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sabato 27 aprile 2013
#Storiedeldisonore: corvi e veleni attorno a #Falcone
Il 30 gennaio del 1992 la Cassazione ribalta la sentenza d’appello del maxi-processo a Cosa Nostra istruito da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Tutte confermate le condanne all’ergastolo del primo grado di giudizio.
La ricostruzione del pool di Palermo, integrata dal “teorema Buscetta”, per la Suprema Corte è corretta. “Sicuramente un punto di partenza, e non uno di arrivo”, commentò Giovanni Falcone nel corso di una intervista alla RAI.
Eppure il pool antimafia di Palermo, con il suo metodo di indagine era già un ricordo lontano dal 1988. In quell’anno si sceglie il nuovo capo delle procura di Palermo (allora ufficio istruzione). A lasciare il posto è Antonino Caponnetto, il bravo magistrato toscano cui si deve l’idea e la determinazione della formazione della squadra di magistrati che portò alle più importanti indagini sulla mafia negli anni ’80.
L’aria nelle stanze del Palazzo di Giustizia di Palermo in quei mesi si fa sempre più irrespirabile, e a concorrere alla carica di procuratore capo ci sono Giovanni Falcone, e Antonino Meli, un magistrato che fino a quel momento non ha mai svolto indagini su fatti di mafia, ma ha dalla sua una maggiore anzianità di servizio rispetto allo stesso Falcone.
La scelta dei colleghi di Falcone finì infatti, tra mille polemiche, su Antonino Meli. 15 voti contro 12.
«Quando Giovanni Falcone solo, per continuare il suo lavoro, propose la sua aspirazione a succedere ad Antonino Caponnetto, il CSM, con motivazioni risibili gli preferì il consigliere Antonino Meli. Falcone concorse, qualche Giuda si impegnò subito a prenderlo in giro, e il giorno del mio compleanno il CSM ci fece questo regalo. Gli preferì Antonino Meli».
Questo fu il commento di Paolo Borsellino il 25 giugno del 1992, a un mese dalla strage di Capaci in cui perse la vita Giovanni Falcone. A favore di Falcone, per dovere di storia e di cronaca votarono i consiglieri Abbate, Brutti, Calogero, Caselli, Contri, D’Ambrosio, Gomez d'Ayala, Racheli, Smuraglia e Ziccone. Contro Falcone Agnoli, Borrè, Buonajuto, Cariti, Di Persia, Geraci, Lapenta, Letizia, Maddalena, Marconi, Morozzo Della Rocca, Paciotti, Suraci e Tatozzi. Si astennero Lombardi, Mirabelli, Papa, Permacchini e Sgroi.
Si apre una stagione di corvi e veleni con una storia che sembra ancora tutta da scrivere. All’interno del Palazzo di Giustizia di Palermo iniziano a girare missive che accusano Falcone di pilotare i pentiti, così come altri investigatori dell’antimafia. Per quelle missive viene condannato per diffamazione in primo grado il magistrato Alberto Di Pisa, poi prosciolto per non aver commesso il fatto, a causa dell'inutilizzabilità del materiale probatorio raccolto. In questo clima matura il fallito attentato all’Addaura, dove Giovanni Falcone si erar recato con i magistrati svizzeri Carla del Ponte e Claudio Lehmann per disporre alcune rogatorie su inchieste riguardanti il riciclaggio nello stato elvetico.
L’attentato fallì, e Falcone parlò chiaramente di “menti raffinatissime” dietro a quello scenario che si era scatenato attorno alla sua figura e alla sua indagine. Intanto nel 1989 anche quella politica che oggi si fa paladina dell’antimafia inizia ad attaccare Falcone. Tutto nasce in particolare dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Pellegriti, il quale svela al pm Libero Mancuso alcuni retroscena riguardanti il ruolo di Salvo Lima nell’ambito degli omicidi di Piersanti Mattarella e Pio La Torre.
Mancuso avvisa Falcone che interroga Pellegriti e cerca riscontri. Risultato: Giovanni Falcone incrimina Pellegriti insieme all’estremista di destra Angelo Izzo (uno dei condannati per la strage del Circeo). Il ‘nero’ Izzo avrebbe infatti, rinchiuso con Pellegriti nel carcere di Alessandria avrebbe infatti pilotato le dichiarazioni di Pellegriti. Il giudice li incriminerà entrambi per calunnia aggravata. Da lì in poi personaggi come Leoluca Orlando arrivarono ad accusare Falcone di tenere i dossier “chiusi nei cassetti”, e sostanzialmente di non voler far luce sugli omicidi politici di Cosa Nostra. Una polemica che continuerà fino all’uccisione di Giovanni Falcone... [to be continued]
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
Stories of dishonor: crows and poisons around Giovanni Falcone
On the 30th of January, 1992, the Cassazione changes the appeal verdict of the maxitrial to Cosa Nostra, instructed by Giovanni Falcone and Paolo Borsellino. All confirmed the life in prison verdicts of the first degree of judgement. The reconstruction of the Palermo pool, integrated by the "Buscetta theorem", is correct according to the Supreme Court. "Surely a starting point, not a goal.", commented Giovanni Falcone during an interview with RAI.
And yet the Palermo antimafia pool, with its inquiry methods was already a distant memory since 1988. In that year the new head of the Palermo desk is chose. Leaving his place is Antonino Caponnetto, the great Tuscan judge who had the idea and the determination to form a team of judges that lead to the most important inquiries about the mafia in the 80s.
The air in the rooms of the Palace of Justice in Palermo during those months becomes heavier and heavier, and running for the place are Giovanni Falcone and Antonino Meli, a judge who until that moment had never done any inquiries on mafia matters, but has more years in service than Falcone himself.
The choice of Falcone's colleagues ended, amongst a thousand comments, on Antonino Meli. 15 votes against 12.
"When Giovanni Falcone alone, in order to continue his work, proposed his aspiration to take Antonino Caponnetto's place, the CSM with ridiculous motivations preferred the counselor Antonino Meli. Falcone tried, some Judas immediately ridiculed him, and on my birthday the CSM made us this gift. They preferred Antonino Meli."
This was Paolo Borsellino's comment on the 25th of June 1992, one month away from the Capaci massacre in which Giovanni Falcone lost his life. In favor of Falcone, for the good of history, the votes of counselors Abbate, Brutti, Calogero, Caselli, Contri, D’Ambrosio, Gomez d'Ayala, Racheli, Smuraglia and Ziccone. Against him, Agnoli, Borrè, Buonajuto, Cariti, Di Persia, Geraci, Lapenta, Letizia, Maddalena, Marconi, Morozzo Della Rocca, Paciotti, Suraci and Tatozzi. Lombardi, Mirabelli, Papa, Permacchini and Sgroi did not vote.
This opens a season of crows and poisons with a story that still seems all to be written. Inside the Palace of Justice of Palermo, letters start to circulate, incriminating Falcone of directing the collaborators of justice, as others investigators of the antimafia. For those letters the judge Alberto Di Pisa is condemned for slaunder, and then released for not committing the fact, because of the unusability of the evidence. In this climate the failed attack at the Addaura matures, where Giovanni Falcone had gone together with the Swiss judges Carla del Ponte and Claudio Lehmann in order to prepare a few letters of request on inquiries regarding the money laundry in Switzerland.
The attack failed, and Falcone clearly talked about "refined minds" behind the scenario that had unleashed itself around his figure and his inquiry. In the meanwhile, in 1989 the same politics that today proclaims itself to be a champion of antimafia starts to attack Falcone. All is born in particular from the statements of the collaborator of justice Giuseppe Pellegriti, who reveals to Libero Mancuso a few details regarding Salvo Lima's role in the Piersanti Mattarella and Pio La Torre homicides.
Mancuso tells Falcone he's interrogating Pellegriti and searches for confirmation. Result: Giovanni Falcone incriminates Pellegriti together with the right wing extremit Angelo Izzo (one of the condemned for the Circeo massacre). The "black" Izzo, incarcerated together with Pellegriti in the Alessandria prison, would have piloted Pellegriti's statements. The judge condemnes both of them for slander. From that moment on, people like Leoluca Orlando arrived to accuse Falcone of keeping the dossiers "closed in his drawers", and substantially being unwilling to make light on the political homicides of Cosa Nostra. A discussion that will continue until Giovanni Falcone's murder.
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
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sabato 6 aprile 2013
#Storiedeldisonore: la nascita del pool antimafia e l'omicidio Dalla Chiesa
Nel novembre del 1979 Rocco Chinnici, già magistrato di Cassazione, viene promosso Consigliere Istruttore presso il Tribunale di Palermo. É proprio in quel periodo che nasce l’idea di istituire un ‘pool antimafia’, che poi diverrà IL pool antimafia per eccellenza.
Facevano parte di quel gruppo di magistrati e investigatori lo stesso Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe di Lello, Leonardo Guarnotta e i due poliziotti Ninni Cassarà e Beppe Montana.
Sono anni in cui le scorribande dei corleonesi continuano e il sangue è all’ordine del giorno. Nel 1983 si conclude la seconda guerra di mafia: i corleonesi hanno Palermo in mano, ma i mafiosi non si “ammazzano solo fra di loro”, come si diceva anni addietro.
Sul campo rimangono anche uomini dello Stato, tra cui Carlo Alberto dalla Chiesa, mandato senza mezzi e senza coordinamento a contrastare Cosa Nostra come prefetto di Palermo. «Mi mandano in una realtà come Palermo, con gli stessi poteri di Forlì», ebbe a dire dalla Chiesa poco dopo il suo arrivo nel capoluogo siciliano da prefetto.
Scolpita nella memoria rimane l’intervista che Giorgio Bocca fece a Dalla Chiesa. Era il 10 agosto del 1982. Il 3 settembre l’auto su cui viaggiavano il prefetto e la moglie Emanuela Setti Carraro viene crivellata a colpi di Kalashnikov. Nell’auto al seguito rimane ucciso anche l’agente di scorta Domenico Russo. Per l’omicidio di Dalla Chiesa verranno condannati Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci.
Dieci giorni dopo l’assasinio di Dalla Chiesa vedrà la luce, sull’onda emotiva, come nella peggiore e frequente tradizione italiana, la legge Rognoni-Latorre: da quel 13 settembre del 1982 nel codice penale comparirà l’”associazione di tipo mafioso”. La legge era stata presentata alla Camera dei Deputati due anni prima da Pio Latorre, che morì cinque mesi prima di Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Nello stesso anno, il 1982, nasce la prima indagine che sarà alla base del maxiprocesso a Cosa Nostra istruito da Giovanne Falcone e Paolo Borsellino. E’ il pentito Tommaso Buscetta a rivelare a magistrati e investigatori l’organigramma di Cosa Nostra con tanto di nomi, cognomi e spartizione del potere. Sono iniziati gli anni ’80, un decennio cruciale per la storia della mafia siciliana. [to be continued...]
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
The birth of the antimafia pool and the Dalla Chiesa homicide
In November 1979 Rocco Chinnici, already prosecutor in Cassazione, is promoted as Counselor Instructor at the Court of Palermo. It's in that time that the idea of instituting an antimafia pool is born, the one that will become THE antimafia pool by definition. Several people were part of that group, prosecutors and inspectors, among which the same Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe di Lello, Leonardo Guarnotta and the two policement Ninni Cassarà and Beppe Montana.
These are years in which the raids of the Corleones continue and blood is a daily matter. In 1983 the second mafia war is ended: the Corleones have Palermo in their hands, but mafia people don't only kill each other, as it was said years before.
On the field people of the State fall as well, among which Carlo Alberto Dalla Chiesa, sent without means and without coordination to fight Cosa Nostra as a prefect of Palermo. "They send me into a relaity like Palermo, with the same power like Forlì", said Dalla Chiesa a few days after his arrival in the Sicilian city as a prefect.
The interview Giorgio Bocca did with Dalla Chiesa remains sculpted in memory. It was the 10th of August 1982. On September the 3rd, the car on which the Prefect and his wife Emanuela Setti Carraro were travelling is drilled by a Kalashnikov. On the car following the agent Domenico Russo is killed. For the Dalla Chiesa homicide Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca and Nenè Geraci are condemned.
Ten days after the Dalla Chiesa murder, the Rognoni-Latorre law will see the light, on the wave of emotion, just like in the worst and most frequent Italian tradition: from that September the 13th 1982, in the code we can see the "association of mafia type". The law had been presented at the Chamber two years before by Pio Latorre, who died five months before Carlo Alberto Dalla Chiesa.
In the same year, 1982, the first inquiry at the base of the maxiprocess to Cosa Nostra instructed by Giovanni Falcone and Paolo Borsellino is born. It's the collaborator of justice Tommaso Buscetto to reveal the organigram of Cosa Nostra with names, surnames and power divisions. The '80s have begun, a decade that was crucial for the history of the Italian mafia.
Luca Rinaldi | @lucarinaldi
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