonists of the mafia history to come.
Two months after Giuliano, the judge Terranova and his driver Lenin Mancuso are killed, and among the killers we see Bagarella again, and Giuseppe Madonia.
1980 begins again in blood with the homicide, on the 6th of January, of the president of the Region of Sicily, Piersanti Mattarella. Two months later another protagonist appears on the scene with an inquiry that discovers a massive traffic of heroin from Sicily to the United States via Milan, the young prosecutor substitute of Palermo, Giovanni Falcone. It is the inquiry best known as "Pizza Connection". Reconstructing the traffic of drugs and gathering evidence, Falcone and the FBI gave origin and concluded one of the most important trials in history.
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
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sabato 23 marzo 2013
#Storiedeldisonore: narcodollari, sequestri e banche
Da una parte i Greco, dall’altra i La Barbera. Uno dei fratelli La Barbera, Salvatore, viene ucciso e Angelo si vendica distruggendo con un’autobomba la casa di Salvatore Greco, che si salverà e consumerà la sua vendetta a Milano: il 25 maggio del 1963 l’automobile di Angelo La Barbera è presa di mira dai colpi degli emissari di Greco che lo feriranno gravemente.
Nello stesso anno si affaccia sulla scena colui che potrebbe essere considerato il primo vero ‘pentito’ di mafia: si tratta di Joseph Valachi, membro della mafia americana, che per primo svela la struttura e metodi dell’organizzazione criminale, dotandola anche di un nome a quel tempo ancora sconosciuto, Cosa Nostra.
Il giro dei narcodollari di Cosa Nostra è in costante aumento. Palermo e New York sono vicinissime, e così inizia anche la diaspora dei mafiosi: Salvatore Greco finisce in Venezuela, Nino Salomone in Brasile, Buscetta negli Stati Uniti e i Cuntrera e Caruana riparano prima in Brasile per poi riparare in Canada.
Il 1964 è l’anno in cui viene arrestato Genco Russo e catturato per la prima volta Luciano Leggio. Il primo verrà mandato al soggiorno obbligato a Lovere, provincia di Brescia, mentre il secondo fuggirà nel 1969 in Mercedes durante un ricovero ospedaliero.
Nei rapporti di polizia iniziano intanto a comparire i fratelli Nino e Ignazio Salvo, esattori di Salemi, ritenuti molto vicine alle famiglie di Cosa Nostra e anche alla politica: guardacaso l’assemblea regionale siciliana, anche con i voti di PCI, MSI e PLI, respinge una mozione contro la gestione privatistica delle esattorie. Un provvedimento che va tutto in favore dei Salvo.
Nel 1967 il capo della Criminal Police Organization di Washington, Fred Douglas scrive alla Criminalpol di Roma per allertare sul ruolo di Michele Sindona: secondo Douglas il “mago delle tasse” avrebbe un ruolo non di secondo piano sul traffico internazionale di droga e molte amicizie tra i mafiosi americani.
Due anni dopo, nel 1969, Riina e Leggio vengono assolti per il processo scaturito dalla messa a ferro e fuoco di Corleone tra il ’58 e il ’63. Spariranno entrambi, dandosi alla latitanza. E’ a cavallo tra ’69 e ’70 che le famiglie decidono sull’appoggio di Cosa Nostra al progetto di golpe del comandante Junio Valerio Borghese: per l’occasione rientrano anche Greco e Buscetta, che fermati a Milano verranno subito rilasciati mostrando passaporti venezuelani e canadesi. Nello stesso 1970 Buscetta viene arrestato a New York, ma una cauzione da 75mila dollari lo salva dalla galera.
Intanto si prepara il rapimento del giornalista de L’Ora Mauro de Mauro (che aveva forse intuito il patto di Cosa Nostra nell’ambito del golpe Borghese), mentre la mafia diventa sempre più un tema di secondo piano con tanti materiali prodotti, ma ignorati per anni. Nel 1973 inizierà la stagione dei sequestri al nord inaugurata da Leggio, che verrà poi catturato a Milano nel 1974. Si muoveva sotto l’identita di Antonino Farruggia. Ma il 1974 è anche l’anno in cui esplode il caso della Banca Privata Italiana di Michele Sindona... [to be continued...]
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
Stories of dishonor: narcodollars, abductions and banks
On the one side the Greco, on the other the La Barbera. One of the La Barbera brothers, Salvatore, is killed and Angelo gets his revenged by destroying Salvatore Greco's house with a car bomb. He will actually survive the attack and consume his revenge in Milan: on the 25th of May 1963 Angelo La Barbera's car is shot at by Greco's emissaries who will injure him severely.
In the same year we see the arrival on the scene of the man who might be considered the first true "pentito": we're talking about Joseph Valachi, member of the American mafia, who for first unveiled the structure and methods of the criminal organization, calling it with a name that was unknown at the time: Cosa Nostra.
The narcodollar traffic of Cosa Nostra is in constant growth. Palermo and New York are very near, and so the mafia men diaspora begins: Salvatore Greco ends up in Venezuela, Nino Salomone in Brazil, Buscetta in the USA and the Cuntrera and Caruana go first to Brazil and then to Canada.
1964 is the year Genco Russo is arrested and Luciano Leggio is captured for the first time. The first will be sent to an obliged stay at Lovere, province of Brescia, while the latter will escape in 1969 with a Mercedes during a hospitalization.
In the police reports the brothers Nino and Ignazio Salvo start to appear, two collectors of Salemi, who were thought to be very near the Cosa Nostra families, and politics as well: what a coincidence that the Sicily regional assembly, also with the votes of PCI, MSI and PLI, rejects a motion against the private management of tax collection. A decision that goes fully in favor of the Salvo brothers.
In 1967 the Head of the Criminal Police Organization of Washington, Fred Douglas writes to the Criminalpol in Rome in order to alert them on the role of Michele Sindona: according to Douglas the "magician on taxes" does not have a secondary role in the international drug traffic and many friendships among the American mafia men.
Two years later, in 1969, Riina and Leggio are found not guilty in the trial for the destruction of Corleone between '58 and '63. They both disappear and become fugitives. It's between '69 and '70 that the families decide to sustain Cosa Nostra for the project of golpe of the commander Junio Valerio Borghese: for this occasion Greco and Buscetta come back and are stopped in Milan where they are immediately released by showing Venezuelan and Canadian passports. In the same year 1970 Buscetta is arrested in New York, but a bail saves him from jail.
In the meanwhile the abduction of the L'Ora journalist Mauro de Mauro is arranged (he probably had a hunch about the Cosa Nostra pact in the Borghese golpe), while the mafia becomes more and more a secondary topic with a lot of material that was ignored for years. In 1973 the season of abductions in the north will be started by Leggio, captured in Milan in 1974. He went under the name of Antonino Farruggia. But 1974 is also the year when the case of the Italian Private Bank of Michele Sindona explodes... [to be continued].
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
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sabato 9 marzo 2013
#Storiedeldisonore: dal bandito Giuliano a Lucky Luciano
Ci eravamo lasciati a quel primo maggio del 1947, quando un commando dell’Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia (EVIS), con a capo Salvatore Giuliano, spara e provoca 11 morti e 27 feriti tra i lavoratori in festa a Portella della Ginestra.
Il rapporto di polizia parla chiaro in quella occasione, e attribuisce responsabilità a “elementi reazionari” in tandem con mafiosi locali.
Un cane sciolto come Giuliano fa prima comodo alla mafia, ma inizia poi a diventare un personaggio ingombrante, così nel 1950, dopo altri attentati a caserme dei Carabinieri e alle sezioni del Partito Comunista Italiano Giuliano viene assassinato a Castelvetrano. Era diventato scomodo e quindi inutile ‘il bandito Giuliano’, e il colonnello Luca, a capo del Corpo Forze Repressione Banditismo (che sostituì il nucleo costituito per la cattura di Giuliano), con la complicità dei capibastone di Castelvetrano, lo elimina.
L’inizio degli anni ’50 segna anche il primo vero e proprio scontro tra cosche. Da una parte i “giardini”, dall’altra i “cantieri”. Uno spostamento del mercato che a Palermo scatenò una guerra a cui la città di Palermo, scriveva Giorgio Bocca in un suo reportage dal capoluogo siciliano firmato per L’Europeo, “assiste alla strage con apparente distacco: gli onesti si sentono impotenti, i corrotti sono troppo compromessi per intervenire”.
In un anno rimangono sul campo 14 vittime. Da una parte la mafia dei cantieri di Gaetano Galatolo, detto “Tanu Alati”, boss dell’Acquasanta. Galatolo è il fornitore della manodopera ai cantieri navali, ma ufficialmente nessuno dei dirigenti sa chi sia, e nemmeno sogna di notte che potrebbe stare comodamente in galera.
Dall’altra parte la mafia dei giardini, che non hanno un vero e proprio capo, ma tengono sotto scacco i sistemi di irrigazione: alla notte la società delle acque dovrebbe chiudere i rubinetti, ma i mafiosi dei “giardini” danno indicazioni agli operai e agli addetti della guardia notturna. Per i terreni protetti dall’Onorata Società, l’acqua rimarrà aperta. Nelle loro mani c’è anche il mercato ortofrutticolo di via Guglielmo il Buono e le concessioni per gli spazi del mercato stesso.
Tutto tranquillo fino al gennaio del 1956 quando il mercato ortofrutticolo si sposta e finisce all’Acquasanta, feudo di Galatolo. “Tanu” cerca di mettere le mani dentro la pasta del mercato, ma la reazione della mafia dei giardini con il piombo non si fa attendere.
Così mentre giardini e cantieri si sfidano a colpi di lupara emergono i fratelli La Barbera, Salvatore e Angelo, rimasti fuori dal gioco al massacro, che si sono fatti strada nell’edilizia facendosi pagare “l’amicizia” in cambio di facilitazioni sulle licenze da parte dei costruttori.
Palermo centro è terra di conquista e i due, grazie ai buoni uffici del costruttore Moncada riescono ad ottenere anche il passaporto, carta indispensabile per iniziare a contrattare la droga sull’altra sponda dell’oceano. Cancellano qualche peccato di sangue compiuto in passato, si affacciano le ombre del voto di scambio e si aprono le strade verso gli appalti, le estorsioni e il traffico di droga.
I La Barbera, come li definisce Alfio Caruso nel suo libro “Da cosa nasce cosa”, “sono i pionieri della nuova frontiera dell’illecito”. Non è un caso che l’anno successivo, il 1957 tra il 12 e il 16 ottobre, arriverà il vertice tra i boss siciliani e quelli americani riguardante il traffico degli stupefacenti e l’organizzazione di Cosa Nostra in Sicilia. Si incontrano all’Hotel delle Palme. Arriva in Italia Joe Bonanno “il presidente del consiglio d’amministrazione di Cosa Nostra americana”, come amava definirsi. É qui, in questa occasione, che Lucky Luciano farà ritorno in quel di Palermo. [To be continued...]
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
Stories of dishonor: from Giuliano to the arrival of the head of the administration council of Cosa Nostra
We had closed our previous episode on that 1st of May of 1947, when a commando of the Voluntary Army for Sicily Independence, guided by Salvatore Giuliano, shoots and kills 11, wounding 27 among the workers celebrating at Portella della Ginestra. The police report speaks clear in that occasion, and gives responsibility to "reactionary elements" in collaboration with the local mafia.
A free dog such as Giuliano is at first very useful to the mafia, but then he starts to become uncomfortable, so in 1950, after other attacks to Carabinieri and the sections of the Italian Communist Party, Giuliano is assassiated at Castelvetrano. He had become unuseful, and Colonel Luca, head of the Repression of Banditism Forces, with the complicity of Castelvetrano bosses, eliminates him.
The beginning of the 50s also marks the first fight between clans. On the one side the "gardens", on the other the "construction sites". A shift of the market that in Palermo caused a war where the city, as Giorgio Bocca wrote in a reportage for L'Europeo, "assists to the massacre with apparent detachment: the honest ones feel helpless, the corrupt are way too compromised to intervene."
In one year there are 14 victims. On the one side the construction site mafia of Gaetano Galatolo, nicknamed Tanu Alati, boss of Acquasanta. Galatolo is the supplier of workers to the naval construction sites, but officially none of the directors know who he is, and don't even dream of thinking that he might be comfortably in jail.
On the other side the garden mafia, who don't have a proper boss, but manage to keep the irrigation systems under pressure: at night the water society should close the supply, but the mafia of the gardens give strict indications to workers and to the night shift guards. For the terrains protected by the Honored Society, the water will remain available. In their hands there is also the fruit and vegetable market of via Guglielmo il Buono and the concessions for spaces in that same market.
Everything is calm until January 1956, when the fruit and vegetable market changes location and is put at Acquasanta, Galatolo's feud. Tanu tries to put his hands inside the market, but the reaction with lead of the garden mafia isn't late to arrive.
So while gardens and construction sites challenge eachother at gunpoint, the La Barbera brothers emerge, Salvatore and Angelo, who remained outside the massacre game, and who have made a living in constructions making their "friendship" be paid in exchange for facilitations on licenses from constructors.
The center of Palermo is a conquering territory and the two, thanks to the good services of Moncada, manage to also obtain a passport, an indispensable document in order to start contracting for drugs on the other side of the ocean. They erase a few blood sins done in the past, the shadows of the exchange vote appear, and the streets towards the public contracts, extorsion and drug traffic are wide open.
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
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sabato 2 marzo 2013
#Storiedeldisonore: breve storia ragionata della #mafia
"Il ricco si avvale della Mafia per serbare incolume dalla piaga rincrudita del brigantaggio la persona e la sua proprietà. Se ne fa strumento per mantenere quella potente influenza e prepondenza."Dal 1861 la mafia accompagna a braccetto la storia dell’Italia unita. Una storia criminale lunga centocinquant’anni diventato un cancro difficilmente estirpabile. Diffidate da quelli che “entro il XXXX sconfiggeremo la mafia”, perché non sarà vero.
Gioacchino Rasponi - Prefetto di Palermo 1874
Lo stesso proclama lo fece anche Benito Mussolini quando inviò a Palermo nel 1924 il prefetto di ferro Cesare Mori, che sconsolato, dopo una operazione da trecento arresti confidò a un suo collaboratore: «Costoro non hanno ancora capito che i briganti e la mafia sono due cose diverse. Noi abbiamo colpito i primi che, indubbiamente, rappresentano l'aspetto più vistoso della malvivenza siciliana, ma non il più pericoloso. Il vero colpo mortale alla mafia lo daremo quando ci sarà consentito di rastrellare non soltanto tra i fichi d'india, ma negli ambulacri delle prefetture, delle questure, dei grandi palazzi padronali e, perché no, di qualche ministero».
Mori, prefetto di ferro si, ma oppositore dello squadrismo fascista, venne messo poi a riposo dallo stesso Mussolini nel 1929, dando poi il via alla propaganda secondo cui il fascismo avrebbe sradicato la mafia dalla Sicilia. Niente di più falso, e così nella prima metà degli anni ’40 arriva anche l’abbraccio tra mafia, economia e politica, da Salvatore Giuliano, detto “Turiddu”, ai giorni nostri.
Sono quelli gli anni in cui si affacciano sulla scena i futuri boss, tra cui “la primula rossa di Corleone”, ovvero quel Luciano Leggio che verrà poi arrestato a Milano nel 1974. É con lo sbarco degli anglo-americani in Sicilia (luglio 1943) che la mafia, quella che conta, fatta di latifondisti, proprietari terrieri e prelati stringe patti col potere, viene piazzata alla guida delle città e delle istituzioni. I movimenti separatisti si chetano con gli incarichi distribuiti dagli alleati in chiave anticomunista. Diventano sindaci, nominati ancora dagli alleati i Vizzini a Villalba e Lucio Tasca a Palermo.
L’OSS i servizi segreti americani si avvalgono delle strutture del potere mafioso per gettare le basi della Sicilia liberata. Tra il 1943 e il 1947 oltre alle basi della Sicilia liberata si costruiscono però anche le fondamenta di quello Stato che incontra l’Antistato. Dietro lo sbarco alleato inizia ad ammantarsi quella zona grigia fatta di circolazione di notizie riservate, armi e privilegi: un esempio su tutti la possibilità data a Michele Navarra di raccogliere gli automezzi in disuso degli alleati e fondare la prima società di trasporti siciliana, o, ancora l’incarico affidato a Vincenzo di Carlo, prima vicecomandante della gioventù del Littorio, poi sovrintende per conto del Civil Affairs degli alleati alla requisizione del grano e degli altri cereali. Raffadali, città del di Carlo, come ricorda Alfio Caruso in “Da Cosa nasce Cosa”, diventa il centro più attivo del mercato nero.
Dal secondo dopoguerra oltreoceano riprende forte l’interesse verso le famiglie di Corleone, Salvatore Lucania, al secolo Lucky Luciano, condannato a vita a New York nel 1942 dal procuratore Dewey, ottiene l’impunità e torna in Italia grazie alle informazioni offerte durante la guerra agli alleati e ha inizio la faida tra i Greco di Ciaculli e di Giardini Croceverde per il controllo del territorio.
Siamo nel 1947, e il primo maggio ha luogo, per mano della banda di Giuliano la strage di Portella della Ginestra: 11 morti e 56 feriti. E’ la prima di quelle che vengono ribattezzate “stragi di Stato”, ad attendere ci sono gli anni ’50, gli anni della ricostruzione, della mafia dei cantieri, delle ‘bionde’ di contrabbando e delle prime raffinerie di ‘coca’. Una storia che prosegue, come si era affacciata nel ‘900 tra le sponde della Sicilia e degli Stati Uniti d’America [continua... nella prossima puntata]
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
Stories of dishonor: a short story of the mafia and its origins
"The rich use the Mafia in order to save from the plague of brigandage their own person and their properties. They use it in order to maintain that powerful influence and prevail."
Giacchino Rasponi - Prefect of Palermo 1874
From 1861 the mafia goes along with the history of the unified Italy. A criminal story 150 years long, which has now become an extremely difficult to remove cancer. Don't trust those who say that "before XXXX we'll defeat the mafia", because it won't be true.
The same promise was made by Benito Mussolini when he sent to Palermo in 1924 the iron prefect Cesare Mori, who - disconsolate - after a 300 arrests operation confessed to one of his collaborators: "They don't understand that brigandage and mafia are two different things. We've struck the first, who without a doubt represent the most evident aspect of Sicily criminality, but not the most dangerous. We'll be able to give a fatal blow to the mafia when we'll be allowed to search not only among the prickly pears, but in the corridors of prefectures, police, great palaces and, why not, even some ministeries."
Mori, who has indeed an iron prefect, but an opponent fascist squads, was discharged by Mussolini himself in 1929, starting the propaganda according to which fascism had eradicated mafia from Sicily. Completely false, and so during the first half of the 40s we see the hug between mafia, economy and politics, starting with Salvatore Giuliano, alias "Turiddu", until our days.
Those are the years during which the future bosses arrive on the scene, among which "the red primula of Corleone", that same Luciano Leggio who will be then arrested in Milan in 19974. It's with the landing of the Allies in Sicily (July 1943) that the mafia, the one that matters, made of land owners and prelates makes agreements with power, and is put in charge of cities and institutions. The separatist movements are sedated with the charges distributed by the Allies in an anticomunist key: they become mayors, nominated by the Allies, Vizzini at Villalba and Lucio Tasca in Palermo.
The OSS, the American secret services use the structures of mafia power in order to put the bases of liberated Sicily. Between 1943 and 1947, beyond the bases of liberated Sicily, the ground for a State that meets the Antistate are posed as well. After the arrival of the Allies, a grey area starts to emerge, made of reserved news, weapons and privileges: an example among all, the possibility which Michele Navarra was given to collect the cars not used by the Allies anymore and fund the first Sicilian transportation company, or the charge given to Vincenzo di Carlo, first vicecommander of the Littorio Youth, and then supervisor on behalf of the Civil Affairs of the Allies to the requisition of wheat and other cereal. Raffadali, city of di Carlo, as Alfio Caruso remembers in "From one thing comes another", becomes the most active center of the black market.
After the second world war, in the United States a strong interest spikes towards the families of Corleone. Salvatore Lucania, alias Lucky Luciano, is sentenced to life in New York in 1942 by attorney Dewey, but he obtains impunity and comes back to Italy thanks to the information given during the war to the Allies, so the feud between the Grecos of Ciaculli and the Giardini Croceverde for the territory control begins.
We're in 1947, and on the 1st of May the Portella della Ginestra massacre takes place on orders of Giuliano: 11 dead and 56 wounded. It's the first of those which will be called "State massacres", and waiting were still the 50s, the years of the reconstructions, of the construction sites mafia, the smuggled cigarettes and the first cocaine refineries. A story that goes on, just as it had appeared in '900 between the shores of Sicily and of the United States of America.
[to be continued...]
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
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