▼ Il tweet del giorno

Visualizzazione post con etichetta dottorblaster. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dottorblaster. Mostra tutti i post

venerdì 14 dicembre 2012

#Opensource per le imprese: trattate bene la community, mi raccomando



A volte le aziende approcciano in maniera sbagliata la comunità open source, credendo che il ritorno di investimento sia grande anche a fronte di uno sforzo minimo. 

Ma veramente le persone sono così facilmente raggirabili, o ha importanza anche la percezione di quanto un’azienda crede al suo prodotto e crede in un flusso di lavoro dove la comunità sia coinvolta pesantemente?

Partecipando al Linux Day di quest’anno, mentre il pubblico si sorbiva con calma le mie slide, ha potuto osservare anche la mia esibizione in un “cazziatone” di proporzioni bibliche verso le aziende che pubblicizzano il loro fare open source, mentre in realtà la community che ribolle e si smuove non viene gestita da nessuno, e non ha poi molto modo di interagire con la compagnia; c’è una barriera vetrosa e impalpabile, in molti casi, la quale isola il contesto aziendale dalle meccaniche aperte e che fa sì molte volte che il lavoro della comunità relativa ad un progetto portato avanti da un’azienda (quindi company-driven) venga male integrato, male interpretato, gettato, sprecato.

Concorderete con me che non è modo, questo, di far sentire tale un contributor il quale con i suoi consigli, il suo codice, ed in prima battuta il suo tempo, risorsa che nella società attuale non basta mai, sta prendendo parte nei processi decisionali del proprio prodotto, e lo sta arricchendo del suo particolare e personale bagaglio di conoscenza. Per questo motivo quello che ricordo con molto piacere a chiunque mi chieda consigli su come far crescere un’applicazione, un programma, un prodotto qualsiasi dal punto di vista della community, che per vedere un’esplosione rigogliosa da questo punto di vista bisogna stimolare, e prendersi cura delle persone. In che modo? Ce n’è uno solo: attraverso delle persone, pagate, all’interno dell’azienda, che abbiano tra le attività indicate nel proprio mansionario pure quella di coordinare, anche in maniera blanda, il lavoro fatto dai contributori esterni, e di raccogliere i feedback, e di abbozzare molto lievemente l’integrazione di feature mal progettate all’interno del progetto iniziale.

Abbiamo quindi una sola via da intraprendere, per far si che il nostro prodotto open source goda di un’ottima reputazione presso le persone che lo sviluppano dall’esterno: in primo luogo, condurre un assessment preliminare sui costi (mensili e/o annuali) portati dall’aprire il nostro sviluppo al pubblico. Oltre il mansionario sopra elencato, conviene tenere in conto nella nostra analisi arbitraria anche un monte ore supplementare per gli ingegneri del software; questo monte ore/uomo andrà applicato in maniera cumulativa e il massimo che questo numero può raggiungere sarà funzione di quanto vorremo “stare a sentire” la community.

In secondo luogo, quando avremo sbrigato la burocrazia, dovremo mettere in atto il nostro documento preliminare: è consigliato l’uso della metodologia agile in azienda, nonché l’integrazione di domande nei nostri meeting periodici per capire se quello che stiamo facendo sta funzionando, quale appeal ha il prodotto, e quanto è interessante il ciclo di sviluppo per chi è all’esterno.  Annualmente, ci troveremo davanti al bilancio, e potremo decidere se mantenere le cose come stanno, o se correggere la rotta rivedendo i piani a fronte di un ritorno di investimento troppo basso. Starà a noi quindi la decisione di continuare con un reparto a workflow costante, se dedicare altro personale alle “cortesie per gli ospiti”, oppure effettuare dei tagli nello specifico riallocando le risorse di cui disponiamo su altri compiti, interni al ciclo di vita del prodotto e all’azienda.

Alessio Biancalana | @dottorblaster


Open source for companies: treat your community well

Sometimes companies approach the open source community the wrong way, believing that the ROI will be big even with a minimum effort.

Are people really so easiliy deceived, or does the perception of how much a company believes to its own product matter, along with a working flow in which the community is heavily integrated?

Participating at today's Linux Day, as the public calmly read my slides also had the opportunity to observe my exhibition in a biblical proportion scolding of those companies who advertise their open source, while in reality the community that is in turmoil isn't managed by anyone, and doesn't have any way to interact with the company itself; there's a transparent, impalpable barrier, in many cases, which isolates the company context from the open mechanics, which makes the work of the community on a project carried on by the company (company driven) is badly integrated, understood, wasted.

You will probably agree with me on the fact that this is not the way to make a contributor feel, someone that with advice and code and time, resource that is so scarce in our current society, is taking part in the decisional processes of his product, and is enriching it with his particular and personal knowledge. This is the reason why I remind anyone who asks advice on how to make an app, a program, or any product grow from the point of view of the community, that in order to see a growth explosion you must stimulate and take care of people. How? There's only one way: thanks to a few paid people inside the company, that among their activities also have the role of coordinating - in a very bland way - the work done by external contributors, of gathering feedback, and design the integration of features that were ill projected inside the initial plan.

Alessio Biancalana | @dottorblaster

venerdì 14 settembre 2012

#iPhone 5: così #Apple paga lo scotto dell’innovazione open source



È uscito, finalmente, l’iPhone 5, presentato da Apple nel migliore dei modi possibili: uno scroscio di applausi, il solito annuncio di feature, e tutti a bocca aperta. Peccato che le bocche aperte fossero segnate dallo stupore, non positivo, del fatto che a quanto pare quest’anno Apple con il suo prodotto (e, collateralmente, il suo evento) non ha colpito molto.  

Sostanziale indifferenza per le novità, “non c’è niente, è solo più alto” decreta la fanbase della società; è così che inizia il ciclo di vita del nuovo iPhone. Come mai?

Essenzialmente, Apple sta facendo delle spese di un ecosistema che cambia, di utenti che consumano in maniera più consapevole, e pretendono esattamente come bambini affamati ai primi giorni, ansiosi dell’ora della poppata; e se prima questa platea poteva essere affascinata dai meccanismi che regolavano un mondo abbastanza distante, una blackbox che produceva il loro oggetto tramite un processo in cui non potevano mettere bocca, adesso hanno saggiato l’erba del vicino, più verde. Google, durante il Google I/O, ha stupito e fatto strabuzzare gli occhi alla massa per delle caratteristiche entusiasmanti, ma soprattutto, come ho scritto nel mio commento all’evento, ha dimostrato di saper far evolvere in modo giusto e caratterizzandole con il suo tipico form factor idee nate dalla comunità, che attraverso un processo sicuramente non semplice, sono arrivate al gigante di Mountain View che ne ha fatto un completo refactoring.

È open source anche questo: in fondo è facile contribuire ad Android, anche solo di riflesso, ed il processo software che c’è dietro fa sì che le modifiche più sostanziose e succulente vengano considerate da Google per essere incorporate - magari con qualche modifica - nel sistema operativo “originale”. È così che molti hanno imparato che esiste qualcosa, oltre la mela morsicata che tanto abbiamo imparato a riverire, e quel qualcosa ha fatto si che, alla solita sciorinata di “it’s a miracle, it’s magic”, tutto non andasse come pensavano ai piani alti di Cupertino.

Apple sta scontando la pena per non aver mai coinvolto l’utente, seppur in minima parte, nel suo processo di produzione, ed aver trattato sempre i suoi acquirenti come sudditi, consegnando loro un prodotto, a fine “anno accademico”, non configurabile, non hackabile, non riparabile con mani proprie. Ed è questo che ha fatto perdere la percezione della “magia” alle persone: la consapevolezza di poter sfruttare il proprio diritto di consumatori per preferire altro; una piattaforma, cioè, che non limiti l’utente ma anzi ne metta in evidenza le capacità facendo si che possa emergere, per chi lo vuole, quello spirito hacker che in questi vent’anni era andato a dormire per far posto a quel sentimento di “non ci serve la mente, non ci serve esercitare la téchne greca, vogliamo solo essere utenti”.

È normale che l’essere umano cerchi la propria realizzazione; è altrettanto normale che la cerchi facendo dei lavoretti in casa. Ma nell’era del post-manifatturiero, dove gli accessori e le tecnologie ci vengono consegnati già impacchettati e pronti, è ingiusto che la persona comune non possa mettere le mani sui propri averi senza perdere i propri diritti di consumatore: è necessario quindi che alla fonte ci sia una maggiore trasparenza, e un’onestà tra le parti che Apple non ha dimostrato di voler mettere in gioco. Mentre Google presenta Android Beam, un nuovo menu per le notifiche, Project Butter, e tantissime altre innovazioni (software) il cui spunto viene da prodotti di terze parti di discreto successo, ma soprattutto da una community attiva nel definire i prossimi step del prodotto, Apple prova e non riesce; nemmeno il tempo di cominciare a parlare, e quasi ci si gira dall’altra parte.

A quanto pare (come anche per Windows 8, dove l’hype c’è ma è abbastanza tiepido), la folla soffre di un deficit d’attenzione verso i prodotti closed source, rivolgendosi invece ad alternative dove la community è parte attiva. Ci sono dei protagonisti che hanno reso possibile questo cambio di mentalità. È un’innovazione nella forma mentis che parte da SourceForge, continua con GitHub nella generazione corrente, ed Android, il quale è stato il progetto principe di Google per dimostrare come si possano coniugare una forte community, una grande azienda e processi aperti per generare un prodotto open source, e di altissimo livello.

Pazienza Apple, riprovaci il prossimo anno. Magari con un prodotto open source.

Alessio Biancalana | @dottorblaster


iPhone 5: this is how Apple pays the price of innovation

The iPhone 5 is finally out, presented by Apple in the best possible way: a round of applause, the usual features announcement, and everyone present with their jaws on the floor. Too bad the open mouths were caused by the amazement, and not a positive one, about the fact that apparently this year Apple and its product (and collaterally, its event) hasn't striken any cords. Substantial indifference for the news, "there's nothing new, it's just taller" says the company fanbase; this is how the life of the new iPhone begins. How come?

Essentially, Apple is paying the price of a changing ecosystem, of users that consume with more awareness, and claim exactly as hungry children in their first days, anxious for the next meal; and if this audience could have been fascinated before by the mechanisms that regulated a distand world, a blackbox that produced their object thanks to a process they couldn't discuss, now they've sampled the neighbour's grass, which happens to be greener. Google, during the Google I/O, has amazed and made the masses goggle for some thrilling characteristics, but has also demonstrated, as I point out in my comment about the event, that they can take the ideas that come from the community, evolve them and characterize them with their tipical form factor, ideas that have gone through a definitely not simple process, and finally arrived at the Mountain View giant, which has done a complete refactoring.

This is also open source: in the end it's easy to contribute to Android, even if only by reflex, and the software process behind it assures that the most succulent and substantial changes make it to Google consideration in order to be incorporated - perhaps with some changes - in the "original" operating system. This is how many have learned that something exists beyond the bitten apple that we've learned to worship, and that something has caused things not to go according to plans at the usual list of "it's a miracle, it's magic".

Apple is paying the price for not ever involving the user, even minimally, in the production process, and always treating its buyers as subjects, giving them a product, at the end of the "school year", that isn't configurable, isn't hackable, isn't repairable by users themselves. And this is what has made the "magic" disappear for people: the awareness of being able to take advantage of their consumer rights to prefer something else: a platform that doesn't limit the user but that actually highlights his abilities, and pulling out that hacker spirit that during these last 20 years had gone dormient, leaving space to that feeling of "we don't need the mind, we don't need to employ the Greek téchne, we only want to be users".

It's only normal for the human being to seek his realization; it's also normal to seek it by doing little chores in the house. But in the era of the post-manufacturing, where accessories and technologies are given to us already packed and ready to use, it's unfair that the average person cannot put his hands on his own belongings without losing his consumer rights: it's necessary to give more transparency at the base, and an honesty between contractors that Apple doesn't seem willing to offer. While Google presents Android Beam, a new menu for notifications, Project Butter, and many other (software) innovations that get their inspiration from third party products of average success, but most of all from an active community that defines the next stepts of the product, Apple tries and fails; not even the time to start speaking, and people almost turn the other way.

Apparently (as for Windows 8, that has the hype but it's rather warm), the masses suffers of an attention deficit towards closed source products, and addressing alternatives where the community is more active. There are protagonists who have made this change of mentality possible. It's an innovation in the forma mentis that starts with SourceForge, continues with GitHub in the current generation, and Android, which has been Google's primary project in order to prove that it is possible to put together a strong community, a big company and open processes to generate an open source, high level product.

It's okay, Apple, you can try again next year. Perhaps with an open source product.

Alessio Biancalana | @dottorblaster

▼ Leggi i migliori della settimana

2