▼ Il tweet del giorno

mercoledì 30 maggio 2012

Il #terremoto in Emilia e il deposito di gas naturale sull'epicentro



E' passata poco più di una settimana dal sisma che ha colpito l'area della bassa padana, identificata tra le provincie di Modena, Bologna e Ferrara, e che ha fatto sei vittime e oltre 7000 sfollati. Lo sciame sismico prosegue e, dicono gli esperti, potrebbe proseguire ancora per mesi.  

Con il sisma però, oltre ai drammi e ai danni, sono arrivate sul vassoio della cronaca nazionale anche le polemiche e le preoccupazioni (più che motivate) riguardanti il progetto del mega impianto di stoccaggio Gas che dovrebbe sorgere a Rivara, frazione di San Felice sul Panaro.

Il primo a parlarne è Giovanni Tizian in un articolo del 21 maggio 2012, il giorno dopo il sisma. Lo fa sull’espresso in un articolo in cui viene ricordato come proprio nell’area dell’epicentro, a Rivara di San Felice sul Panaro, “la società Ers (Erg Rivara Storage) vuole realizzare il deposito di gas naturale, presente nel sottosuolo di quell’area. L’impianto permetterebbe di stoccare 3,2 miliardi di metri cubi di gas a 2800 metri di profondità nel sottosuolo”.

Del deposito di Gas si parla da anni nella zona. Dopo il terremoto gli enti locali e i comitati cittadini, che hanno sempre posto dinnanzi al progetto un rigoroso NO, si sono tornati ad interrogare sulla faccenda che rappresenta un interrogativo sia sotto il profilo della sicurezza che della tutela ambientale. Quell’impianto non lo vuole nessuno, nessuno a parte la società in questione e l’onorevole Carlo Giovanardi (PDL), che sulla realizzazione dello stesso ha insistito fortemente. Ancora fino a 20 giorni prima del terremoto, come scriveva anche Tizian. Sulla questione si era mosso anche l’allora governo Berlusconi cercando con un decreto ad hoc di venire incontro alle pretese dell’allora Ministro Giovanardi. Le cronache riportano anche un botta e risposta tra l’ex presidente del consiglio e l’onorevole Giovanardi. Lo trovate a questi due link: 1 - 2.

All'opera si era opposta anche la Lega Nord (come affermava Angelo Alessandri (Lega) in un articolo di Gazzetta di Modena del 29/05/2011) votando per la risoluzione in Commissione Ambiente della Camera. Il Pdl invece si era espresso contrariamente. «Abbiamo cercato una mediazione - ha spiegato Alessandri - ma non l'abbiamo trovata. Nonostante ciò non c'è una spaccatura, anzi ho apprezzato il mancato ostruzionismo che dimostra come Giovanardi abbia posizioni personali».

Ma tornando ad oggi c'è da annotare la dichiarazione di Grayson Nash, amministratore delegato di Ers, che il 23 maggio sera si esprimeva così: «Non sono un sismologo, ma abbiamo coinvolto i geologi dell'Università di Catania. La zona rimane a bassa sismicità» e ancora in riferimento  all'evento sismico del 20 notte: «è del tutto prevedibile ed inferiore alle previsioni nei nostri studi».

Ma a riguardare la fattibilità del progetto, con tutto ciò che ne consegue, vi è anche la relazione ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Interessante da leggere perché analizza e riporta sia le proposte e le analisi del richiedente, sia le verifiche dell’istituto. Chi vi scrive non è un esperto di sismi, ma in alcuni passaggi di quella relazione si fa più volte riferimento alle dinamiche sismiche del territorio. Lungi da me esprimere un giudizio in merito. Mi limito quindi a riportarle:

Riporto alcuni passaggi:

2.2.3.11.3.2 Caratteristiche sismiche della zona

Dall’esame del catalogo sismico INGV (1981-2006) il Proponente (cioè Ers, Erg Rivara Storage) ricava che la zona in esame “è caratterizzata da scarsa sismicità, localizzata fino a profondità crostali di 25 km…Negli ultimi 25 anni si sono verificati sporadici terremoti di magnitudo inferiore a Md 3.5 lungo l’alto strutturale e principalmente a profondità inferiori ai 15 km (vedi figura). Non sono presenti, all’interno del catalogo della sismicità strumentale, sequenze di terremoti ravvicinati nel tempo o sciami sismici. La sequenza sismica più importante avvenuta diversi chilometri a sud ovest dell’area è quella di Reggio Emilia (1996), con repliche che si sono protratte per circa un mese a seguito di un mainshock di ML> 5.0”.


La relazione continua nei suoi passaggi in riferimento al contesto sismico riportando:

4.3.3.1 Analisi geologico-strutturale-sismologica della struttura di Rivara

E’ stato accertato (vedi figura) che la struttura di Rivara è costituita da una piega anticlinale fagliata, sviluppata a seguito della propagazione di un sovrascorrimento sepolto sotto la Pianura Padana. La struttura è ulteriormente frammentata al suo interno in più blocchi, secondo faglie o sistemi di faglie che vengono distinte in faglie di tipo compressivo (sovrascorrimento principale, splay e retroscorrimento) e ulteriori 2 sistemi di faglie (dirette), la cui natura però non viene indicata nel dettaglio. Il serbatoio dello stoccaggio è in posizione di alto strutturale ed è delimitato dal sovrascorrimento principale, dallo splay e dal retroscorrimento verso NE, NW e SW, ma non risulta chiaramente confinato verso SE. La conoscenza di tale assetto strutturale deriva principalmente dai rilievi di sismica a riflessione già realizzati da ENI entro gli anni ‘80 per l’individuazione di giacimenti di idrocarburi e dalla perforazione di alcuni pozzi profondi.



In particolare è stata evidenziata (ERS_04_0_00_R_SUO_01_00, ERS_04_0_00_R_UNI_01_00, ERS_04_0_00_R_DOG_01_00) l’interpretazione geologica di una linea sismica che attraversa l’area della concessione in senso SW-NE, sulla quale sono stati proiettati i pozzi Camurana 2 e Rivara 1 (vedi figura seguente)



Inoltre, a partire dall’interpretazione di tutte le linee sismiche disponibili sull’area è stato sviluppato il modello tridimensionale del sottosuolo, interpretando le linee a partire dagli orizzonti sismici e dalle faglie riconosciute. Interpolando ai nodi di una griglia e tramite apposito contouring, sono state ricostruite le mappe strutturali in tempi doppi riferite agli orizzonti interpretati. Successivamente, operando la conversione nel dominio delle profondità, sulla base della curva tempi-profondità registrata con un check shot sul pozzo San Felice al Panaro 1 e delle velocità intervallari calcolate per gli altri pozzi presenti nell’area, sono state ottenute le profondità in metri dei vari orizzonti sismici. Da ciò discende il modello della struttura, ricostruito però solo per alcuni orizzonti che “delimitano dei gruppi di unità con comportamento geomeccanico comparabile (superficie topografica, top della scaglia, base delle Marne del Cerro, top Lumachella)”. La formazione delle Marne del Cerro a diretto contatto con le rocce del serbatoio costituisce il seal, cioè il sigillo superiore all’eventuale perdita di gas in corrispondenza del culmine del serbatoio, e mostra localmente uno spessore di soli 7 metri. Spessori comunque contenuti sono stati indicati anche nella maggior parte delle perforazioni eseguite nell’area (Camurana 2: spessore 6 m; Spada 1: spessore 26 m; Bignardi 1: spessore 49 m). La sequenza di copertura sovrastante, che è considerata impermeabile e in sovrapressione al pari delle Marne del Cerro, comprende la formazione della Scaglia Rossa, composta principalmente da termini calcarei con livelli marnosi e quindi a potenziale comportamento fragile in conseguenza di intense deformazioni tettoniche. Pertanto, tenendo conto di quanto dichiarato riguardo all’intensa fratturazione dei Calcari grigi di Noriglio, della Maiolica e delle successioni condensate giurassiche sottostanti, è verosimile che anche le Marne del Cerro e soprattutto la Scaglia Rossa possano essere interessate da fratture, anche se in minore entità. L’assunzione dell’impermeabilità della scaglia è basata sullo studio eseguito dalla Schlumberger per sviluppare il modello geomeccanico della struttura a partire dalle analisi petrofisiche e dai logs geofisici eseguiti lungo i pozzi profondi. Lo studio, che è stato condotto per verificare la possibilità di variazioni delle tensioniinterne alla struttura, tali da poter riattivare le faglie e danneggiare l’integrità della roccia di copertura, con il variare della pressione durante le fasi di iniezione del gas, ha concluso che non vi è rischio di rilievo né di riattivazione di faglie né di fratturazione significative delle rocce di copertura. In tale ambito si rimarcano però alcune considerazioni:

• dal confronto tra l’analisi petrofisica eseguita sul tratto 3,750-4,260 metri di profondità lungo il pozzo Spada 1 e il profilo dello stesso pozzo, si evince come all’interno della formazione della scaglia calcarea esistano dei livelli potenzialmente fratturati o almeno con una sensibile permeabilità di matrice. Pertanto, anche perché i dati di perforazione costituiscono sempre dei valori puntuali mentre la caratterizzazione dal punto di vista della permeabilità secondaria per fratturazione è una problematica da valutare alla scala del giacimento, sorgono alcune perplessità riguardo a quanto è stato asserito circa l’evidenza che:

- la roccia di copertura, che includerebbe anche la Scaglia Rossa calcarea, abbia sicuramente un adeguato stato geomeccanico e un comportamento schiettamente plastico e impermeabile;

- la transizione tra roccia serbatoio e roccia di copertura sia effettivamente netta. In definitiva, sebbene la roccia del serbatoio sembra essere stata modellizzata dal punto di vista strutturale abbastanza compiutamente, per quanto riguarda le rocce che costituiscono la copertura (soprattutto la Scaglia) non sembra esserne stata verificata adeguatamente l’integrità strutturale e la continuità laterale.

• non è detto che sia realmente assicurata la tenuta nel fianco rovescio dell’anticlinale, dove è presente lo splay nel sovrascorrimento principale;

• la problematica relativa alla presenza, nella zona degli interventi, di terreni soggetti a possibile liquefazione in seguito al moto sismico non è stata definita con sufficiente dettaglio, considerando la presenza di strutture sismotettoniche attive;

• non è da scartare a priori la possibilità che, essendo presenti giacimenti di metano in posizioni limitrofe e non nella zona di Rivara, dove sono state rilevate solo perforazioni sterili, l’anticlinale in oggetto potrebbe non essere in realtà idonea a fungere da “trappola” per gli idrocarburi.

Infine, è stata descritta una faglia diretta con rigetto circa 950 m nel fianco normale SW dell’anticlinale (§6.2 del documento ERS_02_C_AC_R_AMB_01_000), quindi con risvolti non banali sulla tenuta della struttura stessa, che non ha riscontro nelle varie sezioni interpretative elaborate, e potrebbe pertanto rappresentare un refuso da verificare.


Qui vi rimando al link con la relazione completa, mentre questo è il sito di ambientesaluterivara dove sono disponibili documenti, comunicati e altro materiale inerente al progetto dell'impianto stoccaggio Gas.

La mappatura sismica del paese viene stilata in base alla memoria storica e agli eventi che via via in epoca moderna sono stati studiati e registrati. L'evento sismico del 20 maggio richiederà forse nuove valutazioni. Va inoltre ricordato che il Ministro Clini nei giorni scorsi ha intrapreso una retromarcia sul progetto indicando la necessità di effettuare nuove valutazioni, e pure la regione Emilia Romagna ha ribadito il suo NO: "Le nostre preoccupazioni legate alla sismicità erano fondate - afferma l'assessore Paola Gazzolo - Le ragioni delle nostre contrarietà non possono che essere ribadite con maggior forza".

Ricordiamo inoltre che il progetto aveva avuto assenso sia dal governo Prodi che da quello Berlusconi, oltre ad una strenua difesa da parte dell'On. Carlo Giovanardi.

La questione sull’impianto non è ancora chiusa, da quel che ho capito. Ma dopo il terremoto, i morti, i feriti, i danni, una rivalutazione generale forse è d’obbligo.

Prima di tutto, prima degli interessi, vi è la sicurezza dei cittadini.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83


The earthquake in Emilia and the Gas storage plant on top of the epicentre

Just a bit more than a week has passed since the earthquake that has hit the southern part of the Padanian plane, identified between Modena, Bologna and Ferrara, which has claimed 17 victims and more than 7000 evacuated people. The swarm continues and it might continue for months, experts say. With the earthquake, apart from damages and drama, other issues have been raised, such as the worries (more than motivated) about the project for the huge implant of gas storage that should be built in Rivara, fraction of San Felice sul Panaro.

The first to talk about it was Giovanni Tizian in an article dated May 21st 2012, the day after the earthquake. He writes about it on L'Espresso in an article in which he reminds that in the area of the epicentre, at Rivara - San Felice sul Panaro, "the company ERS (Erg Rivara Storage) wants to realize a natural gas storage implant, since the area is quite rich of it. The implant would allow to stock 3.2 billion cubic metres of gas, 2800 metres under the ground."

In the area there has been talk of the Gas deposit for years. After the earthquake, the local institutions and citizen comittees, which have always said NO to this project, have returned to ask questions about this matter that is quite peculiar, both from a safety and an environment point of view. Nobody wants that plant, nobody apart from the company that should build it and Mr. Carlo Giovanardi (PDL), who has insisted very much on the realization of this project. Up until 20 days before the earthquake, writes Tizian. On the matter the former government Berlusconi tried to intervene by creating a decree to satisfy Giovanardi, who at the time was minister. Newspaper archives also reveal a QA between Berlusconi and Giovanardi at the time. You can find it at these two links: 1 - 2.

Lega Nord had also opposed the project (as Angelo Alessandri stated in an article on the Gazzetta di Modena, dated May 29th 2011) voting for the resolution in Environment Commission in Parliament. PDL had expressed a contrary opinion. "We looked for some common ground - explained Alessandri - but we haven't found it. Nevertheless I have appreciated the lack of obstructionism which demonstrates that Giovanardi has personal positions."

But let's come back to today, it's interesting to note the declaration of Grayson Nash, CEO of ERS, that on May 23rd he said: "I am no sysmologist, but we're involved the geologists of the Catania University. The area remains a low seismicity" and again about the earthquake during the night of May 20th: "it's predictable and inferior to our previsions in our studies."

If we look at the possibility to actual do the project, with all its consequences, there's also the ISPRA (Superior Institute for Environmental Protection and Research) research. Quite interesting to read because it analyzes and explains the proposals and analyses of the requester, and the institute's results. Who writes isn't an expert of earthquakes, but in some passages in that research there are several references to sysmic dyamics of the territory. I'm not here to express any judgement, so I'll simply let you read them:

Here are some passages:

2.2.3.11.3.2 Seismic characteristics of the area

From the examination of the seismic catalogue INGV (1981 - 2006) the Proponent (Ers, Erg Rivara Storage) concludes that the examinated area "is characterized by low seismicity, localized 25km deep... During the last 25 years there have been sporadical earthquakes of magnitude inferior to Md 3.5 along the structure and principally at depths inferior to 15 km (see figure). There are no sequences of earthquakes that are close in time or swarms. The most important seismic sequence happened several km south-west from the area, near Reggio Emilia (1996), with replicas that have lasted for about one month after the ML>5.0 mainshock."

The report continues with the sections about the seismic context:

4.3.3.1 Geological structural seismologic analysis of the Rivara structure

It has been verified (see figure) that the Rivara structure is constituted by a anticline fault, developed after the propagation of an overthrust under the Padanian Plain. The structure is also fragmented in blocks, following faults and systems of faults that are divided in comprehensive faults (principal overthrust, splay and retro-overthrust) and two other fault systems (direct), the nature of which isn't specified in detail. The storage vault is in a position of structural high and is delimited by the principal overthrust, the splay and the retrooverthrust towards NE, NW and SW, but isn't clearly delimited toward SE. The knowledge of this structure derives mainly from seismic reflection analyses done by ENI in the '80s to find hydrocarbons, and from the perforation of some deep wells.

In particular there is a highlight on the geological interpretatio of a seismic line that crosses the area of concession in direction SW-NE, on which the Camurana 2 and Rivara 1 wells have been projected (See figure).


Above is the link with the complete report, and also is the website of AmbientesaluteRivara where there are documents, communications and other materials about the project of the gas storage plant.

The seismic mapping of the country is made from historical memory and events that have happened, have been studied and registered. The seismic event of May 20th will require new evaluations. We must remember that Minister Clini during the last few days has backed down from the project, indicating the need for new evaluations, and the Emilia Romagna region has repeated its NO: "Our worries linked to seismicity were founded - says Paola Gazzolo - the reasons for our denial can only be enforced."

We remind you that the project had the ok both from the Prodi and the Berlusconi governments, a part from a strenuous defense by Carlo Giovanardi.

The issue about the plant is not yet closed, but after the earthquake, the deaths, the wounded, the damages, a general re-evaluation is probably needed.

First of all, before interests, there's the safety of citizens.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83

martedì 29 maggio 2012

Intervistato.com | Corrado Formigli @corradoformigli #ijf12



Per la serie Intervistato Journalism Festival, direttamente dal festival Giornalismo di Perugia, abbiamo avuto il piacere di intervistare Corrado Formigli, conduttore di Piazza Pulita su La7.


La prima domanda ha riguardato l’influenza del giornalismo anche investigativo e di come possa aver influenzato la politica di questi anni. Secondo Formigli l’aspirazione rimane quella di ricoprire il ruolo di watchdog del potere anche se poi non riesce molto spesso. Anzi, aggiunge che “spesso i giornalisti italiani più che cani da guardia sono cagnolini da compagnia“.

Come in tutte le professioni però, precisa Formigli, ci sono le eccezioni. Alcuni coraggiosi ci sono, la situazione in Italia sta migliorando ed “è nata una nuova generazione di giornalisti con un concetto di indipendenza molto accentuato”.

In Italia comunque riuscire a far dimettere un politico non è semplice e non basta, come ricorda il giornalista e come ci ricorda anche la cronaca, un mutuo agevolato o la compravendita di una casa a prezzi stracciati per minare la sua stabilità.

La situazione all’estero ovviamente è molto diversa. Ci sono politici che per un muto con un tasso leggermente agevolato si sono dovuti dimettere. [video]

Abbiamo chiesto a Formigli come secondo lui evolverà la situazione in futuro. Anche se non sono riusciti a far dimettere i politici, ci dice, “speriamo di essere riusciti ad orientare e informare l’opinione pubblica verso una classe politica che o si assume le responsabilità verso il proprio paese oppure va a casa“. [video]

Affrontando poi il tema di una possibile integrazione tra il giornalismo fatto in televisione e la parte online, compresa quella riguardante la User-Generated Content come tweet o commenti inviati durante la trasmissione. Formigli spiega come esista un interazione da parte del pubblico in questo senso e ci rivela che alcuni politici, i “più avveduti”, i giornalisti e gli ospiti in generale non solo twettano durante la diretta, ma leggono pure quello che gli utenti scrivono e orientano il loro intervento sulla base di quello che viene detto su di loro e su quel che si sta succedendo online in merito alla trasmissione. [video]

C’è ancora qualcuno che non lo fa, e secondo Formigli sono “un tantino sprovveduti”.

Vi invitiamo a vedere l'intervista completa!

Maria Petrescu | @sednonsatiata
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti


Intervistato.com | Corrado Formigli #ijf12

For the Intervistato Journalism Festival Series, directly from the Journalism Festival in Perugia, we had the pleasure of interviewing Corrado Formigli, conductor of Piazza Pulita on La7.

The first question was about the influence of journalism and investigative journalism in politics during the past few years. Formigli believes the goal is to be a power watchdog, even though we don't manage to do it so well here in Italy. Most often Italian journalists are more company dogs than watchdogs.

As in all professions, though, there are exceptions. There are some brave journalists, the situation is getting better and there's a whole new generation of journalists with a concept of independence that is very marked.

In Italy, getting a politician to resign isn't an easy task, though: a cheap loan or a cheap house aren't enough to make them go away.

The situation abroad is quite different. There are politicians that for a slightly cheap loan had to resign. [video]

We asked Formigli how he thinks the situation will evolve in the future. Even though they didn't manage to make politicians resign, "we hope we managed to orient and inform the public opinion on a political class that either takes responsibility or has to go home." [video]

Dealing with the issue of a possible integration between TV jurnalism and the online part, including the one regarding the UGC such as tweets or comments sent during the show. Formigli explains the interaction from the public in this direction and that the most computer savvy politicians, journalists and guests in general not only tweet when they're on air, but they also read what user write and orient their answers on the base of what is being said about them and what is happening in that precise moment. [video]

We invite you to view the interview!

Maria Petrescu | @sednonsatiata
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti

lunedì 28 maggio 2012

Intervistato.com | Alessio Jacona @alessiojacona #ijf12



Per la serie Intervistato Journalism Festival direttamente dal Festival del giornalismo di Perugia, abbiamo avuto il piacere di intervistare Alessio Jacona, giornalista ed esperto di nuovi media italiano.


La prima domanda posta riguarda proprio il mestiere del giornalista e come eso sia cambiato attraverso e grazie ai nuovi media digitali. Jacona descrive questo momento come il vertice di una evoluzione che perdura da anni e che in un primo momento è stata accolta con diffidenza e resistenza dagli addetti ai lavori, i quali tuttavia ora si trovano ad accettarla come un dato di fatto, domandandosi come gestirla. [video]

Cita poi Mark Jones della Reuters che dice: “il mestiere del giornalista si sposta dallo scoop a tutti i costi alla content curation“. Il ruolo del giornalista cambia, continua Jacona, nel momento in cui il giornalista è online e le notizie (gli scoop) è in grado di intercettarle intervenendo a posteriori sfruttando tutti gli strumenti offerti dalla rete e dai media tradizionali andando a creare un approfondimento, una contestualizzazione ed una analisi della storia che solo la competenza del giornalista può produrre. Un ruolo quindi non di filtro ma di strutturazione dell’informazione. [video]

Ci siamo poi fatti spiegare cosa sia la content curation che, secondo Jacona, è il saper scegliere gli strumenti e riconoscere quelle che sono le vere notizie, raccogliendole e poi “ricostruendole dentro un frame nuovo più ricco, perché completo di rimandi e di uno storytelling” basato sul materiale raccolto ma frutto della competenza” per poi rilanciarlo su quegli stessi strumenti da cui i vari frammenti sono stati raccolti. [video]

Ultimamente abbiamo visto un grande interesse verso un cambiamento degli strumenti da cui un giornalista (e non solo) può reperire e veicolare le notizie. La tendenza svolta verso una forma più Visual ma anche più facile da utilizzare per gli stessi utenti. Abbiamo chiesto cosa e in che modo questo potrebbe cambiare le cose nella fruizione del servizio. Prima di entrare nel vivo della risposta Jacona cita nuovamente una massima (che è poi anche una verità) di Jones: “le informazioni stanno su Twitter, il pubblico su Facebook” dove nel primo le notizie scorrono a macchia d’olio mentre nel secondo rimangono chiuse in un contesto più circoscritto ma non per questo privo poi di pubblico.

Detto questo tornando alla domanda Jacona ci conferma che è indubbio il grande successo di quella comunicazione basata su infografiche o immagini complesse in cui sono riassunte grandi quantità di dati, modello che però vira nuovamente “verso una semplificazione dell’informazione nel tentativo di renderla più fruibile o accessibile a chi quell’informazione non è più abituato a leggerla o non ne ha più tempo per leggerla“. Cita il caso di Pinterest, social network che si basa proprio sulla condivisione di immagini. Si possono trovare “foto notizia” dove in una sola immagine è racchiuso il senso e il succo della notizia, l’estrema sintesi del giornalismo, oppure infografiche (la maggioranza) dove sono racchiusi, organizzati e resi immediatamente fruibili anche a non esperti grandi quantità di dati. Questo però, nonostante la sua popolarità, non sarà il futuro dell’informazione ma più facilmente sarà parte integrante di un contesto più ampio. [video]

Abbiamo poi parlato ancora di informazione, social network e integrazione tra gli stessi. Per approfondire quanto scritto qui sopra vi rimando quindi alla visione della nostra video intervista.

Buona visione!

Maria Petrescu | @sednonsatiata
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti


Intervistato.com | Alessio Jacona #ijf12

For the Intervistato Journalism Festival series, directly from Perugia, we had the pleasure of interviewing Alessio Jacona, Italian journalist and new media expert.

The first questions is about the work of the journalist and how it's changed thanks to new digital media. Jacona decribes this moment as the climax of an evolution that has lasted years and that at first has been received with skepticism and resilience by those who work in the field, and that now have accepted it as a fact, asking themselves how to manage it. [video]

He then quotes Mark Jones from Reuters and says: "the journalist's goal changes from the scoop to content curation". The role of the journalist changes, continues Jacona, in the moment in which the journalist is online and he is able to find news (scoops) by acting afterwards, and taking advantage of all the tool offered by the web and by traditional media, creating an in depth analysis, giving context and analyzing the story in a way that only a journalist's competence can allow. Not only a filter, but an important figure that gives structure to information. [video]

He also explained what content curation is, and he believes it's knowing how to choose your tools and recognize true news, gathering them and then "rebuilding them in a new, richer framework, because it is complete with a storytelling and references, based on the material that has been gathered, but also the result of competence" with the aim of relaunching it on those same tools from which the various fragments have been collected. [video]

Recently we have seen a great interest towards a change in the tools on which a journalist (but not only) can find and spread news. The trend is going in the direction of a more visual and user friendly form. We asked how this may affect the modalities of fruition of the service. Before answering, Jacona quotes Jones again: "information is on Twitter, the audience is on Facebook". In the former news spread like wildfire, in the latter they remain closed in an encircled context, but this doesn't mean it doesn't have any audience.

That being said, Jacona says that the great success of communication based on infographics and complex images is undeniable: great quantities of data are synthetized in them, but this is a model that goes toward a "semplification of information in the attempt of making it more easily understood or accessible to those who aren't used to reading that kind of information anymore, or don't have enough time to do so". You can find "photo news", where in one single image there's the sense and juice of the news, the extreme synthesis of journalism, or infographics (the majority) where great amount of data are organized and available to anyone, non experts as well. [video]

We also talked about information, social networks and their integration. For more details and insights, please view the video interview!

Enjoy!

Maria Petrescu | @sednonsatiata
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti

domenica 27 maggio 2012

#TgWild 26.05.12 - "La casta dei ciclisti!"



Dopo le ultime due settimane di interruzione, torna l'appuntamento settimanale con il TgWild, la rassegna satirica di alcune delle notizie più interessanti della settimana.


Il Presidente dello IOR Ettore Gotti Tedeschi è stato sfiduciato all'unanimità dal Consiglio di Sovrintendenza della Banca Vaticana. Nonostante abbia espresso il desiderio di dire la verità a smentire le accuse nei suoi confronti, Gotti Tedeschi ha preferito preservare la tranquillità del Santo Padre.

La soubrette dominicana Marysthell Polanco, interrogata dal giudice nell'ambito del Processo Ruby, ha dichiarato di essersi travestita da Boccassini, Obama e Whitney Houston per divertire l'ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi durante le feste "burlesque" ad Arcore.

"La minaccia anarco-insurrezionalista non va assolutamente sottovalutata: oggi è il vero terrorismo che può offendere il Paese". Lo ha detto, a margine alla cerimonia per i 160 anni della Polizia, il capo della Polizia Antonio Manganelli.

La Santa Sede ha scoperto e arrestato il "corvo" che portava fuori dalle mura vaticane documenti riservati: si tratta di Paolo Gabriele, aiutante di camera di Papa Benedetto XVI. L'accusato si trova in una camera di sicurezza, a disposizione della magistratura vaticana per ulteriori accertamenti.

Silvio Berlusconi, durante una conferenza stampa, ha affermato che insieme al PDL si lavora già da diverso tempo a una proposta di rinnovamento delle istituzioni, per far passare l'Italia a un semi-presidenzialismo alla francese. Berlusconi non ha negato il suo desiderio di andare al Quirinale in veste di Presidente della Repubblica, un "sogno accarezzato da tempo".

Dalla miniera di reperti archeologici di Piazza Municipio a Napoli dove si lavora alla costruzione della Stazione del metro' affiora uno scheletro che risale al Medioevo. L'archeologa della Soprintendenza Daniela Giampaolo l'ha datato tra il VII e l'VIII secolo.

A Scafati, nella notte tra mercoledì e giovedì, è esplosa una bomba carta in un sexy shop di proprietà di una coppia di coniugi scafatesi. Ancora non chiari i motivi dell'attentato, che fortunatamente non ha causato vittime.

Vi invito a vedere il TG, decisamente più ricco di questa mia sintesi!

Maria Petrescu | @sednonsatiata


#TgWild 26.05.12 - "The caste of cyclists!"

After the last two weeks' break, we're back with the weekly TgWild issue, the satyrical review of some of the most interesting news of the week.

The IOR President Ettore Gotti Tedeschi has been eliminated unanimously by the Supervisory Council of the Vatican Bank. Although he has expressed the desire of telling the truth and prove the accusations against him false, he preferred to preserve the peace of mind of Pope Benedict XVI.

The dominican soubrette Marysthell Polanco, questioned by the judge during the Ruby Trial, has declared that she used to dress up as Ilda Boccassini, Obama and Whitney Houston in order to please the ex premier Silvio Berlusconi during the "burlesque" parties of Arcore.

"The anarcho-insurrectionist threat cannot be underestimated: today it is the true terrorism that can offend the country." These are the declarations, made during the cerimony for the 160 years of Police, by the head of Police Antonio Manganelli.

The Vatican has discovered and arrested the "crow" that was taking classified documents outside the Vatican walls: it is Paolo Gabriele, known as Paoletto, the Pope's butler. Paolo Gabriele is currently in a safety chamber, awaiting dispositions from the Vatican judges for further inquiries.

Silvio Berlusconi, during a press conference, has stated that together with the PDL he has been working for quite a while now at a new proposal to renew Italian instittions and bring them closer to a semi-presidentialism in French style. Berlusconi hasn't denied his wish to go to the Quirinale as President, a "dream he has often dreamed of".

From the mine of archeological findings in Piazza Municipio in Naples, where construction workers are building the new metro station, a medieval skeleton has been found. The archaeologist Daniele Giampaolo has dated it between the VII and the VIII century.

At Scafati, during the night between Wednesday and Thursday, a bomb has exploded in a sexy shop owned by a Scafati couple. The reasons are still unclear, but fortunately the bomb has caused no casualties.

I invite you to view the TG, definitely richer than my brief synthesis!

Maria Petrescu | @sednonsatiata

sabato 26 maggio 2012

Intervistato.com | Roberto Zarriello @robertozar #ijf12



Per la serie Intervistato Journalism Festival direttamente dal Festival del giornalismo di Perugia, abbiamo avuto il piacere di intervistare Roberto Zarriello, noto esperto di social media e comunicazione aziendale.


Per prima cosa abbiamo chiesto quale sia la situazione, per quanto riguarda l’utilizzo di social media, all’interno delle aziende. Zarriello risponde con un esempio che chiama in causa l’informazione: prima si “parlava” di giornalismo digitale e di comunicazione digitale, oggi se ne “discute”, e c’è una netta differenza. Ormai si dà per scontato che non ci sia giornalismo senza nuovi media, senza le nuove forme di comunicazione. Allo stesso modo, non ci si può riferire alla comunicazione aziendale senza tener conto di tutte quelle nuove tecniche che derivano dal mondo dei social media. [video]

Si è parlato spesso della paura delle aziende nei confronti dei social media, ma Zarriello dice che già partire dal concetto di paura è sbagliato. Bisogna invece partire da un ottica di confronto con i nuovi strumenti. Il know-how, l’esperienza, l’etica e la professionalità, come ad esempio quella del giornalista ma anche quella di altre figure non si perde, ma rimane la stessa. Quello che cambia sono gli strumenti, strumenti per cui la parola d’ordine è “crossmedialità”.

L’importante, sottolinea Zarriello, è ricordarsi che al centro rimangono sempre i contenuti. E’ su questo punto che si sottolinea l’impossibilità da parte del mezzo tecnico di sostituire la figura competente che nella scelta e nella cura di quei contenuti mette tutto il suo valore ed esperienza. [video]

Nell’intervista sono stati poi affrontati temi come quelli dell’interazione tra brand e utenti, della produzione di contenuti anche dal basso, contenuti che di quell’azienda possono parlare. La gestione della propria immagine e non solo nell’arena della discussione web, dove non tutto è sempre sotto controllo, e la capacità di interazione, ascolto e confronto sono fondamentali per qualsiasi azienda. [video]

Vi invitiamo come sempre alla visione della video intervista in cui viene approfondita la sintesi di qui sopra.

Buona visione!

Maria Petrescu | @sednonsatiata
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti


Intervistato.com | Roberto Zarriello #ijf12

For the Intervistato Journalism Festival series, directly from Perugia, we had the pleasure of interviewing Roberto Zarriello, well known social media and corporate communication expert.

We asked what the situation is in the use of social media inside companies. Zarriello answered with an example that recalls information: in the past few years we've been talking about digital journalism and digital communication, now we "discuss it", and there's a big difference there. Now it is granted that journalism doesn't exist without new media, without new forms of communication. Also, we can't talk about company communication without taking into account all those techniques that derive from the world of social media. [video]

Many have talked about the fear companies have toward social media, but Zarriello thinks that starting from the concept of "fear" is wrong. We must start from a position of confrontation with new tools. Know-how, experience, ethica and professionalism, such as that of the journalist, aren't lost, they remain the same. What truly changes are the tools, tools for which the keyword is "crossmedia".

The most important thing, says Zarriello, is to remember that content is key. And it is on this aspect that we see the impossibility of the technical tool to substitute the competent figure in the choice and curation of the content, activities in which he puts value and experience. [video]

During the interview we also challenged other themes, such as the interaction between brand and users, the production of content by users, for example criticism towards the company. The image management in the arena of the web discussion, where not everything is under control, and the capacity of interaction and confrontation are fundamental for any company. [video]

We invite you to view the video interview, quite rich in details and insights.

Enjoy!

Maria Petrescu | @sednonsatiata
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti

venerdì 25 maggio 2012

Intervistato.com | Andrea Vianello @andreavianel #ijf12



Per la serie Intervistato Journalism Festival direttamente dal Festival del giornalismo di Perugia siamo riusciti ad intervistare anche Andrea Vianello, conduttore di Agorà, in onda ogni mattina su RAI3.


La prima domanda riguarda l’integrazione dell’attività di giornalismo, anche in televisione, con ciò che avviene online. La stessa Agorà è andata in onda con svariate puntate sul tema. Vianello ci dice che questo è stato preso da loro proprio come uno degli assiomi del programma. La televisione, aggiunge, “non deve temere in questo momento la concorrenza della rete e dei nuovi media, ma anzi deve interagirci”.

Secondo Vianello poi questa interazione è avvenuta naturalmente e forse anche inaspettatamente rispetto alle previsioni. Ma una volta nata non si può fare altro che cavalcarla. Ormai, ci ricorda Vianello, le notizie vengono date prima su twitter e poi dai media tradizionali. 

Inoltre la grande possibilità resa è quella di poter interagire al volo e in maniera diretta con la propria utenza, anzi, con il proprio pubblico intercettando la reazione, il pensiero dell’opinione pubblica e interpretarla. [video]

Abbiamo chiesto se e come la grande quantità di tweet e commenti durante ad esempio le puntate di Agorà possa costituire un contenuto aggiunto e come sia possibile valorizzarlo. Per Vianello di per sé sono già un valore aggiunto. Al classico sottopancia che fa scorrere i tweet, come vediamo in molte trasmissioni, e che spesso rimane un flusso a sé stante preferisce selezionarne alcuni e farli entrare direttamente nel dibattito della trasmissione, pur convenendo che anche il loro utilizzo del primo caso sia già comunque un passo avanti nel panorama tv. [video]

Insomma, TV, social media, contenuti generati dagli utenti. Le strade della TV del futuro secondo Andrea Vianello, che potete approfondire nella nostra video intervista.

Buona visione!

Maria Petrescu | @sednonsatiata
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti


Intervistato.com | Andrea Vianello #ijf12

For the series Intervistato Journalism Festival directly from Perugia we also interviewed Andrea Vianello, conductor of Agorà, on air every morning on RAI3.

The first question is about the integration of journalism activities, also on television, with what happens online. Agorà has had several episodes on this topic. Vianello tells us that this issue has been taken as one of the main points of the program. Television shouldn't fear at this moment the competition of the web and new media, but interact with them.

He thinks this interaction has happened naturally and unexpectedly, compared to expectations. But once it is born, you can only go along with it. We have come to a point where news are given on Twitter and then on traditional media.

Moreover, the great possibility it offers is to interact immediately and directly with the users, with the audiece, catching the reaction and the thoughts of public opinion and interpret them. [video]

We asked if an how the great quantity of tweets and comments generated during Agorà could constitute an added value and how it would be possible to exploit it. They are already an added value, in Vianello's opinion. To the classical graphics with tweets, which we see in many shows, and that often reains an independent flux, he prefers to select some and use them as arguments during the dialogue of the conversation, but he agrees that the first type of usage is already quite evoluted in the tv scenario. [video]

So TV, social media, user generated content. The paths of the future TV in Andrea Vianello's view, which you can analyze in depth in our video interview.

Enjoy!

Maria Petrescu | @sednonsatiata
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti

mercoledì 23 maggio 2012

Intervistato.com | Mauro Casciari @maurocasciari #ijf12



Per il decimo incontro della serie Intervistato Journalism Festival abbiamo avuto il piacere di intervistare Mauro Casciari, reporter per Le Iene.


Casciari ha subito sottolineato “non sono un giornalista, ma un reporter“. La spiegazione secondo Casciari sta nel fatto che per essere giornalista professionista ci vogliono comunque dei requisiti minimi sul piano dei titoli, mentre lui non si sente nemmeno semplice intrattenitore. “Sono uno che fa dei servizi, quindi mi sono definito reporter, io non ho seguito l’iter da giornalista e nemmeno lo voglio essere, così potrò fare la pubblicità quando sarò molto famoso”. [video]

All’estero i servizi di inchiesta, anche molto lunghi nel tempo, sono consuetudine. Le Iene, anche se in maniera più stringata, fanno qualcosa di simile. Casciari annota che il “Watchdog” in Italia forse è portato avanti da programmi, quasi tutti su RAI3, come ad esempio Report o Presa Diretta. [video]

Parliamo poi di programmi al servizio dei cittadini. Le Iene, spiega Casciari, sono in primis un programma al servizio dell’impresa, nel senso che facendo parte di Mediaset che è una TV commerciale il primo obiettivo è quello ovviamente del guadagno. Specifica poi: “più la gente guarda il programma più ovviamente Mediaset fa soldi con la pubblicità e più soldi dovrebbero arrivare a noi, in teoria”.

Le Iene, continua, fanno un servizio pubblico all’interno di una azienda commerciale. A volte è capitato anche di fare servizi che andavano anche contro gli sponsor. [video]

Questa ovviamente è solo una sintesi di questa interessante intervista che ci porta per qualche minuto dietro i meccanismi di un programma come le Iene, ma si è parlato pure di ordine dei giornalisti, futuro delle TV, crollo delle TV generaliste, e di come evolverà l’informazione nel futuro, almeno secondo Casciari. [video]

Vi invito a visionare l'intervista integrale!

Maria Petrescu | @sednonsatiata
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti


Intervistato.com | Mauro Casciari #ijf12

The tenth interview for the Intervistato Journalism Festival series was with Mauro Casciari, reporter for Le Iene.

Casciari has immediately stated that he is not a journalist, but rather a reporter. The explanation is that in order to be a professional journalist some minimal preparation is needed, but he feels like a simple entertainer. "I'm someone who prepares inquiries, haven't studied as a journalist and I don't even want to be one, so when I become very famous I'll be able to do advertising." [video]

Investigative journalism, even extremely long inquiries, are something quite normal abroad. Le Iene, even if in a shorter fashion, do something quite similar. Casciari pointed out that the "watchdog" role in Italy is carried on by the TV programs, almost all of them on RAI3, with shows like Report or Presa Diretta. [video]

We then talked about programs in the service of citizens. Le Iene, explains Casciari, are first of all a program serving the company, which means that since it is part of Mediaset, a commercial tv channel, the first goal is profit. He then specified: "the more people watch our program, the more money Mediaset gets on advertising, and thus, the more money we should get, in theory."

Le Iene, he says, does a public service inside a company. Sometimes it has happened that their inquiries went against their own sponsors. [video]

This is only a synthesis of a quite interesting interview that shows us a glimpse of the mechanisms behind a tv show as interesting as Le Iene, but we also talked about the Order of Journalists, the decay of general tv channels, and how information will evolve in the future, at least in Mauro's opinion. [video]

I invite you to view the full interview!

Enjoy!

Maria Petrescu | @sednonsatiata
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti

martedì 22 maggio 2012

Intervistato.com | Beppe Severgnini @beppesevergnini #ijf12



E siamo arrivati alla decima intervista per la nostra serie Intervistato Journalism Festival, direttamente dal Festival del giornalismo di Perugia. Questa volta l'intervistato è Beppe Severgnini, noto giornalista e scrittore italiano.


Per primissima cosa abbiamo domandato come vengano percepiti i media italiani all’estero. Sebbene la limitazione linguistica non permetta di sfondare oltre i confini italiano, limitando di fatto il mercato, l’autorevolezza di certi quotidiani è comunque riconosciuta, come ad esempio nel caso del quotidiano Corriere della Sera. [video]

Uno dei principali temi all’ordine del giorno è quello dei modelli di business applicabili ai giornali. Abbiamo quindi chiesto se, ad esempio, quelli utilizzati ora negli USA potrebbero funzionare anche in Italia. Severgnini ci ha risposto che “prima c’è da capire se negli Stati Uniti funzioneranno”, ma prima ancora “il vero problema del nostro mestiere è farci pagare il lavoro in rete”. Un problema che, come sottolinea, è industriale, e che proprio qui al Festival del Giornalismo, in un modo o nell’altro è stato affrontato in molti dei panel.

Il vecchio modello, come ricorda Severgnini, è ormai in grandissima crisi, e inoltre anche quelli alternativi sperimentati fino ad ora non hanno dato quelle certezze tali da poterli assumere a standard. [video]

Se per i contenuti di nicchia per un pubblico specialistico sarà più facile trovare un modello, qualcosa si sta già facendo, per un pubblico generico invece sarà un problema. Qui la risposta ancora deve arrivare, ma “verosimilmente passerà dalla pubblicità e dagli strumenti su cui quei contenuti verranno posti”
Ancora, ricorda Severgnini, ormai è troppo tardi per convincere la gente a pagare per accedere ai contenuti sul sito di un quotidiano online, invece paga e pagherà volentieri ad esempio per avere i contenuti dello stesso quotidiano su iPhone o iPad. [video]

Molte statistiche ormai hanno accertato il calo delle vendite della stampa tradizionale. Severgnini individua una delle cause anche nella disabitudine delle nuove generazioni alla carta e molto più a loro agio nel fruire contenuti e informazioni sui nuovi media digitali.

Abbiamo inoltre parlato di fruizione dei contenuti e di canali su cui essi sono veicolati. Lo stesso Severgnini ci svela che spesso lui non si ricorda nemmeno in che modalità ha fruito dei contenuti di un giornale, se su carta, oppure su tablet, sul sito oppure se tramite link via twitter, e dice che “forse non è nemmeno così importante”. [video]

Poi propone ad Arianna un titolo per il festival dell’anno prossimo: “Il giornalismo online è morto“. Il perché lo spiega subito dopo, descrivendo il giornalismo come l’acqua che scende lungo un torrente, un rigagnolo, per poi trovare le sue vie, i suoi canali. [video]

Buona visione!

Maria Petrescu | @sednonsatiata
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti


Intervistato.com | Beppe Severgnini #ijf12

And here we are with the tenth interview for the series Intervistato Journalism Festival, directly from Perugia. This time it was Beppe Severgnini's turn, well known Italian journalist and writer.

First things first, we asked how Italian media is seen abroad. Even though the linguistic limitation doesn't allow to go overcome the Italian boundaries, and thus limiting the market, the authority of certain newspaper is recognized all the same, like the Corriere della Sera. [video]

One of the main topics today is the matter of business models that can be applied to newspapers. We asked whether the ones used in the USA might work in Italy as well. Severgnini told us that "first we must understand whether they will work in the USA", but also that "the true problem of our profession is getting the online work paid". A problem that is industrial, as he has specified himself, and that has been widely discussed at the Festival, during the panels.

The old model, as Severgnini recalls, is in great crisis, and moreover the ones that have been experimented till now haven't given such certainties as to make us set them as standard. [video]

If for the niche content for a specialistic audience it will be much easier to find a model, and something is already stirring, it shall be a great problem for broader audiences. Here the answer is yet to arrive, but "it will most probably go through advertising and the tools on which the content will be published".
It's too late to make people pay for content on websites, but they will pay willingly to have the same content on iPhone and iPad. [video]

Many statistics have measured a decrease in the sales of paper newspapers. Severgnini has found one of the causes in the distance between paper and new generations: the latter feel more comfortable enjoying their content and information on other supports, preferably digital.

We also talked about the fruition of content and the channels on which they are transmitted. Severgnini himself confessed to us that he often doesn't remember in which modality he learned a piece of information, whether on the paper, on the tablet, on the website, or through Twitter, and he added that probably it's not that important anyway. [video]

Then he proposes to Arianna a title for next year's festival: "Online journalism is dead". He explained why: journalism is like water flowing down a torrent and then finds its channels and paths. [video]

Enjoy!

Maria Petrescu | @sednonsatiata
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti

lunedì 21 maggio 2012

Intervistato.com | Massimo Mantellini @mante #ijf12



Undicesimo ospite di Intervistato Journalism Festival, direttamente dal fesitval di Perugia è Massimo Mantellini, giornalista italiano e autore del blog Manteblog.


Abbiamo chiesto a Massimo le sue impressioni sul Festival. L’esperienza, ci dice, è estremamente positiva e molto caotica vista l’enorme quantità di stimoli. A colpirlo è anche la grande affluenza di giovani e semplici curiosi che attraverso il festival cercano di capire ed entrare nei meccanismi del giornalismo.

A Massimo abbiamo anche chiesto quale tra i vari panel fosse quello ad averlo più colpito. La sua risposta è ricaduta su Andy Carvin che, ne approfittiamo per annunciarvelo, sarà tra le prossime interviste ad essere pubblicate. [video]

Con Massimo si è parlato anche di percorsi e strumenti vecchi e nuovi che non per forza, come sottolinea, debbono collidere, ma anzi possono poi finire per seguire direzioni diverse. Secondo Mantellini il giornalismo di oggi è comunque migliore rispetto al passato. [video]

Vi rimandiamo quindi alla video intervista per approfondire.

Maria Petrescu | @sednonsatiata
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti


Intervistato.com | Massimo Mantellini #ijf12

Eleventh guest of Intervistato Journalism Festival, directly from the Perugia festival, was Massimo Mantellini, Italian journalist and author of the blog Manteblog.

We asked him his insights about the Festival. The experience is extremely positive and very chaotic, given the enormous quantity of stimuli. He was also very impressed by the great presence of young people and simple curious that throught the Festival try to understand and enter the mechanisms of journalism.

We also asked which panels have impressed him most. His choice fell on Andy Carvin's panel, and Andy will also be among the next interviews we'll be publishing. [video]

We also talked about paths and tools old and new that don't necessarily need to collide, but could actually wind up going in different directions. Massimo thinks that journalism today is by all accounts better than what it was in the past. [video]

I invite you to view the video interview for more details.

Maria Petrescu | @sednonsatiata
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti

domenica 20 maggio 2012

#Terremoto in Emilia: stare sul pezzo e non volerlo



Ad Intervistato.com mi dicono che riesco sempre ad essere sul pezzo, e si chiedono come io faccia. Settimana scorsa vado a Milano e sgomberano Macao... ero sul pezzo. Questa vengo a Modena, viene il terremoto.


Qui è il pezzo, anzi i pezzi di calcinacci che cadono su di me (poca roba a dire il vero, ma abbastanza per farti uscire un "merda" di quelli epici). Morale, ho pensato che non è la mia bravura a portarmi sul pezzo, è il pezzo ad arrivare e a volte fa paura, paura che ti entra dentro, fin nelle ossa e ti costringe ad essere lucido. Come alle 4 quando l'istinto diceva corri giù per le scale ma la testa mi diceva aspetta sia finita prima di fare cazzate. Ha vinto la testa, in quei lunghi secondi, 10, 15 nemmeno io so quanti.

Quello che so è il rumore che ti sbatte giù dal letto senza darti il tempo di capire, quello della terra che trema forte, quello dei 9 piani sopra di te che danzano all'aria mentre i muri crepano e i calcinacci cadono e ti chiedi: ma qui sopra la baracca reggerà? Si, regge. Poi esci, in strada, davanti alla fontana del Graziosi e ti guardi negli occhi con gli altri fuoriusciti. I giovani li vedi, un poco impauriti, i più grandi invece, i nonni, quelli tornano dentro dopo poco. Gente che ne ha viste, che non si scompone e che un poco invidi che come cazzo fanno.

Poi prendi in mano il cellulare e cominci a scorrere i tweet. Quando cominci a leggere vedi aggiornamenti da Padova, Milano, dal Veneto al Trentino passando per la Liguria. Dici, madonna, ma non ti rendi conto, pensi di non essere l'epicentro (lo pensi sempre, rifuggi il pensiero, per forza, per speranza) ma ti dici che ovunque sia stato in quel punto sarà tutto tabula rasa. Non è così, ma si contano danni, morti, feriti, 3000 sfollati. Cerchi info sui media, niente, ricarichi, niente. Solo la gente, quella che è in strada divulga info. Meno male che c'è la gente.
Salti in auto, e da Modena ti sposti verso casa, a Soliera in direzione epicentro. La strada è vuota, la nebbia si sta alzando assieme all'alba che poi porta la pioggia. La pioggia, pensi, piove sempre dopo un sisma. Perché l'ingiustizia che complica la vita agli sfollati, ai soccorritori.

Ad un certo punto il cervello collega. Domani avrei fissata una visita specialistica (gastroscopia) all'ospedale di Mirandola, paese colpito e abbastanza vicino all'epicentro. Chiamo, mi dicono "richiami domani". Qui i danni sono seri, stiamo evacuando parte dell'ospedale, siamo in attesa di capire se la struttura è agibile o no. Richiami domani poco prima di partire, non sappiamo.  La voce all'altro capo è tesa, molto. Dico grazie, riaggancio. Sono sveglio dalle 4. Butto giù queste righe alla rinfusa per fissare il momento, mentre con un occhio scorro la rete e con l'altro fisso il lampadario.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83


#Earthquake in Emilia: being on the piece without willing it

In Intervistato.com they always tell me I always manage to stay on the piece, and they ask how I do it. Last week I go to Milan and they evacuate Macao. I was on the piece. This time I go to Modena, and there goes the earthquake.

Here is the piece, actually pieces of rubble that fall on me (not so much stuff, to be honest, but enough to make you say a couple of epic swearings). Morale, I thought it's not my skill to bring me on the piece, it's the piece that's coming and sometimes it's quite scary, a fear that goes bone deep and makes you stay focused. Like at 4 a.m., when the instinct says run outside on the stairs but the brain tells you to wait until it's done before you do something stupid. The brain won, in those long seconds, 10, 15, I don't even know how many.

What I do know is the noise that throws you out of bed without giving you the time to understand, the earth that's shaking hard, the 9 stories above you that dance in the air while the walls crack and the rubble falls and you ask yourself: will the shack up there hold? Yes, it holds. Then you go out on the streets, in front of the fountain Graziosi and you look into the eyes of the others. You see the young ones, a bit frightened, while the older, the grandparents, those go back inside after a short while. People who have seen stuff in their lives, that don't get scared that easily and that a bit you envy for how the hell they do it.

Then you take the mobile phone and start looking at the tweets. When you start reading you see updates from Padova, Milano, from Veneto to Trentino to Liguria. You wonder, but don't realize, you don't think you're the epicentre (you never do, you always refuse that thought, it has to be that way, for hope), but you think that wherever it was, the place will be completely destroyed. It's not, but already there are damages, deaths, wounded, and 3000 evacuated people. You look for information on media, nothing, you refresh, nothing. Only the people, the people on the streets, actually spread information. Good thing there's the people. You get on your car, and from Modena you go home, towards Soliera, in the general direction of the epicentre. The street is empty, the fog is going up together with the dawn that brings rain. The rain, you think, it always rains after an earthquake. Because the injustice complicates the lives of evacuated and rescuers.

At one point the brain connects. Tomorrow I have a specialistic visit (gastroscopy) at the hospital of Mirandola, one of the towns that has been hit, and quite near the epicentre. I call, they tell me to call tomorrow. Here the damages are serious, we're evacuating part of the hospital, we're waiting to understand whether the structure can be used or not. I say thanks, and hang up. I've been up since 4 a.m. I write down these lines confusely to fix the moment, while with one eye on the web, and the other on the lamp.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83

sabato 19 maggio 2012

Intervistato.com | Luca Telese @lucatelese #ijf12



Come nono ospite della serie Intervistato Journalism Festival, direttamente dal Festival del Giornalismo di Perugia, abbiamo avuto il piacere di intervistare Luca Telese, giornalista italiano e conduttore di In Onda su La7.


La prima domanda ha inevitabilmente puntato sul cambio della squadra del programma In Onda, su La7. Con l’arrivo di Porro (vicedirettore de Il Giornale) al posto di Luisella Costamagna sono cambiati alcuni equilibri. Con Costamagna, il cui orientamento culturale era simile, il rapporto era conflittuale, mentre con Porro, che culturalmente si differenzia da Telese, il rapporto tende alla contrapposizione.

A cambiare però non sono state solo le dinamiche della coppia di conduttori. Anche il formato del programma ha subito qualche variazione. Se prima l’uso dello studio centrale nella trasmissione ora a farla da padrone sono i collegamenti. [video]

Abbiamo chiesto del rapporto tra media e politica nel momento attuale, con un Governo tecnico al comando. Secondo Telese l’esecutivo Monti, se non proprio coccolato, è comunque circondato da un’aurea di religioso rispetto (nonostante alcuni errori che non sono stati troppo accentuati dai mezzi d’informazione), a differenza ad esempio dei governi Berlusconi o Prodi che avevano rispettivamente contro i media di contrapposto orientamento. [video]

Per quanto riguarda il peso dei media nella politica, secondo Telese “il giornalismo ha costruito e distrutto le carriere dei Politici”. Due esempi portati dal giornalista del Fatto sono quello della Polverini che senza Ballarò non sarebbe diventata presidente della provincia, o Deborah Serracchiani che “senza quel momento blob” non avrebbe fatto il giro dei Talk Show e ora non siederebbe al Parlamento Europeo. E poi ancora: “l’informazione decide l’agenda dei problemi”. [video]

Altra domanda ha riguardato il rapporto tra carta stampata e online, e qui ha portato l’esempio del Fatto Quotidiano, nato da un blog e diventato giornale cartaceo, ed è proprio la carta a dare il peso specifico: “sono poi quelle mille copie vendute che determinano la credibilità. [video]

Quanto alle parole del Ministro Severino sui Blog, Telese le liquida come sciocchezze e un fondamentale analfabetismo (digitale e culturale). [video]

Vi invito a visionare l'intervista integrale, sicuramente più ricca di dettagli.

Maria Petrescu | @sednonsatiata
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti


Intervistato.com | Luca Telese #ijf12

The ninth guest of the Intervistato Journalism Festival series, directly from Perugia, was Luca Telese, Italian journalist and conductor of InOnda on La7.

The first question was inevitably about the change of staff of In Onda, on La7. With the arrival of Nicola Porro (vice director of Il Giornale) in the place of Luisella Costamagna, some balances have changed. With Luisella, who was culturally similar to him, the relationship was a constant conflict, while with Porro, who is culturally different from Telese, the relationship tends to a healthy opposition.

Not only the dynamics of the couple of conductors have changed: the format had to change as well. If previously the use of the studio was key, now the most important thing are on site reporters. [video]

We asked about the relationship between media and politics at the moment, with a technical Government leading the country. In Telese's opinion, Monti's government has been surrounded by an aura of religious respect (in spite of some mistakes that haven't been very much covered by media), unlike the Berlusconi or Prodi governments, who had the media against them. [video]

As for the importance of media in politics, Telese thinks that "journalism has build and destroyed politicians carreers". Two examples are that of Renata Polverini, who would never have become president of province without Ballarò, or Debora Serracchiani, who would never have gotten into the European Parlament and so many talk shows without "that blob moment". And again: "information decides the agenda of issues to be tackled". [video]

Another question regarded the relationship between online and paper newspapers, and here he brought the example of Il Fatto Quotidiano, born from a blog and become a paper newspaper, and it's the paper that gives it value: "those 1000 sold copies determine its credibility". [video]

As for Minister Severino's words about blogs, Telese dismisses them as nonsense and a fundamental ignorance, both digital and cultural. [video]

I invite you to view the full interview, much richer in details.

Maria Petrescu | @sednonsatiata
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti

venerdì 18 maggio 2012

Intervistato.com | Marco Ripoldi @marcoripoldi #ijf12



L’ottavo ospite della serie Intervistato Journalism Festival, direttamente dal festival del giornalismo di Perugia, è Marco Ripoldi, attore italiano e membro del gruppo Il terzo Segreto di Satira.


Il Terzo Segreto di Satira è un collettivo di ragazzi provenienti dalla scuola di cinema che lo hanno contattato per proporre la realizzazione di un video, quello che poi è diventato Il Favoloso mondo di Pisapie, che poi è diventato virale.

Il loro obiettivo è cercare di anticipare le notizie che arrivano, creando dei video in cui la satira è utilizzata cercando di fare critica su quello che succede. [video]

Durante la campagna elettorale per le elezioni comunali di Milano uscirono parecchi video di entrambi i candidati, Pisapia e Moratti. Da li è venuta l’idea di provare a creare uno. Il tutto è stato registrata in due giorni, poco prima del ballottaggio. Quel video ha poi ottenuto 600.000 visualizzazioni in sei giorni. [video]

Per quanto riguarda la satira online molto dipende dal tempismo, ma molto è dipende anche da quanto i giornali ti appoggiano, ma anche da quelli che sbagliano, come Libero che pubblicò il video pensandolo di destra. [video]

Marco ci ha poi anticipato l’uscita di un loro prossimo video sul calcio scommesse, ma non vi anticipiamo niente rimandandovi alla nostra video intervista.

Maria Petrescu | @sednonsatiata
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti


Intervistato.com | Marco Ripoldi #ijf12

The eighth guest of the Intervistato Journalism Festival series, directly from the Journalism Festival in Perugia, was Marco Ripoldi, Italian actor and member of the group The Third Secret of Satire.

The Third Secret of Satire is a collective of young people with cinema school backgrounds who contacted him to propose the realization of a video, the one that then became The Fabulous World of Pisapie, which has become immediately viral.

Their goal is to try to anticipate the news that come in, creating videos in which satire is use trying to build constructive criticism around what's happening. [video]

During the election campaign for the administrative elections in Milan many videos of both candidates were published. From there they got the idea of creating one themselves. It was recorded in two days, just before the second ballot. That video got 600.000 views in 6 days. [video]

As for online satire, much depends on timing, but a lot depends on which newspapers support you, and also the ones who get it wrong, like Libero, who published the video thinking it was a rightwind promotion. [video]

Marco has then anticipated the release of a new video about soccer gambling, but we don't anticipate anything and invite you to view the interview.

Maria Petrescu | @sednonsatiata
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti

giovedì 17 maggio 2012

Intervistato.com | Giuseppe Cruciani @giucruciani #ijf12



Come settimo ospite per la serie Intervistato Journalism Festival abbiamo avuto il piacere di intervistare Giuseppe Cruciani, giornalista italiano e conduttore della trasmissione radiofonica La Zanzara, su Radio 24.


Abbiamo chiesto a Giuseppe come sia cambiato il modo di condurre la trasmissione La Zanzara, dopo la caduta del precedente governo. Nonostante “lo shock dei primi mesi”, in realtà è cambiato poco: il governo Berlusconi offriva garanzie e il lavoro era molto più facile”, mentre ora ci vuole un poco in più di fantasia e creatività, ma la politica offre comunque costantemente spunti interessanti. [video]

Inoltre abbiamo chiesto qualche dettaglio in più riguardo al rapporto con l’ospite in studio: a La Zanzara non ce ne sono mai molti, la stragrande maggioranza degli interventi vengono fatti al telefono. Ad ogni modo Cruciani ci ha rivelato che in alcuni casi la presenza fisica di un ospite può creare una grande intesa e alchimia, mentre in altri può tendere a frenare il conduttore,  che non può essere incisivo come al solito. [video]

L’uso dei social media ha certamente influenzato la conduzione della trasmissione, anche nel reperimento del materiale, di cui molto viene recuperato in rete. Cambia anche la dinamica della comunicazione di quello che avviene durante la diretta, anche grazie all’uso dei social network. [video]

Per quanto riguarda il rapporto di influenza tra giornalismo e politica, secondo Cruciani in Italia ci sono troppi giornalisti politici. Quello che conta, però, è la propria onestà intellettuale.

Sullo scandalo che ha recentemente coinvolto due grandi partiti come Lega e Margherita, Cruciani si stupisce di come la stampa si sia così a lungo disinteressata nonostante in gioco ci fossero soldi pubblici. Prima che si riaccendesse l’interesse ci sono voluti due scandali consecutivi e ravvicinati. [video]

Abbiamo anche chiesto cosa pensa dell’ordine dei giornalisti. La sua risposta è secca: va abolito, è una cosa antiquata. [video]

Vi invito a visionare l'intervista integrale, molto più ricca di dettagli!

Maria Petrescu | @sednonsatiata
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti


Intervistato.com | Giuseppe Cruciani #ijf12

The seventh guest of the Intervistato Journalism Festival series was Giuseppe Cruciani, Italian journalist and conductor of the radio show La Zanzara, on Radio 24.

We asked Giuseppe how the way of conducting La Zanzara has changed after the fall of the previous government. Despite the "shock of the first months", in reality little has changed: the Berlusconi government offered guarantees and made the work much easier, while now you need a bit more fantasy and creativity, but politics always offers interesting suggestions anyway. [video]

Moreover, we asked some more details about the relationship with the guests: La Zanzara doesn't have many guests in the studio, most of the comments are made on the phone. Anyway Cruciani told us that in some cases the physical presence of a guest can create a great atmosphere, in other cases it tends to put a break on the conductor, who isn't as sharp as he usually is. [video]

The use of social media has certainly influenced the conduction of the show, even when it comes to finding new material, much of which is found online. The dynamic of the communication of what happens during a live changes too, thanks to the use of social networks. [video]

As for the relationship of influence between journalism and politics, Cruciani thinks in Italy there are too many political journalists. What matters, however, is always intellectual honesty.

We also talked about the scandal that hit two big parties as the Lega and Margherita, and Cruciani was amazed by how the press has ignored these facts for so long even though there has always been a great amount of public money involved in the game. Before the interest sparked, two close and serious scandals had to happen. [video]

We also asked what he thinks about the Order of Journalists. His answer was clear: it has to go, it's simply too old. [video]

I invite you to view the full interview, much richer in details!

Maria Petrescu | @sednonsatiata
Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83
Jacopo Paoletti | @jacopopaoletti

mercoledì 16 maggio 2012

Qui Piazza #Macao



Quanto segue non è tanto la cronaca, ma più che altro una riflessione sulla mia giornata di ieri, una giornata di (stra)ordinaria cultura partecipativa in piazza MACAO, Milano.

Ho mandato un messaggio a mia madre, vado a M.A.C.A.O. le ho scritto, ma tu non pigli l'aereo mi ha risposto lei. Non serve ho detto io, è in centro a Milano.
MACAO è nato come centro per le arti e la cultura, creato da un collettivo di creativi, artisti, gente che ha idee da esprimere e condividere. MACAO è nato da un collettivo ma è la collettività. Ho seguito le vicende di questa realtà dal momento in cui è comparsa in rete. Abito a Modena, ma mi ero ripromesso di farci un salto per vedere e magari raccontare.

Mi sono trovato a passare per Milano proprio ieri, quando ormai l' Ex Torre Galfa, di proprietà Ligresti, era stata  sgomberata. E' stata vuota per 15 anni, fino all'arrivo di MACAO che per dieci giorni l'ha trasformata nell'embrione della voglia di cambiamento e di spazi culturali e creativi che Milano, ma non solo, chiede. Dalla rete arrivavano notizie di lezioni e assemblee pubbliche per decidere collettivamente la strada da percorrere, così ho deciso di andare a dare un'occhiata. All'ombra del grande palazzo un sacco di gente che poi ha animato la strada antistante fino a tarda sera e oggi è ancora lì. Qui gli Storify sulla giornata di ieri.

Ho letto svariati articoli sulla vicenda, alcuni giornali (i soliti che non vale nemmeno la pena di citare) affiancano MACAO a termini come occupazione, centro sociale e un po' tutta la terminologia che tanto piace a certi signori, ma ieri quando sono arrivato ho potuto parlare con alcune persone che conoscevo bene e che dentro ci erano state. Dopo essermi confrontato con loro e aver sentito le parole dell'assemblea permanente ho pensato che in fondo MACAO è riqualificazione, non occupazione.

Se nella dinamica ai ben pensanti l'appropriazione di due piani di un palazzo di circa trenta, e in disuso da 15 anni, per farne un centro in cui esprimere la propria creatività dal basso appare come occupazione a me personalmente no. Forse chi accomuna MACAO ai centri sociali non è mai stato né in uno né nell'altro e ieri in via Galvani c'è passato solo di sfuggita senza prestare troppa attenzione a quel che veniva detto. Hanno sgomberato la torre, ha detto qualcuno, ma non MACAO, perché non è tanto un luogo fisico quanto un'idea collettiva, un concetto, una richiesta, anzi una proposta. E infatti lo sgombero si è svolto pacificamente: forse sarebbe bastato chiedere di uscire, senza mandare la polizia.

Poco dopo le 18.30 è arrivato in assemblea anche il sindaco Pisapia che ha detto tutto e non ha detto niente. Ha promesso entro poco tempo la disponibilità dell'ex Ansaldo, dicendosi disponibile ad un confronto con la piazza, "piazza MACAO", per cercare di costruire assieme quelle risposte alle necessità che venivano poste sul piatto. Quello che non ha fatto è stato prendere una posizione chiara. Io personalmente non ho capito come realmente la pensasse. Quello che invece ho capito è che a Milano non serviva l'Expo, a Milano servirebbero più M.A.C.A.O.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83

Photo credit: Emanuela Carabelli


#Macao Square here

The following isn't news coverage, but rather my thoughts about yesterday, a day of (extra)ordinary participative culture in Macao Square, Milan.

I sent a message to my mother, I'm going to M.A.C.A.O., I wrote, but you're not taking the airplane, she said. No need, I answered, it's in downtown Milan.

MACAO was born as a center for arts and culture, created by a collective of creatives, artists, people who have ideas to express and share. MACAO was born from a collective, but it's collectivity. I followed the facts surrounding this reality from the first day it went online. I live in Modena, but I promised myself I'd go there to see and perhaps tell my part of the story.

I found myself in Milan yesterday, when the Ex Galfa Tower, property of Ligresti, had already been evacuated. It had been empty for 15 years, until the arrival of MACAO that for 10 days transformed it into the embryo of the willingness to change and those cultural and creative spaces that Milan - but not only - has been asking for so long. Online we find news of lessons and public meetings to decide collectively the path to follow, so I decided to go take a look. In the shadow of the great building a lot of people animated the street until very late at night, and today they're still there. Here you can find the Storifys of the day.

I read several articles about it, some newspapers (the usual ones that aren't worth bothering a link), put MACAO next to terms like occupation, social center, and all those words that some people like to use, but yesterday when I arrived I was able to talk with some people that I knew well, and who were inside. After talking with them and hearing the words of the permanent assembly I thought that, after all, MACAO was riqualification, not occupation.

If in the dynamics of some people, taking property of two stories of a building of about 30, not used for the last 15 years, and transforming it into a center in which to express creativity appears as occupation, I personally don't see it that way. Maybe those who compare MACAO to social centers have never been in either, and yesterday the only came rapidly to take a look at what was going on. They evacuated the tower, someone said, but not MACAO, because it's not so much a physical place but a collective idea, a concept, a request, or rather a proposal. And in fact the evacuation was peaceful: maybe it would have been enough to ask them out, instead of calling the police.

A bit after 18:30 the mayor Pisapia also came into the assembly, and he said everything and nothing. He promised in short time the availability of the ex Ansaldo, proclaiming himself available to a conversation with the square, Macao square, to try and build together those answers to the needs that were put into light. What hasn't been done was take a clear decision. I personally haven't understood what he really thought about it. What I did understand is that Milano didn't need an Expo, Milano needs more M.A.C.A.O.

Matteo Castellani Tarabini | @contepaz83

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