▼ Il tweet del giorno
Berlusconi: "Presidente della Convenzione? Solo una battuta". Come quando prometteva un milione di posti di lavoro ed il rimborso dell'IMU.
— Il Triste Mietitore (@TristeMietitore) 08 maggio 2013
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venerdì 24 maggio 2013
#Balotelli: simbolo anti-razzista nell'Italia delle etichette
Balotelli-razzismo, Saviano-mafia, Schettino-Concordia. L’elenco delle etichette potrebbe continuare all’infinito.
Personaggi che diventano simbolo, consapevolmente o inconsapevolmente, di qualcosa di più ampio che rischia di ridursi, personalizzarsi, perdere valore. I buu razzisti fanno male, ma non solo quando a riceverli è il calciatore Mario Balotelli. Parlare della mafia è un obbligo, un dovere (a mio avviso dovrebbe essere istituito un programma su mafia e antimafia già dalle scuole elementari) ma non solo quando a scriverne è Roberto Saviano. E fare giustizia di uno dei disastri più gravi degli ultimi anni, e cioè la nave Costa Concordia naufragata all’Isola del Giglio, in Toscana, è una necessità ma non deve diventare notizia solo quando si parla dell’ex comandante Francesco Schettino.
Sono solo tre esempi, tre nomi tra tanti. Tre etichette di cui l’Italia, però, non sembra poter fare a meno. Ed è così che nei giorni subito dopo il naufragio della nave, che il 13 gennaio 2012 ha provocato 32 vittime innocenti e che tuttora giace al largo della piccola isola toscana, è subito nata la contrapposizione. Schettino il cattivo contro De Falco (l’uomo del “Vada a bordo, cazzo!”) diventato l’eroe di turno. Non una novità, ma un modo di vedere il mondo. Così in politica non si vota per il Pdl ma per Berlusconi, non per il Movimento 5 Stelle ma per Grillo. Il Paese ha bisogno di simboli a cui aggrapparsi, creare dicotomie a cui rifarsi. Paralizzarsi su opposizioni che rischiano, però, solo di creare falsi modelli, falsi miti che spostano l’attenzione dal problema più ampio.
Prendiamo Balotelli, ad esempio, diventato il simbolo della lotta al razzismo. Giusto, giustissimo lasciare il campo quando si è sommersi dai buu razzisti. Ed è giusta anche la presa di posizione del ministro per l’integrazione Cecile Kyenge che, dopo i fatti di Firenze dove il Milan è stato contestato alla stazione di Campo di Marte dopo la partita vinta contro il Siena il calciatore del Milan aveva ricevuto, da parte di alcuni tifosi, degli insulti con ululati razzisti: “Non tutti i cori sono razzismo - ha detto il ministro - bisogna essere lucidi per capire quando si parla di razzismo, quando di sport e di una sconfitta sportiva, quando di altre motivazioni".
E’ giusto, quindi, valutare caso per caso per evitare personalismi. E per evitare prese di posizione come quella del tecnico boemo Zdenek Zeman: "Chi fa questi gesti è gente sciocca che si scarica così, però ripeto che per me non è razzismo, è sciocchezza, certa gente non sa nemmeno cosa sia il razzismo" - ha affermato Zeman - "Certamente i comportamenti di Balotelli non sono sempre da esempio, nè per i giovani nè per i vecchi, e ciò influisce".
Un ragionamento, però, sbagliato su più fronti. Il razzismo è figlio dell’ignoranza, della “sciocchezza” e affermare che Balotelli in qualche modo è un provocatore è un grave errore. Per dirla con le parole di Cesare Prandelli, l’allenatore della Nazionale italiana, “è come dire che le donne subiscono violenza perché molte se la vanno a cercare”.
Gerardo Adinolfi | @gerryadi
Balotelli the anti-racism symbol in the Italy of labels
Balotelli-racism, Saviano-mafia, Schettino-Concordia. The list of labels could go on forever.
Characters who become symbols, whether with awareness or not, of something that's much bigger and that risks to shrink, personalize, lose value. The racist booing hurts, but not only when the one receiving it is soccer player Mario Bbalotelli. Talking about mafia is a must (I believe a program about mafia and antimafia should be instituted since elementary school) but not only when the one writing about it is Roberto Saviano. And making justice out of one of the most devastating disasters of the last years, when the Costa Concordia sunk in front of the Giglio island in Tuscany, is a necessity - but it mustn't become news only when talking about ex commander Francesco Schettino.
These are three examples, three names among many. Three labels that Italy doesn't seem to be able to get rid of. And that's how in the days right after the Concordia shipwreck, which on January the 13th 2012 has caused 32 innocent victims and that is still laying on its side just next to the small Tuscany island, the counterposition was instantly created. Schettino the bad gu against De Falco, who has become the hero. Not something new, but a way of seeing the world. Like in politics, you don't vote for PDL but for Bberlusconi, not for the M5S but for Grillo. The country needs symbols to cling on, create dychotomies for safety. Paralizing on oppositions that risk to create false models, false myths that shift attention from the bigger problem.
Let's take Balotelli, for example, the man who has become the symbol of the fight against racism. Right, very right to leave the field when you're overwhelmed by racist booing. And Cecile Kyenge's position after the Florence facts where the Milan has been contested at the Campo di Marte train station after the game won against Siena, the Milan soccer player had received insults with racist shouts: "Not all shouts are racist - the minister has said - you must be very clear in understanding when you talk about racism, when about sports and when about a sports defeat, or other reasons." It's right to evaluate case by case to avoid personalisms. And to avoid positions like the one of technician Zdenek Zeman: "Who does these things are stupid people who relax like this, it's not racism for me, it's stupidity, some people don't even know what racism is" - Zeman stated - "Of course Balotelli's behavior is not always an example, not for young people nor for older people, and that is influential".
A reasoning that is wrong on more than one level. Racism is son of ignorance, of "stupidity" and stating that Balotelli is somewhat of a provocator is a big mistake. To say it with Cesare Prandelli's words, the trainer of the Italian National team, "it's like saying that women are victims of violence because many of them are looking for it".
Gerardo Adinolfi | @gerryadi
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venerdì 1 marzo 2013
La #cultura non ce l'ha fatta
Ieri sono entrato in una libreria, e mi sono perso. Uno smarrimento felice, non di quelli che ti costringono a cercare la strada di casa, o a tentare di buttar giù, senza successo, due parole nella lingua del posto agitando le mani, come a dire, “ma come fai, tu, a non capirmi”.
Perdersi tra gli scaffali, respirare il profumo dei libri, vagare senza meta tra i settori: narrativa, poesia, saggistica, letteratura straniera. Quando mi sono reso conto di quanto tempo era trascorso mi sono accorto anche di avere quattro libri in mano, ognuno, a suo modo, importante. Libri che mi avevano scelto, e non io loro, che erano balzati alla mia vista distinguendosi tra tanti simili. Non meno importanti, ma soltanto non adatti in quel momento. Magari passi decine e decine di volte davanti a “quello” scaffale in cerca di “quel” libro ma lui sbuca all’improvviso, quando sente che il momento è adatto. E farà finta che sia tu ad averlo scelto, lasciandoti la facoltà di raccontare agli amici: “Ho scoperto proprio un bel libro”, quando invece è stato lui a lasciarsi scoprire. Dovrebbero dedicare una giornata alla bellezza senza tempo delle librerie. Organizzarci gite con le scuole, portarci i bambini fin da piccoli per abituarli. E invece, le librerie, chiudono.
Mortificate dall’immediatezza degli store online, schiacciate tra affitti troppo alti e cali nelle vendite, vittime della stretta creditizia e delle grandi catene che hanno tutto, e attirano tutti. Le librerie chiudono, in Italia e non solo. Negli Stati Uniti Barnes & Nobles chiuderà un terzo delle librerie nel prossimo decennio. Nel nostro paese la situazione è forse anche peggiore. A Milano, già nel 2009, aveva chiuso la storica libreria Porta Romana, dopo 32 anni di attività. A Firenze, in sei mesi, sono state chiuse la libreria del Porcellino, la Marzocco, la Edison e, da fine maggio, anche la Libreria dei Servi.
Tutti colpiti dallo stesso virus, dalla stessa malattia senza vaccino e che solo lo Stato, con sgravi fiscali e vantaggi anche per le piccole librerie, potrebbe arginare. «Siamo andati controcorrente aprendo in un periodo di crisi - ha raccontato a Repubblica Firenze Massimiliano Chiari, il titolare della Libreria dei Servi di Firenze che chiuderà dopo solo tre anni e mezzo di attività - Siamo stati anacronistici ma speravamo di farcela. E invece.»
E invece, ancora una volta, la cultura non ce l’ha fatta.
Gerardo Adinolfi | @gerryadi
Culture didn't make it
Yesterday I entered a library and I got lost. A happy kind of confusion, not the one that makes you search for your way home, or try to write, unsuccessfully, two words in another language waving the hands.
Get lost among the shelves, breathe the smell of books, wander around the different sections: narrative, poetry, foreign literature. When I realized how much time had gone by, I also realized I had four books in hand, each of which important in their own way. Books which had chosen me, and not I them, books which had come to my attention among many other similar ones. Not less important, but only not right for that moment. Perhaps you may walk dozens of times in front of that shelf looking for that book, but it comes out suddenly, when it feels the moment is right. And it will pretend it was you to choose it, giving you the possibility to tell your friends: "I discovered a great book", when it was actually the book who let itself be discovered. They should dedicate a day to the timeless beauty of libraries. Organize school trips, take kids to get them used to the environment. But libraries close.
Mortified by the speed of online stores, by rents that are too high and sells that don't go very well, victims of the credit and of the great chains that have everything and attract everyone. Libraries close, and not only in Italy. In the USA, Barnes & Noble will close one third of its libraries in the next decade. In our country the situation is maybe even worse. In Milan, already in 2009, the historical library Porta Romana had closed, after 32 years of activity. In Florence, in a matter of 6 months, the Porcellino, Marzocco, Edison and Libreria dei Servi have all closed the doors.
All hit by the same virus, by the same disease without a vaccine and that the State alone, with fiscal help and advantages for small libraries as well, should stop. "We've gone against the tide by opening in a time of crisis - Massimiliano Chiari, the owner of the Libreria dei Servi in Florence which will close after only three years and a half of activity said to Repubblica - we've been anachronistical but we hoped to make it. But."
But, once again, culture didn't make it.
Gerardo Adinolfi | @gerryadi
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giovedì 7 febbraio 2013
La lotta alla #mafia è una cosa seria
Contraffazione, narcotraffico, tratta di essere umani, reati ambientali, appalti e, crimine che sta emergendo negli ultimi anni, anche traffico di opere d'arte.
Il quadro tracciato dalla Direzione nazionale antimafia nella relazione relativa al 2012 è una fotografia cruda, e preoccupante, del panorama della criminalità organizzata in Italia. Più di 800 pagine che raccontano di un'Italia capovolta, con le mafie che, non accontentandosi del profondo radicamento nel Sud, hanno cercato negli ultimi anni di spostarsi, segretamente e senza farsi notare, nelle regioni del Nord Italia investendo capitali sporchi in attività lecite grazie, soprattutto, alla complicità della zona grigia. Cioè tutti quei personaggi, imprenditori, politici, professionisti che hanno aiutato la criminalità organizzata a piantare le sue radici nei fertili terreni del Nord e a crescere indisturbata.
Infiltrazioni, insediamenti e radicamento, sono le tre fasi della presenza delle mafie in regioni e territori diversi da quelli dove hanno avuto origine. Secondo la relazione della Dna la mafia,
soprattutto la 'ndrangheta calabrese, è radicata al Nord in Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna mentre a forte rischio è il Lazio e sono pericolosi gli insediamenti nelle regioni del Nord Est e del Centro, come l'Abruzzo del post terremoto. Un capitolo della relazione, infatti, è dedicato alle infiltrazioni della criminalità organizzata proprio negli appalti della ricostruzione.
E neanche l'arresto del boss Michele Zagaria, cassiere del clan dei casalesi, ha sconfitto definitivamente la camorra, si legge nelle 840 pagine della Dna. “La fine della latitanza di Michele Zagaria – si legge - assume un significato di straordinario rilievo e costituisce un evento importantissimo anche per ciò che concerne la definizione attuale e futura dei complessivi assetti criminali, non sembra però che ad essa debba ascriversi addirittura la fine del clan dei Casalesi per come lo abbiamo conosciuto almeno negli ultimi venti anni”. La camorra è ancora forte, anche dopo l'arresto negli ultimi giorni di Carmine Schiavone, attuale reggente del clan e figlio di Francesco Schiavone, detto Sandokan.
Diverso il discorso, invece, per Cosa Nostra che, secondo i magistrati della Direzione nazionale antimafia, è in una fase di transizione. La mafia siciliana è ancora fortemente radicata nel territorio ma è in cerca di nuovi capi. Un'ampia parte della relazione è infine riservata alla 'ndrangheta, considerata la più pericolosa criminalità organizzata, capace di essere autonoma, unita, e di infiltrarsi nelle amministrazioni del Sud e del Nord Italia.
A firmare la relazione della Dna è stato il procuratore capo Pietro Grasso, per l'ultima volta. Grasso, infatti, nelle prossime elezioni sarà candidato come capolista nel Lazio al Senato per il Pd. Ma al di là dei risultati delle elezioni a tutti quelli che siederanno sui seggi di Camera e Senato l'appello è di lavorare, insieme, per non disperdere il lavoro delle procure e delle antimafia di tutta Italia e portare avanti, concretamente e senza false illusioni, delle leggi che
mirano a combattere la criminalità organizzata e la corruzione.
La lotta alla mafia è una cosa seria, non sia solo propaganda elettorale.
Gerardo Adinolfi | @gerryadi
The fight against organized crime is a serious matter
Counterfeit, drug traffic, human being traffic, environmental crimes, bribes, and lately, even artistic works traffic.
The situation described by the National Direction against Organized Crime regarding the year 2012 is a cruel, worrying photograph of the current situation of organized crime in Italy. More than 800 pages that tell the story of an upsidedown Italy, with the mafias that - not satisfied enough with the profound presence in the South - have tried during the last few years to move, secretly and without being noticed, in the regions of the North, investing dirty money in legitimate activities thanks to the complicity of the grey area. Which is made of all those people, entrepreneurs, politicians and professionals who have helped the organized crime to plant its seeds in the fertile territories of the North, and grow undisturbed.
Infiltrations, settlements and rooting, these are the three phases of the presence of mafias in regions and territories different from the ones they originate in. According to the report of the DNA the mafia, especially the Calabrian 'ndrangheta, is settled in the North in Lombardy, Piedmont, Liguria and Emilia Romagna, with a great risk for Lazio and dangerous settlements in the regions of North East and Center, such as the post earthquake Abruzzo. One chapter of the report, in fact, is dedicated to the infiltrations of organized crime in the reconstructions contracts.
Not even the arrest of boss Michele Zagaria, who handled the money of the Casalesi clan, has defeated definitely the camorra, we read in the 840 pages of the Dna. "The end of Michele Zagaria's time as a fugitive - we read - has a great significance and constitutes an important event for what concerns the current and future definition of the criminal complexive assets, but it doesn't seem like it will mean the end of the Casalesi clan as we've known it in the last twenty years." The camorra is still strong, even after the arrest of Carmine Schiavone, current regent of the clan and son of Francesco Schiavone, nicknamed Sandokan.
A different matter for Cosa Nostra, which, according to the judges of the Antimafia National Direction, is in a phase of transition. The Sicilian mafia is still strongly radicated in the territory, but is in search of new bosses. A wide part of the report is reserved to the 'ndrangheta, considered to be the most dangerous of organized crime forms, capable of being autonomous, united, and to infiltrate in the administrations of the South and North of Italy.
The judge who signed the DNA report was Pietro Grasso, for the last time. Grasso will infact be candidated at the upcoming elections as the head of the list in lazio at the Senate for PD. But beyond the results of the elections, the call is for all those who will sit in Parliament, to work together, in order not to waste the hard work of the antimafia teams on the entire territory, and bringing forward, concretely and without false illusions, laws that aim to fight organized crime and corruption.
The fight against the mafia is a serious thing, let's not make it just elections propaganda.
Gerardo Adinolfi | @gerryadi
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martedì 22 gennaio 2013
#Tav, la solita storia tutta italiana
La cattiva notizia è che la procura di Firenze, come hanno raccontato i quotidiani, ha indagato 31 persone, in tutta Italia, per truffa, corruzione, smaltimento abusivo di rifiuti e associazione a delinquere nell'inchiesta sulla costruzione dell'alta velocità nel nodo fiorentino. La buona notizia...la buona notizia, come sempre più spesso accade, non c'è.
Trentuno indagati: funzionari, dirigenti, tecnici, e addirittura addetti alla vigilanza degli appalti e del corretto funzionamento dei lavori per il passante fiorentino della Tav, un lungo tunnel che avrebbe dovuto attraversare Firenze e che sarebbe dovuto essere scavato dalla maxitrivella ribattezzata “Monna Lisa”. Un gigante quasi del tutto montato ma mai messo in funzione e che ora è sotto sequestro, insieme al cantiere di Firenze Campo di Marte, per ordine della procura.
Subito dopo la notizia è riscoppiata la polemica. Qualcuno ha ribattezzato la giornata come “la vittoria dei No Tav”. Ognuno ha detto la sua: le ragioni del no, le ragioni del sì. Eppure l'inchiesta della procura ha sorpreso anche chi da anni si batte contro la costruzione del tunnel fiorentino. “Se le cose stano davvero così, ancora una volta la realtà degli affari made in Italy supera la fantasia: saremmo di fronte al gotha del peggio - ha dichiarato l'associazione Idra, da sempre contraria alla Tav - Se le cose stanno davvero così, le carte disvelerebbero un’osmosi perversa, poco meno che terrificante, fra potere politico, committenza pubblica, appaltatori privati e criminalità organizzata”.
Perché quello che fa rabbia, come cittadino italiano, è il come le grandi, medie o piccole opere vengono bloccate. Ci sarebbero tante ragioni e validi motivi per essere favorevoli, o meno favorevoli, all'alta velocità. Si può essere o meno d'accordo con chi pensa che sia "un'opera indispensabile per il futuro della Toscana e di Firenze e un importante investimento per rilanciare il lavoro e l'occupazione”, come ha dichiarato il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.
Così può essere o meno d'accordo con gli abitanti del Mugello (tra Firenze e Bologna) che protestano per i danni irreversibili alle falde acquifere e con le associazioni No Tav da sempre contrari al sottoattraversamento nella città patrimonio mondiale dell'UNESCO. Ma quello che fa rabbia è che qualsiasi opera venga o debba essere fatta in Italia corre il rischio di essere bloccata non per scelta dei cittadini, o di chi i cittadini li governa ma dagli interessi di pochi.
Assunzioni di parenti e amici in cambio di pareri ministeriali positivi, appalti per l'impresa di famiglia in cambio di contatti politici o economici. Nelle carte dell'inchiesta della procura di Firenze c'è tutta l'Italia di oggi. Se tutte le accuse dovessero corrispondere a realtà, e trovare fondamento, sarebbe in gioco non solo un tunnel sotterraneo sotto Firenze, ma l'essenza stessa del buon governo e della democrazia.
Gerardo Adinolfi | @gerryadi
TAV and the old same Italian story
The bad news is that the Florence police, as the newspapers have stated, is inquiring 31 people, in the entire country, for fraud, corruption, abusive disposal of waste and conspiracy in the inquiry on the building of the Florence high speed train. The good news is... well the good news, as more and more often happens, is missing.
Thirtyone are investigated: functionaries, directors, technicians, even some who were supposed to supervise the contracts and the correct functioning of works for the TAV, a long tunnel that was supposed to cross Florence and that should have been excavated by the maxi drill renamed "Monna Lisa". A giant almost completely assembled but never used and that now is confiscated together with the rest of the Firenze Campo di Marte construction site.
Right after the news, the controversy exploded. Someone called it the day of "the No TAV victory". Everybody expressed their opinion: why not, why yes. And yet this inquiry has surprised even those who have been fighting for years against the building of the Florence tunnel. "If things are truly like this, yet again the reality of made in Italy business goes beyond fantasy: we'd be in front of the gotha of the worst - has declared the Idra association, which has always been against the TAV - If things are truly like this, the documents would unveil a perverse osmosis, terrifying, between political power, public committance, private contractors and organized crime."
Because what really makes the Italian citizen mad is how the big, medium and small works are blocked. There would be many reasons and valid motivations to be favorable, or less favorable, to high speed. You can agree or not with those who think it is "an indispensable work for the future of Tuscany and Florence and an important investment to relaunch work and occupation", as the president of Toscana region Enrico Rossi has stated.
As you can agree or not with the inhabitans of Mugello (between Florence and Bologna) who protest for the irreversible damages to the acquifers, and with the No TAV associations which have always been against building a tunnel beneath a city that is an UNESCO world patrimony. But what really makes people mad is that any work done in Italy runs the risk of being blocked not for the choice of the citizens, or who governs the citizens, but because of the interest of a spare few.
Hiring of relatives and friends in exchange of positive responses from the ministery, contracts for the family business in exchange for political and economical contacts. In the inquiry papers there's all the Italy of today. If all the accusations are true, and find their ground in facts, not only a tunnel beneath Florence would be in danger, but the essence itself of good government and democracy.
Gerardo Adinolfi | @gerryadi
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