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domenica 25 novembre 2012

Armi di distrazione di massa



Scrivo questo articolo mentre dentro di me ci sono emozioni contrastanti. La mia sorellina di 15 anni ha partecipato alle manifestazioni studentesche e il mio cuore si riempie di orgoglio. Orgoglio ma anche tanta vergogna, perché nonostante io abbia partecipato con tutte le mie forze ai movimenti che sono stati stroncati durante il G8 di Genova, le manganellate continuano. 

Vergogna, perché sono una psicologa e mi sento impotente. Certo, nessuno può cambiare il mondo, la nostra professione non può farci peccare di Ubris, possiamo ascoltare, sostenere chi ha un disagio, nulla di più. Oggi voglio proprio scrivere con il cuore in mano. Se ci strappano il futuro, se la politica diventa una vetrina vergognosa in cui vince chi è più telegenico, noi non ne usciremo mai fuori. I poteri forti sono altrove, con le elezioni si faranno cambiamenti di facciata.

Questo non è complottismo, è la cosa più normale del mondo che chi ha il potere tenti di mantenerlo. Non è normale che il 10% della popolazione abbia in mano la ricchezza di un intero paese. Non è normale la plutocrazia. Non è normale che le authority siano state scelte tramite spartizioni di poltrone, non è normale che imbonitori di folle ricalchino gli stili comunicativi di chi anni fa aveva letto la psicologia della folle.

Sulla spartizione tramite poltrone delle authority consiglio di rivedere questa puntata di REPORT : “Camera e Senato eleggono i vertici dell’Agcom e dell’Autorità della Privacy. Due Autorità che dovrebbero essere super partes a garanzia di tutti i cittadini. I partiti invece, continuano a seguire logiche spartitorie”.

Come ci ricorda REPORT, "Prendiamo in esame le più importanti, Consob, Antitrust, Privacy, Agcom, Isvap, Aeeg. Dovrebbero essere indipendenti. I criteri di nomina dei commissari sono diversi per ogni Authority, ma sono sempre il parlamento, i partiti, il governo, i presidenti di Camera e Senato a decidere. Cui prodest?"

GUSTAV LE BON (1841-1931), etnologo e psicologo (fu uno dei fondatori della "Psicologia sociale") nato in Francia a Nogent-Le Retrou, fu il primo psicologo a studiare scientificamente il comportamento delle folle, cercando di identificarne i caratteri peculiari e proponendo tecniche adatte per guidarle e controllarle. Per questa ragione le sue opere vennero lette e attentamente studiate dai dittatori totalitari del novecento, i quali basarono il proprio potere sulla capacità di controllare e manipolare le masse.

Le Bon scrive: "Per comprendere le idee, le credenze che oggi germinano nelle folle, per fiorire domani, bisogna sapere come è stato preparato il terreno. L'insegnamento dato alla gioventù d'un paese, permette di prevedere un po' il destino di quel paese. L'educazione della generazione d'oggi giustifica le più tristi previsioni. L'anima delle folle, in parte, si migliora o si altera con l'istruzione. E' dunque necessario far vedere come l'ha foggiata (l'"imbonitore di turno")".

Tema centrale di Le Bon è : “Nell’anima collettiva, le attitudini intellettuali degli uomini, e di conseguenza le loro individualità, si annullano. L’eterogeneo si dissolve nell’omogeneo e i caratteri inconsci predominano” (pag.52).”

Dopo Le Bon un guru della propaganda fu Bernays, nipote di Freud: inizialmente, Bernays studiò l'opera di Gustav Le Bon, “Psicologia delle folle”, pubblicata nel 1895. Opera di riferimento per molti uomini politici, fu meticolosamenete studiata anche da Lenin, Stalin, Hitler, e Mussolini.

Quest’ultimo commentò: “Ho letto tutta l'opera di Le Bon e non so quante volte abbia riletto la sua Psicologia delle Folle. E' un'opera capitale alla quale ancora oggi spesso ritorno.” Edward, che è di origine ebraica, non proviene da qualche povero shtetl della Polonia o dell’Ucraina, ma dalla borghesia di Vienna, dove nasce nel novembre 1891, la sua famiglia vanta stretti legami di sangue con Sigmund Freud: il padre, Ely, è il cognato del celebre psicoanalista, mentre la madre, Anna, ne è la sorella.

Bernays utilizzerà abilmente questi rapporti di parentela per promuovere le sue attività. Scott Cutlip, storico delle PR, ricorda che “quando qualcuno lo incontrava per la prima volta, non doveva aspettare molto prima che zio Sigmund entrasse nella conversazione. La relazione con Freud era costantemente al centro del suo pensiero e del suo lavoro di consulente”. Nella sostanza, la sua convinzione era che una manipolazione consapevole e intelligente delle opinioni e delle abitudini delle masse, svolge un ruolo importante in una società democratica.

Nasceva così il concetto - caro appunto alla propaganda in chiave politica - secondo cui chi è in grado di padroneggiare questo dispositivo sociale può costituire un potere invisibile capace di dirigere una nazione:

«Coloro che hanno in mano questo meccanismo [...] costituiscono [...] il vero potere esecutivo del paese. Noi siamo dominati, la nostra mente plasmata, i nostri gusti formati, le nostre idee suggerite, da gente di cui non abbiamo mai sentito parlare. [...] Sono loro che manovrano i fili...».

Da Bernays apprendiamo che : “La manipolazione consapevole e intelligente, delle opinioni e delle opinioni delle masse svolge un ruolo importante in una società democratica, coloro i quali padroneggiano questo dispositivo sociale costituiscono un potere invisibile che dirige veramente il paese”. Da una recensione al libro “Propaganda" leggiamo:

Gli aspetti più significativi di quella che oggi viene chiamata la “società della comunicazione” e/o “società dello spettacolo” erano stati individuati e analizzati da Bernays, ben prima di Debord e dei situazionisti. Diversamente da questi ultimi però egli non coltivava utopie rivoluzionarie, anzi era perfettamente integrato nel sistema economico-sociale americano, di cui pur riconoscendone i limiti, apprezzava la sostanziale validità consistente nella grande mobilità sociale, aspetto che aveva consentito il suo folgorante successo.

Attività e opere di Bernays erano note anche fuori dagli Stati Uniti, come ad esempio in Germania. Nel 1933 Joseph Goebbels rivelò a un giornalista americano che lo stava intervistando, come il libro Crystallizing Public Opinion che Bernays aveva pubblicato nel 1923 fosse stato utilizzato per le campagne politiche dei nazional-socialisti. Così per un singolare paradosso della storia un ebreo aveva contribuito all’ascesa al potere di Hitler. Episodio che rivela come l’arma della comunicazione, in tutte le sue forme, sia uno strumento difficile e pericoloso da maneggiare, e le sue ricadute sull’opinione pubblica, soprattutto nei periodi di crisi, non sempre rispondano alle attese. http://www.lafeltrinelli.it/products/9788895962054/Propaganda/Edward_Louis_Bernays.html

Noam Chomsky ha elaborato la lista delle 10 strategie della manipolazione attraverso i mass media. Tra queste spicca la numero uno: La strategia della distrazione.

“L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti."

La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza.

Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).
mentre assistiamo ai tristi teatrini della politica chiediamoci chi è nei posto strategici, chi è dietro le quinte, chi possiede il vero potere. Altrimenti  votare equivale a cadere nel tranello della distrazione.

Barbara Collevecchio | @colvieux



Weapons of mass distraction

I'm writing this article as inside me contrasting emotions battle. My 15 year old sister participated to the students' protests and my heart is filled with pride. Pride but also a lot of shame, because although I participated with all my energies to the movements that have been stricken down during the Genua G8, the beatings continue.

Shame, because I'm a psychologist and I feel powerless. Of course, nobody can change the world, our profession cannot make us sin of Ubris, we can listen, sustain those who have a problem, but nothing more. Today I want to write with my heart in hand. If they take away our future, if politics becomes a shameful exhibition where the winner is the most telegenic, we will never get out of it. The strong powers are elsewhere, elections will only make changes in the facade.

This isn't complottism, it's the most normal thing in the world for those who have power to try to keep it. It's not normal that 10% of the population has the wealth of an entire country in their hands. Plutocracy isn't normal. It's not normal that authorities are chosen by dividing the roles, it isn't normal that crowd leaders copy the communication styles of those that years earlier have read the Psychology of Crowds.

On the division of powers of authorities I strongly suggest watching this episode of REPORT: "House and Senate elect the directors of Agcom and Privacy Authority. Two Authorities that should be above parts and a warranty to all citizens. Parties continue to follow the division logics".

As REPORT reminds us, let's take into account the most important of them: Consob, Antitrust, Privacy, Agcom, Isvap, Aeeg. They should be independent. The nomination criteria are different for each autorhity, but it's still the Parliament, the parties, the government, the presidents of House and Senate that decide. Cui prodest?

Gustav Le Bon (1841-1931), etnologist and psychologist (he was one of the founders of "Social Psychology") born in France in Nogent-Le Retrou, was to first psychologist to study scientifically the behavior of crowds, trying to identify its peculiar characters and proposing adequate techniques to guide and control them. This is the reason why his works were read and carefully studied by totalitarian dictators of the 20th century, who based their power on the capacity to control and manipulate masses.

Le Bon writes: "In order to understand the ideas, the beliefs that today seed in crowds, to blossom tomorrow, we must know how the terrain was prepared. The teachings given to the youth of a country allows to foresee a bit of the destiny of that country. The eduction of today's generation justifies the saddest previsions. The soul of crowds, in part, gets better or more alterated with instruction. Therefore it is necessary to show how it was forged."

A central topic of Le Bon is: "In the collective soul the intellectual attitutes of people, and consequently their individuality, is cancelled. The heterogeneous dissolves in the homogeneous and the inconscious characters prevail".

After Le Bon another propaganda guru was Bernays, Freud's nephew: initially Bernays studied Le Bon's work, "Psychology of Crowds", published in 1895. An important reference for many political men, it was carefully studied by Lenin, Stalin, Hitler and Mussolini. The latter commented: "I've read all of Le Bon's writings and I don't know how many times I've re-read his Psychology of Crowds. It's a capital work to which I often go back."

Edward, who is of Jewish origins, doesn't come from some poor shtetl of Poland or Ukraine, but from Vienna's middle class, where he is born in November 1891, and his family has close blodd links to Sigmund Freud: his father, Ely, is the brother-in-law of the famous analist, while his mother Anna, is the sister.

Bernays will use these links to promote his activities. Scott Cutlip, historian of PR, remembers that "when someone met him for the first time, it wasn't long before uncle Sigmund came into the conversation". The relationship with Freud was constantly at the center of his thoughts and his work as a consultant". In substance, his conviction was that a conscious and intelligent manipulation of opinion and habits of masses has an important role in the democratic society.

"Those who have this mechanism in hand constitute the true executive power of the country. We are dominated, our minds shaped, our taste formed, our ideas suggested, by people we never heard about. It's them who move the wires...".

From Bernays we learn that: "The conscious and intelligent manipulation of opinions and mass opinions has an important role in a democratic society, those who master this social device constitute an invisible power that truly leads the country."

In a review of "Propaganda" we read: "The most significant aspects of what today is called the society of communication and/or the society of shows had been found and analyzed by Bernays, well before Debord and the situationists. Unlike the latter, though, he didn't cultivate revolutionary utopias, he was perfectly integrated in the American economical and social system, and although he recognized its limitations, he truly appreciated the substantial avlidity consistent in the great social mobility, an aspect that had ensured its great success. Bernays' activities and works were well known even outside of the United States, for example in Germany. In 1933 Joseph Goebbels revealed to an American journalist that was interviewing him, how the book Crystallizing Public Opinion published by Bernays in 1923 had been used for the political campaigns of the Nazis. And so, for a peculiar paradox of history, a Jew has contributed to Hitler's ascent to power. An episode that reveals how the weapon of communication, in all its forms, is a difficult tool and dangerous to handle, and its relapses on public opinion, especially in times of crisis, not always respond to expectations."

Noam Chomsky has elaborated a list of the 10 manipulation strategies on mass media. Among these, the first one emerges: the strategy of distraction.

"The primordial element of social control is the strategy of distraction, which consists in diverting the attention of the audience from the important problems, and the changes decided by the political and economical élites, with the technique of flooding with continuous distractions and non significant information."

The strategy of distraction is also indispensable to prevent the public from getting interested in essential knowledge, in the areas of science, economy, psychology, neurobiology and cybernetics. Maintaining the Attention of audience diverted from true social problems, imprisoned in topics of no true importance.

Maintaining the audience busy, busy, busy, without time to think, returning to the factory as the other animals (quoted in the text "Silent weapons for quiet wars"). As we assist to the sad shows of politics let's ask ourselves who is in the strategic positions, who is behind the curtains, who has the true power. Otherwise voting is the same as falling in the deceit of distraction.

Barbara Collevecchio | @colvieux

giovedì 25 ottobre 2012

Conversazione aperta sul fenomeno @matteorenzi: @colvieux risponde a @fnicodemo



Proprio ieri Francesco Nicodemo ha scritto un articolo in cui elenca i pregi della campagna elettorale di Matteo Renzi, a proposito del quale ha chiesto un parere a Barbara Collevecchio. Come promesso, Barbara gli risponde puntualmente.

Francesco scrive :

1) Leadership forte: il primo risultato della sfida di Matteo Renzi, quando ancora non era definito il campo di gioco, è aver ottenuto che le primarie fossero aperte, ovvero che chiunque potesse candidarsi a guidare il centrosinistra. Lo stesso Bersani ha compreso che era necessaria una legittimazione popolare per affermare una leadership più forte.

E’ da tempo immemore che frequento militanti prima della Margherita, poi del Pd, per questioni di amicizia personale, quindi ritengo di essere assolutamente a conoscenza del “dinosaurismo” che regna in quei partiti. Quel che mi ha sempre colpita, sin da giovanissima, era andare a cene con questi amici e vedere che i loro dialoghi politici differivano totalmente da quelli che io stessa facevo con militanti di associazioni o cani sciolti, ma fortemente attivi in politiche sociali. Quello che voglio dire è che per via di una sorta di sottomissione psichica agli apparati di partito legati alle correnti, ho visto giovani preoccuparsi più di come ottenere endorsment o potere all’interno delle correnti che attenzione a temi forti come la difesa degli umili e delle fasce poco protette.  In molti articoli ho attaccato il PD per la sua composizione IBRIDA, per come sia nato da un innesto anomalo fatto di dorotei ed ex comunisti. Più di una volta ho scritto dell’incapacità di questo apparato di rinnovarsi e dare spazio ai giovani. Quel che mi preme dire però è questo: ok, Renzi ha rotto il silenzio. Ma l’ha fatto per pesarsi all’interno del partito, per creare ancora una volta una corrente forte e tutta popolare o per vero spirito rinnovatore? L’immagine che mi comunica Renzi è quella di un giovane molto ambizioso, per nulla diverso da quelli che ho conosciuto. Non parlo per pregiudizi e motiverò quel che affermo rispondendo ai punti che seguono.

Nicodemo scrive ancora:

2) Comitati elettorali volontari: in un momento difficile per i partiti tradizionali, mentre chiudono sezioni e circoli, e un’onda di indignazione monta sempre di più a causa dei recenti scandali, è stupefacente vedere la nascita di migliaia di comitati per Matteo Renzi lungo tutta la Penisola.

Anche questo punto mi vede d’accordo. E’ innegabile che Renzi abbia coagulato molta protesta. Furbizia, calcolo o sincerità politica? “In un momento difficile in cui monta la protesta” è facile scagliarsi e far propaganda cavalcando un tema popolare come la “rottamazione”, ma questo tema è cavalcato per opportunismo? Cosa ci dice Renzi circa la sua di Rottamazione futura? E' lecito che un sindaco, come nella peggiore tradizione, molli la sua città affidandola a chi poi? E vada in giro a cavalcare ondate di rancore popolare per la sua ambizione?

Continua Nicodemo:

3) Coinvolgimento dal basso: non ci sono gerarchie, non ci sono riferimenti regionali o provinciali, nessuna struttura partitica nella gestione dei comitati. In questa campagna elettorale, il rapporto è diretto attraverso il sito, i social network, attraverso una strategia di coinvolgimento chiaramente bottom-up.

Anche qui è vero che Renzi, copiando il mito americano e sperando di avere lo stesso successo di Obama, sta coinvolgendo molta gente dal basso. Ma si è chiesto Renzi cosa chiede la base del partito che non lascia ma critica ferocemente? La base del Pd  si è schierata fortemente contro l’udc di Casini e alleanze centriste. Renzi allora ascolta se stesso e le sue ambizioni, fomenta le acredini anti PD o ascolta la base di sinistra del suo partito? Lo vuole possedere e occupare, modificare o cosa? Di quale base stiamo parlando?

4) Rafforzamento della comunicazione online: le prossime saranno le prime elezioni in cui la Rete avrà un peso specifico. Inevitabilmente le primarie anticipano quello che succederà in primavera. Matteo Renzi ha curato moltissimo la comunicazione online.

Guarda questo è davvero un merito che non può attribuirsi il buon Renzino, Grillo e il suo blog parlano da soli, il vero miracolo rivoluzionario del web l’ha fatto lui e lo dico senza essere grillina (com’è noto), ma per amor di verità.

5) Puntare sull’elettorato largo non segmentato: non è una questione solo politica, lo è anche anagrafica. Matteo Renzi, come tutti gli under 40, ha conosciuto l’impegno politico negli anni ’90, dopo la caduta del muro e la fine della prima Repubblica. Un impegno sicuramente di parte, ma non ideologico. Per questo quando Renzi parla all’elettorato ha chiaro in testa la necessità di parlare a tutta la società italiana, o meglio ad un parte largamente maggioritaria.  Mischiando innovazione e modernità, Renzi è riuscito a trovare una chiave linguistica capace di rendersi suggestiva senza mai cadere nell’antipolitica, di accumulare consenso senza cedere al populismo.

Elettorato largo? Dando una carotina a tutti, dialogando con tutti ed essendo vago è facile raccogliere in modo sistematico e calcolato il consenso di persone che non sono di sinistra . Il problema anagrafico è una baggianata perché già nel Movimento 5 stelle si vede un coinvolgimento larghissimo di giovani e non solo. basare la strategia comunicativa sul tema giovani non è populista? Non è cavalcare per opportunismo un tema facile? E poi: quando mai Renzi ha parlato davvero ai giovani? Quando ha parlato o appoggiato la battaglia dei precari? La battaglia per il reddito minimo? Si è scagliato contro i tagli alle scuole, alla cultura e alle università e ricerca? Renzi ha detto che Monti ha lavorato bene e ora spera di sostituirlo. Questi sono fatti. Il giovanilismo non è lotta vera e sincera per i diritti dei giovani. Aggiungo: quando sono stati manganellati gli studenti delle scuole secondarie, Renzi ha aperto bocca per condannare tale violenza?

Ancora Nicodemo:

7) Effetto turn-over: sull’opportunità della parola rottamazione si potrebbe discutere a lungo. Indiscutibile invece l’effetto che il ciclone Renzi ha causato sul gruppo dirigente del PD.

Vero e sacrosanto. Se si guarda da lontano e con brama la leadership prima o poi si tenta di raggiungerla come la Volpe fa con l’uva. Cosa poteva fare se non denigrare i padri per occupare il loro posto? Vorrei che Renzi specificasse quando si auto-rottamerà qualora fosse eletto. Aggiungo: Renzi non voleva rottamare D’Alema quando gli chiese aiuto e sostegno nelle sue primarie a sindaco...

Ottavo punto:

8) Dettare l’Agenda politica: fin qui Matteo Renzi è stato la lepre. Da inseguire su temi, linguaggi e metodi. Quando ai suoi principali competitor la prima domanda che viene posta è, cosa dice di Renzi, cosa ne pensa di Renzi, significa che si sta dominando la scena politica e mediatica. Ma non è solo questo. Renzi non parla quasi mai di coalizione.

Mediaticamente per colpa di un PD dinosauro e infelice Renzi è diventato potente, buca lo schermo con il suo chiacchiericcio e ha il merito di aver messo in crisi personaggi granitici e vecchie cariatidi. Renzi però non è un gentiluomo, non ha mai nominato la Puppato, mai che abbia detto una parola sull’oscuramento della sua candidatura. Allora Renzi è attaccato al suo o fa il bene del PD? Con uno spin doctor come Gori (Grande fratello, etc.) poteva fare meglio. Ci sono stati errori pacchiani nella sua comunicazione, come la cena con gli affaristi e il fatto che Renzi non ha mai e poi mai fatto il giusto distinguo tra economia e finanza. Se i media si occupano di lui è per il clamore, non certo per i contenuti del suo programma.  E questo non è poco.

E per finire :

9) Dialogo con mondi distanti dalla sinistra storica: un candidato Premier deve concedersi il “lusso” di dialogare, prima ancora che risultare credibile, con i grandi investitori. Il fatto che il gotha della finanza milanese abbia voluto incontrare Renzi è un segnale chiarissimo di quanto il candidato sia credibile, un interlocutore valido, fit to lead come direbbero a Londra. Contestarlo non ha fatto altro che alimentare quella flessibilità, quella apertura che – paradossalmente – è il suo maggiore punto di forza.

Renzi non ha nulla a che fare con la sinistra, tanto meno con quella storica che si sente offesa e minacciata da un doroteo benpensante che dialoga allegramente con un mondo, quello della finanza, che ha fatto più danni che altro alla nostra economia, per non parlare di quella globale.  Io dico solo una cosa: cosa si resta a fare in un partito che si definisce di sinistra se non si è neppure lontanamente di sinistra? Cui prodest? Troppo dura creare un nuovo partito: a Renzi conveniva creare una forte corrente popolare e centrista, nonché liberista all’interno del PD. Lungi dall’avere il coraggio di prendere il toro per le corna e creare una casa per chi la pensa come lui, ha pensato in modo opportunista e anche prepotente di impadronirsi di un partito con vocazione di sinistra. Detto questo le colpe sono da imputare al PD stesso e Renzi fa solo il suo mestiere di bravo politicante, furbo e ambizioso.

Barbara Collevecchio | @colvieux


Open conversation about the Matteo Renzi phenomenon: Barbara Collevecchio answers Francesco Nicodemo

A few days ago Francesco Nicodemo wrote an article in which he listed the positive aspects of Matteo Renzi's elections campaign, and asked for Barbara Collevecchio's opinion about it. As promised, Barbara answers on each point.

Francesco writes:

1) Strong leadership: the first result of Matteo Renzi's challenge, when the field wasn't yet defined, is having obtained that the primary elections were open, so that anyone could compete to become the leader of the center-left wing. Even Bersani understood that a strong legitimation from the people was necessary to affirm a stronger leadership.

I've been talking for years with exponents first of the Margherita and then of PD, for matters of personal friendship, so I believe I'm aware of the "dinosaurism" that commands in those parties. What has always impressed me, since I was very young, was going out to dinner with these friends and seeing that their political dialogues were completely different from the ones I did with exponents of associations or independents, but strongly active in social politics. What I want to say is that for some sort of psychic submission to party organs linked to currents, I've seen young people more worried about how to obtain more endorsment or power inside currents than attention to strong topics like defending the poor and the unprotected categories. In many articles I've attacked the PD for its hybrid composition, for who it was born from an unusual mix of dorotheys and ex-comunists. More than once I've written about the inability of this apparatus to renew itself and give space to young people. What I would like to say is this: ok, Renzi broke the silence. But did he do it to weigh more inside the party, to create yet again a strong, popular current, or for true innovator spirit? The image Renzi communicates to me is that of a very ambitious young man, no different from those that I've known. I'm not talking because of prejudice and I will motivate what I'm saying in the following points.

Nicodemo writes:

2) Volunteer elections committees: in a difficult moment for traditional parties, while sections and circles close and a wave of disdain grows because of the recents scandals, it is amazing to see the birth of thousands of committees for Matteo Renzi along the whole peninsula.

I agree on this point as well. It is undeniable that Renzi has coagulated a lot of protest. Cleverness, calculation or political sincerity? "In a difficult moment when a protest grows" it is easy to attack and do propaganda by riding a popular topic such as "scrapping", but is this topic ridden for opportunism? What does Renzi say about his own future Scrapping? Is it right that a mayor, as in the worst tradition, abandons his city leaving it to whom? And goes around riding waves of popular bitterness for his own ambition?

Nicodemo continues:

3) Bottom-up involvement: there are no hierarchies, no regional or province referees, no party structure in the committee management. In this elections campaign, the relationship is direct through the website, social networks, through a strategy of envolvement that is clearly bottom-up.

It is true that Renzi, copying the American myth and hoping to have the same success Obama had, is involving many people from the bottom. But has Renzi asked himself what the base of the party wants, the one he doesn't leave but criticizes so strongly? The base of the PD is strongly against Casini's UDC and centrist alliances. Renzi is listening to himself and his ambitions, does he feed anti PD bitterness or does he listen to the left wing base of his party? Does he want to possess and occupy it, modify it or what? Of what base are we talking about?

4) Reinforcement of online communication: the next elections will be the ones in which the Web will have a specific weight. Inevitably the primary elections anticipate what will happen in Spring. Matteo Renzi has curated online communication very much.

Listen, this is one merit Renzi really can't take for himself, Grillo and his blog speak for themselves, the true revolutionary miracle of the web is his and I'm saying it without being a fan (as it is known), but for love of truth.

Barbara Collevecchio | @colvieux

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