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mercoledì 26 settembre 2012

Lo #spread della Fuffa e il lancio di #HuffPostItalia



E’ arrivata anche la versione italiana dell’Huffington Post, credo che ce ne siamo accorti tutti dalla miriade di commenti che ne salutavano la venuta quasi “messianica”.

Il post che ho trovato più ricco e riassuntivo sull’argomento è quello di Pier Luca Santoro, il Giornalaio, che in La Rivoluzione non è Annunziata, fa un’ottima analisi, soprattutto sul fatto di fare impresa con fini di lucro usando del lavoro non retribuito. Qui andrebbe aperta una lunga riflessione sul concetto di lavoro intellettuale, da Bianciardi ad Abruzzese, che oramai è ridotto a meno di un gadget – costa meno un post che una spilla brandizzata. La domanda non è se è più o meno giusto scrivere gratis, quella può essere una scelta personale, ma diventa: è giusto non pagare il lavoro? Poi francamente vedendo l’attuale parco-blogger dell’Huffington Post mi sembra di essere fra i reduci dei talk-show televisivi.

Una questione che investe molti interessi, dal lavoro alla formazione post scolastica, e soprattutto che dovrebbe far riflettere sul destino dell’industria culturale italiana, che appare molto fosco per chi lavora al suo interno. Ci si riempie la bocca con il concetto di visibilità, parola-monstrum, che vuol dire tutto e nulla, perché per essere visibile non conta essere diversi, acuti e bravi, conta farsi notare. Allora il primo criterio non è più la qualità, ma altro.

Altro punto che alcuni sfiorano solamente è la questione dello specifico dei media. Io non ricordo che un buon direttore di giornale sia stato anche un buon direttore di telegiornale, ad esempio. Ogni media ha un suo linguaggio, dei codici, nonostante possiamo dire che il giornalismo ha dei principi cardine comuni. Però i linguaggi contano, anzi, a mio avviso restano i vari volani di cambiamento, le soglie con cui ci si misura se si vuole tentare innovazione. Allora perché l’Annunziata? Non si diventa “digitale” se si apre un account su Twitter, perché quello che conta è sempre la strategia editoriale, e qui già l’impaginazione sembra molto simile a quella de Il Fatto quotidiano online.

Oppure questo non è un progetto editoriale, questa è un’operazione politica che mira a scontrarsi con un suo opposto informativo, che ho citato prima, perché la questione è sempre più aspra. D’altronde siamo in campagna elettorale.

Simone Corami | @psymonic


The spread of jibberish and the launch of the Italian Huffington Post

The Italian version of the Huffington Post is now here, we probably noticed it thanks to the flood of comments that greeted its almost "divine" arrival.

The post that I found the richest and most complete on the topic is by Pier Luca Santoro, the Giornalaio, that in "The Revolution isn't Annunziata" makes a great analysis, especially on the fact of doing business for revenue using non retributed work. Here a long reflection should be done on the concept of intellectual work, from Biancardi to Abruzzese, that now is worth less than a gadget - a written post is cheaper than a brand pin. The question isn't whether it is right or wrong to write for free, that can be a personal choice, but it should be: is it right not to pay for labor? Then, looking at the current blogger team of the Huffington Post, I feel like I'm among the veterans of television talk-shows.

A matter that invests many interests, from work to post-school formation, and that especially should make us think about the destiny of the Italian cultural industry, that appears very bleak to those who work with it. We fill our mouths with the concept of visibility, monster-word, that can mean everything and nothing, because in roder to be visible you don't have to be different, acute and good at your job, what really matters is getting noticed. So the first criterium isn't quality anymore, it's something else.

Another matter that some only treat in a hurry is the matter of the media specifics. I don't remember any good newspaper director that has also been a good TVnews director, for example. Every medium has its own language and codes, although we can say that journalism has a few main universal principles. But languages are important, and in my opinion they remain the true promoters of change, the barriers you need to tackle if you want to innovate. So why Annunziata? You don't become "digital" by opening a Twitter account, because what really matters is the editorial strategy, and here even the way the whole thing is put together makes it look extremely similar to the Fatto Quotidiano online.

Or this isn't an editorial project, this is a political operation that aims to create a conflict with its informative adversary, that I named earlier, because the matter is getting harsher and harsher. But after all, it's the elections campaign.

Simone Corami | @psymonic

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