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Berlusconi: "Presidente della Convenzione? Solo una battuta". Come quando prometteva un milione di posti di lavoro ed il rimborso dell'IMU.
— Il Triste Mietitore (@TristeMietitore) 08 maggio 2013
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giovedì 7 febbraio 2013
La lotta alla #mafia è una cosa seria
Contraffazione, narcotraffico, tratta di essere umani, reati ambientali, appalti e, crimine che sta emergendo negli ultimi anni, anche traffico di opere d'arte.
Il quadro tracciato dalla Direzione nazionale antimafia nella relazione relativa al 2012 è una fotografia cruda, e preoccupante, del panorama della criminalità organizzata in Italia. Più di 800 pagine che raccontano di un'Italia capovolta, con le mafie che, non accontentandosi del profondo radicamento nel Sud, hanno cercato negli ultimi anni di spostarsi, segretamente e senza farsi notare, nelle regioni del Nord Italia investendo capitali sporchi in attività lecite grazie, soprattutto, alla complicità della zona grigia. Cioè tutti quei personaggi, imprenditori, politici, professionisti che hanno aiutato la criminalità organizzata a piantare le sue radici nei fertili terreni del Nord e a crescere indisturbata.
Infiltrazioni, insediamenti e radicamento, sono le tre fasi della presenza delle mafie in regioni e territori diversi da quelli dove hanno avuto origine. Secondo la relazione della Dna la mafia,
soprattutto la 'ndrangheta calabrese, è radicata al Nord in Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna mentre a forte rischio è il Lazio e sono pericolosi gli insediamenti nelle regioni del Nord Est e del Centro, come l'Abruzzo del post terremoto. Un capitolo della relazione, infatti, è dedicato alle infiltrazioni della criminalità organizzata proprio negli appalti della ricostruzione.
E neanche l'arresto del boss Michele Zagaria, cassiere del clan dei casalesi, ha sconfitto definitivamente la camorra, si legge nelle 840 pagine della Dna. “La fine della latitanza di Michele Zagaria – si legge - assume un significato di straordinario rilievo e costituisce un evento importantissimo anche per ciò che concerne la definizione attuale e futura dei complessivi assetti criminali, non sembra però che ad essa debba ascriversi addirittura la fine del clan dei Casalesi per come lo abbiamo conosciuto almeno negli ultimi venti anni”. La camorra è ancora forte, anche dopo l'arresto negli ultimi giorni di Carmine Schiavone, attuale reggente del clan e figlio di Francesco Schiavone, detto Sandokan.
Diverso il discorso, invece, per Cosa Nostra che, secondo i magistrati della Direzione nazionale antimafia, è in una fase di transizione. La mafia siciliana è ancora fortemente radicata nel territorio ma è in cerca di nuovi capi. Un'ampia parte della relazione è infine riservata alla 'ndrangheta, considerata la più pericolosa criminalità organizzata, capace di essere autonoma, unita, e di infiltrarsi nelle amministrazioni del Sud e del Nord Italia.
A firmare la relazione della Dna è stato il procuratore capo Pietro Grasso, per l'ultima volta. Grasso, infatti, nelle prossime elezioni sarà candidato come capolista nel Lazio al Senato per il Pd. Ma al di là dei risultati delle elezioni a tutti quelli che siederanno sui seggi di Camera e Senato l'appello è di lavorare, insieme, per non disperdere il lavoro delle procure e delle antimafia di tutta Italia e portare avanti, concretamente e senza false illusioni, delle leggi che
mirano a combattere la criminalità organizzata e la corruzione.
La lotta alla mafia è una cosa seria, non sia solo propaganda elettorale.
Gerardo Adinolfi | @gerryadi
The fight against organized crime is a serious matter
Counterfeit, drug traffic, human being traffic, environmental crimes, bribes, and lately, even artistic works traffic.
The situation described by the National Direction against Organized Crime regarding the year 2012 is a cruel, worrying photograph of the current situation of organized crime in Italy. More than 800 pages that tell the story of an upsidedown Italy, with the mafias that - not satisfied enough with the profound presence in the South - have tried during the last few years to move, secretly and without being noticed, in the regions of the North, investing dirty money in legitimate activities thanks to the complicity of the grey area. Which is made of all those people, entrepreneurs, politicians and professionals who have helped the organized crime to plant its seeds in the fertile territories of the North, and grow undisturbed.
Infiltrations, settlements and rooting, these are the three phases of the presence of mafias in regions and territories different from the ones they originate in. According to the report of the DNA the mafia, especially the Calabrian 'ndrangheta, is settled in the North in Lombardy, Piedmont, Liguria and Emilia Romagna, with a great risk for Lazio and dangerous settlements in the regions of North East and Center, such as the post earthquake Abruzzo. One chapter of the report, in fact, is dedicated to the infiltrations of organized crime in the reconstructions contracts.
Not even the arrest of boss Michele Zagaria, who handled the money of the Casalesi clan, has defeated definitely the camorra, we read in the 840 pages of the Dna. "The end of Michele Zagaria's time as a fugitive - we read - has a great significance and constitutes an important event for what concerns the current and future definition of the criminal complexive assets, but it doesn't seem like it will mean the end of the Casalesi clan as we've known it in the last twenty years." The camorra is still strong, even after the arrest of Carmine Schiavone, current regent of the clan and son of Francesco Schiavone, nicknamed Sandokan.
A different matter for Cosa Nostra, which, according to the judges of the Antimafia National Direction, is in a phase of transition. The Sicilian mafia is still strongly radicated in the territory, but is in search of new bosses. A wide part of the report is reserved to the 'ndrangheta, considered to be the most dangerous of organized crime forms, capable of being autonomous, united, and to infiltrate in the administrations of the South and North of Italy.
The judge who signed the DNA report was Pietro Grasso, for the last time. Grasso will infact be candidated at the upcoming elections as the head of the list in lazio at the Senate for PD. But beyond the results of the elections, the call is for all those who will sit in Parliament, to work together, in order not to waste the hard work of the antimafia teams on the entire territory, and bringing forward, concretely and without false illusions, laws that aim to fight organized crime and corruption.
The fight against the mafia is a serious thing, let's not make it just elections propaganda.
Gerardo Adinolfi | @gerryadi
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martedì 25 settembre 2012
#amiainsaputa: fenomenologia dello sperpero (e della non ammissione)
Ci risiamo.
C’era una volta Rutelli, che saputo di Lusi corse dall’Annunziata per dichiararsi estraneo ai movimenti all’interno dell’ex Margherita. Con quel dettaglio, trascurabile, che a capo dell’ex Margherita c’era proprio lui. E c’era anche Vasco Errani, governatore dell’Emilia Romagna. Quello che aveva dato, ma non lo sapeva, un milione di euro al fratello per la sua cooperativa.
Come dimenticare, poi, Formigoni: qualcuno gli aveva pagato le vacanze e lui, meschino, ne era completamente all’oscuro - se avesse dichiarato che qualcuno gli avesse fatto anche la valigia, sarebbe stato più credibile, viste le camicie.Al ministro Scajola, poi, era successa quella cosa curiosa: una casa vista Colosseo in regalo. Ah si, ovviamente: a sua insaputa.
Vien da ridere, ma la lista si è allungata.
Deludente quanto il finale del Titanic, quando lo guardi per la decima volta e ancora speri, in un attimo di nonsense, che Leonardo di Caprio sopravviva. E spudoratamente prevedibile, come Berlusconi che promette di abolire l’IMU e non si fa vivo ad Atreju.
Perché non basta presentarsi in tv: l’evergreen “a mia insaputa” è stato tradotto in un delicatissimo “scopro oggi che”, ma il risultato è lo stesso; la Polverini a Piazza Pulita non sorprende, non stupisce, cade dalle nuvole e sgrana gli occhioni meravigliata. Tanto che, se mai fosse stata credibile, era da chiedersi come diamine avesse fatto, una così, ad arrivare a dirigere la Regione. Ma credibile non lo è stata, e se n’è accorta da sola: una fragile difesa e il faccino sorridente di una che ci costa 12.000 euro al mese e pretende che noi, da questa parte, ci accontentiamo dei “non sapevo”, o dello scaricabarile con la precedente direzione (“Questo sistema viene da molto lontano”). Insomma, qua qualche taglio si deve fare, ma non (solo) quelli di cui si è discusso in Consiglio - qualche testa deve cadere, o sarà l’ennesimo vaso di Pandora scoperchiato e poi riposto, nella burla collettiva, di nuovo nella credenza.
Delle paventate dimissioni, del resto, nemmeno l’ombra almeno fino a ieri sera: dopo le teatrali minacce dello scorso lunedì pareva aver ritrovato la fiducia in se stessa dando il via all’operazione di pulizia all’interno del Pdl all'interno della regione Lazio. La stoccata, in risposta a Bersani, pareva essere la chiave di volta (o una di esse) su cui sorreggere tutto: "Dice che mi devo dimettere ma mi deve spiegare perché non lo ha fatto lui davanti alle vicende Lusi e Penati". Perché basterebbe così poco, per distinguersi da una sinistra che non si aiuta; buffo, basterebbe un centro destra non migliore di se stesso, ma che semplicemente esca vincitore dal confronto, per accaparrarsi se non voti, quantomeno approvazione.
Eppure l’uomo dietro al partito, l’attaccamento alla poltrona - oltre il colore politico - la fa da padrone: ecco che, puntuale, la Polverini si uniforma al mood della non ammissione e si confonde, inesorabile, nel mucchio scaricando a zero, durante la conferenza stampa, su molti di quelli che le ruotavano attorno e di cui, come in altre vicende simili, era quasi impossibile non sapesse niente. Ora la chiave di volta si è rotta, il castello sta piano piano sgretolandosi e la Polverini, più che aver deciso di dimettersi, è apparsa come una costretta a scansarsi dall'inevitabile peso delle macerie politiche.
Carol Verde | @car0lverde
I didn't know: phenomenology of waste
Here we go again.
There was Rutelli, who as soon as he knew about Lusi ran to Annunziata to declare himself unaware of the movements inside the ex Margherita. With the small detail that he was the head of the ex Margherita.
And then there was Vasco Errani, governor of Emilia Romagna. The one who gave, not knowing, one milion euro to his brother for his cooperative business.
How to forget Formigoni: someone had paid for his vacations and he - poor devil - was totally unaware of it - if he had declared that someone else had also prepared his suitcase, he would have been more credible, judging by the shirts.
Minister Scajola also had a strange experience: he got an appartment with a view on the Colosseum as a gift. Of course, he didn't know.
It's almost to laugh of, but the list has grown longer.
Disappointing like the finale of the Titanic, when you watch it for the tenth time and you still hope, in a moment of nonsense, that Leo di Caprio will survive. And shamefully predictable, like Berlusconi who promises to cancel the IMU tax and then doesn't show up at Atreju. Because it's not enough to be on TV: the "I didn't know" evergree has been translated ina delicate "only today I discover that", but the result is the same; Polverini at Piazza Pulita doesn't suprise, doesn't say anything new, she falls from the skies and opens her eyes wide in disbelief. So much that, if she had been credible, we should wonder how come someone like her managed to direct the Region. But she wasn't credible, and she realized it by herself: a fragile defense and the smiling face of a woman that costs us 12.000 euro a month and pretends that we cope with "I didn't know", or "this system was like this since a very long time". So, some cuts are needed, or this will be another Pandora box that is opened and then put away in the drawer yet again, in the midst of the collective joke.
Of the promised resignment, by the way, not even a shadow at least until yesterday night: after the theatrical threats of last Monday it seemed that she had regained trust in herself starting the cleaning operation inside the PDL of Lazio. The poke, in response to Bersani, seemed to be the keystone (or one of them) on which to sustain everything: "He says that I should resign but he must explain why he didn't in front of the Lusi and Penati cases". Because it would be so easy to distinguish yourself from a Left that isn't helping; curious, it would be enough to have a center right not better than itself, but that simply wins in the comparison, to gain not votes, but approval.
And yet the man behind the party, the love for the chair - beyond the political color, yet again win it: and so Polverini uniforms herself to the mood of non admission and she gets confused, inesorably, in the midst of the scandal, blaming others during the press conference, many of which were close to her and of which it was impossible that she didn't know anything. Now the keystone is broken, the castle is falling apart and Renata Polverini, more than deciding to resign, seems more like she's constrained to avoid the inevitable weight of the political ruins.
Carol Verde | @car0lverde
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